Settembre 25th, 2020 Riccardo Fucile
“SIAMO STANCHI DI INQUINAMENTI PROBATORI CHE VANNO AVANTI DA 11 ANNI”
“Ancora oggi nel 2020 nel Reparto operativo dei carabinieri c’è qualcuno che passa gli atti a qualche imputato. Siamo stanchi di questi inquinamenti probatori che vanno avanti da 11 anni e vogliamo identificare gli autori”.
A dirlo in aula oggi il pm Giovanni Musarò nel processo sui depistaggi, che si svolge a porte chiuse, seguiti alla morte di Stefano Cucchi in cui sono imputati 8 militari dell’Arma accusati di falso.
Il riferimento è ad alcuni documenti depositati la scorsa udienza dal difensore di uno degli imputati che non erano stati formalmente richiesti.
“Il pm Musarò si alza e denuncia depistaggi in atto e documenti in possesso all’imputato Testarmata che non poteva avere. ‘C’è un Giuda, un cavallo di Troia che speriamo di identificare che fornisce atti e documenti per una verità parziale e fuorviante’.
Come dire: non abbiamo finito e non finiremo mai di subire interferenze illecite”, scrive sul suo profilo Facebook l’avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia di Stefano Cucchi, in riferimento alle parole espresse in aula dal pm Musaro’.
(da agenzie)
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Settembre 25th, 2020 Riccardo Fucile
RIPORTA UN VIRGOLETTATO SENZA EVIDENZIARNE L’ORIGINE E SCATENA LE PROTESTE
Il comune di Ferrara, gestito dal leghista Alan Fabbri, ha pubblicato un post sui suoi profili
social che ha provocato reazioni negative tra gli utenti e i cittadini. Nell’immagine postata compariva la scritta «Se sei ubriaca sei in parte responsabile dello stupro», presentata sotto forma di citazione.
La descrizione recitava: «L’assunzione di alcol e droghe ti rende in parte responsabile degli abusi che hai subito», con accanto una x rossa.
Sull’immagine era posto sia il logo della Regione Emilia-Romanga, sia quello dell’Unione europea, entrambi sponsor della campagna di promozione dell’Agenda 2030 dell’Onu.
«Da donna mi sento enormemente offesa e disgustata da questo post», ha scritto una delle utenti. «Complimentoni alla vostra agenzia marketing!», aveva scritto un’altra persona. «Pubblicare una frase simile senza aggiungere nemmeno due righe in più a chiarimento del contenuto».
A seguito dei commenti di critica, il Comune di Ferrata ha eliminato il post sostituendolo con un secondo, nel quale viene specificato che «il virgolettato si riferisce a una frase che, secondo l’Istat purtroppo pensa il 15% degli italiani».
«Ci scusiamo se il post ha urtato la sensibilità dei cittadini o veicolato un messaggio controverso», si legge ancora.
Poi è stato pubblicato, sia su Facebook che su Instagram, un nuovo post decisamente più chiaro. Ora, infatti, nell’immagine si legge “Istat: ‘Se sei ubriaca sei in parte responsabile dello stupro’. Lo pensa il 15% degli italiani”, seguito dalla frase “Il Comune di Ferrara condanna ogni forma di violenza contro le donne”.
Nella didascalia, invece, l’amministrazione spiega che “il post precedente riportava in virgolettato una frase che, secondo l’Istat, come specificato nel testo accompagnato all’immagine, purtroppo pensa il 15% degli italiani”, aggiungendo che, visto che “a fronte di questo contenuto tanti di voi hanno provato la reazione piu’ giusta e sana”, vale a dire “rabbia, vogliamo chiarire una volta in più, per non lasciare spazio a dubbi, che il Comune di Ferrara condanna ogni forma di violenza contro le donne”
(da agenzie)
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Settembre 25th, 2020 Riccardo Fucile
LA STRANA DONAZIONE SU CUI INDAGA LA PROCURA DI GENOVA
Tra i mille rivoli per cui si sarebbero mossi i 49 milioni di fondi incassati dalla Lega come rimborsi elettorali grazie a bilanci non trasparenti all’epoca della gestione del leader Umberto Bossi e dell’ex tesoriere Francesco Belsito, uno porta al comune di Bondeno, feudo leghista in provincia di Ferrara.
E’ qui che, secondo la procura di Genova, sarebbe finita una “donazione” di 900 mila euro.
La guardia di finanza, coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Pinto e dal sostituto Paola Calleri, si è presentata negli uffici comunali e ha acquisito la documentazione cartacea che potrebbe servire a ricostruire il flusso di denaro .
Spiega la Stampa:
A interessare gli inquirenti è la provenienza di quel denaro: il direttorio regionale del partito, a sua volta, aveva beneficiato di trasferimenti di denaro dal conto centrale presso Banca Aletti, gestito fino al 2012 dall’ex tesoriere Francesco Belsito.
Sarebbe cioè potenzialmente provento di riciclaggio, perchè, come ormai accertato, Belsito ha consentito alla Lega di incamerare 49 milioni di euro non dovuti, una gigantesca truffa ai danni dello Stato.
Negli anni successivi, ipotizzano i pm Francesco Pinto e Paola Calleri, le casse del partito sarebbero state svuotate per evitare i sequestri della magistratura.
Per gli inquirenti i soldi sarebbero partiti dal conto aperto a Genova dall’ex tesoriere Francesco Belsito, presso banca Alletti, verso la Lega regionale dell’Emilia Romagna. Da qui sarebbero stati “donati” al Comune.
I soldi potrebbero essere quelli consegnati nel febbraio del 2013, quando venne annunciato che 70.000 euro andvano ai vigili del fuoco, 130 mila alla protezione civile comunale e 800 mila per realizzare una scuola antisismica.
I soldi destinati al Comune vennero consegnati nella mani dell’allora sindaco Alan Fabbri. Bondeno è una roccaforte leghista. Qui il centrodestra governa ininterrottamente da quasi 20 anni e alle Europee di un anno fa la Lega ha sfiorato il 50%
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 25th, 2020 Riccardo Fucile
SI ERA SOTTOPOSTO A TAMPONE DOPO LA POSITIVITA’ DI UN SUO STRETTO COLLABORATORE
Raffaele Fitto e la moglie sono positivi al Covid. Non era stata una settimana facile per
candidato presidente per il centrodestra.
Dopo la sconfitta alle elezioni regionali contro Michele Emiliano, aveva dovuto rispondere alle critiche piovute dalla Lega e dallo stesso Matteo Salvini che aveva apertamente definito debole la sua candidatura. Ora però arriva una notizia ancora più brutta.
A comunicarla lo stesso Fitto sul suo profilo Facebook: “Dopo aver ricevuto, mercoledì scorso, la notizia da parte di un mio stretto collaboratore della sua positività al test Covid-19 ho chiesto immediatamente alla Asl di essere sottoposto a tampone insieme alla mia famiglia. Solo io e mia moglie siamo risultati positivi anche se al momento senza sintomi. Continuerò ovviamente la quarantena fino a nuove indicazioni da parte delle autorità sanitarie. Ciao a tutti a presto – scrive Fitto che però lascia anche un post scriptum — spero che almeno su questo gli odiatori professionisti si prendano una bella pausa”.
Appena due settimane fa Fitto aveva effettuato insieme a Giorgia Meloni un altro tampone per scongiurare l’ipotesi di positività visto che il 24 agosto scorso aveva visitato insieme alla leader di Fratelli d’Italia senza mascherine e dispositivi di protezione un’azienda ortofrutticola di Polignano a Mare, diventata uno dei più grossi focolai di Coronavirus pugliesi nei giorni successivi.
(da agenzie)
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Settembre 25th, 2020 Riccardo Fucile
IN GERMANIA NUOVE MISURE PER CONTRASTARE L’ESTREMISMO… TROPPI NEONAZISTI INFILTRATI TRA I MILITARI
L’intelligence militare tedesca (Mad) avrà presto un nuovo direttore per rafforzare le iniziative già in atto per fronteggiare la questione dei legami emersi nei mesi scorsi tra estrema destra e forze armate.
Stando a quanto si legge in un comunicato del ministero della Difesa, l’attuale numero uno del Mad, Christof Gramm, ha avviato le riforme per contrastare l’estremismo, ma ora servono “altri sforzi”. E “una nuova fase – si sottolinea nella nota – dovrebbe essere resa visibile anche in termini di personale”
Lo scorso gennaio, l’intelligence militare riferì di centinaia di presunti sostenitori dell’estrema destra nell’esercito. Quindi a giugno, il ministro della Difesa, Annegret Kramp-Karrenbauer, ha annunciato lo scioglimento di una compagnia delle forze speciali KSK dell’esercito, con diversi membri sospettati di estremismo.
(da agenzie)
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Settembre 24th, 2020 Riccardo Fucile
“QUI SIAMO AI FUNERALI GENERALI”
Puntuale, il primo di tutti, Vito Crimi arriva nella sala dei gruppi Montecitorio. Non era atteso,
ma le proteste dei parlamentari che minacciano di disertare l’Assemblea M5S lo costringono a partecipare.
Volto teso, non accenna neanche un sorriso. Alla spicciolata giungono i deputati e i senatori, all’ordine del giorno c’è il congresso M5s che dovrà definire il nuovo assetto pentastellato.
“Ma quali Stati generali? Qui siamo ai funerali generali”, dice un esponente M5s di rango prima di varcare la soglia d’ingresso. Nessuno crede in una ripartenza, qualcuno ci spera, ma con enorme disillusione. E la disillusione resta anche al termine della riunione: “Non abbiamo deciso nulla, ormai siamo al collasso”.
Il reggente M5S, nel mirino per la sconfitta elettorale, prova a mostrarsi sereno. Arriva subito al dunque e mette sul piatto tre proposte per la riorganizzazione del Movimento 5 stelle a partire dalla nuova leadership. Ma appare più un percorso a ostacoli con tanti punti ancora irrisolti.
La prima via è individuare subito, con un voto su Rousseau, un nuovo capo politico. La seconda via è scegliere un organo collegiale, sempre da votare online.
La terza via, la più accreditata, è arrivare agli Stati generali attraverso un percorso che dovrebbe iniziare il 15 ottobre partendo dai territori. La gestione verrebbe affidata a 10 persone tra senatori, deputati, rappresentanti comunali e regionali ed europarlamentari.
Ma la confusione è totale, davanti a parlamentari che tentennano e protestano. Crimi tira fuori il coniglio dalla tasca e proietta le slide provando ad essere più chiaro.
La prima opzione consiste in un voto immediato su Rousseau per scegliere il nuovo capo politico.
Per quanto riguarda il secondo scenario – si legge in una delle diapositive – “si procede ad una votazione on line esclusivamente sul tema governance con due step: governance monocratica o collegiale”; in caso di governance collegiale, dovrà essere scelto il modello.
A questo punto “si procede alla elezione del nuovo capo o organo collegiale che convocherà gli stati generali”.
Venendo al terzo scenario, quello che a quanto pare alletta di più i parlamentari, qualora si decida di intraprendere subito il percorso verso gli Stati generali, “entro il 15 ottobre saranno convocate assemblee regionali o provinciali con l’obiettivo di proporre un documento sintetico con l’indicazione delle questioni su cui il M5S deve interrogarsi.
Nello stesso termine” ci sarà la “costituzione di una commissione composta da 10 persone, da individuare tra i portavoce della Camera, tra i portavoce del Senato, tra i portavoce in Europa, tra i portavoce regionali, tra i portavoce comunali e membri del governo, scelti direttamente dalle singole realtà ”.
Questo è un meccanismo che andrebbe nella direzione di evitare uno scontro aperto nel Movimento, siglare una sorta di ‘pax interna’ per non scaricare le fibrillazioni sull’attività parlamentare e sul governo.
Il disordine è assoluto. Ma nessuno potrebbe dire, come diceva Mao Tse Tung: “Grande è la confusione sotto il cielo e quindi la situazione è eccellente”.
Alcuni deputati e senatori hanno preso la parola in assemblea per quattro minuti, come da regolamento. Molti non ne possono più del capo politico nè vogliono che si passi subito a una gestione collegiale: “Bisogna ricominciare dai territori, non si può chiudere la vicenda con le solite nomine”.
Lunedì, con ogni probabilità , Crimi incontrerà il capo delegazione Alfonso Bonafede e tutti i ministri e viceministri per fare il punto in vista della strada da intraprendere. Contestualmente ci sarà una consultazione via mail sulle tre proposte alla quale parteciperanno i parlamentari.
Se le tre proposte saranno sottoposte al voto su Rousseau o se invece saranno i big a decidere sulla base delle osservazioni dei parlamentari e dei rappresentanti territoriali non è dato saperlo.
Si cerca insomma una via d’uscita, un modo per venir fuori dalla confusione post sconfitta elettorale. Ma ancora i risultati sono scorsi: “Abbiamo un problema identitario”, dice Carla Ruocco. Le fa eco un collega: “Basta con la dittatura dei vertici e con le decisioni calate dall’alto”.
Non è un caso se molti di quelli intervenuti – a partire da Nicola Morra — abbiano chiesto di mettere fine ai procedimenti disciplinari, alle espulsioni, invocando una libertà di pensiero.
La giornata era iniziata nel modo peggiore. In tanti erano pronti a disertare: “Che senso ha riunirci se non è presente il capo politico. E poi è anche giovedì…torniamo a casa”.
Nei corridoi di Montecitorio si intravedono pochissimi deputati, complice il fatto che oggi non ci sono stati lavori d’Aula. Ma il Movimento 5 Stelle ha un appuntamento che era stato presentato come uno di quelli “con la storia”: un’assemblea congiunta di deputati e senatori durante la quale doveva essere annunciata la data degli Stati generali.
Per qualche ora si è rischiato che saltasse tutto, dal momento che solo ieri il reggente grillino aveva deciso di non presentarsi. Nel giro di poche ore scoppia il caos, regna la confusione, tutti contro tutti, tutti contro Crimi, che alla fine ci ripensa.
Nonostante sia diventato il bersaglio dello sfogatoio, il capro espiatorio a cui affibbiare le colpe della sconfitta elettorale, il capo politico sarà di fronte agli eletti. Ma in questo gioco morettiano del “mi si nota di più se vengo… ”, sono assenti i ministri, quelli che — la corrente Parole guerriere animata da Dalila Nesci — accusa di fare ‘caminetti’ in via Arenula o in una casa privata a due passi da Castel Sant’Angelo.
Luigi Di Maio, Alfonso Bonafede, Stefano Patuanelli sono tutti a Palazzo Chigi alle 18.30, con il premier Giuseppe Conte, per una riunione sul 5G convocata dal sottosegretario grillino Riccardo Fraccaro in coincidenza con l’assemblea dei gruppi M5S. Neanche il presidente della Camera Roberto Fico è presente. Hanno deciso di esserci invece le ministre Lucia Azzolina e Fabiana Dadone, e il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà .
La presunta assenza di Crimi e la diserzione di quasi tutta la compagine grillina di Governo hanno portato tanti deputati e senatori a chiedersi che senso avesse partecipare alla riunione: “Dobbiamo sapere quando saranno gli Stati generali, se non ci viene detto è inutile andare”.
A metà pomeriggio il capogruppo alla Camera Davide Crippa ha dovuto mandare un ‘doodle’ per verificare le presenze. “Ci stiamo contando”, riferiscono dagli uffici della Camera. Dietro la richiesta inviata formalmente c’è la necessità di mettere a disposizione spazi adeguati, causa Covid. In realtà vi era il timore che alla fine l’assemblea andasse deserta o quasi.
A un certo punto si è pronti a ripensarci, a rinviare tutto a data da destinarsi ma mediaticamente sarebbe stato un duro colpo. Ed ecco che Crimi non si tira indietro e partecipa al collasso.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 24th, 2020 Riccardo Fucile
ACQUISITO IL CONTENUTO DEI CELLULARI DELLA MOGLIE E DI ALTRI INDAGATI: “ORDINE ARRIVATO, NON SCRIVO A LUI”
C’è “il diffuso coinvolgimento di Fontana in ordine alla vicenda relativa alle mascherine e ai camici accompagnato dalla parimenti evidente volontà di evitare di lasciare traccia del suo coinvolgimento mediante messaggi scritti”.
Lo si legge nella richiesta di consegna dei cellulari ai principali protagonisti del ‘caso camici’, firmata dalla Procura di Milano, e nella quale viene riportato anche un testo del 16 febbraio in cui Andrea Dini, cognato del governatore, informa la sorella Roberta Dini, moglie del presidente lombardo, in questo modo: “Ordine camici arrivato. Ho preferito non scriverlo da Atti”. Lei risponde: “Giusto bene così”.
Le indagini.
Il Nucleo speciale di polizia valutaria della Gdf di Milano sta effettuando acquisizioni di contenuti, mirate e sulla base di parole ‘chiave’, dei telefoni di indagati e persone coinvolte nella vicenda con al centro la fornitura a Dama spa, società di Andrea Dini, cognato del governatore Attilio Fontana, di 75 mila camici e altri dpi anti Covid per oltre mezzo milione di euro. Tra i cellulari in questione ci sono quelli di Roberta Dini, moglie di Fontana e titolare del 10% della Dama spa, degli assessori lombardi Davide Caparini, Raffaele Cattaneo e di Giulia Martinelli, capo della segreteria del presidente della Lombardia nonchè ex compagna del leader della Lega Matteo Salvini. L’acquisizione è presso terzi, il che vuol dire che i quattro non sono indagati.
L’operazione non riguarda il telefono del presidente della Lombardia, ma dell’ex dg di Aria Filippo Bongiovanni e della dirigente della centrale di acquisti regionale (entrambi sono indagati) e si sarebbe resa necessaria alla luce delle testimonianze messe a verbale da testi sentiti nei mesi scorsi.
E poi dalle prove documentali raccolte dalle Fiamme Gialle, tra cui i messaggi e le chat scaricati dal telefono di Andrea Dini, il cognato di Fontana (anche loro due sono indagati) e titolare della Dama spa, l’azienda al centro dell’indagine per un affidamento senza gara del 16 aprile di una fornitura di 75 mila camici e altri Dpi anti Covid per oltre mezzo milione di euro. Fornitura trasformata in donazione quando è venuto a galla il conflitto di interessi e quindi mai completata.
La Gdf ha acquisito il contenuto anche dei telefonini di alcuni tra il personale dello staff di Fontana e di altri personaggi secondari. Oggi pomeriggio verrà dato l’incarico a un consulente della Procura per selezionare il contenuto in base a parole chiave, conferimento a cui possono partecipare gli indagati, i difensori ed eventuali loro esperti nominati per le operazioni.
Il materiale contenuto nei telefoni verrà , poi, selezionato con le garanzie dovute. Le acquisizioni mirate e per parole chiave dei contenuti dei telefoni di alcuni ‘protagonisti’ e indagati del cosiddetto ‘caso camici’ stanno riguardando in particolare funzionari e dirigenti della Regione e di Aria spa, la centrale acquisti regionale.
Nei mesi scorsi gli investigatori, coordinati nell’inchiesta dall’aggiunto Maurizio Romanelli e dai pm Paolo Filippini, Luigi Furno e Carlo Scalas, avevano sequestrato il telefono di Andrea Dini, patron della Dama, società di cui la sorella di quest’ultimo e moglie di Fontana, Roberta Dini, detiene il 10%. Nell’inchiesta figurano quattro indagati.
Per frode in pubbliche forniture Fontana, oltre a Dini, Filippo Bongiovanni, ex dg di Aria (entrambi accusati anche di turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente) e a una funzionaria di Aria. L’inchiesta verte sul caso dell’affidamento senza gara del 16 aprile di una fornitura di 75 mila camici e altri Dpi anti Covid per oltre mezzo milione di euro.
Fornitura basata su un contratto tra Aria, la centrale acquisti regionale, e Dama. Un affidamento poi trasformato in donazione quando venne a galla il conflitto di interessi della società dei familiari del governatore e quando ‘Report’ iniziò ad interessarsi alla vicenda.
(da agenzie)
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Settembre 24th, 2020 Riccardo Fucile
“LA COMMISSIONE NON SUPERA DUBLINO, LO RICALCA. I PRINCIPI EUROPEI NON SONO QUELLI DI ORBAN O DI QUALCHE POLITICO NOSTRANO”
Il piano della Commissione europea sull’immigrazione è “a dir poco deludente”. E’ senza
appello il giudizio di Pietro Bartolo, medico dei migranti a Lampedusa, eletto al Parlamento europeo l’anno scorso.
La proposta, ci dice tra rabbia e commozione, “non supera il regolamento di Dublino, anzi di fatto lo ricalca”.
Stamane Bartolo ha esposto le sue critiche in Commissione Libertà civili al Parlamento Europeo davanti ai commissari europei Margaritis Schinas e Ylva Johansson, autori del pacchetto presentato ieri. E non è stato il solo.
Sono tanti i parlamentari delusi. Del resto, nella scorsa legislatura il Parlamento Europeo ha votato a maggioranza una riforma del regolamento di Dublino poi affossata dagli Stati membri.
“Ecco — dice Bartolo — la Commissione avrebbe dovuto adottare quella proposta e rendere obbligatoria la solidarietà dei paesi membri sui ricollocamenti: sanzioni per chi non accetta. Non lo ha fatto…”.
Dopo tanta attesa, la Commissione ha partorito un topolino?
Neanche quello ha partorito. Il piano non supera il regolamento di Dublino ma lo ricalca, tentando di mettere in pratica le parti che non sono mai state implementate per bene, come per esempio l’attenzione ai minori. In più, la proposta contiene novità che ci sono state propinate come soluzione della situazione, ma in realtà si tratta del pre-screening di chi arriva, procedura che prenderà cinque giorni di tempo, e poi le procedure di frontiera, altre 12 settimane. Il tutto sempre a carico del paese di primo ingresso e con i migranti che in tutto questo tempo aspettano nei centri. La Commissione parla di solidarietà da parte degli altri Stati membri solo nei casi in cui dovesse esserci particolare pressione nei paesi di primo approdo: ma che vuol dire? L’emergenza c’è sempre!
Due modi per dirsi solidali: ricollocamento o rimpatrio.
Esatto. Ma il ricollocamento resta rarissimo: solo nel caso in cui abbiano diritto all’asilo, quando sappiamo che il problema più grosso riguarda i migranti cosiddetti ‘economici’. Oggi in Commissione Libe ho provato a chiedere quale sia la differenza tra gli uni e gli altri: non sono forse persone che scappano perchè non hanno alternative? Nessuno mi ha saputo rispondere, perchè non c’è una risposta: sono perfettamente uguali. Quanto al rimpatrio, è la parola più usata nel piano della Commissione, è ovviamente gradito di più. Ma anche in questo caso non è semplice, perchè bisogna avere accordi con i paesi di rientro. E poi perchè deve essere volontario e non forzato e deve garantire diritti, sicurezza, l’incolumità degli interessati una volta tornati nel paese d’origine. Quindi servirebbero delle procedure di monitoraggio per capire che fine fanno poi queste persone. Di tutto questo non c’è alcunchè nel piano della Commissione.
Dunque il piano non servirà ad alleviare la pressione sui paesi di primo approdo?
Al contrario. Tutto questo si scaricherà sui paesi di primo approdo: Grecia, Cipro, Italia, Malta, Spagna dovranno sobbarcarsi quanto già impone Dublino 3 più le nuove procedure sul pre-screening e quelle di frontiera. C’è un problema di fondo…
Quale?
Ci dimentichiamo che stiamo parlando di persone. Guardi: le interviste, gli interventi, le parole sono importanti perchè servono a informare e io ci credo. Ma mentre stiamo facendo questa intervista non posso non pensare che di sicuro c’è qualcuno che sta morendo in quel mare che mi appartiene e che mi manca. Dobbiamo sempre ricordare che si gioca tutto sulla pelle di queste persone, costrette a stare in attesa in centri di accoglienza che tali non sono. Per esempio il campo distrutto dall’incendio a Lesbo non si può definire ‘centro di accoglienza’: ospitava oltre 12 mila persone, ben oltre la sua normale capienza, in condizioni disumane.
Lo chiamerebbe lager?
Un luogo lasciato in condizioni disumane si può certo definire campo di concentramento. Come quelli che ci sono in Libia: lì oltre alla condizioni disumane dal punto di vista igienico-sanitario, le persone subiscono anche violenze, stupri, sevizie, torture. Tutto questo è inaccettabile.
Ci sono cose positive nel piano von der Leyen?
Qualcosina c’è. Per esempio c’è un’attenzione particolare ai minori, ma questo era previsto già nel Dublino III. C’è il ricongiungimento familiare, già previsto ma non implementato. In questo piano il concetto viene esteso anche ai fratelli, non più solo genitori e figli. Ed è esteso anche alla famiglia che si forma durante il viaggio verso l’Europa, non solo la famiglia d’origine. Sono viaggi lunghi, è normale che si formi una famiglia. Ma stiamo parlando di briciole: non è questo il modo di risolvere l’emergenza immigrazione.
Cosa avrebbe dovuto fare la Commissione europea?
Avrebbe dovuto adottare la riforma del regolamento di Dublino passata a larga maggioranza nel Parlamento europeo nella scorsa legislatura. Prevedeva il ricollocamento automatico e obbligatorio in tutti gli Stati membri. Quando arrivano a Lampedusa o a Lesbo, queste persone sono arrivate in Europa, c’è poco da aggiungere. Il problema è europeo e deve essere l’Europa ad assumersi la responsabilità di condividere la solidarietà . Basta leggere l’articolo 80 del trattato sul funzionamento dell’Unione Europea: i padri fondatori dell’Europa si sono basati su principi universali come l’accoglienza, la solidarietà , il rispetto dei diritti umani. Ma non basta la volontarietà : bisogna trovare il modo per obbligare gli Stati membri a condividere le responsabilità .
Come?
Dobbiamo cercare di convincere tutti e chi non accetta, come i paesi del blocco di Visegrad, deve subire delle sanzioni. Mica può comandare Visegrad in Europa? E poi bisognerebbe fare in modo che la riforma passi in Consiglio Europeo con voto a maggioranza. Quella approvata dal Parlamento europeo si è bloccata in Consiglio perchè gli Stati membri hanno deciso che doveva essere votata all’unanimità . Ma il diritto di veto non può esistere su questi argomenti. Sono questioni che devono essere votate a maggioranza qualificata: siamo in democrazia, la maggioranza deve contare.
Il governo italiano però non alza la voce sulla nuova proposta della Commissione. Come lo spiega?
Io sono Pietro Bartolo, da 30 anni mi occupo del fenomeno immigrazione, conosco le sofferenze, le atrocità che ho visto. Loro non hanno visto niente. E poi forse io ho diritto di parlare così, mentre loro magari puntano al negoziato per cercare di ottenere dei risultati. Ma io non posso non parlare in questi termini. Se io sono qui in Europa, non è perchè sono un politico ma perchè mi sono stancato di vedere tutte quelle atrocità e ho deciso di entrare in politica perchè credo nella buona politica e nella necessità che sia l’Europa a dare risposte. Penso che la politica sia servizio: non è che quando diventi onorevole ti dimentichi del tuo mandato.
Oltre al danno, la beffa: il piano rischia comunque di non passare in Consiglio. L’ungherese Orban lo boccia, come gli altri paesi di Visegrad.
Loro sono allergici alla parola accoglienza e invece vanno d’accordo con la parola rimpatrio. Addirittura immaginano hotspot fuori dal territorio europeo. Questo non è accettabile, non fa parte della nostra cultura. I principi dei padri fondatori dell’Europa non erano quelli di Orban e nemmeno di qualche politico italiano che nemmeno voglio nominare perchè mi fa male e fa male all’Italia della democrazia, l’Italia che ha una Costituzione straordinaria, culla della cultura infettata dalla cultura dell’odio, del rancore. Il piano rischia di non passare perchè si ostineranno a votare all’unanimità , ne basta uno che non si presenta per affossarlo. Cosa facile perchè l’immigrazione in politica viene usata per scaricare colpe e distrarre dai veri problemi difficili da affrontare.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 24th, 2020 Riccardo Fucile
“CAMBINO NOME AI PARTITI E SI ISCRIVANO AL PPE… E SI CANDIDINO A MILANO E ROMA ALLE AMMINISTRATIVE”
“Nella destra italiana ci vuole una rivoluzione culturale che portia una radicale svolta europea e che culmini nelle candidature di Matteo Salvini a sindaco di Milano e di Giorgia Meloni a sindaco di Roma”.
La formula proviene dall’autorevolissima voce di Paolo Mieli, che a colloquio con HuffPost analizza lo stato di salute dei partiti che negli ultimi anni hanno cavalcato l’onda populista e sovranista, suggerendo una via più moderata, che accetti un’Europa post-pandemica che a conti fatti ha ormai perso la sua immagine, dal punto di vista del popolo di destra, di “matrigna col dito indice puntato sui conti pubblici degli Stati membri”, per trasformarsi in una “zattera in cui rifugiarsi” di fronte alle emergenze e al destino avverso.
L’ex direttore di Stampa e Corriere della Sera sostiene che sia necessaria una svolta coraggiosa per i leader di Lega e Fratelli d’Italia, “un po’ come fece Occhetto quando alla Bolognina cambiò nome al partito”.
Niente Stati generali, “niente chiacchiere, come la creazione di uffici politici o segreterie”, così come non funzionano le “spallate”, ma una completa sterzata verso il perimetro liberale, che valorizzi “il patrimonio elettorale ancora intatto” tutelandolo però dagli scossoni di altri eventuali cigni neri, come è stato il virus in questi mesi.
Nella lunga stagione del Covid c’è la necessità nel nostro Paese della presenza di una destra liberale, moderata ed europeista, diversa da quella populista e sovranista?
Io penso che questo anno del Covid è stato un Big Bang che cambia la storia, che la cambia in modo radicale, come Pearl Harbor, il dicembre del ’41, le Torri Gemelle. Sono quegli eventi imprevisti che cambiano la storia e nei cambiamenti l’Europa è un soggetto che cambia radicalmente, cioè da matrigna che sorveglia col dito indice alzato i conti dei Paesi che a essa aderiscono ed è diventata invece una specie di zattera — non di più, eh — dove ci si rifugia e a cui si guarda senza ostilità . Un’entità che lascia liberi i Paesi di spendere i propri soldi ed eventualmente gliene dona anche una parte.
Un cambiamento così radicale, così a U, in pratica non può essere affrontato con un’alzata di spalle…
Certo che no. A me quel che ha colpito di più, una settimana fa, è stata l’astensione della Lega sulla mozione del Parlamento europeo contro Lukashenko. Che senso ha, ce lo hanno mai spiegato i leghisti, spingersi in putinismo fino a quel punto?
Però anche Berlusconi era amico di Putin.
Molto più amico di quanto lo sia Salvini, eppure la sua politica filo-occidentale è stata sempre a prova di bomba. Nessuna Cancelleria europea si è mai posta dubbi su questo, casomai si sono posti altri dubbi su Berlusconi, ma non quello che non fosse occidentale. Invece sull’atteggiamento di Salvini se lo pongono tutti e fa piacere che oggi anche Giorgetti lo abbia rimproverato pubblicamente. È una questione che può apparire marginale ma non lo è.
Sotto il profilo elettorale, la destra in che situazione è?
La destra italiana non è stata sgominata, è stata sconfitta una certa baldanza, sia di Salvini che di Meloni. Di Berlusconi non parlo perchè è ridotto ai minimi termini.
Ci dica qualcosa di più dei leader di Lega e Fratelli d’Italia.
Salvini e Meloni è la seconda o terza volta che si avviano a elezioni complicate con il grande mito della spallata elettorale. Ora, le spallate si danno alle elezioni politiche, cercare di darle in una Provincia, in un Comune, in una Regione o anche alle elezioni europee sono spallate che vanno interpretate.
Infatti Salvini pensò di averla data con le elezioni europee del 2019, poi si è visto cosa è accaduto.
Io non do consigli, faccio semplicemente analisi, però mi sembra evidente che il mito della spallata è da mettere in soffitta, la riorganizzazione del centrodestra deve essere secondo me più compatibile con il cambio dei tempi.
Più precisamente di cosa si tratterebbe?
Devono fare una rivoluzione importantissima sul terreno della politica internazionale e definirsi con un partito che chieda l’iscrizione al Partito popolare europeo. Insomma, mettersi nel solco dei partiti moderati e conservatori europei e rinunciare…
E l’idea di fare la segreteria nella Lega, di delegare come nei partiti vecchia maniera non è un primo passo?
Si perderanno — poveretti — in mille chiacchiere e si infileranno in cose che non sono mai servite a niente. Non conosco nella storia dell’umanità un ufficio politico, un ufficio di segreteria, un gabinetto di regia che abbia mai cambiato qualcosa. Ha solo rintontito i leader e li ha abituati ad andare per la strada sbagliata. Meno chiacchiere, più letture e l’autoconvincersi che bisogna fare una rivoluzione, proprio perchè hanno un patrimonio elettorale quasi intatto, non hanno perso e non sono stati sconfitti.
Siccome dicono che l’appuntamento decisivo è quello delle elezioni comunali dell’anno prossimo, quale potrebbe essere la mossa più intelligente dei due leader di destra?
Salvini e Meloni dovrebbero candidarsi rispettivamente a sindaco di Milano e sindaco di Roma. Lo facciano fin da subito dentro un contesto di rivoluzione culturale e poi coglieranno i risultati.
Vista così sembra una vera e propria traversata nel deserto a rischio di logoramento di nervi.
Io ricordo che in Francia Jacques Chirac è stato sindaco di Parigi dal ’77 al ’95, quasi vent’anni, e Nicolas Sà¡rkà¶zy è stato sindaco di Neuilly-sur-Seine dal 1983 al 2002. Fare un grande bagno in due città importanti come Milano e Roma significa ovviamente che prima devono fare una rivoluzione culturale, ma questo percorso li può portare da qualche parte, sennò inseguire i miti che hanno inseguito quest’anno, che furono i miti dell’estate del 2019, non servirà a niente. La politica è una cosa complessa, ha i suoi tempi e come acciuffi un’occasione di vittoria allo stesso modo la perdi.
Forse lo dimostra anche l’esperienza di Matteo Renzi, che però il sindaco l’ha fatto.
Lui dimostra che l’accelerazione dei tempi, l’idea della modernità , della velocità che tu acchiappi a quarant’anni l’occasione della tua vita e poi rimani nei successivi quaranta alla guida di uno Stato, secondo me è un’idea sciocca, superficiale e che produce tossicità . Salvini e Meloni devono cimentarsi in una prova concreta che li riguardi in prima persona.
Tuttavia facendo il sindaco un politico non gode delle stesse ‘tutele’, se così si può dire, rispetto a inchieste giudiziarie, di ministri e vicepremier. Non è schermato rispetto a quella che alcuni definiscono giustizia a orologeria.
Capirai che protezioni e tutele, Salvini va a processo il 3 ottobre…
Però facendo il sindaco, soprattutto di Roma, l’esposizione ad attacchi di quel tipo è quasi certo, stando alla cronaca degli ultimi lustri.
I rischi ci sono, ma vanno corsi, inoltre dagli ultimi venticinque anni non c’è una condizione che ti protegga da quel genere di rischi. A Salvini gli capita una clamorosa ingiustizia che viene trascinato a processo senza che il capo del governo a nome del quale si muoveva nelle scelte che ha fatto sia neanche lambito dalle stesse accuse. Anche se rimane segretario della Lega rischia, non è che sta più al riparo. Anche i deputati rischiano in questo Parlamento impazzito in cui nessuno di loro ha corrispondenza con il contesto in cui è stato eletto e quindi nessuno di loro ha garanzie.
Come ci si difende da quei rischi?
Ti difendi meglio se stai facendo una cosa concreta più che abbaiare alla luna, ma viene prima il cambiamento di cui parla Giorgetti. È triste vedere i loro presidenti delle Regioni che dicono Sì al Mes e vedere loro che spalleggiano l’ala più dura dei 5 stelle. Quelle erano idee che erano nate prima del Covid e che ora meriterebbero di essere riviste.
Non è un fatto di coerenza mantenere il punto su quelle idee populiste e sovraniste?
Questa non è coerenza. Se c’è la Seconda guerra mondiale e l’Europa cambia fra il 1939 e il 1945, uno che nel 1945 si riaffacciasse con le stesse convinzioni che aveva nel ’39 non sarebbe coerente ma solo stupido.
Quindi dalla tattica la destra deve passare a una nuova ampia strategia di centrodestra, che tenga dentro tutto il corpo elettorale, dai post socialisti ai cattolici adulti, per dirla con un espediente letterario, fino ai pentiti del Papeete.
Certo. La destra dovrebbe riunirsi, eliminando i personaggi che sono i più connotati da quelle politiche anti-europee e cambiare radicalmente l’atteggiamento nei confronti dell’Europa. Rompere le alleanze con i partiti anti-europeisti che ci sono in Europa e diventare una destra moderna e accettabile. Lo spazio c’è, lo devono fare adesso che hanno ancora il patrimonio prima di averlo dissipato, perchè la via su cui si sono incamminati è una via di dissipazione. Forse tra un anno non lo potranno più fare.
Sulla strada più moderata c’è più Salvini o più Meloni?
Guardando i numeri, Salvini, è a lui che tocca. La Meloni in alcune sfumature sembra più cauta e Salvini più radicale, ma al momento l’idea di un centrodestra guidato da altri che non siano Salvini non ci credo.
Il clima perchè avvenga quale deve essere?
Quello da unità nazionale. Questa legislatura potrebbe saltare per aria per un incidente, anzi, penso che sia probabile che di qui alla primavera prossima salti per aria per un imprevisto, un incidente.
Qualcosa di oltre le beghe politiche, un cigno nero alla Covid?
Esatto. Sicuramente non cadrà per una spallata del centrodestra, ma ritengo probabile un accidente, uno di quelli che cambiano la storia. Non do valore al mio senso delle probabilità , ma sono certo che l’attività della destra per come è impostata adesso non può far cadere il governo.
Viaggiamo ancora con l’epidemia in corso, con l’economia che ne risente. In questo contesto, come lei sottolinea, la destra non può avere lo stesso atteggiamento di prima.
L’elettorato è stato fin troppo generoso, alla lunga se la destra non cambia si genererà sconcerto ad esempio per un partito, la Lega, che si presenta come il partito dell’avventura. E quando il mondo è in emergenza, nessuno si fa affascinare in maniera definitiva dall’avventura.
(da “Huffingtonpost”)
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