Aprile 12th, 2020 Riccardo Fucile
CITTADINI RUSSI RESIDENTI IN ITALIA INVITANO A PUBBLICARE MESSSAGGI PRO PUTIN IN CAMBIO DI DENARO
Parla bene della Russia e ti do duecento euro. Già che ci sei, dissociati pubblicamente “dalle brutte cose che si dicono sul Paese di Putin”.
Girano inviti del genere su WhatsApp, in queste ore. E siamo probabilmente di fronte a uno dei mille espedienti della propaganda, che fanno uso dei social network e della finta spontaneità di video imboccati e postati in rete per difendere l’immagine macchiata di uno Stato estero.
Dunque, la storia è questa. Alcuni cittadini di nazionalità russa, presenti in Italia perchè qui studiano e lavorano, hanno trasmesso ad amici e conoscenti italiani una singolare richiesta che proviene da un presunto “mass media russo” che starebbe conducendo un progetto, si immagina di natura giornalistica, legato al Covid-19.
In sostanza si chiede agli italiani di “dire qualcosa di buono” sugli aiuti umanitari russi offerti all’Italia.
Si tratta, guarda caso, del tema diplomatico più caldo tra Mosca e Roma, originato dagli articoli pubblicati dalla Stampa in cui si sostiene che la missione di solidarietà voluta dal Cremlino in realtà nasconda interessi di spionaggio.
Articoli che hanno suscitato una decisa reazione dell’ambasciata russa, aggravata però dalla dichiarazione minatoria di un generale dell’esercito di Putin.
Questo il testo di uno dei messaggi di aggancio, arrivato a un cittadino italiano e che Repubblica ha letto: “Hanno bisogno di 15 italiani che dicano qualcosa di buono sugli aiuti umanitari russi”.
I video devono poi essere postati su Twitter, Facebook o Instagram. “Meglio video o testi con foto, ma per i video pagano 200 euro, per il testo danno meno”.
Una richiesta, come detto, davvero curiosa. E non solo per quella promessa di una ricompensa in denaro. Se davvero dietro ci fosse un mezzo di informazione, che senso avrebbe pagare qualcuno per recitare un attestato di stima fasullo e poi chiedergli di metterlo sulle proprie pagine social? Quale giornale, o testata televisiva, lo farebbe? Repubblica ha contattato una ragazza il cui video appare, a mo’ di esempio, allegato al messaggio che circola su WhatsApp.
È un filmato di pochi secondi pubblicato su TikTok, il social cinese che spopola tra gli adolescenti. Si vede lei che ringrazia la Russia per gli aiuti e si dissocia “dalle brutte cose che si dicono” su quel Paese. Lo ripete due volte. “È stato un mio amico a propormi di farlo”, conferma la ragazza a Repubblica. “Mi ha detto che lo pagano, e che a me girerà 20 euro a clip”. Non sa dire, però, se ci siano altri committenti, nè sa abbiano un ruolo le agenzie stampa filogovernative legate al Cremlino.
Il punto è che da quando, domenica 22 marzo, hanno toccato terra a Pratica di Mare i cargo russi, carichi di mascherine anti-Covid, tute, reagenti per tamponi, anche la nostra intelligence ha notato una certa agitazione su Twitter, dove sono apparsi messaggi che invitano a ringraziare Putin, specificando che sono i russi ad averci aiutato, “a differenza dell’Unione Europea”.
È prematuro sostenere che la campagna dei 200 euro a video faccia parte di una strategia studiata a tavolino dalla macchina del consenso, però il sospetto rimane.
(da agenzie)
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Aprile 12th, 2020 Riccardo Fucile
MA NON ERA SALVINI CHE AVEVA DETTO CHE NON SI DEVONO USARE I FIGLI PER FARE PROPAGANDA?… AH GIA’, QUANDO SONO I FIGLI DEGLI ALTRI SI SBATTONO IN PRIMA PAGINA CON IL VISO SCOPERTO
«Guardi, non perdo tempo a far polemiche, mia figlia ieri sera mi ha chiesto “Papà ma perchè quel
signore in televisione ce l’ha con te, ti attacca e ti insulta?” e io le ho detto “Lascia stare, è Pasqua, si perdona»:
Matteo Salvini in versione ecumenica ieri è riuscito nell’impresa di infilare la figlia Mirta nella polemica con Giuseppe Conte sulle bufale sul MES dette da lui e Giorgia Meloni riguardo le presunte (e mai accadute) attivazioni del Meccanismo Europeo di Stabilità di cui i due attraverso le loro pagine facebook lo hanno accusato.
Non è la prima volta che Salvini usa i figli per fare propaganda elettorale e già in un’altra occasione la bambina, secondo i suoi racconti, gli aveva chiesto perchè quel cattivone di Conte ce l’aveva con lui.
Segno che la ragazzina è sveglia e intelligente, ma soprattutto che ha un’attenzione nei confronti dei fatti politici che spesso nel papà latita, visto che a lui non riesce di dire la verità sul MES, su chi l’ha attivato (nel 2012) e su chi lo ha voluto. il 25 maggio, il giorno prima delle europee, Salvini ha pubblicato una foto del saggio di danza della sua principessa. Il giorno successivo una foto di Salvini con la figlia Mirta (questa volta fotografata di fronte) e la loro amica mucca.
Da quel momento i figli di Salvini hanno cominciato ad entrare sempre di più nel mondo social del ministro.
Un mondo fatto di insulti a ladri, immigrati, gogna nei confronti di ragazzine (magari coetanee del figlio più grande del Capitano).
A queste ultime Salvini non ha riservato nemmeno la cortesia di una foto di spalle o censurata, anzi proprio come fa un suo parlamentare, le sbatte sulla sua pagina Facebook senza troppi complimenti.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 12th, 2020 Riccardo Fucile
CHE NE PENSA MENTANA? QUALCUNO CORREGGERA’ LA FALSITA’ DI SALVINI?
Bisogna sperare soltanto che Enrico Mentana non veda il servizio del Tg2 di ieri che intervistava Matteo Salvini.
Perchè il leader della Lega, senza nemmeno arrossire, ha letteralmente inventato che qualcuno abbia proposto o abbia intenzione di effettuare “prelievi dai conti correnti” per l’emergenza Coronavirus.
Parlando della COVID-Tax proposta dal Partito Democratico, Salvini dice: “Chiediamo al governo di smetterla di aspettare quello che non arriva dall’Europa e di chiedere agli italiani di dare una mano. Senza follie, come stiam leggendo che arriva da sinistra, patrimoniale, tassa sulla casa, prelievo dai conti correnti… ecco: dimentichiamoci di nuove tasse”.
A parlare di prelievo forzoso dai conti correnti, come fece Giuliano Amato nel 1992, è stato invece in un’intervista al Fatto Quotidiano Oscar Farinetti, che non risulta essere al governo nè rappresentare nessuno se non sè stesso:
“Noi abbiamo in banca, parlo di noi italiani, 4.117 miliardi di euro. Siamo risparmiatori fortissimi, tra i migliori al mondo. Abbiamo nelle nostre mani il 5,4% della ricchezza mondiale. Se contribuissimo alla ricostruzione versando il 2% di questa bella montagna di quattrini, manderemmo nelle casse dello Stato — una tantum — 82 miliardi di euro. Una cifra rispettabile con la quale possiamo sfangarla e ripartire. Chi ha 500 mila euro in banca mette 10 mila euro. Chi ne ha 5 mila mette cento euro. È troppo?”.
Ovviamente nessuno al Tg2 ha corretto l’affermazione di Salvini. Ora ci penserà SuperChicco?
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 12th, 2020 Riccardo Fucile
“LE NOTIZIE SI DANNO TUTTE, SE NON PIACCIONO DOPO SI CRITICANO”
Marco Travaglio dedica oggi il suo editoriale alle balle di Salvini e Meloni sul MES ricordando chi ha
firmato il Meccanismo Europeo di Stabilità e dov’era Giorgia quando Berlusconi si vantava di averlo fatto approvare (al governo).
Poi commenta l’uscita di Mentana:
Persino una persona seria come Enrico Mentana si pente di non aver censurato le parole di Conte su Salvini e Meloni. Fermo restando che ciascun giornalista è libero di trasmettere ciò che vuole, sarebbe curioso se il direttore di un tg — tra l’altro abituato a trasmettere nelle sue “maratone” i flatus vocis di qualunque politico — oscurasse la notizia del giorno perchè non gli garba. Le notizie si danno tutte, a prescindere dall’opportunità , e Mentana ce lo insegna (un mese fa anticipò la bozza del decreto che chiudeva la Lombardia, innescando la fuga da Nord a Sud, e fece bene). Poi, se qualcosa non piace, lo si critica e si dà la replica agli interessati.
Trattandosi poi di una conferenza stampa e non di un videomessaggio (tipo quelli di B. e di Bin Laden), se Mentana o altri avevano qualcosa da dire, potevano collegarsi e obiettare. Sarebbe comico un direttore di tg che chiedesse al premier: “Ci dica se nominerà Salvini e Meloni invano e, se sì, batta prima tre volte le palpebre, così io la taglio all’istante”.
Poi c’è il caso umano del direttore di SkyTg24, Giuseppe De Bellis, altro ex dipendente Mediaset, che costringe i suoi giornalisti a declamare un suo editoriale in cui, mentre accusa Conte di fake news sul Mes, ne racconta una lui, negando che il Mes sia opera del governo B. Dopodichè, si capisce, il Fatto sparisce dalla rassegna stampa perchè il titolo non gli piace (W la democrazia).
Ancora una volta, come sempre da quando il premier vola nei sondaggi, si sente un gran stridio di unghie sugli specchi: prima Conte doveva parlare di più, anzi di meno; poi non doveva parlare dopo le 23; poi non doveva parlare su Facebook; poi non doveva parlare in ritardo; poi non doveva parlare con videomessaggi; ora non deve parlare in conferenza stampa. Fate la cortesia: dite una volta per tutte che non deve parlare mai. Anzi, non deve proprio esistere, perchè ha il grave torto di non essere Draghi. Così la facciamo finita con tutte queste pippe.
(da agenzie)
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Aprile 12th, 2020 Riccardo Fucile
SEI MILITANTI BLOCCATI, IDENTIFICATI E DENUNCIATI… VOLEVANO MANIFESTARE CONTRO LA QUARANTENA
La polizia ha neutralizzato il tentato blitz di Pasqua organizzato dai neofascisti di Forza Nuova.
I militanti volevano introdursi nella Basilica di Santa Maria Maggiore e da lì manifestare contro la quarantena imposta dal governo per arginare la pandemia di coronavirus. Non ci sono riusciti.
La Digos, che presidiava la Basilica dalle prime ore di questa mattina, alle 12 ha identificato è bloccato sei neofascisti, tra i quali il leader dei forzanovisti romani, Giuliano Castellino.
Sono stati portati in questura e verranno sia denunciati, perchè avevano il divieto di organizzare manifestazioni, che sanzionati per la violazione del decreto sul covid. Negli zaini avevano le bandiere nere e uno striscione.
Avevano provato a raggiungere la chiesa alla spicciolata. Castellino, che nei giorni scorsi aveva ricevuto anche il divieto assoluto di organizzare qualsiasi tipo di iniziativa pubblica, è arrivato da via Merulana, gli altri da via Carlo Alberto.
La Digos li aspettava: sono stati immediatamente bloccati. E il blitz di Pasqua è fallito miseramente.
(da agenzie)
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Aprile 12th, 2020 Riccardo Fucile
NON SOLO SCOPIGNO “IL FILOSOFO”, E GIGI RIVA “ROMBO DI TUONO”
Lo scudetto del Cagliari (12 aprile 1970) è, secondo me, la più grande impresa calcistica del ‘900.
Quando accadde avevo dodici anni e anch’io, come molti ragazzi di provincia, sognavo di rompere il filo dell’orizzonte che mi imbozzolava in un Veneto ancora bianco e bigotto. La Sardegna non era soltanto un’isola lontana, stava proprio dall’altra parte della luna. Non dico che non se ne sapesse nulla, ma i fatti di cronaca raccontavano solo di qualche omicidio e parecchi rapimenti.
Lo stesso Gigi Riva, nella incipiente primavera del 1963, quando si trattò di trasferirsi al Cagliari l’aveva bollata come “Africa”, ricevendo per tutta risposta un calcio nel sedere da Lupi, suo allenatore nel Legnano che lo aveva venduto ai sardi.
Ha raccontato Gigi: “All’Amsicora, lo stadio dove si giocava allora, non c’era un filo d’erba e io mi chiesi, un po’ sgomento, dove fossi capitato”. Invece non solo Riva divenne il simbolo di quel Cagliari vincente e scapestrato, ma fu il primo tra i calciatori ad indignarsi “quando dalle gradinate di mezza Italia ci gridavano pecorari”.
Scrivere di Riva è facile, ma si rischia di indicare la parte per il tutto, mentre intorno a lui c’era una squadra vera e in panchina un allenatore anomalo, ironico, anticonformista e dissacratore come Manlio Scopigno. Alto, ieratico, fumatore accanito come Zeman non era nè un tattico, nè uno stratega.
Chi lo paragona ai trainer olandesi non sa di calcio (gli improvvisatori sono in crescita esponenziale) o non ha mai visto quel Cagliari (molto probabile). Scopigno, invece, era un formidabile motivatore dai lunghi silenzi, un Herrera che parlava con lo sguardo lunare, un complice autorevole e perciò rispettato.
Una notte, durante un ritiro pre-partita, fece un giro delle stanze scoprendo che mezza squadra si era data appuntamento in quella di Riva: c’era chi giocava a carte e chi aveva bevuto lasciando più di una bottiglia sul pavimento. Tutti fumavano. Scopigno bussò, si fece largo nella fitta nebbia provocata dalle sigarette e, anzichè sbottare in urla e rimproveri, disse laconico: “Disturbo se partecipo?”. I calciatori prima abbozzarono, poi in fretta fecero sparire tutto e se ne tornarono a dormire. Il giorno dopo vinsero la partita.
Lo chiamavano filosofo perchè aveva l’aria da intellettuale e, forse, lo era pure, ma anche per certe sue esternazioni disarmanti in una società ancora borghese e per molti versi reazionaria.
Nell’anno dello scudetto, Scopigno fu espulso alla dodicesima giornata in occasione di Palermo-Cagliari 1-0, gol di Troia, prima delle due sconfitte di quella stagione memorabile (l’altra fu contro l’Inter, a marzo, gol di Boninsegna). L’arbitro Toselli annullò un gol di Riva per fuorigioco di Martiradonna che si stava dissetando sulla linea di fondo, il più passivo dei fuorigioco passivi. Scopignò aspettò che il guardalinee gli passasse accanto per dargli dello “stronzo”, ribadendo il concetto negli spogliatoi.
Secondo una versione più hard, invece, non si fermò alla parola stronzo. Più compiutamente disse: “Stronzo, smettila di sventolare quella bandierina e mettitela nel culo”. Versione più aderente alla squalifica: sedici giornate, più di metà campionato (allora si giocavano trenta partite), un’enormità . Scopigno apparentemente non se la prese: “In panchina d’inverno fa freddo, meglio stare in tribuna”. Al suo posto andò Ugo Conti, il fedele vice, ai tempi in cui i vice non pensavano di fare le scarpe al capo.
La squadra base non era solo un undici (Albertosi, Martiradonna, Zignoli; Cera, Niccolai, Tomasini; Domenghini, Nenè, Gori, Greatti, Riva), ma un tredici (Brugnera che in attacco suppliva all’assenza di chiunque, e Cesare Poli in mediana). In totale, però, furono sedici (Mancin, Nastasio e Reginato) i calciatori utilizzati.
Cera, un libero di prima grandezza, fu inventato in quel ruolo solo nelle ultime otto partite, ossia dopo Roma-Cagliari, per l’infortunio di Tomasini. Al suo posto, con il compito di incontrista, venne inserito Poli. La fortuna di Cera fu proprio l’infortunio di Tomasini e, in chiave nazionale, i due autogol di Salvadore contro la Spagna a Madrid. Il c.t. Ferruccio Valcareggi, ai Mondiali di Messico 70, optò per la coppia centrale del Cagliari (Cera, Niccolai) che partì titolare nella gara d’esordio con la Svezia. Durante la partita Niccolai si infortunò (“tutto pensavo nella vita tranne di vedere Niccolai in mondovisione” commentò sarcastico Scopigno) e gli subentrò Rosato.
Quel Cagliari era il prototipo di molte cose: una solidità finanziaria da grande club (anche se non si diceva il vero proprietario era la Sir di Nino Rovelli, lombardo al pari di Angelo Moratti, proprietario della Saras che deteneva il 30 per cento).
Un manager di specchiate capacità come Andrea Arrica, formalmente vicepresidente, ma di fatto general manager in grado di dialogare con la proprietà (fu lui a nominare presidente Efisio Corrias, democristiano ed ex presidente della Regione) e di stringere rapporti con le grandi società del continente. Infine un senso di appartenenza e un’identità territoriale che non ha precedenti. I giocatori si sentivano sardi a tal punto, dopo il ritiro dell’attività , di continuare a vivere a Cagliari. Tutti, tranne due: Albertosi, legato alla Toscana e Domenghini che, però, in Sardegna è tornato ad abitare da qualche anno.
Il Cagliari 1970, dunque, è anche una storia di emigrazione all’incontrario. Unico e indimenticabile.
(da “Huffington Post”)
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Aprile 12th, 2020 Riccardo Fucile
PER I 156 DELLA ALAN KURDI TRASFERIMENTO SU UNA NAVE PER LA QUARANTENA, POI ACCOLTI IN GERMANIA
Numerose persone sarebbero morte in mare in seguito al naufragio tra Malta e Tripoli. Lo denuncia in un tweet Sea Watch, spiegando che “250 persone erano alla deriva da ieri su 4 gommoni”, che avevano a bordo un numero variabile tra 47 e 85 persone, e che una di queste imbarcazioni si è capovolta e le persone sono naufragate.
I quattro gommoni – uno con 72 persone a bordo, uno con 47, uno con 55 e l’ultimo con 85 – sono stati segnalati ieri a Sea Watch da Alarm Phone, il servizio telefonico per i migranti in difficoltà .
Era stata Sea Watch a chiedere l’intervento del Commissario europeo per i diritti umani “per chiarire che i diritti delle persone salvate in mare devono essere garantiti a prescindere da quale sia la nave che li soccorre”.
L’ong ha quindi spiegato che l’agenzia europea Frontex ha oggi segnalato i barconi in mare, di cui uno capovolto. “Lasciati morire soli nel giorno di Pasqua da un’Europa che parla a vuoto di solidarietà verso le persone che soffrono”: il commento di Sea Watch.
Intanto si va verso una soluzione per i 156 migranti soccorsi dalla Alan Kurdi, che non sbarcheranno in un porto italiano, ma verrà individuata – con il supporto della Guardia costiera – una nave sulla quale saranno trasferiti nelle prossime ore per la quarantena ed i controlli della Croce Rossa italiana e delle autorità sanitarie locali. Lo prevede un provvedimento firmato dal capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, su richiesta della ministra delle Infrastrutture e Trasporti, Paola De Micheli. La nave della ong tedesca Sea Eye si trova al largo delle coste occidentali della Sicilia.
A Pozzallo, in mattinata, ha attraccato anche un gommone con un centinaio di migranti. Sono tutti uomini. Lo sbarco è iniziato e, intorno alle 13, una ventina di persone sono state già controllate e sottoposte al controllo della temperatura.
Il problema sarà il collocamento dei migranti perchè il sindaco di Pozzallo Roberto Ammatuna, che si trova in banchina, chiede alle autorità competenti di trovare un centro dove ospitarli “perchè nell’hot spot dove c’è un migrante egiziano di 15 anni in isolamento perchè positivo al coronavirus non potranno andarci”.
(da agenzie)
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