Giugno 3rd, 2020 Riccardo Fucile
SCIENCE MEDIA CENTRE BRITANNICO, ORGANIZZAZIONE INDIPENDENTE, HA PUBBLICATO IL PARERE DI ALCUNI CATTEDRATTICI E RICERCATORI
A Radio 24 ieri Alberto Zangrillo, primario di anestesia e rianimazione al San Raffaele di Milano,
ha difeso la sua uscita sul Coronavirus “che clinicamente non esiste più”
Lo Science Media Centre britannico, organizzazione indipendente, la cui missione è “fornire informazioni accurate e basate su prove scientifiche su notizie controverse e di attualità quando si verifica la maggior confusione e disinformazione”, ha pubblicato il parere di alcuni cattedratici e ricercatori, sicuramente “più” scienziati come il primario del San Raffaele.
Per Francois Balloux, professore di biologia dei sistemi computazionali e direttore dell’UCL Genetics Institute, della University College London (UCL) “non ci sono prove che la SARS-CoV-2 sia diventata più o meno virulenta o trasmissibile. L’epidemia in Italia è diminuita nelle ultime settimane nonostante l’allentamento delle misure di distanziamento sociale messe precedentemente in atto. Ciò è in linea con quanto osservato nella maggior parte dei paesi europei. La misura in cui ciò è dovuto solo alle misure di allontanamento sociale residue in atto, o se la stagionalità o alcuni altri fattori stiano giocando un ruolo rimane dibattuta. Detto questo, non dovremmo assolutamente escludere una seconda ondata epidemica entro la fine dell’anno. Non credo che questi commenti siano utili o riflettano le prove scientifiche attuali. Il carico virale dei test di tampone varierà nel corso di un’infezione. Se confrontato lo stesso giorno post-infezione, la carica virale può essere correlata alla gravità dei sintomi. Tuttavia, la dose virale potrebbe anche essere una funzione della dose infettiva iniziale (il numero di virioni con cui un paziente è stato infettato). È probabile che la trasmissione all’aperto sia caratterizzata da una dose infettiva più bassa e da sintomi meno gravi, rispetto alla trasmissione all’interno. Non ci sono prove che il virus abbia perso forza in questa fase.
Per Elisabetta Groppelli, docente di Global Health e virologa presso l’Università St George di Londra “l’idea che il virus si stia indebolendo non è basata su prove certe. In Italia, l’età dei casi confermati è in costante calo e sappiamo che la malattia tende ad essere meno grave nei gruppi più giovani. I casi vengono anche diagnosticati prima, il che consente di curare meglio. Qualsiasi prova che la gravità della malattia stia diminuendo dovrebbe tenere conto di questi punti. Il genoma del virus viene monitorato in tutto il mondo, anche nel Regno Unito. Molte università e centri di ricerca stanno leggendo le informazioni genetiche per valutare quanto cambia nel tempo e se esiste un legame tra le informazioni genetiche virali e la gravità della malattia. La conclusione a cui si è arrivati è che sebbene i genomi mostrino alcuni cambiamenti, non ci sono prove per aumentare o diminuire le caratteristiche del virus, come la trasmissibilità e la gravità della malattia”
Martin Hibberd, infettivologo e docente della London School of Hygiene & Tropical Medicine, sostiene che “attualmente c’è uno sforzo in tutto il mondo per stabilire se la composizione genetica della SARS-CoV-2 stia cambiando, permettendoci di determinare se c’è qualche causa sottostante di qualsiasi cambiamento nel COVID-19. Con dati provenienti da oltre 35.000 genomi di virus interi, al momento non ci sono prove che ci siano differenze significative relative alla gravità . Mentre potrebbe cambiare in futuro, per ora sembra probabile che ci siano altri motivi per cui i casi osservati sembrano diversi. Sappiamo che il virus può infettare molte (e forse la maggior parte) persone senza produrre sintomi evidenti o gravi, mentre anche in quelli con sintomi chiari, l’80% ha una malattia lieve. Durante un’epidemia grave, è probabile che questi casi lievi o inapparenti vengano trascurati. Tuttavia, in una situazione in cui il numero di casi gravi sta diminuendo, potrebbe esserci del tempo per iniziare a osservare le persone con sintomi meno gravi, dando l’impressione che il virus stia cambiando.
Per Oscar MacLean, del Centro di ricerca sui virus dell’Università di Glasgow, MRC, le affermazioni di Zangrillo “non sono supportate da nulla nella letteratura scientifica e sembrano anche abbastanza non plausibili per motivi genetici.La stragrande maggioranza delle mutazioni SARS-CoV-2 è estremamente rara e quindi, sebbene alcune infezioni possano essere attenuate da alcune mutazioni, è altamente improbabile che siano abbastanza comuni da alterare la natura del virus a livello nazionale o globale. Sappiamo che la suscettibilità al virus differisce in modo significativo tra età e gruppi di rischio, e quindi i risultati dell’infezione differiranno drasticamente anche tra gli individui. Poichè gli sforzi di test sono aumentati in tutto il mondo, le infezioni asintomatiche e lievi che in precedenza non sarebbero state rilevate, ora hanno molte più probabilità di essere identificate. È importante non confonderlo con alcun indebolimento da parte del virus. Fare queste affermazioni sulla base di osservazioni aneddotiche da test di tampone è pericoloso. Mentre l’indebolimento del virus attraverso le mutazioni è teoricamente possibile, non è qualcosa che dovremmo aspettarci e qualsiasi affermazione di questo tipo dovrebbe essere verificata in modo più sistematico. Senza prove significativamente più forti, nessuno dovrebbe minimizzare inutilmente il pericolo rappresentato da questo virus altamente virulento e rischiare la risposta in atto in tutta la società .
Tornando sul suolo patrio, anche in Italia la tesi di Zangrillo, subito “sposata” dalla stampa di destra e negazionista (Secolo d’Italia, Il Giornale, Libero, nicolaporro.it, Vox) è stata smontata, e proprio da un collega del San Raffaele.
Per comprendere l’errore comunicativo di Zangrillo bisogna riportare le parole del suo collega Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia del San Raffaele e professore all’Università Vita-Salute, da lui stesso citato a sostegno delle sue parole, dove “risulta evidente l’enorme differenza tra la comunicazione da talk show di Zangrillo e quella da ricercatore scientifico di Clementi, il quale non dichiara una «scomparsa» del virus ma che “è cambiata la manifestazione clinica, forse anche grazie alle condizioni ambientali più favorevoli. Ora assistiamo a una malattia diversa da quella che vedevamo nei pazienti a marzo-aprile. Lo scarto è abissale ed è un dato che riteniamo importantissimo. Confermato peraltro dalla pratica: non solo non abbiamo più nuovi ricoveri per Covid in terapia intensiva, ma nemmeno in semi-intensiva. Nelle ultime settimane sono arrivati pochi pazienti e tutti con sintomi lievi. E, aggiunge Clementi, “nessuno può sapere con certezza se ci sarà una nuova ondata di contagi, la temevamo anche per la Sars ma non si è verificata e, anzi, il virus è scomparso. Per quanto riguarda Sars-CoV-2, ci potranno essere dei focolai locali e sarà determinante il modo in cui sapremo reagire, isolandoli, individuando i contatti e affidando i pazienti alla medicina di territorio per lasciare gli ospedali solo a eventuali casi gravi.
Da segnalare, infine, il contributo su Scienza in rete di Cesare Cislaghi, ex presidente dell’Associazione italiana di Epidemiologia. Nel suo articolo Equivoci virali Cislaghi scrive: ” il quesito “scientifico” che ci si deve porre con molta serietà , e soprattutto con sobrietà , è il seguente: è il virus che “è sparito” o sono le misure di contenimento che lo stanno bloccando? E partiamo da un dato incontestabile: la frequenza non solo di malati ma anche di soggetti positivi è in chiara ed elevata diminuzione, ma questo è un regalo del virus o una conquista delle misure preventive importanti adottate? E magari usciamo dal nostro orticello e guardiamo anche il mondo: cosa succede causa virus negli USA, in Brasile, in Corea del Sud dove dopo gli incontestabili successi hanno ripreso il lockdown, eccetera?
(da agenzie)
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Giugno 2nd, 2020 Riccardo Fucile
GLI ITALIANI DOVREBBERO TIRARE FUORI I SOLDI DAL CONTO CORRENTE PER “RICOSTRUIRE L’ITALIA” COMPRANDO BUONI DEL TESORO SOVRANISTI… IL RISULTATO SAREBBE UNO SOLO: I SOLDI DEI PIU’ POVERI SAREBBERO UTILIZZATI PER PAGARE GLI INTERESSI DA CORRISPONDERE AI PIU’ RICCHI
«Preferisco emettere altri buoni del tesoro a condizioni fiscali vantaggiose. Questa è una scelta che il ministero dell’Economia può fare domani. Gli italiani hanno un risparmio depositato in banca superiore a 1500 miliardi di euro, lo tengono lì per paura, preoccupazione o cautela. Se agli italiani venisse chiesto di mobilitare volontariamente una parte di questo risparmio per ricostruire scuole, strade e ospedali di questo paese lo farebbero più velocemente dei fondi europei, nell’arco di quindici giorni»: Matteo Salvini nell’intervista rilasciata oggi ad Agorà torna sulla sua ideona dei buoni del tesoro solo per gli italiani.
Non è la prima volta che il Capitano ne parla. Lo ha fatto la prima volta alla fine di maggio 2019, all’epoca in cui la Lega aveva appena vinto le elezioni europee in Italia e lui doveva trovare i soldi per mantenere tutte le mirabolanti promesse fatte durante la campagna elettorale, dalla flat tax per tutti alla sterilizzazione dell’aumento dell’IVA.
Sappiamo tutti com’è andata a finire:
Salvini poi ha fatto la crisi del Papeete, si è elegantemente defilato dalla lotta accusando il MoVimento 5 Stelle di essere il MoVimento 5 Stelle e si è comodamente accomodato all’opposizione, dove è facile spararle grosse perchè nessuno pretende che tu metta in pratica quello che prometti.
All’epoca diceva cose del tipo: «Chiedo semplicemente di usare in maniera diversa, con tempi e modi diversi la ricchezza italiana che c’è. La ricchezza italiana è ferma nei conti correnti e nel risparmio privato, facciamo usare, liberiamola».
Il primo problema dell’ideona di Salvini è che è anacronistica.
Qualche giorno fa Andrea Greco su Repubblica spiegava che da anni si riduce la quota di Bot e BTP in mano a imprese e famiglie (e quindi anche in mano alle imprese e alle famiglie italiane), passata dal 12,2% nel 2014 al 5,8% nel 2019 secondo le elaborazioni dell’ABI su dati di Bankitalia.
Il debito nazionale, con una traiettoria avviata nella crisi finanziaria 2007, è uscito dalle tasche dei “Bot people” per entrare in quelle, meno spontanee, delle istituzioni finanziarie italiane e della Bce.
E oggi chi altri compra Bot e BTP? Unicredit stima che quasi metà dei detentori esteri di Btp siano «hedge fund, fondi pensione e assicurativi e altri gestori, con approccio molto dinamico e che per primi tendono a vendere quando il mercato si gira».
Come nel 2018, quando nacque il primo governo Conte. Se il film si ripete, «la questione di chi comprerà il debito italiano sarà ancor più impellente, perchè banche centrali e investitori nostrani dovrebbero farsi carico anche delle quote estere in vendita”, aggiunge Unicredit.
Le banche italiane, passate dal 22,4% al 26,5% in 12 anni, anche ora non mollano la presa, con piccoli arrotondamenti qua e là : tanto che il ministro Roberto Gualtieri, nel comitato esecutivo Abi del 18 marzo, ne ha lodato il sostegno.
Al loro fianco, assicurazioni e altri intermediari italiani, ancor più saliti dal 2007 fino a un quasi il 20% del totale. La crisi dei debiti sovrani 2011 però ha già proposto i danni che la spirale debito pubblico-banche private può produrre, quando lo spread sovrano s’allarga. Varrebbe, più o meno per l’eroico risparmiatore patrio.
Il motivo per il quale oggi le famiglie non comprano più di tanto le obbligazioni italiane è semplice: non rendono abbastanza rispetto ad altri prodotti disponibili sul mercato finanziario.
E Salvini che vuole fare? Se per caso intende farglieli comprare “volontariamente” allora dovrà offrire un rendimento più alto. Altrimenti il piano fallirebbe prima di essere posto in atto. E allora ecco qui un primo problema del modello salviniano: non conviene rispetto ad altre possibilità di finanziamento offerte all’Italia, persino quelle più “spaventose” come il MES.
E se davvero l’obiezione dovesse essere “Eh, ma l’1,2% va in tasca agli italiani” va segnalato che allora succederà questo: che le tasse degli italiani verranno usate per pagare gli interessi ad alcuni italiani.
Più precisamente, i soldi dei più poveri verranno utilizzati per pagare gli interessi da corrispondere ai più ricchi, il che è un po’ come se arrivasse qui Robin Hood e facesse il contrario di quello che ha sempre fatto.
E questo al netto del come Salvini intenda assicurarsi che il debito proposto sul mercato venga venduto soltanto ai cittadini italiani e di come vietare a questi ultimi di venderlo successivamente a chi vogliono.
Altra cosa invece sarebbe se Salvini — ma questo lui non l’ha mai detto — avesse in mente di obbligare gli italiani ad acquistare queste obbligazioni. In questo modo si tratterebbe di una patrimoniale mascherata. Ovvero di una versione appena appena più raffinata dell’Oro alla Patria
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 2nd, 2020 Riccardo Fucile
IL 2 GIUGNO ALLA ROVESCIA RISCHIA DI ESSERE L’ANTICIPO DEL FILM CHE VERRA’
Perchè poi l’aria che tira si capisce subito, dal muscolo e dal tatuaggio degli scagnozzi di una
frangia di Forza Nuova, prima ancora che arrivi l’invito a non rompere troppo con le domande.
E prima ancora di ascoltare tal Danilo Cipresso, che urla dal megafono contro Conte, contro le regole che hanno “limitato la libertà ”, e pure contro la polizia. Sono i primi che incontri, appena arrivi a piazza del Popolo, nel giorno della Festa della Repubblica, quella democratica e antifascista.
Allarghi lo sguardo: la manifestazione è un assembramento, senza distanze, senza regole, con poche mascherine, più affollata rispetto alle previsioni, un flashmob che non è un flashmob, a dispetto delle raccomandazioni più o meno convinte.
Di simbolico c’è poco, di reale c’è la rabbia della destra vera e muscolosa, che nell’Italia dove la parolaccia è sdoganata si riassume nel coro “Conte, Conte, vaffanculo”, più volte ripetuto. O nella becera insofferenza verso il capo dello Stato, rivelata da un fuorionda in cui due patrioti, riferiamo solo per dovere di cronaca, si rammaricano perchè “la mafia ha ucciso il fratello sbagliato”.
Poche ore dopo, stesso giorno, stesso set riscaldato dalla canicola del sole pomeridiano, diverse centinaia di persone, incazzati veri, con un gilet arancione, versione nostrana dei gilet jaune che hanno messo a ferro e fuoco la Francia, no euro, no Mes, no governo, no virus inteso come negazionismo, inneggiano al “ge-ne-ra-le, ge-ne-ra-le” prima che salga sul palco Antonio Pappalardo, il farsesco ex generale di brigata ed ex capo di stato maggiore della divisione unità specializzata carabinieri di stanza a Roma.
I pochi che hanno la cortesia di parlare ti spiegano che la pandemia non esiste (sic!), che è tutta una montatura per tenere il controllo sociale, si abbracciano, urlano contro il governo, affidano al turpiloquio la rabbia, qualcuno mena le mani contro i giornalisti servi del potere di mascalzoni, massoni, euroburocrati. A occhio pochi non sono, anzi sembrano tanti quanti quelli della mattina.
Per l’amor di Dio, rifuggiamo dalla tentazione di fare di tutt’erba un “fascio”, anche se tutti mandano a quel paese Conte, tutti urlano “elezioni”, nessuno si mette la mascherina diventata quasi un simbolo di oppressione, parecchi arrivano da altre regioni nonostante oggi non sia ancora consentito.
E anche se, in molti, nel pomeriggio assomigliano a quelli della mattina perchè “io ho votato i Cinque Stelle, ma mi hanno deluso, sono dei venduti anche loro, adesso voto Giorgia”.
Questo due giugno alla rovescia, senza manifestazioni repubblicane (a causa virus), ma con manifestazioni zeppe di eredi di chi la Repubblica non l’avrebbe fatta, altro che vittoria dell’Europa sul populismo in nome della “valanga di soldi” in arrivo, perchè non si sa quando arriveranno, racconta tuttavia in pillole almeno due cose, che tanto banali non sono, come in un trailer di un film cui potremmo assistere nei prossimi mesi.
La prima la coglie Ignazio La Russa, che di cortei ha un’esperienza quasi cinquantennale: “Se avessimo spinto, sarebbero arrivate un milione di persone, c’è un afflusso sorprendente”. Ecco, la partecipazione come moto in larga parte spontaneo, oltre le aspettative, oltre lo sforzo organizzativo, perchè la gente sarebbe arrivata comunque, dopo i mesi della reclusione, del lockdown democratico, delle conferenze stampa su ciò che si può e che non si può fare, e a quanti centimetri di distanza, della narrazione da Grande Fratello del “torneremo ad abbracciarci”.
La seconda, ed è la parte sinistra del film, è il nesso tra le due piazze, quella della destra che si candida a governare con percentuali in Europa seconde solo a quelle dell’Ungheria, quella del carnevale complottista che sembra fuori dal mondo, ma rischia, quando entrerà nel circo mediatico, di conquistare piena cittadinanza nel dibattito nazionale.
In tal senso, diciamola così, la piazza del pomeriggio “incatena” quella della mattina al nazional-populismo, nella misura in cui dà voce (o meglio: urlo) ad alcune sue teorie estreme, dall’euro alla necessità di stampare moneta.
Se la destra avesse assunto una linea di collaborazione istituzionale, se rinunciasse a invocare elezioni anche se è evidente che non si vota, se non desse cittadinanza alle polemiche sul Mes, alla sovranità come mito da agitare, quella piazza di “matti” sarebbe anche contro la destra, non solo contro il governo, diventando il detonatore della sue contraddizioni.
È la fotografia di un paese che, sia pur spesso raccontato con spirito autoconsolatorio, ha un umore profondo di ribellione nei passaggi più delicati. E che sulla rabbia sociale, può rompersi.
In fondo, il generale De Lorenzo non era meno carnevalesco di Pappalardo.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 2nd, 2020 Riccardo Fucile
FARE DI NUOVO IL CAPO POLITICO ANCHE PER COMPLICARE LA VITA A DI BATTISTA
Luca De Carolis sul Fatto Quotidiano racconta oggi che Beppe Grillo si è messo in testa, come Cesare Ragazzi, un’idea meravigliosa: quella di tornare a fare il Capo Politico del MoVimento 5 Stelle. Anche per complicare la vita ad Alessandro Di Battista:
Lo dice da un po’, sempre ridendo. Ma lo dice. “E se il capo politico tornassi a farlo io?”. Beppe Grillo, il fondatore del Movimento che da mesi guarda da fuori, nelle ultime settimane lo ha scandito a più di un interlocutore.
E nel M5S di governo si chiedono se sia solo una battuta, magari per tenere sull’allerta i maggiorenti, o qualcosa di più.
Di certo il Garante aveva già battuto un colpo rilevante il 24 aprile, sancendo sul blog delle Stelle il rinvio dell ‘elezione proprio del prossimo capo politico, con una sua “interpretazione autentica”. Quindi dopo le dimissioni di Luigi Di Maio dello scorso gennaio il capo politico reggente è ancora Vito Crimi, il più anziano membro del comitato di Garanzia.
Nonostante Davide Casaleggio che avrebbe voluto un voto entro l’estate, e ha insistito per averlo in una tesissima riunione videoconferenza con tanti big, lo scorso aprile.
Ma Grillo (che non era a quella riunione) ha detto no, nero su bianco. Facendo asse con Di Maio, contrarissimo: “Se lo votassimo ora un nuovo capo durerebbe pochi mesi”.
Un passaggio fondamentale, nella storia del M5S. Dove Casaleggio e la sua piattaforma web Rousseau rappresentano un nodo, come raccontò il Fatto rivelando i durissimi virgolettati di Di Maio nella videoconferenza con l’erede di Gianroberto: “Il sistema di voto su Rousseau ha portato all’anarchia”.
Così la scelta del capo politico è slittata a dopo l’estate, proprio come gli Stati generali, il primo Congresso del M5S. Con Di Maio pronto a riprendersi tutto, possibilmente per interposta leader (la sindaca di Torino Chiara Appendino resta la prima opzione). E con Alessandro Di Battista vogliosissimo di sfidarlo, nel nome di un ritorno alle origini del Movimento. Ma sullo sfondo c’è il jolly immarcabile, Grillo: che magari scherza sul suo futuro, o magari no. “Chi racconta della sua battuta lo fa anche per complicare la corsa a Di Battista” sospetta un grillino di peso, convinto che evocare un ritorno del fondatore penalizzi innanzitutto l’ex deputato, attualmente senza cariche. Di sicuro, sussurra lo stesso big, “se Beppe tornasse capo la rotta sarebbe chiara: avanti con Giuseppe Conte, e avanti con il Pd, sempre e ovunque”.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 2nd, 2020 Riccardo Fucile
GIORNALISTA E SCRITTORE, RACCONTO’ LA STORIA CON INDRO MONTANELLI
Divulgatore storico e commentatore televisivo, Roberto Gervaso scompare il 2 giugno a Milano a
82 anni dopo una lunga malattia.
Scrittore, giornalista e autore di aforismi che stanno facendo il giro della rete, Gervaso era il “grillo parlante” della cultura italiana, capace di raccontare il potere in modo provocatorio.
Nato a Roma il 9 luglio 1937, dopo una infanzia con la famiglia a Torino Gervaso si laurea in lettere con una tesi sul filosofo Tommaso Campanella.
Decisivo l’incontro con Indro Montanelli, che crede subito in lui e lo lancia. I due, dal 1965 al 1970, scrivono insieme i primi sei volumi della Storia d’Italia (Rizzoli), vincendo il Premio Bancarella, che poi Gervaso vince di nuovo da solo con uno dei suoi generi letterari preferiti: le biografie storiche.
Nella sua produzione troviamo i ritratti di Cagliostro, Nerone, Casanova, i Borgia, Claretta Petacci, ma si occupa anche della Monaca di Monza, condivide con i lettori i tanti incontri importanti della sua esistenza — George Simenon, Salvator Dalì, Andres Segovia, Arthur Miller, Lauren Bacall, Michail Gorba ciov, David Rockfeller — e pubblica anche un galateo erotico e un galateo sentimentale.
Una vita apparentemente perfetta segnata in realtà dalla depressione, come racconta nel suo penultimo libro, Ho ucciso il cane nero (Mondadori, 2014). “Quale maleficio s’insinua nella depressione? Chi decide che dobbiamo passare sotto le sue forche caudine, inermi e inerti, subendo e soffrendo? Perchè la natura che ho sempre amato e onorato mi diventa ostile? Perchè i libri, che sono la mia vita, perdono ogni interesse? Perchè tengo alla larga gli amici e, quando mi sono vicini, è come se fossero assenti? Perchè la mattina non mi alzerei mai? Perchè invidio l’ultimo clochard che incontro per strada, alla stazione, sui gradini di una chiesa? Il cane nero, il male oscuro, è un’ossessione senza fine, che non ti dà tregua, non si placa mai. Una lancia che ti si conficca nel costato, un coltello che ti scalca il cuore. Chi non conosce questo morso feroce ti esorta a farti coraggio” scrive Gervaso.
E anche: “Ma come ti può comprendere chi non è mai entrato in questo antro infernale? Esasperato e disperato, t’illudi di trovare uno sfogo nel pianto. Versi, singhiozzando, tutte le lacrime che hai nel cuore, e vorresti morire. T’imbottisci di psicofarmaci, che ci vogliono, ma ben dosati: mai abusarne. L’effetto si fa sospirare e una mattina ti svegli con un’ansia che sfiora l’angoscia, ma che non è angoscia. Piano piano, impercettibilmente, le ante della tua finestra si dischiudono, ma non puoi ancora affacciarti. Solo uno spiraglio, che vagamente fa filtrare un pallido raggio di luce. È l’inizio della rinascita. Ma non illudetevi: ci vuole pazienza”.
L’annuncio della sua morte è dato da sua figlia, Veronica Gervaso, su Twitter: “#robertogervaso sei stato il più grande, colto e ironico scrittore che abbia mai conosciuto. E io ho avuto la fortuna di essere tua figlia. Sono sicura che racconterai i tuoi splendidi aforismi anche lassù. Io ti porterò sempre con me. Addio” scrive la giornalista del TG5.
Noi lo ricordiamo con le sue stesse parole: “L’uomo è un condannato a morte che ha la fortuna di non conoscere la data della propria esecuzione” e “Ho più rughe sul cuore che sulla fronte”.
(da “La Repubblica”)
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Giugno 2nd, 2020 Riccardo Fucile
BERLUSCONI: “NON DOVEVAMO DARE CATTIVI ESEMPI, NON SI PUO’ FARE LA PREDICA E POI ESSERE I PRIMI A VIOLARE LE NORME”
Ho visto da vicino la manifestazione dei sovranisti italiani svoltasi oggi nel centro di Roma, manifestazione nella quale è stata palpabile la differenza di atteggiamento (e di confidenza con la gente) delle tre componenti politiche.
Matteo Salvini è perfettamente a suo agio e tutto sommato contento del bagno di folla mentre Giorgia Meloni appare subito un po’ indispettita, forse preoccupata da un eccesso di assembramento nelle strade capace di fare perdere compostezza all’evento.
Antonio Tajani infine (un po’ come tutti quelli di FI) ha l’aria di quello che si chiede semplicemente “ma io che ci faccio qui?”, posizione plasticamente confermata da un tweet di sostanziale presa di distanze che Silvio Berlusconi pubblica alle 9.30 del mattino (quindi ben prima dell’inizio ufficiale) che recita testualmente: “dovevamo limitare al massimo il numero dei partecipanti per evitare assembramenti e non dare cattivi esempi. Non si può fare la predica e poi essere i primi a trasgredire”.
Questo diverso atteggiamento è importante perchè ci dice molto sulla condizione (anche politica) della sedicente destra italiana, teoricamente racchiusa in una coalizione ma praticamente divisa su molti dei temi più importanti, a cominciare dal decisivo (domani ancor più che oggi) rapporto con l’Europa.
Provo a dirla in un altro modo, rispondendo ad una semplice domanda, che è la seguente: “com’è la destra italiana?”. Ebbene la mia risposta è in una parola: “sgangherata”.
È la sua natura profonda, esattamente come sgangherata è stata la manifestazione di oggi, così come sono sgangherate molte delle uscite sui temi più importanti e com’è la collocazione internazionale dei partiti che ne fanno parte, non a caso privi di credibili punti di riferimento (vedasi alla voce Le Pen), oppure discussi (vedasi alla voce Orban) o incoerenti (il Ppe per Berlusconi) con i partner.
Questa condizione è talmente prevalente da essersi manifestata già di prima mattina nella manifestazione di oggi, appuntamento nel quale tutte le regole di comportamento in chiave Covid-19 sono andate in frantumi in pochi minuti
Ma c’è di più, perchè oggi la piazza ha preso nettamente il tono di una dura protesta contro il governo ed il premier, altro che essere un momento di proposta come annunciato dagli organizzatori.
Ecco quindi che la condizione di realtà “sgangherata” è emersa assai bene nel corso della giornata, mostrando la destra italiana esattamente per quello che è.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 2nd, 2020 Riccardo Fucile
LA PROCURA E LA GDF HANNO ACCERTATO CHE FACEVA LAVORARE IN NERO DIVERSI DIPENDENTI SENZA CONTRATTO, SENZA CONTRIBUTI E CON UNA PAGA DI 70 EURO PER 14 ORE AL GIORNO
Nicola Franzoni è l’imprenditore noto alle cronache per aver organizzato la “marcia su Roma” per
difendere i lavoratori e mandare a casa i politici. Ecco tutto quel che c’è da sapere su di lui.
Nicola Franzoni, 50 anni, imprenditore che in passato ha gestito discoteche e bar nello Spezzino e in Versilia, di recente ha fatto molto parlare di sè. Sua è stata infatti l’iniziativa della “marcia su Roma”: una manifestazione in tempo di lockdown causa Coronavirus per difendere i lavoratori e mandare a casa i politici. Ma l’evento è stato un flop e, soprattutto, il Nostro è stato accusato di una serie gravi irregolarità come datore di lavoro.
A Nicola Franzoni è stato contestato “l’omesso versamento di contributi per un importo complessivo di 255mila euro”, e diversi suoi ex dipendenti hanno confermato che con lui non tutto era in regola.
Stando la ricostruzione fatta da Procura e Guardia di Finanza, Franzoni in passato sarebbe stato “legale rappresentante” di una società che gestiva alcune attività tra La Spezia e Carrara. Per non versare tutti i contributi — secondo l’ipotesi dei pm — avrebbe omesso “una o più registrazioni”.
“Ho lavorato per diversi anni con il signor Nicola Franzoni — ha raccontato un so ex dipendente -. Quattordici ore al giorno con paga misera di 60-70 euro senza nessun contributo pagato, senza nessun contratto e senza nessuna busta paga”.
E un altro ha aggiunto: “Al momento dell’assunzione lui è molto chiaro, verrà fatto un piccolo contratto da 4 ore quando in realtà le ore giornaliere variano dalle otto alle undici. Quindi la maggior parte delle ore viene lavorata in nero”.
E ancora: “Ho lavorato per Franzoni per un paio d’anni. Assicurata 16 ore settimanali lavorando minimo 14 al giorno con una paga di 70 euro al giorno”.
(da agenzie)
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Giugno 2nd, 2020 Riccardo Fucile
DENUNCIATO PER VILIPENDIO ALLA REPUBBLICA, ISTIGAZIONE A DISOBBEDIRE ALLE LEGGI, ATTI CONTRARI ALLA DECENZA, MANIFESTAZIONE NON AUTORIZZATA E VIOLAZIONE DELLE NORME ANTI-COVID
Vilipendio alla Repubblica e alle istituzioni, apologia di fascismo, istigazione a disobbedire alle leggi, atti contrari alla pubblica decenza, manifestazione non autorizzata e violazione delle norme anti covid.
Per questi reati la Digos di Roma ha denunciato Nicola Franzoni, esponente di spicco del ‘Fronte di Liberazione Popolare’ che sabato scorso ha partecipato alla manifestazione organizzata nel centro di Roma autointitolatasi Marcia su Roma 2. L’uomo è accusato di aver urinato davanti alla presidenza del Consiglio.
Residente a La Spezia, Franzoni è stato fermato oggi in un albergo della Capitale, dove si era recato per partecipare a un’altra manifestazione non preavvisata.
Nel video si vede Franzoni davanti al Segretariato Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri dalle parti di Piazza Colonna: “Ora vi facciamo vedere il rispetto che abbiamo nei confronti della presidenza del Consiglio perchè oggi mi hanno detto che siccome sono un rappresentante del popolo devo mantenere un profilo istituzionale. Ora vi facciamo vedere il profilo istituzionale che manteniamo”, dice Franzoni sghignazzando insieme agli altri prima di arrivare davanti alla porta del segretariato.
Secondo quanto riporta il Secolo XIX l’imprenditore e organizzatore della ‘marcia su Roma’ in passato sarebbe stato “legale rappresentante” di una società che gestiva alcune attività tra La Spezia e Carrara.
Per non versare tutti i contributi — è l’ipotesi dei pm — avrebbe omesso “una o più registrazioni” per un totale di 255mila euro.
(da agenzie)
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Giugno 2nd, 2020 Riccardo Fucile
NON SOLO PAPPALARDO, MA ANCHE NEGAZIONISTI, NO VAX, EX FORCONI, PREGIUDICATI, NEONAZISTI
Pappalardo, ex generale dei carabinieri, guida la galassia dei gilet arancioni che ingloba
negazionisti sul virus, ex forconi, no vax, disoccupati.
Pappalardo è stato rinviato a giudizio per vilipendio del presidente della Repubblica e sospeso dal grado di generale.
Il leader e fondatore di “Nuova Resistenza Italiana 2020” si chiama Andrea Libero Gioia, romano. È un assistente di volo dell’Alitalia. La crociata è partita con un passaparola social e grazie ad associazioni collegate: The Walk of Change e AlbaMediterranea, presieduta da Orazio Fergnani, che di Gioia è mentore.
Fergnani, originario di Latina, agente di commercio, ora teorico e paladino della “pandemia inventata”. I morti Covid di Bergamo e Brescia? Per Gioia e Fergnani sono colpa di inquinamento e vaccinazioni. Con le loro tesi i sobillatori del complotto hanno convinto molti: più di 10mila gli iscritti al gruppo Telegram.
Andrea Libero Gioia, no vax, in passato portavoce dei gilet gialli nostrani, ha dato vita al movimento Nuova resistenza italiana.
Poi c’è Giuliano Castellino, leader di Forza Nuova a Roma, vicinissimo a Fiore. Su lui pesa la condanna a 6 anni chiesta dal pm per l’aggressione a due giornalisti dell’Espresso. Castellino è accusato anche di truffa perchè avrebbe truffato 1,3 milioni di euro al sistema sanitario nazionale insieme a Giorgio Mosca. I due imprenditori, secondo l’accusa del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del sostituto Alberto Pioletti, tra maggio del 2016 e dicembre 2017, dopo aver avviato alcuni punti vendita di integratori alimentari per soggetti affetti da celiachia, avevano ‘taroccato’ i buoni per acquistare cibo gluten-free e poi li presentavano alle ASL per ottenere i rimborsi.
In piazza c’è anche Luca Castellini, responsabile di Forza Nuova nel nord Italia, capo ultrà del Verona. In un video inneggia a Hitler. Noto anche per l’attacco a Balotelli: “Non sarà mai italiano”.
Poi ci sono Massimiliano Pugliese, responsabile per CasaPound dell’VIII municipio, il quartiere rosso della Garbatella a Roma, attivo soprattutto nelle iniziative contro i rom, e Giordano Caracino, leader del Veneto Fronte Skinhead, tra i protagonisti dell’irruzione a Como in un centro migranti. Tra le sue frasi: “Hitler ha fatto anche cose buone”.
(da “NextQuotidiano”)
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