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CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA: ILLEGALE LA LEGGE UNGHERESE SULLE ONG

Giugno 18th, 2020 Riccardo Fucile

AMNESTY: “SENTENZA STORICA, UN DURO COLPO A ORBAN”… LE RESTRIZIONI “DISCRIMINATORIE E INGIUSTIFICATE”

“Non sono conformi al diritto dell’Unione Europea le restrizioni imposte dall’Ungheria al finanziamento delle organizzazioni civili da parte di soggetti stabiliti al di fuori di tale Stato membro”.
Lo ha stabilito la Corte di Giustizia dell’Unione Europea dopo il ricorso per inadempimento presentato dalla Commissione sulla legge introdotta dal governo di Viktor Orbà¡n che impone obblighi di registrazione, dichiarazione e pubblicità , con la possibilità  di sanzioni, a alcune ong che beneficiano di sostegno finanziario esterno oltre una certa soglia.
Secondo i giudici di Lussemburgo, la legge ungherese sulle ong ha “introdotto restrizioni discriminatorie e ingiustificate” nei confronti delle organizzazioni non governative, ma anche dei loro finanziatori.
“La storica decisione di oggi infligge un colpo agli sforzi delle autorità  ungheresi di stigmatizzare e minare le organizzazioni della società  civile che criticano le politiche del governo”, ha detto David Vig, direttore di Amnesty International Ungheria. La legge sulle ong è “un palese tentativo di mettere a tacere le voci critiche e di sottrarre sostegno pubblico alle organizzazioni che lottano per i diritti umani, la giustizia e l’uguaglianza”, ha detto Vig: “è di vitale importanza ora che la Corte costituzionale ungherese agisca rapidamente”.
Nel 2017 l’Ungheria aveva adottato una legge presentata come volta a garantire la trasparenza delle ong che ricevono donazioni provenienti dall’estero, in base alla quale tali organizzazioni devono registrarsi presso organi giurisdizionali ungheresi come “organizzazione che riceve sostegno dall’estero” nel momento in cui l’importo delle donazioni ricevute da altri Stati membri dell’Ue o da paesi terzi nell’arco di un anno superi una soglia. All’atto della registrazione, le ong devono anche indicare il nome dei donatori sopra i 1.400 euro e l’importo esatto del sostegno
La Corte di Giustizia dell’Ue ha innanzitutto constatato che la legge sulla ong costituisce una misura restrittiva, di natura discriminatoria, in materia di movimento dei capitali, perchè introduce una differenza di trattamento tra i movimenti nazionali e transfrontalieri.
Questa norma, inoltre, dissuade le persone fisiche o giuridiche stabilite in altri Stati membri o in paesi terzi dal fornire un sostegno finanziario alle organizzazioni interessate. Inoltre – dicono i giudici di Lussemburgo – la legge sulle ong può creare un clima di diffidenza nei confronti delle associazioni e fondazioni.
In secondo luogo, la Corte Ue ha constatato che le misure previste dalla legge sulle ong limitano il diritto alla libertà  di associazione – sancito dall’articolo 12 della Carta sui diritti fondamentali – in quanto rendono significativamente più difficili l’azione e il funzionamento delle associazioni.
Infine, secondo la Corte Ue, gli obblighi di dichiarazione e pubblicità  costituiscono un limite al diritto al rispetto della vita privata e familiare e una violazione del diritto al rispetto della privacy.

(da agenzie)

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LA BEFFA DEGLI INFERMIERI CHIAMATI DALLA REGIONE LOMBARDIA PER L’OSPEDALE FIERA A MILANO: 48 ORE PER LASCIARE GLI ALLOGGI

Giugno 18th, 2020 Riccardo Fucile

LA FIGURACCIA DI FONTANA: IL CONTRATTO PREVEDE CHE SIA PAGATO L’ALBERGO FINO AL 31 LUGLIO… ORA LA REGIONE RASSICURA, MA NON CI SONO COMUNICAZIONI UFFICIALI

Vi ricordate quando si inneggiava agli infermieri e agli operatori sanitari che erano arrivati volontariamente in Lombardia per far fronte all’emergenza del coronavirus? Ringraziamenti, riconoscimenti, entusiasmo generalizzato per quella che, in effetti, è stata una vera e propria missione.
La permanenza di alcuni di questi era collegata al nuovo ospedale che la Regione Lombardia aveva costruito in Fiera a Milano. Ospedale che, qualche giorno fa, è stato dichiarato non più necessario, a causa della conclusione della stessa emergenza sanitaria. Tuttavia, i contratti con infermieri e Oss sono ancora attivi, così come le spese d’alloggio all’interno delle strutture alberghiere che sono state messe loro a disposizione dalla Regione.
Alla vigilia di questa settimana che sta volgendo alla conclusione, tuttavia, le reception delle strutture alberghiere hanno convocato i loro ospiti comunicando che la Regione non avrebbe più coperto le loro spese e che, pertanto, avrebbero dovuto lasciare le strutture oppure di contribuire di tasca propria al pagamento degli alloggi. Una sorta di fulmine a ciel sereno, con tante persone che non avevano pianificato queste spese e che, pertanto, si sono trovate spiazzate dalla decisione.
I primi in imbarazzo — riporta il Corriere della Sera — sono stati gli albergatori che hanno dovuto fare l’ingrata comunicazione, anche perchè hanno sempre riconosciuto il valore del lavoro svolto da questi professionisti. Le comunicazioni sono arrivate, sia chiaro, solo per gli infermieri dell’ospedale in Fiera. Ma la questione ha sollevato malumori e critiche per la gestione della situazione.
A tal punto che la Regione Lombardia è intervenuta per metterci una pezza, proprio nella serata di ieri. Innanzitutto sono state coperte le spese di questa settimana (14-19 giugno) che, nelle intenzioni iniziali, doveva essere già  esclusa dai contributi pubblici.
Poi, la stessa Regione ha garantito di aver esteso la copertura della convenzione fino alla fine dell’emergenza — come era stato inizialmente previsto -, ovvero fino al 31 luglio.
Il contratto di emergenza, infatti, per alcuni infermieri aveva la durata 7 aprile-31 luglio. Per altri l’estensione c’era stata fino al 30 settembre. Occorrerà  monitorare lo sviluppo della situazione.

(da agenzie)

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“AMBULANZE ATTESE PER ORE” LA PROCURA INDAGA SUI RITARDI DEGLI INTERVENTI DEL 118 DI BERGAMO

Giugno 18th, 2020 Riccardo Fucile

A CAUSA DELLA TEMPISTICA DEI SOCCORSI MOLTI MALATI SONO MORTI

Le schede degli interventi del 118 di Bergamo sequestrate per capire la tempistica dei soccorsi: perchè, nei giorni più caldi dell’emergenza Covid, c’è gente che ha aspettato l’ambulanza per ore. E, molti dei malati che hanno atteso invano, poi sono morti.
E’ uno degli atti con cui la procura di Bergamo sta cercando di fare chiarezza su quello che non ha funzionato, a livello sanitario e organizzativo, nella provincia più martoriata d’Italia dall’epidemia del coronavirus.
Il periodo è quello di marzo, in particolare le prime settimane, quando la diffusione dei contagi, partiti dai focolai di Alzano e Nembro nella Val Seriana della mancata zona rossa, ha iniziato a mettere in ginocchio gli ospedali e le Rsa della bergamasca.
L’indagine
Nella trama dei tre filoni di indagine su cui sono impegnati i magistrati guidati dalla pm Maria Cristina Rota — primo: le responsabilità  che attengono alla decisione di non istituire la cinturazione della Val Seriana;, secondo: la gestione delle Rsa; terzo: l’apertura-chiusura lampo dell’ospedale Pesenti-Fenaroli di Alzano — finora era rimasto fuori — o almeno non era emerso — l’aspetto che riguarda, appunto, i soccorsi sul territorio. Nelle case, per capirci.
Perchè degli oltre 6mila morti registrati in provincia di Bergamo alla fine di marzo, molti se ne sono andati senza nemmeno passare dagli ospedali. Morti nelle proprie abitazioni. In molti casi senza una diagnosi certa. Ma con tutti i sintomi del Covid 19. La casistica riguarda soprattutto persone anziane. Ma non solo.
Le schede del 118
Per vederci chiaro la magistratura nelle scorse settimane ha deciso di andare a fondo: da qui il sequestro delle schede degli interventi del 118. E dunque: le chiamate registrare e trasferite dagli operatori nelle schede che determinano l’uscita delle ambulanze e dei mezzi di soccorso.
A cavallo tra febbraio e marzo, e poi per   tutto il mese, mentre a Bergamo stavano andando al collasso, oltre agli ospedali, anche le camere mortuarie e i forni crematori, uno dei problemi maggiori era stato proprio l’assistenza sul territorio. Le carenze delle bombole di ossigeno, necessarie per i pazienti in crisi respiratoria ma che o non potevano o ai quali era sconsigliato andare in ospedale.
Le chiamate continue. I pronto soccorso al limite.
In tutto questo   – ipotizzano i magistrati sulla base anche delle numerose denunce presentate in Procura dal comitato “Noi denunceremo” (parenti di vittime Covid) — i tempi dei soccorsi potrebbero essere stati, in alcuni casi, non adeguati alla situazione che si era venuta a creare nella bergamasca. Il sequestro del materiale confluisce nella mole di documentazione in possesso della procura. Che adesso, dopo gli interrogatori incentrati sulla mancata zona rossa, si tanno concentrando sugli altri due rami d’indagine: ospedale di Alzano e Rsa.
L’anomalia
Per quanto riguarda il primo circolano indiscrezioni — non confermate — di almeno due nomi iscritti nel registro degli indagati. Potrebbero essere tra coloro che, quando verranno formulati eventuali capi d’accusa, sarebbero chiamati a rispondere dell’anomalia del 23 febbraio: quando l’ospedale Pesenti Fenaroli chiuse e riaprì poche ore dopo. Il motivo: alcuni casi di pazienti Covid risultati positivi ai tamponi. In una struttura che, appunto, riaprì i battenti senza gli adeguati interventi per metterla in sicurezza e fermare dunque la catena dei contagi.
La pm Rota e i tre magistrati che lavorano con lei sull’inchiesta faranno luce su questo ed altro: scarsa informazione dei pazienti e dei loro parenti dei rischi legati all’infezione soprattutto durante la prima fase dell’emergenza; l’assenza di dispositivi di protezione nelle strutture sanitarie e la mancanza di una medicina del territorio efficace e tempestiva per la gestione dei pazienti a domicilio.

(da agenzie)

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IL DIRETTORE DI THE LANCET: “UN LOCKDOWN ANTICIPATO IN ITALIA AVREBBE EVITATO MIGLIAIA DI MORTI”

Giugno 18th, 2020 Riccardo Fucile

“SE AVESSERO CHIUSO TUTTO UNA/DUE SETTIMANE PRIMA, VITTIME RIDOTTE DEL 50%”… “IN EUROPA I POLITICI HANNO PAURA DI DIRE CHE SI POTRA’ TORNARE ALLA NORMALITA’ SOLO TRA UN ANNO”

Critiche feroci e senza guardare in faccia a nessuno. Sono quelle che Richard Horton, il direttore da 25 anni della prestigiosa rivista scientifica The Lancet, ha pronunciato nel corso di un’intervista esclusiva a Repubblica, in cui ha presentato il suo libro in uscita nei prossimi giorni, The Covid-19 Catastrophe: What’s Gone Wrong and How to Stop It Happening Again, la catastrofe del Covid-19: cosa è stato sbagliato e come impedire che si ripeta ancora.
Sono arrivati rimproveri sia su come l’Italia abbia gestito l’emergenza coronavirus (pur riconoscendo alcune attenuanti), ma anche sulla Gran Bretagna e sugli Stati Uniti.
Boris Johnson, ad esempio, se avesse preso sul serio l’epidemia sin dagli inizi, avrebbe potuto evitare più del 50% delle vittime di coronavirus in Gran Bretagna. Ma la stessa cosa vale anche per l’Italia.
Anche l’anticipo di una sola settimana delle misure di lockdown avrebbe potuto salvare migliaia di persone. Horton ricorda però che il nostro Paese ha agito prima degli altri e ha avuto una crisi molto forte nelle RSA che nulla ha a che vedere con il lockdown.
Tuttavia, la differenza di una settimana — se si considera che è quello il nocciolo della questione relativo ad esempio all’inchiesta della procura di Bergamo sulla mancata istituzione delle zone rosse di Alzano e Nembro — secondo Horton è stata cruciale: «Ci sarebbe stata una riduzione dei morti, senza dubbio. All’inizio, anche stando a ciò che mi diceva Giuseppe Remuzzi (dell’istituto Mario Negri, ndr), il governo italiano non ha capito la gravità  di ciò che accadeva in Lombardia. Un lockdown anticipato di una o due settimane può significare fino al 50% di vittime in meno. Bisogna essere molto autocritici su questo. I ritardi, qualsiasi sia la loro ragione, hanno avuto delle conseguenze. Migliaia o forse una decina di migliaia di vittime non meritavano di morire»
Direttore Lancet: «I politici non dicono chiaramente che non ne usciremo prima di un anno»
Insomma, una bordata vera e propria nei confronti della politica. Che allarga i suoi confini anche ai Paesi europei e agli altri Paesi del mondo: «I politici — ha confermato Horton — non dicono chiaramente che la situazione non tornerà  alla normalità  prima di un anno. E che quindi bisogna evitare eventi di massa, di prendere i mezzi pubblici, di non rispettare più le norme per il distanziamento. Quello che si sta verificando in Cina fa ancora parte della prima ondata, sarebbe deleterio abbassare la guardia come purtroppo qualcuno sta facendo».
Richard Horton, direttore di The Lancet, continua nella sua disamina e crede che anche la comunità  scientifica abbia avuto delle responsabilità , sottovalutando — per una sorta di razzismo intrinseco — il lavoro che i medici cinesi stavano portando avanti nei primi giorni dell’epidemia. Un’analisi a tutto campo, insomma, che prende in considerazione aspetti sin qui trattati in maniera molto diversa. Ma l’autorevolezza della voce che pronuncia queste accuse offre loro completamente un altro punto di vista.

(da agenzie)

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AUMENTATI I CONTAGI RISPETTO ALLA SCORSA SETTIMANA

Giugno 18th, 2020 Riccardo Fucile

IL REPORT DELLA FONDAZIONE GIMBE

Come ogni settimana, la Fondazione Gimbe pubblica il report dei nuovi contagi in Italia, mettendo i dati in parallelo con quelli dei sette giorni precedenti.
Uno strumento molto utile per capire le dinamiche dell’andamento dell’epidemia. Rispetto alle fasi iniziali dell’emergenza — come è palese — i dati sono di gran lunga più bassi. Nell’ultima settimana, però, il report contagi Gimbe mostrano un incremento rispetto alla precedente rilevazione in tutta Italia. E la Lombardia continua a essere il ‘focolaio’ più attivo, anche in termine di percentuale sul dato nazionale.
«Negli ultimi 7 giorni — si legge nel comunicato — si registra un incremento di 2.294 nuovi casi, rispetto ai 1.927 della settimana precedente. Undici Regioni hanno un incremento complessivo di 461 casi di cui 384 (83%) in Lombardia; a seguire Piemonte (33), Toscana (18), Emilia Romagna (13), Prov. Aut. di Trento (4), Friuli Venezia Giulia (3), Calabria (2), Prov. Aut. di Bolzano (1), Abruzzo (1), Sardegna (1), Veneto (1). Le altre 10 Regioni fanno registrare complessivamente 94 nuovi casi in meno rispetto alla settimana precedente con minime variazioni negative, ad eccezione della Liguria (-61 casi). Le variazioni dei nuovi casi per 100.000 abitanti oscillano da +3,8 della Lombardia a -3,9 della Liguria».
Per quel che riguarda il numero di tamponi effettuati nell’ultima settimana, il report contagi Gimbe mostra come questo dato sia aumentato solamente in sei Regioni, mentre in tutte le altre è diminuito. Questo gap è, probabilmente, dovuto a una situazione epidemiologica migliore e all’aumento dei test sierologici.
I dati della protezione Civile
«I dati forniti dalla Protezione Civile — spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe — documentano un lieve incremento dei casi nell’ultima settimana rispetto alla precedente, ma non permettono alcun monitoraggio accurato in questa fase dell’epidemia. Considerato che le fonti ufficiali riportano solo 3 dei 21 indicatori previsti dal sistema di monitoraggio nazionale, la Fondazione GIMBE invita le Regioni a trasmettere tutti i dati richiesti e chiede al Ministero della Salute di renderli pubblici, sia in formato open per i ricercatori, sia in un formato di facile comprensione per i cittadini».

(da agenzie)

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“A NAPOLI SCIAGURATI, VI RICORDO QUANTO CI E’ COSTATA ATALANTA-VALENCIA”

Giugno 18th, 2020 Riccardo Fucile

L’OMS STIGMATIZZA L’INCOSCIENZA DEGLI ASSEMBRAMENTI PER FESTEGGIARE LA VITTORIA IN COPPA ITALIA DELLA SQUADRA PARTENOPEA

Lo sguardo preoccupato di Ranieri Guerra, membro del board dell’Oms, sui festeggiamenti dei tifosi del Napoli per le strade della città  dopo la vittoria della Coppa Italia nella sfida contro la Juventus.
Non è ancora tempo di caroselli, eventi pubblici e assembramenti. Se gli stadi sono chiusi al pubblico un motivo ci sarà . Per questo, ai microfoni di Agorà , il rappresentante dell’Oms ha censurato duramente i comportamenti di chi, ieri, si è riversato in strada senza mascherina e non rispettando il distanziamento sociale.
«Sciagurati, il problema è tutto lì: in questo momento non ce lo possiamo permettere. Per fortuna è successo in Campania dove governatore della regione e sindaco di Napoli hanno messo in piedi delle misure di controllo piuttosto rigide che hanno ridotto l’incidenza del virus. Però vi ricordo che in altri luoghi — ha detto Guerra — ha contato tantissimo, ad esempio, la famosa partita di Champions tra Atalanta e Valencia all’inizio della distribuzione del virus in Lombardia. Non vorrei che riprendessimo proprio nel momento in cui il Cts ha accolto le richieste della Lega Calcio sul contagio dei calciatori per permettere un regolare svolgimento delle manifestazioni sportive, principi comunque contrari a quello che dice la scienza».
Il commento finale, insomma, è tranchant sulle immagini che arrivano da Napoli: «Vedere queste scene — ha detto Ranieri Guerra — fa molto male».

(da agenzie)

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