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I PARLAMENTARI DI FRATELLI D’ITALIA HANNO MESSO 50 EURO A TESTA PER IL REGALO DI NATALE ALLA LORO CAPA, GIORGIA MELONI

Dicembre 29th, 2023 Riccardo Fucile

A RADUNARE I SOLDI CI HA PENSATO AUGUSTA MONTARULI, SUSCITANDO L’IRONIA DELLE COLLEGHE, CONSIDERANDO I VECCHI GUAI GIUDIZIARI PER LE SPESE “NON ORTODOSSE” QUANDO ERA CONSIGLIERE REGIONALE IN PIEMONTE

Un camioncino carico di regali è stato visto partire prima di Natale da via della Scrofa verso casa di Giorgia Meloni, Roma sud. Piccoli e grandi presenti – compreso un enorme pacco cubico – destinati alla presidente del Consiglio e leader di Fratelli d’Italia
Siccome consegnare cadeaux a Palazzo Chigi è ormai una pratica rischiosa e antipatica, viste le norme stringenti dell’anticorruzione, il mondo che conta ha deciso di augurare un felice Natale alla donna più potente del paese passando dalla sede del partito.
Davanti a una moltitudine di “pensierini” tale da far impallidire le renne di Babbo Natale, da FdI hanno deciso la svolta pragmatica.
Pura logica a pacchetto: caricateli tutti su un camioncino e portateli a casa della Capa! I circa 170 parlamentari di Fratelli d’Italia hanno deciso di unire le forze per inviare un bel regalo a donna Giorgia.
E’ partita così la settimana scorsa una raccolta fondi: 50 euro a testa [che messi insieme, al di là di svariate defezioni, fanno comunque la loro porca figura.
A raccogliere il malloppo e a decidere cosa comprare ha pensato, come sempre, la deputata Augusta Montaruli (suscitando le perfide ironie di alcune colleghe di partito, visto che per una serie di spese non proprio ortodosse passò qualche guaio giudiziario per via dei rimborsi della regione Piemonte).
“A Giorgia ho regalato un kit di cosmetici, ovviamente made in Italy”, racconta il senatore di FdI Renato Ancorotti, che nella vita è soprattutto un imprenditore di fama internazionale nel campo della cosmesi.
E’ mister Crema, commendatore e cavaliere del lavoro, fatturato da oltre 150 milioni di euro all’anno. Quest’anno ha messo a disposizione di parlamentari e staff un kit per farsi belli e rimanere tali.
Una matita per gli occhi, ombretti, profumi, ciprie. Uno sforzo messo in campo anche grazie alla collaborazione delle aziende del settore. Patrioti, vi vogliamo tutti profumati e senza rughe per un anno alle essenze dell’Europa.
Ma torniamo in via della Scrofa, da dove è partito il camioncino straboccante di qualsiasi sorpresa e prelibatezza per il palato e per gli occhi. Un altro segno dei tempi: fino a un paio di anni fa i grandi manager, i super imprenditori inviavano altrove i loro pensieri per essere pensati, ma ora non è così. Sicché caricate tutto e portate nella magione meloniana. A scartarli ci penserà lei.
(da agenzie)

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VALE LA PENA SPENDERE PIÙ DI 4 MILIARDI DI EURO PER UNA “MANCETTA” DA 20 EURO AL MESE?

Dicembre 29th, 2023 Riccardo Fucile

VIA LIBERA DEL GOVERNO ALLA RIFORMA DELL’IRPEF: GLI EFFETTI SARANNO ESIGUI, IL MASSIMO “SCONTO” È DI 260 EURO ALL’ANNO, PER UN COSTO DI 4,3 MILIARDI COMPLESSIVI … L’INCOGNITA PER IL 2025: CONFERMARE IL TAGLIO DEL CUNEO E LA NUOVA IRPEF SERVONO 14,5 MILIARDI ALL’ANNO (E I SOLDI NON CI SONO)

Con il «Sì» finale ottenuto ieri in consiglio dei ministri il decreto che avvia il nuovo primo modulo della riforma Irpef diventa definitivo e pronto a produrre dal 1° gennaio i propri effetti. Passa da lì l’alleggerimento ulteriore della pressione fiscale sulle buste paga dei lavoratori dipendenti, per i quali il taglio del cuneo contributivo previsto dalla manovra si limita a confermare per l’anno prossimo gli sconti già in vigore nei mesi scorsi, e per i pensionati.
Il carico complessivo dell’Irpef si riduce di 4,3 miliardi con la scomparsa dell’attuale secondo scaglione, quello che alzava dal 23% al 25% la richiesta sulle fasce di reddito comprese tra i 15mila e i 28mila euro lordi all’anno, e per l’aumento da 1.880 a 1.955 euro della detrazione di base per i lavoratori dipendenti, che quindi si vedono allineare la No Tax Area a quella già prevista per i pensionati.
Nel 2024, quindi, anche i redditi dell’attuale secondo scalino si vedranno chiedere il 23% dell’imponibile. Per il 2025 si vedrà, perché qui si annida l’incognita più pesante su tutta l’operazione: la replica dell’accoppiata di sconti contributivi e Irpef a tre aliquote richiede circa 14,5 miliardi all’anno, da trovare però in un contesto che fra prospettive di finanza pubblica e riforma del Patto di stabilità chiude sostanzialmente ogni margine per l’extradeficit nei prossimi anni.
Più delle nuove regole contabili europee, è la linea del debito gravata da 25 miliardi annui di eredità del Superbonus per i prossimi quattro anni a rendere acrobatica qualsiasi ipotesi di scostamento futuro. Per il 2024, comunque, i 4,3 miliardi necessari ad abbassare l’Irpef ci sono, e arrivano dal fondo per la riduzione della pressione fiscale rifinanziato una tantum a maggio dal decreto lavoro con i proventi strutturali della lotta all’evasione.
Sul piano degli effetti concreti, il taglio vale 75 euro di imposta all’anno per i redditi compresi fra il livello appena superiore alla fascia esente fino a 15mila euro lordi all’anno, che beneficiano in pieno dell’aumento della no tax area
Lo sconto scende poi a 11 euro annui a 16mila euro di reddito lordo annuo per salire poi progressivamente fino al picco dei 260 euro annui, che si raggiunge a 28mila euro di reddito e si mantiene per tutte le fasce superiori. Per i redditi superiori a 50mila euro all’anno il beneficio è compensato da un taglio equivalente alle detrazioni fiscali, che però ovviamente colpisce solo chi le utilizza.
E non sono tutti i contribuenti, come confermano i dati del dipartimento Finanze che indicano in oltre 500mila i titolari di redditi superiori a 50mila euro all’anno privi di detrazioni nel 2021, ultimo anno disponibile nei dati pubblicati dal Mef.
A conti fatti, la torta dei benefici Irpef sul 2024 è divisa in due fette quasi equivalenti: i 4,2 miliardi di taglio di aliquota nei calcoli dell’Ufficio parlamentare di bilancio producono un risparmio medio da 190 euro all’anno, cioè 14,6 euro al mese su 13 mensilità, per 22,8 milioni di contribuenti.
Il 45% degli sconti va ai redditi fino a 28mila euro all’anno, e l’altro 55% finisce a chi ha dichiarazioni superiori. Ma quando si parla di imposta sui redditi l’effetto degli sconti è misurato più efficacemente dalla riduzione percentuale della somma da versare. E da questo punto di vista il massimo viene raggiunto dai contribuenti che dichiarano fra 21mila e 28mila euro lordi all’anno, gli unici a cui sarà indirizzato uno sconto superiore al 5%.
Nell’accoppiata con il taglio contributivo, il vantaggio cresce fino al massimo di 1.351,7 euro all’anno (104 al mese per 13 mesi) a 35mila euro di reddito, e la sua distribuzione si fa più progressiva offrendo il vantaggio percentuale massimo, al 6%, sulle fasce di reddito più basse. Ma l’unione delle due misure fa anche salire a 14,5 miliardi la dote da trovare sul 2025 per evitare una perdita equivalente nel potere d’acquisto dei diretti interessati.
(da agenzie)

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INTERVISTA ALLA REGISTA PAOLA CORTELLESI: “COSA TI AUGURI PER L’ANNO CHE VERRÀ? IN PRIMO LUOGO CHE VENGANO DIFESI I DIRITTI DELLE DONNE”

Dicembre 29th, 2023 Riccardo Fucile

“C’E’ ANCORA DOMANI” E’ IL FILM PIU’ VISTO IN ITALIA NEL 2023: “HO VOLUTO RACCONTARE LE DONNE A CUI SI FACEVA CREDERE CHE FOSSERO DELLE NULLITÀ”

Paola Cortellesi, dopo questo anno per te fantastico, cosa ti auguri per quello che viene
«In primo luogo che vengano difesi i diritti delle donne. La grandezza dell’approccio che le donne hanno avuto nelle loro battaglie fa sì che le loro conquiste non si presentino mai come obbligo per l’individuo, ma come possibilità per ciascuna.BPer fare in modo che milioni di persone di sesso femminile non fossero costrette ad andare avanti nella vita “come se niente fosse”, si è stabilito, dopo dure battaglie, che potessero scegliere. Scegliere di sposarsi e di divorziare, scegliere di mettere al mondo un figlio quando hanno deciso di farlo (quanto ancora c’è da fare per le donne single.
La posizione opposta è un divieto, un obbligo. Prendiamo la legge sull’aborto. È una grande conquista che dovrebbe essere accompagnata da politiche attive a favore di una maternità consapevole. E invece l’unica cosa di cui si parla oggi, anche negli Usa, è di mettere in discussione la libertà di scelta della donna. Io ho preso sul serio la promessa dell’attuale premier, una donna, di non toccare la legge 194
I femminicidi continuano, in tutto il mondo.
«Non smettono, lo vediamo ogni giorno. Sono il segno di un’idea di possesso maschile che è dura a morire.
Però, specie dopo l’assassinio di Giulia Cecchettin, ho visto dei segni importanti di risveglio della coscienza, specie tra i giovani. Nelle manifestazioni c’erano tante ragazze, ma anche tanti ragazzi che si stanno mettendo in discussione.
Mi sembra che si stia imparando a coltivare le parole giuste e lo si faccia insieme, donne e uomini. Ecco un altro augurio per il 2024. Che le parole prendano il sopravvento sulla violenza, che le si allevi insieme, perché sono lo strumento principale capace di assicurare una vita comune. Le parole scambiate, accettate, sono il contrario della violenza».
E per Roma, la città che ami?
Dico una cosa ovvia, ma vera. Che ci sia un soprassalto di senso civico. L’amministrazione deve funzionare, deve farlo davvero, ma noi dobbiamo aiutare con comportamenti più attenti e rispettosi del prossimo. Ci vuole, a cominciare dall’alto, spirito di comunità; una città soffre per l’individualismo sfrenato non meno che per l’inefficienza».
Cominciamo dall’inizio, da Paola piccola…
«Condividevo la stanza con mia sorella, che ha sette anni più di me. Sulla parete vicino al mio letto c’era il poster di John Taylor, era il periodo dei Duran Duran. Ovunque, disseminati, gli stickers della rivista Cioè. E un pallone da basket. Amavo l’Nba, seguivo le sue partite, veneravo Magic Johnson e ogni anno era una festa quando mio fratello mi portava a vedere gli Harlem Globetrotters al Palazzo dello Sport. Ma a giocare ero scarsissima. Ero scoordinata, per di più mancina e se per un caso sventurato mi trovavo a destra sbagliavo sempre il terzo tempo. Ero davvero improbabile, a basket. Il pallone era nella mia stanza un po’ come una decorazione e un po’ come emblema delle mie imperfezioni»
Avevi un diario?
«Mai tenuto. Me li regalavano le zie. Magari li iniziavo ma poi mi stufavo, anzi mi vergognavo. Se li ritrovassi sarebbero un rosario di incipit. Non faceva per me. Mi sembrava di dover rendere conto al diario di quello che facevo o pensavo. E poi, in generale, le confidenze mi sembrava più prudente affidarle alla caducità dell’istante, non renderle eterne sulle pagine di un diario con i fiorellini».
Che facevano i tuoi?
«Mio padre ispettore di commercio, mia madre casalinga, era anche una sarta bravissima, una modellista perfetta. Io ho studiato al liceo e poi mi sono iscritta a Lettere, indirizzo musica e spettacolo, che ho lasciato a metà percorso per studiare teatro. Volevo fare questo, nella vita.
Ma per la mia famiglia era una scelta bizzarra, non era il nostro mondo. Per cui sembrava solo un sogno, uno di quelli meravigliosi che si fanno da ragazzi. I miei volevano solo proteggermi da eventuali delusioni. Ma non mi hanno mai tarpato le ali, mai hanno fatto prevalere le loro legittime preoccupazioni sulla mia passione. Mi hanno seguito con affetto e discrezione»
Tuo padre è mancato qualche anno fa. Cosa ti direbbe oggi, dopo il successo incredibile di «C’è ancora domani»?
«L’esistenza di mio padre mi ha illuminato la vita. Mi ha insegnato che ridere è una cosa seria. Mi ha insegnato l’umorismo e l’autoironia che mi hanno sempre salvato. Cosa mi direbbe oggi? “Bella di papà”, mi direbbe».
Come ti è venuta l’idea del film?
«Volevo raccontare i diritti delle donne. In particolare di quelle donne che non si è mai filato nessuno. Ho ascoltato tanti racconti di nonne e bisnonne che hanno vissuto quel tempo. Per questo il film è in bianco e nero, perché quando loro parlavano io le immaginavo così, le loro storie. Storie raccontate con disincanto, quasi con fatalismo.
Nel film sono rappresentate dalle donne che commentano tutto nel cortile. Mi è rimasta nella testa una frase che dicevano, a proposito di quelle, tra loro, maggiormente vessate: “Eh, porella”. Da piccola ascoltavo i loro racconti e mi sembrava che ci fosse una contraddizione, come uno stridere, tra la drammaticità del racconto di queste donne schiacciate dai mariti violenti e il tono che usavano, quasi leggero»
È l’inizio del tuo film…
«Quello schiaffone preso per cominciare la giornata, come fosse una cosa normale. E soprattutto l’andare avanti “come se niente fosse”. Tante vite di donne si sono svolte “come se niente fosse”. Nella mia vita ho dato voce, da attrice, a donne gigantesche come Nilde Iotti o Maria Montessori. Ho voluto invece raccontare nel film la vita delle donne a cui è stato fatto credere di essere delle nullità, a cui, nella vita, non è mai stata data una pacca sulla spalla. Per parlare di loro non ho scelto un tono drammatico, il registro è ironico, talvolta surreale».
Nel tuo film la musica mi è sembrata decisiva, proprio per il suo essere spesso in totale astrazione dal tempo storico raccontato.
«L’idea mi è venuta ascoltando “Nessuno”, una canzone della fine degli anni cinquanta reinterpretata meravigliosamente da Petra Magoni, già questo un gioco del tempo. Quando nel testo si dice la parola “eternità”, ho sentito una fiocinata. È il peso che si sente nella storia che ho raccontato. Vite senza via d’uscita, vite come condanna, vite come gabbie.Non vite come promessa, non vite come scelte. Eternità diventa così un incubo, sotto le vesti di scena di un matrimonio. È in fondo il tema di un’altra canzone che ho messo nel film, scritta da Daniele Silvestri, “A bocca chiusa”, che celebra il valore della parola usata “senza scudi per proteggermi né armi per difendermi/né caschi per nascondermi o santi a cui rivolgermi”. La parola con la quale tante cose sono cambiate e tante devono ancora cambiare»
E il finale? Quello scoprire, con un movimento di macchina da presa, che non si è sole?
«Stavo leggendo a mia figlia Lauretta il libro “Nina, i diritti delle donne”. E lei scopriva, con quelle parole, che tutto quello che per lei era scontato — il voto delle donne, il divorzio — fino alla metà del novecento e oltre non era consentito.
Le ho detto come le abbiamo conquistate, perché c’è una continuità nella sofferenza e nell’emancipazione delle donne, e che però non dobbiamo mai, lo vediamo in questi mesi, dare per acquisito nulla. Non è vero che non cambia mai nulla, ma è vero che c’è sempre qualcosa da cambiare»
Ti aspettavi l’incredibile successo di questi mesi? Il tuo film è nella top ten dei dieci più visti nella storia del cinema in Italia e il quinto di quelli prodotti nel nostro Paese. Credo anche l’unico diretto da una donna
«Ovviamente no. Speravo che si diffondesse, magari crescendo nel tempo, un’emozione. Quello che sognavo erano sale piene e grande partecipazione emotiva
Quando lo abbiamo scritto, con Giulia Calenda e Furio Andreotti, ci siamo detti quanto fosse perfetto l’ equilibrio tra i registri ne “La vita è bella” di Roberto Benigni, un film che ho molto amato proprio per la capacità di raccontare la più spaventosa tragedia dell’umanità attraverso la leggerezza.
Quella di cui parla Italo Calvino: “Leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”. Essere lievi non significa togliere gravitas al dolore, per me. Un altro film che mi colpì, in questo senso, è “Il grande dittatore” di Chaplin. Il mondo che stava precipitando in una guerra spaventosa era rappresentato con la leggerezza di un pallone gonfiabile con cui il despota di turno giocava, come fosse cosa sua».
Torniamo per questa via a un tema antico e attuale. Il cinema si fa per il pubblico o per «gli ambienti bene informati della capitale? «Sono cresciuta nutrendomi del cinema di Risi, Comencini, Scola, Monicelli, Benigni. Sono stata una loro spettatrice.NLa mia scelta è stata sempre rivolta agli autori che con le loro storie sapevano emozionarmi. Cercavo quelli che mi sapevano toccare il cuore, anche facendomi male, e che mi regalassero dei dubbi. Perché il dubbio è libertà, ed è sempre un dono. Il dubbio è il veleno di ogni dittatura.
Con il cinema si può e si deve sperimentare, per creare un linguaggio e cercare un confronto. Farlo per una ristretta cerchia di fedelissimi che ti copre di elogi ti mette al riparo per un po’, ma c’è la possibilità che poi ti buttino via con la stessa facilÈ un atteggiamento gratuitamente aristocratico, spesso ammantato del suo contrario.
«La ricerca dell’armonia tra qualità e popolarità è difficile, si naviga in mare aperto e non sempre riesce. Separare queste due dimensioni è molto facile. Ci si muove come all’interno di un nido, in una comfort zone rassicurante.
A me non piace considerare il pubblico, i suoi gusti, con sussiego, come una “massa” indistinta, di persone da guardare dall’alto in basso, spesso pensando che meno sono, meglio è. Penso sia giusto cercare di portare il contenuto più alto al pubblico più largo. “La grande guerra”, “Il Sorpasso”, “Una giornata particolare” non sono forse riusciti proprio a far questo? Nella platea che qualcuno presuntuosamente definisce “massa” ci sono talenti, competenze, cuori che meritano attenzione e rispetto».
Nella «massa» ora ci sono anche i social…
«Li trovo pericolosi. Io li utilizzo per promuovere il mio lavoro o condividere cose belle o divertenti, ma non capisco perché debbano essere la vetrina della propria vita personale. Che senso ha esporsi, per come ti vesti o come mangi, al giudizio di persone che non conosci?
Mi preoccupano soprattutto gli adolescenti, il cui impatto con la vita, nella stagione della loro formazione, avviene in un clima di tribunale permanente. Non tutti hanno la forza di superare critiche feroci e derisioni. Avere un “pubblico”, a quattordici anni, è pericoloso, molto pericoloso»
Tu hai sempre affrontato la vita e il lavoro con leggerezza, non sei certo una persona «pesante».
«Non lo so. Un po’ è il mio carattere, un po’ l’ho coltivata. La pratica della leggerezza ti aiuta a rifiutare il rancore, l’odio, l’astio, la volgarità, la spietatezza. Tutte cose che cerco di fuggire. Non è che mi piacciano tutti, ma, a fatica, cerco di passare sopra a quello che mi potrebbe dare dolore. Ora so che tutto sparisce velocemente e che molto non merita il mio dolore. Cerco, anche qui, di usare l’umorismo come forma di autodifesa».
Mi dici un film e un disco dai quali non ti separeresti mai?
«“C’eravamo tanto amati” di Scola e “La sera dei miracoli” di Lucio Dalla».
Immagina di trovarti al parco con Lauretta, di vedere una bambina che ti assomiglia e di scoprire che sei tu piccola. Che consiglio daresti a Paoletta?
«Le direi che “Va bene così”. Di non preoccuparsi mai se quello che fa non piace proprio a tutti. Io all’inizio mi nascondevo, ero invisibile. Non amavo gli exploit. Ero e sono, checché sembri, una persona piuttosto timida. A Paoletta direi “È giusto quello che pensi sia giusto”. E mi piacerebbe vederla giocare con Laura, la figlia che verrà nella sua vita».
(da agenzie)

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BAGARRE ALLA CAMERA, LE OPPOSIZIONI: SALVINI VENGA A RIFERIRE IN PARLAMENTO SUGLI APPALTI PUBBLICI BANDITI DA ANAS”

Dicembre 29th, 2023 Riccardo Fucile

“DEVE CHIARIRE I CONTATTI CON I POLITICI DEL FIGLIO DI VERDINI ARRESTATO PER CORRUZIONE”

L’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari Tommaso Verdini, su appalti pubblici banditi dall’Anas entra in Parlamento. Nel giorno in cui si approva la manovra l’opposizione chiede che Matteo Salvini, ministro dei Trasporti, venga urgentemente a riferire sul sistema di consulenza e appalti” visto il presunto coinvolgimento di un sottosegretario (non indagato) e vertici del Mef a incontri con Verdini e altri indagati dalla procura di Roma per corruzione e turbativa d’asta.
A chiederlo è Federico Cafiero de Raho, ex procuratore nazionale Antimafia e oggi deputato del M5S, una richiesta a cui si sono associati il Pd e Avs, ma non il Terzo Polo. ntervenendo in Aula a Montecitorio: «Bisogna che il parlamento sappia – dice de Raho – in quale misura i fatti coinvolgano Anas, per quanti e quali appalti, quali misure adottate per prevenire la corruzione, quale coinvolgimento degli esponenti delle istituzioni» e per questo «chiediamo che il ministro venga urgentemente a riferire rispettando in pieno la presunzione di innocenza ma pretendendo chiarezza sui fatti di cui la stampa parla».
«Sono le 11 e ancora nessuno ha ritenuto di smentire gli articoli che mostrano una certa gravità intervenendo in Aula alla Camera”, dice Debora Serracchiani (Pd), «Oltre alla vicenda giudiziaria c’è la necessità di dare trasparenza e chiarezza a rapporti e relazioni che non possono coinvolgere nessuno nel governo né funzionari pubblici. C’è una questione politica e chiediamo che rispetto a questa questione politica ci sia un intervento del governo, che smentisca ed elimini questa ambiguità, politica prima ancora che giudiziaria».
«Non siamo interessati alla vicenda giudiziaria – aggiunge Angelo Bonelli – ma quando si cominciano a incontrare imprenditori a casa o nei ristoranti, per discutere questioni che attengono un dicastero, c’è un problema che riguarda il comportamento rigoroso che dovrebbe avere un ministro o un sottosegretario. C’è un problema che attiene la trasparenza che voi continuate a negare a questo paese».
(da agenzie)

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LE INTERCETTAZIONI DEL SOCIO DI VERDINI SVELANO I RAPPORTI CON LA LEGA

Dicembre 29th, 2023 Riccardo Fucile

IL RUOLO DEL SOTTOSEGRETARIO LEGHISTA FRENI

Si terranno subito dopo Capodanno, la prossima settimana, gli interrogatori garanzia per le cinque persone, tra cui Tommaso Verdini, finite agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Roma su commesse in Anas. Le accuse contestate sono corruzione e turbativa d’asta.
Il gip di Roma Francesca Ciranna nell’ordinanza con cui ha disposto gli arresti domiciliari per Verdini, figlio dell’ex parlamentare Denis, che risulta anche lui indagato, e altre quattro persone mentre per altre due è scattata la misura interdittiva della sospensione per un anno dal servizio, scrive così: «Gli indagati hanno agito con grande spregiudicatezza. I fatti sono gravi ed attuale è il pericolo di reiterazione del reato.
Le condotte sono avvenute in epoca recente, nell’estate/autunno del 2022 e si sono protratte fino ad aprile/maggio del 2023 (epoca a cui risalgono gli ultimi pagamenti alla Inver dei fittizi incarichi di consulenza)». L’inchiesta, con le accuse di corruzione e turbativa d’asta, riguarda commesse Anas.
«Nonostante le indagini in corso e le perquisizioni del luglio dello scorso anno – sottolinea il gip -, gli imprenditori coinvolti nell’indagine hanno continuato a coltivare e sostenere il rapporto illecito con i Verdini e di conseguenza con i pubblici ufficiali confermati in Anas, limitandosi ad accorgimenti formali e documentali». Secondo i magistrati della procura di Roma è proprio Denis Verdini lo «stratega» e «socio di fatto» della Inver e ruota intorno a lui l’inchiesta su alcune commesse Anas che ha portato all’arresto di cinque persone tra cui suo figlio Tommaso. Nelle 82 pagine di ordinanza di custodia cautelare si parla anche dell’ex senatore di Ala che, nella vicenda, compare solo nelle vesti di indagato. «Emerge infatti che Denis Verdini è socio di fatto della Inver e percepisce in nero parte delle somme introitate dalla Inver, decide la sua strategia (sia sul versante privatistico che su quello pubblicistico) è colui che in virtù del suo peso politico e dei suoi rapporti con il sottosegretario Freni e con il dottor Bruno che incontra presso l’abitazione o il ristorante del figlio, assicura sponde o appoggi istituzionali tali da consentirgli – si legge nelle carte -, direttamente o tramite il figlio Tommaso, e Fabio Pileri di promettere e garantire ai vari Cedrone, Veneri, Petruzzelli avanzamenti di carriera in Anas o ricollocamento in posizioni lavorative di rilievo».
L’accordo con la Lega
E poi ci sono le intercettazioni che mettono sotto i riflettori i rapporti con la politica e con la Lega in particolare. «Quando s’è fatto la lista d’accordo con Massimo, quando nel cda è passato con loro e gli ha dato una mano quello della Lega, lui ha fatto un accordo con quelli della Lega di futura collaborazione con Matteo (Salvini ndr) e con noi tramite Freni un rapporto di intermediazione…ci ha chiesto una lista di persone interne a quel gruppo da aiutare e noi gli abbiamo messo un po’ di persone che ci hanno dato i nostri». Lo afferma, intercettato mentre parla con un imprenditore, Fabio Pileri, socio di Denis e Tommaso Verdini nella società di consulenza Inver. La conversazione è contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare di 82 pagine con cui il gip di Roma ha disposto gli arresti domiciliari nei confronti di Tommaso Verdini e altre persone nell’inchiesta sulle commesse Anas. Nell’indagine sono contestati, a vario titolo, i reati di corruzione, traffico di influenze illecite e turbativa d’asta.
(da La Stampa)

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MAZZETTE E NOMINE, ECCO IL SISTEMA VERDINI

Dicembre 29th, 2023 Riccardo Fucile

PER I PM IL LEGHISTA FRENI È «A DISPOSIZIONE»

L’ultima indagine della guardia di finanza di Roma coordinata dalla procura delinea un sistema che lambisce politica, imprese e società di stato: appalti in cambio di consulenze fittizie di centinaia di migliaia di euro e di aiutini per promozioni o nuovi incarichi. Una triangolazione che permette agli imprenditori di avere informazioni riservate e favori per i loro affari, ai “consulenti” di avere forti ritorni economici e a livello di potere di influenza, e ai funzionari pubblici di arrivare al posto ambito, anche attraverso l’interessamento di esponenti del governo.
L’indagine ha portato agli arresti domiciliari otto persone, indagate a vario titolo per corruzione e turbativa d’asta. I nomi che spiccano sono due: Tommaso Verdini con suo padre Denis, il potente ex senatore, ora suocero del ministro delle infrastrutture Matteo Salvini. Verdini jr è finito ai domiciliari. Al centro c’è Anas, società statale che gestisce strade e autostrade.
Tra gli indagati anche il socio di Verdini jr nella società di consulenza Inver, Fabio Pileri. Ci sono poi tre funzionari di Anas: Paolo Veneri, dirigente della Direzione appalti e acquisti; Paolo Veneri, suo sottoposto; e Domenico Petruzzelli, responsabile “Assetti Infrastrutturale Reti”. E tre imprenditori: Stefano Chicchiani, Antonio Samuele Veneziano e Angelo CiccottoNelle carte, tuttavia, c’è anche un altro nome, sebbene non sia tra gli indagati. Si tratta di Federico Freni, salviniano convinto e sottosegretario leghista all’Economia nei governi Draghi e nell’attuale governo Meloni, che ha partecipato a incontri avvenuti tra l’inverno del 2021 e l’estate del 2022 fornendo una «sponda istituzionale» alle strategie di Verdini e soci.
«Sono completamente estraneo a questa inchiesta – dice Freni a Domani – non essendo indagato. Ho visto alcune di queste persone qualche volta, altre non so neppure chi siano. In ogni caso nessuno mi ha mai formulato richieste inopportune»
I detective della finanza hanno scoperto che il dirigente Anas Veneri e il suo braccio destro Cedrone parlavano di procedure di gara in corso di svolgimento, assicurando interventi in favore delle società degli imprenditori segnalati da Tommaso Verdini e dal suo socio Pileri.
I due funzionari pubblici, in cambio, «accettavano la promessa di utilità» da parte di Verdini e socio: ovvero di essere raccomandati in sedi politico-istituzionali «tra gli altri presso Massimo Bruno, Chief Corporate Affair Officier di FdS e presso Diego Giacchetti, neodirettore delle risorse umane di Anas» (entrambi non indagati, ndr) per la conferma in posizioni apicali di Anas «o comunque la ricollocazione in ruoli apicali ben remunerati».
Anche Petruzzelli, altro dirigente Anas, sarebbe stato un utile ingranaggio nel sistema. Per lui si sarebbero spesi con il sottosegretario Freni per un ruolo apicale in Autostrade del Lazio, come commissario della Roma-Latina. In cambio del loro appoggio nelle gare in corso o informazioni riservate sulle procedure gli imprenditori sollecitavano gli interventi su Anas, pagando la consulenza dei Verdini e Pileri con lavori nelle case di proprietà o somme di denaro in contanti «per un valore di circa 500mila euro».
Verdini, in cambio di somme corrisposte, «è colui che in virtù del suo peso politico e dei suoi rapporti con il sottosegretario Freni e con il dottor Bruno… assicura sponde e appoggi istituzionali».
A essere preoccupati dagli avvicendamenti in Anas sono Petruzzelli e Cedrone, che in una conversazione parlano con Pileri di un «rapportino dei cattivi e dei buoni» che avrebbe consegnato a una persona di cui non cita il nome. Nella conversazione, sempre Pileri parla di una cena nel ristorante di Verdini a cui avrebbe partecipato anche il sottosegretario Freni che «si è messo subito a disposizione», dice. A inizio gennaio, Cedrone suggerisce a Petruzzelli «di contattare “Federico” (identificabile nel sottosegretario) per parlargli della Roma-Latina a cui Petruzzelli è interessato».
Un altro incontro importante è quello del 24 maggio 2022, negli uffici della Inver. Partecipano i Verdini, Pileri e Francesco Cavallaro (non indagato), rappresentante del sindacato nazionale autonomo di Anas. Nel corso della discussione parlano di una lista di persone da allocare all’interno del Gruppo Fs e ne spiega la genesi: «…è venuto qui Bruno quando nel cda è passato con loro e gli ha dato una mano quello della Lega, lui ha fatto un accordo con quelli della Lega di futura collaborazione con Matteo (non identificato, ndr) […] e con noi tramite Freni un rapporto di intermediazione … e in cambio […] ci ha chiesto una lista di persone interne a quel gruppo da aiutare». Discorsi che potrebbero essere naturalmente privi di basi fattuali.

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“HA FATTO UN ACCORDO CON QUELLI DELLA LEGA”: NELLE INTERCETTAZIONI DELL’INCHIESTA PER CORRUZIONE CHE HA PORTATO AI DOMICILIARI TOMMASO VERDINI, GLI INDAGATI PARLANO DEI BUONI RAPPORTI CON IL CARROCCIO

Dicembre 29th, 2023 Riccardo Fucile

IN PARTICOLARE CON IL SOTTOSEGRETARIO ALL’ECONOMIA FEDERICO FRENI, NON INDAGATO – LA “FUTURA COLLABORAZIONE CON MATTEO” E LA PREOCCUPAZIONE DEI SOCI DELLA “INVER” PER VERDINI JR: “BISOGNA TIRA’ FUORI TOMMASO, NON CI STANNO CAZZI. QUESTA È CORRUZIONE”

«L’importante è che si tengano lì i marescialli a presiedere il fortino» dice Fabio Pileri, terza gamba della Inver srl, socio dei Verdini: Denis e il giovane Tommaso. Ma chi sono i «marescialli»? Sono loro i veri motori di questa storia di possibile corruzione, vale a dire funzionari pubblici ben disposti verso i privati come Luca Cedrone, Paolo Veneri, Domenico Petruzzelli
Più esplicito ancora, in un’altra intercettazione Pileri: «A me non me ne frega un ca… di avere rapporti con questi (dirigenti, ndr ) tanto le gare le vinco con i marescialli non le vinco con loro». E di gare si parla in tutta la documentazione accumulata dai finanzieri del nucleo Pef della Finanza.
Tutto ruota attorno allo stratega Denis Verdini, scrivono i magistrati: «Emerge infatti che Denis Verdini è socio di fatto della Inver e percepisce in nero parte delle somme introitate dalla Inver, decide la sua strategia è colui che in virtù del suo peso politico e dei rapporti con il sottosegretario Freni (leghista, amico del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, legato sentimentalmente a Francesca Verdini, ndr ) e con il dottor Bruno che incontra presso l’abitazione o il ristorante del figlio, assicura sponde o appoggi istituzionali tali da consentirgli di promettere e garantire ai vari Cedrone, Veneri, Petruzzelli avanzamenti di carriera in Anas o ricollocamento in posizioni lavorative di rilievo».
Subalterno, ma apparentemente motivato, il figlio Tommaso che, di quando in quando, si preoccupa magari per la frase buttata lì da un avvocato suo amico che lo invita a eliminare documentazione compromettente: «Questa è più, è oltre il border… guarda come gestirli, questa cosa qui è un po’ borderline».
Fondamentale allora la collocazione di persone leali all’interno della società appaltatrice. Imprenditori e consulenti appaiono costantemente in affanno per assicurarsi i servigi di questo o quel funzionario come emerge da questa conversazione tra Pileri e un imprenditore che svela un accordo con la Lega: «Quando s’è fatta la lista d’accordo con Massimo, quando nel cda è passato con loro e gli ha dato una mano quello della Lega, lui ha fatto un accordo con quelli della Lega di futura collaborazione con Matteo e con noi tramite Freni un rapporto di intermediazione… ci ha chiesto una lista di persone interne a quel gruppo da aiutare e noi gli abbiamo messo un po’ di persone che ci hanno dato i nostri».
In qualche caso i soci della Inver si lasciano andare ad affermazioni tanto esplicite quanto rischiose come la volta in cui Pileri conclude: «Bisogna tira’ fuori Tommaso da questa cosa, mi devo accollare tutto quanto io, non ci stanno ca… che tengono se no portano dentro tutti e due. Questa è corruzione in cambio di posti».
E se i «marescialli» sono lì a garantire il business ordinario altri personaggi di spicco vengono reclutati per alimentare il sistema: «Ieri sono stato a cena con Tommaso — spiega Pileri — c’era Federico Freni che è il sottosegretario al Mef, siamo stati a cena con un napoletano neo arrivato in Anas, abbiamo parlato molto ci ha dato molte indicazioni».
(da agenzie)

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AFFARI E PARENTI ECCELLENTI

Dicembre 29th, 2023 Riccardo Fucile

STORIA DI UNA FAMIGLIA A BRACCETTO CON IL POTERE

«Tale padre tale figlio» dicono ora i fiorentini, che notoriamente sono cattivelli. Eppure come negare che una qualche strana congiunzione astrale deve incombere su questi Verdini, su questa famiglia che da 4 decenni, prima babbo Denis e ora i suoi figli Tommaso e Francesca, continua a far parlare di sé.
Affari, trame politiche di altissimo livello, nomine, colpacci immobiliari, indagini, love story, arresti. Nei giornali il verdinologo non si trova mai perchè la dinasty spazia su tutti i settori: bianca, politica, giudiziaria, economia, rosa. Dal Pian dei Giullari dove vivono, la collina più bella di Firenze, villoni vip e vista mozzafiato, i Verdini su tutto incombono, gossip e leggende, scenari e sospetti. Anche se talvolta non c’entrano nulla.
Adesso c’è pure il genero famoso: da quando si accompagna a Francesca, la figlia regista e imprenditrice, Matteo Salvini è spesso a casa Verdini e tutti ritengono che Denis sia suo consigliere, stratega nell’ombra. Vero o falso poco importa. «Sembra House of Verdini », ci scherza su qualcuno
In principio fu lui, Denis. A Firenze, dove la destra non ha mai vinto, dicevano che fosse lui a trattare coi Ds perchè il potere politico restasse a sinistra ma un pezzo dell’economia finisse all’imprenditoria vicina al centrodestra. Battuta pronta («La Costituzione è come la trippa, la allunghi, la tiri, la restringi» diceva, oppure «la maggioranza sai, è come il vento»), maestro di pragmatismo, di lui si diceva fosse massone ma ha sempre negato. Grande tessitore di ogni tipo di accordo, capace di passare da Spadolini a Berlusconi a Renzi con cui trattò il leggendario patto del Nazareno, ora Salvini.
Da qualche anno il Mister Wolf è semi sparito: le indagini, il carcere, i domiciliari. Dicono abbia ancora l’antica verve ma più che altro fa il nonno . Adesso è suo figlio Tommaso sotto i riflettori. Sosia del babbo, praticamente.
Trentatre anni, due figli con Flavia Domitilla Samorì, figlia del banchiere che voleva emulare Berlusconi fondatore del Mir. Ha i lineamenti di Denis. E anche con le grane giudiziarie pare aver imboccato la stessa via, ora che è finito ai domiciliari.
Lo accusano di aver indirizzato, tramite la sua società di lobbing Inver, gli appalti dell’Anas, partecipata di Stato che ricade peraltro, anche se lui non c’entra assolutamente nulla, sotto la giurisdizione del dicastero dei trasporti, guidato dal quasi cognato Salvini. E in quella stessa inchiesta pure babbo Denis è coinvolto.
Imprenditore della ristorazione (suo il brand Pastation), lobbista, procacciatore d’affari. Ogni tanto spunta dove non te l’aspetti: qualche anno fa mediatore per un fondo arabo che voleva comprarsi il castello di Sammezzano, il maniero orientalista più bello d’Italia, nelle campagne toscane, di recente firmatario di un’osservazione al Regolamento urbanistico di Firenze per fare un agriturismo nei suoi terreni agricoli in collina.
Tommaso ha due sorelle: Diletta, figlia di primo letto del padre, e lady Salvini, Francesca, avuta, come lui, dalla seconda moglie di Denis, la contessa di Arezzo Simonetta Fossombroni, ex annunciatrice di TeleToscana. A Francesca il fratello è legatissimo.
(da Repubblica)

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IN PRINCIPIO FU DENIS, ORA È TOMMASO, FINITO AI DOMICILIARI PER CORRUZIONE NEGLI APPALTI ANAS: LA DINASTY DELL’EX “MACELLAIO” SPAZIA TRA POLITICA, AFFARI DI ALTO LIVELLO, LOVE STORY E, SOPRATTUTTO, CRONACA GIUDIZIARIA

Dicembre 29th, 2023 Riccardo Fucile

TOMMASO, 33 ANNI, FU FOLGORATO DAL RENZISMO: RISTORATORE, LOBBISTA, PROCACCIATORE D’AFFARI, HA LE MANI IN PASTA DAPPERTUTTO. COME IL PADRE, CHE DI SÉ DICEVA “SONO UN FACILITATORE, RISOLVO I PROBLEMI COME MR. WOLF”

Lui, Denis Verdini, il potente dalla parlata simpatica e l’aria truce, di sé ha una gran considerazione. In una celebre deposizione in tribunale, nel corso di uno dei tanti procedimenti giudiziari che lo riguardano, l’ultimo dei Gran Visir alla corte di Berlusconi, disse: «Sono un facilitatore, risolvo i problemi come Wolf: sono rapido».
Gli ultimi dieci anni sono stati uno slalom tra i processi, per il vecchio Denis. Era potentissimo dentro Forza Italia. Poi ruppe con Berlusconi. E lo davano per morto. Con due condanne pesanti per bancarotta sulle spalle. Eppure Verdini è risorto. E ora che la figlia Francesca è fidanzata con Matteo Salvini, uscito dalla porta del potere, è rientrato dalla finestra.
Così si racconta che ci fosse la sua vociona a sponsorizzare il manager che Salvini voleva fortissimamente a capo della società Rfi, l’azienda che controlla la rete ferroviaria italiana, parte del Gruppo Fs. Erano quelli di Fratelli d’Italia a diffidare.
Dicevano in giro che Roberto Tomasi, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, avesse Verdini per vero sponsor. E nemmeno si capiva più se il Verdini in questione fosse il padre o il figlio, quel Tommaso che inizia come imprenditore della ristorazione a Firenze e ora, attraverso la sua società di consulenza, la Inver Srl, ha indirizzato gli affari su aziende specializzate in lavori pubblici.
In particolare la galassia dove regna il quasi-cognato. Di Tommaso si comincia a parlare qualche anno fa, quando la fa grossa a Firenze: una sera del maggio 2015, parcheggia il macchinone in divieto di sosta nella centralissima piazza Strozzi; i vigili urbani gli fanno la multa e applicano le ganasce.
Il giovane Verdini ha un’ideona: fa letteralmente smontare la sua auto e la fa portare via a pezzi, e sul luogo della contravvenzione lascia appena una ruota. Per questa trovata è stato processato per danneggiamento.
Ha imparato tutto dal babbo. E il babbo se lo coccola. Quando andava d’amore e d’accordo con l’emergente Matteo Renzi, Denis spiegò in una intervista: «Renzi è molto più giovane di me, aveva rapporti più con i miei figli». Cioè Tommaso, che all’epoca aveva pure preso la tessera del Pd. E ci aveva tenuto a farlo sapere in giro.
Con i giovani renziani, comunque, era intesa vera. «Su Luca Lotti metto la mano sul fuoco», disse nel pieno dell’inchiesta Consip, che vedeva indagato l’allora braccio destro di Renzi.
Tra le tante inchieste su di lui, Verdini lo avevano messo pure alla testa della P3, una sgangherata accolita che sognava di emulare la P2 e comunque riusciva a pilotare molte nomine giudiziarie.
Lo avevano accusato anche di avere imbastito affari con l’anziano Tiziano Renzi. «Ma l’ho visto al massimo due volte e nemmeno me le ricordo». Di recente lo hanno condannato a Siracusa per concorso in corruzione. La rete di Denis, insomma, si muove attraverso gli steccati e le generazioni.
Così come lui ha sempre bordeggiato disinvoltamente tra gli ambiti degli affari e quelli della politica. Altro che rapido, rapidissimo. Come quella volta, nel gennaio del 2011, che comprando e vendendo un immobile in via della Stamperia, nel cuore di Roma, in una mattinata registrò una plusvalenza di 18 milioni di euro.
(da La Stampa)

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