Destra di Popolo.net

LEGGE UE SUI MEDIA, STOP DELL’ITALIA: “DOBBIAMO POTER SPIARE I GIORNALISTI”

Dicembre 12th, 2023 Riccardo Fucile

I DOCUMENTI DEL CONSIGLIO EUROPEO

L’Italia potrebbe affossare l’accordo sulla prima legge europea per la libertà di stampa se non conterrà la possibilità di spiare i giornalisti in nome della “salvaguardia nazionale”. È quanto emerge dai verbali di una riunione a porte chiuse del Consiglio europeo visionati dai consorzi di giornalismo Investigate Europe (IE), Disclose e Follow The Money. Nel resoconto dell’incontro degli ambasciatori a Bruxelles, tenutosi il 22 novembre, si legge che il governo italiano definisce il mantenimento del paragrafo sulla sicurezza nazionale (art. 4) una “linea rossa”. Nel linguaggio diplomatico significa che è pronto a votare contro l’intero regolamento se verrà cancellata. L’Italia è l’unica a essersi spinta così avanti, anche se altri sei Paesi – Francia, Finlandia, Cipro, Svezia, Malta e Grecia – sono favorevoli a usare programmi spia sui cronisti in nome della sicurezza nazionale. Contattati, solo Francia, Finlandia e Svezia hanno confermato le loro posizioni, gli altri non hanno risposto.
Venerdì si terrà il negoziato finale tra Europarlamento, Consiglio e Commissione (il “trilogo”). I sette Paesi rappresentano solo il 34% della popolazione Ue, ma hanno una “minoranza di blocco” in grado di impedire l’approvazione del regolamento considerato che l’Ungheria voterà in ogni caso contro. Se accadesse, crollerebbero gli sforzi di chi per decenni ha cercato di far approvare una legge europea sull’indipendenza dei media. Il regolamento è stato proposto nel settembre 2022 dalla commissaria Vera Jurova proprio in risposta agli scandali Predator e Pegasus, i sofware spia trovati sui cellulari di alcuni giornalisti in Grecia, Francia, Spagna e Ungheria. I media “tengono sotto controllo i politici. Se vogliamo che svolgano il loro importante ruolo nella democrazia, dobbiamo introdurre una rete di sicurezza europea”, ha spiegato a IE.
Il regolamento ha il vantaggio di essere direttamente applicabile da un giudice italiano, non ci sarà bisogno di una trasposizione nazionale, come per le direttive. Il testo tutela l’imparzialità dei media pubblici, con l’obbligo di introdurre procedure di nomina trasparenti nelle posizioni dirigenziali; richiede che i capiredattori siano liberi nelle loro decisioni editoriali; obbliga i proprietari dei media a rivelare i conflitti di interessi; vieta lo spionaggio dei giornalisti e crea un board di controllo per garantire che gli Stati rispettino le norme Ue. Venerdì si affronteranno due schieramenti: da una parte il Consiglio, che il 21 giugno scorso, sotto la pressione del governo Macron, aveva aggiunto al paragrafo che vieta di spiare i giornalisti la frase trappola: “Il presente articolo non pregiudica la responsabilità degli Stati membri di proteggere la sicurezza nazionale”.
Dall’altra, l’Europarlamento che a ottobre ha votato per ridurre al minimo la possibilità di far ricorso alla “clausola di sorveglianza” considerando non-negoziabile la protezione degli informatori e delle fonti. Secondo gli eurodeputati, i giornalisti possono essere intercettati o spiati con software solo se ciò non è correlato alle loro attività professionali; non pregiudica o rivela l’accesso alle fonti dei giornalisti; è giustificata, caso per caso, per prevenire o perseguire un grave reato; sia ordinato da un’autorità giudiziaria indipendente e soggetto alla sua revisione. “I governi non hanno il diritto di controllare i telefoni dei giornalisti, il Parlamento è stato chiaro. È inaccettabile che gli Stati cerchino ora di reintrodurre questo paragrafo dalla porta di servizio”, dice l’eurodeputato verde tedesco Daniel Freund. Anche il suo collega di destra, il francese Geoffroy Didier, ha ripetutamente chiesto a Macron “di abbandonare il suo piano per spiare i giornalisti”. “Il regolamento deve proteggere il pluralismo, non autorizzare lo spionaggio”, spiega.
La scorsa settimana, 17 associazioni e istituti Ue di media e giornalismo hanno pubblicato un appello dicendosi “profondamente preoccupati” se il testo finale “stabilisse condizioni per la divulgazione delle fonti non conformi agli standard internazionali sui diritti umani”. Per superare l’impasse, il governo tedesco ha presentato una proposta dell’ultimo minuto: “Il presente articolo non pregiudica la responsabilità degli Stati membri per la salvaguardia delle aree di loro esclusiva competenza”. Se così fosse, l’ultima parola spetterebbe ai tribunali.
(da il Fatto Quotidiano)

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SUICIDIO ASSISTITO, PER LA PRIMA VOLTA IL FARMACO LETALE FORNITO DAL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE A UNA DONNA DI TRIESTE

Dicembre 12th, 2023 Riccardo Fucile

LA SOMMINISTRAZIONE A SEGUITO DI UNA SENTENZA DEL TRIBUNALE A CUI SI ERANO RIVOLTI I FAMILIARI DELLA PAZIENTE

“Anna è il nome che avevo scelto e, per il rispetto della privacy della mia famiglia, resterò ‘Anna’. Ho amato con tutta me stessa la vita, i miei cari e con la stessa intensità ho resistito in un corpo non più mio. Ho però deciso di porre fine alle sofferenze che provo perché oramai sono davvero intollerabili. Voglio ringraziare chi mi ha aiutata a far rispettare la mia volontà, la mia famiglia che mi è stata vicina fino all’ultimo. Io oggi sono libera, sarebbe stata una vera tortura non avere la libertà di poter scegliere”. E’ questo l’ultimo messaggio – diffuso dall’Associazione Luca Coscioni – di “Anna”, nome di fantasia delle donna triestina di 55 anni affetta da sclerosi multipla progressiva morta con l’assistenza del Servizio sanitario nazionale dopo aver ottenuto il via libera al suicidio assistito.
Il farmaco letale
A seguito dell’ordine del Tribunale di Trieste, il farmaco letale e la strumentazione sono stati forniti dal Ssn. E un medico, individuato dall’azienda sanitaria, su base volontaria ha provveduto a supportare l’azione richiesta nell’ambito e con i limiti previsti dalla Ordinanza Cautelare pronunciata dallo stesso tribunale, il 4 luglio 2023. Il tutto è quindi avvenuto “senza intervenire direttamente nella somministrazione del farmaco, azione che è rimasta di esclusiva spettanza di Anna”, spiega una nota della Coscioni.
“Anna è la prima persona malata che ha visto riconoscere, da parte dei medici incaricati di effettuare le verifiche sulle condizioni”, il principio “che l’assistenza continua alla persona è assistenza vitale, così anche la dipendenza meccanica non esclusiva garantita attraverso l’impiego di supporto ventilatorio (Cpap) nelle ore di sonno notturno”.
Il “no” del Lazio
“Emerge che, rispetto alla procedura eseguita di riscontro delle condizioni di una persona malata in Friuli Venezia Giulia, risulta non fondato e paradossale il diniego ricevuto invece nel Lazio da Sibilla Barbieri, anche lei dipendente da trattamenti vitali ma costretta a morire in Svizzera. Per la prima volta inoltre in Italia una persona ha avuto accesso all’aiuto alla morte volontaria interamente nell’ambito del Servizio sanitario pubblico a seguito dell’ordine di un Giudice”, dichiara Filomena Gallo, avvocata e segretaria dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, che coordina il collegio legale di studio e difesa.
La giustizia civile
“Anna per ottenere il rispetto della sua volontà e l’applicazione della sentenza Cappato della Consulta”, aggiunge Gallo, “ha dovuto rivolgersi alla giustizia civile e penale, con grande fatica ha voluto personalmente depositare dai carabinieri l’esposto contro Asugi e partecipare sempre in persona alla prima udienza civile in Tribunale a Trieste, che ha poi emesso una ordinanza di condanna di Asugi di applicare la sentenza della Consulta. Così come avrebbe dovuto fare già nel novembre 2022 quando aveva ricevuto la richiesta da Anna, l’azienda sanitaria ha dato applicazione alla decisione del Giudice del Tribunale di Trieste e, sussistendo tutte le condizioni indicate dalla Corte Costituzionale con sentenza 242/19, si è fatta carico dell’intero percorso. Ha dunque messo a disposizione il farmaco, la strumentazione e il personale sanitario su base volontaria. Abbiamo vigilato sull’intera procedura, a volte sollecitando alcuni passaggi”.
Il diritto di scelta
“Il diritto di scelta alla fine della vita si sta faticosamente affermando, nonostante ostruzionismi e resistenze ideologiche che sono sempre più lontane dal sentire popolare, come dimostra anche il recente sondaggio ‘Osservatorio sul Nord Est’ pubblicato dal Gazzettino, secondo cui oltre otto persone su dieci (82%) si dichiarano d’accordo con l’idea che ‘quando una persona ha una malattia incurabile, e vive con gravi sofferenze fisiche, è giusto che i medici possano aiutarla a morire se il paziente lo richiede’. Il dato è confermato su tutto il territorio nazionale anche da una seconda rilevazione, questa volta curata dal Censis. Anche in questo caso i favorevoli sono la maggioranza: il 74% degli intervistati (80% degli elettori di Fdi, 79% della Lega, 86% di Forza Italia, 83% del M5s, 88% del Pd). Ora occorre lavorare sui tempi. Non deve più essere consentito di far attendere quasi un anno fra sofferenze intollerabili e condizioni che peggiorano con il rischio – come stava accadendo ad ‘Anna’ – di perdere le ultime forze necessarie per l’autosomministrazione del farmaco letale”, dichiara Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, che sta promuovendo su tutto il territorio nazionale la campagna regionale “Liberi subito” affinché le regioni approvino una legge che introduca tempi e procedure certi per accedere al suicidio medicalmente assistito.
(da La Repubblica)

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IL MISTER X DI ATREJU E’ IL CAPITALISTA ELON MUSK, IL PATRON DI TWITTER, TIPICO ESEMPLARE DEI POTERI FORTI

Dicembre 12th, 2023 Riccardo Fucile

UN ALTRO ASPIRANTE XENOFOBO CHE AVEVA CRITICATO CHI FINANZIA LE ONG NEL MEDITERRANEO

Il premier britannico Rishi Sunak ma soprattutto Elon Musk, il patron di X e di Tesla che a giugno aveva incontrato a Palazzo Chigi la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. È lui l’ospite a sorpresa della prossima edizione di Atreju che inizierà giovedì e si chiuderà domenica con l’intervento di Giorgia Meloni. Un “mister X” in senso letterale.
Musk dovrebbe intervenire sabato nella tarda mattinata intervistato da Nicola Porro, vicedirettore del Giornale e conduttore di Quarta Repubblica su Rete 4. Proprio a giugno, dopo la visita a Meloni, era stato Porro a intervistare Musk in esclusiva per il suo programma.
Un indizio è arrivato proprio da Fratelli d’Italia che ieri ha pubblicato sul profilo social di Atreju su X un identikit del nome ancora ignoto. Nella schermata il profilo è abbastanza nitidamente quello di Musk.
Nel colloquio con Meloni di giugno, Musk aveva parlato con la premier di intelligenza artificiale e di natalità. Ma il fondatore di Tesla a fine settembre, durante lo scontro tra Italia e Germania sull’accoglienza, aveva attaccato Berlino perché finanzia le ong che salvano i migranti: “L’opinione pubblica tedesca è al corrente di questo?”, chiedeva Musk in un tweet pubblicato da un profilo di estrema destra vicino all’Alternative fur Deutschland.
(da il Fatto Quotidiano)

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ATREJU, I VERTICI EUROPEI SNOBBANO MELONI: ALLA FESTA DI FDI MANCHERANNO VON DER LEYEN E METSOLA

Dicembre 12th, 2023 Riccardo Fucile

L’IMPORTANTE E’ CHE SIA PRESENTE UN ISTIGATORE A DELINQUERE CHE VUOLE IMPICCARE PER I PIEDI IL LEADER SPAGNOLO SANCHEZ

I capi di governo albanese Edi Rama e (probabilmente) quello britannico Rishi Sunak, ma nessun esponente del Partito Popolare Europeo. E il leader di Vox Santiago Abascal che oggi ha invocato una piazzale Loreto per il premier spagnolo Pedro Sanchez.
La festa di Atreju alla vigilia delle elezioni europee conferma le principali alleanze di Giorgia Meloni a livello internazionale escludendo, al momento, i vertici delle istituzione comunitarie.
Altri due ospiti non sono stati annunciati: escluso il video collegamento con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. A presentare la kermesse sono stati nel pomeriggio Giovanni Donzelli (responsabile organizzazione), Francesco Filini (responsabile del programma), i capigruppo di Camera e Senato Tommaso Foti e Lucio Malan, Andrea Moi (responsabile comunicazione) e Fabio Roscani (responsabile Giovani).
La festa di Fratelli d’Italia che inizia giovedì fino a domenica a Castel Sant’Angelo è stata presentata oggi dai vertici del partito: quattro giorni di dibattiti, eventi, presentazione di libri e mostre dal titolo “Bentornato orgoglio italiano”. Sarà presente tutto il governo in diversi panel sulle rispettive materie di competenze e l’evento sarà chiuso domenica dalla stessa premier Meloni.
A colpire è soprattutto l’assenza delle due donne al vertice delle istituzioni europee, nonostante il partito ci sperasse: sia la presidente della commissione Europea Ursula von der Leyen, sia quella del Parlamento Ue Roberta Metsola non ci saranno. I vertici del Ppe hanno preferito evitare di andare a una festa di partito.
Non ci saranno invece i leader di Pd e M5S Elly Schlein e Giuseppe Conte. Dell’opposizione invece parteciperà Matteo Renzi che parlerà di giustizia col ministro Carlo Nordio, il sottosegretario Andrea Delmastro e la senatrice Giulia Bongiorno. Anche Carlo Calenda che discuterà di Sviluppo Economico col ministro Adolfo Urso.
Tra i volti pop dell’evento ci sarà uno spettacolo di Federico Palmaroli (in arte Osho) e il ct della nazionale di calcio, Luciano Spalletti.
(da agenzie)

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PERCHE’ LA DIGOS NON LI IDENTIFICA?

Dicembre 12th, 2023 Riccardo Fucile

SE DEVE “TENERE SOTTO CONTROLLO GLI ESTREMISTI POLITICI” PROCEDANO NEI CONFRONTI DI SALVINI E DELLA SINDACA DI MONFALCONE

Poiché tra i compiti della Digos c’è “tenere sotto controllo l’attività degli estremisti politici”, alla Scala gli agenti in servizio avrebbero dovuto identificare il Salvini: era sicuramente, tra i presenti, il più ostile ai valori costituzionali. (Al contrario, il grido “viva l’Italia antifascista” è quanto di più legalitario si possa affermare).
E un’altra persona che, se fossi la Digos, identificherei all’istante, per dovere d’ufficio, è la sindaca di Monfalcone, Anna Maria Cisint, ovviamente leghista, che nega agli immigrati islamici regolarmente al lavoro nella sua città (senza i quali l’economia locale, dunque anche buona parte degli elettori della sindaca Cisint, sarebbero sul lastrico) la libertà di culto sancita dall’articolo 19 della Costituzione: “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto”. Non una facoltà delle autorità o una gentile concessione: un diritto.
Tra i suoi tanti pregi, la nostra Costituzione (scritta, va ricordato, da socialisti, cattolici, comunisti, repubblicani, democristiani, liberali, azionisti, dunque da tutte le componenti della nascente democrazia italiana) ha la nitidezza della lingua usata per scriverla.
Vietare a seimila persone residenti in Italia (tanti gli islamici di Monfalcone) la libertà di culto è una violazione gravissima della Costituzione italiana.
Non è una mia opinione. È la base, nero su bianco, della nostra convivenza. La sindaca Cisint, e i leghisti in genere, parlano chiaro anche loro: dei valori costituzionali se ne fregano.
Chissà se la Digos ha facoltà di agire autonomamente, o deve attendere ordini dai ministeri competenti.
(da La Repubblica)

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IL LEGHISTA DURIGON ATTACCA IL QUOTIDIANO “DOMANI”: “DATEMI 200.000 EURO E BASTA ARTICOLI SULLA CASA CHE HO ACQUISTATO”

Dicembre 12th, 2023 Riccardo Fucile

IL SOTTOSEGRETARIO DEL CARROCCIO, SENZA NEMMENO FARE QUERELA, PRETENDE ANCHE LA CANCELLAZIONE DAL SITO DI ALCUNI ARTICOLI SGRADITI… QUALI? QUELLI CHE HANNO SVELATO CHE IL LEGHISTA SI È COMPRATO CASA IN UNA DELLE ZONE PIÙ CARE DI ROMA ALLA METÁ DEL PREZZO DI MERCATO. GRAZIE A UN SUPER SCONTO OTTENUTO DA ENPAIA. ENTE VIGILATO DALLO STESSO MINISTERO DI DURIGON

Il governo sferra di nuovo un attacco a Domani. Dopo la querela di Giorgia Meloni, quella (minacciata) del ministro Giancarlo Giorgetti, è la volta del sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, fedelissimo del leader della Lega Matteo Salvini.
È la terza volta che il leghista prende di mira il giornale. Per la serie di articoli sui rapporti pericolosi con uomini legati ai clan di Latina aveva tentato di portarci in tribunale, ma la procura e il giudice hanno archiviato prima che iniziasse un processo. Ci ha poi querelato anche per un altro servizio in cui davamo conto della condanna per estorsione di un personaggio a lui vicino: la procura di Roma aveva addirittura mandato i carabinieri in redazione per sequestrare lo scritto peraltro rintracciabile sul web.
Un caso che suscitò polemiche, perfino nei palazzi della Ue a Bruxelles e nella stampa estera. Dove si parlò dell’Italia come di un’anomalia per la libertà di stampa. Ora Durigon è tornato all’attacco. Con una diffida del suo avvocato, in cui chiede denaro e la cancellazione dal sito delle inchieste sgradite sulla sua casa di Roma, comprata dall’Enpaia. «Stante, dunque, la grave lesione dell’immagine e della reputazione del Sen. Durigon, con la presente diffido Domani e Emiliano Fittipaldi, in qualità di Direttore Responsabile».
Da qui una serie di richieste. La più particolare è indicata al punto quattro: «Risarcire Durigon dei danni subiti e subendi a seguito delle condotte sopra contestate, al momento quantificabili in € 200.000,00, fatto salvo il maggior danno». Inedita modalità, senza neppure un giudice che valuti eventualmente se gli articoli siano diffamatori o meno, il leghista chiede sull’unghia 200mila euro.
Il metodo non è sconosciuto a Domani, aveva ricevuto una missiva pressoché identica da Eni, il colosso di stato ne voleva 100mila di euro per salvarci dalle cause che avrebbero intentato se non avessimo accettato di pagare. Mai, però, una tale richiesta era arrivata da un politico al governo. Durigon, inoltre, chiede al nostro giornale di «astenersi per il futuro dalla pubblicazione di articoli di contenuto analogo a quello di cui agli Articoli contestati, o comunque articoli che siano suscettibili di ledere la reputazione del mio Assistito», Ma non è finita: esige pure la rimozione degli articoli dal web e dai social.
Infine la richiesta più curiosa: per ogni giorno di inadempienza scatta una penale, 500 euro al giorno in più. A oggi abbiamo già accumulato un debito, oltre ai 200 mila euro, di circa 2mila euro. Se fosse un prestito bancario saremmo oltre la soglia dell’usura. Battute a parte, la missiva si conclude con un monito: «Corre, da ultimo, l’obbligo di informare che, in caso di omesso o negativo riscontro alla presente sarò costretto ad agire presso ogni competente sede per la tutela degli interessi del mio Assistito, con notevole aggravio di costi a Vostro esclusivo carico». In pratica se non paghiamo, se continuiamo a scrivere di lui e se non cestiniamo tutti gli articoli pubblicati, il legale ci farà causa. Per loro siamo già colpevoli.
LA CASA SCONTATA
Nella diffida l’avvocato del sottosegretario contesta quasi un anno di articoli, otto in tutto: dal primo febbraio 2023, quello del primo scoop sulla casa acquistata a prezzo scontato dalla fondazione Enpaia (l’ente di previdenza degli addetti dell’agricoltura), all’ultimo di novembre scorso sui lavori pagati dall’Ente per ristrutturare casa Durigon. Nell’inchiesta abbiamo raccontato della compravendita dell’immobile in una zona esclusiva di Roma pagato meno di mezzo milione di euro, per una casa di 170 metri quadri, con ampio terrazzo e box auto. In quella zona una metratura del genere può costare fino al doppio.
Nell’inchiesta giornalistica emergeva anche un altro aspetto che tuttora alimenta dubbi su potenziali conflitti di interessi. Durigon ha maturato il diritto allo sconto del 30 per cento in quanto inquilino da più di 36 mesi. Il fatto però è che quando era in affitto in quella abitazione non era lui l’intestatario del contratto, bensì il sindacato Ugl, di cui è stato vicesegretario fino a che non è diventato sottosegretario al Lavoro nel Conte I. Assunto l’incarico di governo, però, ha continuato a pagare sempre Ugl.
«Il caso del Senatore Durigon non ha proprio nulla di speciale, diversamente da quanto vorrebbe far credere Domani», scrive il legale del leghista. In realtà è la carica pubblica e istituzionale ricoperta da Durigon a rendere questa storia di interesse pubblico. Chi ha incarichi di governo non può certo considerarsi un comune cittadino.
All’indomani dei primi due articoli di febbraio, Durigon (al quale è sempre stata data la possibilità di replicare prima della pubblicazione) aveva minacciato querela. Alla denuncia, aveva garantito, avrebbe allegato tutta la documentazione necessaria a smentire ogni riga dei nostri articoli.
Tuttavia, a quasi un anno di distanza, non solo non è arrivata alcuna querela, ma non c’è traccia della documentazione promessa. Al contrario è arrivata la richiesta via lettera dell’avvocato di un risarcimento preventivo.
Per quanto sgradevole, la querela è un atto in cui i giornalisti possono difendersi. La diffida è, invece, un atto con cui il sottosegretario pretende di imporre delle richieste ben prima dell’intervento della magistratura, stabilendo chi ha ragione e chi ha torto. Scopriamo così che Durigon, oltre che sottosegretario al Lavoro, è nel tempo libero pure giudice.
(da editorialedomani.it)

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POLONIA, FINISCE L’ERA SOVRANISTA, DONALD TUSK ELETTO PREMIER

Dicembre 12th, 2023 Riccardo Fucile

A SUO FAVORE HANNO VOTATO 248 DEPUTATI, CONTRO 201

Donald Tusk è stato eletto dal parlamento polacco nuovo presidente del consiglio dei ministri. A favore del nuovo premier hanno votato 248 deputati, contro 201 parlamentari contrari. Domani è attesa la presentazione del suo programma. «Congratulazioni Donald Tusk per essere diventato Primo Ministro della Polonia. La sua esperienza e il suo forte impegno nei confronti dei valori europei saranno preziosi per forgiare un’Europa più forte, a beneficio del popolo polacco. Non vedo l’ora di lavorare con lui, a partire dall’importante Consiglio europeo di questa settimana», ha dichiarato su X la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen.
«Grazie Polonia, oggi è la giornata meravigliosa, della svolta storica», ha dichiarato Donald Tusk prendendo la parola nell’aula del Sejm subito dopo la sua elezione. Tusk si è rivolto sia ai deputati presenti che agli elettori del 15 ottobre scorso che hanno permesso la vittoria alla coalizione di quattro partiti democratici ottenendo la maggioranza di 248 deputati nella camera bassa, composta da 460 parlamentari.
Tusk si è rivolto in modo particolare all’ex presidente Lech Walesa, presente oggi nella loggia per gli ospiti del Sejm, perché la politica «può essere un bella vocazione».
E si è rivolto a Jaroslaw Kaczynski, il leader del partito Diritto e giustizia (Pis) ora all’opposizione, che nel corso della campagna elettorale lo ha pubblicamente disprezzato a causa delle «radici tedesche» degli suoi nonni. «Tutti e due si sentivano polacchi, anche se uno di loro fu costretto dagli occupanti a prestare il servizio militare nella Wermacht», ha sottolineato Tusk. «Per me lei comunque rimane l’agente tedesco» gli ha risposto Kaczynski prendendo la parola dopo l’inno nazionale e senza l’autorizzazione del presidente della Camera.
Cosa è successo oggi nel parlamento polacco
Mateusz Morawiecki, ha perso oggi il voto di fiducia tenutosi oggi in Parlamento, il che pone fine a 8 anni di governo del suo partito conservatore. Morawiecki ha perso la fiducia esattamente 6 anni dopo il suo insediamento, che era avvenuto l’11 dicembre del 2017. La sua bocciatura ha aperto la strada a Donald Tusk, centrista, che ha già ricoperto il ruolo di primo ministro dal 2007 al 2014.
(da agenzie)

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SONDAGGIO SWG, CALANO M5S E CALENDA, SALGONO PD E LEGA

Dicembre 12th, 2023 Riccardo Fucile

FDI 28,2%, PD 19.6%, M5S 16.4%, LEGA 9,4%, FORZA ITALIA 7,2%, AZIONE 3,6%, VERDI-SINISTRA 3,3%, ITALIA VIVA 3,2%, + EUROPA 2,6%

Resta praticamente invariato il consenso di Fratelli d’Italia, che nell’ultimo sondaggio settimanale di Swg per il Tg La7 passa dal 28,1% del 4 dicembre al 28,2% di oggi, lunedì 11 dicembre.
A guadagnare nuovi potenziali elettori sono soprattutto Pd e Lega. Il partito guidato da Elly Schlein arriva al 19,6%, segnando un +0,3% rispetto alla scorsa settimana. Il Carroccio di Matteo Salvini passa invece dal 9,2 al 9,4%. Cala il Movimento 5 stelle di Giuseppe Conte, che negli orientamenti di voto passa nel giro di sette giorni dal 16,7 al 16,4%.
Sostanzialmente piatti i dati di Forza Italia e Alleanza Verdi Sinistra, che perdono entrambi lo 0,1% e si attestano rispettivamente al 7,2% e al 3,3%. Azione di Carlo Calenda cede invece lo 0,2%, scendendo al 3,6%. Totalmente piatta Italia Viva (3,2%), mentre +Europa passa dal 2,7% al 2,6%.
Piccoli passi in avanti per le altre liste minori: +0,1% di Per l’Italia con Paragone (1,9%), +0,2% per Unione Popolare (1,6%) e +0,2% per Noi Moderati (1,2%). In aumento la percentuale di chi non si esprime, che passa dal 37% della scorsa settimana, al 38%.
(da agenzie)

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ROMA, IL TURISTA CADUTO A TERMINI: “SE AVESSI AVUTO UN INFARTO SAREI MORTO, IL 118 DICEVA SEMPRE “ARRIVIAMO””

Dicembre 12th, 2023 Riccardo Fucile

TRE ORE DI ATTESA PER UN’AMBULANZA, NEANCHE NEL TERZO MONDO

Tre ore di attesa per un’ambulanza e «24 chiamate» al 118.
È successo ieri, lunedì 11 dicembre, alla stazione Termini di Roma. Protagonista della giornata (assai complicata) il turista milanese, Vincenzo Sciannameo, caduto su una delle due scale mobili che dal piano terra salgono alla Galleria. L’uomo si è infortunato a una gamba e in suo soccorso sono intervenuti gli agenti della Polfer; dopo ore è arrivato il 118 ed è stato, così, trasportato al policlinico Umberto I della Capitale.
«Se avessi avuto un’infarto sarei morto lì a terra. Al 118 dicevano “Arriviamo, arriviamo”, e non arrivavano mai. Ventiquattro volte li hanno chiamati, le ho contate… Una cosa indegna», ha raccontato al Corriere della Sera sottolineando, inoltre, di non ricordare esattamente la dinamica dell’incidente.
«Erano le 11 – spiega – eravamo più o meno a metà scala mobile, mia moglie un gradino sopra di me. Non so esattamente come, ma si vede che le ruote del suo trolley hanno urtato in avanti e l’hanno sbilanciata all’indietro. È caduta su di me, lei l’ho salvata ma io sono rotolato all’indietro per qualche gradino».
Le chiamate al 118
Accerchiato dagli agenti di polizia, a fargli «da scudo tra i passeggeri», Sciannameo ha provato a chiamare ripetutamente il 118. Non solo lui, in tanti hanno cercato di contattare il numero di emergenza, ma la risposta era sempre la stessa: «Stiamo arrivando», spiega. Quando finalmente è arrivata l’ambulanza, gli operatori hanno spiegato all’anziano «che è stata una giornata difficile, tante emergenze, sono stati gentili. Ma questi – per Vincenzo – sono gli effetti dei tagli alla sanità, evidentemente».
Poi in ospedale: «Codice giallo, le lastre, la visita, altre tre ore». Tanta la paura, ma sapeva di non aver battuto la testa: «Avevo dolore alla gamba ma per fortuna sono qui a raccontarlo», conclude.
(da agenzie)

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