Giugno 15th, 2020 Riccardo Fucile
DIBBA HA SOLO L’APPOGGIO DI UN PAIO DI EX MINISTRI TROMBATI E DI CASALEGGIO, I BIG CINQUESTELLE SONO CONTRO
Il sondaggio che indica il Movimento 5 Stelle in poderosa risalita nelle intenzioni di voto se
Giuseppe Conte diventa il leader ha fatto breccia tra i grillini. E così, mentre Beppe Grillo sbarra la strada ad Alessandro Di Battista a colpi di metafore filmiche, nel M5S si apre il dibattito sul futuro e gli schieramenti cominciano a stringersi tra i governisti e i movimentisti.
«Conte è una figura super partes e il M5S ha una sua identità politica, anche se siamo noi ad aver portato il premier nelle istituzioni. Detto questo, sarei onorata se Conte decidesse di accompagnare il percorso politico del Movimento», dice oggi Paola Taverna a Luca De Carolis sul Fatto Quotidiano aprendo di fatto le danze sul congresso, o sull’assemblea costituente come vorrebbe chiamarla Di Battista.
Intanto arriva la scomunica di Beppe Grillo nei confronti dell’ex pupillo con cui divideva i palchi e scorrazzava in moto, che ieri a Mezz’ra in più ha invocato un vero congresso per il Movimento: “Chiedo il prima possibile un’assemblea costituente in cui tutte le anime possano costruire una loro agenda e vedremo chi vincerà ”. Ma a Grillo, il Garante,le parole dell’ex deputato non piacciono. E a trasmissione appena finita scaglia un tweet: “Dopo i terrapiattisti e i gilet arancioni di Pappalardo, pensavo di aver visto tutto… ma ecco l’assemblea costituente delle anime del Movimento. Ci sono persone che hanno il senso del tempo come nel film Il giorno della marmotta”.
Il Fatto spiega che la citazione è per una commedia americana del 1993, nella quale il protagonista Bill Murray vive sempre la stessa giornata, il 2 febbraio, in cui ogni anno viene aperta la tana della marmotta.
Ma il senso è che Di Battista non deve chiedere congressi. Grillo ha già deciso che il M5S dovrà essere guidato da una segreteria con vari maggiorenti.
La stessa idea dell ‘ex capo politico Luigi Di Maio ed altri big come Paola Taverna. Mentre il lombardo Stefano Buffagni spinge per un Politburo, una sorta di ufficio politico che prevede ancora un capo. Ma Grillo vuole la segreteria. E Conte a palazzo Chigi, inamovibile. “L’attacco ad Alessandro vuole soprattutto blindare il premier, Beppe teme che un congresso destabilizzerebbe il governo”, sostengono in tanti nel M5S.
Piuttosto, il fondatore pensa a un Movimento con Conte leader, di certo ancora candidato premier. Progetto che non dispiace neanche all’avvocato, che i sondaggi li legge, eccome. E che a creare una sua lista proprio non pensa. Piuttosto, “meglio guidare il Movimento”, ragiona chi lo conosce bene. In quale forma, si vedrà .
Alessandro Trocino sul Corriere della Sera intanto spiega che tutti i big del MoVimento, a eccezione di Davide Casaleggio, sono ostili a Dibba e non hanno alcuna fretta di scegliere un capo:
Meglio restare con Vito Crimi reggente, rimandare l’appuntamento della leadership a ottobre e nel frattempo aprire le braccia a Giuseppe Conte. Perchè se Di Battista lo fa provocatoriamente, Luigi Di Maio da giorni va dicendo ai suoi: «Sarei felice se Conte si dedicasse al Movimento. Sarei felice che si iscrivesse. Lo abbiamo proposto due volte candidato premier perchè crediamo in lui e se iniziasse a dare un contributo più attivo al Movimento sarebbe importante».
Ma l’ex capo politico va oltre e di fatto configura una possibile diarchia (anche se questo non lo dice): «Conte potrebbe rivestire il ruolo di candidato premier del M5S alle prossime elezioni».
Potrebbe sembrare strano e un po’ paradossale che il movimentismo del premier sia stato recepito inizialmente con fastidio e che ora invece ci sia un corteggiamento aperto. Ma non lo è affatto se si pensa che al momento Conte può giocare su tre fronti diversi: può considerarsi il futuro premier della coalizione, con la benedizione dei dem; può confluire nel Movimento e provare a guidarlo; può fondare un suo partito, che i sondaggi danno a cifre altissime.
Secondo Repubblica invece la maggior parte dei big grillini pensa a un organo che tenga dentro più persone, il ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli, la vicepresidente del Senato Paola Taverna, la sindaca di Torino Chiara Appendino, forse addirittura l’ex leader Luigi Di Maio, se non preferirà tenersi fuori e fare da demiurgo.
Una sorta di direttorio, nonostante l’ultimo sia finito molto male, capace di fare sintesi e di disinnescare così gli attacchi delle fazioni opposte.
Prenderà il posto del reggente Vito Crimi, rendendo vani quegli Stati generali – il Congresso previsto per la primavera e rinviato causa Covid-19 – che a questo punto è probabile non si facciano più. Per evitare una battaglia traumatica che per forza di cose minerebbe la maggioranza e il governo.
E per arginare una situazione esplosiva che nessuno, tranne forse Grillo, è più in grado di controllare. Non è detto però che uno scontro così violento tra il fondatore del Movimento e uno dei suoi volti più amati sia indolore.
La paura della scissione ha cominciato a serpeggiare da ieri, quando i fedelissimi di Di Battista si sono messi a contare i commenti negativi sotto al post di Grillo. E quando alcuni esponenti di governo hanno cominciato ad attendere un fallo di reazione che per ora non è arrivato, ma che qualcuno potrebbe decidere di sferrare.
Schierati con Dibba ci sono le due ex ministre del governo con Salvini Barbara Lezzi e Giulia Grillo, il sanzionato Ignazio Corrao e Massimo Bugani. Il sondaggio di Pagnoncelli diceva che tra gli elettori e i simpatizzanti grillini Conte è visto indiscutibilmente meglio di Di Battista come leader. Ma su Rousseau votano gli iscritti. E quelli potrebbero essere una grande incognita.
(da agenzie)
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Giugno 15th, 2020 Riccardo Fucile
LA PROCURA: “DA LORO CRUDELTA’ SU UN UOMO IN MANETTE”
Tre agenti della polizia penitenziaria sono accusati del reato tortura per aver spogliato e torturato un detenuto in manette nel carcere di Ferrara.
Secondo le prime informazioni riportate dalla Procura — che ha intanto richiesto il rinvio a giudizio -, i tre avrebbero agito «con crudeltà e violenza grave» approfittando «della condizione di minorata difesa derivante dall’averlo ammanettato».
Tutto questo accade mentre nel resto del mondo si protesta per gli abusi di potere da parte della polizia.
Un agente, entrato per primo nella cella, ha chiesto al detenuto di togliere prima maglia e canottiera, e poi pantaloni, scarpa e calzini; lo ha fatto inginocchiare. Poi lo ha ammanettato e ha cominciato a colpirlo con calci e pugni prima, e poi anche con il ferro di battuta delle cella. A quel punto il detenuto ha reagito colpendo l’agente con una testata, rompendogli gli occhiali. L’agente ha risposto rompendogli un dente e minacciandolo con un coltello rudimentale. In seguito, sarebbe intervenuto il secondo agente, picchiando anche lui il detenuto su tutto il corpo. Infine il terzo agente, che in un primo momento ha fatto da palo, per poi proseguire con le botte.
L’udienza preliminare è fissata per il 9 luglio. La vittima, riportano i quotidiani locali, è in carcere per omicidio. I fatti risalgono al 30 settembre, dopodichè l’uomo è stato trasferito a Reggio Emilia.
Secondo il pm Isabella Cavallari, in occasione di una perquisizione, l’uomo avrebbe subìto un «trattamento inumano e degradante per la dignità della persona». Dopo l’arresto è stato fatto denudare e inginocchiare e in quella posizione è stato picchiato non solo a mani nude ma anche con un oggetto di metallo.
È stato lasciato solo, in cella, fin quando il medico del carcere non lo ha notato. Due agenti sono accusati anche di falso e calunnia, per i rapporti sulla vicenda. Il detenuto ha avuto una prognosi di 15 giorni. Imputata anche un’infermiera del carcere, per false attestazioni.
(da agenzie)
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Giugno 15th, 2020 Riccardo Fucile
“SI TRATTA DI UN DOCUMENTO FALSO ORCHESTRATO DAGLI OPPOSITORI DI MADURO RIFUGIATISI A MADRID”
Gianroberto Casaleggio, «il promotore di un movimento di sinistra rivoluzionario e
anticapitalista», non avrebbe mai ricevuto 3,5 milioni di euro in contanti da parte del Venezuela.
Il documento dell’intelligence che cita Nicolà¡s Maduro, all’epoca cancelliere del Paese sudamericano, come garante del finanziamento al Movimento 5 stelle «è falso».
A dichiararlo a Open, la persona che avrebbe fatto da intermediario di quella trattativa, il Console generale del Venezuela a Milano, Gian Carlo Di Martino, in carica a tutt’oggi.
Console, nella rivelazione del giornale Abc si fa il suo nome in quanto intermediario tra i due Paesi. Ha consegnato lei la valigetta con 3,5 milioni di euro in contanti a Gianroberto Casaleggio?
«Smentisco tutto, ogni virgola dell’articolo comparso su Abc. Mai e poi mai noi diplomatici ci prestiamo a operazioni di questo tipo. Non solo, anche la politica estera venezuelana non funziona così: figuriamoci se Hugo Chà¡vez avrebbe permesso il finanziamento occulto di un partito estero».
È vero che uno dei funzionari del Consolato avrebbe trovato nel vostro palazzo qui a Milano la valigetta con i soldi?
«Ribadisco, assolutamente no. È falso il documento e l’articolo che lo riprende. Ci sono anche delle incongruenze temporali che rendono impossibile la ricostruzione fatta dal giornale spagnolo».
Quali incongruenze? Il movimento era nato nel 2009 e il documento che chiede di non indagare su quella valigetta è stato firmato il 5 luglio 2010.
«Ipotizzano che sia stato io l’intermediario dell’operazione, ma ero arrivato in Italia a marzo 2010, solo tre mesi prima del fantomatico documento dell’intelligence. Non avevamo nessun rapporto con il Movimento 5 stelle all’epoca
Ha detto «non avevamo nessun rapporto», quindi oggi lo avete stretto?
«Oggi conosco persone dei 5 stelle. Il movimento ha preso una posizione intelligente, razionale sulla situazione del Venezuela: bisogna rispettare la sovranità . Abbiamo apprezzato il blocco che hanno fatto con gli Stati Uniti, e ringraziamo anche il presidente Mattarella per aver ribadito che la sovranità del Venezuela è dei cittadini. Ciò detto, il Venezuela non finanzia partiti esteri od organizzazioni politiche, non rientra nelle specifiche della nostra politica estera».
Qual è allora il vostro approccio alla politica estera?
«Principalmente scambi commerciali. Ad esempio, risalendo al periodo storico di questa fake news, la nostra politica estera era quasi esclusivamente di tipo economico. Avevamo adottato un piano di sviluppo bilaterale 2007-2013 con Iran, Iraq, Russia e Cina. In Europa, come unico interlocutore, avevamo la Grecia. L’unico favore ricevuto dall’Italia riguardò la presentazione di un film alla mostra del cinema di Venezia: il governo Berlusconi garantì la sicurezza del presidente Chavez. Fine».
Lei afferma che si tratta di una notizia falsa. Quale sarebbe il suo intento?
«Penso che non si tratti di far male al Venezuela, quanto di affossare il Movimento 5 stelle. Stanno attaccando un’organizzazione che, nella mia visione personale, ha fatto benissimo: per esempio sono stati loro a portare i medici cubani in Italia per l’emergenza coronavirus. Forse qualcuno sta attaccando i 5 stelle perchè teme che si vada presto ad elezioni».
Da come ne parla, sembra che ci siano molte affinità tra Venezuela e 5 stelle.
«Sì, oggi esiste qualche simpatia ed è dovuta al loro modo di parlare del Venezuela. Ma la simpatia è la stessa che abbiamo nei confronti di Sergio Mattarella: è stato il primo presidente in Europa che ha detto qualcosa per difendere il nostro governo e la sovranità del popolo venezuelano. Non credo, però, in un’affinità politica. Che i 5 stelle possano arrivare dove siamo arrivati noi a fare una costituente, a cambiare le leggi, a strutturare una società più umanista e differente dal punto di vista economico, non credo che sia possibile».
Lei crede che sia stata l’opposizione a Maduro a far trapelare il documento o a inventarlo, come afferma, di sana pianta?
«Evidentemente è un documento falso, e credo che dietro l’operazione si nasconda l’opposizione venezuelana a Madrid: nella capitale spagnola si sono rifugiati i seguaci di Juan Guaidò, Antonio Ledesma e i più radicali oppositori di Maduro. A Madrid c’è la cupola dell’ultradestra fascista venezuelana e credo che il documento sia stato prodotto proprio lì».
La citano come intermediario, querelerà il giornale?
«Il mio capo è il ministro degli Affari esteri, sarà lui a decidere se querelare o meno. A livello personale, non ho nulla da nascondere e nulla da mostrare. Sono curioso di capire se i 5 stelle faranno causa: dal mio punto di vista, dovrebbero».
(da Open)
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Giugno 15th, 2020 Riccardo Fucile
IL TIMBRO ERA IN VIGORE FINO AL 2006, POI E’ STATA CAMBIATA LA POSIZIONE DELLA TESTA DEL CAVALLO
Il quotidiano spagnolo Abc ha pubblicato un documento segreto che documenterebbe la consegna di una valigetta contenente 3,5 milioni di euro da parte del Governo venezuelano di Hugo Chavez a Gianroberto Casaleggio, promotore del Movimento 5 Stelle.
Il documento riporta l’intestazione della Direccià³n General de Inteligencia Militar (DGIM), la data del 5 luglio 2010 e due timbri, di cui uno risulta essere stranamente errato.
Il Governo venezuelano, da quando è presente il chavismo al potere, si è caratterizzato in particolar modo per il simbolismo. Non bastava governare, Hugo Chavez e i suoi dovevano imprimere la «Revolucià³n bolivariana» in maniera indelebile attraverso le modifiche dei simboli di Stato, come la bandiera e lo «Escudo de Armas». Quest’ultimo è presente nel documento, ma è quello precedente alla riforma del 2006 e quindi incongruente con la data del documento, il 15 luglio del 2010.
Attraverso la «Ley de Bandera Nacional, Himno Nacional y Escudo de Armas de la Repàºblica Bolivariana de Venezuela», legge pubblicata nella gazzetta 38.394 del marzo 2006, il cavallo bianco cambia posizione.
Nella versione vigente dal 1954 presentava il corpo verso destra e la testa rivolta verso sinistra, nella riforma del 2006 torna a galoppare verso sinistra come nella versione del 1863.
Le modifiche «rivoluzionarie» dei simboli sono molto sentite dai chavisti, la riforma era tanto desiderata dallo stesso presidente Chavez e spiegata in un intervento del 2005 ad «Alà³ Presidente», il suo programma televisivo di propaganda — con tanto di claque uniformata in rosso — trasmesso ogni domenica mattina in diretta nazionale.
A livello temporale coincide, invece, il logo in alto a sinistra del Direccià³n General de Inteligencia Militar (DGIM) che nel 2011 riportava ancora quel nome. Infatti, qualche anno dopo è stato cambiato in Direccià³n General de Contrainteligencia Militar (DGCIM).
Il nome era stato cambiato durante la gestione di Hugo Armando Carvajal Barrios, come riportato nella biografia del suo sito:
“Al final de su primer periodo como director, en el aà±o 2011, sus reformas al servicio de inteligencia militar se plasmaron en la nueva estructura del Ministerio de la Defensa. Estableciendo nuevas tareas para la institucià³n y re dirigiendo su funcià³n principal, de inteligencia a contrainteligencia. Por tal motivo, la reformada institucià³n pasà³ a llamarse Direccià³n General de Contrainteligencia Militar “DGCIM”.
Non si mette in dubbio il legame politico tra il M5S e il Governo venezuelano, sono tante le evidenze che portano ad un rapporto di amicizia, favorendo il Governo di Maduro, o qualsivoglia rispetto reciproco.
Getta però un’ombra evidente sull’autenticità del documento l’uso di un timbro datato in un ente come quello dell’allora Direccià³n General de Inteligencia Militar (DGIM) a direzione chavista, soprattutto a distanza di circa 4 anni dalla riforma dello scudo.
(da Open)
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Giugno 15th, 2020 Riccardo Fucile
IL “DURISSIMO” CONTRADDITTORIO DELL’ASSENTEISTA CRONICO DEL SENATO
Matteo Salvini finalmente accetta il contraddittorio ma giustamente lo fa soltanto con i suoi
pari. Ieri il Capitano si è presentato da Barbara D’Urso a Non è la D’Urso per discutere con Orietta Berti, Fausto Leali, Riccardo Fogli, Elenoire Casalegno e Costantino Della Gherardesca.
Il durissimo contraddittorio comincia con Salvini che tira fuori una maglia degli agenti di Polizia Penitenziaria per solidarizzare con quelli di Santa Maria Capua Vetere indagati dopo le rivolte nel carcere e per dire che sono innocenti senza che la D’Urso spieghi nulla su quello di cui sono accusati.
Prosegue con Della Gherardesca che polemizza sui presepi e Salvini che dice che “l’Italia e gli italiani vengono prima di tutto il resto”.
E infine spiega che non si va a fare le sfilate con politici vip e per questo non è andato agli Stati Generali ma ha depositato proposte in Parlamento.
Detto da un umorista che ha il 10% di presenze al Senato è una epica conclusione.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 15th, 2020 Riccardo Fucile
CAMBIANO LE PAURE: ORA TOCCA AL COVID, AI SOLDI E ALLA CORRUZIONE… LA NARRAZIONE DEI RAZZISTI E’ ANDATA A PUTTANE
Non si parla più di immigrazione. O meglio, sembrano essere lontani i tempi in cui gli italiani si accanivano contro gli uomini, le donne e i bambini che fuggivano da guerre e fame, come se il problema improvvisamente fosse stato risolto.
Complice l’emergenza sanitaria del Coronavirus, complice un periodo meno “urlato”, con meno slogan politici contro gli immigrati. E, infatti, oggi gli italiani che vedono gli stranieri come un pericolo, secondo l’ultimo sondaggio di Demos, sono circa un terzo, come scrive Repubblica.
Meno di due anni fa, quindi tra l’inverno del 2017 e la primavera del 2018, erano il 41%. Ma lì — è doveroso ricordarlo — eravamo in campagna elettorale, prima del voto politico del 2018.
In Italia gli immigrati costituiscono l’8% del totale, secondo Eurostat, anche se, per Nando Pagnoncelli nel saggio “La penisola che non c’è”, in molti continuano a pensare che siano oltre il 30%. Un problema che non esiste, insomma, e che spesso rischia di essere fomentato da quella parte di politica in cerca di consensi. C’è chi crede che i musulmani siano il 20% quando, invece, costituiscono appena il 5%.
L”Osservatorio Europeo sulla Sicurezza, realizzato da Demos e Fondazione Unipolis, che ha condotto sondaggi nel 2020 in sei paesi europei con oltre 6.000 interviste, ha scoperto che a gennaio — quando ancora il Coronavirus non aveva messo in ginocchio il nostro Paese — l’immigrazione costituiva il problema prioritario solo per il 9% degli italiani. Le preoccupazioni degli italiani erano (e sono) tutte incentrate su altri temi: economia, lavoro ma anche corruzione politica e criminalità .
Adesso, dunque, far leva sulle paura degli italiani nei confronti dello straniero forse rischia di non funzionare più. I problemi sono altri: il nemico numero uno si chiama Coronavirus.
Una malattia che non viene dall’Africa ma dalla Cina, Paese guardato con grande rispetto e forse con un po’ di timore. Non siamo più noi a chiudere le frontiere ma gli altri Paesi, intimoriti dagli “untori” italiani.
Un sondaggio di Demos & PI illustrato oggi da Ilvo Diamanti su Repubblica spiega che da giugno 2018, data in cui ha toccato il suo picco, la tendenza a considerare l’immigrazione come un pericolo per l’ordine pubblico e la sicurezza delle persone è in continuo calo ed oggi è arrivata a 33 da 41 nel mese in cui fece il suo esordio il governo Lega-M5S.
Negli ultimi 2 anni, però, il problema sembra essersi ridimensionato anche nella percezione dei cittadini. Soprattutto negli ultimi mesi.
(da agenzie)
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Giugno 15th, 2020 Riccardo Fucile
“L’HO VISTO FERITO E IN GROSSE DIFFICOLTA’, IO VOGLIO SOLO L’UGUAGLIANZA PER ME, I MIEI FIGLI E I MIEI NIPOTI”
Patrick Hutchinson, che di mestiere fa il personal trainer, sabato sera ha salvato la vita a un
manifestante di estrema destra secondo i testimoni, che era in strada due giorni fa a Londra “in difesa dei monumenti e dei valori britannici” in risposta alle proteste di “Black Lives Matter” la settimana prima e ha rischiato di essere linciato dai manifestanti della fazione opposta.
Repubblica racconta oggi che è stato lui su Instagram, a dire «sono io quell’uomo» della foto simbolo che ieri mattina inizia a fare il giro della Rete: un uomo nero con jeans e maglietta che salva la vita a un bianco di destra, caricandoselo sulle spalle, dopo averlo tirato fuori da una rissa davanti alla stazione di Waterloo tra hooligan, manifestanti di destra e altre decine di antirazzisti.
«Ma non sono un eroe, mi hanno aiutato anche altre persone», racconta Hutchinson a Channel 4. «È stato un attimo, non ti rendi conto di quanto sia pericoloso. Ho visto quell’uomo in grossa difficoltà , allora mi sono buttato a terra anch’io e, sotto calci e pugni, ho provato a tirarlo fuori da lì, proteggendolo con il mio corpo. Per fortuna altre persone mi hanno fatto scudo. Non sono un eroe. È stato un lavoro di squadra. E io voglio solo uguaglianza. Per me, i miei figli, i miei nipoti».
È l’immagine che potrebbe riconciliare Londra e il Regno Unito spaccati dalle proteste e dalle polemiche degli ultimi giorni, travolgenti anche qui dopo l’uccisione di George Floyd in America.
È un’immagine di pietas e di compassione postmoderna che infonde speranza e fiducia nonostante le lacerazioni razziali e le ferite sociali riapertesi oltremanica dopo le manifestazioni del movimento Black Lives Matter due weekend fa, gli scontri, lo sfregio alla statua di Churchill, vergata da un giovane manifestante con “era razzista” fino alla vergognosa contromanifestazione di hooligan e xenofobi dell’altro ieri: scazzottate con la polizia, giornalisti picchiati (tra cui l’italiano Corrado Amitrano) e l’oltraggio della targa a Keith Palmer, poliziotto ucciso dall’Isis nel 2017 a Westminster, che un dimostrante (poi arrestato) ha usato come orinatoio.
(da agenzie)
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Giugno 15th, 2020 Riccardo Fucile
IL MOVIMENTO NON AVEVA MAI NASCOSTO LE SIMPATIE PER MADURO, IN PARTICOLARE DI BATTISTA E DI STEFANO
Una valigetta con tre milioni e mezzo di euro in contanti, che avrebbe avuto come destinatario Gianroberto Casaleggio tramite l’intermediazione del console venezuelano a Milano, Gian Carlo di Martino.
È la ricostruzione fatta dal quotidiano spagnolo ABC in riferimento a un episodio che sarebbe accaduto nel 2010, e che dimostrerebbe il sostegno del governo di Caracas, all’epoca ancora guidato da Hugo Chavez (deceduto nel 2013), al nascente Movimento Cinque Stelle. A suffragare le sue rivelazioni ABC pubblica anche un documento secretato dei servizi segreti venezuelani (da verificare), datato 5 luglio 2010, che ricostruisce la vicenda.
Una vera e propria bomba quella lanciata dal giornale spagnolo, che piomba nel bel mezzo della bagarre interna al Movimento tra Alessandro Di Battista e Beppe Grillo. Uno scoop che riaccende i riflettori sui rapporti tra M5s e Caracas, in particolare con l’attuale presidente Nicolà¡s Maduro che, all’epoca dei fatti, era ministro degli Esteri.
L’indulgenza del M5s verso il governo di Maduro era emersa in maniera evidente nel febbraio del 2019, quando nel Paese sudamericano infuriava lo scontro tra l’erede di Chavez e il rivale Juan Guaidà³, sostenuto e riconosciuto come presidente ad interim dagli Stati Uniti e da 22 Paesi europei.
All’epoca, ai tempi del governo gialloverde, la posizione da assumere verso Maduro era stata terreno di scontro con la Lega, schierata apertamente contro quello che Salvini aveva definito un “dittatore”.
Alla fine era prevalsa una posizione intermedia, un po’ pilatesca, che non riconosceva Guaidà³ ma definiva illegittime le elezioni che avevano riconfermato Maduro alla guida del Paese.
L’Italia si era nettamente distinta, nel panorama europeo, per la mancanza di una netta presa di posizione a favore di Guaidà³. Una posizione di neutralità , quella del M5s, che aveva spinto lo stesso Maduro, tra i ringraziamenti per la solidarietà ricevuta, a citare anche Roma, lasciando intendere che il riferimento fosse proprio alla linea prudente (leggi indulgente) assunta dal governo a guida grillina.
Non sfuggono poi altri episodi, come il viaggio in Venezuela della delegazione del M5s guidata dall’attuale sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano, nel 2017, in occasione del quarto anniversario della morte di Hugo Chavez.
Così come le parole dello stesso Di Battista, che nel febbraio del 2019, intervistato da Lucia Annunziata sottolineava: «Maduro ha una parte di popolazione che lo avversa e contrasta, ma c’è un’altra parte di popolazione che lo sostiene, l’esercito sostiene Maduro».
All’epoca dei fatti vari parlamentari pentastellati avevano definito l’ascesa di Guaidà³ come un «colpo di stato». Una stima quella dei Cinque Stelle verso il governo venezuelano testimoniata anche da una Risoluzione, presentata da Di Stefano il 23 gennaio 2017 alla Camera, firmata anche da Di Battista, Scagliusi, Spadoni, Grande, Del Grosso, dove vengono elencati dati lusinghieri e progressi compiuti dal governo di Caracas, denunciando l’«indebita ingerenza da parte della comunità internazionale».
Insomma una linea politica che sembra trovare maggior senso alla luce, anche, di quanto rivelato da ABC. Un altro terremoto da gestire per i vertici del Movimento.
(da Open)
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Giugno 15th, 2020 Riccardo Fucile
PRODOTTO UN DOCUMENTO DEI SERVIZI SEGRETI VENEZUELANI, IL DENARO CONSEGNATO IN CONTANTI A CASALEGGIO SENIOR DAL CONSOLE IN ITALIA… SMENTITE SIA DAL VENEZUELA CHE DAL M5S: “IL DOCUMENTO E’ UN FALSO”
Il quotidiano spagnolo ABC pubblica in prima pagina un articolo che riguarda il M5S. Secondo
il giornale conservatore, il governo venezuelano di Hugo Chavez avrebbe finanziato il nascente Movimento di Grillo nell’estate del 2010 con fondi in nero da tre milioni e mezzo di euro. Il denaro sarebbe stato consegnato in contanti in una valigetta a Gianroberto Casaleggio attraverso l’intermediazione del console venezuelano a Milano, Gian Carlo di Martino.
Nel documento pubblicato da ABC lo scopo delle sovvenzioni di Chavez era quello di appoggiare un nuovo “movimento anticapitalista e di sinistra nella Repubblica italiana” e il destinatario finale sarebbe stato Gianroberto Casaleggio.
E il figlio Davide ora annuncia querele. Mentre il capo politico M5S in una nota parla di “una ridicola fake news”.
A suffragio della rivelazione, ABC pubblica in prima pagina anche lo stralcio di un documento classificato come riservato dai servizi venezuelani a cui il quotidiano avrebbe avuto accesso. E rilancia la copertina in un tweet:
Il M5S, lo ricordiamo, nacque nel 2009, anno in cui si presentò per la prima volta alle elezioni amministrative. Il Movimento non ha mai nascosto la sua posizione di vicinanza al regime di Nicolas Maduro, che all’epoca dei fatti era ministro degli Esteri di Chavez, schierandosi apertamente contro Juan Guaidà³, presidente ad interim del Venezuela.
Di presunti finanziamenti ai 5Stelle peraltro parlava, a maggio 2019 in un’intervista a Repubblica, l’avversario dei chavisti: Juan Guaidò.
Prudenza dagli alleati dei 5Stelle: “Non voglio commentare indiscrezioni giornalistiche di cui non abbiamo contezza della veridicità – dice Graziano Delrio, capogruppo Pd alla Camera – cerchiamo di fare insieme il bene di questo Paese, ogni partito ha le sue dinamiche, i suoi rapporti e le sue relazioni”. E la ministra Elena Bonetti, di Italia Viva: “Non commento, lascio gli approfondimenti alle sedi opportune”.
(da agenzie)
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