Febbraio 20th, 2020 Riccardo Fucile
TRAVAGLIO INVITAVA NELL’EDITORIALE M5S E PD AD ALLEARSI A LIVELLO LOCALE E A NON “FARE I COGLIONI”… SALVINI ATTRIBUISCE A SE STESSO LA DEFINIZIONE “COGLIONE-VIRUS” PENSANDO CHE PARLASSE DI LUI, IL CHE NON ERA…TRAVAGLIO LO SFOTTE: “ECCESSO DI IDENTIFICAZIONE”
C’è un meme che da tempo circola sui social: è quello di Gerry Scotti che si indica ed è accompagnato dalla scritta: «Oh mio Dio, sta parlando di me».
Da oggi in poi, però, il tutto si può costruire anche attorno all’immagine di Matteo Salvini che, conscio di essere criticato da più parti, vede insulti anche quando non si sta minimamente parlando di lui.
È il caso dell’editoriale di martedì 18 febbraio scritto da Marco Travaglio su Il Fatto Quotidiano. Quel titolo «Coglionevirus», come poi si poteva intuire leggendo per intero l’articolo, non aveva nulla a che fare con il leader della Lega.
Matteo Salvini, però, si è sentito accerchiato e, con un briciolo di egocentrismo — magari senza neanche leggere il pezzo, con il suo staff che sembra aver fatto lo stesso — ha pensato che quel Coglionevirus fosse riferito proprio a lui.
E sui social aveva citato Marco Travaglio e Vauro Senesi — che, tra l’altro, non c’entrava nulla con quell’editoriale, ma siamo in inverno e tutto fa brodo per la propaganda — rei di insultarlo giocando anche con il Coronavirus.
Eppure bastava leggere l’editoriale de Il Fatto Quotidiano del 18 febbraio per capire come Matteo Salvini non c’entrasse nulla con il titolo Coglionevirus. Si parlava, infatti, di come il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico dovessero mettere da parte gli errori del passato e tentare alleanze locali. Perchè, secondo Travaglio, in questo caso l’unione potrebbe fare la forza. E si parlava, con precisione, della candidatura di Sergio Costa in Campania. Insomma, l’invito era quello di non fare cose da «coglioni».
Ed è lo stesso Travaglio a rispondere all’assurda accusa mossa da Matteo Salvini. E lo fa, ovviamente, a modo suo: «Il tapino si riferisce a un mio pezzo sulla coglionaggine di quegli esponenti dei 5Stelle e del centrosinistra che non vogliono allearsi dove possibile, vedi Campania e Liguria, facendo il suo gioco. Cioè: il coglione non era lui, ma i suoi (presunti) avversari. Salvini però soffre di un eccesso di identificazione. Alla parola ‘coglione’, scatta subito sull’attenti: ‘Presente!’. Deve aver tarato Google Alert sulla parola chiave ‘coglione’ al posto di ‘Salvini’, per non farsi trovare impreparato e rispondere per le rime a chiunque lo nomini invano. Non sia mai che qualche concorrente gli soffi l’esclusiva».
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 20th, 2020 Riccardo Fucile
INIZIATO IL PROCESSO, LA PARLAMENTARE HA GIUSTAMENTE RIFIUTATO DI RITIRARLA… E’ ORA DI FINIRLA CON I PENTITI DEL GIORNO DOPO
Nell’agosto del 2017 Vittorio Boschelli, artigiano 58enne di Torano Castello (Cosenza) scrisse in un
post Facebook di Laura Boldrini, che allora era Presidente della Camera “ti impiccheremo in piazza”.
Una minaccia di morte che Boldrini non ha lasciato cadere, querelando Boschelli. E oggi, lei stessa si è presentata in tribubale, per testimoniare e raccontare l’accaduto.
Quando l’avvocato difensore dell’artigiano le ha chiesto di ritirare la querela, Boldrini ha detto no: “Non vedo perchè dovrei farlo – ha spiegato -, incoraggiamo spesso le vittime di soprusi e i ragazzi nel mirino dei bulli a denunciare. Sento come madre e rappresentante delle istituzioni il dovere di andare avanti in questo e in altri casi che mi riguardano. Non è un piacevole passatempo, poichè spostarsi da un tribunale all’altro richiede energie e anche soldi. Farlo però è necessario anche per tutti coloro che non hanno gli strumenti per difendersi”.
La stessa Boldrini ha poi aggiunto: “C’era una forte matrice politica in Boschelli ed era una situazione che doveva essere presa sul serio. Purtroppo ho una certa esperienza di haters, c’è chi lo fa per sfogarsi, e le istituzioni sono un mirino facile contro cui scagliarsi, e chi lo fa con un’agenda politica. Nel mio caso sono stata principalmente oggetto di violenza dalla galassia dell’ultra destra”.
Ho “deciso di denunciare – ha concluso l’ex presidente della Camera – perchè era un dovere verso me stessa, come madre, donna ed esponente delle istituzioni, e non farlo avrebbe significato dare via libera agli odiatori. “Noi ti impiccheremo” è una minaccia e non potevo soprassedere”.
(da agenzie)
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Febbraio 20th, 2020 Riccardo Fucile
“DAL WEB SI STA PASSANDO AI FATTI, BISOGNA FERMARE ODIO E RAZZISMO”
L’attentato nazista di Hanau in Germania ha scosso profondamente l’Europa e la Comunità romana di Sant’Egidio ha espresso il suo profondo cordoglio alle famiglie delle vittime, manifestando la sua solidarietà alla comunità turca che vive in Germania: “Non si può assistere impotenti di fronte ad atti di violenza così orribili nei confronti di una minoranza, che ci riportano a momenti bui della storia. L’Europa deve difendere i suoi valori di pace, tolleranza e integrazione sui quali si è rifondata dopo la fine della seconda guerra mondiale. Per questo – sottolinea la Comunità di Sant’Egidio – lanciamo un appello a fermare con convinzione la propaganda di odio razzista e xenofobo, che ormai dal web e dalle parole è cominciata a passare tragicamente ai fatti”.
“Colpire una comunità , come quella turca, che contribuisce, come molte altre, di origine diversa, al benessere e allo sviluppo della Germania e dell’Europa, solo perchè ‘straniera’, oltre ad essere un crimine grave, contribuisce a chiudere le porte al futuro del nostro continente. Occorre al contrario seminare parole di pace, facilitare occasioni di incontro, favorire ogni iniziativa che porti ad una maggiore integrazione e puntare sulla diffusione di una cultura che si basi su questi valori, a partire dalle giovani generazioni”, conclude la Comunità .
(da agenzie)
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Febbraio 20th, 2020 Riccardo Fucile
SI TRATTA DI 15 APPALTI PER UN TOTALE DI 4,8 MILIONI DI EURO.. COINVOLTO IL DIRETTORE DELL’ARSENALE DI TARANTO
Associazione per delinquere, turbata libertà degli incanti, corruzione e furto aggravato. Sono le
accuse alle quali devono rispondere 12 persone indagate nell’ambito di un’inchiesta per l’aggiudicazione di 15 appalti per 4,8 milioni di euro relativi a lavori di ammodernamento e riparazione di unità navali in dotazione alla Marina Militare di Taranto.
Tra i destinatari del provvedimento figurano diversi imprenditori, due ufficiali della Marina Militare il direttore dell’Arsenale, il contrammiraglio Cristiano Nervi e il tenente di vascello Antonio Di Molfetta e due dipendenti civili della Forza Armata
Stando a quanto ricostruito nell’ambito dell’operazione condotta dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Taranto, sarebbero state pilotate le aggiudicazioni di 15 appalti banditi dall’Arsenale e dalla Stazione Navale della Marina Militare locale, nei mesi da ottobre a dicembre 2018, per un totale di 4,8 milioni di euro. In particolare, per una gara di circa 3 milioni di euro, relativa ai lavori di ammodernamento della flotta, vi è stato una divisione artificiosa degli appalti originari in 11 gare. Così da garantire — secondo l’accusa — ad ogni società gestita dagli imprenditori indagati di aggiudicarsi una porzione dei lavori e di conseguire un maggior guadagno.
Pedina fondamentale del disegno criminoso ideato era un ufficiale in servizio presso l’ufficio “servizio efficienza navi”, il quale, per far ottenere agli imprenditori l’affidamento di lavori necessari alla Stazione Navale della Marina Militare di Taranto, ha richiesto ed ottenuto in cambio utilità consistite in elettrodomestici, mobili e lavori di ristrutturazione di un’abitazione di sua proprietà .
(da Fanpage)
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Febbraio 20th, 2020 Riccardo Fucile
IL 19 DICEMBRE IL TRIBUNALE DI PALERMO AVEVA DISPOSTO IL DISSEQUESTRO DELLA SEA WATCH 3
Come ha annunciato su twitter, la Sea Watch da aprile avrà una nuova nave: la Sea Watch 4, acquistata all’asta dall’alleanza con la Ong tedesca United4Rescue, è stata battezzata oggi a Kiel.
Lo scorso 19 dicembre, il Tribunale civile di Palermo ha disposto il dissequestro della Sea Watch 3, che era bloccata al porto di Licata da ormai più di cinque mesi, da quando cioè Carola Rackete aveva forzato l’ingresso nel porto per portare in salvo i migranti a bordo.
Il Tribunale non ha preso in esame il merito dell’infrazione del decreto sicurezza bis, alla base del sequestro della nave, quanto il fatto che il prefetto di Agrigento non ha risposto nei termini previsti di dieci giorni all’opposizione al provvedimento formalmente presentata dai legali di Sea Watch.
(da agenzie)
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Febbraio 20th, 2020 Riccardo Fucile
I TITOLARI DI CONTI IN SVIZZERA CHE NON HANNO ADERITO ALL “VOLUNTARY DISCLOSURE” RISCHIANO IL PROCEDIMENTO PENALE
Lo scorso agosto, il Fisco ha ricevuto dalla Svizzera i dati sui titolari di conti nel Paese. L’Agenzia
delle entrate verifica le posizioni degli italiani che non hanno denunciato i proprio depositi oltralpe. I titolari dei conti rischiano ora un’inchiesta penale per evasione fiscale. Per evitare l’indagine della Guardia di Finanza e il processo, chi ha fondi occultati in Svizzera deve autodenunciarsi prima della lettera del Fisco.
E così tutti i titolari di conti in Svizzera che non hanno aderito alla “voluntary disclosure” degli anni scorsi rischiano: spiega oggi Repubblica che a un anno dalla richiesta del 6 dicembre 2018, l’Agenzia delle Entrate ha incassato il lunghissimo elenco di cittadini italiani che hanno un conto o un deposito nelle banche svizzere.
Un database di duecentomila nominativi che potrebbe valere più di un miliardo di euro per le casse italiane.
Tutti soggetti titolari di liquidità custodita oltralpe che ora dovranno decidere se emergere con un ravvedimento operoso che permette di pagare tasse, interessi e sanzioni per evitare il procedimento penale, oppure aspettare che sia il Fisco a bussare alla loro porta. In questo secondo caso, però, bisogna mettere in conto anche le conseguenze penali.
Si rischia in primo luogo l’accusa di dichiarazione infedele o fraudolenta. L’Amministrazione federale delle contribuzioni (Afc) della Confederazione svizzera ha inviato alle proprie banche la richiesta di dati, poi girati alle autorità italiane:
A essere interessati alla prossima ondata di lettere del Fisco saranno i domiciliati in Italia che, tra il 23 febbraio 2015 e il 31 dicembre 2016, risultavano titolari di «uno o più conti» presso gli istituti bancari svizzeri, e non hanno aderito alla “voluntary disclosure” che avrebbe permesso di regolare la propria posizione.
Per questo c’è grande fermento nel mondo bancario d’oltralpe e negli studi legali italiani che si occupano di diritto tributario e che si trovano a dover scegliere la strategia migliore per i clienti. «Il muro di protezione fiscale della Confederazione svizzera è ormai venuto meno», spiega Giovanni Briola, avvocato milanese titolare di uno studio che assiste numerosi clienti che hanno utilizzato la “voluntary disclosure”.
«In queste settimane sono tanti quelli che si rivolgono a noi per capire come ridurre il potenziale danno. La strategia migliore è anticipare l’Agenzia delle entrate e procedere all’emersione, ma è anche importante fare un’analisi attenta del portafoglio e dei conti correnti, perchè in alcuni casi è possibile che non si superino determinate soglie di non punibilità ». Per chi non sarà in grado di spiegare provenienza e natura del denaro sarà inevitabile la segnalazione alle procure.
Una comunicazione che in quarantotto ore porterà all’apertura di un procedimento penale, con l’avvio dell’indagine della Guardia di Finanza.
(da agenzie)
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Febbraio 20th, 2020 Riccardo Fucile
“NON BASTA SALVARE I NAUFRAGHI, BISOGNA FARLI SBARCARE”… “LA MOTOVEDETTA DELLA GDF NON E’ UNA NAVE DA GUERRA”
Carola Rackete ha adempiuto al dovere di soccorrere i naufraghi in mare. La comandante della Sea Watch, si legge nelle motivazioni con cui la corte di Cassazione ha confermato il ‘no’ all’arresto della giovane tedesca, è entrata nel porto di Lampedusa perchè “l’obbligo di prestare soccorso non si esaurisce nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro” .
Negli atti della Suprema corte si legge ancora: “L’obbligo di prestare soccorso dettato dalla convenzione internazionale Sar di Amburgo non si esaurisce nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro”, e tale non può essere qualificata, “una nave in mare che, oltre ad essere in balia degli eventi meteorologici avversi, non consente il rispetto dei diritti fondamentali delle persone”.
Nè, si legge ancora nella sentenza, “può considerarsi compiuto il dovere di soccorso con il salvataggio della nave e con la loro permanenza su di essa, perchè tali persone hanno diritto a presentare domanda di protezione internazionale secondo la Convenzione di Ginevra del 1951, operazione che non può certo essere effettuata sulla nave”.
Anche il Consiglio d’Europa, ricorda la Corte, ha stabilito che “la nozione di luogo sicuro non può essere limitata alla sola protezione fisica delle persone ma comprende necessariamente il rispetto dei loro diritti fondamentali”.
Un passaggio della decisione è dedicato all’imbarcazione della Guardia di Finanza che, secondo l’accusa, era stata schiacciata dalla Sea Watch a causa delle manovre fatte dalla capitana: “Sono certamente navi militari, ma non possono essere automaticamente ritenute anche navi da guerra”.
Lo scrive la terza sezione penale della Cassazione, nelle motivazioni della sentenza con cui sancì la legittimità della decisione del gip di Agrigento di non convalidare l’arresto della capitana della Sea Watch Carola Rackete.
“Per poter essere qualificata come ‘nave da guerra’ l’unità della Guardia di finanza deve altresì essere comandata da un ufficiale di Marina al servizio dello Stato e iscritto nell’apposito ruolo degli ufficiali o in documento equipollente, il che nel caso in esame – osserva la Corte – non è dimostrato”.
Infatti, si legge ancora nella sentenza, “non è sufficiente che al comando vi sia un militare, nella fattispecie un maresciallo, dal momento che il maresciallo non è ufficiale. Nè peraltro il ricorso documenta se tale maresciallo avesse la qualifica di cui sopra. Dunque – concludono gli ‘alti’ giudici – non è stata dimostrata la sussistenza di tutti i requisiti necessari ai fini della qualificazione quale nave da guerra della motovedetta della Guardia di finanza nei cui confronti sarebbe stata compiuta la condotta di resistenza”.
Le motivazioni che scagionano la Rackete arrivano nel giorno in cui la Procura di Catania ha depositato all’ufficio del gip la richiesta di fissazione dell’udienza preliminare per il caso Gregoretti dopo aver ricevuto da Palazzo Madama il fascicolo processuale con il nullaosta a procedere nei confronti dell’ex ministro dell’Interno Matteo salvini accusato di sequestro di persona e abuso in atti d’ufficio. Il presidente dei gip Nunzio Sarpietro dovrà adesso fissare la data dell’udienza.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 20th, 2020 Riccardo Fucile
E’ LA DIMOSTRAZIONE CHE E’ UN PAESE DOVE OGNUNO PENSA SOLO AI PROPRI INTERESSI… SE E’ NORMALE CHE IL 36% CHIEDA MODIFICHE, IL DATO DEL 47% CONTRARIO A PRESCINDERE DIMOSTRA CHE PER META’ DEGLI ITALIANI I POVERI POSSONO SCHIANTARE
Secondo un sondaggio EMG Acqua presentato oggi ad Agorà , il 47% degli italiani vuole che il
reddito di cittadinanza sia abolito.
C’è poi un razionale 36% che ritiene che debba essere modificato, viste le carenze che sono emerse sia in termini di prospettive reali di occupazione che di elargizioni a chi non avrebbe avuto diritto.
Favorevole solo un 12%, non risponde il 5%.
Interessante come la pensano gli elettori del M5s: solo un 6% a favore dell’abolizione, ma il 47% di chi chiede modifiche supera il 44% di chi ritiene che vada mantenuto tout court.
Dimostrazione che le perplessità su come è stato realizzato sono persino superiori alla media nazionale.
Seconda riflessione: il 12% di favorevoli è una percentuale vicina a quella dei nuclei familiari allargati che ne hanno fruito.
Il 47% di contrari “a prescindere” corrisponde all’elettorato di centrodestra.
Peccato manchi nel sondaggio la domanda sul motivo per cui gli interpellati siano contrari in ogni caso al reddito di cittadinanza.
Probabilmente sarebbe emersa la risposta che “degli altri e dei poveri non ce ne frega nulla” che poi ben sintetizza i valori etici dei sovranisti nostrani.
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Febbraio 20th, 2020 Riccardo Fucile
LA GIUNTA LEGHISTA VIVE DI SPOT, MA PRIMA VIENE LA SICUREZZA… IL PONTE SARA’ PERCORRIBILE A FINE ESTATE: GENOVA NON HA BISOGNO DI CERIMONIE MA DI FATTI
Il Fatto Quotidiano oggi racconta una storia curiosa che riguarda il Ponte che sostituirà il Morandi e la sua inaugurazione, prevista addirittura per il 28 maggio: l’idea del sindaco Bucci è usare le acrobazie delle Frecce tricolori per un’inedita evoluzione: disegnare la croce rossa in campo bianco della bandiera di San Giorgio, vessillo della città .
Ma le Frecce non eseguono disegni a richiesta. E soprattutto: non è stata ancora fissata una data di fine lavori definitiva e Bucci ha parlato di conclusione entro l’estate.
La data non è ancora stata individuata con certezza, ma il 31 maggio è il giorno più accreditato per l’organizzazione delle elezioni per la Regione: la cerimonia per la fine dei lavori del nuovo Morandi a 48 ore dalla chiusura della campagna sarebbe uno spot elettorale fenomenale.
Cui la Difesa non ha alcuna intenzione di prestarsi se non con la garanzia assoluta che di una cerimonia di fine lavori davvero si tratti. Una garanzia che oggi appare pressochè impossibile.
Non solo per quanto affermato dallo stesso Bucci, ma perchè le incognite in un’operazione del genere sono evidentemente moltissime.
I pessimisti, fra chi attivamente sta partecipando alla ricostruzione, sono senz’altro in maggioranza. Ma c’è anche chi riferisce di come “sei mesi fa sarebbe stato molto riluttante a scommettere sullo stato odierno. Il 28 maggio resta un traguardo ambiziosissimo, ma non lo definirei irrealistico. Sempre che di vera conclusione lavori si parli”.
A proposito di imprevisti proprio ieri Placido Migliorino, l’esperto inviato dal ministero delle Infrastrutture a controllare la rete autostradale ligure, ispezionando l’elicoidale che immette anche sul nuovo viadotto connettendo la città con Savona e Milano a Ovest e Livorno a Est, ha riscontrato carenze che non ne permetterebbero l’utilizzo. Nella notte sono stati effettuati accertamenti, ma se i riscontri saranno insoddisfacenti occorreranno ulteriori verifiche.
(da “NextQuotidiano“)
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