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L’ASPETTATIVA DI VITA IN AMERICA È IN CADUTA LIBERA DA CIRCA UN DECENNIO: NEL 2021 È ARRIVATA A 76,1 ANNI, IL PUNTO PIÙ BASSO DAL 1996

Maggio 16th, 2023 Riccardo Fucile

IL TASSO DI MORTALITÀ GIOVANILE È AUMENTATO DELL’8,3% TRA IL 2020 E IL 2021 E CIRCA UN BAMBINO DI CINQUE ANNI SU 25 NON RAGGIUNGERÀ IL QUARANTESIMO COMPLEANNO… LA CAUSA PRINCIPALE DI MORTE PER I MINORENNI È LA DIFFUSIONE DELLE ARMI, SEGUITA DALLE OVERDOSI DA OPPIOIDI E GLI INCIDENTI D’AUTO

È un numero impressionante: uno su 25 bambini americani di cinque anni non raggiungerà il quarantesimo compleanno. È un tasso di mortalità quattro volte più alto che in ogni altro Paese ricco. Vuol dire che una coppia di genitori in ogni asilo seppellirà il proprio bambino. Nei giorni scorsi il Financial Times ha tirato fuori questi dati paragonandoli con quelli britannici. È un problema americano.
L’aspettativa di vita in America è in caduta libera da circa un decennio: è arrivata a 76,1 anni nel 2021, il punto più basso dal 1996, secondo i dati del Centro nazionale delle statistiche sulla salute. Dal 2019 al 2020 si è ridotta di quasi due anni secondo i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) ed è il declino peggiore registrato nel corso di due anni dal 1921-1923.
In Europa, invece, l’aspettativa di vita alla nascita negli ultimi vent’anni è aumentata in modo graduale ed è più alta rispetto a quella degli Stati Uniti: nel 2021 è stata di 80,1 anni. Ma anche nell’Ue c’è stato un rallentamento nel 2020, secondo gli ultimi dati di Eurostat, dovuto principalmente all’aumento della mortalità causata dal Covid.
In America l’impatto del Covid è solo un aspetto di questa storia: è il numero di giovani che muoiono a fare la differenza (e la pandemia è responsabile solo per il 2% di questi decessi). Il tasso di mortalità giovanile è aumentato del 10,7 per cento dal 2019 al 2020 e dell’8,3 per cento tra il 2020 e il 2021. Il fenomeno è maggiormente pronunciato tra gli adolescenti ma anche il tasso di mortalità tra 1 e 9 anni è aumentato dell’8,4 per cento dal 2020 al 2021. Le cause principali sono: la diffusione delle armi (gli omicidi tra i 10 e i 19 anni sono aumentati del 39% dal 2019 al 2020), le overdosi (raddoppiate per quell’età), gli incidenti d’auto.
Solo quest’anno ci sono state finora circa 200 sparatorie di massa, secondo le stime, tra le quali quella alla scuola elementare di Nashville in Tennessee compiuta da una ex allieva che ha ucciso tre bambini di 9 anni e tre adulti.
Finora nel 2023, 15mila americani sono stati uccisi con armi da fuoco. «Tutte queste statistiche hanno l’effetto di attutire la nostra sensibilità su quanto accade», scriveva Fareed Zakaria in una recente analisi del fenomeno ma a sua volta anche lui citava i numeri: in America oltre 200 al giorno vengono ferite da armi da fuoco, 120 vengono uccise. Di queste 120, 11 sono bambini e adolescenti. La principale causa di mortalità tra i bambini americani oggi è la morte sotto colpi di pistola.
Secondo una ricerca di «America Inequality» gli americani nati in contee povere come Owsley County in Kentucky o Union County in Florida dove le famiglie hanno un salario medio di 35 mila dollari e l’aspettativa di vita è di 67 anni (la più bassa del Paese) muoiono mediamente vent’anni prima di chi vive in posti come Aspen in Colorado o Santa Clara in California. Gli stati del Sud hanno un’aspettativa di vita più ridotta di quelli del Nord. Le politiche statali hanno un peso: i sussidi per chi ha basso reddito, l’espansione dell’assistenza sanitaria per i più poveri, i controlli sulle armi, la prevenzione delle overdose, l’accesso sicuro all’interruzione di gravidanza sono tutti fattori che condizionano l’aspettativa di vita.
Gli afroamericani in media muoiono 4-5 anni prima dei bianchi, in ogni Stato. Anche tra i giovani si osservano queste diseguaglianze: due terzi dei morti in omicidi con armi da fuoco sono ragazzi neri tra i 10 e i 19 anni. Le morti per overdose negli ultimi anni erano state di più tra i minorenni bianchi, ma questa differenza si è annullata nel 2020.
Anche in Europa dietro alla media Ue ci sono forti diseguaglianze legate ai territori. L’aspettativa alla nascita più bassa è stata registrata in Bulgaria (71,4 anni), Romania (72,8 anni) e Lettonia (73,1 anni). Se poi si guardano le statistiche regionali, si va dagli 85,4 anni nella Comunidad de Madrid ai 69,7 anni della Severozapaden in Bulgaria, una delle regioni più povere dell’Ue.
(da Il Corriere della Sera)

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DA OSTIA AI PARADISI FISCALI, LA RETE DI SCATOLE CINESI LEGATA ALLA MAMMA DELLA MELONI

Maggio 16th, 2023 Riccardo Fucile

UN’AZIENDA PARTECIPATA DA ANNA PARATORE VUOLE RIQUALIFICARE IL LITORALE, POI VIENE RIVENDUTA E FINISCE A UN NETWORK TRA PANAMA E LUSSEMBURGO

Anna Paratore, la mamma di Giorgia Meloni, non era soltanto la scrittrice di romanzi d’amore della Garbatella, come tutti i suoi biografi, a partire dalla figlia, hanno sempre raccontato. Mentre scriveva in anonimato storie di cuore, era anche socia di diverse aziende le cui proprietà, nel corso degli anni, si sono via via perse in complicatissimi giochi di scatole cinesi: da Roma, all’Inghilterra passando per i paradisi fiscali di Panama e Lussemburgo.
Come Repubblica ha potuto ricostruire, tutto si muove tra il 1998 e il 2002 proprio quando iniziava la vera storia politica della presidente del Consiglio. Ma la data cruciale è il 14 febbraio del 2002, il giorno di San Valentino. In quella data, infatti, un amore si interrompe: è quello della mamma della futura premier con due delle società nelle quali aveva quote insieme con il suo ex compagno (recentemente condannato per bancarotta fraudolenta), Raffaele Matano. Si tratta – come Repubblica ha raccontato nei giorni scorsi – della Lazio Consulting e della Mr Partners. Non erano aziende qualsiasi: la Lazio Consulting – la cui proprietà era per il 90 per cento della Mr Partners e per il 10 della signora Paratore – aveva presentato sei delle 162 proposte di progetto per la trasformazione del litorale romano nell’ambito del Patto Territoriale Ostia-Fiumicino, per un valore di 90 milioni di euro circa. Un progetto che evidentemente faceva gola a molti. La D Construction Limited compra infatti per 51mila euro il 10 per cento della Paratore e qualche settimana dopo per 431.160 euro il 90 per cento della Mr Partners. Ma chi sono quelli della D Construction?
Da Ostia a Panama
Per dare una risposta bisogna fare un salto indietro. Al 30 novembre del 2000. Quel giorno, nel cuore di Panama, al secondo piano del lussuoso palazzo vetrato Frontenac, entra un uomo. È un avvocato, si chiama Jaime Eduardo Alemán e dopo aver percorso i corridoi in parquet bussa alla porta di un notaio. Si presenta “in qualità di socio dello studio legale Alemán, Cordero, Galindo & Lee” – uno studio che anni dopo apparirà nei Pandora Papers, l’inchiesta sui paradisi fiscali – e deposita l’atto di costituzione di una società, la Fayson Trading s.a. I due firmatari dello statuto sono Andrés Maximino Sánchez e John Benjamin Foster. E anche loro compariranno in una fuga di notizie sui Paesi a fiscalità ridotta. Gli amministratori dell’azienda sono tre persone che hanno la residenza legale anche in un altro paradiso fiscale (le Isole del Canale). Uno di loro, John Trevor Greer Donnelly, compare nell’archivio dei Panama Papers, un’altra inchiesta sui paradisi fiscali. Creata l’azienda a Panama, la mossa successiva è vincolarla all’Europa, e così succede il 23 febbraio 2001, quando tale Edna Nino costituisce la D Construction Limited presso la Companies House del Regno Unito. La società dichiara di avere sede legale al numero 1 di Knightrider Court. In questo indirizzo c’è l’ufficio di una società di consulenza per cui lavora Edna Nino che apre, chiude e gestisce aziende per conto di terzi. Il capitale sociale è composto da 100 azioni, di cui solo una è di proprietà di un’azienda britannica, la Easycircuit Limited. Il restante 99% appartiene alla Fayson Trading: siamo a Londra, quindi, ma in realtà siamo a Panama.
E da Panama in Lussemburgo
Ma non basta. Perché poi succede altro. Sempre nel 2002 viene creata a Roma la Lunghezza Immobiliare, una srl “unipersonale a responsabilità limitata” costituita da un’altra società, la Polired s.a., con sede in Lussemburgo e fondata appena una settimana prima, il 10 luglio, da due cittadini italiani che lavoravano nel Granducato per una società di consulenza internazionale. Il 29 luglio 2002, la Lazio Consulting, che era già stata venduta alla D Construction, realizza una strana operazione. “Trasferisce a Lunghezza Immobiliare srl, che …. acquisisce il ramo di attività avente per oggetto l’esecuzione di lavori di costruzione”, rivela un atto notarile in cui si legge: “Si conviene che Lunghezza Immobiliare srl sostituisce Lazio Consulting srl nella partecipazione alle gare, anche se queste sono state sottoscritte con la presentazione di atti e/o documentazione”. Il prezzo del trasferimento è di 10.000 euro.
“Ormai tutto prescritto”
Repubblica ha cercato di chiarire chi fosse il beneficiario finale della rete di società che collega le romane Lazio Consulting e Mr Partners con l’inglese D Construction e, tramite questa, alla panamense Fayson Trading. Rintracciato, il commercialista romano Carlo Stella, che era il “legale rappresentante” della Mr Partners in quell’affare, secondo gli atti notarili, ha rifiutato di essere intervistato. Ha accettato l’avvocato Giovanni Petrillo, “procuratore speciale della società D Construction Limited”.
“Non ricordavo che fossi il procuratore della D Construction – dice Petrillo -. Non ricordo nemmeno chi me l’ha chiesto (di essere il procuratore, ndr)” continua. “In realtà, non credo che abbia nulla da nascondere… Sono passati 20 anni e se ho commesso qualcosa consapevolmente o meno, c’è la prescrizione”, sottolinea l’avvocato, nonostante nessuno abbia sollevato questioni legali, ma solo il singolarissimo schema societario. La Fayson Trading e la Polired, nel frattempo, sono state cancellate del registro d’imprese di Panama e del Lussemburgo, rispettivamente, per non presentare bilanci.
(da La repubblica)

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AFFARI, DONAZIONI E POLITICA TRA LA MADRE DELLA MELONI E MILKA DI NUNZIO

Maggio 16th, 2023 Riccardo Fucile

VENDUTE QUOTE AZIENDALI AI PRECEDENTI PROPRIETARI A 20 VOLTE DI PIU’… CONTINUA L’INCHIESTA DI “DOMANI”

L’affare “Raffaello” è l’argomento di cui nessuno vuole parlare nell’entourage di Giorgia Meloni. Un certo nervosismo si percepisce anche nelle reazioni dei diretti interessati. L’operazione commerciale con al centro la madre di Meloni, Anna Paratore, e la migliore amica della presidente del consiglio, Milka Di Nunzio, riguarda una società chiamata Raffaello eventi Srl.
Nel 2012 Paratore e Di Nunzio hanno acquistato alcune quote dell’azienda, e sono entrate così in società assieme a Lorenzo Renzi, David Solari e Daniele Quinzi (candidato di Fratelli d’Italia nel 2013) nella gestione del lounge bar B-Place nel quartiere Eur di Roma, locale che da lì in poi verrà frequentato anche dalla futura fondatrice e leader di Fratelli d’Italia.
SOLDI E SILENZI
Nel 2016 la mamma e l’amica del cuore della premier hanno dismesso le partecipazioni nella Raffaello Eventi, ottenendo dalla vendita una notevole plusvalenza: le stesse azioni pagate in tutto 4mila euro, nel 2016 sono state vendute dalle due donne a quasi 90mila euro agli stessi imprenditori (Renzi e Solari) da cui avevano comprato quattro anni prima. I due titolari hanno firmato l’accordo per pagare a rate le somme stabilite fino al 2018. La prima tranche era fissata per l’ultimo giorno di febbraio 2016, da mesi si rincorrevano le voci di una candidatura a sindaca di Meloni, ufficializzata solo il 13 marzo di quell’anno, qualche settimana dopo l’operazione “Raffaello”.
Un colpo notevole per le due donne più importanti nella vita della premier. «Non voglio essere scortese, non voglio parlare di fatti che non vi riguardano, arrivederci e buongiorno!», è la risposta a Domani di Di Nunzio contattata nel suo ufficio della Croce Rossa, assunta come coordinatrice dell’unità che si occupa del volontariato e del servizio civile. Ingaggiata nel 2018, durante il regno in Croce Rossa di Francesco Rocca, a capo dell’organizzazione per dieci anni e ora presidente della regione Lazio con Fratelli d’Italia.
Non è un mistero che Meloni sia stata il suo sponsor più importante per sbloccare la candidatura. «Francesco Rocca è una di quelle persone che sei fiera di poter chiamare amico! Personalmente non potevo sperare in un governatore migliore per la regione Lazio», così si congratulava con il suo ex capo la migliore amica della premier il 14 febbraio scorso.
A distanza di quattro mesi Renzi e Solari hanno chiuso bottega ma non la società, che hanno ceduto a Iftikhar Ahmad Gondal, cittadino pakistano, con un permesso di soggiorno in scadenza e domiciliato presso la mensa dei poveri della comunità di Sant’Egidio. Dove Gondal abbia trovato 10mila euro per saldare le quote di Solari e Renzi è l’ennesimo mistero di questa storia, così come il ruolo di Muhammad Tahir, diventato amministratore della società dopo la cessione a Gondal. Pure Tahir è domiciliato presso un indirizzo che corrisponde a un’altra sede della comunità di Sant’Egidio, questa volta a Ostia.
I diretti interessati non hanno intenzione di chiarire: Renzi passa da un «non ricordo», a un tono molto seccato: «Non c’è niente da spiegare, non voglio parlare con voi di queste cose, anzi la sto salutando, se lei mi saluta chiudiamo perché io sono una persona cortese». In effetti della gentilezza di Renzi c’è traccia sui suoi social, quando nel 2014 (all’epoca ancora socio di Paratore e Di Nunzio) scriveva, per esempio, «Che Dio ti fulmini» a commento di una foto che ritraeva una ragazza rom impegnata a rovistare nel cassonetto della spazzatura.
«Queste cose», come le definisce Renzi, riguardano passaggi di denaro indirizzati a due donne legatissime all’attuale presidente del consiglio e allora in corsa per diventare sindaca della capitale. Due fattori che rendono la vicenda di interesse pubblico. Perché se è vero che al momento non c’è alcun illecito, resta l’obbligo della trasparenza per chi fa politica e chi è deputata a gestire la cassaforte di un candidato.
LA GUARDIANA DEI CONTI
La faccenda è rilevante anche per un altro motivo: una delle protagoniste dell’operazione, insieme a Paratore, è Di Nunzio, che nell’anno in cui cede le quote è stata nominata mandataria elettorale di Meloni, nel 2016 candidata a sindaca di Roma. In pratica la migliore amica ha ricoperto l’incarico di guardiana delle spese e dei finanziamenti destinati alla campagna elettorale di Meloni
Un ruolo delicato, confermato dai documenti, letti da Domani, relativi alle rendicontazioni dei candidati. La firma di Di Nunzio è in calce a certificare ogni entrata e uscita denunciata, proprio sotto quella dell’aspirante prima cittadina.
«Non abbiamo gruppi di potere alle spalle, lobby che ci sostengono o banchieri amici che ci pagano la campagna elettorale. Preferiamo restare dalla parte degli italiani accettando solo piccole donazioni», diceva Meloni. Eppure qualche pezzo grosso l’ha sostenuta, quell’anno aveva raccolto 210mila euro grazie a decine di imprenditori della capitale: da Angiola Armellini, l’immobiliarista che ha avuto grossi problemi con il fisco, ai ras dei lidi di Ostia, i Balini, coinvolti in vicende giudiziarie varie.
CARRIERA A DESTRA
La madre di Meloni ha navigato in diversi affari immobiliari fin dalla fine degli anni Novanta, come rivelato da Domani nella prima puntata dell’inchiesta sui rapporti tra lei, il geometra immobiliarista Raffaele Matano e il padre della premier con una condanna per narcotraffico nel 1996 e scomparso nel 2012.
Di Nunzio, al contrario, ha costruito la sua carriera in organizzazioni attive nel nel sociale, sempre però con una passione per la politica, in particolare per la destra
Prima di entrare con Rocca nella Croce Rossa, nel 2008 ha seguito la sua amica Meloni al ministero della Gioventù, nel governo di Silvio Berlusconi: incaricata di coordinare i rapporti, progetti ed attività con associazioni giovanili di volontariato e terzo settore. Fino al 2021 è stata pure coordinatrice nell’organizzazione per l’educazione allo sport (Opes).
Il suo attivismo segue anche l’onda ecologista, vicina al movimento Fare Verde di area destra sociale.
Con la premier ha un’amicizia lunga una vita, Di Nunzio rilancia ogni suo post, commento e intervento. Non si perde una festa di Atreju, la kermesse di Fratelli d’Italia, si fa fotografare con senatori e deputati del partito e con Arianna Meloni, sorella dell’attuale presidente del Consiglio.
«Oggi è la giornata mondiale dell’amicizia. La voglio dedicare alla mia migliore amica Milka, ai tanti amici leali e pazienti che ho avuto la fortuna di incontrare nella mia vita e a tutti coloro che sanno che l’amicizia è uno dei doni più preziosi che la vita ti possa regalare», scriveva Meloni nel 2016.
L’anno della magica plusvalenza messa a segno da Di Nunzio con la madre della premier alla vigilia della campagna elettorale per Giorgia Meloni sindaca di Roma. Una vicenda che nessuno vuole chiarire, resa ancora più misteriosa dal silenzio imbarazzato dei protagonisti .
(da Editoriale Domani)

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MACRON DIFENDE LA RIFORMA DELLE PENSIONI: “IMPOPOLARE MA NECESSARIA”

Maggio 16th, 2023 Riccardo Fucile

E ANNUNCIA UN TAGLIO DELLE TASSE DA DUE MILIARDI

Dopo l’incontro con il presidente ucraino Zelensky, in un’intervista trasmessa dal tg di TF1 Emmanuel Macron è tornato a parlare della riforma delle pensioni, non risparmiando le critiche a chi, fuori e dentro la maggioranza, ha tentato di impedirne l’approvazione.
Ma prima, Macron ha spiegato come continuerà il sostegno della Francia all’esercito di Kiev. «Aiuteremo l’Ucraina a resistere», assicura il presidente francese, «abbiamo garantito nuove munizioni e ci siamo impegnati a organizzare con gli ucraini, nell’est del paese, il necessario per formare le loro truppe e riparare i veicoli».
Il suo Paese non fornirà aerei caccia ma ha «aperto la porta alla formazione di piloti, insieme ad altri Paesi europei».
Il presidente è stato poi chiamato a rispondere a numerose domande sulla contestata riforma delle pensioni approvata definitivamente ad aprile.
«Io non disprezzo nessuno, sono sempre andato in mezzo alla gente, il disprezzo è non parlare o non dire le cose come stanno», ha detto riferendosi alle centinaia di migliaia di persone che in piazza hanno manifestato contro l’innalzamento dell’età pensionabile, «chi disprezza è colui che non parla o che racconta menzogne. E in questo i partiti delle forze estremiste sono molto più bravi di quelli della maggioranza di governo».
E quindi i partiti di destra e sinistra, che secondo Macron avrebbero strumentalizzato la contestazione. Ma non solo. La riforma «è impopolare quindi tutti si sono tirati indietro. Comprese persone che, in Parlamento, avevano fatto campagna per le presidenziali, spavaldamente parlando dei 65 anni. Avevano tutti fatto campagna per questo. Hanno detto il contrario quando si sono trovati in Parlamento, nessuno si è voluto prendere le sue responsabilità».
L’intenzione di Macron sarebbe quella di trovare 2 miliardi di euro entro il 2027 per tagliare le tasse alle famiglie e alla classe media. «Ho chiesto al governo di fare delle proposte affinché questi tagli si concentrino sulle classi medie. Non chiudo alcuna porta, perché – ha aggiunto – ci possono essere cose intelligenti da fare su una parte dei contributi che pagano i dipendenti».
(da Open)

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IL MINISTRO CROSETTO CONTRO IL SUO PROFILO-PARODIA SU TWITTER: “TROPPI CREDONO SIA VERO, DA SETTIMANE CHIEDO DI INTERVENIRE”

Maggio 16th, 2023 Riccardo Fucile

L’ACCOUNT SATIRICO SCATENA MIGLIAIA DI COMMENTI

Il ministro della Difesa Guido Crosetto si scaglia contro l’account social parodia dal nome Guido Crosetto ministro della Difesa parody. Un profilo satirico che, però, spesso e volentieri viene preso sul serio. Come quando ieri, 15 maggio, sull’account è apparso il seguente tweet: «Ai miei tempi c’era il servizio militare obbligatorio. Un’esperienza che mi fece diventare uomo. Ora c’è una guerra da vincere, ma i nostri giovani sono impreparati e/o deviati. Con Giorgia Meloni reintroduciamo la leva obbligatoria e chi si rifiuta verrà considerato un disertore!».
Parole che, al posto di scatenare una risata, hanno provocato la furia e l’indignazione degli utenti social.
«Ministro, ma la spunta blu?»
Così oggi il ministro della Difesa, riprendendo la notizia lanciata da Open, fa sapere che è da settimane che chiede a Twitter di intervenire nei confronti di questo profilo. «Non perché mi infastidisca la parodia ma perché centinaia di persone pensano sia un account vero», twitta Crosetto. «Perché – conclude – nei tweet non si legge la parola “Parody”». E tra i commenti c’è chi lo critica, chi gli dà ragione, e chi tenta di dargli qualche consiglio o strategia in attesa dell’intervento della piattaforma. Qualcuno, infine, fa notare che il ministro dovrebbe dotarsi di spunta blu, solitamente utilizzata dai profili istituzionali e verificati per distinguersi dai tanti profili alternativi che altre persone posso creare.
(da Open)

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LA LETTERA DELLE FAMIGLIE DELLE VITTIME: “SBIGOTTITI DA COLOSIMO (FDI) PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA”

Maggio 16th, 2023 Riccardo Fucile

SONO PUBBLICI I RAPPORTI TRA LA DEPUTATA DI FDI E IL TERRORISTA DEI NAR LUIGI CIAVARDINI

«Abbiamo appreso dalla stampa la notizia secondo cui la nuova Commissione parlamentare antimafia, in settimana, si riunirà per eleggere il suo presidente nella persona della onorevole Chiara Colosimo».
Comincia così la lettera aperta delle famiglie delle vittime di mafia e terrorismo.
«Rimaniamo sbigottiti e increduli di fronte a questa prospettiva. Grazie alla trasmissione “Report” sono ormai pubblici i rapporti tra la suddetta deputata di Fratelli d’Italia e il terrorista dell’eversione di destra Luigi Ciavardini. Ciavardini, esponente – assieme ad altri criminali come Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro – del gruppo eversivo neofascista dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari), è stato condannato definitivamente per l’omicidio del poliziotto Francesco Evangelista e del magistrato Mario Amato (che aveva preso in mano le indagini del collega Vittorio Occorsio – assassinato dal terrorista neofascista Pierluigi Concutelli – sui legami tra destra eversiva, P2 e apparati dello Stato) e ovviamente per la strage della stazione di Bologna, dove morirono 85 persone. Inoltre, sempre grazie a Report sono emersi i legami tra Ciavardini, Fioravanti e Mambro e alcune associazioni che, da anni, stanno chiedendo a gran voce l’abolizione del 41-bis e dell’ergastolo ostativo per i reati di mafia e terrorismo».
La missiva prosegue: «Ma non è tutto. Il Presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna, Paolo Bolognesi, pochi giorni fa ha giustamente ricordato come i processi abbiano accertato i “plurimi depistaggi a favore dei NAR e delle altre formazioni criminali neofasciste, commessi da uomini dei servizi segreti infedeli alla Costituzione repubblicana e da apparati delle istituzioni”. A questo si devono aggiungere le circostanze emerse dalle indagini svolte negli ultimi anni da diverse procure italiane, che hanno provato i legami esistenti tra criminalità mafiosa (soprattutto siciliana e calabrese) ed esponenti della destra eversiva (proprio come Giusva Fioravanti e Francesca Mambro, ma anche come Paolo Bellini, altro condannato – in primo grado – per la strage di Bologna), e tra questi e soggetti infedeli delle istituzioni. Ebbene, ci chiediamo quindi come sia anche solo lontanamente immaginabile pensare di eleggere a Presidente della Commissione antimafia una persona con tali frequentazioni, posto che due degli argomenti che la futura Commissione si troverà necessariamente ad affrontare sono il coinvolgimento degli eversori neofascisti nella strategia stragista mafiosa degli anni ’92-’94 e il ruolo della Falange Armata in essa. È accettabile che si scelga, per un ruolo importante come la presidenza di una Commissione parlamentare bicamerale, una persona che non si vergogna di avere rapporti con uno stragista che mai si è pentito? E, ancora, solo a noi appare evidente il gigantesco conflitto di interessi della probabile futura presidente? E’ così che lo Stato onora le vittime delle stragi terroristico-mafiose e chiede fiducia ai loro familiari? Se questo sarà veramente il primo, nefasto, passo della neo Commissione (che ancora speriamo si riveli una notizia priva di fondamento), ci auguriamo che i componenti che avalleranno tale scelta avranno almeno la decenza di evitare di partecipare alle commemorazioni di quelle stragi».
Il documento è firmato da Salvatore Borsellino (fratello del magistrato Paolo Borsellino, assassinato da Cosa Nostra, e presidente dell’Associazione Le Agende Rosse); Paolo Bolognesi (presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime della strage della stazione di Bologna); Manlio Milani (presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime della strage di Piazza della Loggia); Federico Sinicato (presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime della strage di Piazza Fontana); Stefano Mormile (fratello dell’educatore carcerario Umberto Mormile, assassinato dalla ‘Ndrangheta, e presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime della Falange Armata); Nunzia Agostino (sorella dell’agente di Polizia Nino Agostino, assassinato da Cosa Nostra); Paola Caccia (figlia del magistrato Bruno Caccia, assassinato dalla ‘Ndrangheta); Pasquale Campagna (fratello della diciassettenne Graziella Campagna, assassinata da Cosa Nostra);Giovanni Impastato (fratello di Peppino Impastato, assassinato da Cosa Nostra); Angela Gentile Manca (madre del medico Attilio Manca, assassinato da Cosa Nostra)
(da agenzie)

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PERCHE’ FAZIO E’ ANDATO A DISCOVERY E CHI PRENDERA’ IL SUO POSTO SU RAI 3

Maggio 16th, 2023 Riccardo Fucile

SI FANNO I NOMI DI GILETTI, PORRO E BONOLIS, MA CI SONO PROBLEMI DI BADGET

Il passaggio di Fabio Fazio e di Che tempo che fa a Discovery non sarà indolore per la Rai. Il conduttore porta in dote un ascolto medio di 2,4 milioni di telespettatori e l’11,8% di share.
Il Canale 9 in cui approda è oggi la rete di Maurizio Crozza. Ha un milione e centomila spettatori fedeli e il 5,6% di share. E il pubblico, è il ragionamento di chi è esperto di televisione, ha ormai imparato ad andare oltre i primi sei tasti del telecomando. Quelli di Rai e Mediaset. In questa ottica è già nata anche la guerra di successione. Che oggi si focalizzano in particolare su tre nomi. Quello di Massimo Giletti, che ha appena visto la sua tramissione su La7 chiusa da Urbano Cairo. Quello di Paolo Bonolis. E quello di Nicola Porro.
La successione
Il Corriere della Sera spiega oggi che viale Mazzini dovrà prima di tutto decidere se vuole realizzare una copia di Che tempo che fa oppure di cambiare struttura del palinsesto. La risposta non è scontata. Anche perché va a incrociarsi con altre questioni. Prima di tutto quella del budget.
Il quotidiano spiega che quella di Bonolis è soltanto una suggestione. Anche se il conduttore ha provato a portare in Rai il suo talk show Il senso della vita. Il problema più grosso però è quello del budget. Anche se per anni Fazio è stato accusato di andare avanti “con i soldi del canone” in realtà la sua trasmissione era completamente ripagata dalla pubblicità. Il suo successore si troverà anche questa spada di Damocle sopra la testa. L’ipotesi di virare su un programma di informazione invece porterebbe in pole position Giletti.
Chi andrà al posto di Fazio
Ma, scrive il quotidiano, il ritorno alla Rai del conduttore è in stand by dopo che è stato sentito dalla procura di Firenze come testimone nell’inchiesta sulle stragi del 1993.
L’altro nome è quello di Nicola Porro. Che però sembra destinato a Rai2. Repubblica invece spiega che la questione degli ascolti e delle difficoltà dei canali diversi da Mediaset e Rai sembra ormai superata dai fatti. La semifinale di Champions League Milan-Inter su Tv 8 ha avuto ha sfiorato i 7 milioni e mezzo di spettatori (33.1% di share) regalando alla rete il primo posto tra i programmi più visti di mercoledì. Invece l’11 maggio Rai 1 con il match Juventus-Siviglia si è fermata a 3 milioni 771 mila spettatori (18% di share).
I risultati di Nove
Infine Alessandro Araimo, general manager Italy & Iberia di Warner Bros. Discovery, spiega al quotidiano che «l’impegno è da sempre quello di attrarre i migliori talenti». E ha già annunciato che l’accordo quadriennale con Fazio permetterà al conduttore di sviluppare nuovi progetti. Nove sta ottenendo nel 2023 il suo record di sempre in prima serata, con una media di 2,1% share (+22%).
(da agenzie)

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LA LEGA PERDE COLPI: ALLE AMMINISTRATIVE IL CARROCCIO FINISCE DIETRO A FRATELLI D’ITALIA, DALLA LOMBARDIA AL VENETO

Maggio 16th, 2023 Riccardo Fucile

LA LEGA RESISTE A TREVISO, DOVE L’INFLUENZA DEL GOVERNATORE LUCA ZAIA È FORTE, MA PERDE TERRENO A VICENZA … ANCHE IN PROVINCIA DI VERONA, NEI TRE COMUNI PIÙ GRANDI AL VOTO, TRE SORPASSI DI MELONI

Lo spoglio delle schede avanza lentamente «quello che pesa davvero – ragionano nel partito di Giorgia Meloni – sarà il risultato ottenuto da ogni singola lista di partito». In ballo ci sono 6,3 milioni di elettori, dal Piemonte alla Puglia Anche da qui, dunque, da quello che si vedrà sotto la lente di ingrandimento, si potrà fare un bilancio dell’attività di governo e degli equilibri interni alla coalizione E sempre da qui, nelle prossime settimane, si inizierà a impostare la lunga campagna elettorale che porterà alle elezioni europee
Emergono le prime ombre. Quelle sulla Lega di Matteo Salvini, che non riesce ad arginare l’avanzata di Fratelli d’Italia al Nord. E quelle che si allungano sul partito di Meloni, dove preoccupa il trend generale che, seppur in crescita rispetto alle ultime amministrative, non sembra tenere il ritmo della cavalcata con cui FdI si è presentata alle ultime elezioni politiche, appena otto mesi fa. Forza Italia, dall’altra parte, si definisce «determinante» per la vittoria della coalizione, ma non può fare molto di più di fronte all’evidente cristallizzazione del suo ruolo di terza forza della coalizione.
Dietro i successi celebrati dalla grancassa leghista, a preoccupare il leader è soprattutto la sconfitta a Brescia, dove vince l’alleanza di centrosinistra e la Lega viene ampiamente doppiata da Fratelli d’Italia. L’argine costruito in occasione delle ultime regionali, in Lombardia come in Friuli Venezia Giulia, sembra essere crollato.
Il “pericolo Meloni”, per il Carroccio, si nasconde anche tra le pieghe del buon risultato generale incassato in Lombardia: il centrodestra passa da 16 a 18 sindaci, eppure sempre più spesso, qui come in Veneto, è il partito della premier a trainare l’alleanza.
La Lega resiste a Treviso, dove l’influenza del governatore Luca Zaia è forte, ma perde terreno a Vicenza. E anche nel veronese, terra da tempo sotto il controllo dei fedelissimi di Salvini, non va granché meglio: nei tre comuni più grandi al voto, tre sorpassi di Meloni.
(da la Stampa)

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ELEZIONI COMUNALI, BALLOTTAGGI DECISIVI PER ESPRIMERE UN GIUDIZIO

Maggio 16th, 2023 Riccardo Fucile

TRA I PARTIT FDI SEMPRE PRIMO PARTITO DEL CENTRODESTRA, LEGA IN AFFANNO AL NORD, PD BENE AL NORD E AL CENTRO

Saranno i ballottaggi a decidere chi ha vinto le elezioni comunali 2023. Nel primo turno il centrodestra conquista quattro sindaci nei comuni capoluogo e il centrosinistra due. Vittoria a Latina, conferma a Sondrio, Treviso e Imperia con l’ex ministro Claudio Scajola. Brescia e Teramo vanno al centrosinistra. Il 28 e 29 maggio ci saranno ballottaggi tra centrosinistra e centrodestra nei comuni di Ancona, Brindisi, Vicenza, Pisa e Siena. A Terni il ballottaggio sarà tra il centrodestra e il Presidente della Ternana calcio e di Unicusano, Stefano Bandecchi, sostenuto da Alternativa popolare e liste civiche. A Massa il ballottaggio sarà tra il candidato sostenuto da Lega e FI contro il centrosinistra. Il candidato di FdI e Moderati è arrivato terzo.
Centrodestra e centrosinistra
Nelle precedenti elezioni il centrodestra vinse a Sondrio, Terni, Treviso, Vicenza, Massa, Pisa, Siena e Imperia. Il centrosinistra vinse a Latina, Brescia, Ancona, Brindisi e Teramo. Oggi il Pd guida il centrosinistra alla conferma del sindaco di Brescia con un risultato di lista che raggiunge il 26,6%. Il partito di Elly Schlein supera il 20% anche a Pisa (23,5%) e Ancona (21,3%).
A Teramo è la lista del sindaco Gianguido D’Alberto a trascinare il centrosinistra alla vittoria con il 15,2%. Il Pd ottiene solo il 9,4%, non raggiungendo la doppia cifra.
FdI vince a Latina con il 28,7% dei voti. Il partito della premier Meloni va bene anche ad Ancona (18,6%), Terni (18%) e Brescia (16,5%). Fdi è sempre primo nel centrodestra eccetto nei comuni di Treviso e Massa (dove prevale la Lega) e Brindisi (dove prevale Forza Italia).
A Massa il centrodestra si è spaccato. FdI e Moderati hanno sostenuto un candidato sindaco escluso dal ballottaggio, a cui accedono i candidati di Lega-FI e del centrosinistra.
I voti ai partiti
A Treviso il primo partito è la Lega con il 17,3%. Il Carroccio di Salvini va in doppia cifra a Latina (12,1%), Massa (11,6%) e Pisa (10,3%). A Imperia l’ex ministro dell’Interno Scajola ha vinto con le liste civiche senza i tradizionali simboli di FdI, Lega e FI.
Nei comuni del nord di Brescia, Sondrio e Vicenza FdI sopravanza la Lega.
Forza Italia va in doppia cifra a Brindisi (12,2%) e Latina (10,3%). Resta sotto il 5% a Brescia, Sondrio, Siena, Pisa, Vicenza, Massa e Ancona.
Il Movimento 5 Stelle supera il 5% solo a Terni (6,6%) e Brindisi (5%). Resta sotto il 3% a Brescia, Imperia, Siena, Treviso, Vicenza, Massa e Teramo. Il partito di Giuseppe Conte ha contribuito alla vittoria del centrosinistra a Teramo con il 2,3% ma non a quella di Brescia, dove ha corso con un proprio candidato e ha ottenuto l’1,4% dei voti di lista.
Come è andato il voto nelle città
Invece l’Alleanza Verdi-Sinistra supera il 5% dei voti a Brindisi (7,2%), Vicenza (5,3%) e Pisa (5%), dove il 28 e 29 maggio ci saranno i ballottaggi tra centrodestra e centrosinistra. A Brindisi ha corso al primo turno con un proprio candidato senza allearsi con il centrosinistra.
I voti di Azione-Iv-Più Europa a Brescia (7%) sono decisivi per la vittoria del centrosinistra al primo turno. L’ex ministra Mariastella Gelmini è nata a Leno, nel bresciano. L’ex ministro centrista Mario Baccini guida il centrodestra alla vittoria al primo turno a Fiumicino, strappando il comune al centrosinistra.
(da agenzie)

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