Febbraio 7th, 2020 Riccardo Fucile
PER LEI NON ESISTE NEANCHE IL RAZZISMO… PRIMA ISTIGANO AL’ODIO E POI SI LAMENTANO SE NE RIMANGONO VITTIME
Il mondo è diviso in quattro: c’è chi condanna qualsiasi tipo di odio, chi solo quello di questa o
quella fazione politica, chi — come Vittorio Feltri — che lo difende dicendo che quel sentimento è «il motore del mondo».
Poi c’è Giorgia Meloni che, per sminuire l’alto tasso di eventi di cronaca legati all’odio — verbale e fisico (spesso fortemente collegati) — sostiene che tutto questo sia una montatura e non ci sia alcuna emergenza. E per fare ciò dice che anche lei è «vittima di odi».
«In Italia non c’è alcuna emergenza odio. Tanto meno razzismo — ha detto Giorgia Meloni da Washington, come riportato da La Repubblica -. Alla ministra Lamorgese vorrei ricordare che anche io sono vittima di odi di ogni genere e ogni giorno».
La domanda nasce spontanea: come si fa a dire che non c’è alcuna emergenza se poi, nella frase successiva, ci si lamenta di essere attaccati continuamente con frasi offensive e che incitano all’odio?
Perchè la leader di Fratelli d’Italia ha ragione a portare in auge la sua causa. Sotto i suoi post social, e non solo, ci sono centinaia di messaggi censurabili che ammiccano (per usare un eufemismo) all’odio contro Giorgia Meloni.
Quindi, questo è un dato di fatto. Non si capisce, però, come si porti in alto questa legittima accusa nel tentativo di sminuire l’emergenza odio evidenziata dal ministro Lamorgese nei giorni scorsi. Insomma, un bel controsenso.
Secondo la deputata e segretario di FdI, le vere emergenze sono la sicurezza e il lavoro, facendo eco alle parole pronunciate da Matteo Salvini. Non l’odio, così come non il razzismo.
Perchè anche su questo tema — nonostante le pagine di cronaca quotidiana siano piene di episodi deplorevoli con persone presi di mira per il loro orientamento sessuale, religioso o per il colore della propria pelle — lei è sicura. Tutto questo non esiste.
(da agenzie)
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Febbraio 7th, 2020 Riccardo Fucile
POI SOSTIENE CHE IL “LINGUAGGIO SPORCO” NON E’ COSI’ MALE
Poche settimane fa, era il 19 dicembre del 2019, Vittorio Feltri su Twitter aveva rivendicato la legittimità di odiare.
Oggi, a distanza di quasi due mesi, il direttore di Libero ribadisce questo concetto sottolineando come questo sentimento, che poi definisce acredine (anche se il termine è riduttivo), sia il «motore del mondo» fin dagli albori della storia dell’essere umano. Il concetto è stato articolato attorno all’intervista rilasciata giovedì dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese a La Repubblica.
Secondo Vittorio Feltri, dunque, non si tratta di un malcostume da censurare perchè vanno condannati solamente i gesti concreti di violenza e non l’uso di un vocabolario. Il tutto non sottolineando come i proclami a base di parole al vetriolo, insulti e commenti di ogni sorta siano le vere fondamenta che, nella maggior parte dei casi, generano comportamenti censurabili, condannabili e di violenza non giustificata. Spesso e volentieri in base a pre-concetti politico-ideologici e razzisti (come dimostrano i fatti di cronaca).
«Finchè il cosiddetto odio si limita a esprimersi oralmente non produce danni — scrive Vittorio Feltri nel suo editoriale -, se viceversa si traduce in azioni violente si richiede l’intervento della magistratura, la quale però il più delle volte se ne fotte, perchè temo faccia il tifo peri presunti progressisti».
Insomma, il direttore di Libero trova una chiave politico-polemica anche su questo aspetto. Poi, però, il suo discorso sulla legittimità dell’odio prosegue.
«In sintesi, l’acredine, quanto l’invidia, essendo il motore del mondo non mi fa paura, considerato che con essa convivo da che sono nato — si legge ancora su Libero -, semmai temo i conformisti che l’hanno trasformata in una sorta di moda utile per rompere le palle ai cittadini, i quali hanno ben altri dilemmi e sono in ben altre faccende affaccendati». Quindi, secondo Feltri, dato che l’odio esiste fin da tempi biblici, questo viene utilizzato a mo’ di oppio dei popoli.
(da agenzie)
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Febbraio 7th, 2020 Riccardo Fucile
DA ANNI PERSEGUITAVANO LA FAMIGLIA GHANESE CHE ABITA ACCANTO CON INSULTI E AGGRESSIONI FISICHE… IL GIUDICE HA STABILITO IL DIVIETO DI DIMORA
Una famiglia di Vicenza è stata allontanata da casa su ordine del giudice: da anni, infatti,
perseguitavano la famiglia ghanese che abita lì accanto con insulti razzisti e anche vere e proprie aggressioni fisiche.
Per questo il giudice ha stabilito per loro il divieto di dimora. La storia la racconta oggi il Corriere del Veneto:
Insulti razzisti ai vicini stranieri, minacce di morte e aggressioni fisiche, anche con lo spray al peperoncino.E pure ossa di pollo fatte ritrovare nella cassetta della posta, immondizia scagliata nell’orto condominiale, acqua gettata dal balcone e l’intero palazzo lasciato volutamente senza energia elettrica.
Abbastanza per il giudice di Vicenza per cacciare di casa gli stalker di turno, particolarmente insofferenti e irrispettosi verso alcuni condomini, in particolare stranieri, che hanno pure mandato all’ospedale in diverse occasioni.
Protagonisti in negativo due coniugi di Vicenza, zona Stanga: lui, operaio cinquantenne, lei collaboratrice scolastica di dieci anni di meno e la loro figlia. La coppia risponde di stalking, atti persecutori, e di lesioni aggravate dall’odio razziale. Per ora sono stati «sfrattati» dalla propria abitazione con provvedimento del giudice ma molto probabilmente si troveranno ad affrontare presto anche un processo e i vicini presi di mira potrebbero chiedere loro i danni.
Dal 2017, per l’accusa, i coniugi vicentini hanno tenuto in ostaggio di continue aggressioni verbali e fisiche genitori e due figli minori ghanesi.
E si sarebbero sbizzarriti con orribili frasi come «Scimmia africana di m.., torna al tuo Paese», «Se apri finestra ti ammazzo, sei in Italia per rubare», «Mio nonno è mafioso e te la farà pagare» e cimentati in attacchi violenti, con l’intento di fare del male.
Come quando, a novembre 2017, l ‘operaio ha scagliato dei calci all’addome della figlia minore dei vicini, o quando, a marzo 2019, ha colpito con una ginocchiata il padre di questa, di 48 anni. La bidella quarantenne, invece, un mese dopo ha ferito al volto con una chiave la moglie e mamma ghanese di 43 anni.
Da qui la decisione del giudice.
(da agenzie)
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Febbraio 7th, 2020 Riccardo Fucile
IL DELIRIO DI POLITICI CHE SI VANTANO DI AVER BLOCCATO CONTRIBUTI A UNA ASSOCIAZIONE CHE AIUTA LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA
Giorgia Meloni si è pubblicamente vantata ieri di aver bloccato un contributo statale destinato alla Casa delle Donne, associazione che protegge tra l’altro le vittime di stalking, quindi pure lei, perchè “di sinistra” e addirittura ubicata nel collegio in cui si candida il Ministro Gualtieri.
Secondo la Meloni, dunque, Gualtieri avrebbe pensato di aiutare le vittime di violenza al solo scopo di ottenerne i voti.
Una teoria in sè aberrante ma anche numericamente poco sostenibile: se le donne vittime di violenza riescono addirittura a ribaltare il voto, vuol dire che sono tantissime. Dunque sarà meglio fare qualcosa.
Ma se si fa qualcosa, diminuiscono, e Gualtieri perde le elezioni. Non regge.
La Casa delle Donne ha già subito le (dis)attenzione della sindaca Virginia Raggi, sempre lesta a comunicare quando cambia un sanpietrino, quasi sempre lo stesso, ma incapace di trovarle una sistemazione dopo averla sfrattata.
Un’altra donna contro le donne. Ringrazio comunque Raggi e soprattutto Meloni perchè grazie a loro ho sentito il bisogno di risarcire la Casa delle Donne con una piccola donazione.
Ove vogliate farlo anche voi, il sito è lacasasiamotutte.it.
(da la Repubblica”)
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Febbraio 7th, 2020 Riccardo Fucile
C’E’ CHI ADERISCE A UN GRUPPO AUTONOMO FONDATO DALL’EX COORDINATORE E CHI VA VERSO FRATELLI D’ITALIA
A poco più di dieci giorni dall’ultimo minitour, Matteo Salvini torna in Calabria. Motivazione
ufficiale “ringraziare gli elettori perchè è la prima grande regione del Sud ad avere quattro consiglieri regionali della Lega”.
Problema ufficioso, strigliare le truppe, in primis quelle aree assai ben definite ancora interne alla Lega, che con Fratelli d’Italia sembrano andare d’amore e d’accordo e più di uno dice pronte a portare in dote al partito di Giorgia Meloni consiglieri e forse assessorati.
Non a caso la maggior parte della visita del leader della Lega in Calabria se ne va per una riunione interna e blindatissima. In un noto albergo reggino si danno appuntamento neoconsiglieri, grandi elettori, militanti, aspiranti assessori, portatori d’acqua e sottobosco di partito. E la cosa si prolunga ben oltre il previsto.
Le truppe si stanno sfaldando, c’è chi in campagna elettorale ha giocato su più tavoli e più liste, mentre un pezzo di Lega, che faceva capo all’ex coordinatore del reggino, Michele Gullace, si è già trasferita armi e bagagli in un nuovo micropartito, la Lega per l’Italia. Troppe variabili impazzite per Salvini, che in Calabria ha il primo test della strategia di apertura a Sud decisa all’ultimo congresso.
Una linea che alla vecchia guardia non piace per nulla, come ha detto a chiare lettere il Senatur Umberto Bossi, e su cui Salvini si sta giocando la leadership. E non si può permettere passi falsi.
Traduzione, il messaggio per tutti è che il Capitano è uno e la linea si decide in via Bellerio, dunque nessuno sogni di giocare da solista. E poco dopo, sul palco, nessuno ha facoltà di parola, salvo il commissario regionale, Cristian Invernizzi. A fare da scenografia muta ci sono eletti e non eletti, l’unico deputato leghista calabrese, Domenico Furgiuele, che compare ma nessuno nomina.
Quello di Salvini è un one man show. E tocca a lui lanciare il guanto di sfida alla neopresidente della Regione Calabria, Jole Santelli.
Nonostante la Lega abbia mancato l’obiettivo di primo partito della coalizione, non sembra intenzionata a cedere il passo a Forza Italia o Fdi. Per questo alza la posta, lanciando pubblicamente sulle imminenti comunali di Reggio Calabria. “Alle prossime elezioni del Sindaco e del Consiglio comunale di Reggio Calabria – dice Salvini – parteciperemo con una nostra lista e contiamo di avere un buon risultato”
Per il resto, Salvini procede spedito con l’edizione riveduta e corretta del disco da campagna elettorale.
Dal palco urla contro i clan e dice “dove ci sarà un procuratore come Nicola Gratteri ci sarà la Lega, dove ci saranno i mafiosi noi saremo pronti a prenderli a calci”. Non tutta la platea reagisce con caldi applausi, ma si infiamma quando il Capitano si lamenta “ci sono giudici come Gratteri che ripuliscono la Calabria e altri che vogliono processare me”, con tanto di chiamata al tesseramento a sostegno (finanziario) del partito. “Sono dieci euro a tessera, ma sono un messaggio importante anche per me. Significa che mi sosterrete”. E poi ci sono debiti da ripagare in ottanta anni di comode rate. Ma questo Salvini non lo dice.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 7th, 2020 Riccardo Fucile
HA 29 ANNI E SI ERA FERMATO IN CINA UN SOLO GIORNO
Il primo italiano contagiato dal Coronavirus è un ricercatore di ritorno da Wuhan che si trovava in isolamento alla Cecchignola ieri.
Ha 29 anni, è emiliano e in Cina si era fermato solo un giorno. Da ieri pomeriggio è all’ospedale Spallanzani. Ieri sera l’Istituto superiore di sanità ha comunicato alla task force del ministero della Salute l’esito positivo di conferma del coronavirus. Il paziente è ricoverato«con modesto rialzo termico e iperemia congiuntivale».
L’emiliano è uno dei 56 connazionali rimpatriati solo lunedì scorso da Wuhan con un volo speciale dell’Aeronautica.
Scrive oggi il Corriere della Sera che in quel momento non presentava sintomi e tutti gli accertamenti medici ai quali era stato sottoposto erano negativi.
Per questo motivo, al contrario ad esempio del 17enne di Grado tuttora in Cina che aveva qualche linea di febbre (si è poi scoperto solo per una normale influenza), era stato accettato a bordo del Boeing sul quale con medici e militari c’era anche il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri.
Il gruppo era poi giunto a Roma dopo 12 ore di volo e sottoposto a una visita medica preliminare nell’ospedale da campo attrezzato in un hangar. Anche allora, altrimenti sarebbe scattato subito il trasferimento allo Spallanzani, il ragazzo era in buone condizioni di salute, anche se come tutti gli altri lo aspettava la quarantena alla Cecchignola. Dall’aeroporto militare di Pratica di Mare era stato portato con gli altri rimpatriati alla Cecchignola con pullman guidati da autisti con le mascherine e con i sedili avvolti nel cellophane, scortati da personale medico con le tute.
Per nessuno di loro era stato necessario il bio contenimento, proprio perchè così sembrava non c’erano sintomi particolari.
In mattinata il ricercatore emiliano non stava male, ma a pranzo non ha partecipato come sempre al ritiro del pasto nel locale comune allestito al pianterreno delle due palazzine alloggi degli atleti dell’Esercito riservate adesso agli italiani in quarantena, che hanno l’obbligo di indossare sempre mascherine e guanti protettivi quando si trovano insieme. Adesso non si escludono controlli e quarantena anche per tutti coloro che hanno partecipato all’operazione di rimpatrio in Cina e per chi ha avuto contatti con gli italiani al loro ritorno a Roma.
Secondo il direttore del reparto Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità , Giovanni Rezza, l’italiano invece viveva a Wuhan: “E’ il primo caso italiano ma era un italiano che viveva a Wuhan. Nel momento in cui si e’ deciso di rimpatriare i 56 italiani sono state prese tutte le precauzioni possibili proprio perche’ non era una ipotesi da escludere”. “La quarantena di 14 giorni — ha spiegato sottolineando anche che l’uomo si era infettato mentre era in Cina — era stata stabilita proprio per questo motivo”. Rezza ha rassicurato che “la probabilita’ di contagiare gli altri e’ bassissima”.
Il sindaco di Luzzara Andrea Costa ha confermato su Facebook che la persona contagiata dal coronavirus e ricoverata allo Spallanzani è del suo paese:
Confermo la notizia che il primo italiano contagiato dal #coronavirus è un ragazzo di Luzzara. Ho sentito il padre che mi ha dato, fortunatamente, notizie confortanti: il ragazzo sta bene ed è asintomatico.
Era in Cina per motivi di svago e da lì è stato direttamente rimpatriato con tutte le misure precauzionali del caso. Al momento si trova in isolamento allo Spallanzani di Roma. Un abbraccio grande a lui e a tutta la sua famiglia.
(da “NextQuotidiano“)
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