Destra di Popolo.net

ADDIO A CICCIOMESSERE, STORICO DEPUTATO DEI RADICALI E FONDATORE DI RADIO RADICALE

Maggio 26th, 2023 Riccardo Fucile

EMMA BONINO: “MI HA INSEGNATO A FARE POLITICA”

È morto a Roma Roberto Cicciomessere ex storico deputato del partito Radicale e tra i fondatori di Radio radicale. A darne l’annuncio sono stati dal partito il segretario Massimiliano Iervolino, la tersoriera Giulia Crivellini e il presidente Igor Boni, che hanno sottolineato: “Ci lascia in eredità inestimabili semi di libertà. Ma anche di metodo e prassi. Intelligenza ai limiti del genio”.
E Emma Bonino aggiunge: “Insieme a Marco Pannella e Gianfranco Spadaccia mi ha insegnato la politica. O, meglio, mi ha insegnato a fare politica. E non una politica qualsiasi. La politica radicale”.
Cicciomessere è stato due volte segretario del partito Radicale, deputato alla Camera ed europarlamentare. Grazie alle sue iniziative nonviolente, in particolare al suo arresto, nel 1972 l’Italia ha riconosciuto il diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare.
Determinante nella nascita di Radio Radicale, è stato poi il precursore dell’utilizzo della telematica applicata alla politica, con la creazione di Agorà Telematica, uno dei primi Internet service provider in Italia.
Successivamente è stato consulente per le politiche del lavoro, e l’estensore di importanti proposte di legge sul tema che Radicali Italiani continua a portare avanti. ”Lo piangiamo con vivo affetto, ricordando i tratti di strada che ha percorso con noi sempre incarnando il cuore della prassi radicale. Il nostro impegno è sempre stato e ancora sarà di far germogliare quei semi di libertà che ha voluto condividere con noi”, scrivono Iervolino, Crivellini e Boni.
Il cordoglio della politica
“L’intelligenza intransigente di Roberto e il suo rigore intellettuale sono stati da esempio e di ispirazione per me e per generazioni di Radicali. Senza le sue battaglie, a partire da quella contro la leva obbligatoria e per l’obiezione di coscienza, oggi l’Italia sarebbe un paese meno libero”, sottolinea Emma Bonino.” Grazie al suo impegno, studio e capacità di analisi – prosegue – abbiamo avuto, tra le centinaia di altri contributi, il primo pamphlet, Tutto quello che sai sugli immigrati è falso, che smontava ogni bugia sui flussi migratori in Italia. Roberto è stata la dimostrazione che solo con i dati e l’approfondimento si può fare buona politica”.
A ricordare Cicciomessere è anche il segretario di Più Europa, Riccardo Magi: “Oggi l’Italia perde un pezzo della sua storia migliore, quella che ha lottato e vinto per renderci più liberi e il nostro un Paese migliore”. E Bruno Della Vedova aggiunge: “Roberto è stato un innovatore intelligente e coraggioso. Lo conoscevo radiofonicamente come colui che aveva lottato in modo decisivo per l’obiezione di coscienza, colui che aveva contribuito con altri a portare la voce del Parlamento sulle onde di Radio Radicale”.
(da agenzie)

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“LA SCELTA DI CHIARA COLOSIMO È UNA FORZATURA, VOLUTA DA GIORGIA MELONI, CHE FA PARTIRE MALISSIMO LA COMMISSIONE ANTIMAFIA”

Maggio 26th, 2023 Riccardo Fucile

L’EX CAPO DELLA PROCURA NAZIONALE ANTIMAFIA, FRANCO ROBERTI “NON ENTRO NEL MERITO DEI RAPPORTI DELLA COLOSIMO CON L’EX TERRORISTA CIAVARDINI. IL PROBLEMA È METTERSI CONTRO UNA RICHIESTA ESPLICITA DELLE ASSOCIAZIONI DEI FAMILIARI DELLE VITTIME PER NOMINARE A TUTTI I COSTI LA COLOSIMO

Sostiene Franco Roberti che Giorgia Meloni, imponendo Chiara Colosimo alla presidenza dell’Antimafia, ha fatto «una scelta inaccettabile e sconcertante. Dirò di più: una scelta miope, che da lei non mi aspettavo perché tutto può dirsi ma non che non sia intelligente».
Roberti è uno che la mafia l’ha combattuta sul campo, prima da procuratore aggiunto di Napoli e procuratore capo di Salermo, poi da superprocuratore nazionale, e ora che è eurodeputato del Pd.
«Nemmeno entro nel merito di Ciavardini sì o no. Il problema a questo punto è un altro. È quello di una presidente della commissione Antimafia che va contro le associazioni dei familiari delle vittime. Ha diviso un campo che deve restare unito».
Roberti, perché secondo lei è stata una decisione inaccettabile?
«Perché la commissione parlamentare Antimafia ha i poteri del magistrato penale. È una struttura delicatissima che ha ampi poteri investigativi, di cui il presidente è il motore. […] il presidente dovrebbe godere, uso volutamente il condizionale, della stima unanime di tutti i commissari per il buon andamento dei lavori della commissione. […] questa commissione parte zoppa».
Però lei dice anche che è una scelta sconcertante.
«Sì, perché il sistema antimafia italiano si fonda su tre pilastri: quello giudiziario-investigativo; quello politico, di cui la commissione parlamentare è grande parte; infine il terzo pilastro è l’antimafia sociale. Di questa, sono elementi costitutivi le associazioni dei parenti delle vittime. Sono una parte indispensabile. Perché loro operano nella società Incidono in profondità. sono parti determinanti della struttura antimafia. Mettersi contro una richiesta esplicita delle associazioni per nominare a tutti i costi la Colosimo, che non conosco e non giudico, significa quindi mettersi contro una parte del sistema. È una scelta incredibilmente divisiva. Mi lasci dire che questa scelta di Giorgia Meloni è davvero incomprensibile. A meno che la premier non abbia voluto lanciare un segnale per noi indecifrabile, ma questo renderebbe lo scenario ancora più sconcertante».
Le associazioni dei familiari sono gli anticorpi contro il virus mafioso: è questo che intende dire
«Assolutamente sì. L’antimafia sociale è ciò che inserisce gli anticorpi giusti nel profondo della società. […] se la società non ci crede, tutto è inutile. Ora, però, con scelta miope, Giorgia Meloni si è messa contro i parenti delle vittime. Forse non le è chiaro che in questo modo una parte dello Stato si è messa contro un’altra parte di sé stesso».
A lei, insomma, interessa poco di Ciavardini e dei collegamenti di Chiara Colosimo?
«Non entro proprio nel merito. Chi sia Luigi Ciavardini, quali orrendi crimini abbia commesso, quale sentenza ha scontato, lo sappiamo. Ma qui non mi interessa. Il problema a questo punto è un altro. È la forzatura voluta da Giorgia Meloni che fa partire malissimo la commissione Antimafia. Eppure ci sarebbero state altre personalità, anche dentro Fratelli d’Italia, che avrebbero potuto benissimo essere presidenti che godevano della stima di tutti».
Le opposizioni si sono ritratte al momento di votare la presidente, poi sono rientrate al momento di votare i vicepresidenti.
«Ai miei occhi è stata una scelta sbagliata. Non basta far mancare il proprio voto, oltretutto sapendo che non avrebbe impedito l’elezione della Colosimo perché la maggioranza aveva comunque i numeri. Se ti opponi davvero, non rientri finché ci sarà lei a presiedere».
(da la Stampa)

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PIZZA DI FANGO

Maggio 26th, 2023 Riccardo Fucile

IL DATORE DI LAVORO CHE LICENZIA IL GIOVANE DIPENDENTE PERCHE’ NEL FINE SETTIMANA E’ ANDATO A SPALARE FANGO IN EMILIA-ROMAGNA

Un piccolo quiz. Marco Santacatterina è uno studente universitario che nei fine settimana consegna pizze a domicilio per conto di un ristorante del Vicentino.
Giovedì scorso vede al telegiornale le immagini dell’alluvione e rimane colpito dall’album fotografico di un bambino che va alla deriva in mezzo al fango. Sente l’impulso di rendersi utile e contatta dei volontari di Cesena, con la promessa che andrà ad aiutarli nel prossimo weekend. Tutto emozionato, scrive al titolare della pizzeria per informarlo della cosa, consapevole di non arrecargli un grave danno, dal momento che il datore di lavoro ha altri due fattorini al suo servizio.
Ed eccoci al quiz. Secondo voi, che cosa gli ha risposto il titolare? a) «Vengo con te»; b) «Fai bene ad andare e non preoccuparti per noi: sono solo due giorni, ce la caveremo»; c) «Sei un coglione, un buffone, mi fai ridere, vai pure ad aiutare, io mi troverò qualcun altro, bye bye».
Temo abbiate già intuito la risposta esatta.
Ora, mettiamo pure che tra quel ristoratore e il suo rider ci fosse un’antipatia pregressa, o che per quel fine settimana la pizzeria avesse già ricevuto ordinazioni di «margherite» e «quattro stagioni» dall’intera provincia di Vicenza, ma che dico, da tutti i capoluoghi del Triveneto. Però quanto deve essere triste e arida la vita di un uomo che dà una risposta simile e che poi la mette in pratica, licenziando in tronco Marco Santacatterina per eccesso di generosità?
(da Il Corriere della Sera)

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RIMBORSI GONFIATI E STANZE NUOVE PAGATE CON IL CANONE

Maggio 26th, 2023 Riccardo Fucile

LE SPESE PAZZE DELLA RAI DI NEW YORK: CINQUE DIRIGENTI SOTTO INCHIESTA

Spese pazze nella sede Rai di New York. Rimborsi gonfiati, gestione della sede della tv di Stato nella Grande Mela molto poco parsimoniosa. La procura della Corte dei conti del Lazio si è dovuta perciò occupare del caso.
All’appello manca un milione di euro. O meglio, la magistratura contabile, ritiene che un milione di euro – tra il 2014 e il 2021 – sia stato scialacquato, speso impropriamente. Tradotto, è stata aperta un’inchiesta per danno erariale che ha messo nel mirino cinque dirigenti della televisione pubblica.
L’intera vicenda nasce grazie a una doppia denuncia, la prima nel 2020, l’ultima del giugno del 2021. Una segnalazione anonima firmata da un “gruppo di dipendenti della sede di New York”.
La denuncia è molto dettagliata, vengono indicate cifre, spese gonfiate, vengono fatti nomi e cognomi degli eventuali responsabili. Gli inquirenti si mettono subito al lavoro, l’indagine sarebbe stata affidata al nucleo di polizia economica finanziaria di Roma della Guardia di Finanza.
Ecco che vengono passati al setaccio, documenti, spese, contratti di locazione, conti correnti. Effettivamente qualche cosa che non torna c’è. Infatti gli investigatori si accorgono che il contratto di affitto include anche delle spese relative alla manutenzione della stessa sede.
Eppure, in molti casi, con costi notevoli la Rai avrebbe pagato di tasca sua lavori per sistemare i locali. Un esborso non dovuto, molto elevato, saldato con i soldi dei contribuenti. C’è poi un contratto di affitto con l’Ice, (l’Agenzia per la promozione all’estero delle imprese italiane) che ha dato in locazione dei suoi appartamenti alla Rai a New York fino al 2021.
Ebbene dalla Rai sapevano che avrebbero dovuto lasciare i locali dell’Ice per trasferirsi in un’altra sede. Nessuno tuttavia si sarebbe preoccupato di negoziare un recesso anticipato e così l’azienda pubblica ha pagato per 6 mesi l’affitto, sino alla scadenza naturale, senza occupare più gli appartamenti dell’Ice.
Infine, nella denuncia anonima, si segnalano anche dei rimborsi indicati nei contratti di diversi dipendenti, soprattutto tecnici, che poi di fatto non avrebbero mai incassato.
Lavoratori assunti da una società che aveva vinto l’appalto per alcuni servizi. A chi sono andati quei soldi? Adesso il delicato dossier è nelle mani del procuratore regionale del Lazio, Pio Silvestri. Il magistrato contabile dovrà a breve decidere sulla chiusura dell’inchiesta.
Dalla Rai fanno sapere che “stanno collaborando con la Corte dei conti e l’indagine riguarda la vecchia sede di New York”
(da agenzie)

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CHIOCCI, IL NUOVO DIRETTORE RAI CHE INSUFFLO’ LA PATACCA DI TELEKOM SERBIA

Maggio 26th, 2023 Riccardo Fucile

E’ LEGATO A BISIGNANI E AGLI ANGELUCCI

Per sapere di cosa parliamo quando parliamo di Gian Marco Chiocci, nuovo direttore del Tg1, conviene partire da un’altra storia e un altro nome: Igor Marini. Figura leggendaria, che pare uscita dalla penna degli sceneggiatori di Boris: vantava sangue blu (ex conte), si spacciava per broker finanziario, s’accreditava un trascorso da stuntman e flirt da cronaca rosa.
Più modestamente, aveva lavorato da facchino al mercato ortofrutticolo di Brescia. Attorno al faccendiere Marini è stato costruito uno dei più clamorosi falsi della recente storia d’Italia: la fantasmagorica patacca dello scandalo Telekom Serbia, gonfiata come un palloncino dal Giornale di Silvio Berlusconi e Maurizio Belpietro; un caso di corruzione internazionale che avrebbe coinvolto Romano Prodi, Piero Fassino e Lamberto Dini.
Correva l’anno 2003, Marini era il testimone chiave, quello a cui era stata affidata la responsabilità di denunciare, con documenti farlocchi, il pagamento di 120 milioni di tangenti sui conti inesistenti di “Mortadella” (Prodi), “Cicogna” (Fassino) e “Ranocchio” (Dini). Una campagna immaginifica, sposata per mesi dai parlamentari berlusconiani in un’apposita commissione d’inchiesta e rilanciata con ben trentadue (32) titoli in prima pagina sul Giornale di B. Chi sono i giornalisti che hanno intervistato Igor Marini e raccolto, infiocchettato e propagato le sue menzogne? Le firme erano sempre le stesse tre: Mario Sechi, Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica. Il primo è capoufficio stampa di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, il secondo è stato piazzato a dirigere il più importante Tg della Rai.
Chiocci non è solo questo. I suoi mandati alla guida del Tempo (dal 2013) e di AdnKronos (dal 2018) sono considerati un successo. Ha rilanciato lo storico quotidiano della destra romana, che pareva decotto, grazie a una linea editoriale vivace e aggressiva (con le vignette di Osho diventate un marchio riconoscibile). Alla direzione dell’agenzia di stampa di Pippo Marra ha coltivato rapporti trasversali, con un occhio privilegiato alle vicende dei Cinque Stelle di governo. Una copertura che gli ha garantito un rapporto assiduo e certo non ostile con Giuseppe Conte.
Da cronista aveva messo la firma su inchieste pesanti, come quella su “Affittopoli” – che tra le altre cose fece “sloggiare” Massimo D’Alema dall’appartamento di Trastevere, per il quale pagava un canone irrisorio a un ente previdenziale – e soprattutto sulla famigerata “casa di Montecarlo” che ha disintegrato la carriera politica di Gianfranco Fini, poco dopo la rottura con Berlusconi.
È giornalista vero, il nuovo direttore del Tg1, ma pure uomo di relazioni, con una conoscenza profonda del mondo dei servizi segreti e legami solidissimi con la destra di sopra e “di mezzo”.
È amico di Denis Verdini, come del re delle cliniche private (e dell’editoria destrorsa), Antonio Angelucci. Nota anche la frequentazione con Luigi Bisignani: ai pm di Napoli dell’inchiesta sulla P4, il faccendiere disse che Chiocci era usato da “informatore giudiziario” (come ha ricordato Lirio Abbate su Repubblica).
Poi ci sono stati gli incontri – di natura giornalistica, ha spiegato lui – con Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, protagonisti di “Mafia Capitale”: il direttore del Tg1 fu indagato per favoreggiamento, il gup dichiarò il non luogo a procedere .
Una vita fa: ora si sono spalancate le porte della Rai.
(da Il Fatto Quotidiano)

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INTERVISTA ALLO STORICO FRANCO CARDINI: “MELONI SI DICE CONSERVATRICE, MA CHE COSA DEVE CONSERVARE? SOLO UN LORD INGLESE VUOLE CONSERVARE”

Maggio 26th, 2023 Riccardo Fucile

“IN RAI TROPPA LOTTIZZAZIONE”,,, “SONO EUROPEISTA, NON NAZIONALISTA”… “FINANZA, ECONOMIA E TECNOLOGIA OGGI COMANDANO LA POLITICA”

Professor Franco Cardini, da insigne storico lei venne chiamato nel cda Rai dell’era Moratti, cosa pensa delle nomine?
«Troppa lottizzazione. Meloni non si fida dei suoi, figurarsi degli altri. L’occupazione di sedie e strapuntini è un sistema verso cui il governo non mostra discontinuità. Il fatto poi che la destra non abbia personalità sufficienti è comprensibile, perché per tre quarti di secolo è stata considerata appestata e non ha maturato molti elementi politico-intellettuali».
Che Rai ci vorrebbe?
«Ricordo sempre che la tv francese e quella tedesca hanno fatto il canale Arte insieme, mentre noi nulla. Non bastano Paolo Mieli e Corrado Augias per educare le masse. Sarebbe ora di puntare su dei giovani storici, e lo dico da anziano che non smania di apparire».
Qualche nome?
«Oltre a dei grandi come Alessandro Barbero e Massimo Cacciari, vorrei vedere Antonio Musarra, Francesca Roversi Monaco e Barbara Frale».
Ha visto che Lucia Annunziata si è dimessa in polemica con le scelte del governo?
«La sua lettera è coerente con la sua personalità seria e preparata, ma spero non serva a mettere la base per un rientro prima o poi».
Mai come ora si è vista a destra tanta ricerca di spazi…
«Con i risultati che vediamo. Chi sono gli intellettuali di destra? Buttafuoco è un caro ragazzo filoislamico, ma non basta. Bruno Guerri? Sta bene solo al Vittoriale. Veneziani? Un bravo scrittore, non un intellettuale. Con loro si va poco lontano. L’egemonia della sinistra, a sua volta egemonizzata dal Pci, era di un altro livello».
Che consigli può dare?
«La destra esca dal recinto e dia spazio alla società civile, agli scienziati e agli artisti meritevoli. Ci sta provando, ma in modo maldestro».
C’è un fascista in fondo al cuore di tanti democratici, come ha detto Recalcati a proposito del caso Roccella?
«Nel mio di sicuro, ma io non sono democratico. Almeno non nella maniera ideologica o teologica che si porta».
Si sente per caso aristocratico?
«Non siamo ai tempi di Cesare o Pericle, quando sarei stato dalla parte dei plebei. Oggi mi definisco un cittadino che crede nelle leggi e pensa che siano migliorabili. E dopo essere stato un missino poco convinto, europeista non nazionalista, dagli anni ’60 sono un cattolico, socialista ed europeista, in questo ordine».
Cosa le ha fatto la democrazia?
«Il sistema rappresentativo è diventato elitario e dominato da tre forze: finanza, economia e tecnologia. Chi le gestisce esprime i politici che poi vengono eletti attraverso un metodo controllabile».
Cosa pensa dell’abuso di fascismo e antifascismo?
«Il peggio. La mia professione mi impone di mettere in ordine fonti, documenti e definizioni. Da un po’ di tempo invece avverto una metafisica della Storia. Per esempio, il fascismo male assoluto è filosofia non un concetto storico. E questo vale anche per l’antifascismo, se si scende dal pero. La verità è che la categoria della violenza è condivisa da gran parte della Storia e così pure quella della dittatura».
La Storia italiana non invita a una particolare sensibilità?
«È proprio quello che intendo. Il fascismo andrebbe maneggiato con cura. Per esempio non è il razzismo, che negli anni ’30 era diffuso e presente anche nella scienza».
Il fascismo però è soprattutto il trauma della dittatura. Oggi esiste un rischio autoritarismo?
«Il rischio c’è sempre, ma si torna al fatto che l’autoritarismo non è solo fascista».
Nella Storia italiana però…
«Anche Giolitti non scherzava, i suoi mazzieri erano i predecessori degli squadristi. E su molti temi, non sulla guerra, andava d’accordo con Mussolini».
E oggi cosa rischiamo?
«La stessa democrazia fondata sulla maggioranza tende all’autoritarismo. E le maggioranze sono malleabili. Quando ci troviamo di fronte a un problema complesso come la guerra in Ucraina e l’Italia si divide in due, con un Paese reale pieno di dubbi e uno ufficiale che tenta di attutirli o addirittura zittirli, non è una strada che porta alla dittatura?».
Come si spiega l’atlantismo di Fdi?
«Fa parte di un cammino di regressione iniziato dal Msi, che soffocò l’europeismo nascente nella base. E questo dimostra il loro umorismo quandosi dicono sovranisti. Non dico faccia tosta, perché in Fdi ho tanti amici compresa Giorgia. E lei è tutt’altro che stupida, perché sa di non essere sovranista infatti si definisce conservatrice».
E in quello è credibile?
«Mi piacerebbe sapere cosa intende. Forse si rifà ai conservatori inglesi, che sono sempre stati i rappresentanti dell’Occidente perché tenevano in mano le terre governando gli oceani?».
Da Churchill a Meloni?
«Lei non è fascista, allora cosa vuol conservare? Il Risorgimento? Finì male… La Prima Repubblica? Non credo. Il cattolicesimo, ma non basta. Insomma, solo un lord vuole conservare».
Dunque Meloni tenta una specie di trapianto culturale?
«Sì, ma allo stesso tempo fa il gioco delle tre carte tenendo insieme sovranismo, nazionalismo, conservatorismo, atlantismo ed europeismo».
Ce la farà?
«Vedremo, le suggerirei la biografia di Carlo V di Giuseppe Galasso che spiega il suo ruolo del giocoliere tra Sacro Romano Impero e modernità. Lei deve rifondare l’identità italiana, per esempio promuovendo la natalità altrimenti il Paese si estinguerà».
L’incertezza sulla riforma presidenzialista è un sintomo di questa confusione?
«Non risolverebbe nulla e in Francia o Usa funziona male. Il rischio sarebbe di trovarsi a scegliere tra Ilary Blasy e Fedez».
(da La Repubblica)

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“GLI AGENTI MI HANNO PICCHIATA CON GUSTO, PERCHÉ VOLEVANO FARLO”: IL RACCONTO DI BRUNA, LA TRANS PRESA A MANGANELLATE DALLA POLIZIA LOCALE A MILANO:

Maggio 26th, 2023 Riccardo Fucile

“DICEVANO ‘SMETTI, PUTTANA!’. POI HO SENTITO UNO CHE DICEVA ALL’ALTRO: ‘FERMIAMO LA MACCHINA E DIAMO UN PO’ DI BOTTE A QUESTA BASTARDA’. MI HANNO PICCHIATA. ALZAVO LE MANI. URLAVO BASTA, TI PREGO. LUI CONTINUAVA”

Sono le quattro del pomeriggio quando Bruna compare in piazza Durante, zona via Padova. È lei la donna transessuale di cinquant’anni – 42 sulla carta, con compleanno ieri – presa a manganellate dagli agenti della polizia locale vicino alla Bocconi, nei video che hanno fatto il giro del web. «Chi mi protegge ora? Sono sola, gli agenti mi hanno picchiata con gusto, perché volevano farlo». «Sono scappata da Fortaleza, lì sono aggressivi con quelle come me, qui posso essere me stessa. Lavoro in strada, nessuno dà un lavoro in azienda a noi ».
Bruna, che cosa è successo mercoledì al «Trotterino»?
«Litigavo con dei peruviani che erano ubriachi. Mi urlavano: “Maricon!” . Ero molto arrabbiata».
Anche lei era ubriaca?
«Avevo bevuto e fumato uno spinello, ma quelli mi insultavano, come sempre».
E sono arrivati i vigili.
«Mi hanno portata in auto. Ma solo a me, hanno lasciato i peruviani liberi. E mi sono arrabbiata anche con loro»
C’erano dei bambini?
«Non è vero».
Che ha fatto in macchina?
«Ho iniziato a dare testate sul plexiglass, a urlare: “Bastardi, perché mi avete arrestata?”. Mi sono morsa una mano».
E loro che facevano?
«Dicevano “Smetti, puttana!”. Poi ho sentito uno che diceva all’altro: “Fermiamo la macchina e diamo un po’ di botte a questa bastarda”».
Che hanno fatto?
«Quello con la testa rasata ha aperto lo sportello e ha provato a tirarmi fuori. Io l’ho spinto e sono scappata. Mi sono nascosta dietro l’aiuola».
L’hanno trovata?
«Quando sono uscita, mi è venuto incontro uno di loro: “Bloccati, puttana!”. E sono arrivati gli altri».
Coi manganelli?
«Mi hanno picchiata. Uno di loro. Un colpo da dietro, un altro. Alzavo le mani. Urlavo basta, ti prego. Lui continuava».
Poi le hanno spruzzato lo spray al peperoncino?
«Si vede nel video, quello con la testa rasata, l’altro continuava a darmi botte».
Nessun vigile l’ha aiutata?
«No, ma la donna è stata brava, non mi ha toccata, si è comportata bene».
Che è successo dopo?
«Mi hanno messo le manette, mi hanno portato alla macchina, ma mi hanno spruzzato di nuovo in faccia lo spray al peperoncino».
Siete andati al comando di via Custodi?
«Era vicino. Pensavo di morire asfissiata con tutto quel peperoncino. Non respiravo. Mi hanno lasciata venti minuti chiusa. Ma potevo fare? Chiedere aiuto? Era la polizia».
Ma è vero che li ha minacciati dicendo che ha l’Aids?
«Tutte bugie. Mi sono morsa la mano per la rabbia».
Chi l’ha fatta uscire?
«Non respiravo, il vetro era appannato. Ho gridato. Uno ha aperto la portiera e mi sono buttata per terra».
L’hanno lasciata libera?
«Mi hanno portata in una cella piccola. Mi hanno spinta dentro».
Quanto tempo è stata lì?
«Ero ammanettata. Non so quanto tempo, piangevo».
Nessuno è venuto a raccogliere la sua testimonianza?
«Nessun ispettore».
Farà denuncia?
«Si, li devono castigare per quello che hanno fatto»
(da La Repubblica)

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LO STATO NON ALZA LE MANI

Maggio 26th, 2023 Riccardo Fucile

IL RISPETTO DELLE LEGGI VALE CHIUNQUE GOVERNI

Su poliziotti e carabinieri la penso come Pasolini: sono figli del popolo e fanno un lavoro che molte persone più protette e privilegiate preferirebbero non fare.
Proprio perché sono dalla loro parte mi preoccupa la cadenza quotidiana di video (gli ultimi due a Milano e Livorno) dai quali traspare, diciamo così, un’esuberanza repressiva che spaventa, anche perché è ai danni di persone che, nella scala sociale, non sono certo classificabili tra i più forti.
Pasolini descrisse il conflitto di piazza tra proletari (i poliziotti) e figli di papà (gli studenti). Qui invece le botte arrivano addosso a derelitti e gente comune. Non che picchiare un commendatore o una contessa sia meno grave; lo Stato dovrebbe avere con tutti la stessa severità, ma per tutti lo stesso rispetto.
È solo per dire che l’uso strumentale del Pasolini “pro-poliziotti”, tanto caro alla destra, va storicizzato; e non è certo spendibile nel caso si vedano persone in divisa che menano e scalciano transessuali, o ambulanti, o gente della strada.
Al contrario, il timore è che la destra al governo sdogani oggettivamente i modi bruschi. Che giovanotti di cultura semplice, solo perché indossano una divisa, credano che “adesso” è finalmente lecito alzare le mani. Compito primario della destra di governo sarebbe chiarire a tutti che il confine tra lecito e illecito, in uno Stato di diritto, non varia a seconda che al Viminale ci sia la destra o la sinistra o quant’altri.
Sono i criminali, in genere, a ritenere che il corpo delle persone sia violabile. E a disporne con violenza.
Gli uomini dello Stato non devono e non possono farlo, chiunque abbia vinto le elezioni.
(da La Repubblica)

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DOPO LA SENTENZA DEL TAR LA LAV ESULTA: “ORA TRASFERIAMO L’ORSA JJ4 IN ROMANIA”

Maggio 26th, 2023 Riccardo Fucile

“ALTRA VITTORIA CONTRO FUGATTI, IL 27 GIUGNO PRESENTEREMO AL TAR IL PROGETTO DETTAGLIATO PER PORTARE L’ORSA IN ROMANIA”

“La LAV apprende positivamente ed è felice del risultato di questa pronuncia del Tar che ancora una volta conferma la nostra posizione a discapito di quella della Provincia. Per la seconda volta la LAV batte la provincia di Trento sull’abbattimento di JJ 4 MJ5″.
È questo il commento a Fanpage.it di Massimo Vitturi, responsabile Area Animali Selvatici di LAV (Lega Anti Vivisezione), sulla decisione appena arrivata dal Tar di Trento che ha sospeso il decreto di abbattimento di JJ4, l’orsa che è stata catturata dopo l’aggressione mortale al runner 26enne Andrea Papi, mentre quest’ultimo si allenava nei boschi sopra Caldes, nella Val di Sole. La decisione riguarda anche un altro orso, considerato sempre “problematico”, e cioè MJ5.
Vitturi ha spiegato che “il prossimo step, come richiesto dal Tar, sarà da compiere entro il 27 giugno, data entro la quale la LAV depositerà un progetto per il concreto trasferimento all’estero del plantigrado, con tutte le informazioni specifiche del rifugio in questione, che si trova in Romania, e del progetto economico che, come abbiamo detto sin dall’inizio, sarà ad esclusivo carico della LAV”.
Al momento dunque gli orsi sono salvi, di nuovo, fino al 27 giugno. “Ci aspettiamo a quel punto che venga adottato questo provvedimento e che JJ4 possa essere trasferita all’estero. Comunque il merito del Tar è fissato al 14 dicembre prossimo. Quella è la data in cui si dovrà esprimere definitivamente rispetto ai nostri ricorsi originali”.
La LAV ha fatto sapere di star lavorando anche per il trasferimento di MJ5, che però al momento è ipotetico. L’azione più urgente riguarda proprio JJ4. “Noi abbiamo chiesto il trasferimento immediato di JJ4 che è attualmente rinchiusa al centro del Casteller e non sta bene. Dico questo sulla base del fatto che sappiamo che l’orsa vive su una superficie di 2500 metri quadri, pari a 0,2 ettari, che è un’area esageratamente limitata, tenendo conto che il rifugio in Romania che abbiamo indicato è di 69 ettari di superficie”.
(sa agenzie)

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