Destra di Popolo.net

“COSI’ LA LOMBARDIA TAROCCA I DATI SUI POSITIVI”: DOPO LE ACCUSE DI IERI, ANCHE GALLI E RICCIARDI DICONO CHE LA REGIONE FA POCHI TAMPONI

Maggio 29th, 2020 Riccardo Fucile

NUMERI BALLERINI SU DECESSI E GUARITI

«Se andiamo a guardare il numero di tamponi diagnostici, la Lombardia ne fa una percentuale di poco superiore rispetto a quella nazionale. Bisognerebbe tracciare e isolare molte più persone perchè altrimenti si entra nel loop della persistenza del contagio»: Nino Cartabellotta della Fondazione Gimbe ieri a Otto e Mezzo è tornato ad accusare la Regione che ha annunciato una querela nei suoi confronti.
Ma la parte curiosa della vicenda è che anche Massimo Galli, infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, in un’intervista a La Stampa dice esattamente la stessa cosa e chiama in causa anche il Piemonte: «Di certo la Regione non ha tutti gli elementi che dovrebbe avere. Se non fai abbastanza tamponi è possibile che l’attendibilità  o la riproducibilità  dei tuoi dati ne risenta, e vale per molte regioni. È una questione molto lombarda, ma non soltanto. Diciamo che dipende dalla rilevanza dell’infezione. In Lombardia è più evidente anche perchè è una regione sotto i riflettori. In Piemonte per esempio per settimane si è fatto poco per limitare l’epidemia. Così pure altrove».
Il Corriere della Sera oggi riepiloga le accuse al sistema sanitario lombardo:
Uno: la percentuale di positivi al giorno è più alta di quella che viene comunicata. Per capire la reale incidenza dei nuovi casi sul numero di tamponi eseguiti non bisogna prendere, come invece viene fatto nei comunicati quotidiani, il totale dei tamponi, ma solo dei «diagnostici», escludendo cioè quelli eseguiti per confermare la guarigione. Nel periodo indicato la percentuale di tamponi diagnostici positivi in Lombardia (6%) è superiore alla media nazionale(2,4%).
Due: il numero dei positivi è potenzialmente sottostimato perchè manca ancora un tamponamento massiccio. I tamponi «diagnostici» per 100 mila abitanti in Lombardia sono 1.608, poco sopra la media nazionale di 1.343. Ora, siccome per trovare il virus lo devi cercare, la domanda sollevata da Gimbe è: quanti sarebbero davvero i casi se la Lombardia aumentasse i tamponi?
Tre: i nuovi casi giornalieri, per 100 mila abitanti, sono il triplo della media nazionale, ma sono i numeri meno noti. L’incidenza di nuovi casi per 100 mila abitanti, rispetto alla media nazionale (32), è nettamente superiore in Lombardia (96). Conclusione di Cartabellotta: «La curva del contagio non è adeguatamente sotto controllo».
Quattro: la Lombardia sovrastima i guariti perchè li comunica assieme ai dimessi di cui non è noto lo status di guarigione. Ciò fa sì che i 24.037 oggi potenzialmente infetti in realtà  possano essere di più.
In più anche Walter Ricciardi stamattina in un’intervista a Repubblica senza fare nomi dice che i dati che provengono dalle Regioni non sempre sono attendibili.
A Radio24 Cartabellotta aveva detto ieri mattina: «C’è il ragionevole sospetto che le Regioni stiano “facendo magheggi”per non dovere richiudere. La Lombardia è una di quelle». Accuse che la Regione definisce “gravissime, offensive e soprattutto non corrispondenti al vero”
Chi ha ragione? Il Fatto Quotidiano scrive oggi in un articolo a firma di Marco Palombi che quanto al retropensiero (tengono giù i contagi per poter riaprire) non si sa, sulle stranezze non c’è da discutere: a stare solo agli ultimi giorni abbiamo avuto i “decessi zero” di domenica che non erano zero (visto che almeno tre persone erano morte proprio quel giorno) e soprattutto l’asterisco nella slide di mercoledì in cui — scritto piccolissimo — si diceva che ai 216 contagi dichiarati ne andavano aggiunti 168 dovuti a “tamponi effettuati a seguito di test sierologici fatti su iniziativa dei singoli cittadini processati dall’Ats di Bergamo negli ultimi 7 giorni”.
Il consigliere regionale del Pd Samuele Astuti è membro della commissione Sanità  e ogni giorno produce sul suo sito decine di slide sul Covid-19 in Regione: “La scarsa trasparenza è un fatto incontrovertibile: noi non abbiamo quasi avuto risposte sui nostri accessi agli atti e in questi giorni dobbiamo mendicare i dati sui test sierologici. I database poi sono costruiti male, basti dire che gli esiti dei (pochi) tamponi sono ‘pubblicati’ senza dire a che giorno risale il prelievo. Non solo: manca anche la capacità  di leggerli i dati. E dire che in Lombardia abbiamo accademici bravissimi nel settore. Senza buoni database e senza capacità  di leggere i numeri semplicemente non si può sapere cosa è giusto fare”.
A condire il tutto c’è anche la denuncia del MoVimento 5 Stelle Lombardia: “Ci scrivono in moltissimi per denunciare che le Ats stanno fermando i privati che — di tasca propria hanno prenotato i test sierologici. Motivo: ci sarebbero problemi a fare tamponi, se il test rivelasse la presenza degli anticorpi che segnalano la malattia”.

(da “NextQuotidiano”)

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RICCIARDI: “TROPPO PRESTO PER RIAPRIRE LE REGIONI, I DATI NON SONO CERTI E I NUMERI DELLA REGIONE NON SONO ATTENDIBLI”

Maggio 29th, 2020 Riccardo Fucile

“LA COREA HA CHIUSO CON 70 CASI, IN LOMBARDIA CE NE SONO 20.000”

Secondo Walter Ricciardi non è il momento di permettere la mobilità  tra le varie regioni. Il consigliere del ministero della Salute, intervistato da Repubblica,   avverte che i dati sono troppo incerti al momento: “Per varie ragioni, i numeri non sono attendibili. La politica può prendere decisioni se è certa dei dati”
“II sistema di indicatori è stato elaborato a livello centrale, giustamente, ma è alimentato da attività  di diagnostica e dalle segnalazioni delle regioni, quindi dipende dalle capacità  di gestione dei sistemi regionali”, ha spiegato il professore.
Dalla modifica costituzionale di questi indicatori, avvenuta nel 2001, ”raramente è successo che il sistema abbia funzionato in modo efficiente e tempestivo”. In questa situazione “il flusso dei dati non è solo amministrativo ma riguarda anche l’attività  di laboratorio, le diagnosi. Quindi è ancora più complesso”.
Quindi, i dati “potrebbero non essere solidi. Se i numeri non sono certi si finisce per fare scelte che possono non essere corrette”.
In Lombardia “hanno 20mila positivi a domicilio, senza contare gli asintomatici che non sanno di essere contagiati. Questi dati invitano alla massima prudenza. Poi il decisore è politico. La Corea ha chiuso con 70 casi e la Cina 40”. Lo afferma sempre Ricciardi in una intervista a Repubblica. Quanto sta accadendo in Corea, sottolinea, è la “dimostrazione di come il virus continuerà  a circolare finchè non sarà  eliminato a livello globale.
Ci vuole un’azione mondiale coordinata e anche interventi molto decisi a livello locale”, “dal punto di vista di questa malattia 80 casi sono tanti. Del resto questa pandemia è iniziata da un solo caso. Quando si lascia un focolaio epidemico diffondersi, si passa da 2 positivi a 2mila dopo 15-20 giorni. Se non si controllano i focolai la malattia da un certo momento non si diffonde più in maniera incrementale ma esponenziale. Per questo vediamo interventi come quello della Corea oppure quello della Cina, che per pochi contagiati ha bloccato tutta una zona del Paese e fatto 7 milioni di tamponi in 7 giorni”.

(da agenzie)

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GALLERA AMMETTE DAVANTI AI GIUDICI CHE LA ZONA ROSSA A BERGAMO POTEVA FARLA ANCHE LA REGIONE LOMBARDIA

Maggio 29th, 2020 Riccardo Fucile

“HO VERIFICATO SOLO SUCCESSIVAMENTE CHE LA LEGGE VIGENTE LO CONSENTE”… SARANNO VALUTATI I RISVOLTI PENALI DI QUESTA OMISSIONE

L’assessore, ascoltato dalla procura di Bergamo, ha specificato di aver verificato, tempo dopo, che anche la Regione avrebbe potuto procedere alla chiusura di sua iniziativa. Confermando così che non conosceva la legge alla base del suo assessorato
L’assessore alla Sanità  in Regione Lombardia Giulio Gallera, già  famoso perchè secondo lui bisogna incontrare due infetti per ammalarsi di Coronavirus, ieri è stato ascoltato come testimone dalla procura di Bergamo e ha parlato anche della zona rossa ad Alzano e a Nembro:
Al pool di magistrati che indagano per epidemia colposa nel territorio più martoriato dal coronavirus, l’assessore Giulio Gallera ha ribadito: «Noi aspettavamo Roma, fino all’inizio di marzo avevamo sempre proceduto d’accordo con il governo su quel tipo di provvedimenti». È quello uno dei temi di principale interesse della Procura, la mancata istituzione della zona rossa a Nembro e Alzano, che era invece scattata a Codogno 24 ore dopo la scoperta del paziente 1.
L’assessore ha confermato ai pubblici ministeri che tutti gli indici del contagio, già  a partire dal 23 di febbraio e nei giorni immediatamente successivi, erano elevatissimi in quell’area. I magistrati hanno acquisito notizie, che Gallera avrebbe confermato, sul fatto che la stragrande maggioranza di pazienti con sintomi sospetti ricoverati ad Alzano già  a metà  febbraio erano residenti proprio a Nembro, il paese confinante.
E lui stesso, l’assessore, ha specificato di aver verificato, tempo dopo, che anche la Regione avrebbe potuto procedere alla chiusura di sua iniziativa. «Ma in quella fase ci eravamo sempre relazionati con l’esecutivo e con l’Istituto superiore di sanità ».
In una parola, e al netto delle dichiarazioni di Fontana e Salvini, l’assessore ha quindi confermato che non sapeva fino a dopo lo scoppio dell’emergenza che una Regione, così come un Comune, può istituire una zona rossa per questioni sanitarie, come del resto dice l’articolo 32 della legge 883/1978, che stabilisce al comma 1 la possibilità  per il ministero della Sanità  di emettere ordinanze di carattere contingibile e urgente in materia di igiene, sanità  pubblica e polizia veterinaria; al comma 3 si stabilisce che il presidente della Giunta Regionale o il sidnaco hanno le stesse facoltà .
Compito dei magistrati sarà  comprendere eventuali risvolti penali della questione. Dal punto di vista politico, il giudizio su un assessore si basa anche su queste evidenze.

(da “NextQuotidiano”)

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LA RABBIA PER LA MORTE DI GEORGE FLOYD INFIAMMA GLI STATI UNITI, DEVASTATO IL COMMISSARIATO DI MINNEAPOLIS

Maggio 29th, 2020 Riccardo Fucile

ANCORA NESSUNA MISURA PER GLI AGENTI CRIMINALI CHE SONO A PIEDE LIBERO… ORA TRUMP MINACCIA DI SPARARE SUI MANIFESTANTI

Le proteste dopo la morte dell’afroamericano di 46 anni George Floyd a Minneapolis arriva al terzo giorno di scontri e devastazioni, e si allarga in altre città  degli Stati Uniti, con arresti a New York e tensioni a Denvers.
Dopo la richiesta di aiuto al governatore del Minnesota del sindaco di Minneapolis, è intervenuta la Guardia nazionale per fronteggiare il ripetersi di violenze attorno alle proteste per il caso che vede la polizia locale sotto accusa.
I manifestanti sono tornati davanti al commissariato di polizia dove lavoravano gli ormai ex agenti coinvolti nella morte di Floyd.
All’esterno è esploso un incendio, che ha costretto gli agenti ad abbandonare l’edificio. Secondo i media locali, diversi manifestanti sono riusciti a entrare nel distretto di polizia, vandalizzando gli uffici e appiccando un incendio anche all’interno.
A surriscaldare il clima di scontro si aggiungono le notizie sul fronte delle indagini a carico degli ex poliziotti coinvolti nel caso. I quattro hanno deciso di non collaborare con gli investigatori, avvalendosi della facoltà  di non rispondere. Al momento non è stato emesso nessun capo d’accusa per gli agenti licenziati. Nell’inchiesta è intervenuta ora anche l’Fbi, che sta visionando tutti i video disponibili relativi al fermo nel quale Floyd viene schiacciato per terra con il ginocchio da un agente mentre dice: «Non riesco a respirare».
Proteste scoppiano anche a New York, dove sono scese in strada a Manhattan centinaia di persone. 30 sono state arrestate, dopo che vicino alla sede del municipio è partito un lancio di bottiglie e vari oggetti contro la polizia.
L’agente Derek Chauvin, in 19 anni di carriera era stato protagonista di numerosi altri episodi razzisti e violenti,
“No Justice, No Peace”, nessuna pace senza giustizia: i quattro poliziotti che hanno gestito l’arresto finito in tragedia sono ancora a piede libero mentre nei loro confronti si sta conducendo un’inchiesta. E sono in tanti a chiedersi il perchè.
Donald Trump invece di cercare di placare gli animi, attacca i manifestanti, già  bollati come “criminali”. “Se iniziano i saccheggi noi dobbiamo iniziare a sparare”, minaccia su Twitter. Sparare sulla folla. Come se di caos, in America, in questo momento, non ce ne fosse già  abbastanza.
Ma lo stesso social network ha segnalato il post del presidente americano perchè viola le regole di Twitter sull’esaltazione della violenza.   “Questo tweet ha violato le regole di Twitter sulla esaltazione della violenza. Tuttavia, Twitter ha stabilito che potrebbe essere di interesse pubblico che il tweet rimanga accessibile”, afferma l’avviso.

(da agenzie)

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IL DEPUTATO DELLA LEGA FURGIUELE INDAGATO PER TURBATIVA D’ASTA, I PM AVEVANO CHIESTO IL SEQUESTRO DEI CONTI CORRENTI

Maggio 28th, 2020 Riccardo Fucile

22 GARE D’APPALTO TRUCCATE, 63 ARRESTI, 103 MILIONI DI EURO SEQUESTRATI NELL’OPERAZIONE CONTRO LA COSCA PIROMALLI… IL SUOCERO DEL LEGHISTA E’ IN CARCERE DA TEMPO PER UNA CONDANNA PER ESTORSIONE AGGRAVATA DA MODALITA’ MAFIOSE

Il parlamentare della Lega Domenico Furgiuele è indagato dalla Dda di Reggio Calabria, ma per lui il procuratore della Repubblica Giovanni Bombardieri, l’aggiunto Gaetano Paci e il sostituto Gianluca Gelso avevano chiesto il divieto temporaneo di esercitare attività  imprenditoriale per 12 mesi.
In un primo momento, la misura cautelare nei suoi confronti era stata disposta dal gip con l’ordinanza firmata il 30 aprile scorso. In seguito a un’informativa della Guardia di finanza, però, il 13 maggio lo stesso giudice per le indagini preliminari ha emesso una nuova ordinanza e ha revocato il divieto di impresa e anche il sequestro preventivo di tutti i suoi conti correnti.
In sostanza sono venute meno le esigenze cautelari per Domenico Furgiuele, in quanto risulta ha “cessato la qualifica di legale rappresentante” della società  Terina Costruzioni coinvolta nell’inchiesta “Waterfront” sugli appalti che a Gioia Tauro e a Rosarno venivano vinti da ditte colluse con la cosca Piromalli.
L’uomo di Matteo Salvini in Calabria, però, resta indagato per concorso in turbativa d’asta.
Domenico Furgiuele e altri imprenditori, infatti, nel maggio 2015 “con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso” e “con mezzi fraudolenti e collusioni, turbavano la gara d’appalto” indetta dal Comune di Polistena per la realizzazione di un eliporto a supporto dell’ospedale”.
In particolare il deputato del Carroccio, legale rappresentante della Terina Costruzioni, avrebbe messo “a disposizione” la sua società  “per la presentazione di un’offerta concordata con le altre imprese partecipanti al cartello, al fine di condizionare il risultato della gara in loro favore”.
La stessa cosa, secondo gli inquirenti, sarebbe avvenuta per l’appalto indetto dalla Suap di Reggio Calabria e relativo ai “lavori di ripristino viabilità  in località  Bandina di San Giorgio Morgeto”.
La guardia di finanza è risalita al deputato Furguele e alla società  di cui era legale rappresentante grazie a un file trovato all’interno di un hard disk sequestrato all’imprenditore Giorgio Morabito.
In quel file c’era una griglia in cui Morabito appuntava il suo “pronostico” delle gare d’appalto. E tra le ditte nominate c’era l’indicazione “mazzei”. Il riferimento è alla Terina Costruzioni e, in particolare all’imprenditore Salvatore Mazzei, suocero di Domenico Furgiuele, “attualmente detenuto presso la casa circondariale di Velletri in quanto condannato per tentata estorsione aggravata dalle modalità  mafiose”.
La Terina Costruzioni, all’epoca, aveva come socio (con il 39% delle quote) Maria Concetta Mazzei , cognata del legale rappresentante e futuro deputato della Lega Domenico Furgiuele che, due mesi dopo essere stato eletto in Parlamento, cedette l’incarico all’altro cognato Armando Mazzei.
Questo è il motivo per il quale Furgiuele oggi non è stato colpito dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip nell’ambito dell’inchiesta “Waterfront” che ha dimostrato l’esistenza di un unico illecito cartello composto da 57 imprenditori capaci di aggiudicarsi 22 gare ad evidenza pubblica attraverso turbative d’asta aggravate dall’agevolazione mafiosa.
Nell’ordinanza trova spazio anche un articolo pubblicato dal Fatto Quotidiano nel maggio 2018. “Dalla consultazione di fonti aperte — scrivono i pm — si eÌ€ rilevato che lo stesso (Furgiuele, ndr) avrebbe prenotato delle stanze presso l’albergo Phelipe di Lamezia Terme (CZ), la sera del 06.07.2012, per tre soggetti che nello stesso giorno si sono resi responsabili dell’omicidio di Fortuna Davide”.
Quel delitto rientrava in una faida tra le cosche del Vibonese: “Tale vicenda, che scaturirebbe dal processo c.d. “Grincia” — è scritto nella richiesta della Procura — eÌ€ stata raccontata da uno dei killer pentitosi dopo la cattura. Furgiuele Domenico, convocato dalla pg, avrebbe riferito di a provveduto alla prenotazione su richiesta di Verduci Antonio, zio di uno dei tre killer”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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RECOVERY FOUND, IL CENTRODESTRA SI SPACCA

Maggio 28th, 2020 Riccardo Fucile

BERLUSCONI FESTEGGIA: “E’ LA STRADA CHE AVEVAMO INDICATO”… MELONI: “NON SUFFICIENTE, MA QUALCOSA SI E’ MOSSO”… SALVINI: “NESSUNA BUONA NOTIZIA PER L’ITALIA”

Il capitolo Ue apre nuove falle nel centrodestra. Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, ha commentato: “Dall’Europa buone notizie, ha seguito la strada che noi avevamo indicato e per la quale ci siamo molto spesi all’interno del Ppe: 750 miliardi sono un impegno importante per la ripresa, che va significativamente al di là  dell’accordo franco-tedesco della scorsa settimana, e che si avvicina alle nostre richieste. La cosa più importante, però, è che di essi ben 500 sono sovvenzioni a fondo perduto”.
“Nessuna buona notizia concreta per l’Italia, per ora solo altre parole”, ha attaccato il leader del Carroccio, Matteo Salvini, commentando il discorso di Ursula von der Leyen.
Giorgia Meloni, leader di Fdi: “Siamo stati i primi ad auspicare un Recovery fund cospicuo, immediato, con una quota maggioritaria di contributi a fondo perduto e senza condizionalità . Prendiamo atto che qualcosa si è mosso in questa direzione ma la proposta della Commissione Ue non è soddisfacente”.

(da agenzie)

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IL FANTASMA DI UN AVVISO DI GARANZIA PER TOTI E BUCCI

Maggio 28th, 2020 Riccardo Fucile

IL LIBRO DELL’EX ASSESSORE ALLA CULTURA PORTA ALL’APERTURA DI UN FASCICOLO IN PROCURA… I DUE MESSAGGI A LEI INVIATI DA TOTI E BUCCI

Ci sono un paio di passaggi che colpiscono nel libro-accusa dell’ex assessore comunale genovese Elisa Serafini.
Non tanto sulla necessità  di finanziare un libro che – secondo lei – aveva tutte le sembianze di una prebenda a favore di una candidata nella lista di Marco Bucci; non tanto per le pressioni che avrebbe subito per allestire e pagare una mostra già  pronta.
Quanto per i messaggi che lo stesso Bucci e il presidente della Regione Giovanni Toti le avrebbero inviato, almeno a leggere il libro e l’esposto della stessa Serafini da cui alla fine è scattata una vera indagine da parte della procura.
Tutto comincia con un messaggio della Serafini: “Il provvedimento non va soltanto contro la mia coscienza, ma anche contro la legge”.
Quindi, in successione, sempre leggendo il libro, prima una frase di Bucci: “Capisco che ricevere un avviso di garanzia a 30 anni non è un granchè; io ne ho 60 e ho meno da perdere. Se non facciamo questa cosa saltiamo tutti”.
Poi quella di Toti: “Per fare il bene bisogna coltivare anche il male”.

(da “il Secolo XIX“)

argomento: Giustizia | Commenta »

APERTO UN FASCICOLO PER ABUSO D’UFFICIO DOPO LE RIVELAZIONI DELL’EX ASSESSORE SERAFINI: “PRESSIONI DA LEGA, SINDACO E TOTI PER FINANZIARE UN LIBRO SULL’ILVA CHE AVREBBE GARANTITO UNA CONSULENZA A UNA CANDIDATA DELLA LORO LISTA”

Maggio 28th, 2020 Riccardo Fucile

LA STORIA E’ RACCONTATA NEL LIBRO, APPENA USCITO “FUORI DAL COMUNE”… LA LITE FINALE, L’ASSESSORE ALLA CULTURA SI RIFIUTA E URLA A BUCCI: “NON FACCIO MARCHETTE PER LA LEGA”

Le dimissioni dell’ex assessore Elisa Serafini, una delle spaccature più traumatiche per la giunta guidata dal sindaco Marco Bucci, diventano un’inchiesta penale.
La Procura di Genova ha aperto un fascicolo sulle pressioni denunciate dall’ex titolare della Cultura per convincerla a finanziare con soldi pubblici da parte del suo assessorato una mostra sull’acciaio e la storia dell’Ilva.
Una storia che Serafini riporta anche nel suo libro, appena uscito, intitolato “Fuori dal Comune” , finanziato con crowdfunding
Il grosso dei costi del budget della mostra, secondo l’accusa, servivano per pagare una consulenza a una ex candidata della lista civica che sosteneva Bucci.
A sostenere l’operazione una singolare convergenza di intenti la Lega, in particolare l’entourage di Edoardo Rixi, e la Fiom-Cgil.
E di fronte ai suoi ripetuti rifiuti, Serafini dice di aver ricevuto sollecitazioni da Bucci e dal presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.
Oltre all’interessamento del presidente della Porto Antico Spa, Giorgio Mosci, che dice a Serafini «di essere stato contattato da monsignor Nicolò Anselmi (vescovo ausiliare di Genova, ndr)», e al pressing sul sindaco di storici sindacalisti Fiom come Bruno Manganaro e Armando Palombo.
Il pressing per organizzare la mostra, scrive Serafini agli inquirenti, inizia con il suo insediamento, nell’agosto del 2017. Il progetto viene presentato all’assessore da Paola Santini e Flavio di Muro, assistenti di Rixi allora assessore regionale allo Sviluppo economico.
La prima proposta è un libro fotografico da 50 mila euro sulla storia dell’Ilva. La maggior parte dei costi (15 mila euro), sarebbero andati in consulenza, alla curatrice dell’evento, Chiara Mastrolilli De Angelis, nel 2017 tra i candidati non eletti con la lista civica “Vince Genova” a sostegno di Bucci e compagna dell’artista Graziano Cecchini, che si presenta agli incontri per perorarne la causa.
Ma anche senza questa spesa, Serafini trova il libro insolitamente caro: «Un costo di produzione a copia di 70 euro».
A quella prima proposta rifiutata, ne seguono altre due. L’ultima, che verrà  poi realizzata dopo le dimissioni dell’assessore, una mostra da 27 mila euro, soglia sotto la quale, sottolinea Serafini, si possono dare affidamenti diretti: «Quella mostra era già  stata realizzata altrove, non vedevo la necessità  di pagare qualcosa di già  fatto».
Si tratta di foto che riguardano sempre la storia dell’acciaieria, stampate su lastre di acciaio. Il giorno dell’inaugurazione una lastra si staccò e ferì un visitatore.
Per la Serafini, racconta nel libro, il pressing del sindaco (che le avrebbe mostrato sul telefonino le chiamate del segretario Fiom, Manganaro) è il culmine della crisi di un rapporto segnato da liti continue con la Lega su alcune delibere chiave.
A luglio 2018 la Serafini darà  le sue dimissioni dopo una lite con Bucci in cui gli avrebbe urlato «io non faccio marchette per la Lega».
Ma al di là  del contenuto del libro, l’esposto, finora inedito, è un’azione forte, che espone chi la presenta alla responsabilità  di quanto dice.
E i magistrati hanno trovato interessante e circostanziato il contenuto della denuncia. Al punto che Francesco Cardona Albini, il pm più esperto in tema di reati contro la pubblica amministrazione, ha iscritto un fascicolo con l’ipotesi di abuso d’ufficio, per ora a carico di ignoti.

(da “il Secolo XIX”)

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SONDAGGIO PIEPOLI SUI CINQUE MIGLIORI MINISTRI SECONDO GLI ITALIANI

Maggio 28th, 2020 Riccardo Fucile

LA TOP FIVE: FRANCESCHINI, SPERANZA, GUALTIERI, LAMORGESE E BOCCIA

La prima cosa che salta agli occhi dando un’occhiata di sguincio alla classifica dei cinque ministri in cui l’opinione pubblica ripone più fiducia è il grande balzo in avanti del titolare della Salute: +11% rispetto alla precedente rilevazione di 3 mesi fa.
Un salto che consente a Roberto Speranza (Leu) di guadagnare il 41% dei consensi in fiducia e di andare dritto al secondo posto della top five stilata dall’istituto Piepoli.
Davanti a lui, saldo detentore del podio, il ministro per i Beni e le attività  culturali Dario Franceschini (Pd) che rispetto a febbraio guadagna 4 ulteriori punti percentuali e si porta al 45%.
Se la cava niente male anche il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri (ancora Pd) che con 5 punti di fiducia in più rispetto a febbraio riesce a prendersi l’ultima postazione del podio con il 39%.
In ascesa con lo stesso trend (+6%), la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese (che, con il 38%, da mesi raccoglie conferme in fatto di fiducia) e il titolare dem degli Affari regionali Francesco Boccia che — complice la sua sovraesposizione in questi mesi di emergenza Coronavirus — passa dal 27% di febbraio al 33% di maggio.
Non si può fare a meno di notare che nessuno dei ministri del M5s, forza di maggioranza, figura tra i primi cinque in cui gli italiani ripongono più fiducia.
Non c’è la Scuola, non c’è il Lavoro, non c’è la Giustizia, per dirne tre per tutti.
In realtà , se si torna indietro a ripescare l’ultima classifica di questa serie, ci si accorgerà  che due ministri pentastellati riuscivano a starci dentro: Alfonso Bonafede (Giustizia) e Sergio Costa (Ambiente).
Ma quali sono le ragioni che hanno spinto i ministri finiti in top 5 a raccogliere punti di fiducia tra l’opinione pubblica in questa fase di emergenza sanitaria ed economica prodotta dalla pandemia da Coronavirus?
Il ruolo tecnico di Lamorgese finisce con l’essere più apprezzato rispetto a quello politico di chi siede al Viminale? E come si spiega la prima posizione di Franceschini, nonostante sia meno esposto di altri in questa fase?
A tutte queste domande e a molte altre ha risposto il sociologo Livio Gigliuto che, per ogni ministro e relativo posto in classifica, offre a Open una cornice interpretativa sull’atto di governare al tempo del Covid.
5. Boccia, «la nuova visibilità  e il protagonismo delle Regioni»
La fiducia in Boccia (33%) è cresciuta probabilmente a causa «della nuova visibilità  che ha avuto in queste settimane». L’emergenza Coronavirus sta assicurando alle Regioni un «nuovo protagonismo in questa stagione politica», sottolinea Gigliuto. Mai come ora sono state «centrali le figure dei presidenti di regione o degli stessi assessori alla sanità  regionali». Con la crescita della fiducia per Boccia si comincia quindi a vedere l’apprezzamento di alcuni ministri che in questa fase sono stati «più protagonisti di altri».
4. Lamorgese, «premiata dal principio di competenza»
Anche la fiducia in Lamorgese (38%) è cresciuta ma, per il sociologo vicepresidente dell’istituto Piepoli, bisogna tenere conto del fatto che lei «era già  tra i ministri più amati dagli italiani». La sua figura era «già  molto apprezzata» probabilmente a causa del suo «ruolo di tecnico imparziale». C’è poi da dire che le funzioni del ministero dell’Interno sono «tra quelle più istituzionali, più connesse al sistema paese». E Lamorgese risulta essere «coerente con la sua funzione ministeriale, visto il suo percorso precedente».
Un percorso che la premiava già  3 mesi fa, quando era in cima alla stessa classifica, proprio perchè per gli italiani era una persona «allineata al ruolo che ricopriva», una ministra dell’Interno che «viene da un percorso personale compatibile con il suo ministero». Per Gigliuto, potremmo citare una sorta di «principio della competenza» in base al quale «il nome e la storia di un ministro sono perfettamente compatibili con un ministero».
3. Gualtieri e la gestione della crisi: «Promosso dagli italiani»
Per quanto riguarda Gualtieri (39% di fiducia), «si potrebbe citare lo stesso principio ma bisogna tenere a mente che siamo davanti a un politico e non a un tecnico». La crescita della sua fiducia è «legata alla gestione della crisi economica» che si sta concretizzando, gestione che lo vede «sostanzialmente promosso». L’opinione pubblica sta dunque confermando l’apprezzamento e la fiducia per l’operato di un ministro che anche nella precedente classifica si posizionava tra i primi posti.
2. Speranza, «il protagonista silenzioso che convince»
Speranza (41%) è il protagonista della gestione sanitaria dell’emergenza Covid. La sua fiducia è aumentata dell’11% rispetto a febbraio. Probabile è che questa crescita sia legata al fatto che «gli italiani hanno apprezzato in generale la gestione del governo in questa fase ma in maniera spiccata si sono fidati dalla gestione sanitaria dell’emergenza». Per Gigliuto ha inciso la personalità : «Speranza si è caratterizzato per essere un ministro silenzioso, sobrio, non troppo protagonista, un po’ vecchia maniera, molto meno votato alla comunicazione»
1. Franceschini, «da esperto del settore è coerente col suo ruolo»
Franceschini (45%) «è primo perchè è sempre stato primo nella classifica dei ministri, da quando viene stilata». E aggiunge: «Ha sempre avuto uno zoccolo duro di consensi piuttosto elevato, anche in conseguenza del fatto che è un politico specializzato nel ruolo di esperto nel settore dei beni culturali e dunque è percepito come assolutamente coerente con il ruolo che riveste».
Questa la ragione per cui, secondo il sociologo, Franceschini ha da sempre un livello di fiducia più alto degli altri. Il gradimento nei suoi confronti «è molto stabile», l’opinione pubblica tende ad avere un «giudizio positivo sul suo conto e a non modificarlo». Aggiungiamo poi che «è il personaggio più noto, dunque non c’è spazio per cambiamenti di opinione».
La fiducia nelle istituzioni in genere
Gli italiani sembrerebbero dunque promuovere i protagonisti politici di questa fase di emergenza Coronavirus. Secondo il sociologo, in questi mesi «è cresciuta in generale la fiducia nei confronti di tutti i rappresentanti delle istituzioni»: è cresciuta la fiducia nel presidente del Consiglio, nel capo dello Stato, nel Parlamento, nelle forze dell’ordine e in tutto ciò che è autorità .
Dunque, per Gigliuto, è evidente un cambio di passo «vista la crisi che c’era fino a pochi mesi fa nei confronti delle autorità  e di chi rappresentava le istituzioni». «Succede sempre che nei governi che guidano un’emergenza cresca la fiducia nei confronti dei protagonisti politici — conclude il sociologo -. Il giudizio è positivo in modo netto sull’aspetto sanitario, meno deciso su quello economico».

(da Open)

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