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LA DECISIONE DELLA CASSAZIONE SU CAROLA INGUAIA ANCORA DI PIU’ SALVINI

Febbraio 21st, 2020 Riccardo Fucile

CROLLANO LE MENZOGNE DEL CAPITONE SUI MIGRANTI “CHE ERANO GIA’ IN SALVO”… I LEGALI DI CAROLA: “I DECRETI SICUREZZA SONO UN INSULTO ALLE RAGIONI DEL DIRITTO”

Ieri abbiamo raccontato le motivazioni con cui la Cassazione ha dichiarato illegittimo l’arresto di Carola Rackete: secondo gli ermellini “l’obbligo di prestare soccorso dettato dalla convenzione internazionale Sar di Amburgo non si esaurisce nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro”, e tale non può essere qualificata, “una nave in mare che, oltre ad essere in balia degli eventi meteorologici avversi, non consente il rispetto dei diritti fondamentali delle persone”.
Oggi Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera spiega quali ripercussioni può avere la sentenza sui casi che coinvolgono l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini:
Resta la resistenza a pubblico ufficiale, superata però dal fatto che Carola Rackete avrebbe agito «nell’adempimento di un dovere»; vale a dire portare a termine il salvataggio dei profughi con lo sbarco in luogo sicuro, come previsto dalle leggi del maree dalle convenzioni internazionali.
Una sottolineatura che, al di là  della disputa ingaggiata con la capitana tedesca, potrebbe riguardare più direttamente Salvini e i suoi processi (ieri la Procura di Catania ha chiesto la fissazione dell’udienza preliminare in cui si deciderà  l’eventuale rinvio a giudizio per il caso Gregoretti, mentre sulla Open Arms il Senato deve ancora pronunciarsi sull’autorizzazione a procedere).
Si tratta di una pronuncia che può rafforzare le accuse all’ex ministro, poichè indebolisce uno dei suoi argomenti difensivi: i migranti erano già  in salvo, quindi non ci fu reato nel costringerli a restare sulle navi.
Inoltre il capo leghista rischia il processo per diffamazione intentato da Carola Rackete definita «fuorilegge», «delinquente» e altro ancora.
Le motivazioni depositate ieri rendono più complicata pure quella causa per l’ex ministro, ma non è questo a far esultare gli avvocati Alessandro Gamberini, Leonardo Marino e Salvatore Tesoriero, difensori della capitana.
Sono soddisfatti perchè la Cassazione ha accolto le loro posizioni e esortano: «Questa sentenza valga ad ammonire coloro che ancora fanno resistenza all’abrogazione di quei decreti sicurezza che costituiscono un insulto alle ragioni del diritto».

(da “NextQuotidiano”)

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LA POLIZIOTTA CHE DA’ DELLA “TERRORISTA” A CAROLA RACKETE E POI FA RETROMARCIA: INTERVENGA IL VIMINALE E CI LIBERI DI QUESTA PERSONA INDEGNA DI INDOSSARE LA DIVISA

Febbraio 21st, 2020 Riccardo Fucile

E’ VICE-ISPETTORE ALLA QUESTURA DI GROSSETO… LIBERA DI PENSARLA COME CREDE, MA LO FACCIA SENZA LORDARE LA DIVISA DELLO STATO

Carola Rackete? Per Silvia, che a quanto si legge sarebbe un vice ispettore della Polizia di Stato in forza alla Questura di Grosseto, non è altro che «una lurida zecca di sinistra», una «terrorista che farà  la fine che merita» e infine una «troia» e una «povera stronza» colpevole di aver speronato una motovedetta della Guardia di Finanza.
Così il vice ispettore commentava la sentenza della Cassazione che respingendo il ricorso del Pm di Agrigento ha giudicato illegittimo il provvedimento di arresto della comandante della Sea Watch 3.
E non finisce qui perchè il vice ispettore della PS ce l’ha anche con la «pletora di mummie completamente decontestualizzate dalla vita reale» e con gli «”ospiti” di questa povera stronza», ovvero i migranti, che naturalmente non scappano da “un cazzo di niente” e da nessuna guerra.
La Cassazione invece più modestamente ritiene che «l’obbligo di prestare soccorso dettato dalla convenzione internazionale Sar di Amburgo non si esaurisce nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro», e tale non può essere qualificata, «una nave in mare che, oltre ad essere in balia degli eventi meteorologici avversi, non consente il rispetto dei diritti fondamentali delle persone».
Non è certo la prima volta che la dipendente della questura di Grosseto se la prende con la Rackete, in un post di luglio l’aveva chiamata “demente”.
Il post sulla “terrorista” Rackete è durato poco, il tempo di scatenare l’indignazione di quelli che leggevano (e qualche applauso).
In un commento che è rimasto impigliato nelle maglie della memoria di Facebook la poliziotta rispondendo ad un utente stupito e imbarazzato che parole come queste venissero pronunciate da chi indossa la divisa della Polizia dello Stato lei aveva risposto con un attacco ai soliti radical chic che sputano sulle uniformi ribadendo «penso di questa terrorista ciò che voglio a prescindere da quello che pensano i miei superiori».
Ora, apparentemente definire Carola Rackete una “terrorista” potrebbe pure integrare il reato di diffamazione, ma non sta a noi deciderlo.
In fondo dopo l’episodio dello “speronamento” della lancia della Guardia di Finanza uno dei superiori del vice ispettore — quel Matteo Salvini che all’epoca era titolare del Viminale — ebbe a dire che la Rackete era una “sbruffoncella”, “fuorilegge”, “delinquente”, autrice di un atto “criminale”, responsabile di un tentato omicidio in quanto “avrebbe provato a ammazzare cinque militari italiani”, “complice dei trafficanti di esseri umani” e altre cose ancora beccandosi una bella denuncia.
Come sempre il pesce puzza dalla testa, e se al Ministero dell’Interno facevano così che colpa ne può avere un’agente?
Il post, pubblicato ieri sera, è stato rimosso. La Questura di Grosseto ha diramato una nota dove dice che in caso venisse dimostrato che il post è riconducibile ad una dipendente della Polizia di Stato verranno presi provvedimentoi: «In relazione al post apparso su un profilo Facebook riconducibile ad un’appartenente alla Polizia di Stato di Grosseto pubblicato ieri sera e poi rimosso, quest’Ufficio sta verificando la sua effettiva riferibilità  al dipendente di questa Amministrazione. In caso di esito positivo, verranno presi tutti i provvedimenti del caso».
Oggi pomeriggio la svolta: «Mi sa che ho esagerato e mi scuso pubblicamente. Ciò non toglie che continuo a pensare delle ong quello che penso» mentre in un commento aggiunge «giusto per la cronaca. Mi sono resa conto di avere usato un espressione impropria che peraltro non mi è stata risparmiata nè pubblicamente, da persone che non conosco, nè in privato. Sono libera di pensare ciò che voglio sulle ong, che non sono enti istituzionali».
Non è chiaro se con espressione impropria si riferisca a «lurida zecca di sinistra», «troia» ,«povera stronza» oppure a quel «terrorista che farà  la fine che merita».

(da “NextQuotidiano”)

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CORONAVIRUS, GLI SPOSTAMENTI DEL 38ENNE DI CODOGNO CONTAGIATO: L’ATLETICA, IL CALCETTO E GLI INCONTRI DI LAVORO

Febbraio 21st, 2020 Riccardo Fucile

SI CERCA DI RICOSTRUIRE L’ATTIVITA’ DEGLI ULTIMI GIORNI

Ha 38 anni, è nato a Castiglione d’Adda e vive a Codogno con sua moglie, lavora all’Unilever di Casalpusterlengo, tutti paesi in provincia di Lodi.
Ma il primo contagiato in Italia da coronavirus ha, in queste settimane, avuto contatti – come è logico – con tantissime persone. Per questo le autorità  sanitarie stanno cercando di ricostruire i suoi spostamenti, per allargare il raggio dei tamponi necessari per rilevare l’eventuale positività  al test, visto che i casi negativi sono già  saliti a sei e tra questi c’è un compagno di sport del 38enne.
Il 38enne è ricoverato da mercoledì sera all’ospedale di Codogno in condizioni molto gravi. L’ipotesi – tutta da verificare – è che il contagio possa essere avvenuto tra fine gennaio e inizio febbraio, quando l’uomo ha cenato con un collega appena rientrato dalla Cina (e che lavora all’Unilever ma di Fiorenzuola d’Arda, nel Piacentino). Finora sono stati ricostruiti gli spostamenti degli ultimi giorni: ecco cosa sappiamo.
L’uomo, che è molto sportivo, fa parte del Gruppo podistico di Codogno, il 2 febbraio ha partecipato a una corsa con altri 18 podisti a Portofino, il 9 febbraio a una corsa a Sant’Angelo Lodigiano.
Sabato mattina ha partecipato a un corso della Croce Rossa a Codogno e poi a una partita di calcio a 11 con la sua squadra, la Picchio di Somaglia, contro squadra cremasca Amatori Sabbioni del campionato Amatori del Csi.
Domenica si sarebbe presentato poi al Pronto soccorso di Codogno con la febbre alta: rimandato a casa, è tornato mercoledì quando poi è stato ricoverato. La moglie insegnava in una scuola media, ma aveva smesso di lavorare perchè incinta. Saltuariamente dava una mano a sua madre che ha un’erboristeria in un paese vicino.
I giocatori della società  Picchio Somaglia sono stati invitati dall’Asst di Crema a non muoversi da casa fino al 29 febbraio. Si tratta di una ventina di persone messe in quarantena e verranno controllate dai medici della Ats.
Centinaia, quindi, potenzialmente, le persone che sono entrate in contatto con l’uomo, sua moglie, e con lo stretto conoscente ricoverato al Sacco. Per questo la Regione invita i cittadini di Codogno e Castiglione a non uscire di casa.
In paese sono esaurite tutte le mascherine e i flaconi di antisettici per le mani in farmacie e negozi, tanto che molti hanno esposto cartelli sulle vetrine. Poche persone in giro e, quelle che si avventurano, si coprono naso e bocca con sciarpe e maglioni.

(da agenzie)

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CONTAGI CORONAVIRUS LOMBARDIA, LA REGIONE: “RESTATE A CASA”

Febbraio 21st, 2020 Riccardo Fucile

A CASTELPUSTERLENGO E CASTIGLIONE CHIUSE SCUOLE E UFFICI COMUNALI

Il Comune di Codogno ha emanato tre ordinanze “provvisorie e precauzionali” per la chiusura di scuole, bar, ristoranti, locali pubblici in generale (discoteche, sale da biliardo) e uffici comunali per l’emergenza sanitaria dovuta ai primi sei contagi in Italia, e tutti nella zona del Lodigiano, da coronavirus.
Già  in mattinata l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera aveva comunicato: “Si invitano tutti i cittadini di Castiglione d’Adda e di Codogno, a scopo precauzionale, a rimanere in ambito domiciliare e ad evitare contatti sociali. Per coloro che riscontrino sintomi influenzali o problemi respiratori l’indicazione perentoria è di non recarsi in pronto soccorso ma di contattare direttamente il numero 112 che valuterà  ogni singola situazione e attiverà  percorsi specifici per il trasporto nelle strutture sanitarie preposte oppure ad eseguire eventualmente i test necessari a domicilio”, un invito poi esteso anche a Casalpusterlengo.
Intanto, però, visto che la quarantena potrebbe coinvolgere 250 persone almeno, “La Protezione civile sta cercando di individuare un albergo, una caserma o una struttura militare per mettere tutte le persone in quarantena”.
Le ordinanze di Codogno sono valide fino almeno al 23. A Castiglione chiusura degli uffici comunali. Misure sono allo studio anche nei comuni di Terranova de’ Passerini, Turano, Maleo, Bertonico perchè molti studenti di questi paesi frequentano le scuole di Codogno.
Il “paziente zero” è un 38enne di Castiglione d’Adda ma residente a Codogno, in provincia di Lodi, sua moglie e altre quattro persone (tutte di Castiglione d’Adda) entrate in contatto probabilmente con il paziente zero, mentre risulta negativo ai test un collega del 38enne con cui l’uomo aveva cenato a fine gennaio e che era appena rientrato dalla Cina. Il 38enne è in gravi condizioni all’ospedale di Codogno.
Le autorità  sanitarie stanno provvedendo a fare i tamponi per il test a tutte le persone che potrebbero essere entrate in contatto con i contagiati: dai colleghi del 38enne, che lavora all’Unilever di Casalpusterlengo a familiari, amici, e tutti i medici e gli infermieri dell’ospedale di Codogno dove l’uomo è stato ricoverato mercoledì sera. “Tutte le persone positive sono portate al Sacco quando sono in grado”: lo ha spiegato l’assessore al Welfare Giulio Gallera alla conferenza stampa per fare il punto sul coronavirus. Il paziente ricoverato in terapia intensiva a Codogno dovrebbe venire spostato nel primo pomeriggio.
A Castiglione d’Adda (Lodi) dove risiedono i genitori dell’uomo contagiato dal Coronavirus sono stati sospesi i festeggiamenti per il carnevale. “È assolutamente vietato l’ingresso ai parenti”: è quanto segnala un cartello appeso alla porta di ingresso del Padiglione G 56 dell’Ospedale Sacco di Milano, dove sono ricoverati alcuni dei contagiati da Coronavirus in Lombardia.
Il cartello, affisso alla porta con solo due pezzi scotch, non era presente questa mattina e infatti parenti e pazienti potevano accedere all’edificio liberamente.

(da agenzie)

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CORONAVIRUS, QUATTRO CASI SOSPETTI A GENOVA, RICOVERATI AL SAN MARTINO, TEST NEGATIVI

Febbraio 21st, 2020 Riccardo Fucile

SI TRATTA DI DUE ADULTI E DUE BAMBINI, ATTESI GLI ESITI DEI TEST

Quattro persone dello stesso nucleo familiare sono state ricoverate a Genova per verificare l’eventuale contagio da coronavirus. I quattro, padre e tre bambini, sono sotto osservazione all’ospedale San Martino.
L’uomo è asintomatico, i bambini hanno qualche sintomo termico e respiratorio. La mamma e l’altro bambino, al momento asintomatici, sono in isolamento al loro domicilio. Lo rende noto la Regione.
Un altro cittadino cinese, rientrato a Genova da Hong Kong e dopo aver fatto tappa anche a Londra, è stato trasferito dal 118 dal Galliera al reparto malattie infettive del San Martino. L’uomo, 30 anni, ha sintomi di raffreddore e febbre alta.
La settima persona che era stata indicata in mattinata, invece, vive in Italia ma al di fuori del nucleo familiare, non è mai stata in contatto con i componenti del nucleo familiare e non ha ricevuto attenzioni particolari. Era stata associata al nucleo familiare perchè in un primo momento risultava residente con la famiglia. Padre, madre e bambini erano rientrati dalla Cina il 15 febbraio da una zona a elevata circolazione del coronavirus.
ORE 17,33:   “Coronavirus, tutti negativi i test per i casi all’esame dell’ospedale San Martino di Genova”. Lo annuncia su Facebook il governatore ligure Giovanni Toti, riferendosi al nucleo familiare cinese in osservazione nel nosocomio cittadino.

(da agenzie)

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SEI CONTAGIATI CORONAVIRUS IN LOMBARDIA, IL CASO DEL 38ENNE DI CODOGNO , IN ISOLAMENTO 250 PERSONE

Febbraio 21st, 2020 Riccardo Fucile

A FINE GENNAIO AVEVA CENATO CON UN AMICO TORNATO DALLA CINA MA CHE RISULTA NEGATIVO AI TEST… LA MOGLIE E’ INCINTA… RICOVERATA ANCHE UNA SUA COLLEGA NEL PIACENTINO

Primi sei contagi da coronavirus in Italia, in Lombardia: un 38enne residente a Codogno e nato a Castiglione d’Adda, in provincia di Lodi, ricoverato da mercoledì sera a Codogno, è risultato positivo al test del coronavirus.
Positiva ai test anche sua moglie – che è incinta all’ottavo mese – ricoverata in isolamento all’ospedale Sacco di Milano. “Sono sei i casi di positività  al coronavirus in Lombardia, a oggi abbiamo un numero cospicuo di persone su cui stiamo intervenendo: circa 250 persone sono in isolamento e a loro faremo il tampone”, ha spiegato l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera.
Tutti i ricoverati – che si trovano all’ospedale di Codogno, tranne la moglie del 38enne, che sarebbe in una condizione meno preoccupante – hanno polmoniti gravi e per loro sta iniziando il trasferimento al Sacco.
Il 38enne invece è in prognosi riservata, con insufficienza respiratoria e le sue condizioni sono ritenute molto gravi, tanto che il trasferimento al Sacco, previsto in mattinata, è stato rinviato.
Le altre tre persone contagiate sono arrivate all’ospedale di Codogno (Lodi) nella notte con un quadro clinico di polmonite. Dovrebbero aver avuto contatti con il 38enne, il “paziente zero”. I malati hanno tutti un’età  intorno ai quarant’anni e non ci sono minori tra i contagiati
Coronavirus a Codogno, l’appello: “Non uscite di casa
“Si invitano tutti i cittadini di Castiglione d’Adda, di Codogno e di Casalpusterlengo, a scopo precauzionale, a rimanere in ambito domiciliare e ad evitare contatti sociali”, questo in una nota dell’assessore regionale Giulio Gallera.
Arriva subito una dichiarazione del premier Conte: “La linea di massima precauzione adottata dall’Italia sulla vicenda Coronavirus ci consente di scacciare via qualsiasi allarmismo sociale e qualsiasi panico. Dovete fidarvi di quelle che sono le indicazioni ufficiali del ministero della Salute, abbiamo un comitato tecnico scientifico che ci offre la base tecnica e scientifica di valutazione. Ovviamente un attimo dopo, conseguentemente – ha detto ancora Conte – adottiamo tutte le iniziative e le indicazioni anche sul piano politico che sono necessarie per la popolazione. Siamo già  a livello di massima precauzione”.
Coronavirus nella provincia di Lodi, chi è il primo paziente
Si sta cercando di ricostruire come si sia diffuso il virus: da quanto si sa il 38enne sarebbe andato a cena con un amico – un manager dell’Unilever della sede di Fiorenzuola d’Arda, nel Piacentino – che tornava dalla Cina a fine gennaio, ma non è detto che sia stato quello il momento del contagio, visto che i giorni trascorsi da quel momento sarebbero più di quelli finora considerati il periodo di incubazione del virus. Il manager – che è il caso ‘indice’ – è in isolamento al Sacco e sono stati fatti su di lui i primi test risultati negativi. La moglie del 38enne insegnava (ma aveva già  messo perchè incinta) in una scuola media e saltuariamente aiutava la madre che ha una erboristeria, e non è un’insegnante del liceo Novello come si era saputo in un primo momento.
Nell’ospedale di Codogno il primo caso di coronavirus in Italia
Il 38enne, che lavora all’Unilever di Casalpusterlengo – dove oggi i sanitari sono già  arrivati per fare i tamponi a tutti i suoi colleghi – è nato a Castiglione d’Adda ma vive a Codogno, si è presentato in ospedale una prima volta domenica sera con la febbre, ma sarebbe stato rimandato a casa. Poi, il ricovero mercoledì sera.
Ricostruendo i suoi spostamenti è passato dal Pronto soccorso al reparto di Medicina fino alla Terapia intensiva. Avviate le procedure per la quarantena per i suoi familiari e con tutti i medici e gli infermieri che sono entrati a contatto con lui: potenzialmente centinaia di persone.
Da quanto è stato ricostruito il 38enne nei giorni precedenti al ricovero è andato a correre e poi al lavoro, ha giocato a pallone e ha preso parte a tre cene. I sanitari stanno inoltre cercando di ricostruire cosa abbia fatto e chi abbia incontrato in questi ultimi giorni la moglie, che da quanto accertato al momento sembrerebbe però aver avuto meno contatti del marito.
Del caso ‘indice’ ha parlato in conferenza stampa anche l’assessore Gallera. “Abbiamo recuperato il caso indice, tornato dalla Cina il 21 gennaio, ora al Sacco. Ha fatto subito i controlli, sta bene e non ha avuto sintomi, salvo una leggera febbre”, precisa.
Come ha precisato anche Maria Gramegna, della direzione generale Welfare, è risultato negativo al test: “Il problema che possa essere negativo il caso indice è che a un certo punto il virus viene eliminato, quando la persona guarisce. Il test quindi potrebbe non trovarlo più”.
Per questo motivo i suoi campioni sono stati inviati all’Istituto Superiore di Sanità  (Iss) a Roma, “per cercare gli anticorpi al virus”. Potrebbe essere, ha aggiunto Gallera, “che non sia lui il caso zero o che sia guarito. Non abbiamo certezza di quale sia il caso zero”.
Gli accessi al Pronto soccorso di Codogno e le attività  programmate dell’ospedale sono stati, a livello cautelativo, attualmente interrotti.
Le persone che sono state a contatto con il paziente sono in fase di individuazione e sottoposte a controlli specifici e alle misure necessarie. L’amico con cui è stato a cena è un manager di una società  di Fiorenzuola d’Arda (Piacenza) che lavora in Cina e lì trascorre quasi tutto l’anno.
Per questo la Ausl di Piacenza ha avviato verifiche e controlli anche sul territorio emiliano volti a verificare gli eventuali contatti dell’italiano rientrato dalla Cina con dipendenti piacentini dell’azienda. E a Piacenza sono al momento due le persone in isolamento dopo essere venuti in contatto col 38enne lodigiano: una donna è ricoverata in isolamento nel reparto di malattie infettive dell’ospedale di Piacenza. È sintomatica ed è una collega del paziente ‘0’ all’Unilever di Lodi.
Si attendono i risultati del tampone esaminato nel laboratorio del Sant’Orsola di Bologna. L’altra persona è in isolamento domiciliare volontario: si tratta dell’infermiere triagista piacentino che ha accolto il 38enne al pronto soccorso di Codogno, nel lodigiano. “Vive solo – precisa la regione – e benchè asintomatico, gli è stato eseguito il tampone”.
“Sono stati già  effettuati tutti gli accertamenti diagnostici necessari sui medici, gli infermieri e i pazienti dell’ospedale di Codogno (Lodi) dove si è presentato un paziente poi riscontrato positivo al coronavirus. Abbiamo tutti i tamponi già  pronti”. Lo ha detto l’assessore alla Sanità  di Regione Lombardia, Giulio Gallera, raggiunto telefonicamente da Rainews. Il pronto soccorso era già  stato chiuso a scopo precauzionale. Le persone che alla spicciolata arrivano perchè tempo fa avevano fissato appuntamenti per eseguire visite o esami, non vengono fatte passare e le si invita a cancellare l’appuntamento per riprenderlo successivamente. Tutti i dipendenti dell’ospedale indossano la mascherina.
Le autorità  sanitarie stanno approntando la situazione all’ospedale Sacco di Milano – individuato con lo Spallanzani di Roma come quello adatto a trattare i casi di bioemergenze – pensando al possibile trasferimento con un’ambulanza ad alto biocontenimento come quella utilizzata per il ragazzo di 17 anni tornato dalla Cina ma risultato negativo al Coronavirus. Intanto una equipe del Sacco è già  andata all’ospedale di Codogno. Nella ricostruzione dei contatti dell’uomo è importante ricordare che la quarantena viene considerata necessaria per chi ha avuto il “primo contatto”, cioè chi è stato fino a un metro di distanza per un periodo non occasionale con la persona contagiata.

(da agenzie)

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PER UN PUGNO DI NOMINE

Febbraio 20th, 2020 Riccardo Fucile

DOPO SETTIMANE DI SCINTILLE, FINISCE L’IPOCRISIA… RENZI E CONTE SI VEDRANNO: LA VERA TRATTATIVA E’ SUI VERTICI DELLA AZIENDE DI STATO E SULLA SOGLIA DI SBARRAMENTO AL 4%

Un pacchetto che comprende un’intesa globale sulle nomine. E un ritocco all’accordo sulla legge elettorale, con una limatura al ribasso della soglia di sbarramento, che potrebbe passare dall’attuale 5% come prevedono gli accordi di maggioranza al 4%, ossigeno puro per le malandate intenzioni di voto di Italia viva.
È questo il pacchetto su cui stanno lavorando l’una e l’altra parte del grande match d’inverno, l’incontro tra Giuseppe Conte e Matteo Renzi.
Un incontro su cui le rispettive diplomazie stanno lavorando da tempo. “Credo che la cosa più pulita sia vedersi la prossima settimana con Conte”, ha annunciato oggi l’ex rottamatore. Ma chi frequenta Palazzo Chigi assicura che la prima mossa sia stata fatta dal presidente del Consiglio.
È da qualche giorno che il capo del governo auspica un faccia a faccia chiarificatore, in un senso o nell’altro. E ha iniziato a tessere la sua tela. Ieri Renzi ha ammesso di aver ricevuto un messaggio dal premier, ma i bene informati assicurano che non sia che l’ultimo di una serie di contatti avuti nelle ultime settimane.
“Parleremo col premier Conte e decideremo cosa fare. Per noi le idee vengono prima delle poltrone. E non stiamo al governo a tutti i costi”, ha scritto Renzi in una e-news serale dopo una giornata di indigestione comunicativa.
I suoi spiegano che l’obiettivo a breve termine sia quello di incassare qualche misura caratterizzante per il bacino potenziale di elettori di Italia viva. Da Palazzo Chigi spiegano che è un lavoro già  fatto. Ai tavoli per la nuova agenda di governo, ai quali, continuano, “Iv ha sempre partecipato con spirito collaborativo, vedendosi riconosciute le sue proposte e dicendosi d’accordo con la quasi totalità  di quel che abbiamo stabilito”.
Per questo Conte ha finalmente reso noto il segreto di Pulcinella. Ovvero che l’opzione per stanare l’avversario interno sarà  un voto proprio su quel nuovo programma definito da tutti i partner della maggioranza.
Infilato probabilmente in una risoluzione, una soluzione tecnica proprio in queste ore al vaglio del ministro dei Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà , che non prevede un voto di fiducia. Non abbastanza per poter legare le mani ai renziani, sufficiente per costruire una narrazione da impegni traditi davanti alle Camere e al paese in caso di rottura.
Così come il premier ha fatto spallucce di fronte alla pistola scarica del governo istituzionale che faccia la riforma del sindaco d’Italia, una trovata squadernata da Renzi mercoledì a Porta a Porta che sembra già  morta nella culla, così il leader di Italia viva non considera un eventuale voto parlamentare come il redde rationem finale.
Un gioco delle parti utile a tirare su una cortina fumogena sulla vera posta in gioco: le oltre 400 nomine in ballo nelle prossime settimane, e la futura legge elettorale.
Sul primo fronte Renzi ha già  bloccato il board dell’Agcom, che doveva essere votato in Parlamento questa settimana. “Non è possibile che le facciano senza considerarci nemmeno”, il ragionamento fatto ai suoi.
Proprio oggi il pentastellato Stefano Buffagni ha messo in chiaro che su tutto il comparto energetico, da Enel a Eni passando per Terna, i 5 stelle vogliono dire la loro. È in ballo una considerevole fetta della prossima architettura del potere nel paese. Renzi vuole garanzie di essere trattato come parte in causa nell’assetto complessivo, e non semplice sparring partner.
Conte punta a un accordo che non sovrastimi la rappresentanza di Iv, ma chiede assicurazioni che eventuali fibrillazioni sul pacchetto non diventino pretesto per rendere il percorso del governo un campo minato.
Sembra più a portata di mano un’intesa sulla legge elettorale. In cambio di una rinuncia renziana a ambiziosi piani di riforma elettoral-istituzionale, gli altri partner della maggioranza dovrebbero essere convinti ad abbassare la soglia di sbarramento al 4%, senza però intaccare l’impianto proporzionale e il modello “spagnolo” di distribuzione dei seggi, che garantisce pur se a macchia di leopardo un effetto che favorisce i partiti maggiori. Può sembrar poco un punto in meno, può essere questione di vita o di morte per partiti accreditati di percentuali che si aggirano intorno a quelle di Iv.
Una trattativa che tiene dentro anche le rispettive ambizioni sul futuro, dai mesi che verranno alla prossima legge di stabilità , estendendosi fino alla decisiva elezione del presidente della Repubblica e, ovviamente, alla data delle future elezioni politiche. Siamo solo all’inizio.

(da “Huffingtonpost”)

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SUI SOCIAL RIVOLTA CONTRO L’IPOCRISIA DI SALVINI SU HANAU: “NON E’ FOLLIA, E’ ODIO ALIMENTATO DA VOI MOSTRI”

Febbraio 20th, 2020 Riccardo Fucile

“VUOI SOLO I VOTI DEGLI ODIATORI SOCIALI”

‘Follia’. Così Salvini ha definito l’attentato di Hanau, in Germania.
Un modo come un altro per evitare di usare la parola ‘terrorismo’ associata all’estrema destra. Perchè che in questo momento non sia più l’Isis la peggior minaccia alle democrazie europee ma proprio quella destra violenta, razzista e xenofoba di cui faceva parte anche il leghista Luca Traini è un fatto che i leader della destra europea stanno deliberatamente ignorando.
Solo Angela Merkel è stata chiara, parlando apertamente di ‘razzismo di estrema destra’. Ma Salvini,   ha deciso di rimandare tutto alla follia, alla malattia mentale.
Senza tenere conto del fatto che se questi mostri stanno venendo fuori ora, se non passa ormai giorno senza che una svastica o una scritta antisemita non compaiano in varie città  italiane, è (anche) colpa sua.
Colpa di una propaganda dell’odio, ma colpa soprattutto di una mancata condanna a certe azioni che prefiguravano quanto sta avvenendo, di vicinanza a gruppi che questi atti non li condannano ma neanche tanto segretamente li appoggiano.
Ma su twitter si comincia a essere stufi di questa manipolazione della realtà .
E volano tweet pesanti, che rispondono a tono a Salvini:
“No non è follia. Senza contare che la follia non esiste neppure in psichiatria. Nessun disturbo psicologico è definito come follia sui manuali diagnostici È razzismo. È odio. È un disturbo pervasivo antisociale alimentato da politici come Salvini e AfD. Vergognatevi, mostri”.
“Quando dei dichiarati razzisti xenofobi nazisti colpiscono minoranze etniche o religiose si chiama “follia omicida”, quando si colpiscono gli “ariani” è sempre terrorismo #Hanau”
“Si chiama #razzismo neonazista e #terrorismo non follia omicida#Hanau
“Se di fronte ad una strage jihadista condanni l’ intera religione Islamica, ma derubrichi   a “follia omicida” l’ odio razziale e l’ideologia nazista all’origine della strage di #hanau, significa che ti aspetti i voti degli odiatori razziali e dei neonazisti.#folliaomicida”

(da Globalist)

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IL TERRORISTA DI HANAU PER SALVINI ERA SOLO UN FOLLE, LA MELONI LO DEFINISCE RAZZISTA

Febbraio 20th, 2020 Riccardo Fucile

LA MOSSA DELLA MELONI PER APPARIRE PIU’ MODERATA

«Orribile strage a Hanau in Germania, una preghiera per i morti innocenti, un pensiero per i feriti e le famiglie delle vittime della follia omicida, un abbraccio di solidarietà  al popolo tedesco».
Questo il messaggio di Matteo Salvini all’indomani della strage di Hanau dove un terrorista neonazista ha ucciso undici persone in diversi attacchi ad alcuni shisha bar (locali dove si fuma il narghilè).
Quando il leader della Lega cinguettava il suo compitino questa mattina era già  noto che l’attentatore, il 43 enne Tobias Rathjen, aveva pubblicato un video e un manifesto di 24 pagine dove parlava della necessità  di annientare «popoli ed etnie che non possiamo più espellere dalla Germania».
Eppure Matteo Salvini che ogni tanto viene preso dalla smania di dire che lui non sta con gli estremisti di destra sembra aver dimenticato questo dettaglio.
Come ha dimenticato — o forse non si è accorto — che 9 delle 11 vittime della strage di Hanau avevano un background migratorio e che anche quattro dei cinque feriti — stando a quanto riferisce l’agenzia Dpa —   hanno radici migratorie.
Il ministro dell’Interno dell’Assia, Peter Beuth ha parlato del movente “razzista” dicendo al tempo stesso che Rathjen non si era mai fatto notare in passato per atteggiamenti estremisti.
Chiunque abbia letto questa mattina il tweet di Salvini cosa ha capito della vicenda? Che sono morte delle persone a causa di “un folle omicida” e che c’è stata un’orribile strage.
Ma nulla dice Salvini riguardo a chi l’ha commessa. E non certo perchè ci sono delle indagini in corso o per prudenza. Perchè quando a commettere una strage è un terrorista dell’ISIS o di qualche altra organizzazione criminale Salvini non va tanto per il sottile. Informa il suo pubblico che si tratta di un TERRORISTA ISLAMICO, fa dell’ironia sul fatto che fosse proprio islamico (“l’avreste mai detto?”), pubblica le foto di un altro terrorista islamico, anche quello è morto ma di lui ha scritto “non sentiremo la sua mancanza”, di Rathjen invece nulla.
E non è finita qui perchè su Facebook dopo il classico thought and prayers alle vittime, la maledizione nei confronti dell’assassino Salvini si permette anche il lusso di fare la vittima attaccando Gad Lerner che ha fatto notare le similitudini con l’attentato di Macerata (e che dire di quello di Christchurch dove l’attentatore ha direttamente citato Traini?)
Ma cosa faceva Salvini quando un terrorista islamico uccideva dei poliziotti a Parigi? Chiedeva subito il parere della Boldrini, di Renzi e della sinistra «che spalanca le porte all’Islam, in Italia e in Europa» e che «è complice di tutto il sangue innocente che sta scorrendo».
Il fatto che nel suo manifesto l’attentatore di Hanau scriva che «poche razze e culture hanno dato contributi positivi all’umanità  mentre alcune non solo non hanno dato contributi significativi ma sono   distruttive, specialmente l’Islam» o ancora «alcune persone nel mio Paese hanno contribuito al fatto che tra di noi ora ci sono gruppi etnici, razze e culture che sono distruttive sotto ogni aspetto» ovviamente è solo una coincidenza.
Perchè Rathjen non cita Salvini ma come abbiamo scritto più volte questo è solo l’humus culturale nel quale si alimentano il neofascismo e il neonazismo. L’estrema destra europea e americana che teme l’invasione, la sostituzione etnica e il genocidio dei bianchi e che propone “soluzioni finali” di triste memoria. La Lega spesso e volentieri parla esattamente questo stesso linguaggio.
E Salvini non ha mai risposto alle domande sull’infiltrazione da parte dell’estrema destra italiana dentro il suo partito. Pensate che quelli di Rathjen siano dei deliri perchè in un video parla di basi militari segrete per il controllo mentale? Allora che dire di quel politico italiano che denunciava il complotto dell’ossitocina per farci amare gli immigrati?
Si dirà  che Salvini non è il solo a usare questa strategia di rimozione. Lo ha fatto anche il leader del partito di estrema destra Alternative fà¼r Deutschland (AfD) che ha parlato del gesto di un folle.
Il classico lupo solitario che non ha legami con nessuno e giammai potrebbe aver preso ispirazione da quello che dicono i rappresentanti di certe formazioni politiche. Eppure in Germania episodi di terrorismo legati ad estremisti di destra che agiscono in nome dell’odio razziale e della supremazia bianca ce ne sono stati parecchi in questi ultimi anni. Che siano tutti “matti”? Al Parlamento Europeo AfD fa parte dello stesso gruppo della Lega di Salvini: Identità  e Democrazia.
C’è però chi è più furbo di Salvini e che ha capito che queste sono delle occasioni importanti per dare una ripulita alla propria immagine.
È il caso della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, una che ha sempre menato vanto — come Salvini — di essere allergica al politicamente corretto. Eppure cosa ha fatto oggi la Meloni? Ha pubblicato il tweet perfetto dal punto di vista della politically correctness.
Nel messaggio di cordoglio della Meloni — un piccolo capolavoro di equilibrismo politico — si evita sì di dire che l’attentatore era un estremista di destra con idee razziste. Ma al tempo stesso ci si mette al riparo da ogni accusa dei buonisti scrivendo che «nella nostra Europa non c’è nessuno spazio per terrorismo, razzismo e xenofobia». Razzismo e xenofobia, che letteralmente significa avversione indiscriminata nei confronti degli stranieri e di tutto ciò che proviene dall’estero.
Poco importa in questo momento che la Meloni sia quella dei blocchi navali, del Piano Kalergi, del piano di sostituzione etnica di Soros e di tante altre fregnacce in salsa alt right.
Perchè ancora una volta la Meloni, che ha pubblicato una mezz’ora dopo Salvini ha colto lo spiraglio lasciato aperto da Luca Morisi con il tweet del leader della Lega riuscendo così ad accreditarsi — agli occhi degli elettori del centro-destra — come la vera moderata tra i due.
È un giochino che la Meloni utilizza da un po’ sorpassando di volta in volta Salvini da destra o da “sinistra” (relativamente parlando), non è detto che sul lungo periodo il suo elettorato apprezzi, ma si può sempre dare un colpo al cerchio e uno alla botte.
Lo hanno fatto tutti i populisti italiani degli ultimi dieci anni.

(da “NextQuotidiano”)

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