Agosto 28th, 2017 Riccardo Fucile
IN UNO STATO CHE SI RISPETTI SAREBBE STATA COMMISSARIATA IN 24 ORE, MA IN ITALIA E’ APERTA SOLO LA CACCIA GROSSA ALLE ONG
Il piccolo comune di San Germano Vercellese, paese con poco più di 1800 abitanti, dice no ai profughi. E approva una delibera ridicola che prevede anche delle sanzioni per chi affitterà i propri immobili che vanno dai 150 euro ai 5 mila.
”Non accettiamo imposizioni dalla Prefettura o enti privati – sottolinea il primo cittadino leghista Michela Rosetta -. E siamo disposti a tutto per evitarle. Lo abbiamo così scritto in una delibera “.
In uno Stato normale la prima cittadina avrebbe già ricevuto la notifica del commissariamento, ma l’Italia non è un Paese normale e ognuno fa quello che gli pare, compreso approvare delibere illegittime, e restare al suo posto.
Perchè in base al principio “padroni a casa nostra”, alla sindaca leghista che vuole multare il privato o l’ente religioso per mere ragioni xenofobe andrebbe ricordato che A CASA MIA FACCIO ENTRARE CHI CAZZO MI PARE.
Nel delirio concettuale la sindaca si inventa che ” le spese non sono solo a carico dello Stato, ma anche dei privati” (appunto, a lei che gliene frega, visto che i locali sono dei privati e non costano un euro al Comune?).
Poi le solite balle xenofobe “la questione sicurezza andrebbe ad intaccare il nostro paese”, unite al fatto che “devo prevenire e combattere le paure dei cittadini, contro ogni avversa decisione presa dall’alto e non comprensibile o condivisibile dalle comunità locali”.
Magari potrebbe provare a organizzare un corso di recupero alla civilizzazione dei “paurosi” con relativa assistenza psichiatrica.
Finito lo spot leghista, a domanda: “ma se i privati non volessero accettare la sua imposizione?” ecco la risposta per non perdere la poltrona: ”Beh ci devono comunicare di voler aderire al bando almeno 15 giorni prima perchè i proprietari di immobili che affittano, ma non lo segnalano, rischiano sanzioni. Poi valuteremo…”
Non sia mai che qualcuno al Viminale si svegli e le indichi la porta…
(da agenzie)
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Agosto 28th, 2017 Riccardo Fucile
E MOLTI NON HANNO PRESO BENE L’ADDIO DI LEMMETTI

La maggioranza grillina a Livorno si regge in piedi per un voto (17 a 16) e dopo l’addio di Gianni Lemmetti, che è andato ad assumere la carica di assessore al bilancio a Roma, secondo il Messaggero Filippo Nogarin sarebbe a rischio.
Secondo il quotidiano la maggioranza pentastellata ha maldigerito il cambio:
E così una settimana fa si sono messi in moto i responsabili degli enti locali del M5S, Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, per trovare una soluzione, anzi la soluzione. In una triangolazione con l’avvocato Luca Lanzalone, sempre più centrale e ascoltato, e non a caso artefice del concordato di Aamps (la società di rifiuti livornese) insieme con l’allora assessore Lemmetti.
Una scelta che Nogarin ha subìto e che è stata presa all’insaputa della maggioranza grillina, alle prese con i soliti travagli interni. Giusto per ricordare: in tre anni la maggioranza pentastellata ha perso tre consiglieri, passati all’opposizione e quindi adesso balla per un voto.
Ecco perchè il prestito in comodato d’uso gratuito di Lemmetti a Roma ha riacceso malumori e la volontà di un paio di consiglieri di uscire dal gruppo per dare l’appoggio esterno a Nogarin.
Non è stato «garbato» nè il metodo («Poco da M5S» si sfogano nelle chat) nè il merito dell’operazione.
Perchè il vecchio assessore al Bilancio, per quanto pittoresco e dai modi spicci era visto come un pilastro della giunta, soprattutto per il lavoro svolto sulle partecipate.
Ma il problema c’è. E tra un mese ci sarà da votare il bilancio: primo passaggio politico con la nuova assessora. Nervi tesi, chat roventi, post sibillini su Facebook. Film già visti a Roma, che si ripetono in scala ovunque.
Il sindaco Nogarin giusto ieri ha detto al quotidiano il Telegrafo, che «il dibattito c’è, il malumore da parte degli attivisti pure e il dibattito in maggioranza è abbastanza forte».
Un’ammissione che stona con la voglia di dissimulare. Ma, continua il sindaco, «non mi sento di dire che in questo momento la tenuta del consiglio e della giunta siano a rischio».
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 28th, 2017 Riccardo Fucile
“IL GIORNALE” E IL PD ESPOSITO DIFFONDONO UNA “TRASCRIZIONE DEL DIALOGO”, MA IL VIDEO NON ESISTE… COSA NON SI FA PER DIFENDERE UN PERSONAGGIO CHE E’ IL DISONORE DELLE FORZE DELL’ORDINE
I difensori dell’ordine pubblico fanno quadrato attorno al funzionario che prima degli scontri con i rifugiati di piazza Indipendenza e palazzo Curtatone consigliava ai suoi sottoposti di “spaccare le braccia” agli occupanti.
Il dialogo con le ultime consegne per lo svolgimento dell’operazione saree stato registrato in un video che mostra gli agenti in tenuta anti-sommossa dirigersi verso piazza Indipendenza.
Secondo alcuni però quel video non racconta tutta la verità , perchè in realtà quel funzionario avrebbe fatto un discorso più ampio dove l’invito a spezzare le braccia ai migranti viene contestualizzato all’interno di una situazione di grande tensione e soprattutto di ordini precisi sul “portare a casa la pelle”.
Insomma, il funzionario passa così da persona attenta alla salute e alla sicurezza dei suoi sottoposti.
Tra questi anche il senatore del Partito Democratico Stefano Esposito, da sempre uomo d’ordine del PD che su Twitter invita i suoi follower a “farsi l’opinione che vuole leggendo il dialogo completo”. Lasciando intendere appunto che la trascrizione scagionerebbe l’agente.-
riferire la “trascrizione completa” del dialogo è il Giornale che ci racconta che “sul web sarebbe spuntata la versione definitiva del colloquio incriminato, quello del braccio da spezzare”.
Curiosamente solo la trascrizione e non il video “completo”.
Dottore questi ci stendono, vede quanti sono? Noi siamo solo in dieci e loro hanno bombole di gas e sampietrini. Ragazzi lo dobbiamo fare, ce lo hanno ordinato e non possiamo tirarci indietro. Quando saremo li in mezzo, saremo soli, noi dieci contro loro cento. Il primo obiettivo è portare a casa la nostra pelle e quella del nostro fratello nel casco accanto. Allora se iniziano a lanciare di tutto spezzategli le braccia ma portate la pelle a casa…
La mancanza del video già di per sè è abbastanza strana, non viene poi specificato chi abbia fatto la trascrizione nè viene fornita la fonte.
O meglio, la fonte sarebbe “dal Web”. Il che vuol dire che il Giornale ha trovato la trascrizione bell’e pronta su Internet
Da dove viene questa “trascrizione”?
Ed in effetti la trascrizione già da qualche giorno circola sul’Internet. Ad esempio il blog Notiziario Roma Capitale riporta di aver ottenuto la registrazione integrale di quanto detto durante gli scontri spiegando che “opportunisti hanno tagliato buona parte per dare interpretazione di comodo sui fatti di Roma”.
Ora chiunque abbia visto il video si renderà conto che non è stato operato nessun taglio e che quel dialogo, degno di una delle scene iniziali de Il Gladiatore, probabilmente non è mai avvenuto.
Semplicemente perchè non c’era il tempo per fare un discorso così lungo durante la corsa verso piazza Indipendenza.
Su Internet però questa versione dei fatti, assai romanzata, viene riportata anche altrove, ad esempio in questa discussione su Google Group datata 26 agosto dove si fa riferimento alla pagina Facebook degli Autonomi di Polizia dove però non è riportata (oppure è stata cancellata).
Prima del 26 agosto non risulta che questa “trascrizione” sia mai stata pubblicata nè c’è da alcuna parte un video che dimostri che quel dialogo sia realmente avvenuto.
Ma anche se la trascrizione non fosse un’opera di fantasia cambierebbe di poco la posizione del funzionario che ha a tutti gli effetti consigliato di spezzare le braccia ai migranti.
E le violenze in piazza Indipendenza non sono certo mancate.Tra l’altro il senatore Esposito e il Giornale dovrebbero spiegare come mai, nell’unico punto dove “trascrizione” e il video coincidono i dialoghi sono diversi.
Nel video infatti il funzionario dice “devono sparire, peggio per loro, se tirano qualcosa spaccategli un braccio” mentre la trascrizione dice “allora se iniziano a lanciare di tutto spezzategli le braccia ma portate la pelle a casa“. Più che una trascrizione sembra una parafrasi.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 28th, 2017 Riccardo Fucile
EDIFICI DI SETTE PIANI QUANDO IL MASSIMO CONSENTITO ERA DI CINQUE… TRA GLI ACQUIRENTI ANCHE IL PADRE DI UN ASSESSORE M5S
A salvare gli immobili abusivi dalle demolizioni la giunta grillina di Bagheria non è sola. Una sorta
di sanatoria è arrivata anche dai pentastellati di Pomezia, in provincia di Roma, che alla fine hanno trovato sponda pure nella Regione Lazio del presidente dem Nicola Zingaretti.
Niente bulldozer nè sanzioni per le palazzine incriminate, dove hanno fatto shopping immobiliare tanto il padre dell’assessore a 5 stelle Lorenzo Sbizzera, quanto i familiari dell’ex sindaco del Pd, Enrico De Fusco.
Vicenda tormentata e annosa, al centro ora di un nuovo esposto presentato alla Procura della Repubblica di Roma.
Quando nel 2013 Fabio Fucci venne eletto sindaco di Pomezia, città di 60mila abitanti sul litorale romano, la sua fu la prima bandiera pentastellata a sventolare su un municipio del Lazio.
Per il primo cittadino arriverà poi la nomina a vicesindaco metropolitano e la patente di incorruttibile, essendo stato definito così dal ras delle coop rosse Salvatore Buzzi. Dieci anni prima, a Pomezia erano stati rilasciati permessi per costruire a nove coop per realizzare altrettante palazzine in via Almirante e via Romualdi, due strade dedicate ai big del Movimento sociale italiano. Edifici che dovevano avere un massimo di cinque piani ma in cui ne vennero autorizzati sette.
L’ex dirigente comunale all’urbanistica e alcuni dipendenti dell’ente finirono imputati con le accuse di abuso d’ufficio e falso. Poi, nel 2014, tutti prosciolti dal Tribunale di Velletri per intervenuta prescrizione.
Un giudizio in cui il sindaco grillino Fucci aveva deciso di costituirsi parte civile. Quando il Tribunale invitò il Comune di Pomezia a procedere comunque per eliminare gli abusi, gli stessi, con delibera di consiglio comunale del 29 settembre 2015, vennero però di fatto “sanati”, modificando le norme tecniche di attuazione del comparto.
Alcuni acquirenti degli appartamenti, tramite l’avvocato Francesco Falco, hanno continuato a dare battaglia trovandosi loro malgrado in immobili con due piani a rischio abbattimento e la Regione ha prima intimato al Comune di rimuovere gli abusi e poi inviato un commissario ad acta, sostenendo che vi era stata una “convalida illegittima di atti amministrativi illegittimi”, con procedure “irregolari e omissive”.
Il risultato? Visto il tempo trascorso anche il commissario regionale ha deciso di lasciare tutto così com’è. Da lì l’attuale esposto di alcuni residenti alla Procura di Roma, evidenziando anche gli acquisti fatti dal papà dell’assessore.
L’ombra del conflitto di interessi in tema di urbanistica a Pomezia non si ferma inoltre in via Romualdi. Nelle palazzine incriminate, la giunta Fucci ha evitato le demolizioni, mentre a Torvaianica Alta, annullando la variante al piano particolareggiato, secondo il Tar sarebbero stati avvantaggiati politici che in quella zona hanno degli immobili e tutto l’interesse a non farne costruire altri.
Ovvero l’assessore Giuseppe Raspa e il consigliere Gianfranco Petriachi.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 28th, 2017 Riccardo Fucile
SI E’ VOLUTO CREARE IL CORTOCIRCUITO DELLA PAURA CAVALCANDO LE CONSEGUENZE EMOTIVE DEGLI ATTENTATI
Non sappiamo se la legge che riconosce la cittadinanza ai bambini nati e cresciuti in Italia da genitori stranieri vedrà mai la luce, ce lo diranno gli iter parlamentari e ce lo dirà soprattutto il coraggio della politica.
Sappiamo invece che in questa estate di propaganda e di scontro continuo sui temi dell’immigrazione il dibattito è stato avvelenato e portato fuori strada
I nemici della legge sono tanti, uno schieramento che comprende tutte le opposizioni, da Salvini a Grillo passando per Berlusconi, e una fetta importante di giornali e di società .
Essere contro una legge è lecito e fa parte delle dinamiche democratiche, attribuirle conseguenze false e inesistenti invece non è accettabile.
La campagna di mistificazione in corso ha prima cominciato a intorbidire le acque sostenendo che questa legge serve a trasformare in italiani tutti coloro che sbarcano sulle nostre coste, nascondendo che può accedere alla cittadinanza chi è nato in Italia da genitori con regolare residenza da almeno 5 anni, o chi è arrivato entro il dodicesimo anno di età ma ha completato un intero ciclo di studi.
Non ci sarà quindi nessuna corsa a partorire in Italia.
Poi si è creato il cortocircuito della paura cavalcando le conseguenze emotive degli attentati, infine si sventola il vessillo della cristianità – anche contro il Papa – sostenendo che lo ius soli finirebbe per islamizzare l’Italia.
Niente di più falso.
Per cercare di dare un po’ di razionalità al dibattito siamo andati a vedere quanti sono gli studenti stranieri nella scuola italiana e i numeri parlano chiaro: i musulmani sono un terzo dei bambini e dei ragazzi, la maggioranza invece appartiene a famiglie cattoliche e cristiane, protestanti o ortodosse.
Si parla solo di chi arriva dall’Africa, dalla Siria e dall’Afghanistan e abbiamo completamente dimenticato che la legge si applicherà ai figli dei rumeni, moldavi e ucraini che lavorano nell’edilizia, delle loro madri che tengono pulite le case degli italiani o badano ai nostri anziani, ai figli dei filippini, dei peruviani, degli indiani o degli ecuadoregni.
Nessuno di questi è di religione islamica e insieme ai cinesi compongono i due terzi degli studenti italiani. E se chiedi a loro l’appartenenza ti risponderanno che sono juventini, romanisti, interisti, o, più semplicemente, italiani.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 28th, 2017 Riccardo Fucile
L’IDENTIKIT DEI NUOVI ITALIANI: MUSULMANO SOLO UNO SU TRE, LA COMUNITA’ PIU’ NUMEROSA E’ QUELLA ROMENA
Rheslyn ha 12 anni, è nata in Italia e vive a Roma, dove quest’anno frequenterà la seconda media.
I suoi genitori, Rayln e Rene, sono arrivati dalle Filippine 18 anni fa e oggi lavorano in casa di una famiglia romana. Rheslyn, italiana per gli amici, resta straniera per la legge.
Il suo è l’identikit tipo dei “nuovi cittadini”: bambini e ragazzi figli di immigrati che otterrebbero il passaporto tricolore se passasse la riforma dello ius soli, ancora ferma al Senato.
Chi sono davvero? Per lo più cristiani, cattolici e ortodossi, uno su tre è musulmano. Hanno madri e padri in gran parte romeni, albanesi e marocchini, ma anche cinesi, filippini e indiani.
Dopo le recenti parole di Papa Francesco, che ha richiamato il “diritto a una nazionalità ” per tutti i bambini, la Fondazione Leone Moressa è andata a capire chi sarebbero i potenziali nuovi italiani.
Innanzitutto i numeri: secondo una stima dei ricercatori, i beneficiari della riforma sarebbero 800.600 ragazzi, circa l’80% dei minori stranieri residenti in Italia.
A questi si aggiungerebbero 58.500 potenziali beneficiari ogni anno.
Come si arriva a queste cifre?
Le nuove norme, approvate il 13 ottobre 2015 alla Camera, introducono due principi: con lo ius soli si riconosce la cittadinanza a chi è “nato in Italia da genitori stranieri, di cui almeno uno in possesso del permesso Ue di lungo periodo”; con lo ius culturae beneficiario è invece “il minore straniero, nato in Italia o che vi abbia fatto ingresso entro il dodicesimo anno di età , che abbia frequentato un percorso formativo per almeno cinque anni”.
Ebbene, i minori stranieri in Italia al primo gennaio 2017 sono circa un milione, il 21% della popolazione immigrata totale.
I maschi sono il 52% e le femmine il 48%. Per tracciare un identikit di chi potrà diventare italiano, i ricercatori della Moressa hanno esaminato i dati relativi agli alunni stranieri nell’anno scolastico 2015/2016: un campione di 815mila ragazzi, che in buona parte coincide con i potenziali beneficiari della riforma.
Complessivamente tra i banchi di scuola si contano oggi oltre 200 nazionalità diverse, anche se le prime dieci rappresentano da sole i due terzi del totale.
Ebbene, tra i nuovi italiani sarebbe record di bambini con genitori romeni, albanesi o marocchini, ovvero le tre comunità più numerose in Italia.
Sarebbero loro a dividersi il podio, subito sotto troveremmo i figli di cinesi, filippini, indiani, moldavi, ucraini, pachistani e tunisini.
E quale sarebbe la religione di questi nuovi cittadini? “Possiamo stimare le religioni degli alunni stranieri in Italia – scrivono alla Moressa – partendo dal presupposto che gli immigrati provenienti da un determinato Paese, ne rispecchino anche la ripartizione per gruppi religiosi”.
E così tra le nazionalità dell’Est Europa, la maggioranza è di religione ortodossa (87% in Romania, 93% in Moldavia, 70% in Ucraina). I cattolici sono invece in maggioranza nelle Filippine (85%) e registrano comunque una presenza diffusa in Europa e in Africa.
I musulmani sono in prevalenza nel Nord Africa, nei Balcani e in alcuni Paesi asiatici (Pakistan, Afghanistan). Complessivamente la maggioranza degli alunni stranieri (44%) è di religione cristiana. Gli alunni provenienti da Paesi musulmani sono poco più di un terzo (38,4%).
Insomma, stando agli studiosi della Moressa, “saranno oltre 800mila i potenziali beneficiari della riforma e si tratterà in prevalenza di giovani provenienti da Paesi cristiani, mentre la componente musulmana si attesta al di sotto del 40%”.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 28th, 2017 Riccardo Fucile
MINNITI, IMPARA COME SI FA INTEGRAZIONE VERA: 966.000 STRANIERI HANNO TROVATO LAVORO, VOLA L’ECONOMIA, PIL OLTRE IL 3%
L’economia svedese tira, cresce cosà veloce da produrre un avanzo primario di bilancio inatteso di 40 miliardi di corone (al cambio circa 8 miliardi di euro).
E non è finita: con gli impianti del settore manifatturiero e di eccellenza che lavorano a piena capacità , mancano le braccia nel paese di circa 10 milioni di abitanti.
Per cui in alcune aziende vengono assunti anche migranti che non parlano svedese, oppure hanno iniziato da poco a studiarlo e ne posseggono una conoscenza al massimo al livello dei primi anni delle elementari.
Quando in fabbrica non ci si capisce parlando, ci si aiuta a vicenda col linguaggio dei segni delle mani o meglio ancora con disegni improvvisati su foglietti di carta.
È una realtrà particolare, quella narrata in un servizio da SverigesRadio, l’emittente radiofonica pubblica. I suoi reporter sono andati a vedere come è possibile far funzionare un sistema di produzione svolta con l’aiuto dei disegni in un impianto della Scania, la grande fabbrica di TIR e altri mezzi pesanti per trasporto merci e lavoro nei cantieri.
Alla Scania, controllata da Volkswagen ma disponente di ampia autonomia di gestione, hanno incontrato come personaggio-esempio il giovane africano Paul Ntambi. Ora parla svedese, ma poco appunto, a livello da prima elementare.
Quando è venuto dall’Uganda, non ne parlava una parola. “Di fatto è stata la direzione aziendale a venirci incontro. Hanno abbassato gli standard interni di conoscenza della lingua locale. E poi ci aiutiamo spesso tracciando disegni. A volte all’inizio è difficile, ma il linguaggio dei disegni nasce e si sviluppa alla catena di montaggio ogni giorno, a seconda delle esigenze produttive, per cui si finisce per capirsi sempre di piດ, egli racconta.
E ascoltando le risposte dei capi-reparto, scritte ma poi anche a voce, si va avanti nel possesso della lingua svedese.
Helena Segerberg-Bystrom, responsabile della linea di montaggio per gli chassis degli enormi camion, spiega: “Da qualche tempo la domanda di lavoro da parte nostra è tanto cresciuta che la Randstad (l’azienda che è la principale agenzia di collocamento) ce la fa solo a volte a offrirci lavoratori che parlino svedese correntemente”.
Allora Scania, seguita da altre aziende di eccellenza del paese-guida del Grande Nord, ha appunto abbassato gli standard linguistici. Tale scelta delle aziende ha portato alla creazione di circa 89mila posti di lavoro, essenzialmente assegnati ai migranti perchè i nativi non bastani.
Non è sufficiente a integrarli tutti, ma dall’inizio dell’anno scorso 966mila stranieri hanno trovato un impiegno nel regno.
La nuova lingua mista di parole gesti e disegni è stata ribattezzata “Scania swedish”, ed è affiancata da un metodo particolare: il neoassunto con poca conoscenza dello svedese viene affiancato nel team produttivo da almeno un operaio nativo, cosà impara la lingua piຠspesso.
Il boom delle assunzioni per chi non parla lo svedese è un aspetto della crescita, tuttora robusta ogni aspettative, dell’economia nazionale. Crescita dovuta a piຠfattori concomitanti: successo dell’export specie di eccellenza industriale e tecnologica, aumento dei consumi, boom dell’edilizia abitativa. La crescita prevista è del 3,1 per cento quest’anno, rallenterà al 2,5 l’anno prossimo.
Cifre che fanno comunque invidia alle altre potenze industriali europee, e sono accompagnate non solo da un debito sovrano contenuto e sotto controllo piຠche ovunque altrove tra i grandi paesi industriali membri dell’Unione europea (circa il 40 per cento del pil) bensà anche da una disoccupazione in calo (scesa al 6,1 per cento, e in recesso verso il 5,9 secondo il governo).
E per la prima volta, il passivo del 2 per cento nel deficit tollerato dal governo per spendere per eccellenze tecnologiche e istruzione ha fatto posto a un avanzo primario del tutto imprevisto.
Parliamo di circa 40 miliardi di corone, al cambio piຠo meno otto miliardi di euro. Adesso a un anno e un mese dalla data prevista per le prossime elezioni parlamentari il governo si chiede come usare l’avanzo.
I programmi varati finora — aumento delle spese per la difesa per fronteggiare la minaccia russa, piຠsoldi salle forze dell’ordine contro la criminalità straniera e in generale, aumento delle spese per la pubblica istruzione — raggiungono forse una decina di miliardi di corone, dunque siamo lontani dal livello del disavanzo.
Tra esigenze economiche e campagna elettorale di fatto già in corsa in sordina, il governo ha fretta di annunciare decisioni popolari, vedremo.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 28th, 2017 Riccardo Fucile
IL PROCURATORE DI VIZIO: “COSI’ NON SI COMBATTE L’EVASIONE”
“Quando si ha uno strumento e non lo si utilizza viene meno anche la sua efficacia dissuasiva”. Il
sostituto procuratore di Pistoia Fabio Di Vizio, già componente Comitato esperti dell’Unità di informazione finanziaria (Uif) presso Bankitalia, ha così commentato all’Adnkronos il dato sull’utilizzo dello strumento delle indagini finanziarie, altrimenti dette in sintesi accertamenti bancari, nel contrasto all’evasione, evidenziato dalla Corte dei Conti nell’ultima relazione sul rendiconto generale dello Stato.
A fine giugno i magistrati contabili avevano rilevato come nel 2016 gli accertamenti antievasione assistiti dal supporto delle indagini finanziarie, quindi dalle verifiche sui rapporti bancari e affini del contribuente, sono calati del 43,9% attestandosi a 2.773 contro i 5.426 del 2015, per un calo che rispetto al 2012 la diminuzione arriva all’86,7 per cento.
Si passa in pratica dai 11.872 accertamenti del 2012 ai 2.773 dello scorso anno. Un calo dell’attività che si riversa anche sulla maggiore imposta accertata che scende da 1,2 miliardi del 2012 a 178 milioni nel 2016 passando per 1,1 miliardi nel 2013, 1 miliardo nel 2014 e 409 milioni nel 2015.
“Un arretramento incomprensibile e del tutto ingiustificato tenuto conto dell’efficacia dello strumento e delle sue potenzialità ”, commenta Di Vizio.
“Trovo sorprendente che ci sia un arretramento così radicale nell’utilizzo dello strumento tenuto conto che l’accertamento supportato da indagini finanziarie si è rivelato molto efficace in termini di maggiore imposta accertata. Una scelta — aggiunge — che non si giustifica nemmeno con la nuova filosofia secondo cui il fisco deve assistere il contribuente più che controllarlo. Quando si ha uno strumento e non lo si utilizza viene meno anche la sua efficacia dissuasiva. La filosofia della dichiarazione precompilata è proprio quella di dire al contribuente: ‘io conosco questi elementi che ti riguardano. Tienine conto’.
Invece in questo caso dopo aver molto enfatizzato il grande fratello dell’anagrafe dei conti lo si abbandona. E’ evidente che si tratta di una perdita di efficacia del sistema di contrasto all’evasione”.
Una valutazione che per altro coincide con quella dei magistrati contabili secondo i quali “la tendenza conferma la riduzione dell’attività di controllo fiscale considerato che il grande potenziale informativo dell’anagrafe dei rapporti finanziari, nella quale come è noto confluiscono tutte le informazioni sulle movimentazioni finanziarie realizzate, risulta solo marginalmente utilizzato” .
(da “Huffingtonpost”)
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