Aprile 3rd, 2020 Riccardo Fucile
“SONO UN SINDACO DI STRADA, SE FACESSI AMMONIMENTI CANONICI DI STARE A CASA I MIEI CONCITTADINI NON CAPIREBBERO”
Persino Naomi Campbell, una delle modelle più famose della storia, è rimasta colpita dagli ammonimenti del primo cittadino di Bari.
«Listen, America, listen», ha scritto la “venere nera” caricando una raccolta dei rimproveri social fatti da alcuni politici italiani: un monito rivolto agli amministratori statunitensi accusati di aver sottovalutato l’emergenza Coronavirus, almeno nelle fasi iniziali
Tornando in Italia, il primo gradino del podio in termini di popolarità online se lo contendono il presidente della Campania Vincenzo De Luca e il sindaco del capoluogo pugliese e presidente dell’Anci Antonio Decaro.
I loro discorsi ai cittadini sono diventati dei veri tormentoni della quarantena nazionale. «Non faccio le ronde — sostiene però il sindaco barese -, non fa parte della mia cultura fare lo sceriffo e non ho nemmeno il fisico adeguato».
Sindaco, sono arrivate anche negli Stati Uniti le immagini dei rimproveri fatti in giro per la città .
«Ho pensato come tanti sindaci di continuare a fare ciò che faccio quotidianamente: il sindaco per strada. L’ho sentita come una necessità , non c’è una strategia politica alle spalle».
Non è un compito, quello di vigilare, che spetta alle forze dell’ordine?
«Certo, infatti ho incrementato i controlli della polizia locale, ho chiesto interventi delle altre forze dell’ordine, polizia, guardia di finanza, carabinieri. Abbiamo allargato lo spettro dei controlli chiedendo l’aiuto dei vigili del fuoco, dell’esercito in alcune zone della città . Utilizziamo anche i droni per far capire ai cittadini che i controlli sono serrati».
Allora come mai ha pubblicato sui social i video dei suoi rimproveri?
«Mi sono arrivate chiamate di cittadini nelle quali mi segnalavano che alcune persone continuavano a uscire di casa e che non c’erano abbastanza controlli. Sono andato personalmente e ho pubblicato i video così da un lato spiegavo a chi era in giro l’importanza di stare a casa per interrompere il contagio, dall’altro ho potuto mostrare ai cittadini che i controlli ci sono».
Non ha il timore di spaventare i suoi concittadini passando per il controllore che non vuole sentire spiegazioni?
«La comunicazione di un sindaco è molto complicata in questo momento, perchè sei il padre di una famiglia, di un’ampia famiglia che è la tua comunità : devi utilizzare la testa per cercare di fare i controlli per convincere tante più persone a stare a casa, ma devi utilizzare anche il cuore perchè tutti hanno bisogno di una persona che ti possa rassicurare».
Anche il ruolo del sindaco è stato stravolto dall’emergenza sanitaria.
«Il sindaco è il custode delle preoccupazioni e delle angosce dei cittadini, ma è anche il custode delle aspirazioni, della voglia di poter tornare a fare gesti normali dei quali, oggi, sentiamo la mancanza: magari nel passato abbiamo sottovalutato la stretta di mano, l’abbraccio. Proprio nel momento in cui ne abbiamo più bisogno, quei gesti naturali non li possiamo fare perchè dobbiamo mantenere la distanza sociale, sembra assurdo, anche a casa. Dobbiamo capire e accettare le restrizioni, perchè con quelle restrizioni interrompiamo la catena del contagio. Noi siamo la causa del contagio: attraverso il nostro corpo il virus si sposta da una persona all’altra. Ma se manteniamo la distanza, da causa diventiamo soluzione al problema».
I video dei suoi ammonimenti hanno spopolato sul web anche per via del linguaggio poco istituzionale utilizzato, era necessario?
«Se avessi fatto dei rimproveri canonici, istituzionali, i miei concittadini non avrebbero capito. Nei video si nota che, a seconda della persona che avevo di fronte, utilizzavo un linguaggio consono per far passare il messaggio; quando dico “le fidanzate devo chiamare e ve le devono dare alle gambe con le mazze”, mi rivolgo a persone per le quali dire “vi mando la polizia” non sortisce effetto. Sono persone che si sono fatte 10 anni di carcere e vivono in una società , quella della città vecchia, ancora matriarcale: sono le mamme, le mogli, le fidanzate a tenere in piedi il nucleo familiare perchè hanno imparato a gestire l’economia domestica durante il periodo di carcere degli uomini. È un tipo di società dove spaventa più la reazione della moglie che un controllo di carabinieri e polizia».
L’ultimo rimprovero social è quello rivolto all’uomo che stava pescando tra gli scogli sul lungomare.
«Un classico, l’abbiamo beccato l’altro giorno. Gli ho chiesto: “Dove stai andando? Qual è la motivazione per la quale sei uscito di casa?”. E mi ha risposto: “Sto andando a fare le pelose”. Le pelose sono dei granchi particolari che si utilizzano per fare il sugo oppure come esca per pescare i polpi, uno dei prodotti ittici più consumati a Bari. La polizia locale era molto dispiaciuta nel fargli la multa, ma il signore era uscito con una motivazione che non era compatibile con le restrizioni previste dal decreto».
Sindaco, glielo chiedo in quanto osservatore privilegiato delle varie realtà comunali visto il suo ruolo da presidente dell’Anci. Per lei è prematuro parlare di riaperture?
«Ho una mia posizione e anche una mia opinione a riguardo, ma dall’inizio ho pensato che sia giusto non esprimerla perchè, altrimenti, sarebbe come vivere in un talk show. Questo non è un talk show, è la realtà : le camionette dell’esercito con le bare a Bergamo, la situazione negli ospedali di Brescia sono cose reali. Penso sia giusto che le indicazioni sulle riaperture arrivino da una cabina di regia centrale. Oggi la mia opinione potrebbe essere utilizzata la mia opinione solo per fare polemica: piano piano le maglie delle restrizioni si allargheranno, come successo a Codogno una volta superato il picco».
Alcuni sindaci hanno avuto opinioni diverse dal governo, o anticipando le restrizioni con delle ordinanze oppure permettendo qualche libertà in più come ha fatto Dario Nardella a Firenze, il primo a consentire “l’ora d’aria” per i bambini.
«In realtà noi sindaci abbiamo fatto una scelta coraggiosa all’inizio della pandemia: siamo andati dal governo e abbiamo detto: “Noi vi cediamo un pezzo del nostro potere, ovvero rinunciamo al potere di ordinanza sanitaria previsto dall’art. 50 del TUEL, per tutto ciò che riguarda la questione del Coronavirus”. Abbiamo chiesto di sterilizzare quel potere di ordinanza proprio per evitare che ogni sindaco si organizzasse in autonomia: provate a immaginare cosa poteva succedere con 8.000 sindaci che si mettevano a fare ordinanze diverse. È giusto che sia una cabina di regia nazionale, dove c’è il governo, la Protezione civile e le autorità sanitarie, a decidere quando vanno aumentate o sciolte le restrizioni. Ciascun sindaco può ancora fare dei provvedimenti amministrativi o ordinanze che servono più da chiarimento rispetto alle restrizioni nazionali».
Qual è la priorità di un sindaco in questo momento?
«Oggi la priorità è dare la possibilità a tutti di poter sfamare i propri figli. Ci sono famiglie che erano già fragili e ci sono famiglie che sono diventate fragili perchè non si lavora da un mese. Abbiamo iniziato da diverso tempo ad ampliare il sostegno che diamo quotidianamente alle famiglie in difficoltà : lo stiamo facendo con le poche risorse comunali e, per fortuna, con le risorse che arrivano grazie alla solidarietà di tante aziende, associazioni e singoli cittadini. Abbiamo anche i 400 milioni di euro arrivati dallo Stato, ma basteranno solo per qualche settimana. Sono risorse importanti se paragonate al taglio di 564 milioni di euro che hanno subito le casse comunali. Ma in questo momento dobbiamo ragionare in miliardi di euro, non in milioni: i bilanci comunali si sostengono con le tasse e le imposte che, con questa crisi, non tutti i cittadini riusciranno a versare nei prossimi mesi».
(da Open)
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Aprile 3rd, 2020 Riccardo Fucile
QUATTRO AVVISI DI GARANZIA: MINACCE E OBBLIGO DI DIMOSTRARE ALL’USCITA DEL SEGGIO DI AVER RISPETTATO GLI ORDINI A FAVORE DELL’ATTUALE CAPOGRUPPO DEL CARROCCIO
Voti comprati e anche estorti. Con tanto di minacce e l’obbligo di dare prova all’uscita dal seggio di
aver rispettato gli ordini.
Alla luce di quanto emerso nell’inchiesta sul clan di origine nomade Di Silvio, denominata “Alba pontina”, l’Antimafia di Roma ha aperto un’inchiesta autonoma sulle attività che avrebbe svolto a Latina nel 2016 la malavita per gonfiare i consensi dell’allora candidato sindaco e attuale capogruppo della Lega alla Regione Lazio, Angelo Tripodi.
I pm Barbara Zuin e Luigia Spinelli hanno quindi spedito quattro avvisi di garanzia e gli indagati, essendo state anche ultimate le indagini preliminari, prima che gli inquirenti chiedano per loro il rinvio a giudizio, possono ora depositare memorie, documenti e chiedere di essere interrogati.
In base alle testimonianze raccolte, alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e dei riscontri fatti dalla squadra mobile, l’Antimafia ha indagato Angelo Morelli, detto Calo, esponente dell’omonima famiglia di origine nomade, Ismail El Ghayesh, l’imprenditore Roberto Bergamo e Antonio Fusco, detto Marcello, tutti di Latina.
Bergamo, candidato al consiglio comunale e capolista di una delle liste a sostegno di Tripodi, e Morelli, per la Dda di Roma, nel 2016 avrebbero promesso 30 euro per ogni voto.
El Ghayesh avrebbe invece cercato di estorcere denaro a un giovane a cui aveva venduto cocaina, minacciandolo pesantemente: “Se entro il 10 non mi porti i soldi ti spezzo le gambe con la mazza e ti porto a refertare”. E poi avrebbe costretto lo stesso giovane, accompagnandolo al seggio, a votare per Tripodi e a esprimere la preferenza per Bergamo, facendosi anche consegnare la prova che avesse votato così come gli era stato imposto.
Fusco infine avrebbe aiutato il clan Di Silvio, con una soffiata, a evitare i controlli della Polizia mentre il clan cercava di farsi consegnare il denaro di un’estorsione.
A dicembre, quando i pentiti in aula avevano parlato anche dei voti comprati per Tripodi, il presidente della commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra, aveva dichiarato di voler avviare una serie di audizioni su Latina e di voler sentire lo stesso esponente del partito di Salvini. “Non ho nulla da temere”, aveva replicato Tripodi. Ora i quattro avvisi di garanzia.
(da agenzie)
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Aprile 3rd, 2020 Riccardo Fucile
IL MANCATO RISPETTO DELLE REGOLE DIVENTA UN PRETESTO PER ATTACCARE I MERIDIONALI… GUARDATE LA FOTO DI VIA SESTRI A GENOVA E NON VEDRETE DIFFERENZE
Anche oggi Libero non rinuncia alla razzistata della giornata con la discesa in campo del suo direttore Pietro Senaldi in prima pagina a commentarci la quarantena “alla napoletana”.
La scusa per mettere nel mirino il Sud e dare ragione a Vincenzo De Luca e al suo lanciafiamme sono due fotografie con le strade di Napoli “piene di gente (però con indosso la mascherina protettiva…)” e uno scatto del mercato Ballarò di Palermo con clienti e bancarelle nonostante i divieti.
Libero parla di tradizione che batte la paura e racconta di non meglio precisati traffici di pastiere e pizze clandestine mentre annuncia che per la Settimana Santa si temono processioni nei paesi. Tutto al Sud, naturalmente, e già che c’è ricorda anche l’Esodo al Sud dei primi giorni della quarantena che ha portato il Coronavirus nel Mezzogiorno.
Il problema di Senaldi è che non è in grado di vedere al di là del suo naso e degli stereotipi. 
Proprio ieri il governatore del Piemonte Cirio ha infatti annunciato un giro di vite perchè nella sua regione (e non a Napoli) vede troppa gente in giro
Sempre ieri il governatore della Liguria Giovanni Toti ha detto la stessa cosa dei suoi conterranei
Ma le storie sulla quarantena non rispettata arrivano anche da altri luoghi. Come ad esempio Milano, dove anche il sindaco Giuseppe Sala si lamenta pubblicamente
Infine, se Libero avesse una memoria che dura più di mezza giornata, ricorderebbe anche il meraviglioso assembramento di giornalisti alla conferenza stampa di inaugurazione dei 12 (o 24?) posti letto dell’ospedale della Fiera di Milano:
Ma per farlo bisognerebbe guardare un po’ più in là del proprio naso.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 3rd, 2020 Riccardo Fucile
“SI SONO MESSI IN AUTOISOLAMENTO DA SOLI, INNESCANDO UN CIRCOLO VIRTUOSO, SIAMO UNA DELLE PROVINCE MENO CONTAGIATE”
“Eravamo nell’occhio del ciclone già a fine gennaio dopo il ritorno di moltissimi dei nostri concittadini andati in Cina per il Capodanno, invece Prato è una delle province con meno contagiati. Grazie al buon esempio dei pratesi di origine cinese e alla disciplina di tutti noi”.
Matteo Biffoni è il sindaco di Prato, 45 anni.
Dice che il comportamento della comunità cinese “che si è fatta due o tre quarantene, chiudendosi subito in casa”, è stata la fortuna di Prato.
Nella città che vive del tessile e del “pronto moda” , le attività sono chiuse all’80%. Aperte sono le produzioni riconvertite di mascherine o presidi sanitari, oltre a quelle di beni essenziali come dappertutto.
Sindaco Biffoni, i cinesi di Prato hanno dato il buon esempio?
“Hanno dato il buon esempio. E a Prato, forse per primi, si è preso atto della gravità del coronavirus grazie a quell’esempio, e tutti si sono messi in riga”.
Pochi contagiati?
“Tengo incrociate le dita, comunque sì: circa 210 casi in tutta la provincia. Poteva essere drammatico. Dei nostri 195 mila abitanti, 21 mila sono cinesi. Abbiamo 6.500 imprese di cittadini di origine cinese nel “pronto moda”.
E cosa è successo?
“Scoppia l’epidemia a Wuhan e in tanti che da Prato – ma anche da Milano o da Roma – erano andati in Cina a festeggiare il Capodanno sono rientrati. Si è diffuso il panico. Invece i cinesi sono stati esemplari. Si sono chiusi in quarantena. A Prato 1.300 persone. Qui nessun cittadino cinese si è ammalato di coronavirus. Hanno chiuso subito le aziende, i negozi. Si sono fatte due, tre quarantene e ora, come tutti, restano a casa. Hanno dato il via a un circolo virtuoso”.
Lei oggi tira un sospiro di sollievo?
“No, assolutamente. Non è ancora tempo. La sfida non è vinta non solo a Prato, ma in tutta Italia. Per questo io ho raccomandato il massimo rigore. Se Prato è virtuosa inoltre, può mettere a disposizione il suo ospedale per dare una mano ai territori più affaticati. Aggiungo: si potrà ripartire prima”.
Quindi è ancora molto preoccupato e mantiene le restrizioni massime?
“Si. E sono stato tra i primi a chiedere al governo la chiusura delle aziende di beni non indispensabili. E’ stata la decisione più lacerante: non dormivo più. L’80% delle nostre aziende, tutte quelle del tessile, hanno serrato i battenti, eccetto quelle di mascherine o altri presidi ospedalieri “.
E’ contrario anche alle passeggiate con i bambini?
“Ho due bambini di 3 e 5 anni. Abito in un appartamento. Figuriamoci se non capisco l’esigenza. Però ora non è il momento. Se dessimo il via libera alle passeggiate con i bambini migliaia di persone si rimetterebbero in giro. Un marasma. No aspettiamo. Facciamo un altro sforzo. Ovvio che ci sono le eccezioni per i bimbi “speciali”, con disabilità . Del resto nessuno vieta di portare il bambino con sè davanti al garage o nel cortile di casa”.
Quale è l’altra sua grande preoccupazione in questo momento?
“Il bilancio. Noi come Comune di Prato abbiamo il bilancio sano. Ma non si potrà reggere a lungo. Ne ho parlato con il presidente dell’Anci, Antonio Decaro. Per i Comuni servirà complessivamente uno stanziamento tra i 5 e i 6 miliardi di euro. Il “dopo” sarà una sfida da fare tremare i polsi. Il “quando” si riprenderà , lo decideranno i medici, i virologi. Ma la politica si concentri sul “come” ricominciare e su quali scelte economiche vanno fatte per garantire la tenuta sociale”.
Quanto vi è spettato per i buoni-cibo?
“A Prato 1 milione e 38 mila euro che è destinata a chi già assistevamo ma soprattutto a quella fascia di popolazione in ginocchio per il coronavirus: dalla commessa al barista all’artigiano”.
(da agenzie)
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Aprile 3rd, 2020 Riccardo Fucile
L’ASSESSORE CERCA INVANO DI NASCONDERE I RITARDI DELLA REGIONE E NON SPIEGA DOVE SONO FINITE CINQUE MILIONI DI MASCHERINE RICEVUTE DALLA PROTEZIONE CIVILE
L’assessore al Welfare della Regione Lombardia Giulio Gallera ha dato spettacolo ieri a Piazzapulita
tornando ad accusare il governo e la Protezione Civile.
Di fronte all’evidenza dell’ospedalizzazione del contagio da Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19 Gallera ha sostenuto di essere stato investito da uno tsunami di persone che avevano bisogno dell’ospedale, visto che aveva 1245 positivi dopo pochi giorni.
“I posti letto in terapia intensiva che il governo aveva detto che erano necessari non sono bastati: dopo dieci giorni erano già esauriti”, ha detto l’assessore, “e abbiamo operato senza dispositivi di protezione individuale. La mancanza delle mascherine? La sfortuna della Regione Lombardia è il fatto che dalla Germania è arrivato un soggetto poco sintomatico che per venti giorni ha fatto girare il virus. Il 20 di febbraio sono scoppiati i contagi e abbiamo ricoverato quelli che non riuscivano a respirare”.
E sulle “briciole” venute da Roma evocate da Attilio Fontana, Gallera ribadisce: “Noi siamo chiamati a gestire l’ordinario. Le risorse servono per l’ordinarietà e noi così abbiamo sempre fatto. L’acquisto dei DPI non era di competenza della Regione Lombardia. Se io avessi comprato le mascherine mi avrebbero portato davanti alla Corte dei Conti. Chi doveva fornirci questo era la Protezione Civile e io non voglio fare polemica ma appena è scoppiata la pandemia sono stati attribuiti alle regioni i poteri di acquisto…”.
Quando Luca Telese gli ricorda che ventilatori e respiratori comprati dal governo sono stati mandati in massima parte in Lombardia, mentre sono in arrivo i medici volontari a Bergamo, Gallera risponde: “Io non voglio dire che le mascherine le hanno date agli altri e non a noi…”. E poi: “Di mascherine e dispositivi ne sono arrivati due milioni e mezzo ma noi ne usiamo 300mila al giorno…”.
Strano, visto che invece dai conti della Protezione Civile risulta che ne siano state inviate invece 7 milioni e mezzo.
E ancora: subito dopo la storia di Salvatore Micelli, che ha vinto l’appalto CONSIP sulle mascherine ed è stato condannato per calunnia, Gallera parla della riapertura: “Non è semplice, noi le mascherine le stiamo producendo ma stiamo ancora aspettando il bollino dell’ISS, perchè avendo tre-quattro aziende che ne producono milioni possiamo risolvere”. Ma secondo l’Istituto Superiore di Sanità , che su oltre ottocento richieste di autorizzazione finora ha potuto dare l’ok solo ad una quarantina di aziende in tutta Italia, “la gran maggioranza delle proposte” giunte all’Istituto “non aveva i requisiti di standard richiesti” per le cosiddette ‘mascherine chirurgiche’, ovvero quelle usate dai sanitari.
Ciò non esclude che quelle fuori norma per medici e infermieri possano essere invece distribuite al resto della popolazione. E questo al netto della storia della dicitura sbagliata sugli imballaggi di 620mila ‘medical mask’ che erano state donate dalla Cina alla Protezione Civile e poi messe in distribuzione: sulla scatola c’era scritto Ffp2 (le più protettive e in uso ai sanitari nelle terapie intensive), ma quando i pacchi sono stati aperti all’interno c’erano mascherine da ferramenta.
Gallera poi ha anche parlato dell’«esempio dell’ospedale in Fiera», e anche qui ci sarebbe da discutere visto che lo stesso assessore ha detto che attualmente quel nosocomio ha tra i 12 e i 24 posti di terapia intensiva invece dei 600, poi ridotti a 250, annunciati dal suo presidente di Giunta Attilio Fontana. Tanto per fare un confronto, l’ospedale di Bergamo tirato su in pochi giorni dagli alpini ne ha già 144 equamente divisi tra terapia intensiva e subintensiva.
E non finisce mica qui. Perchè le non tanto velate accuse sui ritardi del governo nella gestione dell’emergenza Coronavirus andrebbero confrontate, come ha fatto oggi il Fatto Quotidiano, con la cronologia degli eventi:
Guardiamo le date: del 22 gennaio, ad esempio, è la prima circolare della Direzione generale della prevenzione sanitaria (il ministero della Salute) che invita le strutture sanitarie alla “stretta applicazione”dei protocolli stabiliti in casi di epidemia. Cose come “definire un percorso per i pazienti con sintomi respiratori” negli ospedali e negli studi medici in modo da non diffondere il contagio; definire le procedure per la presa in carico dei pazienti anche ac asa; far “indossare DPI (dispositivi di protezione individuale) adeguati”al personale sanitario tipo “filtranti respiratori FFP2, protezione facciale, camice impermeabile a maniche lunghe, guanti”per evitare che si infettino.
A questo proposito, la previsione era che sarebbero serviti dai 3 ai 6 set di DPI per caso sospetto, da 14-15 per ogni caso confermato lieve, dai 15 ai 24 per ogni caso grave.
Le circolari del ministero non fecero però effetto,come non lo fece la lettera che il 4 febbraio la FIMMG della Lombardia, un sindacato dei medici di famiglia, scrisse alla Regione per chiedere: avete fatto un inventario dei DPI esistenti come previsto dalle linee guida nazionali? Distribuirete le mascherine ai medici di base? Nessuna risposta e, soprattutto, nessun DPI.
E ancora: tra 1 e 31 marzo a Fontana e soci sono state inviate da Roma circa 7,3 milioni di mascherine (quasi 5 milioni chirurgiche e 2,3 milioni Ffp2), l’80% dell’intero fabbisogno mensile oltre —tra le altre cose —a 470 ventilatori polmonari per terapia intensiva e sub-intensiva, cioè oltre il 60% dei nuovi posti letto vantati giusto ieri dal presidente Fontana, un centinaio di medici e due ospedali da campo.
Per non parlare di cosa è successo quando è la Regione ha deciso di centralizzare tutti gli acquisti di DPI in Aria Spa, una società regionale.
Risultato: primi ritardi e la scoperta, all’inizio di marzo, che un ordine da 4 milioni di mascherine era da annullare. Perchè? “L’azienda si era rivelata inesistente”, ha raccontato il consigliere regionale M5S Dario Violi, circostanza ammessa poi anche dall’assessore Caparini.
E le accuse di Fontana sulle mancate zone rosse a Bergamo e dintorni? Qui vale la pena citare l’Eco di Bergamo e… un certo Giulio Gallera, che il 28 febbraio diceva: «Nuove zone rosse non sono all’ordine del giorno nell’ordinanza che abbiamo preso». «Non riteniamo di gestire con ipotesi di zona rossa quella zona lì» di Alzano Lombardo.
Segnala oggi il Fatto Quotidiano che da Palazzo Chigi ricordano come “sia prima dell’emergenza sia successivamente, i presidenti delle Regioni hanno il potere di emettere ordinanze di carattere urgente in materia sanitaria con efficacia limitata al territorio o parte di esso, secondo la legge 833/1978”.
Un potere poi confermato anche dagli ulteriori recenti decreti emessi dal governo, e in base a cui “diverse Regioni hanno creato in autonomia zone rosse”. Come accaduto per Campania, Lazio e Calabria. Non per la Lombardia.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 3rd, 2020 Riccardo Fucile
IN REALTA’ SI TRATTA DEI LORO GENITORI CHE GIOCANO CON I FIGLI… GLI AVVERSARI POLITICI SI COMBATTONO CON TESI POLITICHE, CHIUNQUE PENSI DI USARE LA DIFFAMAZIONE DEVE FINIRE IN GALERA, SOLIDARIETA’ AL SEGRETARIO DI ITALIA VIVA
Un video virale su WhatsApp, accompagnato da una puntuale descrizione. I figli di Renzi starebbero giocando nel giardino di casa insieme ad altri amici, portati in casa a Rignano dalla scorta del senatore, il tutto in barba alle regole della quarantena.
Il video mostra una partita di pallavolo tra cinque persone e fa subito il giro dei social network.
Le immagini corrispondono effettivamente all’abitazione del senatore, ma la loro descrizione è completamente falsa, come ricorda lo stesso Matteo Renzi in un audio inviato per smentire la fake news.
«Forse anche a voi è arrivato un video in cui si dice che io utilizzerei i mezzi della scorta per andare a prendere gli amici dei miei figli e far loro giocare le partite in barba alla quarantena violando le leggi e le regole — comunica Renzi in un audio -. È l’ennesimo incredibile, vergognoso attacco che devo subire e che deve subire soprattutto la mia famiglia. Non c’è nessuna macchina. C’è un vicino di casa che sarà denunciato in sede civile e penale, che non soltanto vìola ogni tipo di regola registrando un video con minorenni in casa altrui, ma soprattutto dice falso quando dice che sono cinque persone amiche dei figli di Renzi».
Il senatore ha spiegato la scena che si vede nel video girato dal vicino di casa che, mostrando quelle immagini, ha ritratto persone all’interno dell’area del proprio domicilio e, soprattutto, ha mostrato dei minori in azione.
«Chi guarda il video — ha concluso Renzi -., riconosce che ci sono i miei tre figli, e i due presunti amici siamo io e Agnese, babbo e mamma. Siamo noi cinque, una famiglia che sta vivendo la quarantena e che avendo la fortuna di aver un giardino è fuori, dentro il rispetto di tutte le regole. Però è costruita una storia che infama e inquina».
Il video, infatti, oltre a fare il giro dei contatti di WhatsApp soprattutto in Toscana, è anche approdato sugli altri social network, dove tutti possono vedere quelle immagini. L’ennesima fake news volta a screditare la politica italiana.
(da agenzie)
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Aprile 3rd, 2020 Riccardo Fucile
CHI DIFFONDE BUFALE CHE LO VOGLIONO MAI CONTAGIATO O CURATO IN CLINICA NE RISPONDERA’ IN TRIBUNALE… GLI AVVERSARI POLITICI SI COMBATTONO CON TESI POLITICHE, CHIUNQUE PENSI DI USARE LA DIFFAMAZIONE DEVE FINIRE IN GALERA, SOLIDARIETA’ AL SEGRETARIO PD
Nicola Zingaretti, guarito due giorni fa da coronavirus, all’attacco delle false notizie sul suo
contagio: “Chi non ha argomenti sparge odio e fake news. Denunceremo e tutti i risarcimenti saranno devoluti alla Protezione civile e alla ricerca pubblica in sanità ” scrive su Facebook il segretario del Pd, che poi rilancia: “A quanti è già arrivata via WhatsApp o sui social una bufala sul mio conto? In pochi giorni questi ‘bufalari’ sono stati capaci di dire che: non ho mai contratto il coronavirus, poi invece che l’ho preso ma mi sono curato in clinica privata. E altre sciocchezze ancora”.
“Non si tratta solo di fake news gravissime – aggiunge – ma di una vera e propria campagna denigratoria e di disinformazione che mira a creare notizie false per poi diffonderle ovunque. Oggi riguarda me, ma questo fenomeno potrebbe coinvolgere chiunque e va arginato perchè, mai come in questo momento, noi abbiamo bisogno di unita’, coesione, impegno alla diffusione di informazioni utili”.
Il 7 marzo scorso Zingaretti aveva annunciato di essere positivo al Covid19 e due giorni fa di essere guarito, dopo averne passati 23 in isolamento a casa: “Ho passato brutte giornate ma sono guarito” ha detto.
(da agenzie)
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Aprile 3rd, 2020 Riccardo Fucile
A DIMOSTRAZIONE CHE ANDAVA REALMENTE E RADICALMENTE CHIUSO TUTTO UN MESE FA, NON CHE CONTINUANO A LAVORARE 16 MILIONI DI PERSONE OGNI GIORNO
Dopo Pasqua e Pasquetta, anche il 1 maggio lo passeremo chiusi in casa? “credo proprio di sì, non credo che passerà questa situazione per quella data. Dovremo stare in casa per molte settimane”.
Lo ha detto il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli a ‘Radio Anch’io’ su Rai Radio 1 ribadendo la necessità di avere “comportamenti rigorosissimi”.
Il coronavirus, ha aggiunto, “cambierà il nostro approccio ai contatti umani e interpersonali, dovremo mantenere le distanze” per diverso tempo. Poi a Circo Massimo specifica: “La fase due potrebbe iniziare il 16 Maggio”, risolvendo apparentemente il dilemma su quando sarà possibile un, seppur timido, allentamento delle misure restrittive.
“La cosiddetta ‘fase 2′ di convivenza con il coronavirus potrebbe iniziare a metà maggio, anche se al momento non c’è alcuna certezza”, ha spiegato il capo della Protezione Civile ricordando che se si faranno tamponi a tappeto, indagini sierologiche e demoscopiche sulla rete di contagi, spetterà agli esperti del comitato-tecnico scientifico deciderlo. E su questo si sta già lavorando.
Il 16 maggio potrebbe essere la data giusta per la fase 2?
“Se l’andamento non cambia, potrebbe essere, come potrebbe essere prima o dopo, dipende dai dati” ha risposto Borrelli sottolineando che al momento la situazione è stazionaria”.
“Dobbiamo vedere quando questa situazione inizia a decrescere. Non vorrei dare delle date, però da qui al 16 maggio potremo aver dati ulteriormente positivi che consigliano di riprendere le attività e cominciare quindi la fase 2”.
La situazione attuale, ha concluso, consente però di “dare un po’ di respiro alle strutture sanitarie e alle terapie intensive: si stanno alleggerendo di un carico di lavoro che ogni giorno era molto più forte e comportava sacrifici straordinari per trovare nuovi posti di ricovero e cura”.
“E’ presto per l’“ora d’aria. Dobbiamo andare avanti con il massimo rigore”, ha ribadito il capo della Protezione Civile rispondendo a chi gli chiedeva quando fosse possibile una ripartenza. “Dobbiamo usare misure forti e precauzionali” ha aggiunto, “anche perchè non è esclusa la possibilità che vi possa essere un ritorno del virus, come dimostrano le nuove misure in Cina”.
Borrelli è poi tornato sulla circolare del Viminale che ha suscitato diverse polemiche sottolineando che non ha introdotto alcuna novità . “Il documento non sposta i termini, dobbiamo fare attenzione ed evitare di trovarci poi in una situazione che poi ci sfugge di mano. L’ora d’aria è una misura che non è ancora operativa, bisogna fare attenzione, rispettare le regole di prudenza e stare ancora in casa”.
E sullo scontro tra l’esecutivo e la Regione Lombardia il capo della Protezione Civile ha ribadito che il governo “ha garantito alle Regioni le risorse per i dispositivi di protezione individuale e per quelli necessari al superamento dell’emergenza”.
“In ordinario la sanità è una competenza che spetta alle regioni e sarebbe stato un guaio se governo e protezione civile avessero preso ogni competenza — ha aggiunto Borrelli — ma nel momento in cui c’è stata l’emergenza è dovuto intervenire il governo”.
E a chi gli chiedeva se fosse necessario alla fine dell’emergenza rivedere il titolo V della Costituzione per evitare in futuro gli stessi problemi e gli stessi balletti sulle responsabilità che si stanno verificando oggi, Borrelli ha risposto che “è evidente”. Sulla sanità “ci vuole una regia unitaria forte condivisa e coesa, credo che ci sarà da ripensare al modello organizzativo ma io sono un tecnico e mi limito a rispondere alle disposizioni vigenti”.
(da agenzie)
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Aprile 3rd, 2020 Riccardo Fucile
“STIAMO ESAMINANDO NUOVE PROVE PER CAPIRE SE CAMBIARE RACCOMANDAZIONI”… LE GOCCIOLINE VIAGGIANO NELL’ARIA ANCHE A SETTE METRI
L’Organizzazione mondiale della sanità potrebbe rivedere le sue raccomandazioni sull’uso delle
mascherine per proteggersi dal contagio da coronavirus alla luce dei risultati di un nuovo studio del MIT.
Si tratta di dati che dovranno essere confermati da altre valutazioni.
Secondo i ricercatori, che hanno fatto una sperimentazione in laboratorio, le goccioline emesse con un colpo di tosse o uno starnuto possono ‘viaggiare’ nell’aria per distanze ampie.
Alla Bbc l’infettivologo David Heymann, presidente di un gruppo di consulenti dell’Oms ha spiegato che l’organizzazione mondiale della sanità valuterà se effettivamente, per rallentare la diffusione del virus, è necessario che un maggior numero di persone indossino le mascherine.
“L’Oms sta riaprendo la discussione esaminando le nuove prove per vedere se dovrà esserci un cambiamento nel modo in cui consiglia l’uso delle mascherine”, ha detto Heymann, ex direttore dell’Oms che nel 2003 coordinò la risposta dell’organizzazione alla Sars.
Attualmente l’Oms raccomanda una distanza minima di almeno un metro da una persona che tossisce o starnutisce e sottolinea che i malati o le persone che mostrano i sintomi della malattia dovrebbero indossare le mascherine.
Il nuovo studio del Mit indica che le goccioline emesse con un colpo di tosse o uno starnuto potrebbero raggiungere rispettivamente fino a sei e otto metri di distanza. Tuttavia precisa che le microparticelle più piccole potrebbero ‘viaggiare’ nell’aria anche per distanze più lunghe.
Se questi dati verranno confermati, ha commentato Heymann, ”è possibile che indossare una mascherina sia altrettanto efficace o più efficace della distanza” interpersonale.
(da agenzie)
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