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QUANTO VALE IL CUNEO FISCALE DAL PRIMO LUGLIO

Giugno 28th, 2020 Riccardo Fucile

NEL PRIVATO CHI HA UN REDDITO ANNUALE DI 30.721 EURO RICEVERA’ IN BUSTA PAGA 92,23 EURO MENSILI IN PIU’, CON UNA VARIAZIONE DELLA RETRIBUZIONE NETTA DEL 4,69%… NEL PUBBLICO UNA MEDIA DI 73,49 EURO

Il Sole 24 Ore pubblica oggi un’infografica di riepilogo del taglio del cuneo fiscale dal primo luglio che nel comparto più numeroso della Pubblica Amministrazione, la scuola, porta un incremento netto mensile in busta paga di 73,49 euro, che corrisponde a una variazione del netto del 2,12%.
Nel privato agli impiegati della manifattura che hanno un reddito medio annuale di 30.721 euro, entrano in busta paga 92,23 euro mensili in più, con una variazione della retribuzione netta del 4,69%.
Per gli operai della fornitura di energia elettrica, con redditi medi di 33.972 euro, l’aumento è di 82,93 euro mensili netti (+ 3,90%).
Le simulazioni sono dello studio Fusco & Partners che spiegano che il maggior beneficio è riconosciuto a coloro che oggi dichiarano tra 26.600 e i 28mila euro i quali si troveranno a fine luglio 100 euro di aumento netto in busta paga-
A partire da 28mila euro il beneficio è sotto forma di detrazione fiscale sperimentale per 112020 di valore decrescente (pari a 480 euro rimodulati che scende a 8o euro per un reddito di 35mila euro lordi per poi progressivamente azzerarsi).
Mentre i redditi medio-bassi (da 8.174 fino a 26.600 euro) continuano a percepire il bonus Renzi di 80 euro ma “potenziato” con un’integrazione di 20 euro (per raggiungere i 100 euro di aumento netto complessivo).
Nel privato per gli impiegati della fornitura d’acqua, con redditi medi pari a 30.347 euro, l’incremento del nuovo bonus porta 93,29 euro (+4,79%). Nella Pa il beneficio interessa 3,1 milioni di dipendenti pubblici con redditi fino a 40mila euro.
Secondo i calcoli dello studio De Fusco e Partners restano fuori in meno di 100mila: magistratura, presidenza del consiglio, carriere diplomatiche e prefettizie, Authority, dirigenza.
L’aumento massimo va ai circa 150mila ministeriali con un reddito annuo medio di 27487 euro che otterranno 100 euro mensili in più (+2,77% sul netto).
Seguono i circa 10mila dipendenti degli enti pubblici economici e le aziende che producono servizi di pubblica utilità  con redditi medi di 29.335 euro, che avranno un aumento di 96 euro mensili (+2,53%).
Per i 34.600 vigili del fuoco con reddito medio annuo di 29.710 euro l’incremento è di 95 euro mensili (+2,48%).
Se per le agenzie fiscali il vantaggio mensile è di 82 euro (+1,93%), per i corpi di polizia il beneficio medio corrisponde a quasi 51 euro mensili (+1,12%). Per tre milioni di lavoratori dipendenti, però, il taglio al cuneo fiscale è a tempo.

(da agenzie)

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COME E’ STATO CHIUSO IL FOCOLAIO DI MONDRAGONE

Giugno 28th, 2020 Riccardo Fucile

GLI SCREENING TEMPESTIVI SUI RESIDENTI NON HANNO FATTO EMERGERE CRITICITA’: AGLI SCIACALLI SOVRANISTI E’ ANDATA MALE

Il Mattino spiega oggi che il focolaio di Mondragone, per il contesto sociale nel quale si è sviluppato, per le modalità  di esordio e di individuazione dei casi (la scoperta di una donna positiva al Covid-19 che si era recata a partorire nell’ospedale di Sessa Aurunca e l’arrivo, nello stesso ospedale, di un suo connazionale, unico sintomatico, con febbre alta e polmonite, da considerare il caso 1) è stato ben controllato e oggi la quota di positivi scoperti dal tampone è zero:
La donna ha partorito a Sessa Aurunca senza provocare contagi intraospedalieri ed è stata trasferita nella struttura ginecologica “Covid” realizzata al Policlinico Federico II. «Il bimbo è stato portato alla pediatria del Moscati di Avellino — avverte Ferdinando Russo, manager della Asl — e sarà  restituito alla mamma non appena quest’ultima sarà  riscontrata negativa al tampone. Su 2 mila tamponi effettuati negli ultimi due giorni ne abbiamo processato 500 tutti negativi e stasera (ieri nda) avremo l’esito di altri 400».
Da ricordare anche la fuga di 19 bulgari poi ritrovati poi nella piana del Sele e tutti risultati negativi al virus. Infine le tensioni degli ultimi giorni e l’arrivo dell’esercito chiamato da De Luca a presidiare i palazzi dopo un colloquio con il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese
La zona rossa resterà  in vigore fino allo scadere delle due settimane canoniche, mentre proseguiranno gli screening sui residenti nelle aree contigue, che finora non hanno fatto emergere criticità .
Il sabato è trascorso senza nuovi episodi di tensione dopo gli incidenti dei giorni scorsi tra la popolazione locale ed i bulgari di etnia Rom delle palazzine ex Cirio, dove erano stati scoperti una cinquantina di positivi al Covid-19.
Oltre agli alimenti distribuiti dalla Protezione civile, filtra dietro il cordone sanitario qualche borsone passato da connazionali agli abitanti dei cinque edifici di 10 piani.
Qui — a seconda dei periodi dell’anno — vivono ammassati tra i 500 ed i 1000 bulgari impegnati nei raccolti delle campagne. Le forze dell’ordine che hanno cinturato le palazzine sono state integrate dai Baschi verdi della Finanza e dal contingente di militari del Raggruppamento Campania, che dispone ora di 100 unità .
I residenti, tutti con mascherina, mostrano qualche sintomo di insofferenza per gli operatori delle tv che danneggerebbero lo sforzo di ripresa turistica.

(da agenzie)

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PER I CAZZARI DA TASTIERA SE MARIO BRESSI HA UCCISO I DUE FIGLIOLETTI E’ COLPA DELLA MOGLIE

Giugno 28th, 2020 Riccardo Fucile

GENTE CHE NON SA UNA MAZZA E SI PERMETTE SI EMETTERE SENTENZE: E’ LO SPECCHIO DI UN PAESE DOVE E’ LECITO TUTTO

Ci sono stati alcuni errori, anche da parte della stampa, nella diffusione della notizia legata all’omicidio-suicidio di Margno.
Sta circolando, ad esempio, un tweet dell’agenzia Ansa in cui si riporta, nell’eccessiva semplificazione che il linguaggio del social network di Jack Dorsey comporta, come causa del gesto di Mario Bressi (che ha ucciso i suoi due gemelli Diego ed Elena, prima di togliersi la vita) la fine della relazione con la moglie Daniela.
Questa visione troppo superficiale di un delitto efferato, che potrebbe anche essere stato pianificato nei minimi dettagli, ha sollevato dibattiti surreali sui social network.
Nel tentativo di dare una spiegazione all’irrazionale (un genitore non può mai, mai, mai uccidere i propri figli), si descrive l’uomo di 45 anni come una persona mai sopra le righe, come padre di famiglia esemplare, come persona accecata dalla rabbia perchè la moglie lo stava lasciando.
Partendo dalla premessa che la compostezza nell’agire sociale non sempre evita comportamenti contrari a ogni tipo di logica, sembra davvero surreale colpevolizzare la moglie di Mario Bressi, Daniela, per quanto accaduto.
Ancora una volta di più assistiamo all’involuzione del pensiero comune, in cui vige ancora la gerarchizzazione della famiglia con il padre a fare da capo, dominus del focolare, persona che — come scrivono in tanti sulla bacheca di Mario Bressi (che ancora non è stata chiusa, altra scelta infelice visti i tempi che stiamo attraversando) — aveva aveva «costruito la famiglia» fino a quando «la moglie per noia o per capriccio decide di cambiare vita». Fare leva sulla sua disperazione per il divorzio imminente, a parziale giustificazione di quanto fatto.
Si leggono commenti come: «Questo uomo aveva bisogno di aiuto e nessuno lo ha capito, il male oscuro è dentro ognuno di noi quando si impossessa del nostro corpo», oppure «Chissà  che cosa t’aveva fatto tua moglie per farti uscire di testa in questa maniera».
Non sembra esserci rispetto per l’accaduto, non sembra più esserci timore nell’esprimere pensieri che — un tempo — non trovavano sfogo nell’agone pubblico.
Una volta ci si vergognava persino di manifestare idee come questa.
Invece, adesso, tutto sembra essere lecito, tutto sembra anzi conseguente all’idea di un presunto valore che demonizza i divorzi, le scelte individuali, l’idea di nido standard che siamo stati abituati ad associare alla famiglia.
Il chiacchiericcio sulle vite di due poveri ragazzi innocenti, il peso inutile delle parole su una donna: basterebbe questo a far desistere qualsiasi persona dall’esprimere opinioni a vanvera. E invece no.

(da Giornalettismo)

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OGNI 55 ORE IN ITALIA SI CONSUMA UN OMICIDIO (QUASI SEMPRE FEMMINICIDIO) IN UNA FAMIGLIA “TRADIZIONALE”

Giugno 28th, 2020 Riccardo Fucile

IN DUE CASI SU TRE LE VITTIME SONO DONNE

Centocinquantotto omicidi in famiglia, uno ogni 55 ore: e in 19 casi le vittime sono state i figli.
Gli ultimi dati anticipati all’Agi dall’Eures e aggiornati al 2019 confermano come – in costante calo gli omicidi legati alla criminalità  organizzata – family e intimate homicide nel nostro Paese rappresentino ormai tendenzialmente poco meno della metà  di quelli totali.
L’anno scorso, gli omicidi in famiglia sono stati 75 al nord, 30 al centro e 54 al sud, complessivamente il 10,2% in meno rispetto ai 176 dell’anno precedente: ma le vittime degli ultimi quattro anni sono complessivamente 682.
In due casi su 3, le vittime sono donne (la percentuale media degli ultimi quattro anni è pari al 66%) anche perchè nel 48,5% dei casi la relazione vittima-autore va ricercata nell’ambito del rapporto di coppia: delle 158 vittime dell’anno passato, 48 erano coniugi o conviventi, 16 partner o amanti, 14 ex coniugi o ex partner.
I figlicidi, dopo aver registrato una inquietante recrudescenza nel 2018 (da 20 a 33), sono scesi, come detto, a 19 nel 2019, con una incidenza del 12,1% sul totale.
Sempre nell’ambito degli omicidi in famiglia, tra il 2016 e il 2019 quelli con due vittime sono stati 82 (7 nell’ultimo anno), quelli con tre o piu’ vittime 30.
L’arma più usata si conferma l’arma da taglio (31,7%), seguita da quella da fuoco (27%) e dal soffocamento/strangolamento (15%) mentre la divisione in base alla fascia d’età  rileva che ben 67 delle 682 vittime degli ultimi quattro anni – una su 10 – erano minorenni, e di questi 42 (il 6,2%) aveva meno di 5 anni.

(da Globalist)

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L’ELETTORATO CONSERVATORE STA ABBANDONANDO TRUMP

Giugno 28th, 2020 Riccardo Fucile

L’ANALISI DEI POLITOLOGI USA

La stagione nera di Donald Trump — sancita dal flop del primo comizio di Tulsa, dove ad attendere il presidente c’erano molte meno persone del milione annunciato — è ormai l’argomento tabù tra le pareti della Casa Bianca.
Se, come sembra oggi, il voto di novembre si tradurrà  in un referendum sul presidente, è molto probabile che non ci sarà  un secondo mandato per Trump.
Il consenso degli americani vacilla, mentre cresce quello per il non entusiasmante ma pur sempre equilibrato avversario democratico Joe Biden.
Gli ultimi sondaggi nazionali parlano di un distacco che supera il 14 per cento, con il presidente fermo tra il 35 e il 37 per cento. Come ha ricordato Giuseppe Sarcina sulla newsletter America- Cina, i presidenti che in passato hanno registrato un tale declino a questo punto del mandato — Jimmy Carter e George H. Bush — non sono stati rieletti.
Mal consigliato dal genero Jared Kushner e dal suo campaign manager Brad Parscale — l’uomo che condivide con il presidente simpatie cospirazioniste e la passione per il trolling -, Trump ha scelto di affrontare il peggior momento della storia americana nell’unico modo che conosce: attaccando malamente gli avversari e reprimendo il dissenso.
D’altronde, dentro l’abito da presidente c’è ancora il tycoon che in una famosa intervista a Playboy del 1990 disse che il Partito comunista cinese aveva fatto bene a reprimere gli studenti in piazza Tienanmen e a mostrare il “potere della forza” (al contrario degli Stati Uniti venivano percepiti come un impero debole).
Lo slogan “Legge e ordine”
Così — mentre si trova a mal gestire contemporaneamente una crisi sanitaria, economica e sociale senza precedenti — Trump continua a parlare l’unica lingua che conosce: insulti ai democratici, minacce ai manifestanti, stop ai visti per gli stranieri e al programma per i figli degli immigrati, comizi dedicati ad attaccare giornali e potenze straniere, arresto e carcere per chi rimuove le statue.
«Sono il vostro presidente di Legge e Ordine», ha detto nel suo primo discorso ufficiale sulle proteste seguite alla morte di George Floyd — «Dove non c’è giustizia, non c’è libertà ; dove non c’è sicurezza, non c’è futuro”.
La definizione Law and Order proviene dalla famosa campagna di Nixon del 1968: «È un approccio classico repubblicano, nulla di nuovo — , spiega a Open uno dei sondaggisti più famosi d’America Larry Sabato, direttore del Center for Politics dell’Università  della Virginia. Trump la usa in contrasto allo slogan nato nella sinistra radicale che si è diffuso tra i manifestanti, Defund the police: una stupida scelta lessicale che di sicuro verrà  rifiutata dalla maggior parte degli elettori. E infatti Biden ha immediatamente respinto questo approccio».
L’elettorato conservatore
Di certo, l’elettorato americano oggi è molto diverso da quello dei tempi di Nixon: nel 1968 quasi il 90% degli elettori era bianco, una percentuale che nel 2020 è crollata al 66%. A una maggiore diversità  della popolazione, si aggiunge un cambiamento sostanziale verso i temi che riguardano la giustizia civile.
Un sondaggio della Monmouth University ha confermato che quasi il 60% degli americani ritiene che la rabbia che ha portato alle proteste sia “completamente giustificata”. Un dato che raggiunge Il 65% dei consensi tra gli elettori repubblicani.
Uno dei più famosi commentatori politici conservatori, Michael Barone, sottolinea lo spostamento a Open: «L’elettorato repubblicano condannano i saccheggi ma hanno reagito con empatia rispetto alle proteste pacifiche. Di sicuro la maggior parte dei cittadini non vuole vivere in una società  che consente attacchi violenti, saccheggi e dove i ladri non sono puniti, ma linea Law and order suona molto dura a tante persone».
Il mondo è cambiato ma Trump non sembra essersene accorto. «Fino al 2010, la maggior parte delle persone non aveva idea dei problemi che interessano le comunità », ha detto a Vox la docente di Georgetown Christy Lopez, ex consulente del Dipartimento di Giustizia.
«Le riprese fatte con gli smartphone, la campagna del movimento di Black Lives Matter insieme con l’azione del governo federale che ha finalmente cominciato a indagare la violenza della polizia hanno fatto luce su una situazione che non si può più ignorare». Eppure, come ha dichiarato Levar Stoney, il sindaco di Richmond, la città  dove è stata abbattuta la statua di Cristoforo Colombo: «Trump continua a parlare al Paese come fosse il 1950 e non il 2020».
La “strategia del Sud”
A un certo punto, il presidente aveva provato a cambiare strategia. A maggio aveva smesso di attaccare i governatori dei singoli Stati, sui quali ama rovesciare la responsabilità  della cattiva gestione della pandemia, e aveva cominciato ad accettare le loro telefonate. Dopo un esordio molto aggressivo, si era addirittura mostrato più aperto alle ragioni dei manifestanti, annunciando una riforma della polizia attenta alle vittime della brutalità  delle forze dell’ordine, e alle problematiche della comunità  afroamericana.
Tuttavia il miraggio del cambiamento è durato poco: il pugno duro è tornata a farla da padrone. «La base di Trump continua ad amare questo atteggiamento — spiega Sabato -, il Sud (eccetto per la Virginia e in parte per la Florida) ce l’ha in tasca. Un giorno i Repubblicani si pentiranno di come Trump ha posizionato il partito. L’elettorato si identifica sempre meno come la coalizione del presidente, eppure il GOP non ha fatto altro che abilitare Trump».
Anche la famigerata “Strategia del Sud” — quella da sempre usata dal partito per far credere di essere l’unico capace di combattere il crimine e i disordini — non appare più vincente in un Paese con 150 mila morti e 4 milioni di disoccupati.
Perchè, come diceva Nixon, in fondo per un cittadino la vittoria delle elezioni sta nella risposta a una semplice domanda: «Stai meglio di come stavi 4 anni fa?».
La ribellione delle forze armate
«Trump fa appello alla sua fedele base cercando di dipingersi come un duro e in controllo della situazione — racconta a Open Charles Kupchan, ex consulente di Obama sulla politica estera -. Ha dovuto però cedere sull’uso dei militari contro i manifestanti, anche perchè si è trovato davanti le critiche del mondo militare».
La ribellione di generali e comandanti è stato uno dei momenti topici della stagione nera di Trump: «Una larga percentuale dell’esercito americano è composta da afroamericani. I leader militari — sottolinea il politologo — sono molto sensibili alle opinioni provenienti dalla comunità  nera. Sanno quanto Trump sia impopolare tra loro e tra le donne, e quanto offensivo sia l’uso della bandiera confederata e l’utilizzo dei nomi di generali confederati per i neri americani».
Gli interrogativi della fase finale della campagna
Il sondaggista Sabato conferma: «Molti leader americani, così come tanti membri repubblicani del congresso, sono molto più avanti di Trump”. Sono passati 155 anni da quando il Sud ha perso la guerra civile. Nessun altro Paese onora i traditori come facciamo noi negli Stati Uniti. I confederati erano traditori: hanno impugnato le armi contro il loro stesso paese».
La risposta del presidente è stata, anche su questo, molto chiara: il nemico non è il leader confederato, quando piuttosto chi cerca di rimuoverlo.
«Adesso che stiamo entrando nella parte finale della campagna elettorale — continua Kupchan, che insegna alla Georgetown University — Trump diffonderà  regolarmente la sua immagine di “duro” e alimenterà  la sottocorrente del nazionalismo bianco che fa parte del suo marchio politico».
Nel 2016 ha funzionato, ma allora l’occupazione galoppava, la sinistra discuteva di bagni transgender, e il concorrente era una donna molto invisa all’elettorato americano: Hillary Clinton.
Sbagliato pensare che possa funzionare ancora.

(da Open)

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IL SINDACO EUROPEISTA DI VARSAVIA PUO’ PRENDERSI LA POLONIA SOVRANISTA E OSCURANTISTA

Giugno 28th, 2020 Riccardo Fucile

OGGI IL PRIMO TURNO DOVE E’ FAVORITO IL FILO-GOVERNATIVO DUDA, MA LA SORPRESA PUO’ ESSERCI AL SECONDO TURNO CON TRZAKOWSKI… LA TV DI STATO DA 15 GIORNI FA PROPAGANDA A SENSO UNICO, UNO SCONCIO TIPICO DEI REGIMI MILITARI

È passato un anno da quando, in Polonia, hanno iniziato a diffondersi le Strefa wolna od lgbt. Sono delle aree franche all’interno delle quali i diritti non sono uguali per tutti. Letteralmente “zone libere da lgbt”: gli amministratori locali che le governano si impegnano a emanare norme e risoluzioni omofobe, tra cui la KartÄ™ Rodziny, la “carta della famiglia”, un documento che, con il pretesto di tutelare i valori tradizionali, ribadisce il divieto alle adozioni per le coppie omosessuali e al trattare l’argomento nelle scuole.
La storia delle elezioni presidenziali del 28 giugno e dei due candidati favoriti, il presidente uscente Andrzej Duda e il suo avversario Rafał Trzaskowski, gravita attorno a questi argomenti.
Duda è l’uomo di Diritto e Giustizia (PiS), il partito conservatore di JarosÅ‚aw KaczyÅ„ski che ha definito i diritti Lgbt «un’importazione che minaccia la Polonia».
Trzaskowski è il candidato per la coalizione Piattaforma Civica — Moderno — Iniziativa Polacca — Partito Verde. Ed è lui che, in qualità  di sindaco di Varsavia, nel febbraio 2019, ha firmato la “Dichiarazione Lgbt+” per la lotta alle discriminazioni.
La cosiddetta “Dichiarazione di Varsavia” ha generato le risposte reazionarie dei territori: le autorità  locali e provinciali, soprattutto nella parte sud-orientale del Paese, da quel momento hanno iniziato a costituire le “zone libere da lgbt”. Circa il 30% del territorio polacco, oggi, comprende enti locali che hanno emanato risoluzioni omofobe.
Nonostante ciò Trzaskowski ha annunciato di voler osservare le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità , includendo argomenti lgbt nei programmi di educazione sessuale delle scuole di Varsavia.
La sfida da primo cittadino di Trzaskowski, per una serie di congiunture, è diventata una sfida nazionale: il 6 maggio, a causa del rinvio delle consultazioni per il Coronavirus, il partito principale della coalizione ha provveduto a sostituire la candidata MaÅ‚gorzata Kidawa-BÅ‚oÅ„ska con il sindaco. Una mossa che si sta rivelando vincente: Duda, qualche settimana fa sicuro di essere rieletto, sta vedendo il suo consenso scemare mentre Trzaskowski cerca di farsi conoscere anche nelle aree meno urbanizzate della Polonia.
È quasi certo che, nel primo round elettorale, nessuno dei due candidati otterrà  la metà  dei voti e la partita sarà  posticipata a luglio.
Il presidente polacco ha più o meno gli stessi poteri dell’omologo italiano. Può bloccare le leggi considerate antidemocratiche, ad esempio, e sarà  una figura chiave per il futuro prossimo della Polonia: l’ultimo governo, nazionalista e conservatore di cui Duda è espressione, ha inferto pesanti colpi all’indipendenza del sistema giudiziario e alla libertà  di espressione, aumentando le ingerenze nei mezzi di informazione.
Ne è una manifestazione il palinsesto della tv di Stato nei giorni che hanno preceduto le elezioni presidenziali. Un report sul monitoraggio dei media polacchi ha evidenziato che, tra il 3 e il 16 giugno, quasi il 97% delle notizie di TVP News in cui veniva citato Duda erano positive, mentre quasi l’87% di quelle su Trzaskowski erano negative.
Non solo, il volume di contenuti cari al nazionalismo, in cui il cittadino polacco viene rappresentato in maniera eroica ma minacciato dalle lobby internazionali tedesche-ebraiche-lgbt, è aumentato a dismisura.
Negli ultimi tempi, alcuni analisti interni descrivono Duda come nervoso e collegano al recente calo nei sondaggi il suo inasprimento sulle tematiche relative ai diritti lgbt. Il 12 giugno, il candidato presidente di Diritto e Giustizia ha firmato la sopraccitata “Carta della famiglia”, impegnandosi pubblicamente a «difendere i bambini dall’ideologia lgbt», «un’ideologia peggiore del comunismo».
È evidente, dall’esterno, che si tratta di un modo per fomentare l’elettorato più conservatore. Anche lo sforzo di presentare Trzaskowski come un radicale anti-polacco è diventato incessante.
Il settimanale filogovernativo Sieci, la prima settimana di giugno, mostrava in copertina Trzaskowski, mentre indossava una felpa con cappuccio nera e una fascia color arcobaleno al braccio. Sotto il fotomontaggio, a caratteri cubitali, la scritta “Il candidato estremista”. Sembra che la questione dei diritti civili sia il tema centrale di questa campagna elettorale, apparendo più come un tentativo di polarizzare l’elettorato
Gli argomenti relativi ai diritti civili, di fatto, sono particolarmente ostici per la Polonia. Stando alla classifica pubblicata dall’Ilga, l’International Lesbian and Gay Association, la Polonia è l’ultimo Paese in Europa per i diritti delle persone lgbt. Nel Paese, contro gli omosessuali, imperversa «una retorica di odio da parte del governo e della chiesa», si legge nel report. Per questo la comunità  lgbt e l’area progressista della Polonia ripongono le speranze nella vittoria di Trzaskowski.

(da Open)

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COMUNALI IN FRANCIA, OCCHI PUNTATI SU PARIGI, FAVORITISSIMA ANNE HIDALGO PER UN SECONDO MANDATO A GUIDA DELLA CAPITALE

Giugno 28th, 2020 Riccardo Fucile

INCOGNITA AFFLUENZA SUL SECONDO TURNO DELLE AMMINISTRATIVE

)Gli elettori francesi hanno cominciato a votare alle 8 questa mattina per il 2/o turno delle Comunali, fra precauzione inedite per l’epidemia di Coronavirus.
Il primo turno si era svolto fra mille polemiche il 15 marzo, per la determinazione del Governo – consigliato dal comitato scientifico – a rispettare il calendario elettorale.
Si sarebbe dovuto votare per il ballottaggio il 22 marzo ma la Francia cominciò proprio in quella settimana il suo lockdown anti-Covid.
La partecipazione fece segnare un minimo storico, con il 44,3% di elettori ai seggi. Questo dato resta la principale incognita del ballottaggio, al quale si presentano in grande difficoltà  i candidati de La Republique en Marche, il partito di Emmanuel Macron, che rischiano di perdere in tutte le grandi città 
Sono 4.820 i Comuni in cui si vota. Occhi puntati su Parigi, dove appare certa la conferma di Anne Hidalgo, su Le Havre, dove è molto probabile la vittoria del premier Edouard Philippe, Lille (rischia di concludersi la lunga stagione della socialista Martine Aubry come prima cittadina) e Perpignan (vantaggio dell’estrema destra del Rassemblement National).

(da agenzie)

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DOMATTINA SALVINI VA A CODOGNO E I CODOGNESI SONO INCAZZATI: “QUA LE SCIAGURE NON FINISCONO MAI”

Giugno 27th, 2020 Riccardo Fucile

PIOGGIA DI COMMENTI CRITICI SUI SOCIAL LOCALI: “NON C’E’ CAMPAGNA ELETTORALE, VIENE SOLO PER SPECULARE SUI MORTI”

Domani mattina alle 10,30 Matteo Salvini sarà  a Codogno in piazza XX Settembre per uno dei suoi soliti appuntamenti elettorali senza elezioni.
Il comune di 16mila abitanti in provincia di Lodi è stata al centro dell’emergenza Coronavirus SARS-COV-2 per il primo caso riscontrato in Italia di COVID-19, quello di Mattia Maestri.
È quindi comprensibile che i cittadini iscritti al gruppo facebook “Sei di Codogno se…” siano un tantinello preoccupati per gli assembramenti
E infatti sotto al post in cui si parla della sua visita c’è chi la prende a ridere: “Le sciagure nella bassa non finiscono proprio mai”.
Ma anche chi è sinceramente preoccupato per la possibilità  che il gran numero di persone riunite possa favorire la circolazione del virus.
Ci sono anche quelli che scherzano sui dispositivi di protezione individuale, a cui Salvini è un po’ refrattario, e quelli che ricordano le responsabilità  di Regione Lombardia nell’emergenza e il famoso ospedale in fiera.
Insomma, non sembra esserci tantissimo entusiasmo. Chissà  perchè.

(da agenzie)

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L’ITALIA E L’EUROPA HANNO FATTO RIPORTARE IN LIBIA ANCHE UN NEONATO NATO SUL BARCONE: “CRIMINE CONTRO L’UMANITA”

Giugno 27th, 2020 Riccardo Fucile

POSSIAMO RINGRAZIARE I CRIMINALI DELLA GUARDIA COSTIERA LIBICA E I DIFFAMATORI DEI TAXI DEL MARE… L’ITALIA HA REGALATO IN QUATTRO ANNI 213 MILIONI DI EURO A DEI DELINQUENTI

Sull’ultimo gommone riportato in Libia c’era anche un neonato. Era stato partorito lì, a bordo, in mezzo ad oltre novanta persone.
Uomini, donne e bambini stipati sull’imbarcazione di fortuna per sfuggire alla guerra e ai campi di prigionia.
Non ce l’hanno fatta, la Guardia costiera libica li ha ricondotti al punto di partenza, precipitandoli di nuovo nell’orrore che stavano provando a lasciarsi alle spalle.
È successo ieri, stamattina la portavoce di “IOM – UN Migration” ha confermato: 93 persone risospinte nei lager libici e 6 – come hanno riferito i naufraghi – morte. È l’ultimo dei respingimenti a cui, da bordo, ha assistito l’equipaggio della “Mare Jonio”, la nave dell’associazione “Mediterranea Saving Humans”. E purtroppo, nel Mediterraneo centrale, non è un caso isolato.
Per la presidente di “Mediterranea”, Alessandra Sciurba, quello che sta succedendo sulla rotta migratoria definita da Medici senza frontiere “la più mortale del mondo” ha una definizione precisa. “È un crimine contro l’umanità . In dieci giorni per tre volte noi abbiamo assistito a migranti riportati in Libia dalle milizie, due nel giro di quarantotto ore”, spiega ad HuffPost.
Ieri la “Mare Jonio” aveva ricevuto il messaggio di Sos lanciato da Alarm Phone per segnalare il gommone partito dalla Libia alla deriva col motore in avaria, la nave aveva provato a raggiungerlo spingendo i motori al massimo.
Ma la Guardia costiera libica è arrivata prima. “Avevamo individuato le navi militari europee più vicine chiedendo ufficialmente il loro intervento, avevamo offerto la nostra disponibilità  ad imbarcare i naufraghi sulla Mare Jonio, avremmo potuto garantire loro cure medico-sanitarie adeguate. Ma i miliziani libici hanno rifiutato”.
Nel racconto tornano l’angoscia della corsa contro il tempo, la frustrazione di assistere impotenti e “la consapevolezza sempre maggiore che chi avrebbe potuto fare qualcosa subito non aveva la minima intenzione di farlo”, come ha scritto sui social stamattina Vanessa Guidi, medico di bordo sulla Mare Jonio.
Eccolo qui il punto della questione. “Sono l’Italia e l’Europa ad aver scelto di non salvare quel neonato e gli altri naufraghi che erano su quel gommone ieri – scandisce Sciurba – queste persone sono vittime di una tratta all’infinito, in un sistema pagato dai contribuenti italiani. La Libia è in piena guerra civile e l’Italia finanzia la cosiddetta Guardia costiera, guidata, sebbene non ufficialmente, anche da quel comandante Bija definito dall’Onu un torturatore”.
Il riferimento è al Memorandum di intesa tra Italia e Libia, stipulato nel 2017 dall’allora ministro dell’Interno, Marco Minniti, e prorogato a febbraio scorso. Qualche giorno fa, di ritorno dalla capitale libica, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha dichiarato che i colloqui tra le parti per apportare modifiche agli accordi, riprenderanno a breve.
Oggi è stato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a incontrare il leader di Tripoli, Sarraj, per ribadire la convinzione italiana che “la soluzione non può essere affidata al piano militare ma esclusivamente ad un impegno comune per il rilancio del processo politico per la stabilizzazione del Paese”.
L’ufficio stampa del Governo di Tripoli rende nota la volontà  comune di “formare un comitato per seguire il ritorno delle imprese italiane al fine di riprendere le loro attività  in Libia e la continuazione del contributo dell’Italia all’operazione di sminamento che è cominciata da qualche giorno”.
Martedì inoltre – lo ha annunciato la ministra dell’interno, Luciana Lamorgese – la maggioranza si incontrerà  di nuovo per confrontarsi sulla modifica ai Decreti Sicurezza su cui non c’è ancora la quadra nella maggioranza. A frenare sono i 5 stelle, che non rinnegano la linea dura promossa con il Governo gialloverde, potrebbero presentarsi al Viminale con un loro documento, ma premono per un rinvio a settembre.
“Sentire parlare di correggere, emendare, gli accordi con la Libia è un insulto all’intelligenza, ma anche ai valori fondanti della nostra Costituzione, dell’Europa e del diritto internazionale” commenta la presidente di “Mediterranea”.
E per meglio far capire il senso delle sue parole ricorre ai numeri: “Dal 2017 al 2020 l’Italia ha dato alla Libia 213 milioni di euro, con 2 milioni e mezzo la Comunità  di Sant’Egidio ha fatto arrivare nel nostro Paese in aereo, dunque in tutta sicurezza, mille persone garantendo loro accoglienza per un anno. Perchè allora continuare a finanziare la milizia libica che tortura e uccide esseri umani com’è stato denunciato? La Libia non è un porto sicuro, non siamo noi a dirlo. E allora quali sono gli interessi internazionali che si nascondono dietro l’orrore che si consuma nel Mediterraneo e in Libia?”.
Mare Jonio stamattina è tornata in mare. Nonostante la rabbia e il senso di sconfitta per non aver potuto impedire l’ultimo respingimento e le onde alte più di due metri. “La nostra missione è salvare le persone al di là  della nazionalità ”, ripete Sciurba.
Di nuovo e ancora “finchè i Governi europei che sono committenti e finanziatori di questo crimine contro l’umanità  non faranno il loro dovere”.
Di nuovo in mare tra la vita e la morte, addosso “la sensazione di vivere in un mondo capovolto” e il pensiero rivolto a quel bambino partorito su un gommone, “quel neonato che l’Italia e l’Europa non hanno voluto salvare. Fossimo arrivati prima dei libici magari avrebbe avuto un futuro diverso e invece ora chissà  in quale inferno è precipitato”.

(da “Huffingtonpost”)

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