Destra di Popolo.net

SONDAGGIO REGIONALI MARCHE: SCONTATO IL SUCCESSO DEL CENTRODESTRA

Febbraio 20th, 2020 Riccardo Fucile

IL CENTRODESTRA PARTE DAL 50% DI UN ANNO FA, AQUAROLI IN TESTA DI 5-7 PUNTI NONOSTANTE IL RECUPERO DEL CENTROSINISTRA

Un sondaggio di Tecnè pubblicato oggi dal Corriere Adriatico sulle elezioni regionali nelle Marche dice che la Lega è il primo partito con il 33,2% dei voti, seguita dal Partito Democratico con il 23,9% e dal MoVimento 5 Stelle con il 14,6%; poi c’è Fratelli d’Italia con l’11,8% e Forza Italia con il 4%, seguita da Italia Viva al 3,6%.
Rispetto alle Europee di un anno fa la Lega scenderebbe di un punto, Fdi salirebbe di 5,4%, Forza Italia perderebbe il 4,8%.
Il Pd salirebbe di 1,6%, il M5s scenderebbe del 3,8%
Più importanti però sono i risultati della corsa a governatore.
Secondo la rilevazione di Tecnè il candidato del centrodestra Acquaroli vincerebbe contro i tre papabili candidati del centrosinistra, ovvero l’uscente Ceriscioli, Longhi e Mancinelli. Il vantaggio inferiore lo avrebbe nei confronti di Mancinelli mentre sarebbe netta la vittoria in caso di candidatura di Ceriscioli.
Il centrodestra che alle Europee era intorno al 50% confermerebbe una percentuale su Acquaroli introno al 50%-53%.
Il potenziale candidato di centrosinistra aumenterebbe i consensi della coalizione ma si fermerebbe al 45%-47%.
Fuori gioco i grillini.
Valeria Mancinelli però si è tirata fuori dalla corsa: “Da Ancona vi saluto e ora chi deve decidere decida. Qui, a Pesaro o a Roma. Io sono fuori. Non sono un problema. Come marchigiana spero solo che la decisione venga presa nell’interesse delle Marche scegliendo per davvero il candidato che può essere più autorevole, più popolare, più forte e dunque più in grado di vincere le elezioni e non quello che dà  meno fastidio alle varie fazioni in campo”, ha detto la sindaca di Ancona, Valeria Mancinelli, che oggi ha scelto la diretta Facebook per comunicare le sue decisioni in merito alle prossime elezioni regionali.
Da molti infatti il primo cittadino dorico era accreditato come papabile candidato presidente del centrosinistra al posto dell’uscente Luca Ceriscioli.
“Gira da qualche settimana con insistenza il mio nome, gira da troppo e anche male- premette Mancinelli-. Corro il rischio di apparire anche io attore di un teatrino della politica che non mi appartiene e che non aiuta la credibilità  della politica. Facciamo chiarezza. Non mi sono mai candidata a niente e non ho chiesto a nessuno di essere candidata a niente. È successo che da novembre numerosissimi esponenti del Pd e non solo del Pd ma dell’intero centrosinistra mi hanno chiesto se ci fosse una mia disponibilità  ad accettare una proposta di candidatura a presidente di Regione che venisse dal Pd e dall’intera coalizione centrosinistra”.
Il numero degli astenuti e degli incerti è piuttosto ampio nella rilevazione, ma sembra che senza un accordo con il MoVimento 5 Stelle per il centrosinistra il risultato delle elezioni sia già  segnato.
“Dispiace della scelta fatta dalla sindaca ma la capisco molto. Invece di valorizzare la sua disponibilita’ si e’ aperto un dibattito con divisioni assurde per chi e’ sindaco del capoluogo di regione”, ha detto il sindaco di Pesaro Matteo Ricci su Facebook.
“Tutti i sondaggi e anche il comune sentire dicevano che Valeria Mancinelli fosse, in questo momento, il candidato piu’ competitivo per la presidenza della Regione Marche- scrive Ricci sulla sua pagina Facebook-. Ora mi aspetto e spero che prevalga in tutto il Pd marchigiano responsabilita’ e voglia di vincere. Dobbiamo tutti aiutare il segretario Gostoli a cercare la massima condivisione possibile dell’alleanza di centrosinistra dialogando con il M5s. Serve una coalizione larga, un candidato unitario e il piu’ autorevole e competitivo possibile da scegliere all’interno della rosa di nomi annunciata da Gostoli”. Ricci lancia un appello all’unita’ “basta divisioni e impuntature personali” e chiede a tutti di “dare una mano a Gostoli e Zingaretti a vincere le regionali, per quello che posso continuerò ad aiutare entrambi”.

(da “NextQuotidiano”)

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IL M5S CACCIA LA CONSIGLIERA CHE HA OSATO ENTRARE IN GIUNTA A PESARO

Febbraio 20th, 2020 Riccardo Fucile

RIDICOLI: VIETATO FARE QUELLO CHE HANNO FATTO LORO AL GOVERNO, ALLEARSI CON IL PD (E PRIMA CON LA LEGA)… NON HANNO NEANCHE APERTO LA MEMORIA DIFENSIVA DELLA FRENQUELLUCCI… AVANTI COSI, IL 10% SI AVVICINA

“Ieri mi è arrivata una mail in cui il M5s mi comunica che sono espulsa. Non riesco a capire su che basi è stata presa la decisione, anche perchè il link che ho inviato con la mia memoria difensiva non è stato nemmeno aperto. Farò ricorso al comitato di garanzia, vorrei fare valere le mie ragioni”: l’assessore all’Innovazione del Comune di Pesaro Francesca Frenquellucci, ex candidata pentastellata a sindaco, ha annunciato così di essere stata espulsa dal M5s per avere accettato di fare parte delle Giunta guidata dal sindaco del Partito Democratico Matteo Ricci.
“In questi mesi — aggiunge Frenquellucci — abbiamo lavorato agli argomenti e portato a casa risultati per la città  di Pesaro. Ho sempre pensato al bene comune, insieme agli altri consiglieri e agli attivisti che ci hanno seguito. Aggiungo che l’atto politico è stato fatto nel momento in cui ho accettato la delega e ho iniziato questa collaborazione con la maggioranza. Non capisco quindi perchè vengo espulsa, ho portato avanti valori ed ideali del M5S”.
Il 2 febbraio scorso il “reggente” Vito Crimi aveva fatto sapere dell’apertura di un procedimento disciplinare nei confronti di Frenquellucci.
Secondo i giornali dell’epoca il patto pesarese, con Ricci che ha annunciato ieri l’ingresso in giunta di Frenquellucci con delega all’Innovazione, andava in rotta di collisione con la decisione già  presa da Vito Crimi, Danilo Toninelli e dalla “facilitatrice” 5 Stelle Mirella Emiliozzi di non allearsi «mai» nelle Marche «con chi ha causato il declino della Regione».
E così Frenquellucci è stata messa alla porta in nome del centralismo democratico del partito meno ideologico di sempre.

(da agenzie)

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L’APPELLO DI CAROLA ALL’EUROPA DEI VILI: “NON RIPORTATELI INDIETRO SOTTO LE BOMBE”

Febbraio 20th, 2020 Riccardo Fucile

“OCCORRE UN PIANO URGENTE DI RICOLLOCAZIONE”… 600 MIGRANTI CHE FUGGONO DALLA GUERRA SONO STATI RIPORTATI SOTTO LE BOMBE: CHE BELLA EUROPA CIVILE

Duecento migranti intercettati in mare e sbarcati nel porto di Tripoli appena bombardato, 600 persone riportate nei centri di detenzione libici sotto il controllo del ministero dell’Interno di cui si sono perse le tracce.
Dopo l’appello dell’Oim alla comunità  Internazionale, oggi è Carola Rackete che torna a fare sentire la sua voce. La Comandante della Sea Watch 3 si rivolge direttamente all’Europa.
“Cara commissione europea – dice – anche l’Oim chiede di non sbarcare nessuno salvato in mare in Libia dal momento che il porto è stato recentemente bombardato. E’ tempo di provvedere a un piano di ricollocazione urgente e risolvere questo pasticcio in cui sei complice finanziando la cosiddetta guardia costiera”.
Dall’inizio dell’anno quasi 2000 migranti sono stati riportati in Libia e nonostante le richieste di modifiche avanzate dall’Italia alla Libia per il Memorandum che ha confermato il sostegno italiano alla guardia costiera libica le agenzie dell’Onu tornano a chiedere alla comunita’ Internazionale di impedire il ritorno dei migranti in Libia dove Unhcr e Iom non sono in grado di garantire il rispetto dei diritti umani.
Carola Rackete, da poco tornata dalla sua missione ambientalista in Antartide, è ancora nell’elenco dei comandanti a disposizione della Sea Watch per il soccorso in mare nel Mediterraneo e non esclude di poter tornare a comandare una nave umanitaria appena si sarà  conclusa l’indagine a suo carico per la quale la Procura di Agrigento ha chiesto una proroga di sei mesi dopo che la Corte di Cassazione ha confermato che l’ordine di arresto nei suoi confronti era illegittimo.
La Sea Watch intanto prosegue le operazioni nel Mediterraneo. Ieri ha salvato 121 persone, altre 274 sono a bordo della Ocean Viking di Sos Mediterranee e Msf.

(da agenzie)

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I RESPONSABILI DI FORZA ITALIA PRONTI A SOSTENERE IL GOVERNO CONTE

Febbraio 20th, 2020 Riccardo Fucile

LA POLVERINI GARANTISCE 20 DEPUTATI E 12 SENATORI PRONTI A SOSTENERE IL GOVERNO IN CHIAVE ANTI RENZI… SI MUOVE ANCHE VERDINI MENTRE LA CARFAGNA NON HA ANCOR DECISO COSA FARA’ DA GRANDE

C’è un mucchio di Responsabili pronto a sostenere il governo Conte pur di prolungare la legislatura. E, spiega oggi Carmelo Lopapa su Repubblica, tra loro c’è anche chi in teoria dovrebbe lottare per andare alle urne visto che è alleato di Matteo Salvini:
Sta di fatto che ci sono alcuni numeri che incombono come spettri in queste ore sui capannelli dei forzisti sperduti in Transatlantico: il 5,1% che i sondaggi accreditano a Fi e il 30: venti deputati e dieci senatori che di conseguenza spetterebbero col proporzionale al partito. Oggi sono 150.
Allora si capisce perchè in quei capannelli vedano tutti nero. «Denis Verdini oltre ad avere i suoi ex parlamentari alle dipendenze dei gruppi di Fi alla Camera e al Senato ha ripreso a parlare con tutti — racconta un ex ministro — e ora non si capisce bene se ci porterà  alla corte di Renzi o a quella di Salvini».
Già , quel Verdini, genero del leader della Lega ma amico mai rinnegato del fondatore di Italia Viva che, si dice, martedì pomeriggio sarebbe entrato a Palazzo Giustiniani, nelle ore in cui il senatore Renzi si è chiuso nel suo studio al rientro dalla missione in Pakistan. Doveva farsi riparare il telefonino dai tecnici del Senato, ha fatto sapere l’ex coordinatore forzista con guai giudiziari ancora sul groppone. Lì o altrove, i due fiorentini si parlano e non è un mistero. Verdini parla con lui e ha ripreso a parlare tanto con Berlusconi. E vedrebbe bene la rinascita di un centro con dentro i suoi amici. Fosse l’unico che si muove.
Polverini, deputata forzista vicina a Mara Carfagna, da un paio di settimane non frequenta più le iniziative di Voce Libera, l’associazione-corrente creata dalla ex ministra.
Parla ormai sempre più di frequente con Nicola Zingaretti, retaggio della vecchia amministrazione nel Lazio e consolidata dalla comune antipatia per Renzi. All’amico la ex governatrice ha assicurato che porta in dote venti deputati e dodici senatori, non appena l’uomo di Rignano staccherà  la spina.
Sarà  vero? Tutto pur di tenere in piedi Conte e superare la dipendenza da Italia Viva. Come lei alla Camera si sta muovendo al Senato Massimo Mallegni. «Qualunque cosa facciano quei due, non sarà  in mio nome»: diseredati, ha fatto sapere ai suoi proprio Carfagna, intenzionata per ora a restare dov’è, nonostante sia notorio che Iv nei mesi scorsi le abbia proposto perfino la presidenza del partito, a patto che lasciasse Fi.

(da “Huffingtonpost”)

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RENZI, TANTO RUMORE PER NULLA

Febbraio 20th, 2020 Riccardo Fucile

L’ATTESA SI RISOLVE IN VECCHI PROCLAMI E IN UN GOFFO TENTATIVO DI AGGANCIARE LA DESTRA SUL TERRENO DELLE RIFORME… E RIVELA LA PAURA DI VOTARE CON LO SBARRAMENTO DEL 5%

Alla fine, l’atteso “discorso alla nazione” dalla terza Camera, annunciato come una “bomba” sul governo, si rivela un semplice fuoco d’artificio. Il solito Renzi.
Perchè, al netto di minacce, penultimatum, politicismo esasperato all’interno di una narrazione dove è assente l’Italia reale, con i suoi drammi e le sue urgenze, manca l’atto o, se preferite, la “pistola di Sarajevo” che determini l’incidente.
E l’intera vicenda — l’attesa caricata ad arte, le cene notturne, la tensione permanente — si rivela per quella che è: una sorta di operazione di marketing di un leader ossessionato dalla perdita di consenso, impegnato a cercarlo sul terreno del logoramento al governo.
La sfiducia a Bonafede (un già  detto) è annunciata entro Pasqua, se non cambia la legge sulla prescrizione, il che può significare entro Natale o, perchè no, entro Capodanno visto che nessuno avrà  fretta di calendarizzarla.
Sulle intercettazioni Italia Viva voterà  la fiducia domani, “sia pur per carità  di patria”, ma comunque voterà .
Il gioco del “se vuole ci cacci” è l’opposto di un adamantino “me ne vado”, chiaro e motivato, se davvero “così non si va avanti”.
In definitiva anche il tentativo di aggancio della destra sul terreno delle riforme con la proposta del “sindaco d’Italia” è una mossa non riuscita. Perchè in questo gioco di bluff sia Salvini sia la Meloni, i veri destinatari dell’appello, dicono di no, sia nella formula di un nuovo Nazareno sia nella formula di un governo per le riforme sul modello del “governo Maccanico” che, peraltro, non vide mai la luce.
E non la vide perchè, allora proprio come oggi, la destra puntava al voto, non ad allungare la legislatura.
L’idea tuttavia racconta di una paura e di uno schema. La paura è di non superare lo sbarramento al cinque per cento, previsto dall’attuale legge elettorale proporzionale, che proprio Renzi volle quando era convinto che uno sbarramento altro avrebbe favorito l’aggregazione di un polo dei moderati, con pezzi di centrodestra e altre forze riformiste.
Adesso, preso atto che il disegno è fallito, riscopre il maggioritario proprio nel momento in cui fa saltare le alleanze maggioritarie nelle regioni, dalla Puglia alla Campania, al Veneto.
Solo in Toscana Italia Viva è in coalizione, dove si gioca quella partita della vita che, secondo chi lo conosce bene, giustifica questo protagonismo esasperato, perchè se non fa un risultato a due cifre siamo al game over pubblico
Lo schema, detto in chiaro per la prima volta, è quello di una interlocuzione con la destra, sia pur sul terreno delle riforme. Di un governo istituzionale.
Diciamolo senza tanti giri di parole, il ragionamento per arrivare a togliere l’attuale inquilino di palazzo Chigi è questo: la situazione è drammatica, c’è la crisi, la quasi recessione, il governo è fermo, l’ipotesi migliore sarebbe un governo per le riforme, guidato da Draghi, con l’idea di farne il nuovo Ciampi, l’uomo che salva l’Italia da palazzo Chigi per poi andare al Quirinale.
A quel punto Renzi sarebbe il grande artefice dell’operazione politica e avrebbe il merito storico di aver “costituzionalizzato” la destra.
Peccato che per un disegno così perfetto manchi il principio di realtà : la destra vuole il voto, e Salvini mai andrebbe a sostenere un governo con Renzi, col rischio di precipitare nei sondaggi o peggio di regalare voti alla Meloni.
Il Pd considera lunare l’ipotesi di un governo con Salvini, non essendo pervenuto tutto questo suo spirito costituente. E soprattutto, per un governo di emergenza, manca l’emergenza.
C’è poco da fare: per fare un nuovo governo prima deve saltare l’attuale, ma poichè l’alternativa a questo è un governo che porti il paese al voto, magari anche con Conte, Renzi minaccia ma non affonda. E avanti così, con l’imposizione di una verifica permanente per non farne una vera, rivendicando le mani libere, fino ad agitarle a vuoto.
Nella reazione del Pd, priva del pathos che si riserva di fronte ai fondamenti di una crisi, c’è la consapevolezza che siamo ancora sul piano delle “chiacchiere”.
Così come nella riflessione di Conte, oggi poco propenso a drammatizzare con un passaggio d’Aula per chiedere la fiducia. Se ci sarà  un fatto concreto il premier andrà  in Aula in una sorta di remake del 20 agosto, parlamentarizzando la crisi di fronte all’esuberanza di questo Matteo. Che, come l’altro, interpreta il governo che ha voluto senza un minimo di vincolo e disciplina di coalizione.
Come si possa andare così questo è un altro discorso. È opinione comune al Nazareno che “così non si va avanti” e in tal senso va letta la volontà  di approvare la legge elettorale proporzionale con “maggioranza ampia”, ovvero con chi ci sta, anche con Forza Italia.
In fondo è una legge che mette in sicurezza il paese dai “pieni poteri”. Almeno è un punto fermo che consente di avere, nel novero delle opportunità , anche il ritorno al voto. Quantomeno come deterrente di fronte alle minacce quotidiane. Almeno.

(da “Huffingtonpost”)

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OMICIDIO CERCIELLO, SCOPPIA IL CASO DELLE FRASI DELLE INTERCETTAZIONI SBAGLIATE E MANCANTI

Febbraio 20th, 2020 Riccardo Fucile

ELDER NON SAPEVA CHE I DUE FOSSERO CARABINIERI, MA NELLA TRADUZIONE LA SUA AFFERMAZIONE E’ SPARITA

Alcune frasi dell’informativa finale dell’indagine sull’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega in cui Lee Finnegan Elder è a colloquio in carcere con il padre e un avvocato americano sarebbero state tradotte in modo errato mentre altre, contenute nei video allegati, non sarebbero state proprio riportate nell’atto.
Dopo aver riascoltato i nastri e affidato una consulenza a esperti traduttori, gli avvocati dello stesso 19enne, Renato Borzone e Roberto Capra, hanno scoperto che alcuni passaggi riportati, sui momenti precedenti all’uccisione di Cerciello Rega avvenuta lo scorso 26 luglio, erano diversi da come scritto dagli inquirenti.
Da quanto tradotto dal consulente degli avvocati, quindi, Elder non sapeva che Cerciello e Andrea Varriale, il secondo agente di pattuglia, fossero carabinieri. “Pensavamo fossero mafiosi o qualcosa del genere”, è una delle frasi mancanti.
E poi, “non hanno mostrato nulla. Non hanno detto nulla”. In sostanza, quindi, Elder non ha fatto alcuna ammissione: “Non sapevo che fosse un poliziotto. Pensavo fosse un tizio qualunque, un malvivente (…) un tipo mafioso”.
Quanto al passaggio nell’informativa in cui si fa riferimento al tesserino che i carabinieri avrebbero mostrato, ovvero la frase “they flashed their cards or whatever”, pronunciata da Elder, si farebbe riferimento a un passaggio precedente, ovvero a quanto avvenuto a piazza Mastai alcune ore prima, quando Elder e Gabriel Natale Hjorth stavano provando ad acquistare della droga da Sergio Brugiatelli, prima che Natale fosse intercettato dai militari.
“Loro gli hanno tipo, velocemente mostrato i tesserini (…) hanno detto di essere carabinieri e lui non li ha creduti, pensava che lo avessero fottuto perchè era un turista americano”, è la frase tradotta dall’interprete nominato dagli avvocati di Elder. Un passaggio in cui lo stesso 19enne riporta quanto gli aveva riferito Natale Hjorth.
Quanto ai consulenti incaricati dagli inquirenti alla traduzione, si tratta di due interpreti, uno di nazionalità  italiana e uno svedese.
“Siamo rimasti stupefatti ma nulla di quello che risulta sulla traduzione sui punti essenziale è corretto. Dimostreremo nel processo che le nostre traduzioni mostreranno tutta la verità . Un po’ preoccupante quello che è accaduto” ha commentato l’avvocato Renato Borzone. Mercoledì 26 febbraio in Corte d’Assise inizia il processo.

(da “NextQuotidiano”)

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LO STRAGISTA NAZISTA DI HANAU: 11 MORTI IN NOME DEL “STERMINARE GLI STRANIERI”

Febbraio 20th, 2020 Riccardo Fucile

L’ENNESIMA DIMOSTRAZIONE CHE LA TOLLERANZA VERSO CHI ISTIGA ALL’ODIO PORTERA’ A SEMPRE PIU’ A TRAGICHE CONSEGUENZE

Notte di sangue alle porte di Francoforte. Secondo la polizia, sarebbe di undici morti e quattro feriti gravi il bilancio provvisorio di una strage avvenuta a Hanau, venti chilometri a est dalla capitale finanziaria.
Tobias Rathjen, responsabile del massacro di 11 persone ad Hanau sparando all’impazzata davanti a due locali di narghilè, ha lasciato un video e uno scritto di rivendicazione prima di uccidersi in casa sua. Secondo quanto riporta la Bild lo stragista avrebbe scritto che alcuni popoli, che non si possono più espellere dalla Germania, devono essere annientati.
Sono nove le persone uccise in sparatorie che hanno preso di mira gli avventori di due bar frequentati perlopiù dalla comunita’ curda ad Hanau, alle porte di Francoforte, in Germania: lo ha riferito oggi la polizia, dopo il ritrovamento del corpo senza vita dell’uomo sospettato degli omicidi.
Secondo questa ricostruzione, l’attentatore è giunto in centro città  a bordo di un’automobile e ha aperto il fuoco attorno alle 10 di ieri sera. Oltre alle vittime diverse le persone ferite.
Stando al quotidiano Bild, la persona sospettata era un cittadino tedesco che aveva il porto d’armi. Il suo corpo sarebbe stato ritrovato nella sua abitazione, insieme con quello di una seconda persona. I locali presi di mira sono shisha bar, dove si fuma il narghilè. Nel documento, Tobias R. ha sostenuto, tra le altre cose, “la necessità  di distruggere certe persone la cui espulsione dalla Germania non è più possibile”.
Hanau dista 20 km da Francoforte sul Meno ed è un centro da 100 mila abitanti. Stando ai media locali, intorno alle 22, i primi colpi sono stati esplosi in un locale del centro storico della città , il Midnight a Heumarkt, secondo la Bild online.
Qui un testimone ha detto di aver sentito fra gli otto e i nove colpi da arma da fuoco. Subito dopo, è stato preso di mira un secondo locale di narghilè nel quartiere di Kesselstadt, l’Arena bar & Cafè, nella Karlsbader Strasse: il killer avrebbe bussato alla porta, per poi aprire il fuoco attorno a sè nell’area fumatori.
La notizia di un terzo agguato a Lamboy è stata invece smentita. “Il probabile autore è stato trovato senza vita nella sua casa di Hanau — ha scritto su Twitter la polizia dell’Assia sud-orientale -. Le forze speciali di intervento della polizia hanno anche scoperto un altro corpo nello stesso luogo. L’inchiesta è in corso. Attualmente non ci sono indicazioni che ci sono altri autori” della strage.
Anche la madre del killer di Hanau è stata trovata morta nell’appartamento, in cui è stato rinvenuto poche ore fa il cadavere dell’uomo. Sui social network circola un video, attribuito a Tobias Rathjen, in cui l’uomo sostiene in un messaggio agli americani che gli USA sono sotto il controllo di società  segrete e invisibili e li invita a svegliarsi. Prosegue sostenendo che ci siano basi militari segrete dove si tortura e si uccide e li invita “a combatterle adesso”. Il video è stato nel frattempo rimosso da Youtube
“Questo è il mio personale messaggio a tutti gli americani. Il vostro paese è sotto il controllo di società  segrete invisibili. Utilizzano metodi sconosciuti e malevoli come il controllo delle menti e un moderno sistema di schiavitù. Se non credete a ciò che vi dico, fareste bene a svegliarvi in fretta”, affermava l’uomo.
“Nel vostro Paese — continuava Tobia R. — esistono delle cosiddette basi segrete militari. In alcune celebrano il diavolo in persona. Abusano, torturano e uccidono i bambini. Una quantità  incredibile di queste cose accadono ormai da molti anni. Svegliatevi. Questa è la realtà  di quanto accade nel vostro Paese”. “Spegnete i media mainstream, loro non sanno nulla. Il primo passo è informarsi. Per credermi forse dovrete leggere o ascoltare queste cose di nuovo anche da altre fonti. Ma ora lo sapete. Il secondo passo è agire. Localizzate queste basi, raccogliete una massa di persone e assaltatele. E’ il vostro dovere come cittadini americani mettere fine a questo incubo. Combattete ora”, conclude il messaggio.

(da agenzie)

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LAMORGESE ANNUNCIA UNA NUOVA NORMA CHE SALVINI NON HA MAI PROPOSTO: “IN CARCERE GLI SPACCIATORI RECIDIVI ANCHE SE SI TRATTA DI MODICA QUANTITA'”

Febbraio 19th, 2020 Riccardo Fucile

SI EVITEREBBE COSI’ DI RITROVARLI PER STRADA IL GIORNO DOPO L’ARRESTO… GRANDE SODDISFAZIONE DEI SINDACATI DI POLIZIA… LA DIFFERENZA TRA CHI FA FATTI E I PAROLAI

Arresto immediato, con custodia cautelare in carcere, anche per chi spaccia piccole quantità  di sostanze stupefacenti. Obiettivo: punire chi viene fermato, rilasciato e riprende a spacciare poche ore dopo.
Ad Ancona, dove ha incontrato i familiari delle vittime della strage della Lanterna azzurra di Corinaldo, la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese annuncia una stretta nella lotta alla droga. Una modifica al codice penale che – se dovesse essere approvata – farebbe rischiare la cella ai pusher, molti giovanissimi, che vengono utilizzati come pusher nelle piazze dello spaccio.
“Il provvedimento predisposto una norma per superare l’attuale disposizione dell’articolo 73 comma cinque che non prevede l’arresto immediato per i casi di spaccio di droga – ha detto Lamorgese – Abbiamo fatto un tavolo di lavoro con il ministero della Giustizia e abbiamo trovato una soluzione che convince sia noi sia la Giustizia, dando la possibilità  di arrestare immediatamente con la custodia in carcere coloro che si macchiano di questo reato”.
“E’ stato rilevato il fatto che arrestare, senza custodia in carcere, e il giorno dopo vedere nello stesso angolo di strada lo spacciatore preso il giorno prima, incide anche sulla demotivazione del personale di polizia che tanto si impegna su questo versante e vede la propria attività  essere posta nel nulla quando il giorno dopo li ritroviamo nello stesso posto”, ha aggiunto la ministra dell’Interno raccogliendo le segnalazioni di diversi Comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica e gli allarmi sull’abbassamento dell’età  dei consumatori.
“Accogliamo con particolare favore l’ipotesi normativa predisposta dal ministero dell’Interno che consentirà  l’applicazione di misure cautelari in carcere per chi spaccia sostanze stupefacenti indipendentemente dalla quantità  ceduta. I dati in nostro possesso sono allarmanti non solo e non tanto per quanto riguarda l’uso di stupefacenti ma anche e soprattutto per il dilagare del suo consumo tra i più giovani – il commento dell’Associazione nazionale funzionari di Polizia – L’impegno ed il lavoro svolto quotidianamente dagli appartenenti alle forze di polizia nelle piazze dello spaccio di tutti i centri urbani è infatti oggi mortificato dalla impossibilità , di fatto, di applicare misure limitative della libertà  personale nei confronti di soggetti sorpresi in flagranza di reato di cessione di stupefacenti e regolarmente rilasciati dopo meno di 48 ore”.
Plauso anche dal sindacato di polizia Siap. “L’applicazione di misure cautelari in carcere per chi spaccia sostanze stupefacenti indipendentemente dalla quantità  ceduta è una misura che accoglieremo con soddisfazione”, dice Pietro Di Lorenzo, segretario provinciale del Siap di Torino.

(da agenzie)

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CONTE, NIENTE BENZINA SUL FUOCO

Febbraio 19th, 2020 Riccardo Fucile

IL PREMIER SCEGLIE DI NON DRAMMATIZZARE E STUDIA LA MOSSA PER STANARE RENZI: UN VOTO PARLAMENTARE SULLA NUOVA AGENDA DI GOVERNO

“Non ho nessuna intenzione di farmi cucinare a bagnomaria”. Giuseppe Conte ha letto i lanci delle agenzie sul suo smartphone, è stato informato passo passo dai suoi collaboratori.
La reazione al caleidoscopio di dichiarazioni squadernato da Matteo Renzi a Porta a Porta è ambivalente.
Da un lato il premier non ha la volontà  di drammatizzare una situazione che legge come un petardo piazzato sotto la sua poltrona, più che una bomba.
Dall’altro ha scavato ancor più il solco tra quelli che sono ormai i due rivali nella maggioranza.
“È assurdo e non porta da nessuna parte — il senso del ragionamento del premier — che uno dei principali leader di maggioranza parli a tutti gli effetti come se fosse un capo dell’opposizione”.
È per questo che il presidente del Consiglio sta valutando in queste ore la mossa per stanare Italia viva: un voto parlamentare sulla nuova agenda di governo. Non domani, nemmeno dopodomani, per non far precipitare le cose, ma seguendo regole e rituali delle assemblee parlamentari.
Un membro del governo considerato vicino al capo del governo risponde al telefono: “È assurdo che ai tavoli del programma i renziani arrivino pieni di buone intenzioni e proposte interessanti. Poi vanno davanti ai microfoni e ci sparano addosso, vanno in in Commissione e ci votano contro”.
Il riferimento è alle votazioni sulla legge Costa alla Camera. Ancora la prescrizione, ancora un tentativo di sgambetto che ha fatto tremare la maggioranza, salva per un solo voto.
L’inquilino di Palazzo Chigi ha dato prova nelle ultime settimane di non volersi muovere con impeto e precipitazione. Il meccanismo per inchiodare Italia viva è ancora allo studio.
Ci si concentra su una mozione o risoluzione parlamentare nella quale far confluire le misure di rilancio della crescita economica o l’intera Agenda 2023.
Chiedere un voto sul nuovo programma non significa, non essendo prevista la fiducia, arrivare al redde rationem finale. Ma politicamente significherebbe per il presidente mettere nero su bianco, davanti alle Camere e al paese un impegno comune. Alla luce del quale ognuno si dovrà  assumere ogni decisione futura.
“Non voglio sfiduciare Conte, non c’è nessun problema” ha detto l’ex rottamatore. Più o meno qui si ferma la mano tesa in più di un’ora di intervista.
Conte e il suo entourage hanno soppesato tutti i passaggi. Quello sul governo istituzionale è stato derubricato a pistola caricata a salve. L’ex premier vuole un nuovo Nazareno, o un esecutivo stile Maccanico, per fare una riforma in stile presidenziale. “Salvini e la Meloni non ci staranno mai — spiega una fonte vicina all’avvocato del popolo — sta roba qui si arena in pochi giorni”.
La volontà  di logorare un presidente che è, con tutti i distinguo del caso da parte degli interessati, espressione del Movimento 5 stelle la si è chiaramente avvertita nella proposta di abolire il reddito di cittadinanza.
Definita da Renzi la “cura del cavallo”, facendo il verso alle dichiarazioni pomeridiane del premier che ne esortava proprio a una “cura del cavallo per la crescita e il rilancio del paese”, solertemente rilanciata dalla sua comunicazione.
Che bisogno c’è, si vocifera nell’entourage presidenziale, di mettere in discussione un provvedimento che Renzi sa perfettamente essere la pietra miliare per il Movimento 5 stelle, e che è stato archiviato e non rientra nell’orizzonte di questa maggioranza?
Ma ancor più ha destato irritazione e stupore il rilancio della mozione di sfiducia nei confronti di Alfonso Bonafede se non ritirasse il provvedimento sulla prescrizione.
“La situazione sarebbe veramente pesante”, spiega un collaboratore del premier, prefigurando scenari di crisi vera. Le prime file pentastellate, dal ministro Fabiana Dadone al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro, hanno fatto partire il fuoco di fila di sbarramento.
Conte deve affrontare Renzi muovendosi sullo strettissimo crinale che vede ai rispettivi lati il Pd e i 5 stelle.
Buona parte di questi ultimi sono preoccupati da uno scenario che vede il loro governo reggersi sulla stampella di deputati ex forzisti. Nonostante le smentite che sono arrivate e che arriveranno, anche da Palazzo Chigi si sta lavorando a una rete di sicurezza che preveda un manipolo di peones pronti a sostituirsi a Iv. Il pallottoliere di Palazzo segna intorno alla decina il numero necessario.
I Dem sono furiosi. Non è un caso che le reazioni più pesanti arrivino da ex renziani come Graziano Delrio o Dario Parrini. “Un chiacchiericcio insopportabile”, lo ha bollato Nicola Zingaretti. Ancor prima che parlasse i senatori si sono convocati giovedì mattina per “fare il punto sulla situazione politica”.
“Come abbiamo preso le parole di Renzi? Male, molto male”, spiega uno di loro. Che sui responsabili taglia corto: “Chiedete a Paolo Romani”.
La crisetta latente è destinata a continuare.

(da “Huffingtonpost”)

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