Febbraio 7th, 2020 Riccardo Fucile
IL GIOVANE LAVORATORE AGGREDITO SUL BUS DA DEMENTI RAZZISTI
Scambiato per cinese e accusato di essere portatore del coronavirus, un cameriere filippino di 31 anni residente nell’hinterland cagliaritano è stato provocato e aggredito ieri sera su un autobus nel tragitto fra Cagliari e Assemini.
Sull’episodio, denunciato dal giovane nella notte, indagano i carabinieri della compagnia di Cagliari.
Secondo i quotidiano locali Demetrio Elida, 30enne residente ad Assemini, ricoverato al Brotzu, è stato picchiato sul pullman 9: “Stavo tornando a casa, dopo aver iniziato a bordo del pullman un ragazzo ha continuato darmi botte anche in strada. Purtroppo in giro c’è molto razzismo”.
La madre della sua compagna, Monica Diana, ha detto a Castedduonline: “Aveva la faccia e il giubbotto pieni di sangue, mi ha detto che l’hanno scambiato per un cinese. Secondo me è anche colpa della paura per il virus”.
“L’abbiamo portato subito dalla guardia medica, ma è stato necessario andare al Brotzu”. Lì, la donna ha chiamato il 112: “Sono arrivati i carabinieri e hanno interrogato prima Demetrio e, poi anche me”.
E, ai militari, la Diana avrebbe confermato tutto: “Ho detto che Demetrio mi ha parlato di insulti ricevuti e della parola ‘su cinesu’, così come del numero degli aggressori, tre”.
(da agenzie)
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Febbraio 7th, 2020 Riccardo Fucile
GLI ABUSI FINALIZZATI ALLA PRODUZIONE DI MATERIALE PEDOPORNOGRAFICO… ARRESTATO ANCHE IL PADRE DI UNA DELLE BIMBE…LA VERA EMERGENZA E’ QUELLA ETICA, ALTRO CHE I MIGRANTI
Due donne, una residente a Terni e l’altra a Reggio Emilia, avrebbero commesso abusi sessuali
sulle figlie, fin dai primi anni di vita, al fine di produrre materiale pedopornografico. Questa l’accusa con cui le presunte aguzzine sono state arrestate dalla polizia postale della Toscana, eseguendo la misura di custodia tutelare emessa dal gip di Firenze. Arrestato anche un uomo residente in Toscana, individuato come destinatario del materiale pedopornografico. Si tratta di un 40 enne di Grosseto, padre di una delle bambine con cui la donna di Terni intratteneva una relazione sentimentale.
Le indagini hanno evidenziato l’esistenza di piattaforme su Wazzup e Telegram che venivano utilizzate dall’uomo per inviare le foto ricevute ad altri gruppi attivi, dove venivano pubblicate in chiaro immagini pornografiche di minori.
Il gip ha disposto l’arresto per l’uomo e le due donne. I reati contestati sono violenza sessuale nei confronti di minori e l’ aver costretto le bambine a compiere o subire atti sessuali, reato contestato in concorso tra l’uomo di Grosseto e la donna di Terni. Per la donna residente a Reggio Emilia è stata aggiunta l’aggravante di aver abusato della qualità di madre oltre alla produzione di materiale pedopornografico.
Le due bambine, che avrebbero subito gli abusi da quando avevano due anni, sono state affidate ai servizi sociali e condotte in un luogo sicuro. Dalle indagini sta emergendo il fatto che la figlia del 40enne di Grossetto e della donna di Terni sia stata concepita appositamente per abusare di lei. Scrive il gip Agnese Di Girolamo che in una “chat tra i due emerge come assolutamente verosimile” che la gravidanza sia stata voluta “con il preciso intento di realizzare le fantasie sessuali condivise”.
(da agenzie)
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Febbraio 7th, 2020 Riccardo Fucile
“LE NOTIZIE CI ARRIVANO DA TV E SITI”: MORALE BASSO TRA I 55 ITALIANI RIMPATRIATI, I TEMPI SI ALLUNGANO
«Sto bene, mi sento tranquillo. Al momento non ho nessun disagio particolare». Sono le parole, secondo quanto appreso dall’ANSA, riferite agli altri italiani in quarantena dal giovane di 29 anni ricoverato all’ospedale Spallanzani di Roma e risultato positivo al test del coronavirus, dopo il primo tampone effettuato alla Cecchignola, dove si trovava assieme agli altri 55 italiani. Questi ultimi lo seguono e lo supportano costantemente anche a distanza.
Nonostante però il morale alla Cecchignola sia basso, come racconta l’Ansa, con tutti gli ospiti rintanati nelle proprie stanze lasciando deserti gli spazi comuni, percorsi solo per ritirare i pasti. Ma c’è anche rabbia sulla mancanza di «informazioni tempestive» e un po’ di scoramento, per il prolungamento dei tempi della loro quarantena dopo il giovane risultato positivo al Coronavirus, che faceva parte fino a ieri del gruppo di italiani alla Cecchignola. «Veniamo informati con troppo ritardo dai medici e le notizie ci arrivano guardando i cellulari sui siti online e alla tv. È chiaro che questo crea preoccupazione in noi e spavento da parte dei nostri familiari, in apprensione per noi — spiegano alcuni — Abbiamo appreso del prolungamento della quarantena dal bollettino medico dello Spallanzani in diretta tv».
A volte qualche bimbo, tra quelli che patiscono di più la permanenza nelle stanze, esce a giocare ma in generale i luoghi comuni sono poco frequentati soprattutto da ieri. «C’è un po’ di preoccupazione e ovvio scoraggiamento, ma a chi potremmo mai dare la colpa per questo? — dicono — L’unica cosa che non vogliamo è che non ci siano ripercussioni una volta fuori da qui. Sperando di uscire presto».
(da Open)
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Febbraio 7th, 2020 Riccardo Fucile
“RICOSTRUITI RAPPORTI STABILI E DURATURI TRA BERLUSCONI E COSA NOSTRA, SEMBRA CHE IN QUESTO PAESE CERTE COSE NON POSSANO NEMMENO ESSERE RICORDATE”
In merito alle nuove dichiarazioni di Giuseppe Graviano, il boss mafioso che ha deciso di parlare
oggi dopo tanti anni di silenzio su Berlusconi, sono state così commentate dal consigliere del Consiglio Superiore della Magistratura Antonino Di Matteo, ex pm del processo trattativa Stato-Mafia: “Non entro nel merito delle nuove dichiarazioni di Giuseppe Graviano. È certo, però, che anche nella sentenza definitiva di condanna del senatore Marcello Dell’Utri sono stati ricostruiti rapporti stabili e duraturi tra Berlusconi e Cosa nostra. Sembra che in questo Paese certe cose non possano nemmeno essere ricordate e che chi si ostina a farlo sia destinato, come è capitato a me ed ai miei colleghi, per queste indagini, ad essere additato come un visionario fanatico”.
Le intercettazioni tra Graviano e il boss Umberto Adinolfi furono depositate al processo sulla trattativa Stato-mafia.
Secondo i pm che rappresentavano l’accusa del dibattimento ”le parole del boss di Brancaccio evocano un rapporto di natura paritaria con Berlusconi”.
”In quelle intercettazioni tutti i riferimenti portano a Berlusconi, una persona che aveva deciso di entrare in politica – avevano ribadito i pm in aula – Graviano dice che Berlusconi nel 1992 voleva scendere in politica tramite Dell’Utri, e poi ancora dice ‘ci vorrebbe una bella cosa’ e ‘mi ha chiesto sta cortesia’. Nel proseguo Graviano dice che a causa del suo arresto non hanno potuto definire gli accordi”.
(da Globalist)
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Febbraio 7th, 2020 Riccardo Fucile
PARLA IL BOSS MAFIOSO AL PROCESSO: “VENTI MILIARDI DI LIRE CON IL 20%”
“Nel dicembre 1993, mentre ero latitante, incontrai Berlusconi a Milano. Berlusconi sapeva come mi chiamavo. E sapeva che ero latitante da dieci anni. Alla riunione ha partecipato anche mio cugino Salvo e con Berlusconi c’erano persone che non conoscevo. Dovevamo discutere dell’ingresso di alcuni soci nelle società immobiliari di Berlusconi”.
A rivelarlo, deponendo in videoconferenza al processo sulla ‘ndrangheta stragista a Reggio Calabria, è il boss mafioso Giuseppe Graviano che ha deciso di parlare oggi dopo tanti anni di silenzio su Berlusconi.
I due si sarebbero incontrati, non una ma tre volte. Il capomafia ricostruisce i contatti della sua famiglia con l’imprenditore. E parla di un’ingente somma di denaro: “Venti miliardi di lire con il venti percento. Mio nonno si rivolge a mio papà e mio papà dice: io non faccio queste cose”, dice il boss, che poi precisa: “Quindi quando Di Carlo dice che mio papà aveva queste società a nord Italia dice una bugia: era mio nonno”. E ancora: “Fu mio nonno ad avere i contatti con gli imprenditori milanesi. Poi, quando è morto mio padre, mi prese in disparte e mi disse ‘Io sono vecchio e ora te ne devi occupare tu’. Poco dopo mio nonno, che aveva più di 80 anni, morì”.
Gli incontri. La ricostruzione continua: “Verso la fine del 1993 – spiega rispondendo alle domande del pm Giuseppe Lombardo – si tenne una riunione a Milano 3, per regolarizzare questa situazione. Siccome Berlusconi aveva detto di sì mio cugino ha detto di andare a incontrarlo. ‘Vediamo che intenzioni ha’, disse, ed così è stato fissato l’appuntamento a Milano 3. Fino a quel momento questi soggetti che dovevano entrare in affari con Berlusconi non apparivano”.
“In quell’occasione fu programmato un nuovo incontro, per febbraio, ma io il 27 gennaio 1994 venni arrestato a Milano. un arresto anomalo…”, dice ancora Graviano.
Poi il riferimento al periodo di latitanza: “Io ho condotto la mia latitanza nel milanese tra shopping in via Montenapoleone e teatri, insomma facevo la bella vita”.
L’annuncio della discesa in campo. Berlusconi, secondo Graviano, disse a un esponente della famiglia che aveva intenzione di entrare in politica: “Già nel 1992 Berlusconi annunciò a mio cugino Salvo che voleva entrare in politica”. “Io non lo incontrai – dice – ma lo incontrò mio cugino Salvo a cui Berlusconi parlò di questo progetto di entrare in politica”.
La difesa di Berlusconi: “Affermazioni prive di fondamento”. Niccolò Ghedini, legale di Silvio Berlusconi, smentisce categoricamente le affermazioni del boss: “Sono prive di fondamento”, accusandolo poi di avere “astio” nei confronti del Cav a causa delle leggi contro i mafiosi approvate durante il Governo Berlusconi.
“Le dichiarazioni rese quest’oggi da Giuseppe Graviano sono totalmente e platealmente destituite di ogni fondamento, sconnesse dalla realtà nonchè palesemente diffamatorie. Si osservi che Graviano nega ogni sua responsabilità pur a fronte di molteplici sentenze passate in giudicato che lo hanno condannato a plurimi ergastoli per gravissimi delitti”. Lo precisa Niccolò Ghedini, avvocato di Silvio Berlusconi e parlamentare di Forza Italia.
“Dopo 26 anni ininterrotti di carcerazione, improvvisamente -sottolinea Ghedini- il signor Graviano rende dichiarazioni chiaramente finalizzate ad ottenere benefici processuali o carcerari inventando incontri, cifre ed episodi inverosimili ed inveritieri. Si comprende, fra l’altro, perfettamente l’astio profondo nei confronti del presidente Berlusconi per tutte le leggi promulgate dai suoi governi proprio contro la mafia. Ovviamente saranno esperite tutte le azioni del caso avanti l’autorità giudiziaria”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 7th, 2020 Riccardo Fucile
PREVEDE LA DISTINZIONE TRA CONDANNATI E ASSOLTI CON LO STOP DEL DECORRERE DELLA PRESCRIZIONE SOLO PER I PRIMI E UNA SOSPENSIONE BREVE PER I SECONDI
Alla fine l’accordo sulla prescrizione è stato raggiunto, ma ha avuto come effetto quello di
spaccare la maggioranza. A dire sì al cosiddetto “Lodo Conte bis” sono stati Pd, M5s e LeU. È mancato, invece, l’appoggio di Italia Viva.
L’accordo — che è stato chiamato “Conte bis” non in riferimento al presidente del Consiglio, ma all’avvocato Federico Conte, deputato di LeU — stabilisce una distinzione tra condannati e assolti con lo stop del decorrere della prescrizione solo per i primi.
Nel dettaglio, per gli assolti in primo grado, la prescrizione continua a correre; per i condannati si ferma dopo il primo grado di giudizio mentre il processo va avanti.
Se il condannato subisce una nuova condanna, la prescrizione si blocca in maniera definitiva.
Se viene assolto (ed è questa la grande novità ), può recuperare i termini di prescrizione rimasti nel frattempo bloccati.
In altre parole, il blocco scatterebbe, in via definitiva, solo per la doppia condanna, in primo e in secondo grado di giudizio.
Intanto lunedì 10 febbraio dovrebbe approdare in Consiglio dei ministri la riforma del processo penale. L’ipotesi più accreditata è che la riforma sulla prescrizione, già in vigore, venga modificata subito con un decreto legge (che contenga il nuovo accordo Pd—M5s-LeU) o al massimo venga introdotta con il decreto Milleproroghe, soluzione che però sembra essere più difficile.
Ma i renziani non ci stanno e chiedono il rinvio di un anno, a gennaio 2021 della riforma sulla prescrizione. Dunque, il lodo Annibali da votare alla Camera, nel decreto Milleproroghe, oppure il ritorno della legge del forzista Enrico Costa, che cancellerebbe del tutto la riforma di Bonafede.
La battaglia si giocherà soprattutto in Senato dove l’esecutivo giallorosso rischia di non avere la maggioranza senza i voti di Italia Viva.
«Il Pd ha mollato Orlando e il riformismo (una sospensione della prescrizione di 36 mesi, ndr) per difendere Bonafede e il giustizialismo, ma noi votiamo contro i giustizialisti per ripristinare la nostra legge», hanno concluso i renziani.
(da Open)
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Febbraio 7th, 2020 Riccardo Fucile
BOOM DI ASCOLTI, PUNTE MASSIME DI SHARE PER LE CANTANTI CHE ANNUNCIANO IL CONCERTO CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE, GABBANI CON IL TRICOLORE INSIEME AD ALTRI “ASTRONAUTI” DI ETNIE DIVERSE, ACHILLE LAURO ALLA DAVID BOWIE
Archiviata la terza puntata del Festival di Sanremo, quella dei duetti e delle cover dei 24 big in gara. Gli ascolti continuano a premiare l’edizione condotta da Amadeus con una punta di 15,4 milioni di spettatori quando sono salite sul palco Alessandra Amoroso, Gianna Nannini, Emma, Elisa, Laura Pausini, Fiorella Mannoia e Giorgia, le sette artiste che hanno annunciato un grande concerto contro la violenza sulle donne. Durante l’esibizione di Mika invece c’è stato il record dello share che ha toccato il 60.9%.
Il Festival che nessuno dei sovranisti doveva guardare a quanto pare lo stanno guardando quasi tutti (tranne Salvini).
Gli italiani guardano Sanremo, ma chi sono “gli italiani”?
I casi sono due, o quelli che hanno promesso boicottaggi vari — da quello contro Rula Jebreal a quello contro Junior Cally — se ne sono dimenticati oppure alla fine tutti si sono fatti prendere dalla curiosità di guardare quello che succede sul palco dell’Ariston.
E forse ieri sera di sorprese ne hanno avute parecchie. A cominciare dall’esibizione di Francesco Gabbani, che ha cantato una cover de L’Italiano vestito da astronauta (ieri il cosmonauta italiano Luca Parmitano è tornato sulla Terra) sventolando una bandiera dell’Italia.
Una performance che molti hanno etichettato come sovranista ma che in realtà aveva un significato diametralmente opposto. Perchè ad un certo punto con Gabbani sono saliti sul palco sei sbandieratori, anche loro vestiti da astronauti.
E tutti di etnie diverse, diverse età e diverse provenienze geografiche ma ugualmente italiani. Perchè come ha scritto Gabbani su Twitter: «siamo tutti italiani, anche sulla Luna». E gli italiani veri della canzone di Toto Cotugno non sono solo quelli nati qui da genitori italiani da non so quante generazioni.
Gli italiani sono quelli che si sentono tali, che vivono nel nostro Paese o che sono dovuti emigrare all’estero. Sono italiani anche quelli che qualcuno non vorrebbe fossero tali: i figli degli immigrati, gli “stranieri” che lavorano assieme a noi e vivono in mezzo a noi.
La pacata reazione dei sovranisti per la presenza di “ballerini non connazionali” non si è fatta attendere. Come facciano a sapere che i ballerini non hanno la cittadinanza italiana non è dato di saperlo. O meglio, lo sappiamo bene come fanno a saperlo: hanno la pelle, gli occhi o chissà cos’altro che non è quello dell’italiano vero, tradizionale, DOCG.
Ma non c’è stato solo Gabbani. Ieri sera Junior Cally ha bellamente perculato i leghisti cantando «in mezzo a questi pesci grossi preferisco le sardine» mentre Vito Dell’Erba, il cantante dei Viito che lo accompagnavano nella cover di Vado al Massimo di Vasco, ha sfoggiato un messaggio che ha fatto inorridire la Redazione di Libero: «ok boomer».
C’è stato l’impacciato tentativo di bacio tra Elettra Lamborghini e Myss Keta, una citazione di quello tra Madonna e Britney Spears ai VMA del 2003? Non importa, sono cose non fanno scandalo per il pubblico di questi cantanti.
Achille Lauro, che già aveva “sconvolto” tutti con la sua tutina dorata ieri è salito sul palco con un omaggio a Ziggy Stardust, uno dei più famosi e amati alter ego di David Bowie che su Facebook il trapper ha definito «anima ribelle simbolo di assoluta libertà artistica espressiva e sessuale e di una mascolinità non tossica».
È la classica paraculata? Una scelta di marketing? Citazionismo? Qualcuno ha scambiato Sanremo per la settimana della moda? Può essere tutto e niente e tutto assieme. Chiamatelo come volete, tanto sono giorni che dicono che Achille Lauro “copia” Bowie (o Renato Zero). E se lo fa lo fa da un bel po’.
Ma il suo duetto con Annalisa con la cover de Gli uomini non cambiano di Mia Martini (una, tanto per restare nel tema del sessismo, che per colpa degli uomini ha sofferto molto, troppo) è andato oltre la maschera di Ziggy Stardust/David Bowie. A partire dalla scelta di rispettare il testo e cantare la canzone lasciandola al femminile. E non è solo perchè Achille Lauro, se ne frega, è una questione di lasciare un messaggio.
Un messaggio che — al netto di tutte le trovate per attirare l’attenzione — è chiaro ed è stato capito. Non dai boomer ma da quella generazione che ascolta Achille Lauro da ben prima di Sanremo o di Rolls Royce.
Persone che hanno letto il suo libro o vanno ai suoi concerti e che se ne fregano se è tutto costruito, se non sa cantare bene (ieri però è stato uno dei migliori nonostante non abbia le doti vocali per competere con l’originale). E che se ne fregano anche del fatto che il messaggio possa essere visto come rivoluzionario.
Anzi, ridono di noi, dei vecchi, che pensano che Achille Lauro stia facendo davvero qualcosa di rivoluzionario. Perchè per loro, le nuove generazioni, la generazione Z sono cose abbastanza normali, quotidiane o scontate.
I ragazzi e le ragazze di oggi non hanno bisogno di Achille Lauro per scardinare la società eteronormativa. Non hanno bisogno di Gabbani per sapere che il compagno di banco “cinese” è italiano quanto loro.
E forse ci guardano con compassione quando scriviamo e diciamo che a Sanremo sta succedendo una mezza rivoluzione perchè uno ha portato sul palco “ballerini non connazionali” e un altro si esibisce en travesti.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 7th, 2020 Riccardo Fucile
LE INDAGINI PROPENDONO PER LO SBAGLIO DI UN TECNICO
Alle 5.34 di ieri il Frecciarossa AV 9595, partito da Milano e atteso a Salerno in tarda mattinata,
sta viaggiando a 292 chilometri all’ora. Sul monitor del tablet nella cabina comandi, i due macchinisti Giuseppe Cicciù e Mario Di Cuonzo, hanno ricevuto un fonogramma: segnala che un evento anomalo sulla loro linea è stato sistemato.
Via libera, dunque. Il treno ha già fatto una fermata, a Rogoredo: sono saliti dei passeggeri e, per fortuna, a bordo sono in pochi.
La prossima è Reggio Emilia, dove contano di arrivare in venti minuti, e dove invece non arriveranno mai. Alle 5.35 è già tutto finito.
All’altezza di Ospedaletto Lodigiano, in un tratto dove alle rotaie dell’Alta Velocità si affiancano altri binari di servizio, il locomotore giace in un groviglio di lamiere e polvere con il muso rivolto nella direzione opposta a quella di marcia. Il resto del treno è fuori dal tracciato.
Percorrendo a ritroso le rotaie per circa trecento metri appare l’imputato numero uno di questo disastro che è costato la vita a Cicciù e Di Cuonzo: uno scambio ferroviario nella posizione sbagliata.
Lo scambio sbagliato e il fonogramma delle 4.45
Il procuratore di Lodi Domenico Chiaro, pur con tutta la cautela che il caso richiede ed escludendo per certo soltanto le ipotesi dell’attentato e del gesto volontario, lascia intendere che è su quel deviatoio d’acciaio che si concentra l’indagine del Nucleo operativo incidenti ferroviari della Polfer. “Stiamo verificando l’errore umano”, dice Chiaro.
Gli elementi raccolti da testimoni diretti e da fonti investigative, nonchè il fonogramma delle 4.45 visionato da Repubblica, fanno pensare esattamente a quello. All’errore di un tecnico. Lo scambio, infatti, è stato oggetto nella notte di un intervento di manutenzione da parte di una squadra tecnica composta da cinque operai di Rete Ferroviaria italiana, inviata dal Posto di movimento di Livraga, non lontano da Ospedaletto.
Lo scambio doveva essere chiuso nella posizione che consente di proseguire dritto, invece era aperto, e ha deviato il treno nel pieno della sua corsa sul binario secondario dove era in sosta il carrello giallo usato per la manutenzione da Rfi, l’ente che gestisce tutta l’infrastruttura ferroviaria.
Gli operai, al momento dell’impatto, erano ancora nei paraggi. Ed è assai probabile – ma solo l’esame della scatola nera del Frecciarossa potrà accertarlo – che i sistemi di frenata siano entrati in funzione quando il treno è deragliato.
L’intervento di manutenzione
Stando a quanto si apprende da Rfi, l’intervento di manutenzione su quello scambio era ordinario e programmato, i sensori disposti lungo la rete non avevano segnalato alcun guasto. I tecnici dovevano soltanto sostituire un pezzo del deviatoio, così come prevedono la prassi di sicurezza sull’usura dei materiali.
Intorno alle 4 di ieri notte, l’intervento si è concluso e il caposquadra informa la sede di Livraga, la quale a sua volta riferisce alla Direzione territoriale di Bologna responsabile del traffico su quel tratto di linea dell’Alta Velocità .
Ecco quindi che nel sistema Ertms (European Rail Traffic Management System) utilizzato dal gestore della Rete per comunicare con i treni, viene inserito questo fonogramma, intestato al Posto di Movimento di Livraga: “Dev.05 disalimentato e confermato in posizione normale come da fono 78/81 fino a nuovo avviso”.
Fuori dal gergo tecnico significa che l’impianto elettrico dello scambio di Ospedaletto Lodigiano, che ne permette l’apertura e la chiusura da remoto, è stato disattivato, probabilmente per esigenze di manutenzione, ma che lo scambio – ecco il punto cruciale – è stato lasciato “in posizione normale”.
I due macchinisti del 9595 leggono il fonogramma, il treno può viaggiare tranquillamente a 292 km all’ora che è la velocità consentita in quel tratto dal sistema Ertms. Se anche volessero superare il limite, il sistema li frenerebbe perchè è totalmente automatizzato. Pur avanzato che sia, però, il computer non vede, e non può vedere, l’eventuale errore umano degli operai lungo la linea.
“Non abbiamo fatto errori”
Su quel binario non ci sono telecamere di sorveglianza, ma il Frecciarossa 1000 ha un circuito interno video che potrebbe essere utile. Il caposquadra e i quattro tecnici di Rfi sono stati già sentiti dagli investigatori, ma, a quanto si apprende, hanno negato di aver sbagliato il posizionamento dello scambio.
“L’abbiamo lasciato nella posizione normale, non riusciamo a spiegarci”. La procura di Lodi, che indaga per disastro colposo, omicidio colposo e lesioni multiple, per adesso non ha iscritto nessuno nel registro degli indagati. Al netto di eventuali ammissioni, solo una perizia potrà accertare come, e perchè, quello scambio era aperto.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 7th, 2020 Riccardo Fucile
“SI E’ PERMESSO CHE SI DIFFONDESSE UNA CULTURA DELL’AGGRESSIVITA'”… ANCHE A DESTRA QUALCOSA SI MUOVE
Non solo governo e maggioranza. Pure fra le fila del centrodestra inizia a montare una certa preoccupazione per il clima pesante che si va diffondendo nel Paese.
Testimoniato anche dalle intimidazioni contro il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari, e il direttore Carlo Verdelli. La deputata di Fi Stefania Prestigiacomo lo dice chiaro: “Viviamo in un Paese che purtroppo ha sdoganato la violenza. Credo sia arrivato il momento di intervenire”
Onorevole Prestigiacomo, la ministra Lamorgese ha detto a “Repubblica” che l’odio in Italia sta diventando un’emergenza. Lei è d’accordo o pensa che esageri, come sostengono Salvini e Meloni?
“Non amo il Conte due, credo sia una sventura per il Paese, ma in questo caso concordo appieno con Lamorgese. La violenza verbale e purtroppo, sovente, anche fisica, è stata sdoganata, derubricata a espressione “normale” di dissenso, di opinione. Non voglio fare sociologia a buon mercato, ma certo la rete ha contribuito ad alimentare un fenomeno che ovviamente non è solo italiano”.
Negli ultimi tempi i messaggi che incitano all’odio si sono moltiplicati. Spesso a farne le spese sono i giornali che denunciano questa pericolosa deriva antidemocratica. Lei come se lo spiega?
“Negli ultimi anni s’è diffusa una cultura dell’aggressività contro i media che in passato non esisteva. Io sto dentro Forza Italia dal ’94, sono stata ministra dei governi Berlusconi: non sempre con la stampa abbiamo avuto buoni rapporti, ma mai, dico mai, in quegli anni da parte nostra è venuto un incitamento all’odio nei confronti dei giornalisti. Diventati un bersaglio con l’avvento dei grillini, che li vedono come nemici da colpire e come tali li additano ai militanti. Anche se poi si sono presi i Tg pubblici e ci hanno messo a capo gente a loro vicina”.
I 5S avranno pure responsabilità , ma neanche il leader della Lega scherza in quanto a toni e metodi aggressivi. Cosa pensa della citofonata al presunto spacciatore?
“Mi è parsa una cosa di pessimo gusto”
“L’indifferenza è complice dei misfatti peggiori” avverte Liliana Segre. Ma ormai è come se ci fossimo assuefatti: minacce e insulti sono considerati “normali”. Con quali rischi?
“Di perdere un elemento fondamentale delle democrazie: la libertà di espressione, di parola, di pensiero. Vale per tutti, ma specie per la stampa. Continuando così temo possa passare, pian piano e silenziosamente, l’idea che in fondo i giornalisti ‘se la sono cercata’”.
Come si combattono gli odiatori?
“Con la cultura, l’educazione, l’esempio. Ma anche con una gestione attenta e moderna dei social network, in grado di evitare che diventino strumenti di odio e di violenza. Ripetendo sempre e ovunque – fra i banchi di scuole e università , nei luoghi di lavoro, in tv, sulla rete – che i giornalisti sono “intoccabili” perchè sono strumenti fondamentali della democrazia”.
Cosa devono fare le istituzioni?
“Perseguire e sanzionare chi diffonde messaggi d’odio, ormai veicolati da canali diversi e molto più veloci rispetto al passato. Ma anche, se necessario anche con interventi legislativi, individuare e punire aspramente chi inneggia alla pulizia etnica, al genocidio, ai campi di sterminio. Qui siamo oltre l’odio, siamo alla esaltazione degli omicidi di massa. Una barbarie intollerabile”.
(da agenzie)
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