Febbraio 3rd, 2020 Riccardo Fucile
“CI ANDRO’ QUANDO AVRO’ QUALCHE PROPOSTA CONCRETA”: QUINDI NON NE HA, CI ANDAVA SOLO A PROVOCARE
Il segretario della Lega Matteo Salvini, da oggi pomeriggio a Palermo, dopo l’incontro di circa
due ore con il presidente della Regione Nello Musumeci, a Palazzo d’Orleans, nonostante ci fosse in programma una passeggiata a Ballarò alle 16.15 ha rinunciato alla visita.
In realtà nel quartiere modello di integrazione non lo volevano e diverse centinaia di palermitani sono scesi nelle strade per contestarlo.
Piuttosto che ammettere l’ingloriosa fuga, Salvini è uscito con un tappullo che è peggio del buco: “A Ballarò ci vado quando posso portare qualche proposta concreta. Se mi chiedono di passare in un Commissariato di polizia, dò la priorità al Commissariato di polizia,” ha detto il leader della Lega.
Ovvero ammette che non ha proposte concrete e che nel quatiere sarebbe andato solo a fare il provocatore.
Da segnalare che nessuno gli ha chiesto di passare da un commissariato di polizia, se non un funzionario che è casualmente dirigente della Lega di Palermo
“Matteo Salvini ha perso una grande occasione per spiegare ai palermitani, ai residenti e ai commercianti di Ballarò le sue idee. Evidentemente dovendo scegliere fra twittare in modo compulsivo senza contraddittorio e confrontarsi coi cittadini, ha scelto una molto meno rischiosa fuga”, ha detto il sindaco Leoluca Orlando.
(da agenzie)
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Febbraio 3rd, 2020 Riccardo Fucile
E AUSPICA UN CAMBIO DI LEADER: “LA LEGA FA ANCORA GLI INTERESSI DEL NORD?”
Intervistato da Gad Lerner su Repubblica, Umberto Bossi oggi va all’attacco di Matteo Salvini e della sua scelta di allearsi con l’estrema destra che secondo il Senatùr snatura la Lega dei suoi tempi.
Per questo auspica che si cambi leadership:
«Al Senato mi hanno chiesto di quale partito ero membro e io gli ho risposto che sono della Lega Nord. Ma la sigla non era prevista, a insistere sarei finito nel gruppo misto. Allora ho aderito al gruppo Lega per Salvini premier, per forza di cose. Ma una tessera nazionalista mica fa per me. Ci sono tanti militanti che non approverebbero. Molti sono già andati via, attirati dal movimento Grande Nord di Roberto Bernardelli. Sbagliano prospettiva. Soffrono perchè la Lega ha tolto la parola al Nord. Ma non è finito il mondo. Un recupero è possibile».
Cambiando leader?
«Evidentemente anche cambiando leadership. Ma io ho fiducia che, essendo mutata la situazione, anche le persone possano correggersi e cambiare».
Al Senatùr manca la Lega Nord e questo dà la stura all’operazione nostalgia di Repubblica, che dipinge il Senatùr come un vecchio leone tradito dal Capitano:
Così si apre la strada alla Meloni?
«Certo, ci vuole buon senso. La gente si chiede: la Lega fa ancora gli interessi del Nord, sì o no? Basta fare due conti. Più della metà degli elettori italiani vive sopra il Po. Se perdiamo questi, è finita. La priorità è batterci per l’autonomia, e per raggiungerla l’esperienza insegna che serve mantenere anche buoni rapporti con la sinistra, più sensibile della destra a questo tema».
Dovreste cambiare alleati
«Non dico questo. Dico solo che per raggiungere l’autonomia bisogna avere rapporti anche con la sinistra. In Europa è la sinistra che ha concesso spazi all’autonomia. Se è avvenuto in Catalogna, perchè non in Lombardia? E poi nell’Italia meridionale l’elettorato si divide per clientele, come facciamo a credere che la Lega nazionalista diventi primo partito del Sud? E’ stato un errore provarci. Le ultime elezioni ci dicono che la strategia di andare al Sud è entrata in crisi. Torniamo indietro fin che siamo in tempo. Sono convinto che l’autonomia è una meta che raggiungeremo, per questo tengo duro».
Salvini però ha scelto l’estrema destra anche nelle alleanze in Europa. Marine Le Pen, i tedeschi di Alternative fur Deutschland, il sovranista ungherese Orbà n…
«Cercava una legittimazione internazionale. Quel genere di alleanze ti può aiutare momentaneamente a prendere qualche voto in più, ma poi nessuno li vuole, non sono spendibili per conquistare dei risultati. Gli alleati ti devono servire per governare, se scegli l’estrema destra dopo è difficile trovare qualcuno che fa gli accordi con te. E poi, me lo lasci dire: mio nonno era socialista, io sono e resto antifascista. Su questo non si transige».
Infine, la stoccata a Salvini tramite Giorgetti che lo indirizza:
A parte i suoi fedelissimi leghisti della prima ora, Bossi, lei ha modo di confrontarsi con lo stato maggiore del nuovo corso? Con Giancarlo Giorgetti, ad esempio?
«Giorgetti mi viene a trovare, ma il suo ruolo ora è di indirizzare Salvini. Poi, si sa, ci sono altri che attaccano il carro dove ordina il padrone. Ma io non sono mai definitivo. Sono convinto che la gente può sempre migliorare».
(da agenzie)
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Febbraio 3rd, 2020 Riccardo Fucile
“SE AVESSI SAPUTO COME SAREBBE ANDATA A FINIRE MI SAREI FRATTURATO LA MANO PUR DI NON VOTARE PER LORO”
«Di Maio ci ha delusi. All’inizio sembrava una persona capace di farsi rispettare, poi se ne è
andato agli Esteri ed è sparito. Patuanelli sarà pure una brava persona, ma non ha esperienza in questo settore. Ci vorrebbe qualcuno che abbia esperienza industriale. Avevo votato per il Movimento 5Stelle per protesta, sperando di risvegliare il Pd, e mi è andata male. Non li rivoterò. Gliel’ho già detto»: un operaio di Whirlpool citato oggi dal Mattino racconta tutto il suo scoramento per la conclusione della vicenda dello stabilimento di Napoli, che chiuderà il 31 ottobre nonostante i ripetuti annunci grillini, che in questo anno e mezzo avevano proclamato il salvataggio in più occasioni mentendo clamorosamente, visto che parlavano di passi indietro dell’azienda che non sono stati mai fatti e di accordi mai arrivati, compreso quello per riportare la produzione in Italia dalla Polonia.
«È solo un eufemismo. Sono passati 8 mesi. Ci sono stati due ministri per poi arrivare al tavolo del 29 gennaio e sentirci dire che non hanno gli strumenti coercitivi per far cambiare idea alla multinazionale. E in 8 mesi cosa hanno fatto? Ci hanno pensato che dopo Whirlpool tutte le multinazionali faranno lo stesso? Il tavolo con Invitalia è solo un atto di resa del ministro».
Dal catastrofico bilancio sulla lunga vertenza scaturisce poi per Antonio — operaio trentaseienne, a via Argine fin dall’adolescenza — un’altra certezza.
«I 5 Stelle ebbero il mio voto solo perchè la scena politica era vuota e loro sembravano l’unica alternativa alle destre, ma non mi sono mai piaciuti e sottolineo mai. Ma, se avessi saputo come sarebbe andata a finire, il 4 marzo del 2018 mi sarei fratturato una mano pur di non votare per loro».
E ancora: «Ho perso tutta la fiducia e con me i miei colleghi. Avevo votato per i 5 Stelle ma mi hanno deluso troppo. Non li voterò mai più. Il governo non ha fatto nulla per noi. Vedendo Patuanelli, ho capito che per fare il Ministro dello Sviluppo Economico ci vogliono gli attributi. E Di Maio si era dimostrato un pivello. Ho due figlie adolescenti. Purtroppo dovrò dire loro di andare via dall’Italia. Ho 44 anni e lavoro nello stabilimento da quando ne avevo 20. Non so dove andrò a finire. Mio marito ne ha 56 ed è disoccupato. Siamo in difficoltà . Speriamo che Invitalia possa fare qualcosa, ma ne dubito. È l’ultima promessa di Patuanelli».
(da “NextQuotidiano“)
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Febbraio 3rd, 2020 Riccardo Fucile
LA ANNUNCIATA “PASSEGGIATA” AL QUARTIERE POPOLARE DI BALLARO’ DOVE CONVIVONO PACIFICAMENTE LOCALI E IMMIGRATI E’ LA SOLITA PROVOCAZIONE DEL SEQUESTRATORE DI PERSONE: RICEVERA’ L’ACCOGLIENZA CHE MERITA
Migliaia di citofoni di carta. E per ogni campanello una targhetta che ricorda un valore civile: legalità , uguaglianza, solidarietà . Così, con un richiamo satirico all’iniziativa del Pilastro prima delle Regionali emiliane, le sardine si apprestano ad accogliere Matteo Salvini a Palermo.
Il capoluogo siciliano è in subbuglio già da qualche giorno. Sono comparsi di nuovo sui balconi i lenzuoli che fecero la storia dell’antimafia dopo le stragi: sopra, stavolta, c’è la scritta “La Sicilia non si lega”, con alcune variazioni sul tema che rimandano all’articolo 3 della Costituzione. Salvini parlerà in un teatro cittadino, al Teatro Al Massimo, e in contemporanea, all’esterno, andrà in scena la manifestazione delle sardine.
Ma il momento clou della giornata, e anche quello che più preoccupa le forze di polizia, sarà la passeggiata che il leader della Lega ha deciso di fare dentro il mercato di Ballarò, all’interno di un quartiere che ha una altissima percentuale di immigrati africani.
Nell’attesa di questa visita, il cartello Sos Ballarò, che racchiude cinquanta associazioni che operano nella circoscrizione, ha organizzato una seconda manifestazione di protesta: “Riteniamo l’iniziativa di Salvini una vera e propria provocazione – dice Claudio Arestivo, dell’associazione “Moltivolti” – Ballarò rappresenta il fallimento degli slogan dell’ex ministro: qui lavoriamo ogni giorno a un’integrazione autentica, qui convivono la vecchia e la nuova Palermo, gli immigrati e gli autoctoni. Delle semplificazioni di Salvini, solo legate a dinamiche elettorali, proprio non abbiamo bisogno”.
Numerose, dicono gli organizzatori, le adesioni: potrebbero essere migliaia le persone in piazza ad accogliere Salvini. La manifestazione viene presentata come “pacifica” ma la Questura ha previsto robuste misure di sicurezza per evitare incidenti, sia a Ballarò che a piazza Verdi, dove il leader parteciperà al raduno leghista.
Fiutato il clima, Salvini ha lanciato la sua sfida su Facebook: “Qualche “democratico” pensa di poter decidere chi può parlare a Palermo e chi no”.
In programma, fra la puntata a Ballarò e la kermesse del tardo pomeriggio, pure una visita a un commissariato di polizia: tappa curiosa, considerato che Salvini non è più ministro degli Interni. Ma in quel commissariato, ritenuto di frontiera perchè ha competenza sui quartieri poveri e popolati da extracomunitari, ha lavorato per otto anni Igor Gelarda, il poliziotto che è uno dei dirigenti locali della Lega.
Domani mattina, prima di lasciare Palermo, Salvini sarà nella sede dell’Ars, l’assemblea regionale, per battezzare il gruppo della Lega. Entrerà per la prima volta nel Palazzo dell’antica istituzione oggi guidata da Gianfranco Miccichè, il forzista che l’estate scorso gli diede pubblicamente dello “stronzo”. I bookmakers già accettano scommesse: i due si incontreranno?
(da agenzie)
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Febbraio 3rd, 2020 Riccardo Fucile
PERCHE’ I SOVRANISTI NON PROVANO A CHIUDERSI IN BAGNO A DOPPIA MANDATA? COSI’ GLI ITALIANI SAREBBERO PIU’ SICURI DI NON ASCOLTARE CAZZATE
Si continua a parlare di coronavirus e delle misure di sicurezza da adottare nei Paesi in cui si è
esteso il contagio. In Italia, si sono registrati due casi la scorsa settimana ed è già partita la psicosi.
Nonostante tutto, la ricerca nel nostro Paese ha messo a segno un punto, riuscendo a isolare il coronavirus e aggiornando i dati che la comunità scientifica aveva già a disposizione. Ma la preoccupazione principale dei sovranisti italiani sembra quella di chiudere i porti alle navi provenienti dalla Cina: portavoce di questa istanza il leghista Claudio Durigon.
L’esponente del Carroccio è intervenuto nella trasmissione Agorà del 3 febbraio e ha parlato di quello che la Lega avrebbe fatto contro il coronavirus se il suo partito fosse stato al governo: «Innanzitutto, allargare il più possibile i decreti sicurezza e chiudere i porti alle navi in arrivo dalla Cina». Insomma, lo stesso trattamento di esclusione messo in pratica dalla Lega nei confronti dei migranti.
Claudio Durigon, evidentemente, non sembra essere a conoscenza del fatto che la protezione civile italiana ha messo in atto delle misure di sicurezza che riguardano anche i porti.
Le navi commerciali in arrivo dalla Cina, infatti, sono attualmente sottoposte al regime di libera pratica sanitaria. Non soltanto quelle che arrivano dal Paese del dragone, ma anche per tutte le navi provenienti da Paesi al di fuori dell’Unione Europea.
Le autorità portuali italiane, infatti, sono autorizzate a salire a bordo e a mettere in pratica i necessari controlli sanitari sia sul personale di bordo sia sulle merci.
Insomma, anche senza il proclama propagandistico dei ‘porti chiusi’, l’Italia sta continuando a tutelarsi anche per chi arriva via mare e non soltanto chiudendo la tratta dei voli da e per la Cina.
Ma evidentemente, conta di più andare in tv a sbandierare lo slogan dei porti chiusi e non le concrete misure di sicurezza che le autorità italiane stanno prendendo.
(da agenzie)
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Febbraio 3rd, 2020 Riccardo Fucile
“LA CENETTA CINESE E’ DA LECCARSI I BAFFI”… MA SALVINI E’ VITTIMA DI QUELLO CHE HA SEMINATO, I FANS INSORGONO: “PRIMA IL CIBO ITALIANO”
Matteo Salvini mangia cinese.
Sulla sua pagina facebook ieri il Capitano ha voluto mandare un segnale al popolo per tranquillizzare in tempi di Coronavirus spiegando che la cenetta cinese è “da leccarsi i baffi”.
C’è però un problema: i suoi fans non sono per niente d’accordo.
“Continuerò a mangiare emiliano come sempre, la cucina cinese mi fa schifo… sono sporchini, unti e misteriosi…”, dicono i suoi fans che poi vanno persino all’attacco di “chi fa propaganda”: “Dopo aver difeso il made in Italy per anni, esibire questa porcheria…”.
Inutile fare il moderato quando hai scatenato la Bestia a forza di balle per anni: questo è l’elettorato di fighetti con la puzza sotto il naso e di ignoranti che hai generato, ora goditeli: chi è causa del suo mal pianga se stesso.
(da agenzie)
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Febbraio 3rd, 2020 Riccardo Fucile
LA RICERCA IN ITALIA E’ UNA CENERENTOLA, POI SI LAMENTANO PERCHE’ I MIGLIORI CERVELLI SONO COSTRETTI AD EMIGRARE
Lo Spallanzani è un’eccellenza italiana della ricerca dove si trova uno dei due laboratori italiani
di livello di biosicurezza 4, il massimo livello di sicurezza per “svolgere attività con materiali infetti o esperimenti microbiologici che presentano, o sono sospetti presentare, un alto rischio sia per chi lavora in laboratorio, sia per la comunità ”.
L’Istituto dallo Stato riceve un finanziamento di appena 3,5 milioni di euro l’anno. Soldi che dovrebbero servire a mantenere in efficienza le macchine e i laboratori e a pagare gli stipendi del personale, circa settecento dipendenti dei quali 400 medici, infermieri e sanitari. Ma non bastano, e per fortuna che ci sono i bandi e i finanziamenti europei a colmare la lacuna.
In questo senso forse parlare di “successo italiano” non aiuta molto a far capire quanto poco l’Italia (intesa come Stato) ci metta negli istituti di ricerca.
Lo Spallanzani non è l’unica Cenerentola visto che i 51 IRCCS (Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) pubblici e privati, vale a dire i centri di eccellenza per la ricerca medico-scientifica, si devono spartire una torta di appena 159 milioni di euro l’anno.
Se volete fare un confronto l’Institut Pasteur on Francia ha da solo un bilancio di circa 289 milioni di euro l’anno. Non sono tutti soldi pubblici, lo Stato Francese contribuisce direttamente con 58,9 milioni di euro l’anno ai quali vanno aggiunti altri 54 milioni di euro di ulteriori finanziamenti pubblici (per un totale di 113 milioni di euro). Circa il 39% del bilancio dell’istituto è da finanziamenti pubblici, il resto sono donazioni, sponsor, vendita di brevetti e servizi. Questa è la vera “gara” sulla quale l’Italia può e deve competere.
(da agenzie)
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Febbraio 3rd, 2020 Riccardo Fucile
UNO SPACCATO DI QUESTA ITALIA, MISERIA E NOBILTA’
Spesso releghiamo la Ricerca e la Formazione agli ultimi posti nell’elenco delle priorità dei nostri investimenti. Eppure, oggi, la Ricerca e la Formazione hanno fatto sì che l’Italia fosse tra i primi paesi al mondo a isolare il Coronavirus, secondo quanto ha affermato il ministro della Salute Roberto Speranza.
Un’equipe di 15 ricercatori — composta da 14 donne (!) e 1 uomo — ha lavorato incessantemente a quella che l’Oms ha dichiarato un’emergenza sanitaria globale. E che finora ha causato oltre 300 vittime e più di 14mila contagi. Primo morto al di fuori della Cina proprio in queste ore nelle Filippine.
Un’epidemia senza precedenti. Peggiore della Sars per diffusione e percentuale di contagi. Il caso Coronavirus scoppiato a Wuhan in Cina (non senza una certa connivenza del governo cinese, come abbiamo scritto) ha fatto sì che si diffondessero presto nel mondo panico, psicosi e boom di mascherine.
Contemporaneamente è caccia a ogni essere umano che abbia vagamente gli occhi a mandorla, tenuto preventivamente alla larga perchè feccia del mondo da cui provengono tutte le epidemie (qui un approfondimento sulla psicosi in Italia).
Casi di contagio che spuntano come funghi un po’ ovunque nel mondo, anche in Italia. Da dove però domenica 2 febbraio 2020 — giorno palindromo — giungono finalmente notizie rassicuranti in coincidenza del rientro degli italiani bloccati in una Wuhan sotto quarantena: l’ospedale specialistico Spallanzani dichiara che il virus è stato isolatoù
A compiere il miracolo due donne: Francesca Colavita e Concetta Castilletti (qui un loro profilo). Ricercatrici. Scienziate. Del Sud. Subito soprannominate Angeli della Ricerca e definite orgoglio dell’Università italiana.
Ma nelle stesse ore in cui due donne compivano un passo importante nella lotta al virus riempiendoci di orgoglio e finendo sulle prime pagine di tutto il mondo, in Italia, contemporaneamente, avveniva anche l’esatto opposto: il corpo femminile fatto carne da macello, ancora donne barbaramente uccise in un’ennesima serie di femminicidi. Quattro in 12 ore.
È la denigrazione della donna ritenuta inferiore, l’abbrutimento dell’uomo e la disgregazione della civiltà come barlume di speranza per la parità di genere. Il problema è culturale in entrambi i casi: il successo delle donne che isolano il virus e la barbarie delle donne uccise con violenza.
Culturale perchè se non capiamo che dobbiamo investire nella ricerca e nella formazione non andremo mai da nessuna parte, e in tal senso il neo ministro dell’Università Gaetano Manfredi dovrebbe dare un segnale importante.
Migliaia di dottorandi pagati troppo poco e abbandonati a se stessi. Che non ci interessa più cosa studino e che cosa ricerchino; basta che siano parcheggiati da qualche parte. E intanto però invecchiano oppure fuggono altrove, lì dove sono considerate risorse, mentre da noi carta straccia. Invece dobbiamo ricordarci che proprio oggi due ricercatrici hanno fatto la differenza.
Ci hanno “salvato”. Anzichè pensare allo zero virgola dell’Europa dovremmo investire molto di più su Ricerca e Sviluppo, e rimettere al centro i 30enni che svolgono Ricerca per il bene di tutti noi.
Il problema è anche culturale per quel che riguarda i femminicidi: fin quando circoscriveremo il problema della violenza sulle donne a un pur sempre limitato numero di uomini che “sono l’eccezione” non risolveremo mai il tema di fondo, che è insito nella testa e nella formazione di ciascun ‘maschio’, la cui percezione di una ‘femmina’ è strutturalmente di essere inferiore.
Mentre oggi il genere femminile viene sempre considerato un “passo indietro” o “di fianco”. Concezione ultra-virile dettata perlopiù da una insicurezza intrinseca del genere maschile.
Liberiamoci da questi schemi e portiamo avanti il progresso: sì alla parità dei sessi, di nome e di fatto, non con le quote rosa o nelle sciocchezze “dell’uomo che deve essere uomo e la donna che deve fare la donna”, ma in un’uguaglianza reale e formale, da sempre, sin da scuola, dalla educazione dei bambini; e torniamo a credere nello sviluppo della Ricerca e nella formazione: non farlo potrebbe significare dovercene pentire amaramente in futuro.
E oggi non avremmo Francesca e Concetta.
(da TPI)
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Febbraio 3rd, 2020 Riccardo Fucile
PER LA PIU’ GIOVANE DEL TEAM DELLO SPALLANZANI CHE HA ISOLATO IL CORONAVIRUS ORA SI APRE LA PROMESSA DI UN CONTRATTO STABILE
Francesca Colavita fa parte del team dello Spallanzani che ha isolato il Coronavirus di Wuhan.
Lei oggi spiega a Repubblica che adesso ha un contratto annuale:
Il suo è un team quasi tutto al femminile. È un caso isolato?
«No, nella biologia siamo più donne della media. Non c’è sessismo nella ricerca, i problemi sono altri. La ricerca è importante per una nazione, e sarebbe importante fare investimenti a lungo termine per quello che riguarda i lavoratori».
Lei è precaria?
«Sono sei anni che lavoro per lo Spallanzani, prima con un co.co.co, ora con un contratto annuale. Guadagno sui 20 mila euro all’anno».
L’assessore alla Sanità del Lazio ha detto che ora verrà stabilizzata. C’era bisogno di isolare il virus?
«A quanto so i dirigenti erano già interessati a farlo. Spero sia così, ma questo è un settore in cui si lavora per passione. È il motivo per cui, benchè il pensiero ci sia, non voglio andare all’estero. Mi piace quello che faccio e dove lo faccio. Ma in Italia è dura, capisco quelli che se ne vanno. Spero davvero che la situazione migliori».
Che messaggio vorrebbe lanciare?
«L’Italia deve dare più dignità ai ricercatori. Il nostro lavoro non è un gioco: anche la più piccola ricerca è il tassello di un puzzle che porta cure ed effetti. Ma bisogna passare per i piccoli passi, esperimenti a volte molto basilari. Mi auguro che questa occasione possa contribuire a far vedere la ricerca in modo diverso».
(da NextQuotidiano”)
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