Maggio 10th, 2020 Riccardo Fucile
LA PADRONA DEL CANE GLI RISPONDE: “CIAO MATTEO, QUELLO E’ IL MIO BRADLEY: E’ MOLTO BUONO, NON RUBA E AMA QUALSIASI PERSONA. MI AUGURO CHE UN GIORNO TU POSSA DIVENTARE COME LUI”
Matteo Salvini l’8 maggio scorso ha avuto la bella idea di pubblicare un video preso da Twitter in
cui un cane portava a casa la spesa alla padrona.
Con il tipico umorismo di chi è simpaticissimo di suo, il Capitano ha fatto anche una battutona sull’autocertificazione (“speriamo che non gliela chiedano”)
Ma come al solito il diavolo ci mette sempre lo zampino nei diabolici piani del Capitano per fare due click sui social network.
E così, anche se nessuno se lo aspettava, ecco presentarsi la padrona del cane con un messaggio a lui dedicato: “Ciao Matteo, come stai? Quello è il mio cane, si chiama Bradley. Tra le sue varie caratteristiche vorrei dirti che è molto buono, sempre contento, non ruba e ama qualsiasi persona, non importa chiunque esso sia. Mi auguro che tu possa diventare come Bradley un giorno. Ciao”.
E che Bradley sia il suo cane non c’è dubbio, visto che il video rubato da Salvini si trovava originamente proprio sul suo profilo
(da agenzie)
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Maggio 10th, 2020 Riccardo Fucile
L’ITALIA HA RIMPRATRIATO 70.000 CONNAZIONALI BLOCCATI ALL’ESTERO DAL CORNAVIRUS MA NESSUNO HA AVUTO NULLA DA OBIETTARE: E’ NORMALE CHE TUTTI GLI STATI INTERVENGANO
Non era passato che qualche minuto dalla liberazione di Silvia Romano, la volontaria italiana che era stata rapita in Kenya il 19 novembre 2018, che subito — sui social network — si erano già moltiplicate le solite illazioni e le solite, fastidiosissime domande sul costo per lo stato italiano del riscatto Silvia Romano.
Ora, quando un nostro connazionale viene rapito all’estero — in molti casi, detenuto da un gruppo terroristico — il pagamento di un riscatto non può non essere preso in considerazione. Perchè è giusto che lo stato si prenda cura dei suoi cittadini in estrema difficoltà . Spiegheremo dopo perchè, con un confronto semplice e recente.
In ogni caso, se siete stanchi di mettervi a rispondere punto per punto a tutte quelle persone che sui social network fanno affermazioni piuttosto fastidiose sul riscatto di Silvia Romano, potrete sempre rispondere come ha fatto Frankie Hi-nrg esattamente alle 18.51 del 9 maggio 2020. In un suo tweet, all’ennesima persona che si chiedeva quanto ci fosse costato il riscatto Silvia Romano, il rapper e cantautore italiano ha risposto con una frase che nelle ore successive è diventata virale: «Meno della tua istruzione, ma certamente ben spesi».
Il successo di questa risposta è stato certificato dal fatto che, qualche minuto dopo, tutti gli influencer dei social network che hanno mostrato la propria soddisfazione per la liberazione di Silvia Romano l’hanno utilizzata in versioni più o meno diverse e più o meno ricche per rispondere alla stessa, fastidiosa domanda.
Ma quanto costa l’istruzione di ogni cittadino italiano? L’Ocse (nel rapporto Education at a Glance 2019) ha stimato che, nel nostro Paese, una persona con una laurea magistrale sia costata al nostro Paese circa 108mila euro.
Una cifra che prevede i 28.500 euro dei cinque anni di elementari, i 52.500 euro per le scuole medie e superiori, i 27mila euro (in media) per uno studente universitario (in questa cifra si fa una tara tra quelli che si laureano con una triennale e quelli che si laureano con una magistrale). Ovviamente, i costi dei singoli percorsi scolastici dei cittadini italiani, a seconda degli anni impiegati per chiudere il ciclo, possono essere anche più alti.
Non sono note le cifre del riscatto pagato dallo stato italiano per la liberazione di Silvia Romano, nè sappiamo ancora se un riscatto sia stato effettivamente pagato, anche se sembra l’ipotesi più verosimile vista la caratteristica di un sequestro che ha visto diversi passaggi di mano. Ovviamente, la risposta data da Frankie Hi-nrg rappresenta una iperbole, ma il principio di base resta validissimo.
E qui si arriva all’esempio di cui sopra: si pensi agli italiani che si trovavano all’estero in questa emergenza coronavirus.
Secondo dati ufficiali della Farnesina, il nostro stato ha favorito il rimpatrio di 70mila nostri connazionali, attraverso l’organizzazione di voli dedicati e messi in sicurezza per evitare contagi. Insomma, è sempre giusto che cittadini italiani in difficoltà in altri Paesi siano aiutati. Ed è la prassi che gli stati moderni seguono da decenni, indipendentemente dalle cause, indipendentemente dai colori politici che si vogliono dare a queste vicende.
(da agenzie)
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Maggio 10th, 2020 Riccardo Fucile
PRIMA RESTITUITE I 49 MILIONI RUBATI AGLI ITALIANI (E POI TACETE LO STESSO)
La liberazione di Silvia Romano, annunciata ieri dal governo dopo un rapimento che durava dal
novembre 2018, ha risvegliato negli italiani quel sentimento di gioia e felicità che è tipico del popolo del Belpaese.
Che, come un solo uomo, si è lanciato subito nella suo domanda preferita: “Quanto ci è costato il riscatto“?
Subito dopo l’annuncio infatti i social network si sono riempiti di persone indignate che chiedevano i fondi per i commercianti e la cassa integrazione, ricordando che “basta fare volontariato in Italia per evitare rapimenti, già siamo in un periodo di magra, i riscatti non si pagano con le patatine”
Tra i più interessati al destino e alle sorti della ragazza c’è Marco, che si domanda “chissà quanti soldoni avete sborsato… sempre a calare le braghe davanti al terrorismo”, mentre Sergio chiede par condicio nei confronti degli italiani in difficoltà economica.
La giornata è particolarmente dura per taluni, che si sentono evidentemente esclusi da quella fortunella di Silvia, che è stata salvata mentre loro “se la stanno vedendo brutta e sono in pericolo”
C’è poi Francesco che disegna interessanti traiettorie di analisi geopolitica dei fatti, segnalando che visto che non avevamo i soldi per pagare il riscatto l’hanno liberata.
E infine Simone, che attende anche lui i soldi della cassa integrazione e il bonus partite IVA, perchè evidentemente è insieme un lavoratore dipendente e un professionista.
E allora tanto vale raccontare com’è andata la liberazione di Silvia Romano. Il Corriere della Sera oggi spiega che alcuni informatori locali e gli stessi rapitori che l’avevano catturata nel villaggio di Chakama, a 80 chilometri da Malindi dove lavorava per la Onlus «Africa Milele», avevano raccontato di averla ceduta alla fazione fondamentalista somala dopo un viaggio nella foresta durato settimane_
L’esame del filmato di gennaio conferma la matrice jihadista. Diplomazia e intelligence coordinati dal direttore dell’Aise Luciano Carta capiscono così che il canale aperto per arrivare al gruppo fondamentalista di Al Shabab èbuono. Dunque si procede, consapevoli che più passa il tempo più sale il prezzo del riscatto. I servizi segreti somali sono collaborativi, le «fonti» che hanno consentito di procedere sono diverse. Alcune sono state attivate dalla Turchia che ha un controll oforte su quell’area. […]
Gli emissari del gruppo indicano come sede della prigione la zona di Bay, nel villaggio di Buulo Fulaay. Dicono che per un periodo è stata chiusa in un grotta con altri ostaggi. Fissano il prezzo finale, dopo i soldi versati per pagare i vari contatti. Non c’è una cifra precisa. […] Nei giorni scorsi un gruppo di 007 si trasferisce in Somalia e affianca chi ha seguito la vicenda sin dall’inizio.
Bisogna organizzare l ‘appuntamento, avere la certezza che la consegna dell’ostaggio avvenga senza rischi, sapendo bene che quello dello scambio è il momento più delicato. Si sceglie una zona a 30 chilometri da Mogadiscio, di sera. Ci sono esplosioni di mortaio, c’è soprattutto un’alluvione. Comunque si procede. L’incontro viene fissato per venerdì sera. È già notte quando Silvia arriva accompagnata dagli emissari dei sequestratori.Il viaggio verso la capitale presenta ancora alcuni ostacoli. Ma qualche ora dopo, in Somalia è ancora notte, arriva la notizia che Silvia è finalmente al sicuro in ambasciata
Il Giornale scrive in prima pagina che il costo totale del riscatto è stato di quattro milioni di euro
Repubblica ricorda che non c’è dubbio che quello di Silvia sia stato sin dal principio un sequestro a scopo di estorsione
Una volta che i nostri 007 hanno avuto la prova che fosse in vita, sono partite le trattative per stabilire il prezzo del rilascio. Il governo italiano ha negato almeno per il momento che sia stata versata una cifra per la liberazione, anche se funzionari vicini al ministro degli Esteri somalo Ahmed Isse Awad sostengono che l’Italia abbia pagato ai rapitori una cifra vicina ai 4 milioni di euro.
E sembra certo, seppur non arriva alcuna conferma ufficiale, che per la sua liberazione sia stato pagato almeno un riscatto, visto che la ragazza è passata per non meno di tre covi e nelle mani di molti sequestratori. In una zona, dove sequestri con queste modalità , sono già avvenuti: negli anni scorsi per riavere una loro connazionale, gli inglesi pagarono più di un milione di euro ai terroristi somali.
Insomma, sono 4 milioni, ovvero meno di 49. Eppure quelli non li cerca nessuno tra i sovranisti. Chissà perchè.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 10th, 2020 Riccardo Fucile
DOPO L’INTERROGATORIO CON I PM PROSEGUIRA’ PER MILANO, IL SUO QUARTIERE IN FESTA L’ATTENDE
Silvia Romano è tornata in Italia alle 14, atterrata all’aeroporto di Ciampino su un volo dell’Aise, i servizi segreti per la sicurezza esterna.
Ad accoglierla il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.
La ragazza è scesa dalla scaletta indossando una veste somala, oltre a una mascherina e i guanti. Da lì sarà portata in una caserma dei carabinieri del Ros per essere interrogata dal pm della procura di Roma, Sergio Colaiocco e dagli ufficiali dell’antiterrorismo dei carabinieri, che in questi mesi hanno indagato sul rapimento della cooperante in Kenya.
L’interrogatorio sarà indispensabile per chiarire ulteriormente cosa sia successo dal 20 novembre 2018, quando la cooperante della onlus Africa Milele è stata rapita nel villaggio di Chakama, a circa 80 chilometri da Malindi, in Kenya.
L’operazione, secondo quanto noto finora, era stata gestita da una banda di otto persone che avrebbe poi ceduto la ragazza a gruppi islamisti legati ai terroristi di Al Shabaab in Somalia.
Tra i punti da chiarire ci sarà anche la possibile conversione all’islam (che in ogni caso sarebbe un fatto personale) e l’eventuale pagamento del riscatto nella fase della liberazione.
(da agenzie)
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