Maggio 28th, 2017 Riccardo Fucile
“E’ UN CANDIDATO GIUSTO, SE NON SAREMO UNITI REGALIAMO LA VITTORIA AL CENTRODESTRA”
È la strada dell’unità , quella che ora traccia Giuliano Pisapia: è così che il centrosinistra dovrà presentarsi alle Regionali. E non solo. Perchè, dice l’ex sindaco sperando in un election day nel 2018, “mi sembrerebbe anomalo se si andasse insieme alle elezioni in Lombardia e divisi a quelle nazionali: i nostri elettori e amici non capirebbero se si trovassero di fronte a due coalizioni diverse”.
Ma adesso, il fondatore di Campo progressista fa un passo in più. E per la scalata al Pirellone apre le porte alla candidatura di Giorgio Gori.
Eccolo, il nome che potrebbe riunire le anime del centrosinistra in Lombardia. Perchè di questo Pisapia è sicuro: la coalizione qui si farà .
“Non solo perchè è l’unico modo per vincere le elezioni, ma perchè in questi anni abbiamo lavorato insieme, e nella maggior parte dei comuni siamo insieme ad affrontare la sfida. Se non ne siamo consapevoli regaleremo la Lombardia al centrodestra o ai 5 Stelle”. E a guidare la corsa potrebbe essere proprio il sindaco di Bergamo.
“Sicuramente Gori potrebbe essere un candidato giusto”, dice Pisapia. Che non esclude l’ipotesi. Anche perchè, aggiunge l’avvocato, ci sono “almeno altre due personalità impegnate in Lombardia politicamente e non solo “, che potrebbero spendersi per l’impresa. Ma lui stesso spiega come, ad esempio, un ritorno in patria del ministro delle Politiche agricole in questo momento sia difficile: “Tra questi ci potrebbe essere anche il ministro Maurizio Martina, ma mi sembra che sia impegnato in altre sfide”.
Sono state prove di dialogo quelle andate in scena tra Giuliano Pisapia e il ministro dei Trasporti Graziano Delrio: entrambi lì, sullo stesso palco di un incontro organizzato dalle Acli; entrambi a rilanciare la necessità di un “centrosinistra forte e unito” per non regalare spazio a centrodestra e grillini. E alla fine si torna sempre al volto lombardo della coalizione che sfiderà Roberto Maroni. Un candidato che, dice l’ex sindaco, potrà essere scelto attraverso due strade.
Una via è quella delle “primarie”. La seconda, però, sarebbe un’investitura diretta di “un candidato che l’intera coalizione crede che possa essere vincente”. In quel caso, sembra essere il sottinteso, si potrebbe anche non chiamare a raccolta il popolo dei gazebo. “Ma credo che siano i diretti interessati a dover decidere – è la precisazione finale – io oggi non ho nessun ruolo politico e partitico”.
Quasi un modo per dire che no, lui non sarà una carta da giocare direttamente.
(da agenzie)
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Maggio 28th, 2017 Riccardo Fucile
“MOLTO DIPENDE DALLA SOGLIA: SE SARA’ DURA RIDURRA’ A QUATTRO I PARTITI IN PARLAMENTO”… “SE SARA’ IN SALSA ITALIANA NON RISOLVERA’ IL NODO GOVERNABILITA'”
Tra convenienze e tattiche politiche e voglia di voto anticipato, la politica italiana va verso una nuova
legge elettorale sul modello tedesco, “una decisione del genere equivale all’accettazione del ritorno al proporzionale”.
Una scelta strana per Matteo Renzi, “l’alfiere della Terza Repubblica diventerebbe il restauratore della Prima. Infatti il sistema tedesco è al 100% un sistema proporzionale”. Lo scrive sulle pagine del Sole 24 Ore il politologo esperto di sistemi elettorali Roberto D’Alimonte, il quale lega tuttavia la valutazione sulla riforma alla soglia di sbarramento che prevederà .
In Germania “la soglia del 5% è uno strumento potente” spiega D’Alimonte, che formula alcune simulazioni dell’effetto di una legge elettorale a seconda della soglia che verrà prevista in base ai sondaggi attuali (con il Pd al 29,3%, M5S al 28,6%, Lega al 13% e FI al 12,4%).
PRIMO CASO.
“Con la soglia al 5% prenderebbero seggi solo 4 partiti. I “magnifici quattro”: Pd, M5S, Lega Nord e Forza Italia. Di per sè questo non è un male. Sarebbe una drastica e salutare semplificazione del quadro politico. Una cosa mai vista in Italia dal 1946. Chissà se la Consulta avrà qualcosa da ridire. L’Italicum da questo punto di vista era meno distorsivo. Con tanti partiti che non arrivano al 5% i “magnifici quattro” sarebbero sovrarappresentati”.
C’è poi un problema di coalizione di governo. “Con i dati di oggi ci sarebbero due coalizione che si contenderebbero la maggioranza assoluta dei seggi. Il fatidico 51% potrebbe andare a Pd e Forza Italia, ma anche a M5S e Lega. Potrebbe essere una roulette. Proprio l’esito che la cancellazione del ballottaggio dell’Italicum voleva scongiurare”.
SECONDO CASO.
Con la soglia al 2,5% sarebbero otto i partiti rappresentati in Parlamento – con l’ingresso anche di Fratelli d’Italia, Mpd, Ap, Sinistra Italiana – e si “ridurrebbe il rischio di una possibile maggioranza M5S-Lega Nord”, ma si “indebolirebbe Pd e Forza Italia rendendo necessaria una coalizione tra Berlusconi e i partiti a sinistra del Pd”.
In definitiva, secondo D’Alimonte, “il tedesco non è la panacea dei nostri problemi di governabilità post-referendum costituzionale a condizione che resti un tedesco vero e non un tedesco in salsa italiana” ad esempio con l’escamotage delle vittorie nei collegi.
Questo perchè “senza la soglia al 5% il tedesco in salsa italiana sarebbe il trionfo della rappresentatività e il funerale della governabilità “.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 28th, 2017 Riccardo Fucile
HA PRONTO UN “PIANO SEGRETO” PER L’EUROPA: NOVITA’ SU INVESTIMENTI, DIFESA E MIGRANTI
Angela Merkel prende il largo nei sondaggi e pensa già al nuovo mandato da cancelliera tedesca.
Secondo il quotidiano Faz, è in via di definizione un piano per il rilancio dell’Europa, che passerà attraverso una nuova strategia per gli investimenti e per l’immigrazione.
Nel corso di un evento in Baviera, la cancelliera invita i Paesi dell’Ue a “stare uniti” dinanzi alle nuove incertezze che vengono dagli Stati Uniti e dalle altre sfide. “I tempi in cui potevamo fare affidamento sugli altri sono finiti, come ho potuto osservare negli ultimi giorni” ha detto la Merkel, servono relazioni amichevoli con Usa, Regno Unito e Russia, ma “noi europei dobbiamo veramente prendere in mano il nostro destino”.
“Tuttavia – ha insistito – dobbiamo sapere che dobbiamo lottare noi stessi per il nostro futuro e il nostro destino di europei”. Al centro del dissenso e della delusione, come noto, in particolare la posizione statunitense sulla lotta al riscaldamento globale e l’adesione agli impegni assunti su scala internazionale nell’ambito dell’Accordo di Parigi.
L’ultima rilevazione condotta per la Bild assegna al blocco conservatore di Angela Merkel un consenso attorno al 38%, con la socialdemocrazia di Martin Schulz ferma al 25%. Sembra quindi finito quell’effetto Schulz che subito dopo la sua candidatura aveva portato la Spd testa a testa nei sondaggi con la Cdu.
La Frankfurter Allgemeine am Sonntag scrive oggi che Angela Merkel avrebbe un “piano segreto” per l’Europa con “più sfaccettature” e si preparerebbe a nuove aperture dopo le elezioni federali.
Nel piano per l’Europa ci sarebbero più aspetti: prioritario è il tema della gestione della crisi dei profughi e dunque la stabilizzazione della Libia. Il secondo punto è la difesa: su questo “Merkel vuole spendere più soldi” e a Bruxelles “si potrebbe costruire un comando centrale per un impegno militare comune”. Con la Brexit, Londra, che ha sempre frenato, non è più un ostacolo al progetto della difesa comune. Mentre le nuove minacce rappresentate da Mosca e Donald Trump comportano “una apertura dai Paesi dell’est”.
Il pilastro numero tre di questo piano è la politica economica. Fra le idee concrete sul tavolo un bilancio comune dell’eurozona e un ministro delle finanze. Opzioni che trovano favorevoli Emmanuel Macron e Wolfgang Schaeuble.
Fra le varianti prese in considerazione, si legge ancora, “un governo economico dell’eurozona potrebbe anche introdurre titoli propri. Alla fine ne risponderebbero i Paesi membri, non solo la Germania”.
Questa opzione sarebbe comunque cosa “differente dai classici eurobond”, stando all’entourage di Merkel, che avrebbe “simpatia” per questi scenari. Se alla guida della Bce andasse il tedesco Jens Weidmann, come Merkel vorrebbe, Berlino potrebbe aprire ad altre “concessioni”. E comunque la candidatura del falco della Bundesbank Weidmann “potrebbe ammorbidire chi non trova positivo questo entusiasmo per l’Europa” in Germania.
(da “Huffingonpost”)
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Maggio 28th, 2017 Riccardo Fucile
“NOI EUROPEI DOBBIAMO PRENDERE IL DESTINO NELLE NOSTRE MANI”
Addio fiducia tedesca negli Stati Uniti. E’ questo il primo risultato tangibile e gravido di conseguenze
del G7 appena conclusosi a Taormina.
Stando a quanto riferisce oggi la stampa tedesca online, la due giorni siciliana ha segnato profondamente le convinzioni di Angela Merkel.
“I tempi in cui potevamo fare pienamente affidamento sugli altri sono passati da un bel pezzo, questo ho capito negli ultimi giorni”, ha spiegato la cancelliera in un discorso tenuto in occasione di una manifestazione politica organizzata dal partito cristiano sociale bavarese (Csu) in una grande birreria-tendone di Monaco di Baviera. “Noi europei dobbiamo davvero prendere il nostro destino nelle nostre mani”, ha aggiunto frau Merkel scatenando gli applausi dei circa 2000 presenti.
“Tuttavia – ha insistito – dobbiamo sapere che dobbiamo lottare noi stessi per il nostro futuro e il nostro destino di europei”.
Al centro del dissenso e della delusione, come noto, in particolare la posizione statunitense sulla lotta al riscaldamento globale e l’adesione agli impegni assunti su scala internazionale nell’ambito dell’Accordo di Parigi.
Posizione di distacco e scetticismo che la Casa Bianca non pare intenzionata a riemettere in discussione, malgrado Trump abbia ripetuto anche alla conclusione del vertice di Taormina di voler analizzare meglio il dossier dal punto di vista degli interessi nazionali americani.
Voci raccolte da una agenzia di stampa, la Aixos, hanno anzi rilanciato oggi che l’intenzione del presidente sarebbe quella di sfilare gli Stati Uniti dall’accordo parigino.
(da “La Repubblica”)
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Maggio 28th, 2017 Riccardo Fucile
“UN MOMENTO DI VERITA’, MOSTRA CHE NON SI FANNO CONCESSIONI”
“La stretta di mano con Trump è stato un momento di verità “. Il presidente francese torna sulle immagini che hanno fatto il giro del mondo in cui era chiaro il vigore con cui stingeva la mano del presidente americano.
Qualcuno ha ipotizzato che The Donald non sia uscito “indenne” da quel momento di incontro e in molti si sono domandati se quella forza fosse intenzionale o meno.
Ora Macron chiarisce i dubbi.
“Non è stato un gesto innocente. Si deve mostrare che non farai nessuna piccola concessione, anche solo di natura simbolica”, ha spiegato il presidente francese a Le Journal du Dimanche.
L’ufficio di Macron ha confermato a The Associated Press la veridicità dei commenti del presidente a Le Journal du Dimanche.
Nel loro primo incontro, a margine del Vertice della Nato, il presidente francese e l’inquilino della Casa Bianca si sono stretti a lungo e con forza la mano, quasi da perderne il fiato.
Ad un certo punto, Trump è sembrato voler mettere un termine al saluto, ma è stato Macron a non mollare. Per questo motivo molti lo hanno interpretato come un gesto di intesa diplomatica fra i due leader.
D’altronde Donald Trump è conosciuto per la sua tenace “stretta”.
Così il suo omologo francese ha voluto “sfidarlo” proprio sul suo campo di battaglia. “Donald Trump, il presidente turco e il presidente russo sono in una logica di equilibrio di potere, che non mi dà fastidio” ha detto il capo dello Stato francese, che potrebbe anche essersi ispirato dalla tecnica di Justin Trudeau per evitare strette di mano invasive del Presidente degli Stati Uniti.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 28th, 2017 Riccardo Fucile
IL GOVERNO GENTILONI FOTOCOPIA DEL PRECEDENTE PER IL 57% DEGLI ITALIANI
Governo Gentiloni fotocopia, o quasi, di quello che lo ha preceduto, guidato dal ri-eletto segretario del
Partito Democratico Matteo Renzi.
È l’idea che si sono fatti gli italiani secondo un sondaggio di Scenari Politici condotto per l’HuffPost.
Secondo la rilevazione, il 57 per cento degli intervistati ritiene che l’esecutivo guidato da Paolo Gentiloni sia sostanzialmente uguale a quello guidato da Renzi.
Solo per il 26 per cento invece il governo, sempre a guida Pd, sia migliore rispetto a quello che lo ha preceduto per mille giorni.
Infine, per il 17 per cento era meglio il governo, caduto per le dimissioni del premier in seguito alla bocciatura del referendum costituzionale del 4 dicembre.
Quanto alle intenzioni di voto, nelle rilevazioni di Scenari Politici il Movimento 5 Stelle, a sette giorni dall’ultimo sondaggio, ha sorpassato il Partito Democratico, passando dal 27,6 al 28,1 per cento.
Indietreggiano invece i democratici, passando dal 28,1 al 27,9 per cento nei consensi dell’elettorato italiano.
Perde punti il Movimento Articolo-1 dei fuoriusciti Pd (dal 3,3 al 2,8 per cento).
Calano anche Forza Italia al 12,3% (-0,2%) e Lega al 11,2 (-0,3%).
Fdi si attesta al 4,5%, AP al 3,2%, Sinistra Italiana all’ 1,7%, Lista Pisapia all’1,9%
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 28th, 2017 Riccardo Fucile
IL PREMIER CANADESE A PIROZZI: “TRANQUILLO, SO COSA DEVO FARE”
È arrivato ad Amatrice per portare solidarietà alla cittadina colpita dal terremoto. Ma non solo. Prima di partire Trudeau ha abbracciato il sindaco del paese reatino devastato dal terremoto della scorsa estate, Sergio Pirozzi: “Ti aspetto ancora qui, mi raccomando”, gli ha detto il sindaco. “Non preoccuparti, so quello che devo fare”, ha risposto il premier canadese, che è poi ripartito in elicottero.
Durante il pranzo Trudeau ha salutato uno ad uno i volontari e gli amatriciani presenti, accompagnato dalla moglie Sophie, con la quale proprio oggi ha festeggiato l’anniversario delle nozze.
Per entrambi, durante il pranzo, due varianti di pasta, rigorosamente all’amatriciana, una confezione omaggio con i prodotti tipici locali e un ricettario con i piatti del Lazio.
Durante la visita, mano nella mano con la moglie, ha reso omaggio con un mazzo di fiori da porre deposto al Memoriale alle vittime del sisma.
Grande commozione e segno della croce davanti al monumento realizzato nel giardino pubblico dei bambini di Amatrice.
La coppia canadese ha così lasciato il centro della cittadina reatina per andare a pranzo nell’area food, costruita e inaugurata lo scorso gennaio.
(da agenzie)
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Maggio 28th, 2017 Riccardo Fucile
UN ATTO CONCRETO: DUE MILIONI DI DOLLARI PER RICOSTRUIRE LA CITTA’, MA HA VOLUTO FARLO DI PERSONA, ONDE EVITARE CHE FINISCANO NEI MEANDRI DELLA BUROCRAZIA ITALIANA… L’ABBRACCIO CON IL SINDACO PIROZZI
Il premier canadese Justin Trudeau è arrivato ad Amatrice. Trudeau è giunto in elicottero ed è
accompagnato dal ministro degli Esteri, Angelino Alfano, e dal capo del Dipartimento della Protezione civile, Fabrizio Curcio.
Il premier canadese e Alfano visiteranno la zona rossa, il Coi e il memoriale, nel giorno della processione al Santuario della Madonna di Filetta, a cui gli amatriciani sono particolarmente legati.
«Sono qui per dimostrare l’amicizia con il popolo italiano. La comunità italo-canadese e anche tutta la popolazione canadese è stata molto colpita da quanto successo qui e vogliamo esprimere vicinanza», ha detto Trudeau durante la visita.
Il premier canadese è stato accolto, all’inizio di corso Umberto I, dal sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi.
Insieme al ministro degli Esteri Angelino Alfano, al capo della Protezione civile Fabrizio Curcio e al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, il premier canadese è entrato a piedi nella zona rossa del comune reatino colpito dal sisma della scorsa estate. Attraversando a piedi Corso Umberto I insieme al capo della Protezione civile Curcio, Trudeau, molto colpito dalla distruzione nella zona rossa di Amatrice, si è fermato più volte a osservare gli edifici crollati. Il gruppo sta raggiungendo la torre civica, a metà corso Umberto, dove si concluderà la visita nella zona rossa
«Ringrazio la grande solidarietà del popolo canadese. La presenza del premier Trudeau oggi qui ad Amatrice è un grande regalo per la mia comunità . Mi piacerebbe che il Canada ricostruisse il nostro Municipio», ha detto il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi. «Mi farebbe immensamente piacere se il Canada realizzasse la nostra nuova casa comunale, che oggi non c’è più. Sarebbe un passaggio ideale nell’amicizia che c’è all’interno della comunità canadese».
«Ieri ho fatto un giro sulle aree dove stanno lavorando le ditte che hanno avuto l’appalto dalla Regione e sono rimasto un po’ male perchè in pochi stavano lavorando. Sono arrabbiato con chi non stava lavorando perchè è vero che c’è un contratto ma qui è in gioco la solidarietà dell’Italia e se una ditta rinuncia a un 1 o due per cento di utile farebbe quello che sta facendo tutta l’Italia per queste aree», ha continuato Pirozzi, «Ho fatto una white list e una black list perchè chi lavora in queste aree deve farlo con il cuore o non per il profitto, altrimenti i tempi si dilatano ed è difficile mantenere alta la speranza della comunità . Le ditte facciano le ditte ma lavorino con il cuore perchè le case sono la vera emergenza. C’è chi lavora anche la domenica e a queste ditte va il mio plauso. Agli altri tiro le orecchie, anche se non dovrei farlo io perchè c’è un direttore dei lavori della regione. Martedi c’è la partita del cuore: facciamo le ditte del cuore e diciamo al mondo chi lavora col cuore e chi no».
A margine della visita si è saputo che il governo canadese ha stanziato per le zone terremotate la cifra di due milioni di euro, ma il premier Trudeau ha voluto un contatto personale e relative garanzie per finalizzare il contributo a qualcosa di concreto.
Onde evitare che la donazione si perda nel calderone della buricrazia italiana.
Come dargli torto…
(da agenzie)
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Maggio 28th, 2017 Riccardo Fucile
AL VERTICE NATO IL PRESIDENTE FRANCESE DEVIA E LASCIA DI SASSO IL PRESIDENTE USA… E SULLA STRETTA DI MANO IN CUI MACRON HA “STRITOLATO” QUELLA DI TRUMP ORA EMERGE CHE AD AVVISARLO ERA STATO L’AMBASCIATORE FRANCESE
Lo ha “abbandonato” intenzionalmente? Nel filmato postato dallo stesso Emmanuel Macron su Twitter si vede il presidente francese camminare in direzione di Donald Trump per poi deviare bruscamente in direzione di Angela Merkel per salutarla al vertice Nato di giovedì scorso.
Nella clip, Macron cammina verso il gruppo di leader mondiali. Sembra che stia procedendo verso Trump che lo aspetta a braccia distese per dargli un caloroso benvenuto, ma a pochi metri di distanza, Macron devia e abbraccia la cancelliera tedesca .
Poi stringe le mani agli altri leader, prima di dare una vigorosa stretta a Trump.
Il post di Macron sta diventando virale, con molti altri utenti che sembrano apprezzare il suo apparente snobbismo nei confronti di Trump.
E’ emerso poi che l’ambasciatore francese a Washington aveva avvertito Emmanuel Macron a fare attenzione alla stretta di mano di Donald Trump.
A raccontarlo è il Washington Post, dopo che le immagini della prima stretta di mano fra i due presidenti hanno fatto il giro del mondo. A Bruxelles il francese e l’americano sembravano far gara a chi stringeva con più forza e alla fine è stato Trump a levare la mano per primo.
Lunedì scorso, un giornalista del Post ha incontrato l’ambasciarore francese Gerard Araud ad un pranzo all’ambasciata belga. Naturalmente si è parlato di Trump e del primo incontro che avrebbe avuto con il presidente francese al summit Nato di giovedì a Bruxelles.
“L’ha avvertito della stretta di mano di Trump?”, ha chiesto uno dei presenti ad Araud, che l’ha guardato con sopresa. E’ seguita una breve descrizione della stretta di mano da ‘maschio alfa’ di Trump che ha messo in difficoltà più di un interlocutore.
Araud ha risposto che avrebbe avvertito Macron. E infatti il presidente francese è apparso ben preparato.
(da agenzie)
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