Destra di Popolo.net

IL TIZIO CHE TENTA DI FAR STACCARE LA LUCE A CASA DI RENZI

Febbraio 15th, 2020 Riccardo Fucile

QUANDO NEL 2016 I TECNICI DELL’ENEL SI PRESENTARONO A CASA DI RENZI PER ESEGUIRE UN RICHIESTA DI DISTACCO

Venerdì 14 febbraio 2020, è iniziato al tribunale di Piacenza il processo nei confronti di un consulente Enel che nel 2016 si sarebbe introdotto nei sistemi informatici dell’azienda energetica, carpendo le informazioni di Matteo Renzi e facendo partire una richiesta di distacco come se provenisse direttamente da quello che all’epoca era il presidente del Consiglio.
Quando i tecnici si presentarono però nell’abitazione toscana di Renzi, si scoprì subito che qualcosa non andava e furono avviate le indagini, che ben presto portano all’individuazione del consulente del Punto Enel di Piacenza, ora accusato di accesso abusivo a sistema informatico e sostituzione di persona.
Nel corso della prima udienza sono stati ascoltati alcuni testimoni che avrebbero confermato gli accessi abusivi nella banca dati provenienti da Piacenza.
Il processo continuerà  in ottobre, quando in aula sarà  chiamata una funzionaria del Cnaipic (Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche) che spiegherà  come si è arrivati a identificare l’autore dell’ingresso al sistema e della telefonata.
Secondo l’accusa l’imputato, che si professa innocente, sfruttando la sua professione di consulente presso Enel, avrebbe prelevato gli estremi dell’utenza Renzi di Pontassieve, telefonando al call center dell’azienda dell’energia elettrica e chiedendo la disdetta.
Quando i tecnici si presentarono a casa Renzi furono però fermati prima di procedere al taglio della luce e scattò un’indagine.
In seguito agli accertamenti il piacentino (che si dichiara estraneo ai fatti) è stato rinviato a giudizio con le accuse di accesso abusivo a un sistema informatico e di sostituzione di persona.

(da agenzie)

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GIANLUIGI MERANDA, LA GOLA PROFONDA DEL METROPOL

Febbraio 15th, 2020 Riccardo Fucile

L’AVVOCATO D’AFFARI CHE CON SAVOINI TRATTAVA IL CONTRATTO CON I RUSSI HA REGISTRATO L’INCONTRO: PER QUALE MOTIVO?

Con il nomignolo di Gola Profonda veniva appellata la fonte che aveva fatto scoppiare il Watergate: una trentina d’anni dopo Mark Felt ammise che era stato lui ad aver girato le intercettazioni illegali effettuate nel quartier generale del Comitato nazionale democratico, a opera di uomini legati al Partito Repubblicano, a Bob Woodward e Carl Bernstein. Oggi il nomignolo viene rispolverato per far sapere che è l’avvocato Gianluca Meranda la fonte dell’audio del Metropol.
Il nome di Meranda salta fuori ieri, e non per caso. Sulla squadretta di pm milanesi che indaga per corruzione internazionale in relazione all’incontro del Metropol e alla megafornitura di prodotti petroliferi discussa in quell’occasione si era abbattuta poco prima una rogna consistente.
La Cassazione, chiamata a esaminare il ricorso di Savoini contro il sequestro dei suoi telefoni e del computer, aveva respinto il ricorso, confermando l’esistenza del fumus della corruzione ma mettendo in chiaro un principio: per poter essere utilizzata in un processo, la registrazione dell’incontro deve avere una paternità , non può essere una intercettazione illecita. E gli unici a poter registrare lecitamente l’incontro erano (anche all’insaputa l’uno dell’altro) i sei presenti: da parte italiana Savoini, Meranda, l’ex bancario Francesco Vannucci; da parte russa Ilya Yakunin, Andrey Kharchenko e un terzo signore non identificato.
Dare un nome all’autore per la Procura era dunque indispensabile per impedire che l’inchiesta — che ha come vero obiettivo l’ipotesi di finanziamenti in nero alla Lega perdesse un pezzo importante. Ed ecco che il nome salta fuori, rivelato ieri anche se con qualche cautela dall’agenzia Ansa. A registrare tutto sarebbe stato Meranda.
L’intuizione su Meranda l’aveva avuta prima di tutti Giacomo Amadori, che aveva scritto di Meranda su La Verità  nel luglio scorso. L’avvocato d’affari, già  massone, poi espulso dalla Serenissima Gran Loggia d’Italia, che a suo dire a Mosca rappresentava gli interessi di una non meglio identificata «banca d’affari anglo-tedesca», è quindi la fonte dei rubli alla Lega.
Di fatto, è Meranda ad innescare tutto il meccanismo che oggi porta la Procura milanese a dare la caccia ai fondi occulti della Lega. E sarebbe interessante capire se abbia fatto tutto di testa sua.

(da “NextQuotidiano”)

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SUL GOVERNO RENZI-SALVINI-BERLUSCONI ARRIVA IL VETO DELLA MELONI

Febbraio 15th, 2020 Riccardo Fucile

RENZI AL BIVIO: NON CRESCE NEI SONDAGGI, LE POLEMICHE CONTNUE NON GLI GIOVANO, E’ A RISCHIO RIELEZIONE… UNICO MODO DI ALLONTARE LE URNE E’ UN RIBALTONE ALLEANDOSI CON IL CENTRODESTRA, TANTO DICONO LE STESSE COSE

Riflettete per un attimo su cosa sta accadendo davvero nel governo: c’è una tregua apparente, un invito al gran ballo delle nomine, ma i rapporti umani si sono ormai logorati e infranti in modo irreversibile.
Il primo punto di non ritorno è proprio quello che è stato appena superato dopo la minaccia — da parte di Italia Viva — di una mozione di sfiducia ad un ministro del proprio governo.
L’annuncio forse era solo uno dei tanti bluff (al punto che ad oggi non se ne sa più nulla) ma l’acrimonia messa in campo da tutti è rimasta sospesa nell’aria, come un veleno in forma gassosa.
Secondo tema: alla boutade di Matteo Renzi che propone un nuovo esecutivo “guidato da Roberto Gualtieri, o da Mario Draghi”, ovviamente, non ha creduto nessuno, nemmeno la devota Maria Elena Boschi.
Lo strappo sulla prescrizione è andato apparentemente in sonno — sul piano legislativo per ora è tutto sospeso — ma la battaglia che si è combattuta dentro la maggioranza giallorossa è rimasta, come una ferita non cicatrizzata.
Dettaglio non da poco: nella sua guerra contro le modifiche che il governo voleva inserire nel Milleprororoghe Renzi non ha ottenuto di “migliorare” il testo, come una buona “opposizione riformista” si preoccupa di fare, ma l’esatto contrario: far saltare le nuove regole che erano già  state concordate nella maggioranza (che limitavano, secondo una determinata casistica, l’abolizione integrale).
È forse la prova più evidente che del merito della questione a Renzi importi poco o nulla.
Non è un mistero: l’ex premier vorrebbe decapitare Giuseppe Conte, e Conte ormai stapperebbe volentieri lo champagne se potesse sostituire Italia Viva con i voti di altri parlamentari.
Il che vuol dire che se il premier avrà  la certezza di un gruppo di responsabili sufficienti a rimpiazzare i “fucsia” al Senato decapiterà  Iv senza troppi complimenti.
Mentre Renzi per riuscire nel suo ultimo azzardo (i precedenti non lo aiutano, dal referendum in poi li ha falliti tutti) ha bisogno di una garanzia: quella di riuscire a far cadere il governo.
Ma subito dopo deve avere anche due certezze: quella che non si andrà  in nessun caso a votare, e quella che altri non prendano il suo posto. Perchè se l’ex sindaco di Firenze si ritrovasse all’opposizione con Matteo Salvini, e poi fosse costretto ad affrontare le elezioni con lo scenario che si prepara dopo l’estate (legge elettorale con sbarramento al 5 per cento, parlamentari dimezzati) vedrebbe sterminato il suo gruppo, e forse faticherebbe anche ad essere rieletto lui stesso.
Intanto i sondaggi languono, e dicono tutti la stessa cosa: i ripetuti braccio di ferro inscenati in questi mesi da Italia Viva hanno prodotto tantissima visibilità  mediatica ma nessun consenso.
Chi vota centrosinistra ascolta Renzi, anche con attenzione, ma — lo dicono tutti gli istituti — date le sue posizioni attuali non si convince a votare il suo partito: qualcuno lo stima al 3 per cento (Ixè) qualcuno ancora al 4 per cento (Masia) ma il dato più preoccupante per i leopoldini è che hanno logorato il rapporto con la loro maggioranza, senza crescere mai rispetto alla base che veniva accreditata loro in partenza.
Il punto — dicono i sondaggisti — è questo: a sinistra l’uomo di Rignano non guadagna voti. Aggiunge Roberto Weber di Ixè: “Il problema non è che Renzi non riesce a trasmettere il suo messaggio. È che questo messaggio non gli porta un solo consenso in più tra gli elettori della sua coalizione”.
Ripercorrere autenticamente il tragitto politico compiuto da agosto ad oggi è impressionante: non c’è una solo tema in cui Italia Viva non sia stata in dissenso con la maggioranza di cui teoricamente fa parte: critica sulla manovra, contraria su quota cento, ovviamente critica sul reddito di cittadinanza, poi contro la Sugar Tax, contraria alla Plastic Tax e financo contraria alla rimodulazione differenziata dell’IVA.
Poi l’ex sindaco si è smarcato persino sulla legge elettorale, e come sappiamo — da ultimo — è all’opposizione sulla giustizia. I suoi ministri due giorni fa non hanno partecipato al Consiglio dei ministri e in passato spesso ci sono stati, ma a litigare (memorabile il racconto del Corriere della sera sulla Bellanova che si consulta via telefonino con Renzi).
Ovviamente tutti questi strappi sono un diritto, ma la domanda sorge spontanea: cosa si fa in una maggioranza in cui non si è stati mai d’accordo su nulla?
Certo, non va dimenticato che la scissione di Renzi avvenne subito dopo la conquista delle poltrone di governo: la sera i ministri e sottosegretari che avevano ottenuto l’incarico che erano ancora nel Pd, (e quindi ovviamente in quota Pd) la mattina dopo indossavano già  la maglia del loro nuovo partito (portandosi dietro la poltrona). Un record.
I senatori che l’uomo di Rignano alla vigilia della scissione annunciava di aver convinto erano addirittura “quaranta” alla fine — come è noto — ne ha messi insieme solo diciotto (e tre di loro vengono addirittura da destra!). Subito dopo aver smesso di litigare sulla manovra, e poco prima di averlo iniziato a fare sulla giustizia, il leader dei fucsia è riuscito persino ad ottenere la nomina di Ernesto Ruffini (peraltro persona degnissima) che era già  il suo uomo, proprio all’Agenzia delle entrate.
Ed ecco allora in che scenario ha preso corpo la vera mossa che l’ex premier medita, rivelata indirettamente da Giorgia Meloni: uccidere il governo giallorosso, e determinare una nuova maggioranza dove si potrebbe trovare più a suo agio. Mandare via Conte, che considera un usurpatore.
Ovviamente tutto questo, per lui, può accadere solo se andrà  a destra, (o con la destra), che poi è la stessa cosa.
C’è lo spazio per una simile operazione? Renzi è convinto di una cosa: solo lui può attrarre gli elettori di Forza Italia che i delfini del Cavaliere, per un motivo o per un altro, non riescono più a convincere.
E quindi è certo che solo in quello spazio ci sia la prospettiva di crescita che adesso non riesce a trovare

(da TPI)

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ANCHE UNA BATTUTA DIVENTA ARGOMENTO DI RIDICOLA POLEMICA

Febbraio 15th, 2020 Riccardo Fucile

LA VERA STORIA DELL’AUDIO DI CASALINO SULLA NASCITA DEL GOVERNO CONTE TER E LE PROTESTE DEI RENZIANI… ERA UN CONTESTO SCHERZOSO TRA BECHIS, DIRETTORE DE “IL TEMPO” E IL PORTAVOCE DI CONTE

Un audio di Rocco Casalino, portavoce del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, fa discutere e divide nuovamente la maggioranza, con le proteste di Italia Viva.
Una polemica che, però, sembra basarsi su nient’altro che uno scambio di battute scherzose tra Casalino e il direttore del Tempo, Franco Bechis, sulla possibile nascita del governo Conte ter, con conseguente cambio di maggioranza.
E a spiegarlo è lo stesso Bechis, che sottolinea come l’audio risalga alla sera del 13 febbraio, dopo il Consiglio dei ministri in cui è stata approvata la riforma del processo penale all’interno della quale è stato inserito il lodo Conte bis sulla prescrizione.
Si era all’apice dello scontro tra Conte e Matteo Renzi, leader di Italia Viva.
Bechis invia un messaggio a Casalino, nel quale ironizza su quello che sta succedendo e sulla crisi di governo: “Sappi che una collaborazione sul Tempo te la posso dare se finisce male come finisce”, dice il direttore del giornale.
Casalino risponde con un altro messaggio audio, chiaramente altrettanto ironico: “Amore ci sarà  un Conte ter, stai tranquillo”.
Dai toni della conversazione è chiaro che si tratta di nient’altro che uno scambio di battute scherzose. Come precisa anche lo stesso Bechis una volta nata la polemica:
“C’è un audio che infiamma la politica. Un audio di Rocco Casalino. Dall’altra parte c’ero io, Franco Bechis. Era giovedì 13 febbraio, appena finito il consiglio dei ministri e al culmine dello scontro a distanza fra Giuseppe Conte e Matteo Renzi ho inviato un messaggio whatsapp scherzoso al portavoce del premier per dirgli che se fosse restato senza lavoro, al massimo potevo offrirgli collaborazione a Il Tempo per non farlo morire di fame. Casalino ha risposto, come potete sentire: “Amore, ci sarà  un Conte ter, stai tranquillo”. Questo è quel che è avvenuto.
Nonostante il tono scherzoso della conversazione si sono subito scatenate le polemiche, soprattutto da parte di Italia Viva che ritiene che l’audio sia un segnale di come Conte voglia far fuori i renziani dalla maggioranza di governo.
Questa mattina la capogruppo alla Camera di Iv, Maria Elena Boschi, fa riferimento all’audio di Casalino in un’intervista ad Avvenire: il Conte ter “mi pare sia una suggestione di chi oggi sta a Palazzo Chigi, l’audio di Casalino mi pare indicativo. Sarebbe il terzo cambio di maggioranza in un anno e mezzo con lo stesso premier”. Ieri erano arrivate le proteste di Michele Anzaldi, deputato di Italia Viva, che chiedeva a Conte di licenziare subito Casalino dalla presidenza del Consiglio.
A intervenire è stato anche un altro deputato renziano, Luciano Nobili: “Rocco Casalino, portavoce del presidente del Consiglio, smentisce platealmente Conte. Evidentemente il Paese è in mano a Casalino e a Palazzo Chigi sono alla ricerca di una nuova maggioranza”.

(da Fanpage)

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“RIMPATRIAMO SUBITO GLI ITALIANI SU DIAMOND PRINCESS”

Febbraio 15th, 2020 Riccardo Fucile

DOPO LO SBARCO CONSENTITO A 380 CITTADINI AMERICANI IMBARCATI SU DUE VOLI PER GLI USA, DI MAIO SI ATTIVI PER PORTARE A CASA ANCHE I NOSTRI 35 CONNAZIONALI

Dopo l’arrivo in Italia di Niccolò, il 17enne italiano rimpatriato dalla Cina in seguito all’emergenza Coronavirus, ora si attende il rientro a Roma dei 35 italiani a bordo della Diamond Princess, la nave da crociera bloccata nella baia giapponese di Yokohama a causa dell’alto numero di infetti a bordo.
Proprio in queste ore è stata resa nota la notizia dello sbarco da parte di 380 cittadini degli Stati Uniti presenti sulla nave: un’operazione che “cambia lo scenario”, secondo il deputato del Pd, Andrea Romano.
Che proprio per questo motivo si appella al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, in un’intervista a Fanpage.it. Romano ritiene che sia “intollerabile” aspettare ancora molti giorni per lo sbarco dei 35 italiani, che “rischiano ogni giorno di più” restando a bordo della nave.
Per questo chiede di agire per far fronte a “incertezza e indecisione” del Giappone, “organizzando il rientro in patria degli italiani”. Per Romano non c’è “nessuna critica, ma un invito molto forte” a Di Maio per “attivarsi e portare a casa i nostri connazionali nell’immediato”.
A bordo della Diamond Princess ci sono 35 italiani: il suo è un appello a Di Maio per farli rimpatriare al più presto?
È stato rimandato lo sbarco di qualche giorno, non sarà  più il 19: le autorità  giapponesi non riescono a fare i test. Ma ci sono due fatti nuovi: gli americani hanno fatto sbarcare i cittadini statunitensi. Per quanto riguarda gli italiani non ci sono infezioni registrate, ma ogni giorno che passano sulla nave rischia di essere pericoloso. Abbiamo grande rispetto per il governo giapponese, però a livello internazionale — e guardo a un articolo del New York Times — emerge che le autorità  stanno gestendo il caso della Diamond con incertezza e indecisione. Il Governo italiano, come fatto per altri casi, deve fare un passo: organizziamo autonomamente il rientro in patria degli italiani sulla Diamond Princess.
Cosa dovrebbe fare Di Maio?
Intanto attivarsi con le autorità  giapponesi, perchè non si vede per quale motivo gli Usa l’hanno fatto e noi dovremmo aspettare ancora giorni. Come abbiamo riportato Niccolò dalla Cina, siamo in condizione di farlo anche per loro. Le forze armate, che voglio ringraziare, sono efficientissime e perfettamente in grado di fare lo stesso con i 35 italiani sulla nave: operativamente si può fare. Il tema è la decisione politica, lo dico da parlamentare di maggioranza con piena solidarietà  verso il governo e da membro della commissione Esteri. Il ministro faccia un passo presso le autorità  giapponesi per decidere un’operazione simile a quella fatta con Niccolò. Ci sono 35 italiani che rischiano ogni giorno di più.
Di Maio oggi dice che la Farnesina sta ancora valutando quale strada intraprendere…
Penso che l’operazione fatta dagli Stati Uniti cambi lo scenario. Poi le capacità  operative degli Usa sono diverse, ma anche a noi non mancano. Il caso di Niccolò dimostra che quando vogliamo possiamo riportare a casa un ragazzo, lo si faccia e ci si attivi con determinazione anche in questo caso. È intollerabile che si aspetti il 24 febbraio, mancano 9 giorni. Gli Stati Uniti lo hanno fatto, facciamolo anche noi. E lo dico senza polemiche.
Sulla gestione del caso della Diamond Princess le autorità  giapponesi hanno colpe?
Io non parlo di colpe. Noto che le analisi internazionali, tipo quella del Nyt, parlano apertamente di una indecisione grave da parte delle autorità  giapponesi. Ma le autorità  italiane, come quelle Usa, possono procedere alla decisione politica di utilizzare le forze armate per riportare a casa i 35 italiani.
C’è stata una risposta tardiva della Farnesina?
No, credo di no. Il mio è un invito solidale e collaborativo. Stamani festeggiamo il rientro di Niccolò, da oggi quei 35 sono il nostro obiettivo. Nessuna critica, ma un invito molto forte, per portare a casa i nostri connazionali nell’immediato.
Sul caso di Niccolò c’è stato qualche errore da parte dell’Italia?
No, credo di no, è stato fatto tutto il possibile. Grazie alle forze armate, alla diplomazia. È una bellissima notizia che sia tornato. Non c’è nessuna critica da muovere.
Come sta gestendo l’Italia il rimpatrio dei connazionali e l’emergenza Coronavirus?
Il Governo si sta muovendo con lucidità , accortezza e tempismo. Credo che abbia fatto molto bene in due sensi: da una parte ha seguito il criterio di ascoltare gli scienziati, che sanno di cosa parlano. E anche sul piano della scuola con la circolare di Speranza è stata fatta una buona cosa, incoraggiando i presidi a lavorare insieme alle famiglie degli studenti cinesi tornati in Italia, segnalando eventualità  di casi sospetti. Aggiungo un altro elemento politicamente importante: la Lega era partita con la solita caciara polemica, hanno provato a fare propaganda. Ma la grande lucidità  e la rapidità  del governo hanno disarmato persino la Lega. Poi ci hanno riprovato i governatori leghisti con la questione della quarantena, ma in realtà  sono stati disarmati dalla rapidità  e dall’efficienza del governo italiano.

(da Fanpage)

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BENTORNATO NICCOLO’

Febbraio 15th, 2020 Riccardo Fucile

RIENTRO DA WUHAN CON VOLO MILITARE E BARELLA AD “ALTO BIOCONTENIMENTO”… IL 17NNE DI GRADO E’ ATTERRATO STAMANE A PRATICA DI MARE E TRASFERITO ALLO SPALLANZANI PER I PRIMI CONTROLLI

Il volo dell’Aeronautica Militare sul quale viaggia Niccolò, il 17enne di Grado bloccato a Wuhan per due volte a causa della febbre, è atterrato all’aeroporto di Pratica di Mare.   A bordo del Boeing KC-767 dell’Aeronautica militare che ha riportato Niccolò in Italia ha viaggiato anche il vice ministro della Salute Pierpaolo Sileri, assieme a medici ed infermieri.
Ad accogliere il giovane, oltre alla sua famiglia, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. “Niccolò è giovane e forte e non potevamo permettere che un ragazzo di 17enne rimanesse tutte queste settimane in Cina” ha detto Di Maio a Pratica di Mare. “Abbiamo mantenuto la promessa fatta ai genitori”. “Con oggi abbiamo completato il processo di evacuazione di tutti gli italiani”.
Niccolò   “sta bene”, ha detto il viceministro Sileri in un punto stampa all’aeroporto militare di Pratica di Mare. Poi le prime comunicazioni dallo Spallanzani: il ragazzo ha solo “una febbricola e e non manifesta altra sintomatologia”, è “in buone condizioni, sereno e di buon umore”. “Ha chiesto del prosciutto e ha parlato al telefono con la madre, che si trova a Grado” ha aggiunto l’assessore alla Salute Alessio D’Amato.
Niccolò ha viaggiato in aereo protetto all’interno di una cosiddetta struttura di “alto biocontenimento” ed è stato subito sottoposto ad ulteriori controlli prima di lasciare in ambulanza l’aeroporto di Pratica di Mare. Trascorrerà  il periodo di quarantena allo Spallanzani.
Per Niccolò è stato utilizzato lo stesso protocollo con il quale è stato rimpatriato dalla Sierra Leone un connazionale con una grave forma di tubercolosi polmonare resistente a ogni trattamento farmacologico.
Si tratta di una barella speciale protetta da un involucro di Pvc che permette l’osservazione e il trattamento del paziente in isolamento (gestito da un’equipe medica) con potenti filtri che impediscono il passaggio di particelle potenzialmente infette. L’isolamento, sempre da protocollo, proseguirà  anche durante il suo imminente trasferimento in ospedale con una speciale autoambulanza.
L’Aeronautica Militare ha iniziato a sviluppare dal 2005 la capacità  di evacuazione aeromedica, acquisendo sistemi isolatori ATI (Aircraft Transport Isolator).   L’evacuazione in biocontenimento viene effettuata con dei sistemi Ati (Aircraft transport isolator) che medici e infermieri hanno imparato ad utilizzare presso l’Istituto di malattie infettive dello Us Army nel Maryland. La squadra a bordo dell’aereo è composta da un team leader (un ufficiale superiore medico), che ha il compito di coordinare la missione, almeno due ufficiali medici (un anestesista ed un infettivologo) e 6 sottufficiali (Supp. Sanità ) per l’assistenza al malato e per l’esecuzione delle procedure di trasporto. Sostanzialmente il sistema Ati è costituito da un telaio (rigido o semi rigido), da un involucro in PVC (cosiddetto envelope) che permette l’osservazione e il trattamento del paziente in isolamento, da un motore alimentato a batterie che consente di mantenere all’interno una pressione negativa e da filtri ad alta efficienza che impediscono, in entrata ed uscita, il passaggio di micro particelle potenzialmente infette. Il sistema, oltre che sul Boeing, può essere installato sia sui C130j e sui C27j, sia sugli elicotteri HH139 e HH101.
L’isolamento del paziente prosegue anche quando l’aereo atterra, grazie al sistema terrestre Sti (Stetcher transit isolator), che è indispensabile per trasferire il soggetto dall’aereo all’ambulanza con la quale verrà  poi portato in ospedale.

(da agenzie)

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SONDAGGIO DEMOS: LEGA IN CADUTA LIBERA, FDI A UN PASSO DAL M5S, CRESCE IL PD

Febbraio 15th, 2020 Riccardo Fucile

LEGA 29,2%, PD 20,6%, M5S 14,4%, FDI 13,1%, FORZA ITALIA 6,2%, ITALIA VIVA 3,9%, LA SINISTRA 3,6%, + EUROPA 2,6%

Il sondaggio di Demos & PI pubblicato oggi da Repubblica racconta che dopo le elezioni regionali in Emilia-Romagna si conferma il calo continuo, già  osservato negli ultimi mesi ,insieme a una ripresa del Pd.
Ma, soprattutto, alla grande crescita dei Fratelli d’Italia (FdI) di Giorgia Meloni. Nelle stime elettorali la Lega si conferma il partito più forte, con oltre il 29% dei consensi. Comunque, 5 punti di meno rispetto alle elezioni Europee. Mentre il Pd risale sopra il 20%.
Il M5S prosegue la discesa, sempre più rapida (e ripida), dopo l’exploit alle elezioni Politiche del 2018. Quando si impose come primo partito, con quasi il 33%. Da allora ha perduto consensi. Un mese dopo l’altro.
Alle elezioni Europee dello scorso maggio si è fermato poco sopra il 17%. Circa la metà , rispetto alle Politiche. E oggi, secondo le stime di voto di Demos, è sceso ancora. Poco sopra al 14%.
Avvicinato e, quasi, raggiunto dai FdI di Giorgia Meloni. Che hanno superato il 13%. Il doppio, rispetto alle Europee dello scorso luglio.
Una crescita avvenuta a spese di Forza Italia (FI), ma anche della Lega di Salvini. Nel frattempo, FI, non per caso, è scesa ancora. Poco oltre il 6%.
Nell’insieme, Lega, FdI e FI, i tre partiti di Centro-Destra, insieme, hanno guadagnato 13 punti, rispetto alle Politiche del 2018. E “contano” quasi la metà  degli elettori italiani. Mentre, rispetto alle recenti Europee, risultano stabili (per la precisione: hanno perduto 1 punto). Con una variazione sostanziale. Lo slittamento verso Destra. Per il peso assunto dalla Lega e dai FdI.

(da agenzie)

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PRIMA GLI ITALIANI? NO, PRIMA LA LAMORGESE: PAPA FRANCESCO INCONTRA IL MINISTRO DEGLI INTERNI

Febbraio 15th, 2020 Riccardo Fucile

SCHIAFFO A SALVINI CHE AVEVA INUTILMENTE CERCATO DI FARSI RICEVERE

Se non è un dispetto a Matteo Salvini, poco ci manca. Papa Francesco, nella giornata di ieri, ha incontrato per la prima volta il ministro degli Interni Luciana Lamorgese, succeduta proprio a Salvini. Una cosa che non era mai successa quando il leader della Lega era al ministero dell’Interno.
Salvini, dal canto suo, non aveva mai richiesto al pontefice un incontro ufficiale. Ed è facile intuire come la diversità  di vedute tra il leader della Lega e il Santo Padre, prima su tutte quella relativa ai migranti, possa essere stata la causa del mancato incontro. Troppo distanti le idee di Salvini rispetto a quelle di Bergoglio.
Se non avesse cambiato opinione in merito al contrasto dell’immigrazione, con la chiusura dei centri di accoglienza come quello a Castelnuovo di Porto (nei pressi di Roma), sarebbe stato impossibile ottenere un colloquio con il papa.
Ma non solo: Salvini ha spesso strumentalizzato la fede cristiana, baciando rosari ed esibendo vangeli durante eventi politici, e anche lo slogan ‘prima gli italiani’ viene visto dal Pontefice come antiumano e antievangelico. Tutte motivazioni per cui, di fatto, l’incontro non si è mai tenuto.
Ben diversa la situazione con Luciana Lamorgese. Sessantasei anni, nata a Potenza, ha iniziato la sua carica come Ministro dell’Interno il 5 settembre 2019. Si tratta della terza donna nella storia a ricoprire questo incarico, dopo Rosa Russo Iervolino e Annamaria Cancellieri.
A dare notizia dell’incontro con il Papa è stata proprio la Santa Sede, anche se non è trapelato nulla per quanto riguarda i temi affrontati durante il colloquio.
Ipotizzabile, comunque, che al centro del dibattito ci siano i temi che stanno più a cuore a Papa Francesco: i migranti e i corridoi umanitari. Argomenti che la stessa Lamorgese, che ha un atteggiamento morbido e dialogante nei confronti della Cei, aveva affrontato nei giorni scorsi con il segretario di Stato, Parolin e il presidente dei Vescovi, Bassetti, durante la cerimonia per l’anniversario dei Patti Lateranensi.

(da agenzie)

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I SEI SENATORI CHE POTREBBERO MOLLARE RENZI PER TENERE IN PIEDI IL GOVERNO CONTE

Febbraio 15th, 2020 Riccardo Fucile

RENZI ALLA FINE SI RITROVA DA SOLO

C’è una pattuglia di sei senatori pronta a mollare Italia Viva di Matteo Renzi per puntellare il governo Conte Bis in bilico al Senato.
La carica dei “responsabili” di cui si parlava ieri sui giornali e che vedeva in prima fila l’opposizione potrebbe arrivare ai numeri decisivi per l’abbandono anzitempo del progetto renziano da parte di chi ha contribuito a farlo nascere a Palazzo Madama.
E se accadesse, ciò costituirebbe uno smacco clamoroso per IV e per le ambizioni del senatore di Rignano. Che però avrebbe poco da lamentarsi visto come li ha portati dalla sua parte.
Il Corriere della Sera prima si concentra sui responsabili raccontando che Fioramonti alla Camera, Paolo Romani e Gaetano Quagliariello al Senato sono solo alcuni dei capicorrente corteggiati, ma aggiungendo che finchè le urne non saranno all’orizzonte, nessuno sembra disposto a esporsi per puntellare il governo.
Stando alle voci di Palazzo Madama, Romani è pronto a portare in dote una dozzina di senatori, però nel governo ammettono che «sono cifre tutte da verificare».
È una partita ad altissimo rischio e Conte lo ha capito.
«Temo che prima o poi dovremo contarci in Parlamento – si attrezza alla “sfida aperta” Conte–. Prepariamoci a tutto, anche a un voto di fiducia».
Il giurista pugliese sa bene che potrebbe giocarsi la pelle, ma dal Pd gli hanno raccontato che il gruppo dei renziani al Senato «è tutt’altro che monolitico, visti i sondaggi che danno Italia viva al 3%».
A Palazzo Chigi e dintorni si parla di «una decina di parlamentari di Iv inquieti e insoddisfatti» che sarebbero tentati dal ritorno nel Pd, perchè con il taglio dei parlamentari ben pochi hanno la certezza che torneranno a occupare uno scranno.
Ma Renzi smentisce, tranquillizza le truppe e ci ride su. E anche se sui social le sue ultime mosse hanno scatenato più delusione che consenso, continua a dire che nel suo piccolo partito «arriverà  altra gente».
Repubblica invece nel pezzo firmato da Tommaso Ciriaco azzarda addirittura i nomi di quelli che potrebbero lasciare Renzi per ancorarsi alla maggioranza:
E proprio i numeri, in questo caso, sono decisivi: senza Italia Viva, i giallorossi possono contare a Palazzo Madama su un bottino che varia da 152 a 155 senatori (dipende dalla senatrice a vita Elena Cattaneo e dai due del Maie).
Durante scrutini ordinari, la maggioranza è capace di reggere anche così, sfruttando l’assenza di alcuni berlusconiani aggrappati alla legislatura.
Ma è nelle votazioni qualificate — la fiducia, ad esempio — che è consigliata la maggioranza assoluta. Servono 161 sì, sei in più dell’attuale perimetro senza Iv.
Sono proprio i renziani a far trapelare i nomi di quattro dei sei senatori “sospettati” di voler tornare nel Pd, o comunque di voler restare in maggioranza. Una è l’ex grillina Gelsomina Vono. Un’altra l’ex berlusconiana Donatella Conzatti. Il terzo è Giuseppe Cucca, che preoccupato scriveva ieri nella chat del partito: «Dicono che voglio andare via, vi giuro che non è così. Ve lo assicuro!». Il quarto è Eugenio Comincini.
Lunedì scorso, durante un incontro al gruppo, ha preso la parola davanti al leader: «Dobbiamo mediare sulla giustizia, non possiamo andare avanti così». Renzi ha ascoltato, poi l’ha freddato: «Sono contento che tu sia intervenuto, ma non condivido   nulla di quello che hai detto».
Ad occhio quindi c’è il rischio che da un momento all’altro scoppi la pace nella maggioranza. In attesa che si avverino i vaticini di Casalino sul Conte Ter, Renzi aveva risposto già  ieri con uno status abbastanza interlocutorio nel quale voleva mandare segnali di pace pur facendo sapere di voler tenere il punto politico e di essere offeso personalmente.
Il Fatto aggiunge un altro dettaglio che riguarda uno dei quattro presunti ribelli:
I quattro hanno smentito nella chat collettiva. Eppure Cucca, giovedì, in Commissione Giustizia, quando si votava l’emendamento presentato da FI al decreto Intercettazioni per rivedere la norma Bonafede sulla prescrizione, ha aiutato a dilazionare i tempi e ha avvertito i colleghi del Pd che dovevano rientrare. E solo dopo, quando i numeri erano certi (12 a 12, che vuol dire che il testo è respinto), ha votato con il centrodestra.
Il Pd a Palazzo Madama segue con attenzione tutti questi movimenti, convinto che i più nel gruppo renziano non vogliano far cadere il governo. Hanno avanzato critiche sulla gestione delle questioni economiche Mauro Maria Marino e Annamaria Parente. E nella lista di quelli che stanno in Iv, ma potrebbero essere ovunque, ci finisce anche Valeria Sudano. A parte Francesco Bonifazi e Davide Faraone, che con Renzi hanno stretto un patto di sangue, sulla fedeltà  degli altri non ci sarebbe da giurare.
Infine Teresa Bellanova parla del rischio fuga con Maria Teresa Meli del Corriere della Sera; memorabile la risposta sui Responsabili: «Si chiamerebbe trasformismo. E in ogni caso dubito che riesca a trovare una forza politica più responsabile, coerente e propositiva della nostra. Meglio sarebbe dedicare più tempo a confrontarsi nel merito delle questioni, piuttosto che sfuggire al tema vagheggiando altre   maggioranze. Se ne è così certo, percorra questa strada senza indugio».
Bellanova è stata eletta nel Partito Democratico, era all’opposizione del governo Conte. Oggi è ministra di Italia Viva nel governo Conte.

(da “NextQuotidiano”)

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