Dicembre 12th, 2023 Riccardo Fucile
SVELATO L’ACCORDO: I RENZIANI VOTANO LA RUSSA IN CAMBIO DELLA PRESIDENZA DELLA COMMISSIONE DI VIGILANZA RAI ALLA BOSCHI
Un estratto del libro di Carlo Calenda Il Patto, da oggi in libreria, accusa Matteo
Renzi di essersi accordato con Daniela Santanchè per votare Ignazio La Russa presidente del Senato in cambio della presidenza della Commissione di vigilanza Rai a Maria Elena Boschi. L’estratto del libro è pubblicato oggi dal Fatto Quotidiano. Calenda lega anche la rottura nel Terzo Polo ai rapporti tra Santanchè e Renzi. E aggiunge che l’amicizia tra i due è testimoniata dal fatto che Visibilia raccoglie la pubblicità per Il Riformista.
A casa di Santanchè, ricostruisce il leader di Azione, si svolge nei giorni dell’elezione del presidente del Senato una cena in cui sono ospiti La Russa e Renzi. Successivamente il presidente del Senato raccoglie più voti della maggioranza di centrodestra durante la sua elezione. E i senatori renziani ci mettono più tempo in cabina rispetto a quello che ci vuole per consegnare una scheda bianca. «Io sono convinto che Renzi abbia fatto un accordo con La Russa e Santanchè, non avallato da Giorgia Meloni, per portare Maria Elena Boschi alla commissione di vigilanza Rai in cambio dei suoi voti a La Russa», specifica Calenda.
Il quale poi sostiene che Renzi eserciti il suo ruolo politico «facendo accordi con chi è al potere e regolando i conti con chi ritiene che lo abbia danneggiato in passato». E chiude: «Il fallimento di un progetto che ha raccolto l’8% dei votanti a distanza di un mese dalla sua nascita ha deluso tanti italiani. Credetemi, nessuno è rimasto deluso quanto me».
(da Open)
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Dicembre 12th, 2023 Riccardo Fucile
LA PORTAVOCE DEI GIOVANI VERDI BEFFO’ IN DIRETTA L’ALLORA COMPAGNO DELLA PREMIER
Per un italiano arcinoto che si smarca (fino a prova contraria), ce n’è una che ha una gran voglia di farsi largo e che alla presidenza della Commissione europea è da qualche giorno candidata ufficialmente. Mario Draghi, retroscena dei quotidiani a parte, non è in campagna elettorale per la guida delle istituzioni Ue. Benedetta Scuderi, classe 1991, invece sì. Dal 2 dicembre la giovane salernitana è una delle quattro candidate alla guida dei Verdi europei in vista delle elezioni continentali in programma il prossimo giugno. Si vota per il rinnovo del Parlamento europeo, certo. Ma l’Assemblea che ne nascerà sarà quella che dovrà votare il suo gradimento alla prossima Commissione. E tra gli euro-partiti i Verdi sembrano essere quelli partiti per primi (anche per recuperare terreno nei sondaggi) nell’identificazione dei volti della campagna: i loro due lead candidates proposti, nel più roseo dei scenari, per la guida della Commissione emergeranno dal Congresso di Lione di inizio febbraio. I delegati dei partiti ecologisti di tutto il continente li sceglieranno (almeno uno sarà una donna) in una rosa di quattro: l’olandese Bas Eickhout, la tedesca Terry Reintke, la lettone Elīna Pinto, e l’italiana Benedetta Scuderi, appunto. Mezza Italia s’è accorta di lei lo scorso settembre, quando «trollò» in diretta tv l’allora conduttore tv e compagno della premier Andrea Giambruno, inchiodandolo (prima di Striscia la notizia) al suo plateale machismo. Una vicenda misera e tutta italiana, ma di cui in fondo a Scuderi non è dispiaciuto essere protagonista – se è vero, come racconta a Open, che uno dei punti forti della sua campagna pan-europea sarà proprio il femminismo.
Piattaforma di campagna
«Punterò su tre battaglie fondamentali», racconta Scuderi, sino ad oggi co-portavoce dei Giovani Verdi europei. «Primo, la giustizia climatica. Secondo, il femminismo. Terzo, la riduzione delle diseguaglianze, tra i Paesi e non solo dentro ciascuno di essi». Già perché Scuderi, nella battaglia interna all’euro-partito che si è appena aperta, insisterà anche e soprattutto su ciò che lei rappresenta: se passasse, sarebbe la prima rappresentante del Sud Europa a guidare i Verdi nella loro storia. «Anche dentro alla mia famiglia politica c’è uno schiacciamento sulle percezioni del Nord-Ovest d’Europa: dobbiamo ridare voce e rappresentanza a chi proviene da contesti più svantaggiati, alle donne, ai giovani». La sfida di Scuderi s’annuncia in effetti tutt’altro che facile: la grande favorita per guidare i Verdi nei prossimi mesi è l’europarlamentare Terry Reintk, espressione di quello che è di gran lunga il più forte dei partiti ecologisti europei, quello tedesco. Ma per lo meno il secondo posto accanto al suo pare contendibile, e Scuderi non ha nulla da perdere. «Negli ultimi 5 anni l’Ue ha fatto grandi conquiste sul tema della transizione ecologica, ma negli ultimi mesi la Commissione sembra aver smarrito la sua ambizione, dando appoggio all’agenda delle destre», dice la giovane attivista, ricordando i recenti passi indietro delle istituzioni Ue su una serie di “mattoni” chiave del Green Deal. «In molti Paesi europei, compreso il nostro, i popolari stanno in coalizione con l’estrema destra. C’è il rischio che il prossimo anno emerga la stessa maggioranza anche in Europa», avverte Scuderi. Già, ma che cos’hanno da dire di più allettante i Verdi, per evitare che ciò accada e riportare la lotta al cambiamento climatico in cima alle priorità?
La transizione ecologica e le azioni di Ultima Generazione
«Non c’è bisogno di grandi azioni per far capire ai cittadini l’urgenza della transizione ecologica», ribalta la frittata Scuderi. «I cittadini avvertono già sulla loro pelle gli effetti del cambiamento climatico, l’Italia stessa è ormai regolarmente messa in ginocchio dagli eventi estremi». Il problema, secondo lei, sta se mai nell’attuale leadership: «A fronte di questa sensibilità abbiamo un governo totalmente negazionista: Salvini lo è senza mistero, Meloni è del tutto indifferente alla questione climatica. Ecco perché il problema non è far comprendere l’urgenza della transizione, ma come indirizzarla perché sia giusta, conveniente. Perché funzioni, deve partire dalle persone e tornare a loro». Tornare a dialogare sulle strade e in particolare coi giovani, insomma. Strategia decisamente differente da quella messa in atto, pur con lo stesso obiettivo, dagli attivisti di movimenti come Ultima Generazione o Extinction Rebellion. Blocchi stradali, imbrattamenti a monumenti e attacchi a opere d’arte sono ormai all’ordine del giorno, per l’esasperazione (per lo più) dei cittadini. Che ne pensa la candidata verde, di questo tipo di azioni? «Io non le faccio e non le farei, non rientrano nel mio vocabolario di attivismo», dice Scuderi, che ha iniziato a fare politica ai tempi del liceo ma non ha mai avuto altra tessera se non quella dei Verdi. «Ciò detto, dobbiamo comprendere la proporzionalità del gesto rispetto all’obiettivo: di fronte a un governo immobilista, che non fa nulla di fronte a catastrofi climatiche che uccidono persone, il loro messaggio lo fanno passare con tutti i mezzi che hanno. Strategia controproducente? Forse, ma siamo sicuri che se non compissero queste azioni parleremmo altrettanto della questione climatica?», chiede Scuderi, che si dice più preoccupata, se mai, dell’inasprimento delle pene per gli autori dei blocchi stradali: «Siamo al limite della repressione autoritaria», avverte la candidata, memore anche di quanto accaduto pochi giorni fa alla Prima della Scala.
Quel che resta del caso Giambruno
Se la lotta al patriarcato e alla violenza di genere rientra a pieno titolo nel suo programma politico, è inevitabile chiedere conto a Scuderi di quel tanto breve quanto intenso scambio avuto pochi mesi fa in diretta tv con Andrea Giambruno. Che ne pensa dell’uccisione in Abruzzo dell’orsa Amarena?, le chiese l’allora conduttore di Diario del Giorno, persuaso si sarebbe parlato solo di animali e di un “innocuo” caso di cronaca. La portavoce dei Giovani Verdi colse l’attimo e lo fulminò: «Potremmo dire che è responsabilità dell’orsa, perché se non fosse uscita di notte da sola non avrebbe incontrato il cacciatore, o il lupo, e quindi queste cose non sarebbero successe», disse la giovane verde, inchiodando Giambruno alle sue contestatissime affermazioni sullo stupro di gruppo di Palermo. Che ne pensa dunque, Scuderi, della triste fine di quella parabola, con la rottura tra Giambruno e Meloni e il suo siluramento dalla conduzione a Mediaset dopo l’uscita dei suoi fuorionda sessisti? «Penso che sia stato tutto un teatrino – risponde l’attivista -. Il maschilismo di Giambruno era già emerso da tempo, lo sapevano tutti. Io l’ho trollato perché aveva detto cose inaccettabili. Non entro e non entrerò mai nel loro privato, ma ricordo che Meloni lo difese pubblicamente anche dopo quelle frasi su Palermo». Tutto bene quel che finisce bene, se non altro, con il suo allontanamento dallo schermo? Non ne è affatto convinta, la protagonista dello scontro di inizio settembre: «Avrei preferito di gran lunga un’indagine interna da parte di Mediaset, non solo su quel programma, su veri e propri abusi oltre che commenti e comportamenti patriarcali. Non ha senso che Giambruno vada via, se poi la cultura rimane la stessa».
(da Open)
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Dicembre 12th, 2023 Riccardo Fucile
E 200.000 FAMIGLIE NON SONO RIUSCITE A PAGARE LA RATA NEL 2023
Nuovo record dei tassi per i mutui. Secondo la rilevazione di Bankitalia a ottobre
In ottobre i tassi di interesse sui prestiti erogati nel mese alle famiglie per l’acquisto di abitazioni comprensivi delle spese accessorie sono saliti al 4,72% dal 4,65% di settembre. In lieve calo invece il Taeg sulle nuove erogazioni di credito al consumo che si è collocato al 10,46% dal 10,52 nel mese precedente. I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari allo 0,92 per cento (0,86 nel mese precedente).
Caro tassi, 200 milia famiglie non sono riuscite a rimborsare almeno una rata
Il caro tassi ha messo in seria difficoltà le famglie italiane. Secondo un’indagine commissionata da Facile.It a Mup research e Norstat, quasi 200mila famiglie italiane con un mutuo a tasso variabile non siano riuscite a rimborsare una o più rate nell’ultimo anno. Un dato che va letto soprattutto alla luce degli aumenti che hanno colpito i mutui variabili; considerando un finanziamento medio, da gennaio 2022 a oggi le rate sono cresciute fino al 65%, con un aggravio complessivo di oltre 3.100 Euro. E sempre secondo l’indagine, tra chi ha un mutuo a tasso variabile, quasi 1 su 2 ha dichiarato che potrebbe avere seri problemi con i pagamenti se le rate rimarranno a lungo su questi livelli.
(da Open)
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Dicembre 12th, 2023 Riccardo Fucile
“E’ QUELLO CHE VEDREMO NELLE NOSTRE CITTA’ FRA QUACHE ANNO”… MA AI SOVRANISTI NON FREGA NULLA
Montagna e ghiacciai alpini sempre più minacciati dalla crisi climatica, in un anno, il 2023, segnato da record negativi per l’alta quota. A mettere in fila dati e numeri è Legambiente che, insieme al Comitato Glaciologico italiano, presenta oggi in occasione della giornata internazionale della montagna il IV report finale “Carovana dei ghiacciai 2023” e, in anteprima l’omonimo documentario realizzato dal videomaker David Fricano per Legambiente. In questo bilancio di fine anno, sono alcuni fenomeni in particolare a pesare su montagna e ghiacciai: il caldo torrido, che ha reso il 2023 l’anno più caldo di sempre; lo zero termico, mai così alto sulle Alpi, arrivato a quota 5398 m; l’aumento degli eventi meteorologici estremi in tutte le regioni dell’arco alpino (Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia).
Fra questi ultimi, ben 144 sono quelli registrati dall’Osservatorio Città Clima di Legambiente nei primi dieci mesi del 2023 (contro gli 8 del 2010 e i 97 del 2022). Un bilancio che, dal 2010 al 2022, sale a ben 632 eventi estremi (escluse le mareggiate) con 3 regioni – Lombardia, Piemonte e Veneto – tra le più colpite. Tra le province più in sofferenza: quella di Milano, Genova, Torino, Varese, Cuneo, e Trento. Non solo. Nel 2023 continua sull’arco alpino il regresso dei ghiacciai, anche se con arretramenti frontali minori rispetto al 2022, grazie anche alle consistenti precipitazioni di neve di maggio. Ecco alcuni degli osservati speciali, monitorati da Legambiente e Cgi nella Carovana 2023. Il ghiacciaio del Belvedere, il più grande del Piemonte, situato nel gruppo del Monte Rosa, dove il persistere del riscaldamento climatico incrementa l’instabilità geomorfologica, attraverso frane di detrito, crolli di ghiaccio e roccia e la formazione di laghi glaciali. I ghiacciai dell’Adamello: Adamello-Mandrone (il più grande in Italia), Lares e Lobbia, sulla cui superficie con sempre maggiore frequenza compaiono crepacci circolari, detti ‘calderoni’ che portano a repentini crolli di ghiaccio; sull’Adamello, il ghiacciaio di Lares è quello che ha perso di più in superficie, passando dai 6 km2 nel 1960, ai 4,8 km2 nel 2003 e ai 2,8 km2 del 2023, dunque più del 50% in 60 anni.
Sotto osservazione anche i ghiacciai austriaci; tra questi l’Ochsentaler, dove negli ultimi anni è scomparsa una lingua glaciale pronunciata, con la fronte che appare sempre meno definita, in ritiro verso quote progressivamente più elevate e in posizioni sempre meno raggiungibili, anche dagli operatori preposti al monitoraggio. Analoga situazione per i ghiacciai svizzeri, visitati per la prima volta, insieme a quelli austriaci, da Carovana dei Ghiacciai che quest’anno ha assunto una dimensione internazionale. Secondo gli ultimi dati resi disponibili da Glamos, nel 2022 i ghiacciai svizzeri hanno perso complessivamente 3,3 km3 di ghiaccio (un volume pari a 1.320.000 piscine olimpioniche), il 6% dell’intera riserva glaciale che risultava dai bilanci di massa dell’anno precedente. Tra gli altri punti chiave al centro del report, la formazione di un numero crescente di nuovi laghi glaciali, dovuta al progressivo ritiro dei ghiacciai e accompagnata da una significativa trasformazione geomorfologica (scomparsa, espansione/restringimento) di quelli esistenti.
Ad esempio, in Valle D’Aosta, tra il 2006 e il 2015 il numero totale dei laghi glaciali è quasi raddoppiato, con la comparsa di 170 nuovi laghi. Preoccupante anche il raddoppio nel 2023 degli eventi di instabilità ad alta quota: le colate detritiche sono il fenomeno più ricorrente con oltre il 60% dei casi (erano il 20% nel periodo 2000-2021), mentre le frane (rappresentate soprattutto da crolli) rappresentano il restante 40%. Tra le regioni maggiormente colpite c’è il Trentino-Alto Adige (quasi un terzo dei casi censiti). Di fronte a questo quadro complessivo, Legambiente, Cipra e il Comitato Glaciologico Italiano indicano oggi al governo Meloni tre linee prioritarie di intervento su cui è fondamentale accelerare il passo: «Realizzare un maggiore coordinamento delle politiche di adattamento al clima a livello nazionale e territoriale; dare sostegno alla piena attuazione della Carta di Budoia per l’azione dei Comuni nell’adattamento locale ai cambiamenti climatici; tessere un’alleanza europea per la governance comune dei ghiacciai e delle risorse connesse». Tema quest’ultimo al centro del Manifesto per una governance dei ghiacciai e delle risorse connesse che Legambiente e Cgi hanno presentato a settembre a Salecina, in Svizzera, insieme a sette fondamentali azioni da cui partire per una governance condivisa dei ghiacciai. A tal riguardo Legambiente, Cipra e Cgi invitano tutti a firmare la petizione ‘Firma per i ghiacciai’ che sino ad ora ha raccolto 5mila firme.
«Le Alpi e il Mediterraneo – dichiarano Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambienter e Vanda Bonardor responsabile nazionale Alpi Legambiente – sono aree particolarmente sensibili al riscaldamento climatico, qui più che altrove si registra un’accentuata accelerazione degli effetti della crisi climatica che avanza. Il monitoraggio costante dei ghiacciai alpini, che stiamo portando avanti da quattro anni con la nostra campagna Carovana dei ghiacciai, oltre che permetterci di documentare e raccontare la riduzione delle masse glaciali ci consente anche di valutarne gli effetti sul territorio montano e di portare in primo piano il tema della convivenza con la crisi climatica. L’adattamento è un processo di adeguamento, non una risposta una tantum a un’emergenza. Il concetto di rischio totale, per troppo tempo rimasto confinato tra le conoscenze degli esperti, deve diventare un riferimento quotidiano e consueto per coloro che ci governano’».
”La recente accelerazione degli effetti del riscaldamento climatico sull’ambiente glaciale – dichiara Valter Maggi, presidente del Comitato Glaciologico Italiano (Cgi) – è un fatto scientifico inconfutabile, anche grazie alle misure effettuate dagli operatori del Comitato su oltre 250 ghiacciai italiani. Una secolare e sistematica attività di monitoraggio che ha consentito al Cgi di costituire un patrimonio di dati e immagini indispensabili per interpretare gli scenari futuri della crisi climatica nella regione alpina”. ”Questo patrimonio di conoscenze scientifiche – dichiara Marco Giardino, vicepresidente del Comitato Glaciologico Italiano – attraverso la Carovana dei Ghiacciai è stato condiviso con amministratori, tecnici, cittadini e turisti dei territori montani italiani, rivelandosi un insostituibile strumento non solo per affrontare adeguatamente le attuali criticità, ma anche per ripensare il presente dei territori alpini alla luce di chi verrà dopo di noi. In questo modo, il Comitato Glaciologico Italiano offre il suo contributo alle istituzioni per progettare azioni mirate di adattamento e rafforzare politiche di mitigazione al riscaldamento climatico”. Il report Carovana dei Ghiacciai 2023, lavoro finale della campagna itinerante di Legambiente che da metà agosto a inizio settembre ha monitorato in collaborazione con Cipra (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi) lo stato di salute di 6 ghiacciai (inclusi quelli austriaci e svizzeri), con la partnership scientifica del Comitato Glaciologico Italiano (Cgi) in collaborazione con Allianz Foundation, con partner principale FRoSTA, partner sostenitori Sammontana e Seiko e partner tecnico Ephoto, è stato presentato oggi a Roma presso l’Hotel Nazionale.
(da agenzie)
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