Settembre 18th, 2018 Riccardo Fucile
GLI ABUSI CONFERMATI DAI MEDICI, L’UOMO E’ UN ITALIANO DI 51 ANNI… I SOVRANISTI SONO ESENTATI DAI POST DI CONDANNA
Il bidello 51enne di un asilo di Reggio Emilia è indagato dalla procura con l’accusa di aver violentato un bambino di quattro anni nei bagni della scuola. Lo riporta la stampa locale.
L’inchiesta è partita dopo le denunce della madre, che si sarebbe accorta di comportamenti strani del piccolo. E proprio lui, dopo pochi giorni, avrebbe raccontato tutto ai genitori, anche alla luce di alcuni disagi fisici che accusava.
Gli accertamenti sanitari dell’ospedale avrebbero confermato gli abusi sessuali. Da lì è scattata la denuncia ai carabinieri che, su richiesta del pm Stefania Pigozzi, hanno piazzato alcune telecamere all’interno dell’asilo reggiano.
Ieri, durante l’incidente probatorio, è stato nominato dal gip Luca Ramponi il perito che dovrà valutare la capacità di testimoniare del bambino.
L’uomo – che ora sarebbe disoccupato, avendo terminato il suo contratto a termine – nega ogni accusa attraverso il suo avvocato difensore Tommaso Lombardini.
(da agenzie)
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Settembre 18th, 2018 Riccardo Fucile
IL TRIBUNALE DEI MINISTRI INDAGA, INIZIA LA SFILATA DEI TESTIMONI
Per dieci giorni la nave Diciotti non ha trovato un porto in cui sbarcare i migranti salvati al largo
di Malta. A Lampedusa no. A Catania neppure.
Alla fine tutti sono scesi a terra: prima i minori non accompagnati e le donne da curare, poi tutti gli altri.
Chi ha dato lo stop, chi ha impartito gli ordini, chi ha consentito lo sbarco?
La “catena di comando” sembra avvolta dalle nebbie.
Un ordine formale non è stato mai impartito.
Nessuno sembra avere detto chiaramente al comandante della nave, il capitano di fregata Massimo Kothmeir, quale rotta seguire e come gestire i migranti trattenuti a bordo, a parte l’assistenza umanitaria.
Una spiegazione non si trova tra le carte e le testimonianze dell’inchiesta sul ministro Matteo Salvini, unico indagato per sequestro di persona aggravato.
Il Tribunale dei ministri, presieduto da Fabio Pilato, si trova così di fronte a un nodo aggrovigliato e fumoso. Non il primo comunque.
Da giorni i giudici stanno cercando di dare una soluzione al problema della competenza. Resterebbe a Palermo se il luogo in cui è arrivato lo stop fosse, come finora si è creduto, il mare di Lampedusa. Si sposterebbe a Catania se si accertasse che la disposizione sia invece arrivata in quel porto, dove la Diciotti è poi attraccata.
La questione è aperta perchè l’inchiesta non è ancora risalita lungo la scala gerarchica attraverso la quale l’ordine del blocco si sarebbe diramato fino ad arrivare al comandante della nave.
Il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, si è convinto che anche in assenza di un ordine formale la responsabilità del blocco sia del ministro Salvini che sin dall’inizio si era politicamente schierato contro lo sbarco immediato e prima di un accordo sulla distribuzione dei migranti.
Questo non vuol dire, secondo l’orientamento del procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio, che non sia possibile risalire alle responsabilità anche gerarchiche di un ordine illegittimo per quanto non impartito nelle forme dovute oppure soltanto adombrato.
Salvini sarà sentito ma solo nella fase conclusiva dell’inchiesta quando il quadro delle responsabilità dovrebbe essere più chiaro.
Al momento la mancanza di un ordine comporta, come conseguenza inevitabile, un allungamento dei tempi.
I giudici stanno infatti programmando, sui vari fronti della vicenda giudiziaria, una lunga attività istruttoria.
Sul tavolo c’è la richiesta messa a punto dalla Procura distrettuale di Palermo di una serie di esami testimoniali attraverso i quali si cercherà di dare un senso ai contatti di routine tra la Diciotti, i comandi della Guardia costiera e il ministero dell’Interno.
Il nome del comandante della Diciotti, dal quale il tribunale si attende un decisivo contributo chiarificatore, apre la lista delle persone da sentire.
A palazzo di giustizia gira un elenco non ufficiale e neppure definitivo. Comprende, tra gli altri, il capo di gabinetto di Salvini, Matteo Piantedosi, che la Procura di Agrigento aveva qualificato come indagato mentre per quella di Palermo è un teste. E poi i comandanti delle capitanerie di porto di Porto Empedocle e di Catania, il responsabile dell’ufficio circondariale marittimo di Lampedusa, il capo del Dipartimento delle libertà civili, Gerarda Pantalone, e il suo vice Bruno Corda. L’elenco potrebbe diventare più nutrito in relazione alle esigenze di approfondimento e di riscontro dell’inchiesta del Tribunale dei ministri.
Dopo l’interrogatorio di Salvini, che chiuderà la fase degli accertamenti, il passaggio successivo sarà l’archiviazione del caso oppure la richiesta di autorizzazione a procedere da inviare al Senato.
In tutto i giudici hanno 90 giorni di tempo.
(da agenzie).
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Settembre 18th, 2018 Riccardo Fucile
MOAVERO: “SUL DOPPIO PASSAPORTO REVANCHISMO ANACRONISTICO”… SUCCEDE QUANDO SI SCONTRANO DUE VISIONI NAZIONALISTE OTTOCENTESCHE
Il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi non andrà a Vienna per uno degli usuali incontri bilaterali proposto dalla Ministra degli Esteri austriaca.
Lo rende noto la Farnesina. Il motivo: la legge allo studio per conferire il doppio passaporto ai cittadini italiani dell’Alto Adige di lingua tedesca e ladina.
“Un’iniziativa – si legge in una nota – che incrina il clima di serenità e fiducia reciproca, che costituisce la premessa indispensabile per la buona riuscita di questo tipo di incontri”.
Inoltre, l’iniziativa austriaca “risulta difficilmente comprensibile, specie se si considera che tutti gli austriaci e tutti gli italiani già condividono la comune cittadinanza dell’Unione Europea, status ben evidenziato da un’apposita menzione sulla stessa copertina dei loro passaporto. È pertanto davvero curioso – afferma il ministero degli Esteri – che un’iniziativa di questo tipo sia discussa proprio nello Stato, l’Austria, che assicura pro tempore la presidenza Ue”.
Infine, conclude la Farnesina, “dispiace rilevare come, proprio nella ricorrenza del centenario della Prima Guerra Mondiale, funestata dal sangue di tanti italiani e austriaci, l’iniziativa in questione rischi di assumere potenziali caratteri di un revanchismo anacronistico”.
Questo momento di tensione arriva proprio alla vigilia dell’incontro a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il Cancelliere federale austriaco Sebastian Kurz.
(da agenzie)
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Settembre 18th, 2018 Riccardo Fucile
“CI ACCOSTANO AI DEPISTAGGI, MA QUESTA ACCUSA SERVE A CHI NON VUOLE CHE SI VADA AVANTI”
“Sulla strage di via d’Amelio siamo a un passo dalla verità . Mai come ora siamo vicini alla verità .
E questo grazie a me e ad altri magistrati”.
Usa queste parole, davanti al Csm, il pm Nino Di Matteo, per spiegare i passi avanti fatti, nel corso degli anni, per accertare tutta la verità sull’omicidio del giudice Paolo Borsellino e degli uomini della sua scorta.
Il magistrato è stato convocato per un’audizione un’ audizione davanti al Csm nell’ambito del fascicolo aperto sui pm che hanno indagato sulla strage, accusati dalla figlia del magistrato ucciso, di essersi resi responsabili di “anomalie” soprattutto nella gestione del falso pentito Vincenzo Scarantino.
Per arrivare alla verità sulla strage di Via D’Amelio bisognerebbe, secondo Di Matteo “approfondire il furto dell’agenda rossa sulla quale lui scriveva cose ‘molto gravi’, parole sue. Il furto dell’agenda rossa fu la prima azione di depistaggio”.
E, questo atto, continua il magistrato, “non può esser stato compiuto dai mafiosi che hanno sicuramente azionato il telecomando ma non potevano rubare l’agenda”. Così il pm Antonino di Matteo audito dalla prima Commissione del Consiglio superiore della magistratura nell’ambito dell’istruttoria sulla strage di Via D’Amelio.
Sulle indagini e i sui processi fatti nel corso di tutto questo tempo dice: “Non è vero che in 25 anni non si è fatto niente: ci sono state 26 condanne definitive mai messe in discussione”.
E, per questo motivo, continua il pm “non è giusto che questi magistrati siano oggi accostati a depistaggi e questa accusa è strumentale a chi non vuole che si vada avanti” ha aggiunto. Ha fatto poi riferimento ai”prezzi altissimi” pagati da lui stesso e dai suoi familiari per l’accertamento della verità .
(da agenzie)
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Settembre 18th, 2018 Riccardo Fucile
DI MAIO E SALVINI NON HANNO MANTENUTO LA PROMESSA ELETTORALE, OVVIO CHE SIANO INCAZZATE
Dopo la contestazione subita nei giorni scorsi dalle deputate M5S Silvia Chimenti e Lucia Azzolina, duramente criticatee durante la festa del MoVimento 5 Stelle a Settimo Torinese oggi è il giorno della difesa.
L’onorevole Azzolina è sconvolta dagli “insulti” ricevuti da un “piccolo numero di maestre” che sono state “fomentate da mesi di odio sui social” e non “accettano di dover fare un concorso”.
Poco importa che di insulti non ne siano volati e che la contestazione si sia svolta pacificamente.
Così come il fatto che le maestre diplomate siano arrabbiate non dipende da un oscuro complotto contro il governo ma da una situazione si protrae da parecchio tempo e che non è stata assolutamente risolta dal governo del cambiamento.
Quando il MoVimento chiedeva che tutti i diplomati potessero rientrare nel piano assunzioni
La vicenda dei diplomati magistrali è rimasta infatti invariata dopo l’approvazione del Decreto Dignità che ai 50mila diplomati magistrali dà solo supplenze brevi.
Secondo un dossier di Tuttoscuola pubblicato dal Corriere della Sera infatti dei 6.669 contratti a tempo indeterminato firmati nel 2017-18 grazie all’ammissione provvisoria alle graduatorie, non se ne salverebbe uno e delle circa 2.600 supplenze annuali neppure. È naturale quindi che i diplomati magistrali siano arrabbiati col governo, così come lo sono stati con il governo precedente.
La differenza è che sia Salvini che Di Maio avevano promesso di risolvere la questione.
Silvia Chimenti però punta tutto sul fare chiarezza per spiegare alle maestre diplomate che il M5S non ha mai promesso di riaprire le graduatorie ad esaurimento (le GAE) nè in cinque anni di legislatura i pentastellati hanno presentato emendamenti per chiederne la riapertura.
Nel 2013 però la Chimenti aveva presentato, assieme alla collega Marzana, un’interpellanza “sul valore abilitante del diploma magistrale”.
Nell’interrogazione si chiedeva al ministro dell’Istruzione di consentire «l’inserimento nella seconda fascia di istituto dei docenti di scuola dell’infanzia e di scuola primaria in possesso dei titoli conseguiti entro l’anno scolastico 2001-2002, riconoscendo il pieno valore dell’abilitazione all’insegnamento in tali ordini di scuola e conseguentemente annullare l’attivazione dei corsi PAS per i suddetti docenti».
Se di colpa si deve per forza parlare allora è di chi è venuto prima.
Ed è vero che il M5S non ha mai scritto nel programma elettorale che avrebbe assunto tutti i diplomati magistrali. Ma è anche vero che i pentastellati hanno spesso e volentieri lisciato il pelo alle maestre e ai mastri diplomati.
Ad esempio nel 2015 in un comunicato firmato dalla stessa Chimenti e da Luigi Di Maio i due deputati pentastellati annunciavano «faremo pressione sul MIUR affinchè tutti i diplomati possano rientrare nel piano di assunzioni in atto».
Sempre nel 2015 gli eurodeputati pentastellati presentarono un’interrogazione al Parlamento Europeo per chiedere l’inserimento nelle GAE dei diplomati magistrali. Nel 2016 al Consiglio Regionale della Lombardia il M5S presentava una risoluzione per chiedere «l’inserimento nelle graduatorie a esaurimento di TUTTI gli insegnanti abilitati, diplomati nelle scuole magistrali e nei licei psico-socio pedagogici ante 2002».
Un anno prima, nel 2014, la Chimenti spiegava il piano quinquennale di assunzione per “assumere in tutti i posti vacanti disponibili” per assorbire “circa 250 mila docenti in cinque anni” prevedendo anche la limitazione del numero di alunni per classe (previsto anche nel programma elettorale 2018) in modo da aumentare il numero delle cattedre.
C’è poi Beppe Grillo che ad inizio di giugno prometteva a modo suo (ovvero in modo molto vago) di aiutare le maestre e di ripensare la scuola “nei contenuti, nella didattica”
Quando Di Maio prometteva che avrebbe risolto il problema dei diplomati abilitati
Tutto questo per dire che il M5S ha continuato a dare speranze ai diplomati abilitati. Poco più di un mese fa a Pescara Luigi Di Maio ricordava di aver promesso che avrebbe dato una mano ai maestri diplomati abilitati «vi dovete fidare di me, perchè nessuno vuole mandarvi a casa e nessuno vuole compromettere le vostre aspettative di lavoro».
Il Capo Politico del MoVimento 5 Stelle prometteva che «adesso ci metteremo una toppa» sulla sentenza del Consiglio di Stato e che si sarebbe messo al lavoro «per migliorare al massimo gli effetti di quella sentenza».
Qualche giorno dopo la senatrice Barbara Floridia ribadiva in Aula a Palazzo Madama che il M5S stava con le maestre “anche adesso che stiamo al governo”.
Il problema è che ovviamente fare promesse ai diplomati magistrali abilitati rischia di alienare le simpatie (e i voti) dei laureati che hanno superato il concorso e che chiedono di essere assunti.
Fino a che il MoVimento è stato all’opposizione è stato facile accusare gli altri di non tutelare i diritti dei lavoratori della scuola.
Ma ora che l’onere della decisione spetta ai pentastellati improvvisamente ci si accorge che non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca.
A Pescara Di Maio diceva di non avere la bacchetta magica ma ricordava che la cifra distintiva del suo partito era quello di essere sempre pronto e disponibile all’ascolto, fuori dalle fabbriche o altrove
Non appena però qualcuno si è azzardato a rinfacciare al partito di quelli che ascoltano che le istanze dei diplomati magistrali non sono state prese in considerazione ecco che le deputate Chimenti e Azzolina si rifugiano dietro il “siamo state insultate” e il “vatti a leggere il programma elettorale”.
L’idea di dialogo della Azzolina, che dice di essere stata vittima di “offese inenarrabili” (ironico, per una eletta con il partito del VAFFANCULO), è “BASTA ACCUSE”.
Che vuol dire? Solo complimenti?
(da “NextQuotidiano”)
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