Marzo 13th, 2018 Riccardo Fucile
IL GOVERNO CHE VUOLE E’ QUELLO SUO SENZA AVERE I VOTI SUFFICIENTI E FA APPELLO ALLA RESPONSABILITA’ (ALTRUI), MAI ALLA SUA
“Non siamo disponibili a immaginare una squadra di governo diversa da quella espressa dalla volontà popolare: c’è stata una grande investitura”: con queste poche parole pronunciate durante la conferenza stampa convocata presso la sede della stampa estera a Roma Luigi Di Maio ha dimostrato di non conoscere nulla di come funziona una democrazia parlamentare e di volere qualcosa che nessuno gli darà mai: governare un paese con il 33% totale dei parlamentari e senza uno straccio di accordo parlamentare con altri.
Di Maio ha fatto un appello alla responsabilità (altrui) comportandosi da allegro irresponsabile: ha affermato di avere il diritto di governare il paese con la sua squadra perchè “espressione della volontà popolare”, quando la volontà popolare, nella stragrande maggioranza, ha detto di non volere un governo guidato da Luigi Di Maio: ad essere precisi lo ha detto il 67% degli elettori italiani.
Ovvero tutti quelli che hanno liberamente scelto di non votare per il MoVimento 5 Stelle e per la squadra di governo scelta con criteri suoi dal vicepresidente della Camera.
Secondo Luigi Di Maio non può esistere un governo diverso da quello che lui ha deciso e ha inviato via mail a Mattarella, e sempre secondo Di Maio i leader degli altri partiti — che sarebbero impegnati in “giochi di potere”, ovvero nella transizione da un segretario all’altro (perchè Di Maio si rivolge a tutti ma pensa soltanto al Partito Democratico) — dovrebbero contattarlo per decidere insieme quale sia il bene del paese.
Lui, però, non contatta. Anche perchè quando hai “l’investitura popolare” chi te lo fa fare di contattare gli altri? Sono gli altri che ti devono chiedere se per favore possono farti l’onore di appoggiare il tuo governo senza chiedere nulla in cambio.
C’era una volta la democrazia parlamentare
La Costituzione più bella del mondo deve essere quindi archiviata in nome di un particolare tipo di plebiscito: quello che dà il potere a chi ha votato lo schieramento giusto.
E tutto ciò nonostante non stia scritto da nessuna parte della Costituzione più bella del mondo che il partito che raccoglie la maggior percentuale di voti debba per forza governare. Per farlo deve arrivare ad avere la maggioranza dei deputati e la maggioranza dei senatori.
Tutto ciò Di Maio lo sa benissimo ma, come nella tradizione del MoVimento 5 Stelle, se ne frega.
“La seconda forza politica — ha rivendicato — è a oltre 10 punti da noi, c’e’ stata una grande investitura nei confronti del M5S”, ha detto ancora.
Un modo che è tipico di chi vuole comandare, non governare.
E ancora: “Dobbiamo metterci d’accordo sui temi, non sulle cariche. Aspetto una interlocuzione con le forze politiche, si facciano avanti”, ha detto dopo aver precisato che sulle cariche ha deciso tutto lui.
È un modo talmente incredibile di porre la questione della governabilità che non mancherà qualche fesso a cascarci.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 13th, 2018 Riccardo Fucile
MAI VISTA UNA CONFERENZA STAMPA CON I TIFOSI SUGLI SPALTI… SALVINI INSULTA I GIORNALISTI: “CHI E’ INFASTIDITO DAGLI APPLAUSI PUO’ ANCHE ANDARSENE”
Proteste dei giornalisti nella sala stampa del Parlamento Europeo, a Strasburgo, all’inizio della
conferenza stampa del leader della Lega Matteo Salvini.
La sala si è riempita, oltre che di cronisti, anche di europarlamentari e di persone del gruppo Enf, che hanno applaudito il politico italiano all’ingresso in sala e non appena ha iniziato a parlare.
Si sono levate proteste da parte dei giornalisti, trattandosi di una conferenza stampa e non di un comizio elettorale, per la folta claque che ha applaudito Matteo Salvini a ogni sua risposta durante la conferenza stampa.
Salvini, in delirio di onnipotenza, ha riposto irritato: “Se a qualcuno non piace il risultato elettorale può andarsene, vedo che a sinistra c’è molta gente nervosa e questo mi fa piacere”.
A un reporter austriaco che gli ricorda di aver assistito ad un episodio simile l’ultima volta in Senegal, il leader della Lega ha risposto ironico: “Viva il Senegal se la pensa come noi”.
Chi lo conosce lo evita.
(da agenzie)
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Marzo 13th, 2018 Riccardo Fucile
AVEVA 22 ANNI, E’ STATO TRASFERITO IN OSPEDALE MA ERA TROPPO TARDI… E POI QUALCHE POLITICANTE LARDOSO HA ANCORA IL CORAGGIO DI PARLARE DI “GIOVANOTTI BEN NUTRITI”
È morto di fame un migrante eritreo arrivato ieri a Pozzallo, a bordo della nave della organizzazione non governativa spagnola Proactiva Open Arms.
Appena sbarcato, il giovane, 22 anni, è stato trasferito immediatamente all’ospedale Maggiore di Modica, ma non c’è stato nulla da fare.
“Il ragazzo è stato assistito dopo il soccorso – dice Carmelo Scarso, medico dell’Asp di Ragusa – ma chissà per quanto tempo non ha mangiato. Aveva un deperimento organico avanzato, era scheletrico. Ne abbiamo visto tanti di migranti che arrivano provati, ma questo superava ogni limite”.
La diagnosi è stata: cachessia, in altre parole è morto di fame.
“Una pena enorme – dice il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna – Ieri abbiamo assistito a uno sbarco tragico, abbiamo visto una situazione impressionante di denutrizione non solo nel ragazzo che purtroppo non ce l’ha fatta, ma anche nei suoi compagni di viaggio. Erano tutti pelle e ossa, sembravano usciti dai campi di concentramento nazisti. Gente disperata, malnutrita: è stato terribile. Cinquantotto dei migranti approdati sono già in cura, ma quello che davvero ha lasciato a bocca aperta erano le loro condizioni fisiche: scheletri, uomini, donne e bambini senza un filo di adipe, solo un mucchio di ossa”.
(da agenzie)
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Marzo 13th, 2018 Riccardo Fucile
ACCORDO VICINO TRA MANEGGIONI PER SPARTIRSI LE POLTRONE: GIORGETTI ALLA CAMERA E TONINELLI AL SENATO
Dopo la doccia fredda dell’esito della direzione del Pd che chiude a ogni ipotesi di intesa, la
pazienza della leadership grillina sta per finire. E Luigi Di Maio sarebbe intenzionato ad anticipare il suo piano B, quello che con i suoi uomini aveva definito l’«extrema ratio»: chiudere un accordo con la Lega su una legge elettorale con premio di maggioranza e tornare al voto entro un anno.
Per realizzarlo però serve un governo. E vista l’irriducibilità degli avversari, il M5S sarebbe pronto a dare un sostegno esterno a un esecutivo non politico, del Presidente, cioè garantito da Sergio Mattarella, con tutti dentro e con un solo scopo: cambiare le regole del gioco.
L’accelerazione di queste ore è legata alla direzione Pd. Vedere una chiusura netta a qualunque ipotesi di un’alleanza con i grillini, ha stizzito il vertice del M5S. Le mosse sono state rapide, come le telefonate.
Gli emissari di Di Maio e di Matteo Salvini si sono sentiti e hanno firmato la prima intesa, anticamera al patto finale.
Se tutto sarà confermato, la presidenza del Senato dovrebbe andare a Danilo Toninelli, e quella della Camera al leghista Giancarlo Giorgetti. Un capovolgimento dell’opzione iniziale che prevedeva Roberto Calderoli a Palazzo Madama e il grillino Emilio Carelli a Montecitorio.
Ma da ambienti leghisti raccontano di una forte insistenza dei 5 Stelle per avere la camera alta.
Il motivo? La convinzione che se si dovesse tentare un mandato esplorativo, sarà meglio farlo da protagonisti ma con la copertura istituzionale della seconda carica dello Stato, per evitare di bruciare, con un azzardo politico, Di Maio.
Alla chiusura della direzione dem, Di Maio irrompe furioso su Twitter:
«Gli italiani si aspettano responsabilità da chi ha fatto questa legge elettorale, ma assistiamo ai soliti giochi di potere sulla pelle dei cittadini». Citando il Rosatellum come causa della palude, lascia una traccia che porta dritto al dialogo aperto con la Lega. Poche ore prima era stato Luca Zaia, governatore del Veneto, leghista, a sostenere come unica alternativa a un esecutivo guidato dal capo del Carroccio, «un governo politico a tempo per fare la legge elettorale e andare a votare».
Il M5S ci starebbe ma a condizioni ben precise: il governo non dovrà essere «politico», nessun ministro del M5S dovrà farne parte, ma anche nessuno degli altri partiti; dovrà essere coinvolta anche la Lega, perchè i grillini non vogliono dare un vantaggio competitivo all’avversario, e dovrà avere una data di scadenza che corrisponde all’approvazione della legge elettorale.
Di questo piano sono informati pochissimi oltre a Di Maio.
Tra questi, almeno due ministri-ombra pesanti della squadra di governo presentata prima del voto. Entrambi confermano alla Stampa il patto con Salvini: «Sarebbe un esecutivo breve, a cui il M5S darebbe una sorta di appoggio esterno, che servirà a disinnescare le clausole di salvaguardia e a inserire un premio di maggioranza per chi prenderà il 40%».
È l’unica formula che non risulterebbe indigesta a Di Maio, perchè evita la contaminazione politica del M5S in un governo dove non sia lui il premier.
E deve prevedere l’assoluta certezza che anche la Lega sarà pronta a levargli l’appoggio nel caso in cui il premier non si dimettesse, una volta raggiunti gli obiettivi di una manovra economica light e dei correttivi alla legge elettorale.
La Lega nel frattempo avrebbe compiuto l’opera di egemonizzazione del centrodestra. E il nuovo bipolarismo, che è già all’orizzonte, si strutturerebbe come realtà : «Con il premio al 40% ce la potremmo giocare solo noi e la Lega», è il ragionamento Di Maio, pronto a scippare un altro pezzo di elettorato al Pd e alla sinistra.
In fondo, il sostegno percepito da parte della Chiesa, l’ammorbidimento dei toni sui migranti, la svolta governista sulle Olimpiadi e la linea soft su euro ed Europa, sono il terreno sul quale Di Maio si sta già costruendo come alternativa a Salvini per le prossime elezioni.
(da “La Stampa”)
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Marzo 13th, 2018 Riccardo Fucile
PRESENTATO DA UNA EX ATTIVISTA, ASSISTITA DALL’AVV. BORRE’: “GLI ATTIVISTI ESCLUSI MERITANO RISPETTO”
L’ex attivista del M5S Debora Borgese rappresentata dall’avvocato Lorenzo Borrè sta per presentare un esposto per chiedere alla magistratura se sussistano i presupposti per procedere contro i parlamentari che avrebbero falsificato i bonifici, come emerso nel corso dell’inchiesta condotta da “Le Iene Show” sul caso Rimborsopoli.
La tesi dell’esposto è che grazie all’artificio della falsa attestazione di restituzioni che non sono state in realtà effettuate, i parlamentari successivamente eletti Buccarella, Martelli e Cecconi «hanno artatamente creato una falsata rappresentazione della realtà , che ha indotto in errore l’associazione che li ha candidati (e segnatamente l’on.le Luigi Di Maio, il quale ha più volte chiarito che la falsa attestazione delle — in realtà non avvenute — restituzioni era incompatibile con la permanenza nell’associazione/partito, circostanza peraltro confermata per fatti concludenti dalle sopra ricordate espulsioni irrogate nei confronti di altri parlamentari iscritti all’associazione del 2009 per violazioni del codice etico assai meno gravi, nonchè dalla minaccia di espulsioni nei confronti dei fedifraghi, cui sarebbe stata imposta, fuori tempo utile, la firma di un atto di rinuncia alla candidatura che non ha alcun effetto, così come non ha[vrebbe] alcuna cogenza riguardo alla rinuncia alla carica elettiva conseguita).
La tesi dell’esposto è che il comportamento degli eletti possa essere sanzionato dal combinato disposto degli artt. 640 e 61 n. 7 (ultima parte) del Codice Penale. L’articolo 640 parla del reato di truffa mentre il 61 spiega quali sono le aggravanti dell’eventuale reato.
Aver esibito attestazioni di bonifici poi revocati, spiega l’esposto, ha “procurato un ingiusto profitto a chi lo ha posto in essere in quanto ha consentito ai fedifraghi di concorrere ad una prestigiosa e ben remunerata carica elettiva, poi effettivamente ottenuta”.
Le loro condotte appaiono “determinate da motivi di lucro e hanno cagionato alle persone offese (ovvero coloro che avrebbero potuto essere eletti al posto dei candidati) un danno patrimoniale.
Ma anche il gruppo parlamentare dell’associazione/partito M5S “subirà un danno patrimoniale di rilevante gravità in quanto i finanziamenti che il Gruppo riceve sono commisurati al numero dei parlamentari iscritti”.
«Non nascondo i miei personali dubbi e perplessità verso chi è rimasto in silenzio e non ha promosso alcuna iniziativa per tutelare i propri diritti e lo svolgimento di una leale competizione elettorale», dichiara Debora Borgese.
«Se l’allontanamento di questi parlamentari fosse avvenuto in tempi precedenti delle parlamentarie, si presume che questi candidati venissero esclusi a priori. Oggi invece si parla di “condono”: gli attivisti esclusi meritano rispetto, come il Capo Politico che nella passata campagna elettorale ha dovuto affrontare anche questa umiliazione».
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 13th, 2018 Riccardo Fucile
LA CORTE DEI CONTI INDAGA SUI TRE MILIONI DI EURO FINITI A DE GREGORIO CHE FECE CADERE IL GOVERNO PRODI
Se Silvio Berlusconi crede che il caso della presunta compravendita di Sergio De Gregorio, ex
senatore dell’Italia dei valori, appartenga ormai al passato, si dovrà ricredere.
La procura della Corte dei Conti del Lazio ha infatti aperto un fascicolo sui tre milioni di euro finiti nei conti del Movimento Italiani nel Mondo di De Gregorio, passato nel 2007 al centrodestra e tra gli artefici della caduta del secondo governo Prodi.
Ora il Cavaliere rischia di pagare di tasca propria gli effetti finanziari di quel tracollo politico. I magistrati contabili sono infatti pronti a chiedergli un maxi-risarcimento per il danno d’immagine subito dallo Stato e per la progressiva crescita dello spread innescata dalla caduta dell’esecutivo di centrosinistra.
L’indagine delle toghe di viale Mazzini è partita dopo la fine del processo penale a carico del leader di Forza Italia. In primo grado, l’8 luglio 2015, Berlusconi era stato condannato a tre anni di reclusione per corruzione dal tribunale di Napoli assieme all’ex direttore dell’Avanti, Valter Lavitola.
Poi, in appello, il 20 aprile 2017 era arrivata la prescrizione. Con una pesante nota a margine: per i giudici di secondo grado, l’ex premier “ha pacificamente agito come privato corruttore e non certo come parlamentare nell’esercizio delle sue funzioni”.
“Le dazioni di denaro effettuate da Berlusconi, tramite Lavitola, a De Gregorio sono state effettuate – si legge ancora nelle motivazioni di quella sentenza – quale corrispettivo della messa a disposizione del senatore e, quindi, della sua rinuncia a determinarsi liberamente nelle attività parlamentari di sua competenza, e non certo come mero finanziamento al Movimento Italiani nel Mondo. Tant’è vero che il 24 gennaio 2008, votando la sfiducia alla maggioranza della quale solo quattro mesi prima faceva parte, De Gregorio contribuì a mettere la parola fine al secondo esecutivo guidato da Romano Prodi”.
A questo punto il dossier è finito alla Corte dei Conti, che ha delegato le indagini alla Finanza sugli effetti della caduta del governo sullo spread.
Il 6 maggio 2008, ultimo giorno prima dell’addio del professore, la differenza tra il valore dei Btp italiani e dei Bund tedeschi era fermo a 43,3. Da lì in poi il valore è salito senza soluzione di continuità : alla fine del governo Berlusconi IV era arrivato a 522,8 punti. L’ipotesi dei pm contabili è che il boom possa essere contestato proprio ai protagonisti dell’inciucio.
Ma non è finita qui. Capitolo danno all’immagine: la Corte dei Conti può chiedere fino al doppio del valore della tangente pagata o intascata da un pubblico ufficiale o da un dipendente della pubblica amministrazione. E, sebbene il reato sia caduto in prescrizione, i giudici di secondo grado sono stati molto chiari rispetto alla condotta tenuta da Berlusconi e da De Gregorio: “È del tutto pacifico che Berlusconi abbia agito, direttamente o attraverso Lavitola, con assoluta coscienza di corrompere un senatore, compensando la condotta del pubblico ufficiale contraria ai suoi doveri di parlamentare con l’ingente somma di tre milioni di euro”.
Che, raddoppiati, fanno salire l’ipotetico danno erariale a sei milioni di euro.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 13th, 2018 Riccardo Fucile
LO SCRITTORE DI PAOLO: “GLI ADULTI SPAVENTATI DALLA CRISI HANNO DECISO IL RISULTATO DEL VOTO”
Paolo Di Paolo sta scivolando con i suoi 34 anni lentamente fuori dalla categoria giovani, ma ci rimane immerso, frequenta università , licei, tiene i radar accesi sulla sua generazione e quelle che la precedono. Parla con loro, alle sue presentazioni accorrono in tanti.
Ha discusso a lungo prima del 4 marzo con molti ragazzi per capire come si muovessero sull’onda lunga del cambiamento, che con più o meno precisione, tutti vedevano arrivare. Non ha ricette da vendere, ma una convinzione: «Non è detto che questa sia una rivoluzione di giovani per i giovani».
Partiamo da qui. Che rapporto hanno i venti/trentenni con la politica?
«Una delle cose che faccio più spesso è andare nelle scuole, e mi diverte molto provocare gli studenti. Chiedo loro della realtà che li circonda e li ho interrogati sulle elezioni, su quale schieramento si sarebbero orientati. Le risposte hanno manifestato disillusione, quando non apatia: una distanza quasi incolmabile da superare. Non lo capiamo, non ci interessa, non è cosa per noi, ripetono».
Oltre a questo dato comunque c’è un altro filo che li unisce?
«Sì, e mi ha colpito molto. Soprattutto i ragazzi nati a cavallo tra i due secoli, quelli andati a votare per la prima volta chiedono una cosa che non mi sarei mai aspettato, viste le premesse. Vorrebbero professori più “impegnati”, che spendessero più tempo a spiegare loro i fondamentali della vita pubblica. Questo, nelle nostre scuole, avviene di rado: i docenti, anche legittimamente, sono prudenti, o addirittura spaventati da polemiche e attriti con i genitori».
Salendo di qualche anno, arriviamo a una generazione più volte definita come perduta: senza lavoro, senza prospettive. Ha influito sul voto?
«Sì, certo. Nelle cene con i miei coetanei l’aria di disincanto era palpabile. Il non voto o la scheda bianca erano la tentazione più condivisa, con frasi del tipo: no, no, questa volta proprio non ce la faccio. Qualcuno ha volutamente “disperso” il voto verso formazioni minuscole, pur sapendo benissimo che non sarebbe stata una scelta decisiva. Ma alla fine, comunque, l’astensionismo nella fascia giovane non è stato oceanico, anzi».
Questo dimostra che non sono stati i giovani gli artefici della rivoluzione: chi sono stati i protagonisti?
«Mai come oggi nella storia dell’Italia, ma penso anche al resto del mondo, c’è una frattura così profonda tra adulti e giovani. A terremotare il panorama politico credo sia stata soprattutto la generazione di mezzo, quella che nel corso di questi anni difficili ha visto rimpicciolire sempre di più il proprio spazio, le proprie certezze. Inascoltati dalle forze tradizionali, le hanno abbandonate. E se i ragazzi sono nati post-ideologici, i loro padri sembrano esserlo diventati per disperazione».
Ma in teoria i giovani dovrebbero essere il motore di una nazione. Come si fa a risollevarsi senza la loro potenza?
«Non lo so, ma non vorrei svegliarmi quarantenne in un paesaggio dove il sentire comune si nutre solo di rancore. Bisogna ricostruire spazi di azione politica. Spesso la mia generazione si affida all’impegno sociale, al volontariato, ed è bellissimo, ma conta anche – per citare il giovane Gobetti, a cui ho dedicato un romanzo – restare politici nel tramonto della politica».
Non pensa che per far questo serva anche un ruolo più attivo degli intellettuali, mai così silenziosi come questa volta?
«Assolutamente sì. Sono, anzi siamo, stati in disparte, per imbarazzo forse: abbiamo smesso di porre temi al centro del dibattito, abbiamo rinunciato a lavorare sulle parole, lasciando che prevalessero le peggiori del vocabolario pubblico, le più pericolose. Prenda la parola “sicurezza”: era in tutti i programmi. Ma cosa significa di preciso? È una parola-bandiera, troppo facile e approssimativa».
Cosa suggerisce ora come rimedio?
«Basta chiudersi dentro le nostre rassicuranti comfort zone. Sono importanti i saloni del libro, ma non bastano. Apriamo le finestre, facciamo entrare domande nuove».
Nel solco di quello che lei dice c’è stata forse anche una sorta di demonizzazione di 5Stelle e Lega. Concorda?
«Demonizzati non so, ma sicuramente c’è diffidenza reciproca. O almeno c’è stata fino all’altro ieri. Salvini e Grillo non amano gli intellettuali – parola che usano come un insulto – e gli intellettuali sembrano (o sembravano) non amare Salvini e Grillo. E ora? Forse rintanarsi in una opposizione astratta, mentale, è facile. Cercare uno spazio di dialogo, con i cittadini più che con i leader, è necessario».
Oltre a sicurezza una delle parole oscure, velenose di questa campagna elettorale è stata «Europa», vista solo in chiave negativa. Che ne pensa?
«Ecco, su questo terreno potrebbero giocare un ruolo decisivo e salvifico i giovani. I più anziani la detestano, riescono a vedere solo i diktat di Bruxelles o della Merkel, ma tra i ragazzi il sentimento è diverso. Per molti di loro l’Europa è una sola immensa città : così l’hanno scoperta e vissuta. Tempo fa, ho fatto un esperimento che mi ha molto emozionato».
Quale?
«Ho domandato, con alcuni amici scrittori, a un gruppo di ragazzi di completare la frase “Se dico Europa”. Dite la prima cosa che viene in mente. Hanno restituito solo esperienze e immagini positive: non politiche, questo no, ma vitali, luminose».
Come si può tradurre questo in politica?
«Ripartendo proprio da un paesaggio emotivo, da una conquista – un continente senza passaporti – che stiamo mettendo in discussione. Sono convinto che se le forze vincenti confermassero le loro spinte anti-europeiste, l’elettorato giovane proverebbe a frenarle».
(da “La Stampa”)
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Marzo 13th, 2018 Riccardo Fucile
I SOVRANISTI HANNO DA PENSARE ALLE POLTRONE E A CACCIARE GLI IMMIGRATI, DEL DEGRADO REALE SE NE FOTTONO
I migranti richiedenti asilo e i bimbi delle scuole insieme per rimettere a nuovo il tunnel pedonale
tra corso Magenta e via Acquarone.
A unirli ci ha pensato un gruppo di mamme che ogni giorno percorre quella galleria a Castelletto per portare i figli a scuola.
«Abbiamo lavorato per quasi due anni in questo progetto finanziato da Amiu e promosso dal municipio Centro Est con la collaborazione delle scuole dell’Istituto comprensivo Castelletto e della cooperativa Agorà – dice Isabella Patrignani, rappresentante del comitato spontaneo per la riqualificazione del tunnel Corso Magenta Via Acquarone – La galleria era ridotta in uno stato pietoso, deturpata da sporcizia di ogni tipo e graffiti. Alla fine siamo riuscite a centrare l’obiettivo, ripulendo tutto con il coinvolgimento di tantissimi cittadini che hanno voluto darci una mano».
L’opera di pulizia, avvenuta sabato e domenica scorsi, è solo una parte del progetto di riqualificazione: «Per prima cosa bisognava riportare a nuovo il tunnel, praticamente irriconoscibile tanto era rovinato – dice Patrignani – Adesso si tratta di abbellire questo spazio, con l’intervento dei 400 bambini delle scuole coinvolte: Mazzini, San Paolo e Bertani. Insieme hanno realizzato dei quadri con materiali riciclati, dai tappi di sughero alle bottiglie di plastica. Le loro opere saranno esposte nella prima parte della galleria. Nel tratto verso via Acquarone dovrebbero essere realizzati dei graffiti che vorremmo far realizzare a un gruppo di writer che ha decorato uno dei piloni della Sopraelevata nell’ambito del progetto artistico Walk The Line. Siamo molto contente perchè abbiamo coinvolto i più giovani in questo lavoro facendoli partecipare a un’operazione su una struttura che loro utilizzano tutti i giorni e che fa parte della nostra città ».
“Dopo aver fatto una festa nel quartiere per parlare a tutti delle nostre idee. nel giugno del 2016, abbiamo individuato le fasi dell’intervento: i laboratori dei ragazzi per la produzione dei quadri con l’utilizzo di materiali da riciclo e il coinvolgimento dei richiedenti asilo ospitati nelle strutture di Agorà per il lavoro di pulizia. Sono poi seguiti mesi per ottenere le autorizzazioni, reperire i materiali per pulire, pensare al restyling».
I dieci migranti che hanno effettuato l’intervento, insieme a una trentina di volontari, sono stati messi in regola in collaborazione con la piattaforma Start Refugees. L’ultima parte del progetto – la posa dei quadri – avverrà a breve: «È stata un’esperienza molto bella – dice il volontario Francesco Ferrari – Un grande esempio di senso civico e di vera integrazione».
(da “il Secolo XIX”)
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Marzo 13th, 2018 Riccardo Fucile
IL MINISTERO DEGLI INTERNI FA PERQUISIRE LA SEDE DEI SERVIZI SEGRETI DALLA POLIZIA
Al momento dell’irruzione nella sede dell’Ufficio federale per la tutela della Costituzione e la lotta al Terrorismo Bvt (i servizi segreti austriaci) gli agenti di un commando speciale della polizia erano armati fino ai denti e indossavano giubbotti antiproiettile e passamontagna.
Poco prima avevano ricevuto l’ordine di procedere alla perquisizione degli uffici dell’intelligence nell’ambito di un’inchiesta del dipartimento anticorruzione della procura di Stato nei confronti di tre dipendenti dei servizi segreti accusati di appropriazione indebita di fondi pubblici e di altri reati.
Nel corso della singolare quanto misteriosa operazione, avvenuta già la scorsa settimana ma venuta alla luce solo nel corso del fine settimana, gli agenti avrebbero però sequestrato anche un grande quantitativo di cd, dvd, telefoni cellulari, computer e fascicoli appartenenti al dipartimento dell’antiterrorismo e a quello specializzato nella lotta all’estremismo di destra e nell’osservazione delle confraternite studentesche – le famigerate Burschenschaften d’ispirazione ultra nazionalista, revanscista e anche xenofoba.
Confraternite alle quali appartengono anche oltre un terzo dei deputati dell’ultra destra populista della Fpà¶, il partito alleato nel governo del cancelliere Sebastian Kurz (à–vp).
Il vero scopo della discussa operazione potrebbe proprio essere stato quello di cancellare tutti i documenti e le prove riguardanti le attività sovversive e anche illegali compiute in passato da queste associazioni studentesche e di cancellare eventuali prove in grado di compromettere i deputati e rappresentanti della Fpà¶.
Quello sollevato dalla stampa austriaca e dai partiti dell’opposizione è un sospetto gravissimo in grado di provocare a Vienna uno scandalo istituzionale senza precedenti e di far vacillare la coalizione di governo già pochi mesi dopo il suo insediamento.
Gli interrogativi e i punti d’ombra attorno all’operazione non mancano di certo.
Come mai a prendere parte alla perquisizione non sono stati i responsabili anticorruzione del ministero della giustizia (controllato dal partito popolare del cancelliere Kurz), bensì gli agenti del gruppo operativo Egs che normalmente si occupa di scippi, rapine o di spaccio di stupefacenti e che sottostà al ministro degli Interni Herbert Kickl del Fpà¶?
L’ordine per una perquisizione nella sede niente po’ po’ di meno dei servizi segreti inoltre, non può essere certamente arrivato dal basso, ma da un alto funzionario se non dal ministro stesso. Può essere una semplice coincidenza il fatto che il comandante del gruppo operativo Egs sia un noto esponente del partito di estrema destra della Fpà¶?
L’intera vicenda mette sotto pressione il cancelliere Kurz e rappresenta al tempo stesso il forte conflitto di competenze all’interno del suo esecutivo.
In gioco c’è a questo punto la stessa affidabilità di un’alleato di governo considerato fin dall’inizio come pericoloso e ad alto rischio.
Il presidente austriaco Alexander van der Bellen ha definito i retroscena della vicenda e le modalità della perquisizione negli uffici dei servizi segreti come estremamente inconsuete ed irritanti ed ha chiesto ai responsabili immediate spiegazioni e chiarimenti.
Il ministro degli Interni Herbert Kickl (Fpà¶) ha respinto invece tutte le accuse e i sospetti mossi nei confronti del suo partito.
(da agenzie)
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