Giugno 7th, 2020 Riccardo Fucile
AVEVA ACCOMPAGNATO UN SUO CONNAZIONALE A DENUNCIARE UN MANCATO PAGAMENTO E DA ALLORA AVEVA RICEVUTO MINACCE
Adnan Siddique era arrivato in Italia dal Pakistan 5 anni fa con la speranza di costruirsi un
futuro migliore.
A Lahore, metropoli pakistana di 11 milioni di abitanti, viveva con il padre e la madre e altri 9 fratelli. Una famiglia povera che riponeva in Adnan tante aspettative.
A Caltanissetta, dove si era stabilito, lavorava come muratore. Aveva 32 anni. Aveva, perchè Siddique è stato ucciso tre notti fa, il 3 giugno, a coltellate.
La sua colpa era stata quella di aver preso le difese di un gruppo di braccianti connazionali vittime del caporalato. Qualche mese fa aveva accompagnato un bracciante a sporgere denuncia per non essere stato pagato e da allora aveva continuato a ricevere minacce, tutte denunciate. Finchè non è stato ucciso.
Ieri è stata eseguita dal medico legale Cataldo Raffino l’autopsia sul cadavere. Cinque i fendenti: due alle gambe, uno alla schiena, alla spalla e al costato. Quest’ultimo è risultato quello fatale.
Trovata poche ore dopo il delitto, dai carabinieri anche l’arma utilizzata, un coltello di circa 30 centimetri. Il gip Gigi Omar Modica ha interrogato ieri i quattro fermati per l’omicidio
Sta prendendo piede l’ipotesi che gli aggressori operassero una mediazione, per procacciare manodopera nel settore agricolo, tra datori di lavoro e connazionali.
A parlare di Adnan sono sono i proprietari del Bar Lumiere, che erano diventati suoi amici: Giampiero Di Giugno, la moglie Piera e il figlio Erik. Lo avevano invitato a pranzo tante volte e Adnan aveva raccontato dei suoi sogni ma anche delle sue preoccupazioni per via di un gruppo di connazionali che lo tormentavano.
“Una volta è stato pure in ospedale – racconta la famiglia Di Giugno – lo avevano picchiato”. Jaral Shehryar, pakistano di 32 anni, titolare di una bancarella di frutta e verdura, conferma. “Era bravissimo, gentile – afferma – quelli che lo hanno ucciso no. Si ubriacavano spesso. Qualche volta andavano a lavorare nelle campagne ma poi passavano il tempo ad ubriacarsi e fare baldoria”.
Adnan si era confidato con il cugino, che vive in Pakistan. “Aveva difeso una persona e lo minacciavano per questo motivo – riferisce Ahmed Raheel – Voleva tornare in Pakistan per la prima volta dopo tanti anni per una breve vacanza ma non lo rivedremo mai più. Adesso non sappiamo neanche come fare tornare la salma in Pakistan. Noi siamo gente povera, chiediamo solo che venga fatta giustizia”.
(da Globalist)
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Giugno 7th, 2020 Riccardo Fucile
ATTENDIAMO CHE ANCHE SALVINI E MELONI CHIEDANO CHE VENGA ANNULLATA LA MULTA: COSI’ SI DIMOSTRA DI NON AVERE PREGIUDIZI
La presidente dell’Anpi di Cosenza non ci sta e fa ricorso contro la multa per aver portato i fiori a un luogo simbolo della Resistenza lo scorso 25 aprile.
Quanto avvenuto durante il lockdown alla rappresentante dell’Associazione nazionale partigiani torna alla ribalta oggi, il giorno dopo le evidenti violazioni delle norme per il contenimento del coronavirus viste sabato a Roma nelle manifestazioni dei neofascisti.
Lo scorso 25 aprile Maria Pina Iannuzzi, presidente dell’Anpi provinciale di Cosenza “Paolo Cappello” era stata multata per aver violato le prescrizioni atte al contenimento del rischio epidemiologico Covid-19.
Iannuzzi si è adesso rivolta al prefetto Cinzia Guercio perchè possa cancellare la multa.
L’Anpi provinciale precisa che nel giorno della festa della Liberazione, in pieno lockdown, erano state prese “le giuste precauzioni (mascherine, guanti, distanziamento)” per “portare dei fiori in un luogo fortemente simbolico: il Largo dei Partigiani, nella città vecchia, proprio di fronte a quel carcere giudiziario luogo di prigionia e dunque sofferenza per tanti antifascisti cosentini, a cominciare da Paolo Cappello, il muratore socialista che fu ucciso nel 1924”.
L’Anpi sottolinea inoltre che le associazioni partigiane e combattentistiche erano autorizzate a partecipare alle celebrazioni per il 75 º anniversario della Liberazione.
Dalla foto si capisce chiaramente che i 13 partecipanti erano tutti a distanza di sicurezza e con adeguate protezioni, quindi appare evidente che la multa andrebbe revocata.
Per noi tutte le manifestazioni vanno misurate con lo stesso metro, senza distinzioni.
Attendiamo che anche Salvini e Meloni si uniscano alla richiesta.
(da agenzie)
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Giugno 7th, 2020 Riccardo Fucile
ALTRI 400.000 SONO FERMI PERCHE’ NON HANNO INDICATO LE COORDINATE BANCARIE PER IL PAGAMENTO
La Cassa Integrazione Guadagni è ancora un miraggio solo per 830mila persone. Spiega oggi
Repubblica che lo dicono i numeri Inps aggiornati al 4 giugno, frutto della differenza tra 7,6 milioni di lavoratori pagati su 8,4 milioni beneficiari potenziali.
La stessa Inps parla però di “soli” 420 mila lavoratori in attesa — la metà circa: gli unici di cui conosce le coordinate bancarie.
Per gli altri — si giustifica — citofonare alle imprese che non hanno inviato l’ormai mitico SR41: il documento con l’Iban dei lavoratori.
Le domande annullate sono circa 110.000
«Attenzione però, perchè dentro questa cifra ci sono molti doppioni», avverte Marialuisa Gnecchi, vicepresidente dell’Inps. «Ogni azienda può avere inviato anche più di un SR41. Ad esempio, la regione Piemonte per la cassa in deroga ha obbligato le imprese a fare due domande per gli stessi lavoratori: una per le prime 5 settimane e una per le altre 4».
(da agenzie)
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Giugno 7th, 2020 Riccardo Fucile
“SUL MES ODIO POSIZIONI PREGIUDIZIALI”
Roberta Lombardi dice no al bis di Virginia Raggi a Roma e chiede al MoVimento 5 Stelle di pensare al MES come possibile soluzione di finanziamento per il rilancio del paese.
In un’intervista rilasciata oggi al Corriere della Sera la deputata regionale dice la sua sul nuovo M5S che si aspetta:
Si sfideranno Di Maio e Di Battista? È auspicabile un accordo?
«Perchè no? Finchè siamo stati collegiali siamo stati dirompenti. Anche Di Maio e Di Battista sono sicuramente necessari per il Movimento».
Conte ha fatto bene?
«È stato responsabile. Mi piacerebbe che andasse avanti. Anche se ho paura che il ritorno alla normalità per alcuni sia il solito canto del gallo per attirare consensi».
Parla di Renzi? Anche Conte cerca visibilità ? Il Pd è nervoso.
«Ai cittadini le lotte di posizionamento non interessano. Chiunque le faccia».
Si vuole abolire il tetto del doppio mandato, anche per ricandidare Virginia Raggi
«Sono contraria. La politica è un servizio civile a tempo determinato. Crediamo così poco nel nostro progetto da sostenere che il singolo sia più importante dell’idea?»
Un giudizio sul mandato?
«Molto lavoro, ma non tutti i risultati sono visibili»
Direte sempre di no al Mes, anche se cambiasse?
«Odio le posizioni pregiudiziali. A oggi, la fine delle condizionalità è scritta sulla sabbia. Ma se alla fine dell’iter fosse ratificato il cambiamento, si può pensare di esaminarlo in tutte le sue possibili implicazioni».
Corrao è stato punito per aver votato no al Mes. Per la Lezzi si è trattato di un segnale contro Di Battista.
«Mi pare che qualche collega si faccia prendere da dietrologia o avantologia pro domo sua. Abbiamo accettato uno statuto, si rispetti».
Di Battista mette a rischio il governo?
«Con Alessandro abbiamo fatto 5 anni di opposizione feroce, capisco che cambiare ruolo sia difficile. Finchè questo governo fa cose giuste, è giusto criticarlo ma offrendo anche idee costruttive».
(da “NextQuotidiano“)
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Giugno 7th, 2020 Riccardo Fucile
LA VORTICOSA STORIA POLITICA DELL’ “ORGOGLIO ITALIANO” DI ALBANO LAZIALE
Simone Carabella è uno dei candidati dei Fratelli d’Italia alle regionali del 4 marzo in Lazio.
Sulla sua pagina Facebook il candidato del partito di Giorgia Meloni si definisce “orgoglio italiano“.
Orgoglio perchè è un patriota — come si chiamano gli esponenti di Fratelli d’Italia — perchè è il presidente del Comitato Civico “Prima gli Italiani”, perchè ogni anno a Capodanno si tuffa nelle acque gelide del Tevere assieme al celebre Mister Ok per lanciare un messaggio (quest’anno era a favore della ricostruzione di Amatrice) e perchè la sua storia politica è quella di molti italiani che nella vita di casacche ne hanno cambiate tante.
Il palestratissimo Carabella dice di essere “mental-coach” (in quanto esperto di PNL) ma questa è solo una delle sue numerose qualità . La traiettoria politica di Carabella è però molto più complessa di quello che possono far credere le sue pose da macho e i suoi gesti gladiatori.
Una decina di anni fa Carabella è stato iscritto al Partito Democratico di Albano, con cui si candidò nel nel 2005 (risultando il primo dei non eletti alle comunali) e nel 2010.
Nel 2013 però Carabella lasciò il PD e visse una stagione movimentista che lo portò ad avvicinarsi ai movimenti No Inceneritore e al Movimento 5 Stelle (senza entrarne a far parte) grazie alle sue battaglie per i diritti dei disabili.
Successivamente si avvicinò alla Lega Nord e a Noi Con Salvini, eccolo assieme all’onorevole Borghezio ad una manifestazione del partitino personale del Capitano del V Municipio di Roma. Anche se c’è da dire che nemmeno in quel caso Scarabella si candidò con il partito di Salvini.
Nel 2015 invece preferì correre da solo candidandosi a sindaco di Albano Laziale con una sua lista personale dal nome “Amo Albano” dove specificava di non essere nè di destra nè di sinistra.
Ma le numerose battaglie contro lo Ius Soli lo qualificano senza dubbio come sovranista e difensore dell’identità nazionale.
Alle ultime amministrative romane Carabella invece si candidò nella lista Patria a sostegno di Alfredo Iorio (MSI).
Prima di approdare a Fratelli d’Italia l’ultimo tentativo di salvare il Paese. Carabella è stato infatti per qualche tempo tra i sodali del Generale dei Carabinieri Antonio Pappalardo.
Simone Carabella avrebbe dovuto partecipare alla manifestazione di settembre 2017 (in gergo: “rivoluzione”) organizzata dal Movimento Liberazione Italia. Le cose però tra il tuffatore e il generale finirono male.
Pappalardo scoprì che c’erano dei miserabboli traditori della DIGOS infiltratisi nel movimento. In un video il Commissario Pino spiegò che “questi miserabili (che hanno registrato la riunione) erano stati accompagnati da Simone Carabella”. La pietra dello scandalo fu un video pubblicato proprio da Carabella in cui l’orgoglio italiano affermava che la manifestazione sarebbe stata annullata e spostata ad ottobre.
Nel video Carabella spiegava che alle forze dell’ordine era arrivata la voce che qualcuno avrebbe fatto qualche “gesto inconsulto” durante la manifestazione e questo avrebbe messo in pericolo i partecipanti.
Nell’arco della sua intensa carriera politica Carabella ha combattuto tutte la battaglie sovraniste. Si va da quella contro l’arrivo degli immigrati ad Albano Laziale alla protesta contro il concerto di Bello Figo a Roma passando ovviamente per la chiusura dei Campi Rom della Capitale e per la difesa dei due Marò prigionieri in India ai quali Carabella dedicò il tuffo del Capodanno 2015. Ad agosto 2015 Carabella invece se la prendeva contro gli immigrati che facevano il bagno in mare con addosso le mutande, in spregio ai costumi italici.
Ma non ci sono solo battaglie politiche al grido di “prima gli italiani” e contro immigranti, rom e stranieri. C’è anche attenzione per le battaglie a favore della salute. All’epoca del caso Stamina Carabella si schierò a favore della truffa architettata da Davide Vannoni e pubblicizzata dalle Iene.
Più di recente Simone Carabella è stato uno dei capopopolo che hanno agitato la protesta davanti a Montecitorio dopo l’approvazione della Legge Lorenzin sui vaccini obbligatori.
Perchè Carabella, nè di destra nè di sinistra, ma contro immigrati, neri e Rom, è anche un no-vax/free-vax convinto. Secondo il candidato di Fratelli d’Italia i genitori hanno il diritto di scegliere se vaccinare o meno i propri figli perchè i vaccini sono pericolosi, e a dimostrarlo sono i “numerosi” casi di bambini “danneggiati dai vaccini”.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 7th, 2020 Riccardo Fucile
QUANDO SI PRENDONO LEGITTIMAMENTE LE DISTANZE UN PO’ DI AUTOCRITICA NON SAREBBE MALE
Giorgia Meloni in un colloquio con La Stampa oggi dice che Fratelli d’Italia e il centrodestra non c’entrano niente con gli ultras e Forza Nuova in piazza al Circo Massimo e con gli scontri.
Poi però li difende:
Ieri al Circo Massimo, alla manifestazione organizzata da Ultras, neofascisti e Forza nuova, si sono verificati scontri e tensioni con polizia e giornalisti. Il 4 luglio nello stesso luogo voi volete portare migliaia di persone. Riuscirete a tenere alla larga i più agitati
«Noi non abbiamo a che fare con questi gruppi, lontani da noi assolutamente. Vedo però un tentativo di criminalizzare l’opposizione che scende in piazza, come è successo il 2 giugno. Il tentativo di accostare noi ad altri è strumentale.Il gioco di criminalizzare chi dissente è un modo per trasformare le mascherine in bavaglio. Io sono preoccupata per questa deriva liberticida».
In effetti è vero che fino a prova contraria Meloni non c’entra nulla con quelli in piazza al Circo Massimo, ma non spiega però perchè Simone Carabella, uno dei protagonisti ieri della situazione degenerata poi in piazza, era candidato con Fratelli d’Italia alle Regionali nel Lazio.
Forse un po’ di autocritica ogni tanto farebbe bene.
(da agenzie)
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Giugno 7th, 2020 Riccardo Fucile
UNA PARTE DELL’ESTABLISHMENT DEL PARTITO REPUBBLICANO HA DECISO DI VOLTARE LE SPALLE AL MILIARDARIO ALLE PROSSIME PRESIDENZIALI
Fa ribrezzo anche agli esponenti del suo partito. 
E così sono tanti gli esponenti repubblicani che non vogliono mischiarsi con la linea estremista e razzista di Donald Trump, anche se – come del caso di Bush – parliamo di esponenti che hanno molto da farsi perdonar
Secondo molte indiscrezioni parte dell’establishment del Partito repubblicano si appresta a non votare Donald Trump alle elezioni presidenziali di novembre.
Secondo il New York Times il tycoon, come nel 2016, non avrà il voto dell’ex presidente George W. Bush e del senatore ed ex candidato alla presidenza Mitt Romney
Gli ex speaker della Camera John Boehner e Paul Ryan non hanno ancora deciso, mentre la vedova del senatore John McCain, Cindy, voterà Joe Biden
Ma anche un gruppo di figure di punta del partito sarebbe oggi tentato dal votare per l’ex vicepresidente democratico.
L’altro giorno Lisa Murkowski, senatrice repubblicana eletta in Alaska, ha lodato le dure parole di critica rivolte a Donald Trump dall’ex ministro della Difesa, Jim Mattis, come “vere, oneste e necessarie da tempo” e ha ammesso che “in difficoltà ” a votare per il presidente a novembre.
(da Globalist)
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Giugno 7th, 2020 Riccardo Fucile
IL 16 APRILE LA DAMA SPA SI AGGIUDICA LA FORNITURA PER 513.000 EURO, IL 22 MAGGIO STORNA LA FATTURA E DIVENTA UNA DONAZIONE
“Lo Squalo” è il titolo dell’inchiesta del giornalista di “Report” Giorgio Mottola (in collaborazione con Norma Ferrara), che andrà in onda lunedì prossimo nel programma condotto da Sigfrido Ranucci, che racconta la storia di un appalto: il 16 aprile la Dama spa si aggiudica, senza gara, una fornitura di camici alla Regione Lombardia — tramite Aria, l’agenzia regionale pubblica degli acquisti — per 513mila euro.
La Dama spa, che produce il noto marchio Paul&Shark, appartiene per il 10%, tramite la DIVADUE srl, alla moglie di Attilio Fontana, Roberta Dini. Il resto delle quote fa riferimento, tramite una fiduciaria svizzera, al fratello: Andrea Dini.
La storia è anticipata oggi dal Fatto Quotidiano, che riporta subito la versione del presidente della Regione: “Della vicenda il presidente non era a conoscenza. Sapeva che diverse aziende, fra cui la Dama Spa, avevano dato disponibilità a collaborare con la Regione per reperire con urgenza Dpi in particolare mascherine e camici per strutture sanitarie”. Il tutto inizia il 16 aprile con l’affidamento, e finisce attorno al 22 maggio quando la ditta stornerà quei soldi restituendoli di fatto alla Regione
L’affidamento diretto di denaro pubblico viene firmato da Aria, la centrale acquisiti della Regione, creata circa un anno fa su input dell’assessore al Bilancio, il leghista Davide Caparini. Negli elenchi dei fornitori presenti sul sito di Aria con molta difficoltà si trova la ditta Dama Spa. Compare il nome, ma non si comprende bene cosa si venda e a che prezzo.
La Dama, però, è una società nota che detiene il famoso marchio Paul&Shark. Il suo ceo è Andrea Dini, fratello di Roberta, moglie di Attilio Fontana. La first lady regionale è poi parte attiva dell’impresa in quanto vi partecipa come socia al 10% attraverso la Divadue Srl. La Diva Spa, invece, detiene il 90% di Dama Spa. La Diva Spa inoltre ha come socio al 90% una fiduciaria del Credit Suisse che amministra un trust denominato “Trust Diva”.
Secondo il documento recuperato da Report, Dama deve iniziare le consegne a partire dal 16 aprile, mentre il pagamento avverrà a 60 giorni e il 30 aprile emetterà fattura.
Il quadro così ricostruito viene presentato dall’inviato ad Andrea Dini, che al citofono risponde: “Non è un appalto, è una donazione. Chieda pure ad Aria, ci sono tutti i documenti”.
Davanti all’ordine di forniture, Dini mette giù. Poi è costretto ad ammettere: “Effettivamente, i miei, quando io non ero in azienda durante il Covid, chi se ne è occupato ha male interpretato, ma poi me ne sono accorto e ho subito rettificato tutto perchè avevo detto ai miei che doveva essere una donazione”.
E così, in effetti, avviene. A partire dal 22 maggio, la Dama stornerà quelle fatture di fatto riportando il tutto a una donazione. Il che non cancella una brutta vicenda che ha sollevato la concreta ipotesi di un enorme conflitto d’interessi per il governatore Attilio Fontana.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 6th, 2020 Riccardo Fucile
SUL SUO PROFILO LA CONTESTAZIONE SCOMPARE
Contestazioni e offese a Matteo Salvini, dalle persone affacciate ai balconi, metre il leader della
Lega deponeva una corona di fiori in memoria del poliziotto Pasquale Apicella, morto a 37 anni, nell’aprile scorso, quando la sua volante è stata speronata dall’auto di alcuni rapinatori in fuga.
“Non si specula sulla morte di un poliziotto”, ha urlato un uomo. Un’altra donna, dal balcone, ha invece gridato: “Napoli non ti vuole, non devi venire qui”. “Dopo tre mesi sei venuto – ha detto un’altra donna in strada – Hai coraggio a farti vedere”.
Il leader della Lega, dopo aver deposto i fiori, è risalito un macchina
Successivamente, Salvini ha postato lo stesso video sui suoi profili social, con gli insulti coperti dalla musica.
(da “La Stampa”)
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