Maggio 7th, 2017 Riccardo Fucile
“LE PRIMARIE SONO UN RITO PROMOZIONALE, NON DEMOCRATICO”… “L’EURO NON VA CANCELLATO”
Presidente, mancano ormai poche ore ai risultati delle presidenziali in Francia, elezioni che potrebbero costituire uno spartiacque per l’intera costruzione europea. Cosa si augura?
«Amo la Francia, ho studiato e lavorato a Parigi quando avevo vent’anni, sono convinto, al di là delle contingenze politiche, che abbiamo un destino comune scritto nelle radici latine, cattoliche, europee dei nostri due paesi. Auguro ai francesi una presidenza in grado di affrontare le drammatiche questioni che oggi si pongono a tutte le grandi democrazie europee: l’immigrazione, il terrorismo, la disoccupazione, la stessa ricostruzione dell’Europa, la cui crisi potrebbe diventare irreversibile».
Macron e Le Pen: due visioni della Francia, dell’Europa e della società del tutto antitetiche. Se fosse francese, lei chi voterebbe?
«A differenza di altri politici italiani, considero inopportuno schierarsi nelle elezioni di paesi amici. La Francia rimarrà per l’Italia un partner irrinunciabile chiunque vinca le elezioni».
Ci sarà pure una differenza per lei…
«Posso dire che la signora Le Pen è portatrice di valori e di una cultura che non sono le nostre, anche se rappresentano sensibilità e stati d’animo diffusi in larghi strati della popolazione, non solo in Francia ma in tutta l’Europa. Macron è un brillante tecnocrate che viene dalla sinistra, anche se ne sta innovando lo stile e il linguaggio. Ma questa non è la nostra cultura liberale».
Renzi oggi sarà riconfermato alla guida del Pd. Ha seguito la campagna delle primarie? Che idea si è fatto?
«Non mi è sembrata una campagna appassionante. L’esito era previsto, e l’affluenza è stata inferiore al passato».
I suoi possibili alleati, Meloni e Salvini, continuano a reclamare primarie di coalizione…
«Se c’è una cosa che le primarie del Pd hanno confermato è che si tratta di un rito promozionale e non di un momento di democrazia. Una mobilitazione di apparati e di voto organizzato che, in mancanza di una regolamentazione per legge, si presta anche ad abusi e a falsificazioni».
Intanto in Italia siamo alle prese con la crisi di Alitalia. Il governo ha dato un po’ di ossigeno alla compagnia, ma il tempo stringe: si è pentito di non aver lasciato che se la comprasse Air-France invece di spendere così tanti miliardi che non sono serviti a nulla?
«Una cosa davvero grottesca è ricollegare — come qualcuno ha provato a fare — l’attuale crisi di Alitalia alle scelte compiute dal nostro governo nel 2008. Allora riuscimmo, e non ne sono affatto pentito, ad evitare che la compagnia di bandiera finisse non semplicemente in mani straniere — questo non sarebbe stato un grande problema, nell’era della globalizzazione — ma nelle mani di una compagnia aerea come Air France che aveva un ovvio interesse a ridimensionare Alitalia e ad orientare i flussi di traffico turistico e di business verso la Francia. Se poi le successive gestioni di Alitalia, gestioni private, hanno fallito, questo non modifica affatto la giustezza di quella scelta».
Adesso come se ne esce?
«Oggi io credo che ci troviamo in una condizione paradossale: non vi è alcuna ragione strutturale per la quale l’Italia, come ogni paese europeo, non possa avere una compagnia di bandiera utile al sistema paese. Alitalia può e deve andare avanti, ma non certo con denaro pubblico. Comunque sul suo futuro sarà il mercato a decidere, non la politica».
Il governo ha appena varato il Def e la manovra correttiva ma la vera prova sarà la legge di Stabilità per il 2018. Secondo lei ci si arriverà o Renzi, come pare, preferirà la scorciatoia del voto anticipato?
«Questo è il tipico modo di agire dei professionisti della politica, che subordinano le loro scelte non all’interesse del Paese ma a quello di un partito o di un leader. È giusto che gli italiani si possano esprimere al più presto, ma questo non può essere un pretesto per evitare al Pd e al governo di assumersi la responsabilità di scelte difficili, conseguenza del cattivo governo degli ultimi anni. Di fronte al disastro dell’economia italiana, mettere in atto delle piccole tattiche elettorali sarebbe irresponsabile ed anche controproducente. Non credo che gli italiani siano ancora disposti a farsi prendere in giro».
Il dibattito politico si è scaldato sull’ipotesi lanciata da Pier Luigi Zanda sul Foglio circa una possibile unione trasversale delle forze anti-populiste e filoeuropee contro un governo Cinque Stelle. Forza Italia, chiamata in causa, come risponde?
«Se volessimo consegnare il paese a Grillo questa sarebbe la strada giusta. Se noi liberali facessimo un fronte comune con chi ha programmi e idee opposte alle nostre, significherebbe soltanto una cosa: che ci interessa solo il potere. Sono le farneticanti teorie dei grillini. Noi vogliamo vincere le elezioni con una proposta politica di qualità , coerente con i nostri valori, e affidata a persone credibili, per gran parte non politici di professione ma protagonisti stimati e apprezzati del mondo dell’impresa, delle professioni, della cultura».
Nei Cinque Stelle, che lei da tempo ha individuato come l’avversario più pericoloso per il futuro del paese, salverebbe qualcosa o qualcuno?
«Salverei gli elettori, che per gran parte sono persone giustamente indignate con la politica. Con un voto di protesta — secondo me sbagliato — intendono esprimere un malcontento e una speranza di cambiamento che sono giustissime».
Un ipotetico fronte unico del centrodestra è dato in testa in alcuni sondaggi. Ma come unirlo visto che Salvini continua a smarcarsi ogni giorno sia sul programma — a partire dall’insistenza dell’Italia fuori dall’Ue – che sulla leadership?
«Sul programma nel centrodestra siamo già d’accordo al 95%. Si articola in sei punti: meno tasse, meno Stato, meno Europa, più aiuto a chi ha bisogno, più sicurezza per tutti, più garanzie per ciascuno».
Ma Salvini vuole abbandonare l’euro, mentre voi state nello stesso gruppo della Merkel…
«Per quanto riguarda l’euro, la nostra soluzione, sostenuta da molti validi economisti, prevede il suo mantenimento soprattutto per le esportazioni e le importazioni e il recupero parziale della nostra sovranità monetaria con l’emissione di una seconda moneta nazionale, con tutti i vantaggi che questo comporterebbe».
E chi sarà il leader della coalizione?
«Mi sembra davvero l’ultimo dei problemi. Al momento giusto troveremo insieme la figura meglio in grado di coniugare credibilità , autorevolezza, esperienza, capacità di includere e di aggregare».
Legge elettorale: lei ha detto che l’iniziativa spetta al Pd. L’ultima proposta di cui si parla è il sistema tedesco. Che ne pensa?
«Non mi appassiono a questo o quel sistema. L’importante è non perdere altro tempo, e dare agli italiani una legge equilibrata che consenta di scegliere in modo davvero democratico da chi essere governati. Ed evitare di consegnare il Paese a un nuovo pericoloso immobilismo».
Francesco Bei
(da “La Stampa”)
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Maggio 7th, 2017 Riccardo Fucile
ATTACCANO LE ONG PER COPRIRE I LORO LOSCHI TRAFFICI DI ESSERI UMANI … E NOI ORA GLI FORNIREMO PURE GRATIS DIECI MOTOVEDETTE… IL CAPO DELLA GUARDIA COSTIERA DI ZAWIYA COLLUSO CON GLI SCAFISTI
Le ong sono responsabili dell’aumento del flusso dei migranti attraverso il Mediterraneo perchè “hanno
dato loro a intendere che saranno inevitabilmente soccorsi e questo ha aggravato la crisi”. Le dichiarazioni di Rida Aysa, capo della Guardia Costiera libica per la regione centrale, hanno sollevato nuove polemiche sull’operato delle organizzazioni che soccorrono i migranti in mare, dopo la richiesta del Procuratore capo di Catania, Carmelo Zuccaro, di fare chiarezza sul possibile collegamento tra ong e trafficanti. Parole, quelle di Aysa, subito riprese dal deputato della Lega Nord, Alessandro Pagano, e da Stefano Maullu, europarlamentare di Forza Italia.
“Pensare che la Guardia Costiera libica sia espressione delle istituzioni è un grave errore — spiega però Gabriele Iacovino, capo degli analisti del Centro Studi Internazionali (Cesi) — A parte alcune eccezioni, come i militari di Misurata, i guardacoste libici sono spesso espressione dei potentati locali che, in molti casi, gestiscono il traffico di esseri umani”.
L’“irritazione” mostrata da Aysa, che ha poi specificato di aver segnalato la situazione all’Unione Europea e ai comandanti dell’operazione Sophia di Eunavfor Med, non può portare, dice Iacovino, alla conclusione che le ong stiano ostacolando il lavoro delle forze libiche nelle acque del Mediterraneo: “Per come è organizzata la Guardia Costiera in Libia, formazione spesso espressione dei vari potentati locali, una loro critica nei confronti dell’operato delle ong del mare sembra proprio inserirsi in una lotta per il controllo dei traffici illegali di esseri umani”.
A dimostrazione di ciò che l’analista sostiene ci sono diverse inchieste sulle collusioni tra Guardia Costiera e trafficanti.
La più emblematica è quella pubblicata da Trt, in cui si ricostruisce il collegamento tra Abdurahman al-Milad, comandante della Guardia Costiera di Zawiya, area a ovest di Tripoli da cui, insieme a Sabrata e Zuara, parte la maggior parte delle imbarcazioni dirette verso il porto di Augusta, e gli scafisti.
“Al-Milad (conosciuto anche come al-Bija, ndr) non è solo il comandante della Guardia Costiera locale — spiega una fonte alla giornalista di Trt — ma è anche a capo del traffico di esseri umani di Zawiya”.
Ciò che gli esponenti del mondo politico che attaccano le organizzazioni umanitarie non dicono, sostiene Iacovino, è che “le ong salvano vite nel Mediterraneo andando a colmare una mancanza di volontà politica. Non dobbiamo dimenticarci che tra gli obiettivi finali di Eunavfor Med c’era proprio quello di allargare l’operazione anti-trafficking alle acque territoriali libiche”.
Questa mancanza di volontà politica rischia di ritorcersi contro l’Unione Europea e i Paesi membri, soprattutto quelli con affaccio sul Mediterraneo.
L’Italia si è presa l’impegno di addestrare 90 guardacoste libici e fornire entro la primavera del 2017 dieci nuove motovedette alla Guardia Costiera. “Questo è un primo passo importantissimo — spiega Iacovino -, ma se a questo non facciamo immediatamente seguire un piano di ricostruzione delle istituzioni non faremo altro che finanziare e addestrare un corpo di guardia che rimarrà espressione dei potentati locali e, quindi, colluso con i trafficanti. Senza un’unità politica, perchè gli al-Milad di turno dovrebbero interrompere i propri affari con gli scafisti? Nel 2014, l’Italia ha completato l’addestramento di alcuni militari libici. Volete sapere come è andata a finire? Di quei militari non si è saputo più niente”.
Il rischio è che lo stesso errore si ripeta con la Guardia Costiera.
Gianni Rosini
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 7th, 2017 Riccardo Fucile
“I NOSTRI BILANCI SONO SOTTOPOSTI A SEVERI CONTROLLI DELLE AUTORITA’ TEDESCHE, MAI NEGATA PRESENZA AD AUDIZIONI, CI DICANO COSA VOGLIONO E CI PRESENTIAMO, STIAMO ASPETTANDO RISPOSTA”… ZUCCARO NON HA MAI CHIESTO I NOSTRI BILANCI, DI COSA STA PARLANDO?
“Non abbiamo mai avuto contatti con i trafficanti e piuttosto che indagare su di noi bisognerebbe chiedersi perchè Frontex e la missione Sophia non svolgono il proprio lavoro”.
È questa la risposta delle Ong tedesche che operano nel mediterraneo, See Watch, Sea Eye e Jugend Rettet, alle accuse che gli sono state rivolte in merito ai presunti contatti con gli scafisti e ai finanziamenti ricevuti.
“È assurdo pensare che i trafficanti possano finanziare le Ong se addirittura non caricano i barconi con abbastanza carburante”, dice a IlFattoQuotidiano.it Hans Peter Buschheur, portavoce della piccola associazione Sea Eye, che lavora in acque internazionali tra l’isola di Malta, la Sicilia e la Libia e ha sede a Ratisbona.
Le accuse a Frontex
Di accuse non vuole sentir parlare nemmeno Ruben Neugebauer, portavoce di Sea Watch, perchè a suo parere le Ong stanno supplendo al lavoro che Frontex e Sophia non svolgono in maniera adeguata.
“Frontex e Mission Sophia fanno salvataggi solo se sono obbligati, mentre la Guardia costiera italiana fa tutto il possibile per salvare le persone. Un esempio — dice — è quando nel fine settimana di Pasqua con l’aereo abbiamo avvistato una barca a 67 miglia nautiche a nord dalla costa libica ed è stata salvata solo dopo moltissime ore. Avrebbero potuto salvarla prima, in quanto conoscevano la posizione. In quel caso gli italiani erano già impegnati in altre missioni e Frontex e Sophia sono intervenute solo perchè erano in obbligo e inviando solo una nave ciascuno. Noi non facciamo salvataggi, ma avvistamenti”.
Il risultato è stato che il salvataggio è ricaduto su alcune navi militari e commerciali con l’aiuto di alcune associazioni non governative.
“Sembra quasi — continua Neugebauer — che si volessero far affogare i migranti per creare un deterrente”, lasciando intendere che questo evento possa essere collegato alle accuse di collaborazioni con gli scafisti alle Ong, che “sarebbero diventate un problema” in quanto svolgono il lavoro al posto delle guardia di frontiera europea.
I finanziamenti e le accuse di Zuccaro
L’onorevole Nicola Latorre (PD) ha dichiarato che la Commissione difesa si starebbe concentrando sui finanziamenti alle Ong e si è detto preoccupato perchè tre di queste, ossia le tre tedesche, non avrebbero accettato l’invito a comparire almeno secondo quanto riportato dal quotidiano La Verità .
Su questo tema se proprio si volesse indagare sarebbe piuttosto facile farlo.
In Germania “le Ong sono delle Verhein, associazioni con scopi sociali che possono beneficiare di alcuni privilegi, come l’esenzione dalle tasse, in quanto è riconosciuta la funzione sociale svolto” e di conseguenza ogni anno queste associazioni devono “presentare un bilancio che comprende tutti i finanziatori con cifre e nomi per mantenere questi vantaggi”, sostiene Neugebauer.
Per quanto riguarda le accuse di Carmelo Zuccaro, il procuratore di Catania, “egli non ha chiesto nè a noi nè allo Stato tedesco, e lo potrebbe fare perchè siamo in Europa — continua Neugebauer — sta solo facendo accuse, potrebbe andare al dipartimento delle tasse tedesco e chiedere i nostri documenti”.
Questa è la linea di tutte e tre le associazioni tedesche che si sentono vittime di una campagna di discredito che, loro dire, si sta giocando sulla pelle dei migranti.
Se infatti per Sea Eye quella di Zuccaro è “politica”, la portavoce di Jugend Rettet Pauline Schmidt sostiene che il problema delle accuse del procuratore è che “delegittimano le Ong. Grazie a noi le persone non muoiono più. Il problema non è che noi aiutiamo chi rischia di morire in mare, ma che l’Ue non li aiuta. Ovviamente non siamo in contatto con i trafficanti di uomini, bisogna capire che per noi è difficile addirittura parlare con le nostre navi”.
L’invito in commissione
Che in Commissione Difesa queste associazioni non siano andate è vero. Sea Eye si è presentata alla commissione Schengen il 12 aprile. Sea Watch ha dichiarato che è stata inviata una mail all’indirizzo della barca e non si capiva bene quale fosse la motivazione della convocazione. “Abbiamo risposto per chiedere maggiori informazioni, ma non abbiamo ricevuto risposta. Al momento siamo in contatto con i parlamentari Laura Ravetto e Francesco Petricone e siamo favorevoli a presentarci a patto che ci dicano cosa vogliono”, dice Neugebauer.
Lo stesso è successo a Jugend Rettet che non ha ricevuto nessuna lettera cartacea ma solo una mail sull’indirizzo generico. “Ce ne siamo accorti dopo molte settimane e abbiamo fatto fatica a capire se fosse reale. Appena riconosciuta, Lena Waldhoff, una delle fondatrici, ha chiesto maggiori informazioni sul meeting, il motivo per cui eravamo stati contattati e di che cosa si trattasse, ma non abbiamo ricevuto risposta”.
Sea Watch
Come le altre due Ong, Sea Watch è un soggetto di diritto e un’organizzazione piuttosto giovane, fondata nel 2015. Fanno parte della sua flotta 2 pescherecci “riconvertiti” e un aereo da ricognizione che operano nel mar mediterraneo su terre internazionali. IlFattoQuotidiano.it ha avuto la possibilità di vedere il bilancio dell’Ong, dove vengono riportati i dati di tutti i donatori.
“La legge tedesca sulla protezione dei dati impedisce di pubblicare i nomi senza il consenso dei donatori, ma se un’autorità giudiziaria dovesse richiederla la otterrebbe facilmente”, sostiene Neugebauer mostrando i dati del 2016 dove si possono notare 1.769.758,10 di euro donati da 6.323 individui.
Di questi, 828.786,45 € provengono da 56 cosiddetti “grandi finanziatori”, ovvero coloro che contribuiscono con un quota che va da 5.000 a 75.000€.
Tra questi spiccano 75.000€ da parte di un’azienda software tedesca, 20.000€ dall’eredità di un’attrice svizzera e 50.000€ da un drammaturgo di Weimar. Il 95% delle donazioni provengono dalla Germania e il restante 5% dall’Ue ad esclusione di Usa, Australia, Messico e Ucraina.
Sea Eye
Sea Eye è anch’essa un’entità relativamente giovane. Ha un sistema di finanziamento basato sulle micro-donazioni che si aggirano tra i 20 e i 60€.
Le 16 missioni del 2016 sono costate 250.000 euro, in totale circa 220 giorni in mare. L’associazione ha salvato fino al 29 aprile 7636 migranti, aiutando la Marina militare e la Guardia costiera nell’individuazione di barche cariche di migranti in acque internazionali. In seguito alle critiche ricevute il loro portavoce tiene a specificare che non hanno mai avuto contatti con gli scafisti e che “una teoria del complotto assurda e antisemita è l’affermazione che saremmo finanziati da George Soros. La nostra associazione è alimentata esclusivamente dalle piccole donazioni di circa 1.500 persone provenienti da tutta la Germania”.
Jugend Rettet
L’associazione nasce dall’idea di alcuni giovani tedeschi che si finanziano attraverso il crowdfunding sulla piattaforma Betterplace. Fondata nel 2015, l’Ong possiede una barca di nome IUVENTA che solca le acque internazionali a Nord della Libia.
L’associazione dichiara di finanziarsi “con micro-donazioni e attraverso una rete di ambasciatori che costruiscono un rapporto di fiducia con i donatori.”
L’esempio riportato da Pauline Schmidt è un negozio di profumi di Colonia che ha regalato tutti i soldi delle mance di Natale. “Inoltre — continua Schmidt — riceviamo dagli sponsor prodotti che non si possono più vendere o che vanno rimessi in sesto.”
Come per le altre due associazioni tedesche, Jugend Rettet dichiara di non ricevere da nessuno dei suoi donatori più del 10% dell’intero budget”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 7th, 2017 Riccardo Fucile
“DOV’E’ FRONTEX? DOV’E’ L’EUROPA?” … CI SONO SOLO LE NAVI DELLE ONG E LA GUARDIA COSTIERA A SALVARE ESSERI UMANI
Circa 6000 migranti raccolti in mare, al largo della Libia, tra venerdì e sabato. E non è finita. 
La foto che pubblichiamo è il tracciato radar che mostrava la situazione di ieri notte, attorno a una delle imbarcazioni di una Ong impegnata nel soccorso in mare.
Il centro del tracciato è la nave. Tutt’intorno, ogni puntino giallo segnala un gommone in avvicinamento, con cento o anche duecento persone a bordo. Una scena drammatica.
I puntini sono più di 30. I calcoli sono facili: altre migliaia di persone in arrivo.
Ci si può e forse ci si deve interrogare su come si sia arrivati a questo punto. Ma il primo week end di maggio segna un ennesimo dramma in mare.
Dopo settimane di strana calma, in parte dovuta al maltempo, in parte forse a valutazioni politiche dei clan libici, le partenze si erano ridotte al minimo. La tregua sembra finita, però. La Guardia costiera ha dovuto ricominciare a fare i salti mortali per coordinare così tanti soccorsi. E le Ong hanno fatto il massimo carico di salvataggi.
L’immagine terribile che viene da questo radar ci fa comprendere che cosa accadeva ieri notte.
Non è un caso che i responsabili dell’associazione tedesco-danese Jugendretteret siano andati a letto angosciatissimi. La loro nave Juventa era presa d’assalto e non può accogliere più di tanto.
Il presidente dell’associazione torinese Rainbow for Africa, i cui team medici collaborano con Jugendrettet, il dottor Paolo Narcisi, dava voce nella notte al suo sgomento: “Dov’è l’Europa? Dov’è Frontex? Sono barconi, sono centinaia di esseri umani. E sono poche le navi di salvataggio, delle associazioni e della Guardia costiera. Non vogliamo dover contare i morti, domattina”.
Francesco Grignetti
(da “La Stampa”)
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Maggio 7th, 2017 Riccardo Fucile
E’ IL RISULTATO DELLA CRIMINALIZZAZIONE ORCHESTRATA DALLA FOGNA RAZZISTA
“Chiedo un po’ di rispetto per tutto il personale di tutte le organizzazioni umanitarie che operano in mare, che sono state attaccate quotidianamente anche con messaggi xenofobi e sessuali“.
Regina Catrambone, fondatrice insieme al compagno Christopher del Moas, organizzazione non governativa con sede a Malta che opera da diversi anni nel Mediterraneo nel recupero dei migranti, nel corso di uno sbarco al porto di Catania ha risposto alle accuse sui presunti contatti che sarebbero emersi tra alcune Ong e trafficante, e alle dichiarazioni del procuratore etneo Carmelo Zuccaro.
“Abbiamo sempre cooperato con tutti, con Frontex, con la Marina Militare italiana, con la Guardia Costiera, e siamo sempre stati al servizio degli altri. A oggi non ho ricevuto nulla nè a Catania nè a Trapani”.
Il procuratore Zuccaro nel corso dell’audizione in commissione Schengen, aveva posto l’attenzione anche sui finanziamenti elargiti alle Ong e provenienti da persone che non avrebbero niente a che vedere con la filantropia, ma sarebbero interessate a destabilizzare l’economia dell’Europa.
Tra questi, è stato fatto anche il nome del magnate George Soros, che avrebbe finanziato la raccolta fondi di Moas. “Non abbiamo ricevuto soldi dal signor Soros — replica la Catrambone — nè lo conosciamo”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 7th, 2017 Riccardo Fucile
GRAZIE AI VOLONTARI DI AMREF HANNO IMPARATO A COSTRUIRE STRUMENTI MUSICALI UTILIZZANDO I RIFIUTI… IN ITALIA INVECE CI SONO RIFIUTI UMANI CHE ATTACCANO LE ONG
Valentina Tamborra è una giovane fotografa rientrata da Nairobi a febbraio. 
Ha documentato qualche frammento di vita dei “chokora” (in Shwahilii significa rifiuto): è il nome che viene dato ai bambini di strada.
Le foto di Valentina sono stupende, saranno esposte da Amref a Milano il 22 giugno. Questo il suo racconto.
“Bambini che vivono nella spazzatura. Li ho seguiti, dall’immensa discarica di Dandora agli slum di Dagoretti. Dal primo contatto coi social worker, difficile con bambini che non hanno mai avuto nessuno accanto e che vivono soli.
E’ una storia di rinascita, non solo di disperazione: di infanzia che torna ad essere tale, e di speranza. E’ la storia di un rifiuto che diventa musica, gioco, nuova vita.
Ogni bambino impara, grazie al lavoro dei volontari di Amref, a costruire strumenti musicali proprio da quei rifiuti che prima raccoglieva solo per rivendere e comprare colla da sniffare.
Per me è stata dura, molto. Avere a che fare ogni giorno con l’instabilità , il pericolo, il dolore, mi ha messa a dura prova.
Sembra banale dirlo, ma posso assicurare che è vero: sono cambiata. Pensavo “in fondo queste cose le conoscono tutti”, ma quando sei davanti a un bimbo di 6 o 7 anni completamente “fatto di colla”, solo, che rovista nella spazzatura dividendosi il cibo con cani e uccelli, ecco lì comprendi che non sapevi nulla”.
“Tornerò a Nairobi, l’ho promesso ai bambini ma prima di tutto a me stessa.
Questa volta vorrei che fossero loro a raccontarsi, ho un progetto (ambizioso, forse) per il quale cerco aiuto e spero di poterlo realizzare.
Padre Kizito, Chiara, tutti i volontari e i bimbi mi son rimasti nel cuore. Ho visto pezzi di ferro e di legno raccolti dall’immondizia diventare strumenti, ho visto quei bambini lasciare la colla che portano al collo in bottiglie di plastica, che sniffano sempre, e mettersi a suonare.
Ho toccato con mano cosa cambia, e davvero cambia, l’opera dei volontari e dei social worker per quei bambini.
Piango chi, al mondo, non sa vedere tutto questo, non sa ascoltare. Sono loro i veri poveri”.
(da “La Repubblica”)
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Maggio 7th, 2017 Riccardo Fucile
NEI TERRITORI D’OLTREMARE DOVE SI E’ GIA’ VOTATO, CLAMOROSO AUMENTO DEL 6%
Sono 44 milioni e 600 mila i cittadini francesi chiamati a scegliere il loro nuovo presidente tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen. I 65.000 seggi sono aperti dalle 8 sino alle 18 di oggi (un’ora dopo nelle grandi città ). Gli ultimi sondaggi davano il candidato centrista con il 62% a fronte di un 38% che raccoglierebbe la leader del Front National. Al primo turno i due candidati avevano incassato, rispettivamente, il 24,01% e il 21,3% dei voti.
Affluenza alle urne: alle 12 ha votato il 28,23%,
L’affluenza alle urne al ballottaggio a mezzogiorno è in lieve ribasso rispetto al primo turno: 28,23% rispetto al 28,54%.
Non c’è stato il temuto «crollo» dell’affluenza, anche se il dato di mezzogiorno – sostanzialmente stabile rispetto al primo turno – è inferiore alle precedenti elezioni (con l’eccezione del 2002).
Secondo il ministero dell’Interno, infatti, nel 2012 (Sarkozy-Hollande) a mezzogiorno votò il 30,66% degli elettori, nel 2007 (Sarkozy-Royal) il 34,11% e nel 2002 il 26,19%.
Macron ha votato a Touquet: grande folla ad attenderlo
Emmanuele Macron ha votato nel suo seggio di Touquet, nel dipartimento Pad-de-Calais, vicino Parigi. Il candidato centrista alle presidenziali francesi, e grande favorito per l’Eliseo secondo i sondaggi, era accompagnato dalla moglie Brigette. Già all’uscita dall’abitazione, Macron era atteso da una grandissima folla di curiosi e sostenitori oltre ai giornalisti e fotografi.
Dalle immagini di Bmftv, il candidato è apparso sorridente, ha salutato e baciato molti presenti prima di salire in auto verso il seggio. Nel pomeriggio Macron si sposterà nel suo quartier generale a Parigi in attesa dei risultati.
Marine Le Pen ha votato a Hènin-Beaumont
La candidata del Fronte National Marine Le Pen ha votato nel seggio di Hènin-Beaumont nel dipartimento di Pas-de-Calais, appena qualche minuto dopo il suo rivale Emmanuele Macron. Dopo aver stretto le mani agli scrutatori e atteso i fotografi, la leader del Fn ha espresso il suo voto. Poi ha lasciato il seggio a piedi ma, immediatamente assediata dai giornalisti, non ha rilasciato dichiarazioni.
La candidata dell’ultradestra alle presidenziali francesi, si sposterà nel suo quartier generale a Parigi, a Chalet du Lac, nel XIIe arrondissement, poco prima dello spoglio, atteso per le 20.
Protesta Femen davanti al seggio di Le Pen: due attiviste fermate
Sono state fermate almeno due delle Femen che questa mattina hanno inscenato una protesta davanti al seggio a Hènin Beaumont in cui voterà la candidata dell’ultradestra alla presidenza francese, Marine Le Pen. Le militanti avevano srotolato un uno striscione da un’impalcatura davanti alla chiesa della città con la scritta “Marine al potere, Marianna si dispera”, con riferimento alla ”Marianna” allegoria dei valori repubblicani della Francia di libertà , uguaglianza e fraternità . ù
All’estero hanno già votato 560mila francesi: +6% rispetto al 2012
Mentre in Francia le urne si sono aperte questa mattina, c’è qualcuno fra i transalpini che ha già espresso la sua preferenza nel ballottaggio: sono gli abitanti dei Territori d’Oltremare e i francesi che risiedono all’estero (gli iscritti nelle liste sono 1,3 milioni). Quest’anno la partecipazione è stata più alta del 6% rispetto alle presidenziali del 2012.
(da agenzie)
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Maggio 6th, 2017 Riccardo Fucile
IL GOVERNATORE SOTTO PROCESSO PER I FAVORI ALLE SUE AMANTI CERCA OGNI MEZZO PER RINVIARE LE SEDUTE E LA SENTENZA CHE POTREBBE FARGLI PERDERE LA CARICA
Il mal di schiena di Domenico Aiello, suo difensore, non rallenterà il processo al governatore lombardo
Roberto Maroni, imputato per presunte pressioni per far ottenere un viaggio a Tokyo e un contratto a due sue ex collaboratrici.
Il Tribunale di Milano ha, infatti, respinto l’istanza — la quarta — di rinvio del dibattimento per legittimo impedimento dovuto a motivi di salute avanzata dall’avvocato Aiello.
E, accogliendo la richiesta del pm Eugenio Fusco, ha aggiornato il dibattimento per il prossimo 18 maggio, giorno in cui dovrebbero essere sentiti gli ultimi testi citati dall’accusa: Roberto Arditti, ex direttore delle relazioni istituzionali di Expo e attuale consigliere per gli affari istituzionali di Palazzo Marino e Alberto Brugnoli, ex direttore di Eupolis. in questo modo sono stati dati anche i termini al legale nominato d’ufficio per assistere il presidente della Lombardia al posto di Aiello che, in accordo con il suo assistito, ha ritenuto di non farsi affiancare nemmeno da un collega di studio.
Maroni le ha provate tutte per rinviare le udienze, si è persino candidato l’anno scorso alle amminisrative per ottenere due mesi di rinvio per impegni elettorali.
In base alla legge Severino in caso di condanna Maroni perderebbe la carica, è evidente il tentativo di arrivare alla prossima primavera, alla scadenza naturale del mandato.
(da agenzie)
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Maggio 6th, 2017 Riccardo Fucile
249-286 SEGGI AL PARTITO DI MACRON, SOLO 15-25 A QUELLO DELLA LE PEN…210-220 AI REPUBBLICANI DI FILLON, 28-43 AI SOCIALISTI, 6-8 AL PARTITO DI MELENCHON
Alla vigilia del ballottaggio delle presidenziali francesi, Emmanuel Macron sale nei sondaggi: l’ultimo, realizzato da Elabe per BFM-TV e L’Express, lo dà vincente con il 62 per cento dei voti, contro il 38 dell’avversaria Marine Le Pen.
Tre punti in più rispetto ai dati diffusi prima del confronto tv di mercoledì scorso.
Il direttore degli studi politici dell’istituto Elabe, Yves-Marie Cann, attribuisce l’aumento a una quota di elettori di sinistra che avevano votato per Jean-Luc Melenchon al primo turno e che ora hanno scelto di appoggiare Macron: 54% di coloro che hanno votato per Melenchon esprimono un’intenzione di voto a favore di Macron, spiega Cann. “Sono 10 punti in più rispetto ad alcuni giorni fa”.
La vera sorpresa, tuttavia, sembra arrivare da un altro sondaggio che si è occupato delle legislative di inizio giugno e in base alle quali sarà formata la maggioranza che sosterrà poi il governo.
Nonostante En Marche! sia un movimento appena nato, dovrebbe riuscire ad ottenere la maggioranza in Parlamento ai danni dei partiti tradizionali.
E’ un sondaggio Opinionway, che assegna al partito di Macron fra 249 e 286 seggi, contro i 200-210 della destra. A petto del trionfo di En Marche!, ci sarebbe anche un autentico flop del Front National che otterrebbe soltanto 15-25 seggi. Il Partito socialista — che ha governato negli ultimi 5 anni — ne conquisterebbe tra 28 e 43, quella radicale di Jean-Luc Melenchon fra 6 e 8.
(da agenzie)
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