Aprile 22nd, 2020 Riccardo Fucile
RIPARTENZE GIA’ DAL 27 APRILE PER LE AZIENDE IN REGOLA CON I PROTOCOLLI DI SICUREZZA… RESTA IL PROBLEMA DEI TRASPORTI PUBBLICI
“Il prossimo step mobiliterà tra i 2,7 e i 2,8 milioni di italiani”. È la decisione presa in queste ore dal governo, impegnato in videoconferenza con la task force guidata da Vittorio Colao.
Sono lavoratori che si aggiungono a quelli che stanno lavorando durante il lockdown nelle fliere e nelle attività considerate essenziali per affrontare l’emergenza.
La cifra di chi ritorna al lavoro in realtà è molto più ampia perchè altri continueranno a svolgere smart working, con gli over 65 e altre fasce di lavoratori più in difficoltà che che resteranno protetti.
Nel corso del confronto la task force ha espresso l’opportunità di far ripartire già dal 27 aprile quelle aziende in grado di rispettare i protocolli di sicurezza nella considerazione che ogni settimana persa pesa in termini di miliardi e punti di Pil.
Il manager ha presentato al presidente del Consiglio un documento (cinque pagine corredato di slide) che mette in evidenza i requisiti necessari alla ripartenza del Paese.
Tra i primi, la necessità immediata di un protocollo per i mezzi pubblici, considerato che il 15 per cento dei lavoratori di manifattura e costruzioni li usano per andare al lavoro.
C’è poi la necessità di aggiornare il protocollo di sicurezza firmato con i sindacati il 14 marzo. E c’è sopratutto la necessità di avere a disposizione i dispositivi di protezione individuale, che in questo momento valgono ben più di una app.
Il commissario Domenico Arcuri ha comunicato che attualmente vengono consegnate 4 milioni di mascherine al giorno. Ne servono però 7 milioni.
“Chi ha tutto può partire subito, già dal 27 aprile”, è questa la proposta di Colao. Ma nella discussione tra i ministri si sta cercando di definire cosa significhi tutto: spazi, mascherine, turni adeguati al distanziamento, trasporti che evitano l’affollamento.
La discussione si è poi incagliata sul prezzo delle mascherine: deve essere calmierato? Serve un prezzo politico? Alcuni ministri ritengono sia necessario, ma questa sarebbe un’ulteriore complicazione
(da agenzie)
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Aprile 22nd, 2020 Riccardo Fucile
IL GRIDO DISPERATO: “LA STRUTTURA E’ DIVENTATA UN LAZZARETTO, VOGLIAMO LA VERITA'”
Sono almeno 20 gli ospiti deceduti nelle ultime settimane (il 15-20 per cento dei 100 degenti totali)
nella RSA Luigi Accorsi di Legnano, in provincia di Milano.
Una Trivulzio in miniatura. Un esempio di malagestione in tempo di Coronavirus di una casa di riposo per anziani, documentata attraverso le testimonianze di famigliari di ospiti ammalati e deceduti con il Covid-19
“Abbiamo iniziato ad avere sospetti quando ci hanno tolto le video-chiamate, cosa avevano da nascondere?”, raccontano i parenti degli ospiti della RSA a TPI.
Oltre alle difficoltà di comunicazione con la struttura riscontrate nell’ultimo periodo di emergenza sanitaria, i parenti denunciano a TPI “la presenza da circa due settimane di un focolaio epidemico che riguarda almeno 30 pazienti”.
Il contagio coinvolgerebbe ormai ospiti di tutti e tre i reparti della casa di riposo. “Anche il personale è stato contagiato — spiegano dal comitato per le vittime della RSA Accorsi — Per ammissione stessa degli operatori sarebbe sotto organico”. Situazione che porta i familiari a chiedere che cosa stiano facendo i gestori della struttura, l’amministrazione della Accorsi e le autorità sanitarie per ristabilire gli standard assistenziali.
La cooperativa sociale caregiver KCS, con sede operativa ad Agrate Brianza (MB), risulta la prima società italiana per fatturato, dimensioni e diffusione (è presente in 13 regioni e 43 province) nella gestione di strutture specializzate per la terza e quarta età . Noi di TPI li abbiamo contattati più volte, ma senza ricevere risposta.
A quanto pare, i direttori medici non sono mai in struttura o sono irrintracciabili. O almeno non hanno mai voluto parlare con noi. Il giovane receptionist che risponde al telefono dice solo: “Mi dispiace, siamo pochissimi. Anche la caposala è ammalata. E il medico che c’è ora è troppo impegnato a lavorare”.
È la conferma che il personale medico è sotto organico. Ma un dubbio sorge spontaneo: un solo medico basta davvero per i 100 pazienti ricoverati?
L’avvocato di Legnano, Franco Brumana, è diventato un portavoce dei famigliari delle vittime della Rsa Accorsi e ha spiegato a TPI che “i parenti dei ricoverati sono angosciati e in agitazione. La cooperativa KCS che gestisce la struttura si rifiuta di dare ogni informazione e dichiara di aver comunicato i dati sul Coronavirus all’ATS, che a sua volta non dà notizie. Il personale non fa trapelare alcunchè”.
Poi un’accusa ancora più grave: “Sembra che un paziente sia stato ripreso nel ricovero dopo la sua dimissione dall’ospedale. Questi fatti però non sono certi per la censura imposta dalla cooperativa. Tutti i famigliari hanno telefonato al loro parente ricoverato, senza ottenere risposta. La cooperativa ha comunque dichiarato che darà notizia ai parenti di eventuali decessi. Immaginate che cosa stia provando chi ha un genitore ricoverato. Il comportamento della cooperativa è intollerabile ed è necessario che chi di dovere intervenga immediatamente”.
Il caso della RSA Accorsi giovedì 16 aprile arriva in Procura, dopo che i parenti di quattro ospiti ricoverati nella struttura sanitaria legnanese hanno depositato un esposto alla Procura della Repubblica di Busto Arsizio.
Attraverso l’esposto viene contestata la mancata comunicazione degli almeno 20 ospiti deceduti nelle ultime settimane. La RSA Accorsi si è trasformata in un vero e proprio lazzaretto e i parenti vogliono la verità .
(da TPI)
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Aprile 22nd, 2020 Riccardo Fucile
“NESSUNO CI FORNISCE PROTEZIONI”
La “Azienda di Servizi alla Persona Golgi-Redaelli” è un ente di diritto pubblico con sede legale a Milano e sedi operative a Milano, Vimodrone e Abbiategrasso, dove gestisce strutture per anziani.
Nella serata di martedì 21 aprile si è tenuta in teleconferenza la prima assemblea del personale dall’inizio dell’emergenza-Coronavirus, organizzata virtualmente dall’Usb (Unione Sindacale di Base) di Milano.
Vi hanno partecipato oltre 170 lavoratori, ma anche parenti degli anziani ricoverati o deceduti. “L’adesione è stata alta considerando che si è trattato di una diretta via streaming”, spiega a TPI il dipendente e rappresentante dell’Ubs Pietro Cusimano.
“L’obiettivo era rispondere alle molte domande dei colleghi e fornire dei dati chiari che finora non erano stati dati”, continua Cusimano, contattato dal Comitato dei parenti del Golgi, che ha quindi partecipato al video raduno.
“I parenti dei pazienti sono convinti che la gravità della situazione attuale sia soprattutto legata al personale: troppo poco, precario ed esterno (in quanto fornito dalle agenzie). Sono infatti oltre 400, su 950 persone addette all’assistenza, tra dipendenti aziendali e lavoratori di società o cooperative esterne, coloro che sono in malattia. Con evidenti problemi nella gestione dei pazienti, che sono centinaia”.
Forte da parte dei lavoratori è la rabbia per la mancanza di tamponi, tutt’oggi non effettuati su larga scala nè a ospiti nè a operatori.
Complessivamente i decessi nelle tre strutture al giorno 17 aprile risultavano già 177 e di questi 69 erano positivi al Covid e 23 sospetti.
Un dato calcolato sicuramente per difetto, visto il bassissimo numero di tamponi effettuato sui pazienti, in particolare a Vimodrone dove al giorno 10 aprile ne risultavano effettuati solo 100 (50 una settimana fa) su un totale aziendale di 522.
Un numero bassissimo se si considera che la struttura di Vimodrone ha circa 500 posti letto, quella di Milano quasi 600 e quella di Abbiategrasso poco più di 300.
E’ proprio la mancata sorveglianza sanitaria sui dipendenti che ha portato a superare i 400 lavoratori assenti per malattia (“Sono a casa per Covid o per giustificata paura?”, si chiede il sindacalista dell’Ubs). Ma altrettanto grave è la situazione dei lavoratori delle ditte in appalto “per i quali le procedure risultano estremamente fumose e ci vengono segnalati rientri in servizio dopo malattie con sintomi influenzali in assenza di controllo con tampone naso-faringeo”.
Tamponi che peraltro continuano a mancare: “Nessuno li sta fornendo alle RSA, nonostante qui ci siano le persone più vulnerabili al Coronavirus”.
“Ad oggi non sappiamo quanti siano i positivi, perchè finchè non ci sarà una politica dei tamponi seria, non lo sapremo mai”.
Nonostante le insistenze dei sindacati, che dal 18 marzo hanno scritto molte volte all’azienda, alle Ats, agli assessori regionali ed anche al prefetto al prefetto e al sindaco di Milano di Milano, per chiedere i dispositivi sanitari per proteggere lavoratori e degenti, tutt’oggi spicca “l’assenza di protocolli chiari a tutela della salute di tutti, operatori e degenti, delle tre strutture assistenziali”.
Tra coloro che continuano a operare al Golgi-Redaelli la richiesta più insistente resta quindi quella di poter avere dispositivi di protezione individuale, che “è stata la causa del propagarsi così velocemente del contagio”.
Per Cusimano a configurarsi come un problema di oggi, ma anche di domani, e non solo per le RSA gestite dal Golgi-Redaelli, è proprio lo scarso numero di tamponi che si stanno facendo e che, precisa, “se è messo in combinazione con il numero dei decessi degli ospiti nelle RSA lombarde, rende l’idea di come hanno funzionato le RSA in Lombardia, al di là degli errori che l’azienda ha fatto fin dall’inizio”.
Un dato colpisce in particolare: l’indice di ospedalizzazione di pazienti delle RSA lombarde è stato bassissimo; in questi due mesi, solo 2,2 pazienti per struttura sono stati ricoverati in ospedale. “Se è pur vero che gli ospedali erano stracolmi, gli anziani delle RSA sono stati lasciati senza ossigeno e senza cure adeguate”.
A parlare sono oggi “i numeri forniti dell’Istituto Superiore della Sanità , che indica in oltre 3045 i morti nel 40% delle strutture RSA lombarde interpellate”.
“Se a rispondere è stato il 42% del totale delle RSA interpellate, il dato dei 3045 decessi è molto parziale, potrebbero essere fino a 7.000 se avessero risposto tutti in Lombardia, che rispetto al Veneto o all’Emilia Romagna ha il quadruplo dei decessi”. “Si è partiti in ritardo con l’attivazione dei tamponi, che oggi non ci sono più nemmeno sul mercato, e pure le Ats hanno annunciato che non li daranno alle RSA, il sistema, nonostante migliaia di morti, è allo sbando”.
(da TPI)
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Aprile 22nd, 2020 Riccardo Fucile
IL GOVERNO NON C’ENTRA UNA MAZZA… LA DURA NOTA DEL SUO LEGALE CHE RICORDA LE NORME VIGENTI DA TEMPO SUL DIFFERIMENTO PENA IN CASO DI GRAVE MALATTIA
«Con la scusa del Virus il governo sta facendo uscire i mafiosi di galera. Aiutaci a fermarli, FAI
GIRARE questa vergogna!»: dopo essersi laureato l’altroieri in virologia all’Università della Strada, tra ieri e oggi Matteo Salvini si è concentrato sul caso di Francesco Bonura, 78 anni, considerato uno dei boss più influenti, e Vincenzino Iannazzo, 65 anni, ritenuto esponente della ‘ndrangheta, che sono usciti dal carcere in considerazione del loro stato di salute.
Bonura, condannato definitivamente per associazione mafiosa a 23 anni, si trovava al 41bis.
Quella di Salvini è una bufala perchè non è stato il governo a scarcerare Bonura. L’avvocato Giovanni Di Benedetto, legale del boss, ha spiegato in una nota la decisione del tribunale di sorveglianza di Milano: “Ho letto e sentito sulla vicenda Bonura affermazioni improprie e strumentali che obliterano il caso concreto — dice l’avvocato Di Benedetto -. A fronte di una condanna pari a 18 anni e 8 mesi a Bonura restano da scontare, considerati i maturandi giorni di liberazione anticipata, meno di 9 mesi di carcere. Nel contesto della lunga carcerazione il Bonura ha subito un cancro al colon, è stato operato in urgenza e sottoposto a cicli di chemioterapia; di recente i marker tumorali avevano registrato una allarmante impennata. Se a tutto ciò si aggiunge, come si deve, l’età (Bonura ha 78 anni) ed i rischi a cui lo stesso, vieppiù a Milano, era esposto per il Coronavirus risulta palese la sussistenza di tutti i presupposti per la concessione del differimento della pena nelle forme della detenzione domiciliare in ossequio ai noti principi, di sponda anche comunitaria, sull’umanità che deve sottostare ad ogni trattamento carcerario”.
“Del tutto errato è il riferimento al recente decreto ‘Cura Italia’ — conclude il legale — che non si applica al caso di specie e che non ha nulla a che vedere con il differimento pena disposto per comprovate ragioni di salute e sulla base della previgente normativa. Ogni vicenda va affrontata nel suo particolare altrimenti si rischia di scadere in perniciose e inopportune generalizzazioni che alterano la realtà ”.
Va segnalato che quello accordato dal magistrato di sorveglianza di Milano, Gloria Gambitta, è tecnicamente un differimento della detenzione da scontare in cella, che però Bonura, detenuto ininterrottamente dal 20 giugno 2006, stava già finendo di espiare: il suo “fine pena” è fissato infatti per ora al marzo 2021, ma con le ulteriori riduzioni legate alla buona condotta ci sarà un’anticipazione al dicembre di quest’anno.
Bonura, pur essendo un mafioso di rango, a differenza di tanti altri boss ultrasettantenni come lui, non ha condanne all’ergastolo e per questo l’istanza degli avvocati Giovanni Di Benedetto e Flavio Sinatra è stata accolta, “tenuto conto — scrive il magistrato di sorveglianza milanese — dell’emergenza sanitaria e del correlato rischio di contagio, indubbiamente più elevato in un ambiente ad alta densità di popolazione come il carcere”. Per questo un soggetto “anziano e affetto da serie patologie pregresse” è esposto “a conseguenze particolarmente gravi”.
Non dunque un indiscriminato via libera per altre scarcerazioni eccellenti di ergastolani, ma un caso singolo, ritenuto grave e a sè stante.
(da agenzie)
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Aprile 22nd, 2020 Riccardo Fucile
IL COORDINATORE DI NAPOLI DI FORZA ITALIA: “BASTA CON LE SUE OSPITATE A MEDIASET”
Le parole di Vittorio Feltri in tv (“credo che in molti casi i meridionali siano inferiori”) ha scatenato un putiferio a Napoli, dove già nei mesi scorsi molte sortite del giornalista di Libero avevano determinato proteste contro Mediaset.
Denunce, esposti, reazioni politiche di ogni segno e polemiche contro Mediaset che lo ospita quotidianamente in tv. La sortita di Vittorio Feltri contro il meridione ieri a Rete 4 nel programma di Mario Giordano ha scatenato il solito vespaio, ma stavolta, vista la gravità dell’affermazione sull’ inferiorità dei meridionali rispetto al resto d’Italia, l’ex direttore del Giornale di Berlusconi e di Libero, ne risponderà in tribunale
“A chi non ce la fa proprio a non parlare contro Napoli e il Sud” il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, riferendosi chiaramente al giornalista Vittorio Feltri dedica una celebre canzone di Pino Daniele, Je so’ pazzo. Con chiosa finale: “ma in particolare voglio dedicare loro la fine di quella canzone. Con l’orgoglio di sentirmi italiano. ‘Je so’ pazzo, je so’ pazzo. Nun nce scassate ‘o cazzo!”.
Questi i fatti: ieri nella trasmissione televisiva Fuori dal Coro di Mario Giordano in onda sul canale Rete 4 di Mediaset, l’ex direttore del Giornale, oggi direttore editoriale (non responsabile) di Libero, Vittorio Feltri ha dichiarato: «Non credo ai complessi di inferiorità , credo che in molti casi i meridionali siano inferiori». Giordano, il conduttore, si è timidamente dissociato, ma il danno era ormai fatto e si sono scatenate inevitabilmente polemiche social, tant’è che Giordano — a quanto si apprende -starebbe pensando ad una sorta di ‘puntata riparatoria’.
Vittorio Feltri, bergamasco, 76 anni, 4 figli (uno è il noto e brillante editorialista della Stampa Mattia Feltri) nel corso degli ultimi anni è sempre più spesso balzato agli onori della cronaca sia per le sue violente prese di posizione su Twitter contro chiunque, sia per le sue sortite televisive che per i suoi editoriali spesso al limite.
Ieri il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Carlo Verna ha scritto al sindaco partenopeo per scusarsi delle affermazioni del giornalista, iscritto all’Elenco dei professionisti della Lombardia dal 1969. Ricordando il film di Luciano De Crescenzo ‘Cosi’ parlo’ Bellavista’, il vertice dei giornalisti rimanda all’incontro in ascensore fra il professore Gennaro Bellavista ed il dottor Cazzaniga e alla “coesistenza obbligata nel buio e nel silenzio del napoletano e del milanese “che si guardavano con sospetto e che all’improvviso incontrandosi scoprirono reciprocamente un filo umano che li univa molto più resistente degli stereotipi divisivi, facendo scoccare la scintilla dell’amicizia”.
Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania prontamente rilancia: “Ringrazio il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, Alessandro Galimberti, che ha prontamente inviato al Consiglio di disciplina territoriale il mio esposto con il video che contiene le ultime gravissime dichiarazioni di Feltri contro sei milioni di cittadini della Campania. Video inviatomi da diversi colleghi e da alcuni amici che ringrazio. Nel frattempo mi arrivano notizie di numerose petizioni. Inviatele all’Ordine della Lombardia a Milano al presidente Galimberti”.
“Cosa dice di Feltri chi lo candidò al Quirinale?” — se lo chiede il Senatore del PD Gianni Pittella. “Il 28 gennaio del 2015 Matteo Salvini e Giorgia Meloni candidarono Vittorio Feltri al Quirinale come successore del Presidente Giorgio Napolitano. Erano già molti anni che Feltri contrassegnava il suo giornalismo e le sue uscite pubbliche con dichiarazioni vergognosamente razziste e omofobe. In piena pandemia, in queste settimane, Feltri ritorna a qualificare i meridionali come ‘inferiori’. Non è saggio rispondergli nel merito” dice Pittella.
Lo scrittore Maurizio De Giovanni e il Senatore Sandro Ruotolo hanno conferito mandato all’avvocato Francesco Barra Caracciolo di promuovere ogni azione giudiziaria sia in sede civile che penale (con riferimento alla Legge Mancino n. 122/1993 che punisce le manifestazioni di odio anche verbale nei confronti delle persone) a tutela dei diritti fondamentali delle persone della Campania e del Meridione d’Italia gravemente lesi dal giornalista Vittorio Feltri nel corso della trasmissione televisiva di Rete4 del 21 aprile 2020, condotta da Mario Giordano.
Stanislao Lanzotti, capogruppo e coordinatore cittadino di Forza Italia di Napoli, chiede: “Mi aspetto adesso che Mediaset prenda ufficialmente le distanze da certe esecrabili affermazioni, peraltro all’indirizzo di un popolo che più di altri ha pianto i caduti di Bergamo e della Lombardia, predisponendo anche un periodo di stop alle sue ospitate televisive”.
(da Fanpage)
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Aprile 22nd, 2020 Riccardo Fucile
AVEVA MONTATO UNA BUFALA CON UN FINTO “CENTRALINISTA” DEL MUSEO, “ISTIGANDO ALL’ODIO” E DIFFAMANDO LA STRUTTURA… DOVRA’ PAGARE 15.000 EURO
Andrea Crippa, giovane rampante deputato vicinissimo a Matteo Salvini e vicesegretario della Lega, è
stato condannato a risarcire 15mila euro di danni non patrimoniali al Museo Egizio di Torino e la sezione civile del Tribunale di Torino gli ha ordinato la rimozione dai social network di un video in cui fingeva di telefonare per protestare per i biglietti gratis agli arabi, e gli ha inibito l’ulteriore diffusione e condivisione.
Crippa, che durante la crisi del governo Conte One raccontava di nove senatori M5S pronti a passare con la Lega (cosa mai avvenuta), è finito nei guai nel gennaio 2018 quando sulla sua pagina Facebook ha postato un video in cui telefona al Museo Egizio di Torino per chiedere conto dello sconto che la fondazione ha deciso di elargire ai visitatori di nazionalità araba.
Il salviniano prima chiede chiarimenti e poi sbotta: «Ma a lei pare normale? E gli italiani che fanno, pagano il biglietto intero?». Proprio così. Il tutto con il numero di telefono dell’Egizio in sovraimpressione e un chiaro invito a tutti: «Facciamogli sentire cosa ne pensiamo».
Subito dopo la sceneggiata del deputato sorsero due tipi di problemi. Il primo era che dal giorno della pubblicazione del video un sacco di geniacci aveva deciso di imitare Andrea Crippa e telefonare al Museo Egizio per lamentarsi degli sconti e prendere a male parole le malcapitate centraliniste.
Il secondo è proprio il problema delle centraliniste: il museo aveva spiegato che tutte le persone che lavorano in quel ruolo nella struttura sono donne, mentre dall’altra parte del filo nella telefonata di Crippa si sentiva la voce di un uomo.
Per questo i responsabili della struttura avevano depositato un esposto in cui chiedono di indagare sull’autenticità della telefonata.
Il Museo Egizio, sulla base degli elementi disponibili e degli accertamenti effettuati, ritiene che la voce maschile del presunto operatore dell’Ufficio Prenotazioni sia quella di un soggetto estraneo all’organigramma della società che gestisce le prenotazioni telefoniche posto che tutte le operatrici sono di sesso femminile.
Inoltre si fa presente che le dichiarazioni sulle attività promozionali contenute nel video postato su Facebook sono inesatte. Dunque vi sono plurimi motivi per ritenere che il video in questione sia una montatura mirata a denigrare Il Museo Egizio che si riserva ogni opportuna azione legale all’esito delle indagini che saranno svolte dalla autorità competenti.
Lui in un’intervista rilasciata alla Stampa aveva però negato tutto: la telefonata era vera, così come erano veri gli sconti. La verità giudiziaria sulla vicenda, spiega oggi proprio La Stampa nelle pagine di Torino, è questa:
Nel video, si legge nella sentenza del giudice Valeria Di Donato, «Crippa ha finto di fare una telefonata a vivavoce al museo Egizio per ottenere informazioni su eventuali agevolazioni in corso e, alla risposta del (finto) centralinista, ha criticato in maniera polemica la promozione a favore degli arabi che avrebbe realizzato una discriminazione “a rovescio”». Un montaggio, quindi. Che in poche ore ha ottenuto milioni di visualizzazioni.
L’obiettivo, scrive il giudice nella sentenza riportata dal quotidiano torinese, era «proprio quello di incitare il pubblico social a offendere, insultare il museo». Cosa che è accaduta. C’è «l’incitamento all’odio» per «spingere all’intolleranza con modalità tali da propagarsi in modo efficace». C’è la fake news, divulgata per «disinformare o arrecare danno a terzi». E poi c’è l’aspetto economico: l’accusa di «rubare i soldi agli italiani». Insomma, pare il programma politico della Lega.
Nel video Crippa dice che l’Egizio riceve finanziamenti statali. O meglio: «Che i soldi di tutti i cittadini italiani sono stati utilizzati per le agevolazioni sugli ingressi in favore di soggetti di origine o cultura araba».
La Fondazione, sottolinea la sentenza, «non riceve alcun finanziamento dallo Stato». Tutta una bufala, quindi: «Spero che il provvedimento sia da monito per i “leoni da tastiera” che sui social, invocando impropriamente il diritto di critica e defilandosi dal contraddittorio, non si fanno scrupolo nel macchiare la reputazione e l’immagine altrui con affermazioni spesso non veritiere e offensive», dichiara l’avvocato civilista Fabrizio Tarocco dello studio legale Weigmann, che rappresenta la Fondazione Museo Egizio.
Insomma, con questa medaglia che si può appuntare al petto e nel curriculum, Crippa è a tutti gli effetti il miglior esponente del Metodo Lega.
Dopo il maestro, che ieri diffondeva il video sulle fregnacce di Montagnier riguardo il Coronavirus, ovviamente. Ah, a scanso di equivoci va segnalato che in omaggio al non sentire alcuna vergogna, il video è ancora sulla sua pagina.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 22nd, 2020 Riccardo Fucile
PER NON PARLARE DI DEL DEBBIO RINVIATO A GIUDIZIO
Fa sorridere il salto nel vuoto che si ha quando si assiste allo spot Mediaset sul sostegno agli editori italiani in questo periodo di infodemia legata all’emergenza Coronavirus.
Una giusta presa di posizione per sottolineare come ci debba essere un impegno comune nel non rilanciare fake news e fare un’informazione seria e responsabile.
Ma la distopia tra quella campagna e la realtà è racchiusa in quel Vittorio Feltri insulta meridionali andato in onda martedì sera, in prima serata, a Fuori dal Coro, su Rete 4.
«Oggi più che mai l’informazione influenza la nostra vita e la nostra sicurezza. Le notizie sono una cosa seria. Fidati dei professionisti dell’informazione. Scegli gli editori responsabili, gli editori veri. Scegli la serietà ».
Così recita lo spot Mediaset in onda dal 24 marzo scorso e trasmesso al termine — o all’inizio — di ogni pausa pubblicitaria su ogni canale. Come detto, si tratta di una giusta presa di posizione per ribadire il ruolo centrale nell’informazione anche in questa fase così delicata
Il tutto, però, fa a pugni con i personaggi che vengono ospitati nelle varie trasmissioni. Nei giorni scorsi abbiamo approfondito il tema della ‘Tv che urla (e che piace tanto ai populisti)’ facendo riferimento proprio ad alcune trasmissioni mandate in onda sui canali Mediaset.
È legittimo esprimere critiche, ma occorre farlo nel modo corretto per non aizzare stati d’animo, perchè la tv di denuncia deve essere sacrosanta, ma solo se fatta rispettando criteri deontologici e non affabulatori.
Perchè poi si dà spazio a fenomeni come Feltri insulta meridionali in prima serata, su Rete 4, a Fuori dal Coro. Il direttore di Libero, ospite di Mario Giordano ha detto: «Il fatto che la Lombardia sia andata in disgrazia per via del coronavirus ha eccitato gli animi di molta gente che naturalmente è nutrita da un sentimento di invidia o di rabbia nei nostri confronti perchè subisce una sorta di complesso di inferiorità ». Così, perchè la priorità è l’informazione seria e e affidabile.
(da Giornalettismo)
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Aprile 22nd, 2020 Riccardo Fucile
IL SOLITO INDEGNO SHOW RAZZISTA SULLE RETI MEDIASET
In un simpatico spezzone di Fuori dal Coro di Mario Giordano possiamo ammirare (si fa per dire)
Vittorio Feltri mentre tenta per l’ennesima volta di scatenare contro di sè una shitstorm prendendosela con uno dei suoi bersagli preferiti: i meridionali: “Molta gente è nutrita da un sentimento di invidia o di rabbia nei nostri confronti perchè ha un complesso di inferiorità . Io non credo ai complessi di inferiorità , credo semplicemente che i meridionali in molti casi siano inferiori”.
Subito dopo potete ammirare come Giordano finga alla grandissima un po’ di indignazione come da copione dopo la frase di Feltri mentre in realtà nella sua testa sta esultando come Tardelli dopo il goal alla Germania nel 1982 perchè Feltri ha fatto il suo solito spettacolino che farà arrabbiare metà del suo pubblico e divertire l’altra metà .
Poi addirittura dice: “Ma se cambiano canale è un guaio!”.
(da “NextQuotidiano“)
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Aprile 22nd, 2020 Riccardo Fucile
ENTRAMBI PER I RIMBORSI NON EFFETTUATI
Resa dei conti all’interno dei Cinquestelle. Il senatore Mario Michele Giarrusso e il deputato Nicola Acunzo, 43 anni, di professione attore, sono stati espulsi dal Movimento 5 Stelle per questioni legate alla rendicontazione dei rimborsi.
L’ultima scenata, Giarrusso l’aveva fatta per la conferma di Claudio Descalzi come ad dell’Eni. Ma di fatto non c’è scelta del Movimento 5 stelle di governo che il senatore non abbia contestato.
Senza però arrivare a farsi espellere, sempre giocando sull’importanza dei numeri in Senato, dove la maggioranza giallo-rossa ha poco margine di manovra rispetto alla Camera e ogni voto è prezioso.
Ma la decisione dei probiviri, a lungo rinviata contro ogni evidenza, è arrivata oggi: il senatore è stato espulso dai 5 stelle per non aver restituito la parte degli stipendi promessa, come hanno fatto i suoi colleghi. E per non essersi impegnato in alcun modo a rientrare, dicendo che i soldi gli servono per alcune cause legali in corso.
Secondo il sito Tirendiconto, il senatore non ha restituito nulla per oltre un anno. La motivazione, dopo mesi di tentennamento e di inutili tentativi di persuasione, non è stata accolta perchè potrebbe valere per qualsiasi cosa. Quindi per chiunque. E vanificare la regola delle restituzioni cui i 5 stelle non hanno rinunciato.
(da agenzie)
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