Aprile 29th, 2020 Riccardo Fucile
NELLA VECCHIA FATTORIA TUTTI GLI ANIMALI SONO UGUALI, MA ALCUNI SONO PIU’ UGUALI DEGLI ALTRI
Del Capo della Polizia Franco Gabrielli avevamo già apprezzato la clamorosa coerenza nel difendere Salvini ministro con la divisa della polizia (“un gesto d’attenzione”) e nel criticare Salvini non più ministro con la divisa della polizia (“i cittadini non sono una banda di idioti“).
Per questo, nella vecchia fattoria (ia ia oh) non sorprende che ieri Fratelli d’Italia abbia potuto manifestare davanti a Palazzo Chigi sostenendo di rispettare le normative quando, per quel che ci risulta, le normative prevedano che le manifestazioni vengano comunicate alla questura e che attualmente non sia possibile organizzarne a causa dell’emergenza Coronavirus.
Ciò nonostante, questo è un paese in cui un drone insegue la gente che fa un picnic all’interno del parco dell’Adige, tra Porto San Pancrazio e San Michele Extra: è successo l’altroieri, quando un uomo e due donne sono stati multati per il mancato rispetto del Dpcm dello scorso 10 aprile.
Tuttavia anche questo non sorprende. Perchè se Meloni & Santanchè possono manifestare “in eleganti mise arancio e lilla” — così recitava il lancio di un’agenzia di stampa ieri — mentre si dà la caccia ai runner come se fossero pericolosi latitanti (i quali, invece, possono vivere indisturbati a Londra per trent’anni), allora è semplicemente evidente che nella vecchia fattoria (ia ia oh) tutti gli animali sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri.
Quante bestie ha zio Tobia, eh?
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 29th, 2020 Riccardo Fucile
56 EURO DI SANZIONE PER CHI AIUTA I POVERI
Il nuovo regolamento di polizia urbana proposto dalla giunta leghista e approvato in aula, prevede
infatti 56 euro di multa a chi darà soldi ai questuanti.
L’approvazione, come riporta la stampa locale, ha suscitato polemiche, soprattutto in relazione alla crisi causata dall’attuale emergenza sanitaria.
Il Pd definisce infatti la decisione una “scelta deprimente e antistorica
Il sindaco Gianfrancesco Menani non ha scritto ancora nulla riguardo la questione sulla sua pagina facebook.
E’ la solita prassi di molti comuni a guida sovranista che con la scusa di “tutelare il decoro urbano” penalizzano gli indigenti che mai come ora avrebbero bisogno di sostegno.
(da agenzie)
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Aprile 29th, 2020 Riccardo Fucile
PROTESTE DEI SINDACATI E NON SOLO: CONTRIBUTI PUBBLICI PER 3,5 MILIONI E POI RISPARMIA ALTRI 250.000 EURO
La Federnuoto ha messo in cassa integrazione i suoi 85 dipendenti. Questa è la notizia, decisione che ha lasciato di stucco il quartiere generale di Sport e Salute e che ha fatto imbufalire i sindacati.
Con questa mossa il presidente della Fin, Paolo Barelli, risparmierà 250 mila euro che vanno a sommarsi ai 500 mila ottenuti dal 20% dei tagli ai collaboratori e ad altri 3 milioni per l’annullamento delle varie manifestazioni.
Anche la Federtennis ha fatto una scelta simile, quindi dov’è lo scandalo? Premesso che la Federtennis ha azzerato anche i compensi a tutti i collaboratori (vedi Pietrangeli, Palmieri e Barazzutti in primis), quelli del tennis hanno spiegato di essere una federazione che si autofinanzia per l’87% dei propri costi.
Cosa ha di diverso allora la Federazione nuoto? Il semplice fatto di aver ricevuto il contributo di Sport e Salute, bonificato proprio per evitare la cassa integrazione dei dipendenti.
Soldi pubblici, destinati a uno scopo preciso, che invece Barelli ha deciso di utilizzare diversamente.
I sindacati, Fp Cgil, Cisl Fp, Uilpa e Cisal Fialp sono insorti: “La Fin è un’associazione senza fini di lucro e con personalità giuridica di diritto privato che, pur non operando in un mercato concorrenziale, continua ad essere destinataria dei contributi pubblici erogati dal Mef per il tramite della società Sport e Salute, compresi quelli ricevuti proprio per sostenere il costo del personale dipendente, l’incidenza dei quali, stando al bilancio consultivo anno 2018 della predetta federazione, risultava pari al 103,8% della spesa complessivamente sostenuta, quindi posta interamente a carico delle finanze pubbliche. Ciò solleva seri dubbi sulla liceità del ricorso a simili forme di integrazione salariale, perchè quell’ulteriore sovvenzione andrebbe a sovrapporsi a quella già attribuita dal presidente e amministratore delegato di sport e salute con la lettera del 21 aprile scorso, con la quale si comunicava l’avvio delle procedure per il conferimento anticipato della seconda tranche del contributo annuo a tutte le federazioni sportive erogato dal Mef”.
Per questo i sindacati ritengono illegittima l’azione della Fin e “si riservano di valutare la decisione assunta in tutte le sedi deputate e, contestualmente, di avviare tutte le iniziative di lotta ritenute necessarie a contrastare la scelta assunta dalla fin per tutelare i diritti e gli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti”
La Federnuoto, che gestisce sei centri federali, può vantare un fatturato di cinquanta milioni di euro. Questo caso aprirà dunque un nuovo contenzioso, per Barelli, in un contesto che forse nemmeno lui si attendeva: oltre ai sindacati c’è chi si attende ora la reazione da parte di Vito Cozzoli, il presidente-ad di Sport e Salute.
(da agenzie)
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Aprile 29th, 2020 Riccardo Fucile
L’AUDIZIONE DEL COMMISSARIO PER L’EMERGENZA
“Le Regioni hanno già in deposito 47 milioni di mascherine che gli abbiamo fornito”, ha detto il
commissario per l’emergenza coronavirus Domenico Arcuri in audizione davanti alle commissione riunite Finanze e Attività Produttive.
“Sul territorio sono già approntati dei depositi regionali e gli uffici del commissario hanno 4 depositi nei quali vengono stoccati questi dispositivi che poi – ha spiegato – vengono progressivamente distribuiti quando servono. Non c’è dunque un problema di dove conservare questi beni”.
Il calmieramento del prezzo “ha suscitato lo strepito dei pochi danneggiati dalla decisione, nel silenzio dei tanti cittadini che invece ne vengono avvantaggiati. Prima dell’emergenza una mascherina costava 8 centesimi, dopo alcuni giorni si trovavano in vendita a 5 euro: è uno spazio di profitto che andava assolutamente limitato”.
Arcuri ha aggiunto che “l’obiettivo è quello di annientare una speculazione vergognosa rispetto ad un bene primario come quello della salute”.
“Ho chiesto anche – ha concluso – che vengano normate sanzioni per chi, malgrado le tariffe fissate, tenti lo stesso di vendere le mascherine ad un prezzo più alto”.
Arcuri ha ricordato che il prezzo di 50 centesimi “è stato fissato sulla base di alcuni parametri: cinque aziende ce ne stanno già fornendo, e arriveranno a darcene 660 milioni, ad un prezzo di 0,38 euro. E’ possibile che alcune aziende abbandonino l’idea di riconvertirsi perchè non trovano il prezzo compatibile con lo startup delle loro attività ma noi abbiamo fissato solo il prezzo massimo di vendita, non il prezzo massimo di acquisto. L’obiettivo di calmierare non è ostile a quello di assicurare che una filiera produttiva italiana vada a sostituire quella estera”.
Un problema quello dei pezzi alti che ha già creato problemi. Il Gruppo Crai ha annunciato che “si vede costretto a ritirare dalla vendita, dai negozi, le mascherine chirurgiche” a causa del prezzo imposto massimo di 50 centesimi. “Siamo nell’impossibilità -si afferma- di vendere le mascherine ad un prezzo inferiore al loro costo di acquisto. Confidiamo che il governo voglia risolvere al più presto tale situazione in modo da consentirci di riprendere la vendita delle mascherine in questione”.
Arcuri ha tenuto infina precisare che “l’obiettivo di calmierare il prezzo” non va contro quello “di attrezzare una filiera italiana e sostituire con essa prodotti che siamo costretti a importare.”Stiamo ragionando che per le mascherine in magazzino le aziende non abbiano a rimetterci, pensando a forme di ristoro se hanno comprato a un prezzo più alto (prima del prezzo calmierato, ndr). Da domani però non potranno comprare a un prezzo più alto, altrimenti avranno a rimetterci”.
(da agenzie)
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Aprile 29th, 2020 Riccardo Fucile
L’ACCUSA E’ DI FRODE IN COMMERCIO: “HA PORTATO IN ITALIA MASCHERINE NON SICURE E CON CERTIFICATO FALSO”
L’ex presidente della Camera Irene Pivetti è indagata a Siracusa per le mascherine importate dalla Cina. L’indagine ha al centro la Only Logistics, la società di cui è amministratrice unica e rappresentante legale, oggetto nei giorni scorsi di un’inchiesta di Repubblica.
La principale accusa a carico di Pivetti è frode in commercio, perchè ha importato mascherine modello Ffp2 “dotate di una falsa certificazione di conformità da parte della Icr Polska Co.Ltd”, e le ha poi vendute a distributori su tutto il territorio nazionale nonostante l’Inail, con un provvedimento del direttore centrale del 16 aprile, le avesse imposto il divieto di metterle sul mercato
Le mascherine, in altre parole, non sono buone: sono pericolose per chi le indossa. Tant’è che Pivetti è indagata anche per l’illecito amministrativo per aver smerciato “dispositivi di protezione di terza categoria – si legge nel decreto di perquisizione disposto dal pm Salvatore Grillo – non conformi ai requisiti essenziali di sicurezza”.
Proprio oggi la guardia di finanza di Siracusa ha sequestrato 9.000 di quelle mascherine, finite nei negozi in diverse regioni.
Con Pivetti, è indagato in concorso Salvatore Stuto di STT Group, che ha comprato i Dpi cinesi dalla Only Logistics e li ha rivenduti ad alcune farmacie, tra cui la San Lorenzo di Bologna (da cui è partita l’inchiesta, ndr), “pur essendo consapevole del mancato rispetto degli standard previsti dal Regolamento Ue 2016/425”.
L’ex presidente della Camera, raggiunta dall’Adnkronos, commenta: “Io indagata? Abbiamo tutte le carte a posto. Cannoneggiano la mia azienda che è seria, è un’indecenza. Evidentemente qualcuno si era stancato di fare torte e si è inventato questa storia”.
Siracusa non è l’unica procura che si è mossa.
C’è anche quella di Savona che sta lavorando sulle mascherine importate dalla Only Logistics e, nei giorni scorsi, ha disposto il sequestro di 170.000 pezzi, alcuni dei quali ancora stoccati in un deposito nel Terminal 2 di Malpensa.
Le indagini, però, puntano a Roma: gli inquirenti, infatti, vogliono capire se sono le stesse acquistate dalla Protezione Civile a metà marzo, con due contratti firmati con la Only Logistics: 15 milioni di mascherine cinesi per 30 milioni di euro.
Come documentato da Repubblica, hanno passato la dogana ma sono rimaste negli scatoloni perchè prive di certificato valido e ad oggi non risultano autorizzate dal Comitato Tecnico-Scientifico.
Non è chiaro se lo Stato le abbia già pagate: il contratto prevede l’esborso del 60 per cento dell’importo alla firma e del restante 40 per cento al momento dell’arrivo in Italia.
Un ex-collaboratore di Pivetti, Fulvio Daniele, già addetto commerciale della Only Logistics, ha rivelato che “a margine del contratto con la Protezione Civile c’era un accordo riservato per il quale la dottoressa Pivetti poteva rivendere privatamente una parte delle mascherine che importava”.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 28th, 2020 Riccardo Fucile
O VINCE IL VIRUS O VINCE LA CRISI: BISOGNA DECIDERE QUAL E’ IL MALE MINORE
Servirebbe che fossimo meno isterici, tutti quanti, compresi noi che inseguiamo e commentiamo
notizie.
Siamo di fronte a un nemico formidabile, noi stretti all’angolo e il virus nella posizione win-win: o vince o vince (per ora).
Lo studio del Comitato tecnico scientifico, sulle cui proiezioni il premier Giuseppe Conte ha deciso per una riapertura blanda, prevede che, se il 4 maggio si procedesse con un caro saluto al lockdown, l’8 giugno si raggiungerebbe il picco dei contagi, con 151 mila malati in necessità di terapia intensiva, e 430 mila in totale entro la fine dell’anno.
Di posti disponibili, in terapia intensiva, ne abbiamo circa diecimila. Fate voi la stima dei morti.
E però se non si riapre, o si riapre per quel poco che si può, il Pil va giù dell’otto, dieci, dodici, quindici per cento. Vuol dire milioni di disoccupati, meno risorse per l’assistenza sanitaria, per i sussidi, perdita di competitività .
La scelta del governo di restare a metà strada, e limitare i danni di qui e di là , forse è quella giusta o forse no. Non lo sappiamo. Non avremo mai la controprova. Soprattutto, al contrario del virus, la posizione di Conte è lose-lose: o perde o perde. Se tiene chiuso si addosseranno a lui le colpe dell’impoverimento, se riapre gli si addosseranno quelle dell’ecatombe.
Li abbiamo visti, in questi mesi, quelli arrabbiati col mondo perchè si doveva sbarrare, poi arrabbiati perchè si doveva serrare, poi di nuovo arrabbiati perchè si era serrato fin troppo.
Le indecisioni del governo sono lì da vedere, ma dipendono anche dal facile, volatile e digrignante atteggiamento del resto del Paese.
Ma se ci mettessimo nella zucca una volta per tutte che stavolta non andrà bene, andrà comunque male, aiuteremmo chi deve prendere decisioni a prenderne, e di precise, anche se dolorose.
E aiuteremmo noi stessi ad affrontarle e a sopportarle. È tutto quanto di cui abbiamo bisogno.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 28th, 2020 Riccardo Fucile
DALLE MINACCE DI RENZI ALL’IPNOSI DEL PD FINO AL VELLEITARISMO DI SALVINI
Dunque Renzi pensa, come un anno fa, di poter governare una crisi e di essere l’artefice di un nuovo governo o di un equilibrio più avanzato per il suo partito stritolato nel consenso dal protagonismo del premier.
E il Pd a sua volta pensa che non lo farà perchè l’uomo più impopolare d’Italia pagherebbe un prezzo a tirare giù l’uomo più popolare d’Italia.
E che comunque non accadrà perchè non ci starebbero i Cinque Stelle: dopo un governo con Salvini e uno con Renzi, sarebbe troppo anche per loro un Conte ter con i berlusconiani
Anche se ormai è evidente a tutti, lì dentro, che la conferenza stampa di Conte di domenica sera, segna un cambio di fase, l’attuale partito di maggioranza relativa sembra ipnotizzato dal consenso del premier.
L’alternativa, come evidente, non c’è, se addirittura Salvini propone, in questo contesto epidemiologico, di riempire le piazze, Berlusconi sogna il governo per il governo, la Meloni cresce nel consenso ma è come sterilizzato dall’assenza di progetto possibile di governo del paese.
È la fotografia di una grande illusione: l’illusione che ognuno abbia ancora il controllo della situazione e ne possa determinate lo sviluppo, nell’ambito di una gigantesca rimozione della straordinarietà della situazione.
Tante piccole storie personali e politiche senza un grande disegno di ricostruzione del paese, nel momento in cui il Re è nudo: la fine del lock down disvela la fragilità del governo nell’affrontare la “fase due”, a cui si arriva in modo incerto
Un morsa del diavolo stringe l’attuale assetto, per cui più di tanto non si può allentare ma se non si comincia ad allentare si rallenta la ripresa al limite di comprometterla.
Dicevamo, la politica. La sensazione è che siamo già oltre, proiettati in un quadro più inquietante, di “separatezza” della discussione politica di fronte all’urgenza della questione italiana.
Di una realtà più forte di un insieme di debolezze e di questo gioco di specchi, per cui nessuno è sufficientemente forte da imprimere un nuovo corso, nessuno così debole da rischiare l’estinzione, nessuno consapevole dei limiti del gioco parlamentare dopo che la pandemia ha chiuso il Parlamento.
Il Conte due, con i suoi annunci, il primato della comunicazione sulla politica, gli ultimatum di un alleato che parla come se fosse all’opposizione, assomiglia al Conte 1, prima del suicidio di Salvini: le parole raccontavano una crisi che mai si consumava perchè il gioco di specchi era funzionale alle parti in commedia.
Può andare avanti così in eterno o finirà per collasso, se la cruda realtà sancirà il default della politica, già visibile a bassa intensità .
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 28th, 2020 Riccardo Fucile
E BERLUSCONI AFFONDA IL COLPO: “RITARDI NEGLI AIUTI ALL’ITALIA PER COLPA DEI SOVRANISTI DEL NORD EUROPA”… TUTTI CONTRO TUTTI, ANCHE IL FRONTE SOVRANISTA NON ESISTE PIU’
‘Le manifestazioni di piazza sono belle solo quando le organizzo io’. 
Sembra essere questa la sintesi del Salvini pensiero che, in diretta su Facebook, ha criticato la manifestazione di piazza Montecitorio organizzata da Fratelli d’Italia e andata in scena oggi davanti ai portoni della Camera dei deputati.
Secondo il leader della Lega — che nei giorni scorsi aveva parlato lui stesso di una mobilitazione con mascherine -, quel tipo di protesta è del tutto inutile.
Salvini contro FdI con il Centrodestra che, dopo le aperture di Forza Italia sul Mes, sembra essere sempre meno compatto.
La protesta simbolica di oggi di Fratelli d’Italia, con in prima linea i nomi di spicco come la segretaria Giorgia Meloni e la senatrice Daniela Santanchè, ha criticato il ricorso ai dpcm fatto da da Giuseppe Conte per la gestione dell’emergenza, con i vincoli di movimento e spostamento.
I parlamentari di FdI, si sono riuniti sotto Montecitorio con cartelli in mano a simboleggiare le categorie rimaste più danneggiate dalla crisi economica dovuta all’emergenza sanitaria.
Ma, secondo il leader della Lega, non è questo il modo giusto per portare avanti proteste che, comunque, ritiene legittime: «I problemi ovviamente non si risolvono andando a manifestare per un quarto d’ora in piazza, lo dico alla politica. Massimo rispetto, invece, per i cittadini che si stanno organizzando».
Ma il leader della Lega non aveva invitato a manifestare?
Poco più di 24 ore fa, però, era lo stesso senatore del Carroccio a invitare a una manifestazione di massa e a scendere nelle strade e nelle piazze per chiedere il ritorno della libertà .
Il tutto, ovviamente, mantenendo le distanze di sicurezza e indossando le mascherine. Peccato che nel suo decreto sicurezza ci sia una norma, contenuta nell’articolo 6, che non consente manifestazioni con il volto coperto.
Berlusconi: “Ritardi aiuti per colpa dei sovranisti del Nord Europa” . “Dire no al Mes assurdo e insensato”
“Non mi sento di dare un giudizio tanto severo sull’Europa. Se vi sono state lentezze e ritardi nell’intervenire a favore dell’Italia, è stato proprio a causa delle resistenze dei partiti sovranisti forti in alcuni Paesi del Nord Europa”. Lo ha detto Silvio Berlusconi. Ma il sistema Europa, dopo qualche incertezza iniziale, sta rispondendo all’emergenza meglio del nostro governo”, ha aggiunto il leader di FI. “Dire no al Mes è assurdo e insensato”.
“Sarebbe assolutamente assurdo per noi rinunciare a 36 o 37 miliardi che ci verrebbero prestati a tasso zero e senza condizioni. Potremmo riqualificare gli ospedali, sovvenzionare le ricerca, assumere medici. Dire no mi pare un pregiudizio assurdo e insensato”, ha spiegato Berlusconi intervistato su Radio 24.
(da agenzie)
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Aprile 28th, 2020 Riccardo Fucile
SAREBBERO ESCLUSE 2,5 MILIONI DI PICCOLE AZIENDE… POI UN GIORNO QUALCUNO CI SPIEGHERA’ PERCHE’ IL “RISCHIO D’IMPRESA” DEVE ESSERE A CARICO DELLO STATO NELLA NUOVA DECLINAZIONE LIBERISTA ALL’ITALIANA
Parliamo dei soldi alle imprese, quelli a fondo perduto, non i prestiti messi in campo dal governo fino ad ora. Arriveranno con il decreto in gestazione, ma a chi?
Ecco come i dettagli rischiano di generare scontenti.
I soldi – 8 miliardi – andranno solo a 1,6 milioni di microimprese, ma il bacino dei grandi esclusi è molto più vasto. Il dibattito è aperto dentro all’esecutivo perchè se le per le medio e grandi imprese si potrà dire che ci sono quantomeno le garanzie, il problema si pone per 2,5 milioni di imprese individuali, con o senza dipendenti: commercianti, artigiani, coltivatori diretti, professionisti non iscritti alle Casse.
Più in generale, la sproporzione tra chi riceverà soldi freschi e chi no si evince dal rapporto tra i beneficiari e il totale delle imprese.
Secondo l’ultima indagine dell’Istat in Italia ci sono 4 milioni e 398mila imprese. I soldi a fondo perduto, come si diceva, andranno solamente a 1,6 milioni di loro.
Quella dell’individuazione della platea dei beneficiari dei soldi freschi è solamente una delle grandi questioni che gravano su un decreto che è già in ritardo.
Otto miliardi non possono bastare per tutti e, come si diceva, la grande preoccupazione di una parte del governo è che così si rischia di tagliare fuori una parte importante dei cosiddetti piccoli.
Chi ha un negozio piuttosto che chi ha una bottega, riceverebbe solo il bonus, portato dai 600 euro di marzo a 800 euro, ma non i soldi a fondo perduto.
I soldi che curano la crisi perchè il lockdown ha tenuto le attività ferme, ma non le spese. Stefano Patuanelli, il titolare del dicastero dello Sviluppo economico in quota 5 stelle, ha individuato la platea di quello che ha denominato Fondo di solidarietà nazionale per le micro e pmi.
Otto miliardi di contributi a fondo perduto, come si diceva, per le imprese fino a nove dipendenti con un importo medio intorno ai cinquemila euro. I beneficiari saranno 1,6 milioni.
Tutto rapidamente, almeno stando a quanto riferito sempre dal ministro, che parla di un accredito sul conto corrente tramite l’Agenzia delle entrate.
Ma non tutti, dentro al governo, sono su questa linea. Il rischio, come si diceva, è di tagliare fuori una fetta consistente dei piccoli che stanno soffrendo i colpi della crisi.
E nemmeno i due miliardi che saranno stanziati per il taglio delle bollette e per gli affitti, tra l’altro da dividere con altri, basterebbero a riequilibrare questa situazione.
In generale, il sostegno per i piccoli ma anche per le aziende di media dimensione rischia di rivelarsi insufficiente. Ecco perchè si lavora a una misura aggiuntiva, ma ancora da definire.
La abbozza sempre Gualtieri: un intervento per le piccole e medie imprese a “parziale assorbimento delle perdite” sotto forma di capitale pubblico che poi si trasformerebbe in soldi a fondi perduto a determinate condizioni. Ma il disegno deve ancora prendere forma, è appeso al “vedremo” del ministro.
Così come è ancora da disegnare il Fondo della Cassa depositi e prestiti da 50 miliardi per sostenere il capitale delle imprese medio-grandi performanti e però travolte dalla crisi indotta dal virus. Le grandi sono lì a chiedere liquidità . Marcella Panucci, il direttore generale di Confindustria, ha snocciolato i numeri dell’esigenza delle imprese poche ore prima di Gualtieri, sempre in un’audizione in Parlamento. Il fabbisogno di liquidità è di 57 miliardi se la pandemia finisce a giugno, di ben 138 miliardi se l’orizzonte si sposterà a dicembre. Soldi, non le garanzie statali sui prestiti già previsti.
Il reddito di emergenza tra 500 e 700 euro. Ma i renziani dicono no ai lavoratori in nero
È una delle nuove misure che arriveranno con il decreto. L’obiettivo è dare un sostegno a chi non ne ha. Quindi precari, colf e badanti, ma anche i lavoratori in nero. L
‘importo sarà pari a 500 euro, ma potrà arrivare fino a 700 euro per le famiglie con figli. Il meccanismo terrà cioè conto del quoziente familiare: più figli, più soldi. Non andrà a chi percepisce il reddito di cittadinanza, nè ovviamente a chi ha altre forme di sostegno come il bonus o la cassa integrazione.
Manca però l’intesa politica. Italia Viva è contraria a dare questo sostegno ai lavoratori in nero, mentre Pd e 5 stelle spingono in direzione contraria, timorosi che si potrebbe generare una sorta di guerra tra poveri.
Per colf e badanti un contributo di 500 euro
Sono le grandi escluse dal decreto Cura Italia di marzo. In moltissime hanno dovuto sospendere l’attività lavorativa dentro le abitazioni per via delle disposizioni in vigore. Riceveranno un sostegno pari a 500 euro, ma solo chi vive insieme alla famiglia presso cui presta il proprio servizio. Per le altre, che hanno continuato a lavorare, non è previsto un sostegno. È ancora in fase di valutazione la possibilità di dare un sostegno di 200-400 euro per le colf e le badanti conviventi che assistono una persona disabile o gravemente ammalata.
Bonus 800 euro per gli autonomi ad aprile, anche a maggio ma con paletti
Il bonus per i lavoratori autonomi – circa 5 milioni – sarà aumentato ad aprile da 600 a 800 euro. Il rinnovo sarà automatico e Gualtieri indica un timing di pagamento rapidissimo: entro 24 ore. A maggio l’importo sarà lo stesso, ma si sta studiando la possibilità di introdurre dei paletti perchè a marzo molti hanno preso 600 euro pur non avendone bisogno. A marzo, infatti, non c’erano limiti di reddito. Il principio è quello della selettività , ma va definito con precisione per evitare ulteriori scontenti.
(da “Huffingtonpost”)
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