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PAOLA NUGNES (M5S): “MOVIMENTO GOVERNATO CON LA DITTATURA DELLA MAGGIORANZA, QUESTA NON E’ DEMOCRAZIA”

Maggio 30th, 2019 Riccardo Fucile

“IL VOTO SU ROUSSEAU E’ SOLO UNO STRUMENTO DI RATIFICA”

Nel giorno in cui gli elettori M5S sono chiamati al voto di fiducia verso il capo politico Luigi Di Maio sulla piattaforma Rousseau, TPI ha intervistato Paola Nugnes, senatrice del Movimento Cinque Stelle.
Nugnes è tra le voci che si sono espresse in modo più critico verso la gestione del partito da parte di Di Maio, il quale ha incassato invece l’appoggio di Beppe Grillo e di Davide Casaleggio.
Senatrice, cosa pensa del voto su Di Maio attraverso la piattaforma Rousseau?
Il voto sulla piattaforma è solo uno strumento di ratifica. Non c’è dibattito, la domanda è binaria: sì o no. Ed è una domanda retorica. Tranne in casi estremi prevede sempre un plebiscito. Gli affezionati, che vogliono sostenere il Movimento Cinque Stelle al governo, voteranno sempre in quella direzione. Gli altri si asterranno. Non parteciperanno proprio alla tornata.
Questo si è verificato già  molte volte.
Io sarei stata felicissima di aver messo su una piattaforma capace di contraddirmi, perchè avrebbe dato senso alla vera democrazia partecipata che volevo instaurare. Invece c’è stata una chiusura e un blindare lo strumento.
A parte le critiche allo strumento, reputa giusta la scelta di rimettere la scelta agli elettori M5S?
No, non è il modo. È stato fatto anche in maniera molto precipitosa, prima di sentire i parlamentari, gli europarlamentari, prima di tastare il polso anche nei territori, che danno dei segnali molto forti di necessità  di un cambiamento. Non chiedono la testa di Di Maio, si è voluto personificare e concentrare su Di Maio tutta la questione, che in realtà  non è su di lui. La questione è organizzativa e strutturale, poi ha delle conseguenze anche sui risultati. Però questo non si è voluto ascoltare. Ieri hanno fatto le 4 di mattina al dibattito, ma non è uscita neanche nei telegiornali la posizione difforme da quella dettata dalla struttura. È un sistema estremamente blindato, dove c’è una dittatura della maggioranza. Questa maggioranza è condizionata dal fatto che tutto viene deciso da una sola testa. Chiunque voglia partecipare, anche con le migliori intenzioni, è sotto la soggezione di dover far parte di questa maggioranza. Ma la dittatura della maggioranza non è democrazia. La democrazia è quando si riescono a tenere in conto tutte le parti che compongono il proprio corpo, anche in parlamento. Io per esempio faccio parte ancora del gruppo Cinque Stelle che sostiene la maggioranza, ma sono stata sollevata dal lavoro parlamentare come è successo in Commissioni riunite XIII e VIII sul decreto sblocca cantieri, dove sono stata sostituita da un’altra collega che sicuramente avrebbe votato in modo conforme sempre e comunque. Quando non si tiene in debito conto chi fa parte della propria maggioranza si sta imponendo una parte, e questo non fa parte della democrazia.
A cosa è dovuto questo approccio?
Dipende molto dal fatto che non esistono strutture intermedie di rappresentanza di tutte le parti. Chi dirige non è destituibile, non ci sono assemblee nazionali. Non c’è il corpo, c’è solo la testa, che comanda su tutto: dall’emendamento alla scelta della lista, alla domanda su Rousseau, anche a decidere se una votazione va rifatta. Questo è esattamente l’opposto di quanto il Movimento si era proposto di realizzare con la democrazia diretta.
Cosa è uscito fuori dall’assemblea di ieri?
È stato chiesto, anche dalle parti “dissidenti”, di non arrivare al voto su Rousseau, perchè sarebbe stata solo una ratifica inutile e che il punto era discutere di tutta la struttura, non della sola posizione di Di Maio. Lui copre due ruoli inconciliabili dal punto di vista costituzionale, anche se la prassi corrente con Berlusconi ci ha insegnato che questo può accadere (ma noi l’abbiamo sempre contestato). Ossia che il capo politico del gruppo parlamentare sia anche un soggetto importante nell’esecutivo. La distinzione dei poteri è fondamentale, ma per dare forza anche alla proposta. Il parlamento, se viene lasciato lavorare in una dialettica forte anche col proprio esecutivo, può portare a segno degli obiettivi più alti. Nel momento in cui invece tutto si concentra nella posizione di uno o di pochi, e non si fa lavorare il parlamento, si indebolisce anche la posizione dello stesso esecutivo, perchè non ha una contrattabilità  con l’altra parte. Mi spiego meglio, in Consiglio dei ministri se Luigi rappresenta il tutto, mostra all’altro che, sfondato lui, si è ottenuto tutto. Se Luigi avesse potuto farsi forza di una controparte parlamentare che per la Costituzione deve essere vigile sull’operato dell’esecutivo, avrebbe potuto far intendere al contraente di minoranza che sfondato lui avrebbe trovato il parlamento, e che quindi sarebbe stato inutile andare oltre un certo limite, perchè il parlamento lo avrebbe fermato. Invece Salvini ha capito che sfondato il limite posto da Di Maio non avrebbe trovato ostacoli, perchè lui gliel’ha assicurato più volte. Di Maio è profondamente convinto che per governare bisogna controllare il parlamento, ma questa è una convinzione errata, fondata su presupposti lontani dallo Stato di diritto e dalla Costituzione.
Il consiglio dei 5 “saggi” proposto da Di Maio potrebbe essere una soluzione?
No, io già  nel 2014 quando si fece il direttorio lo valutai come una tappa che poteva essere utile ad arrivare a un’organizzazione interna più democratica. Ma se queste figure vengono scelte sempre dal sistema centrale, è a lui che rispondono. È sempre la stessa voce che viene amplificata.
Però si parla di coinvolgere anche Fico.
Fico già  fu coinvolto, però se poi viene messo nell’impossibilità  di fare effettivamente la differenza non c’è granchè. Bisognerebbe che fossero delle figure elette e anche destituibili.
Non va bene arrivare sulla piattaforma e dire: questi sono i 5 che abbiamo deciso. Sì o no?
Questo poteva essere un primo passo nel 2014, ma non oggi.
Lei cosa propone?
Di tornare indietro sullo statuto del 2017, che ha abiurato lo statuto del 2009. Da lì partire con una fase costituente, stabilire una carta di valori e principi non contrattabili, perchè non bastano solo gli obiettivi. Un esempio: se io dico che sono a favore delle fonti rinnovabili, ma poi per raggiungere questo obiettivo mi dici di sparare in fronte a un petroliere, allora non sono d’accordo. Come ha detto Fico, dobbiamo capire chi siamo, quali sono i nostri principi, che sono poi quelli costituzionali. Se per fare il reddito di cittadinanza, che era dovuto al popolo italiano, abbiamo dovuto cedere alla chiusura dei porti e a tenere delle persone in mare in ostaggio, in condizioni di disagio inimmaginabile, lo trovo atroce. Non credo che si possa pensare che per ottenere un diritto si possano mettere i piedi sulla testa di qualcun’altro. Il Movimento deve chiarire a se stesso cosa è, ma mi sa che non c’è questa intenzione. Si parla, si dicono tante cose, ma alla fine non si esce dallo staff della Casaleggio Associati, che in maniera contestabile e indiscutibile decide per tutti.
Se la posizione di Di Maio sarà  ratificata, lei e gli altri “dissidenti” cosa pensate di fare?
Per me non cambia niente, semplicemente non si è affrontato il problema. Io ormai ho una posizione radicale, che ho dichiarato e che è frutto di un percorso graduale durato anni. Fare una votazione online su chi espellere, senza distinzioni, ma solo con un “sì” o un “no” era sicuramente qualcosa di grave, ma era limitato all’organizzazione interna di un partito. Chiedere invece sulla piattaforma di votare “sì” o “no” all’autorizzazione a procedere per Salvini, ha una ricaduta sul paese molto più grande e un’incidenza devastante sullo Stato di diritto, se gestita male. Se tutto questo non è ristrutturabile io ne prendo atto e non posso più esserne parte. Mi dicono: allora esci dal Movimento. Ma dove vado? Non c’è un partito in grado di cogliere le istanze che una volta erano del Movimento. Non c’è più il Movimento come era una volta.
Ma se a uscire fosse un numero consistente di parlamentari forse qualcosa accadrebbe.
No, ognuno è in un punto diverso di questo percorso. Finora non ci siamo organizzati perchè nessuno di noi crede di poter imporre su un altro una linea. C’è rispetto reciproco del percorso interiore fatto. Io penso di essere, tra coloro che sono ancora dentro, la più esterna. Molti altri sono in posizioni di mediazione, ancora con la speranza di poter cambiare dall’interno. Per quanto mi riguarda penso invece, con questa ultima esperienza, che non ci sia più nessuna possibilità  di poter cambiare dall’interno. Spero di essere smentita, sarei felicissima di poter ritrovare il mio Movimento, perchè all’interno ci sono ancora tante energie positive, che potrebbero fare molto per il paese. La paura di distruggere tutto le tiene silenti, ma non so quanto potranno durare. Ho visto molta gente allontanarsi in questi anni, perchè ha compiuto prima di me questo per corso. Tanti non si sono ricandidati. Se io non fossi stata così vicina a Roberto Fico non mi sarei ricandidata, e assieme a me altri. Se avessi saputo tutto questo invece non mi sarei ricandidata. Mi chiedono: ma allora perchè non dai le dimissioni? Io credo nella dialettica e credo, dagli stimoli e dalle risposte che ricevo, di rappresentare una parte consistente ma minoritaria della nazione. La narrazione del nostro paese è sicuramente peggiorata, ma proprio per questo bisogna resistere: le voci minoritarie che nel frastuono dicono qualcosa di diverso sono necessarie.
Voterà  sulla piattaforma Rousseau oggi?
Non ha molto senso farlo, ma non lo escludo del tutto. Molti non votano proprio perchè non intendono partecipare a questo meccanismo.

(da TPI)

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IL VOTO FARSA SU ROUSSEAU PER NON SI SA CHE COSA

Maggio 30th, 2019 Riccardo Fucile

COME SE IL PROBLEMA FOSSE ORGANIZZATIVO E NON DI LINEA POLITICA E COERENZA.. LA RUOCCO CRITICA, IL PD IRONIZZA

Il voto online per confermare o meno la leadership di Luigi Di Maio è partito stamattina e sulla piattaforma Rousseau si potrà  votare fino alle 20, al netto dei malfunzionamenti del sistema.
All’indomani della riunione dei parlamentari cinquestelle sulla sconfitta alle europee, in un post sul blog delle Stelle Di Maio ricorda agli iscritti di votare e rassicura sull’unità  interna al Movimento: “Alessandro Di Battista è un fratello e un compagno di viaggio, così come lo è Roberto e lo sono molti altri”, afferma.
E aggiunge: “Ieri abbiamo ritrovato lo spirito, sebbene non avessimo mai perso la forza, nè il coraggio – dice Di Maio – Ci siamo detti che ora è importante fare uno scatto, trovare un’organizzazione più adeguata, dare più spazio e ascolto ai territori, ultimamente abbandonati. E di questo mi scuso ancora una volta personalmente. Sono io per primo che me ne assumo le responsabilità “.
Ma nel M5s non tutti sono allineati. Questa mattina, nella trasmissione Circo Massimo in onda su Radio Capital, la deputata pentastellata Carla Ruocco ha sottolineato come “il problema è che il Movimento 5 stelle ha sempre detto che anche un doppio incarico fa deconcentrare rispetto all’incarico principale. Qui ce ne sono quattro. Secondo me è più che normale e legittimo, in un momento in cui il Paese è in difficoltà , chiedersi se sia opportuno che una sola persona concentri tutti questi incarichi, anche alla luce di un risultato elettorale che ha visto deluse 6 milioni di persone. Secondo me non lo è”.
Netta la posizione anche della senatrice dissidente Elena Fattori, che già  ieri aveva rimarcato come Di Maio “non è Berlinguer. Se vuoi trasformare un movimento in un partito verticistico – osserva Fattori – devi almeno avere una classe dirigente di fenomeni. Ed è evidente che il M5s questi fenomeni non ce li ha. Il M5s funzionava perchè aveva un’intelligenza collettiva. Se vuoi fare il capo e tenerti due ministeri devi essere una cima: lui a 32 anni non aveva l’esperienza e neppure lo spessore”. E sul voto attraverso la piattaforma Rousseau aggiunge: “Io non voto proprio perchè è del tutto inutile. Questo voto è solo un paravento, una trovata comunicata per uscire dall’angolo. Se Luigi voleva fare un passo indietro lo faceva e basta”.
Anche il Pd denuncia che il voto su Rousseau è una farsa, “un finto tribunale di popolo”,   come si legge su Democratica. Al punto che c’è chi fa dell’ironia, come il senatore dem Antonio Misiani che su Twitter scrive: “Inizia sulla piattaforma Rousseau il voto ‘per confermare la fiducia a Luigi Di Maio’. Ecco cosa compare a chi vota ‘no'” e posta l’immagine “Sintax error”.

(da agenzie)

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CIAO CIAO: RIXI CONDANNATO A 3 ANNI E 5 MESI, BRUZZONE (LEGA) 2 ANNI E 10 MESI, MATTEO ROSSO (FDI) A 3 ANNI E 2 MESI

Maggio 30th, 2019 Riccardo Fucile

TUTTI DECADUTI PER LA LEGGE SEVERINO… RIXI SBAGLIA INTERLOCUTORE: CONSEGNA LE DIMISSIONI A SALVINI NON A CONTE

Il viceministro della Lega Edoardo Rixi è stato condannato a tre anni e cinque mesi per peculato e falso dal Tribunale di Genova nel processo delle Spese Pazze in Regione Liguria.
Il pm Pinto aveva chiesto tre anni e quattro mesi.
Per Rixi il Tribunale ha stabilito l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, provvedimento che viene sospese se il diretto interessato presenta ricorso.
Il giudice ha disposto anche la confisca nei confronti di Rixi di 56.807 euro. Immediate le reazioni di Rixi: “Ho già  consegnato nelle mani di Matteo Salvini le mie dimissioni”.
Nel filone sono 19 in tutto le condanne compresa quella che riguarda il senatore Francesco Bruzzone, anche lui leghista, già  presidente del consiglio regionale ligure,   condannato a due anni e 10 mesi.
Il sindaco di Alassio Melgrati è stato condannato a due anni, undici mesi e 15 giorni ed è quindi stato anch’esso sospeso dalla carica di sindaco.
Matteo Rosso, consigliere regionale di Fdi, è stato condannato a tre anni, due mesi e 15 giorni e anche lui sospeso in applicazione della legge Severino.
Per l’accusa, i consiglieri regionali dei vari partiti si sarebbero fatti rimborsare con soldi pubblici, spacciandole per spese istituzionali, cene, viaggi, gite al luna park, gratta e vinci, ostriche, fiori e biscottini.
In alcuni casi, sempre secondo l’accusa, venivano riciclate ricevute lasciate da altri avventori. Alla Lega di Rixi sono state contestate, fra le altre cose, le numerose birre acquistate a Pontida in occasione delle feste del periodo di Bossi, gli inspiegabili quindici scontrini di fila emessi in uno stesso giorno dal Caffè dell’Angolo di Mondovì, i 1774 euro spesi nella pelletteria di lusso a Tolentino, agli acquisti al ” Chocolate Town” all’Outlet di Serravalle.
C’erano anche le molteplici ricevute del ” Quadrifoglio”, il ristorante di Carcare preferito dal consigliere Maurizio Torterolo. Quest’ultimo ha inguaiato non poco i due ex colleghi Rixi e Francesco Bruzzone, attualmente senatore. Torterolo ha infatti patteggiato due anni proprio per una serie di contestazioni che condivideva con Rixi.

(da agenzie)

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QUANDO SI VOTA PER LE ELEZIONI POLITICHE? IL RICHIAMO DI MATTARELLA

Maggio 30th, 2019 Riccardo Fucile

SI POTREBBE TORNARE ALLE URNE A FINE SETTEMBRE

Quando si vota per le elezioni politiche? I colloqui tra Conte, Di Maio, Salvini e Mattarella avvicinano pericolosamente la data delle prossime urne, che potrebbero arrivare già  a settembre. Il retroscena di Ugo Magri sulla Stampa parla proprio delle decisioni eventuali del Quirinale:
Nelle alte sfere istituzionali hanno cerchiato un paio di date: domenica 22 settembre o quella subito successiva.
Votando entro fine mese ci sarebbe qualche ragionevole chance di mettere in piedi un governo subito dopo i Morti. Di lì a fine anno resterebbe il tempo sufficiente per approvare la manovra economica 2020: e tutti sanno quanto Mattarella ci tenga a onorare le scadenze su cui ci giudicano i creditori. Ma per chiamare i cittadini a pronunciarsi a settembre, la legge parla chiaro: le Camere vanno sciolte non oltre i 70 giorni dalle elezioni.
In altre parole, il presidente della Repubblica dovrebbe decretare il «tutti a casa» dopo la metà  di luglio, prima non sarebbe consentito.
Dunque adesso è presto per scatenare l’ambaradam della crisi. Lo scontro finale dovrà  aver luogo come minimo tra un paio di settimane, forse addirittura tre.
Tanto Salvini quanto Di Maio lo sanno perfettamente, figurarsi se lo ignorano sul Colle. Dove le rassicurazioni di Conte sulla durata del governo sono state ascoltate con l’educazione che sempre regna lassù.       hyundai.i
Marzio Breda sul Corriere scrive più o meno le stesse cose, aggiungendo la preoccupazione per la lettera della UE:
Dunque, basta proclami, qui come con Bruxelles. Quel che serve– questo il senso della sua raccomandazione– è dare subito segni di condivisa consapevolezza, chiamiamoli così. In primo luogo nella replica (entro domani) alla missiva della Commissione che ci ha messo in mora sul percorso di rientro del debito pubblico.
E poi (il 5 giugno) nell’affrontare le raccomandazioni sul Def, nell’ambito del semestre europeo, sull’andamento dei conti. Per inciso: la tenaglia tra deficit e debito, fatto un sommario calcolo che al Quirinale ben conoscono, potrebbe costarci 50 miliardi abbondanti ogni anno. Da oggi fino al 2023, compreso.Uno sforzo mostruoso.

(da “NextQuotidiano”)

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IL M5S SACRIFICA TONINELLI: “COSI’ CI SALVIAMO SULLA TORINO-LIONE”

Maggio 30th, 2019 Riccardo Fucile

L’ENNESIMO TRADIMENTO DEGLI ELETTORI SARA’ SULLA TAV

Era una notte buja et tempestosa quando il MoVimento 5 Stelle decise di salvarsi dall’emorragia di sei milioni di voti nell’unico modo possibile: con il sacrificio umano di Danilo Toninelli.
Racconta Paola Zanca sul Fatto che il ministro delle Infrastrutture è sul banco degli imputati:
Non per le gaffe, ormai passate nel dimenticatoio, ma proprio per i contenuti: se Salvini vuole il sì al Tav —la macchina è già  in moto, per fermarla una volta per tutte servirebbe un voto del Parlamento — tanto vale che ci metta la faccia lui. […] Cosi , nelle valutazioni delle ultime ore, anche il posto di Toninelli è finito sul banco delle offerte agli alleati che si sono fatti grandi.
Perchè, esattamente al contrario di quello che va dicendo Salvini, i Cinque Stelle possono cedere sui posti ma non sul programma: il Contratto non si può riscrivere, al massimo si potranno fare concessioni ai leghisti nei punti in cui era stato scritto in modo sufficientemente vago da permettere interpretazioni. Come nel caso del Tav, appunto: un progetto — recita l’accordo gialloverde — da “ridiscutere integralmente nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia”.
Il MoVimento 5 Stelle quindi cominciò il sacrificio di Toninelli. In una notte senza luna, la Gran Sacerdotessa Virginia Saba diede il via al rito invocando tre volte Gianroberto Casaleggio e ottenendo così la materializzazione di un sito internet che non stava su nemmeno dieci secondi; seduto sul suo scranno fatto di violazioni della privacy su Rousseau, Davide Casaleggio mostrò il pollice come Commodo nel Gladiatore e lo piegò verso il basso; a quel punto Di Maio procedette mentre Di Battista dimenava le chiappe in una sfrenata danza tribale sulle note della mazurka di periferia di Raoul Casadei.
E al verso “Ci basta un Grillo per farci sognare” Egli si materializzò e disse: “Ok, mettiamo Sibilia al suo posto”. E fu così che finì tutto in vacca.

(da “NextQuotidiano”)

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IL LEGHISTA GARAVAGLIA SPIEGA CHE ABBASSERA’ LE TASSE AI POVERACCI CHE GUADAGNANO 100.000 EURO L’ANNO

Maggio 30th, 2019 Riccardo Fucile

A “PORTA A PORTA” HA PARLATO IL NUOVO GENIO DELL’ECONOMIA

In uno spezzone della trasmissione Porta a Porta potete ammirare il viceministro all’Economia Massimo Garavaglia che spiega a Bruno Vespa e Carlo Calenda come la flat tax abbasserà  il carico fiscale nei confronti di coppie che guadagnano anche 100mila euro l’anno.
“Per ripartire abbiamo bisogno di dare una scossa, perchè quando i tuoi competitori abbassano le tasse devi farlo anche te”, dice Garavaglia che dimostra così di essere un nuovo genio dell’economia, di quelli che il mondo ci invidierà  per anni: gli manca soltanto di spiegare chi siano i competitori che hanno abbassato le tasse (gli USAhahahaha?) e perchè quando i tuoi competitori invece abbassano il debito tu lo alzi.
Infine Garavaglia spiega che è il ceto medio che ha subito un depauperamento e a loro vanno restituiti i soldi delle tasse. Ma chi guadagna 50mila euro l’anno non è ceto medio, gli dice qualche pericolo sovversivo in trasmissione.
Ma non importa: basti pensare che Garavaglia è viceministro in quota Lega perchè ha una collega che si chiama Laura Castelli. Ho finito, vostro onore.

(da “NextQuotidiano”)

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LE RICARICHE DEL REDDITO DI CITTADINANZA IN RITARDO: I SOLDI SONO FINITI

Maggio 30th, 2019 Riccardo Fucile

SCARPA SINISTRA PRIMA DEL VOTO, PER QUELLA DESTRA C’E’ TEMPO

Gli accrediti del reddito di cittadinanza sono in ritardo dopo le elezioni europee.
Il che non dovrebbe costituire una sorpresa, visto che la regola è sempre stata quella della scarpa sinistra prima del voto e di quella destra dopo, ma con sei milioni di voti in meno significa che qualcuno non ha rispettato la promessa.
E così, mentre i soldi sono finiti le ricariche del reddito di cittadinanza sono in ritardo. Il primo accredito ad aprile, avvenuto in una data variabile a seconda dei tempi dell’iter burocratico, sarebbe stato seguito con ogni probabilità  da un secondo accredito un mese dopo. Ma così non è stato, racconta Il Mattino:
I tempi delle “ricariche” — come vengono definite da alcuni addetti ai lavori le erogazioni del denaro sulle card — si sono allungati. Dall’Inps fanno sapere che i pagamenti si verificheranno tutti tra fine maggio e i primi di giugno. Ma la spiegazione non convince. «Non ho ancora ricevuto nulla — spiega Gennaro, 49 anni, di Marano — nonostante mi avessero garantito in un primo momento che, dopo il primo accredito del 20 aprile, ce ne sarebbe stato un secondo il 20 maggio. Ieri ho chiesto spiegazioni all’Inps, tramite il Caf.       hyundai.it
Mi hanno risposto di aver disposto il pagamento il 27 maggio ma fino a questo momento la ricarica non è pervenuta. Mi auguro che si tratti solo di un ritardo dovuto al passaggio della somma dall’Inps alla posta. Per me è un problema perchè i soldi che avevo avuto ad aprile sono finiti presto. Ora devo fare i conti con le tutte le spese quotidiane della mia famiglia, a partire dall’affitto, e non so come andare avanti. Sono disoccupato da 2 anni. Speriamo che si tratti di un fatto episodico.Con il reddito di cittadinanza pensavo di poter risolvere tanti problemi. Eppure mi avevano garantito che i soldi sarebbero arrivati ogni 30 giorni. La mia famiglia non può attendere».
Cosa sta accadendo? L’erogazione del sussidio dipende solo dall’Inps. Nelle ultime settimane alcuni dei percettori delle somme comprese tra i 40 e i 50 euro al mese hanno fatto sapere di voler rinunciare. Ma le norme non prevedono, per ora,la possibilità  di una rinuncia. L’Inps sta valutando la possibilità  della predisposizione di un modulo. Forse i tanti problemi hanno rallentato l’istituto.

(da “NextQuotidiano”)

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SEA WATCH FILMA MIGRANTE CHE ANNEGA MENTRE A POCHE MIGLIA UNA NAVE DELLA MARINA MILITARE ITALIANA NON INTERVIENE

Maggio 30th, 2019 Riccardo Fucile

IN TUTTO IL MONDO ORA SAPRANNO CHE IL GOVERNO ITALIANO HA DATO L’ORDINE DI LASCIARLO ANNEGARE

Un filmato girato lo scorso 23 maggio da un aereo della ong tedesca Sea-Watch, pubblicato online in esclusiva sul sito di “Repubblica”, documenta il momento drammatico in cui un migrante finito in acqua annaspa, diventa un’impercettibile increspatura di onda, e poi, privo di forze, si lascia inghiottire dal blu acceso del mar Mediterraneo.
Accanto a quell’uomo con la camicia bianca c’è il gommone semi affondato, ma ancora gravido dei suoi passeggeri aggrappati ai tubolari. E’ partito dalle coste della Tripolitania, presumibilmente. Sarà  una motovedetta libica, la Fezzan, a recuperare chi ha avuto la fortuna di rimanere a galla. Non si sa quanti ne abbia presi, nè in quale centro di detenzione li abbia riportati. Stando ai report di missione della Sea-Watch, però, si sa che non lontano c’era una nave militare italiana, la Bettica, che forse avrebbe potuto raggiungere i naufraghi prima della guardia costiera libica e salvarli tutti. Ma non lo ha fatto. Perchè?
Il 23 maggio, dunque. E’ mattina. Il tratto di Mediterraneo nella zona Search and Rescue di responsabilità  libica è calmo, il vento è clemente. Una di quelle giornate, insomma, perfette per i trafficanti di uomini per riavviare la macchina da soldi e lanciare i gommoni verso le coste dell’Italia.
Sopra la Sar libica sta volando Moonbird, uno dei due apparecchi leggeri da ricognizione che lavorano con Sea-Watch. Intorno alle 10.00 (fuso orario di Greenwich, ndr) ha avvistato un gommone in navigazione verso nord, con un’ottantina di migranti a bordo, e per due ore di seguito i tedeschi della ong tentano di contattare il Centro di coordinamento soccorsi di Tripoli. Invano.
“Li abbiamo chiamati più volte al telefono, non ha risposto nessuno. Alla fine gli abbiamo mandato una mail alle 12.22, con le coordinate del gommone”.
A circa 25 miglia di distanza, c’è il pattugliatore d’altura P492 Bettica della Marina militare, che incrocia in direzione nord-est.
O almeno così è quello che rileva Moonbird dall’alto, con la propria strumentazione. Alle 11.30 registrano un cambio di rotta della Bettica: il pilota la vede virare e puntare a sud, come se fosse stata avvertita da qualcuno e si apprestasse ad effettuare il recupero. Dopo poco, però, torna sulla rotta originaria, nord nord-est.
Un buco di 52 minuti
A quel punto Sea-Watch fa decollare l’altro aereo con cui collabora nelle operazioni di ricognizione, il Colibrì dei francesi Pilotes Volontaires. Sorvolando di nuovo il gommone, si accorgono che uno dei tubolari si è sgonfiato, e non è ancora affondato solo perchè i migranti lo stanno sorreggendo con una cima. L’imbarcazione è in avaria irreversibile, non ci sono dubbi. Per metà  è già  sott’acqua.
Quindi – siamo alle 13.03 – l’aereo lancia via radio il mayday relay, il segnale internazionale di richiesta di soccorso urgente a chiunque si trovi nelle vicinanze. Appena un minuto dopo, risponde proprio la Bettica.
Se i rilievi della Sea-Watch sono corretti, il pattugliatore militare italiano si trova a meno di trenta miglia a nord dal gommone: considerando una velocità  di 25 nodi, potrebbe raggiungerlo in un’ora. “Colibrì, this is P492…”, si sente alla radio.
La comunicazione però si interrompe subito dopo, non c’è il tempo di capire cosa sanno i marinai italiani e cosa intendano fare. “Abbiamo riprovato diverse volte a rimetterci in contatto con la Bettica, abbiamo usato anche le frequenze dell’aviazione”, spiegano dalla ong tedesca. “Ci hanno sentito e risposto da Malta, ma non dalla Bettica che pure era molto più vicina”.
Il pattugliatore della Marina si rifà  vivo solo alle 13.55 – 52 minuti dopo – comunicando alla Sea-Watch che la Fezzan, la motovedetta libica, si sta dirigendo sul posto e che loro stanno mandando un elicottero.
La Bettica ha virato verso sud, è a 35 miglia di distanza dal gommone, circa 64 chilometri. Ma ormai è tardi. Il velivolo della ong si riporta in zona e uno degli operatori a bordo riprende con il proprio cellulare il momento in cui i migranti si buttano in acqua. Tra essi l’uomo con la camicia bianca che vedono sparire nel mare.
Il “no comment” della Marina
Con il video e la tabella degli orari, Sea-Watch ha ricostruito ciò che è successo prima dell’arrivo della motovedetta libica, montando un filmato-denuncia che lascia aperta una domanda. Quell’uomo, e altri che potrebbero essere annegati nell’attesa, potevano essere salvati?
“Repubblica” ha contattato il comando della Marina, per avere chiarimenti sulla rotta seguita dalla nave Bettica e sulle eventuali comunicazioni intercorse con il Centro soccorsi di Tripoli.
La risposta è stata un “no comment”, con rimando al tweet apparso sul profilo della Marina alle 17.12 ora italiana del 23 maggio. “Avvistato natante in difficoltà  da ong Colibrì. Nave Bettica a 80 km invia proprio elicottero in zona per supporto. Con elicottero in zona ha constatato avvenuto recupero migranti da motovedetta libica in zona sar libica”. Caso chiuso, per loro.
Sea-Watch, invece, non fa mistero di ritenere che quei 52 minuti di “buio radio” dopo il segnale di mayday relay siano in realtà  serviti alla Bettica per allontanarsi ed evitare di prendere a bordo i naufraghi, cosa che avrebbe potuto generare l’ennesima frizione tra il ministro dell’Interno Salvini e la ministra della Difesa Trenta, come avvenne il 9 maggio scorso in occasione del salvataggio   di 36 migranti in zona Sar libica effettuato da una nave militare italiana.
Ancora ieri la ong tedesca ha denunciato di nuovo l’apparente inerzia di un altro pattugliatore della Marina, la Cigala Fulgosi, che avrebbe sfiorato di nove miglia un gommone con 80 migranti, tra cui alcuni bambini, limitandosi a mandare un elicottero. “Con gli elicotteri non si salva chi affoga”, osservano quelli di Sea Watch.

(da “La Repubblica”)

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24 ORE PRIMA DI INTERVENIRE: CHI HA DATO ORDINE ALLA NAVE MILITARE ITALIANA DI NON SOCCORRERE IL GOMMONE ALLA DERIVA?

Maggio 30th, 2019 Riccardo Fucile

LA MAGISTRATURA ITALIANA E LA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA APRANO UN’INCHIESTA

Colpa di chi ha trasformato il Mediterraneo in un deserto nel quale le navi tardano a intervenire aspettando la sedicente Guardia Costiera libica.
Nave ‘Cigala Fulgosi’ della Marina Militare è intervenuta – ma in grande ritardo – in soccorso dei migranti a bordo del gommone che da ieri si trovava in difficoltà  al largo della Libia
Il recupero dei circa novanta a bordo è in corso.
Alarm Phone aveva comunicato su Twitter di essere stato contattato mercoledì sera “da una barca in difficoltà  al largo della Libia. Le 90 persone a bordo hanno visto vari velivoli e un elicottero militare nelle vicinanze.
Considerando la descrizione dalla barca crediamo sia la stessa già  avvistata da Moonbird”, il velivolo di ricognizione della Ong Sea Watch.
“Le autorità  sono state informate della barca in difficoltà ” mercoledì mattina, sostiene Alarm Phone, “un’imbarcazione della Marina italiana ha monitorato la situazione da vicino ma non ha offerto assistenza. Condanniamo questi continui atti di mancata assistenza e richiediamo adeguato soccorso immediatamente!”.
“La situazione sta degenerando – scrive ancora il servizio di supporto ai migranti -. Alle 23.47 le persone a bordo ci hanno detto che un lato del gommone si è sgonfiato e sta entrando acqua. Non hanno più carburante e sono alla deriva. Dicono che non sopravviveranno la notte se lasciati a mare”.
“Alle 00.13 siamo riusciti a parlare di nuovo con le persone a bordo. Temono che i bambini muoiano di ipotermia. Ci sono 15 bambini, il più piccolo di 9 mesi. Hanno spostato i bambini nel lato dove c’è meno acqua. Una delle 20 donne è incinta e sta male. Non lasciateli morire!”, fa sapere Alarm Phone, che dopo un altro contatto con la barca alle 00.47 scrive che “le persone a bordo erano in panico”.
Alle 6.37 “le persone a bordo ci hanno contattati di nuovo. Vedono un elicottero volare intorno a loro ma non vedono alcuna imbarcazione. Ci chiedono se siamo a conoscenza di una possibile operazione di soccorso in arrivo, ma anche noi non sappiamo nulla”.
C’è un barcone in difficoltà , 90 persone a bordo tra cui donne e bambini. In zona la nave P490 “Cigala Fulgosi”. È necessario un intervento urgente. “Le persone sono in grave pericolo – scrive su Twitter Alarm Phone, che è in contatto con i migranti a bordo – e sono ancora abbandonate in mare. Non c’è alcun soccorso in vista anche se vedono un elicottero”. E poco più tardi: “I migranti riferiscono che una bambina di cinque anni è morta a bordo. Alle 8.25 ci hanno detto che l’elicottero era ancora lì e di poter stabilire che la nave è un’imbarcazione militare. Siamo quasi certi che sia la P490 dell’ItalianNavy. Deve prestare soccorso immediato!”.

(da Globalist)

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