ANDREA GIAMBRUNO IL TRIBUNO: LA FORMIDABILE ASCESA IN TV DEL FIRST GENTLEMAN, TRA GAFFE E NEGAZIONISMI
Luglio 28th, 2023 Riccardo FucileDA SETTE ANNI COMPAGNO DELLA MELONI, ORA E’ STATO TRASFERITO DA MEDIASET A ROMA
Come hanno capito a loro spese il principe Filippo di Edimburgo, Ken di Barbie e Giuseppe, falegname in Nazareth, non è sempre facile essere il compagno di una donna importante.
Ma nessuno di loro aveva a disposizione una trasmissione televisiva dove chiamare Stefano, e non Matteo, il boss Messina Denaro, dove dire che d’estate ha sempre fatto caldo mentre mezza Italia è devastata dal fuoco, dove usare il sostantivo “sparimento” invece di “sparizione” e dove consigliare a un ministro tedesco di nascondersi nella Foresta Nera. Perché nessuno di loro è mai stato Andrea Giambruno, in arte Meloni. Il lui di lei di Giorgia.
Il primo first gentleman della storia repubblicana rischia di diventare il personaggio dell’estate. Ha 41 anni, è milanese, fa il giornalista a Mediaset dove neppure Emilio Fede arrivò mai a tanto (con Silvio Berlusconi erano una coppia di fatto, ma non vivevano sotto lo stesso tetto).
Invece il signor Meloni sta da sette anni con Giorgia, insieme hanno messo al mondo Ginevra che negli ultimi mesi è stata cresciuta da papà, immaginiamo divertendosi un mondo, visto che mamma torna tardi la sera. Per poter restare di più a casa, il principe Andrea è stato pure trasferito a Roma: Marina e Piersilvio sanno essere molto gentili quando occorre, e di questi tempi con Meloni è meglio esserlo.
La carriera del principe in monopattino, suo mezzo di locomozione preferito, ha vissuto una lunga stagione a Mediaset tra rassegne stampa e programmi di un certo livello, poi però sembrava sbriciolata dopo le elezioni stravinte da lei.
Sparito dal video (passo indietro per evitare imbarazzi?, pausa strategica?), Andrea Giambruno è tornato alla grande con il suo Diario del giorno, appuntamento satirico di costume, talvolta da bagno («Che d’estate faccia caldo non mi sembra una gran notizia»). E così, tra gaffe onomastiche e negazionismi meteo, sevizie al vocabolario e casi diplomatici, il nostro eroe si è preso quasi più titoli e link della compagna, non sappiamo se così contenta dell’ormai ingovernabile deriva familiare.
«Chi attacca me, mira a Giorgia» dice lui, onesto nell’ammettere che un cognome giusto resta pur sempre un grimaldello, se poi fai il giornalista non c’è porta che non si spalanchi. «Stare con lei? Ho qualche vantaggio. Magari il decreto Lavoro ho chi me lo spiega, se poi devo parlarne in tivù». Dunque si delineano meglio i ruoli di questa memorabile coppia: lei dà ripetizioni a lui nei corsi di recupero, è la sua insegnante di sostegno.
Poi, siccome viviamo in mezzo a cattiverie e invidie, tutti lì a far notare altri dettagli di un personaggio che andrebbe valutato soltanto per quello che dice, e già ce ne sarebbe d’avanzo, non per le scarpe con le suole blu o per la pettinatura appena cambiata: siccome sui social lo prendevano assai in giro, postando meme di Olmo, il leggendario presentatore creato da Fabio De Luigi, con l’identica zazzera del principe Andrea, ecco che il first gentleman si è spalmato mezzo chilo di gelatina sulla capoccia: almeno nessuno potrà dire che non abbia una mente lucida.
Laureato in Filosofia alla Cattolica di Milano, dove probabilmente non amava i grandi pensatori tedeschi («Da trent’anni questi vengono in Italia per spiegarci come vivere, ci veniva pure la Merkel, eddài… Se non ti sta bene, stai a casa tua, stai nella Foresta Nera!» come Giambruno ha detto non a Feuerbach ma a Lauterbach, ministro della Sanità teutonico, il quale si era lamentato del troppo caldo italiano), il gran consorte (il matrimonio è alle porte?) è ormai atteso dal pubblico come un appuntamento fisso, imperdibile. Cosa s’inventerà stavolta? Farà un altro duetto sul clima con Vittorio Feltri? Sono loro la nuova coppia comica dello schermo?
Narra la leggenda che Andrea e Giorgia si conobbero negli studi televisivi di Quinta Colonna, dove lei mangiava una banana e lui si preoccupò subito di raccoglierle la buccia: poi si è scoperto che gli sarebbe servita per scivolarci sopra. Sempre la leggenda tramanda che fu Lele Mora a portare il principe a Cologno Monzese, ma qui le fonti divergono e non concordano.
Passo dondolante un po’ western, capello bizzarro e barbetta giusta, Andrea Giambruno è un classico piacione, a occhio uno sciupafemmine, anche se alla fine gli è toccato un osso durissimo. Lui in tivù la chiama «il presidente del Consiglio», rigorosamente al maschile, del resto un bravo giornalista sa usare le parole. Quando Giambruno collaborava con Il Tempo, si firmava Arnaldo Magro e nella rubrica “Segretissimo”, nome un po’ da parrucchiere o da “Intimità della famiglia”, svelava i retroscena del mondo politico italiano. Nessuno mai è riuscito a scoprire quali fossero le sue fonti, né chi gli raccontasse cosa si muove dentro il Palazzo.
Amici, dobbiamo proprio abituarci ad Andrea Giambruno («Non sono un raccomandato, io lavoro duro da vent’anni!») e al suo stile narrativo, perché ci accompagnerà a lungo: qui non c’è davvero rischio di “sparimento”. A meno che il presidente del Consiglio non riservi al suo principe il consiglio più importante: tacere.
(da La Repubblica)
intitola così l’editoriale pubblicato dal New York Times, proprio nei giorni in cui la premier Giorgia Meloni è volata negli Stati Uniti per incontrare il presidente Joe Biden.
La procura di Foggia ha arrestato cinque giovani con l’accusa di aver aggredito un uomo per girare un video da mettere sul web. Si tratta di due diciannovenni, due diciottenni e due minorenni. I fatti risalgono al 24 giugno scorso. A subire le botte è stato un cittadino marocchino di 39 anni. Il tutto è accaduto in piazza Mercato: l’uomo stava bevendo qualcosa davanti a un locale. I cinque lo hanno accerchiato e poi picchiato. Gli hanno anche rotto una sedia sulla schiena e spento una sigaretta addosso. Prima di allontanarsi gli hanno anche rubato una collana. La scena viene ripresa da uno dei cinque con il cellulare. L’intenzione è quella di mettere il video sul web. Per «affermare la loro fama criminale nella piazza», sostiene la procura. Il cittadino marocchino finisce sotto i ferri. Ora sta meglio: «Non li conoscevo assolutamente. Ero a Foggia da 15 giorni per cercare lavoro nei campi. A parte alcuni miei connazionali, non conoscevo i ragazzi autori dell’aggressione», ha fatto mettere a verbale.
sarebbero stati delle tasse dei cittadini italiani, ma io alla fine sono egiziano. Non voglio usufruire del denaro di un altro Paese, e lo dico in qualità di difensore dei diritti umani».