Destra di Popolo.net

GRANDI AZIENDE E APPALTI ESCONO DAI RADAR DEGLI ISPETTORI DEL LAVORO: “NON DOBBIAMO DISTURBARE LA MACRO ILLEGALITA'”

Giugno 18th, 2024 Riccardo Fucile

IL GOVERNO DEL “NON DISTURBARE CHI PRODUCE”

Da un lato i provvedimenti annunciati dalla ministra del Lavoro Marina Calderone all’indomani della tragedia degli operai morti nel cantiere Esselunga di Firenze lo scorso febbraio, con l’adozione della famosa patente a crediti per le aziende dell’edilizia.
Dall’altro i decreti del ministero per combattere il sommerso, coerentemente con i traguardi del Pnrr. Obiettivi che per essere realizzati hanno bisogno anche dell’attività ispettiva e infatti la ministra ha promesso più controlli.
Ma proprio secondo gli ispettori del lavoro la vigilanza non gode di buona salute. Anzi, la strategia messa in campo per la valutazione dei loro risultati rischia di “compromettere la funzione stessa della vigilanza sul territorio”.
A dirlo sono tutti i sindacati: in diversi comunicati unitari le federazioni della funzione pubblica di Cgil, Cisl, Uil e Confintesa, insieme a Confsal Unsa, hanno lanciato l’allarme e anche l’Usb l’ha denunciato più volte. A spiegare al Fatto che significa sono gli stessi ispettori. “Con i nuovi obiettivi fissati, in un cantiere come quello dell’Esselunga di Firenze ad andar bene ci vai una volta l’anno, perché il resto del tempo lo devi dedicare al raggiungimento del target”, spiega uno di loro a garanzia dell’anonimato.
Al centro delle accuse è la Direttiva II livello adottata nei mesi scorsi dall’Ispettorato nazionale del lavoro (Inl) guidato da Paolo Pennesi. Per la vigilanza ordinaria, denunciano i sindacati, si basa su un metodo matematico che “non considera la specificità dei territori e degli uffici, né la particolarità di situazioni soggettive meritevoli di tutela”, imponendo gli stessi obiettivi anche a lavoratori che usufruiscono della legge 104 per l’assistenza ai familiari o a madri in allattamento. Perché i target sono individuali, e non è un dettaglio. L’Inl ha sempre avuto a che fare con obiettivi numerici per gli accessi ispettivi, “ma prima di questo governo si teneva conto anche del numero di lavoratori tutelati: è decisamente più impegnativo e dispendioso un accertamento su 300 dipendenti per recupero contributivo che quello fatto su un solo lavoratore”, osserva un funzionario Inl. “Invece la nuova Direttiva fa tabula rasa della maggior parte delle tutele che noi ispettori possiamo offrire ai cittadini”. Si è deciso di considerare performanti “soltanto alcuni tipi di illeciti, mentre un numero vastissimo di violazioni, spesso ricorrenti, non è considerato come standard di qualità”, chiariscono i sindacati. In altre parole si incentivano interventi veloci per scovare lavoratori in nero e moltiplicare i numeri. “Chi me lo fa fare di indagare poi gli appalti e i subappalti, la corretta applicazione del contratto, dell’orario di lavoro che tanto incide sulla sicurezza? No, faccio tanti piccoli accertamenti e via. Tanto una parte del salario accessorio me la danno in base a questi numeri”, ragiona provocatoriamente un ispettore.
Gli effetti? “Non si comprende perché gli accertamenti complessi riferiti a grandi aziende e a fenomeni di macro-illegalità che richiedono un’istruttoria rilevante non siano adeguatamente valutati e si preferisca valorizzare le vigilanze programmate con il cosiddetto “accesso breve” e finalizzate solamente al sommerso, che spesso colpiscono piccoli artigiani e commercianti, a tutto vantaggio dei grandi gruppi o dei grandi appalti, ove spesso si annidano fenomeni di più rilevante illegalità, come gli ultimi gravi infortuni insegnano”, si legge in comunicato unitario pubblicato il mese scorso. Così diventa una questione di coscienza e molti già prevedono di non raggiungere gli obiettivi di quest’anno. A meno di non chiudere gli occhi su illeciti a cui la Direttiva dà minore rilevanza. L’elenco è lungo: c’è l’orario di lavoro, la fruizione delle ferie, gli straordinari e i riposi; la tutela dei disabili; il controllo dei limiti dimensionali dell’impresa in relazione ai lavoratori somministrati; le sanzioni penali extra somministrazione (video sorveglianza, visite mediche); i controlli amministrativi sui patronati; le verifiche sulla Cassa Integrazione per l’erogazione dei fondi ai dipendenti; le sanzioni legate all’elaborazione delle busta paga e le diffide accertative, provvedimenti di tutela diretta a favore dei lavoratori che, a loro svantaggio, non vengono conteggiati per il raggiungimento dello standard di qualità. Un mandato limitato, da “cottimista“, che alcuni considerano un “disincentivo”, altri un “ricatto”: “Ha più senso fare 60 pratiche in un anno per aziende da un dipendente o 10 su catene di appalti? Certo, nel secondo caso c’è il rischio di disturbare qualcuno”.
“Tu vai a rompere le scatole al piccolo artigiano, al commerciante, al ristoratore, dove spesso il sommerso è endemico, lo sappiamo. Ma se orienti la vigilanza in quest’unica direzione, non fai la lotta allo sfruttamento, ai meccanismi fraudolenti del sistema degli appalti e dei subappalti, delle finte cooperative dove è pieno di sfruttati. Non contrasti la somministrazione fittizia di manodopera”, accusa un ispettore. Un collega rilancia: “Ci sono territori virtuosi, in particolare al Nord dove tutto questo nero non c’è e averlo come unico obiettivo non ha senso, mentre andrebbero perseguiti altri fenomeni”.
E commenta: “Due le cose: o siamo di fronte all’ignoranza, sia agli alti livelli dell’Ispettorato che della politica. O banalmente è la realizzazione di uno slogan più volte ripetuto da questo governo, il famoso “non disturbare chi produce”. Mi preoccupa soprattutto l’orario di lavoro troppo spesso correlato agli infortuni. Verificane il rispetto è una fatica, si procede busta paga per busta paga, senza un software: per ricostruirle lavoriamo con la calcolatrice”. A proposito, più d’uno tira in ballo il cantiere Esselunga di Firenze, dove ad operare erano decine di ditte in subappalto. “Un accesso a un cantiere così non lo chiudi in una settimana: vai a vedere se i costi della sicurezza sono stati abbattuti, quali trattamenti retributivi c’erano, perché a lavorare erano quelle ditte, com’erano gli appalti”, si ragiona. Senza dimenticare che l’attività ispettiva deve servire da deterrente, ma la repressione non basta. “Con un codice che liberalizza gli appalti a cascata e quindi l’abbattimento dei costi tagliando su contributi, paghe e corsi di sicurezza perché fanno leva sulla ricattabilità di chi è in fondo alla filiera, come pensi di risolvere il problema degli infortuni, con la patente a punti?”.
E se gli obiettivi posti quest’anno “banalizzano l’attività ispettiva” – sostengono i sindacati -, altro la squalifica. Nonostante l’impegno a potenziare la vigilanza abbia ormai dieci anni e anche Calderone abbia messo in campo nuove assunzioni, ad oggi l’organico dell’Inl è ancora in sofferenza. Complice la pandemia, negli anni scorsi per trovare nuovi ispettori si è passati ai concorsi a quiz, con i profili tecnici aperti a tutte le classi di laurea. “Abbiamo un teologo, uno storico, diversi psicologi, laureati in Scienze motorie, beni culturali e anche qualche infermiere”, trapela dall’interno dell’Inl. Effetti di quella che gli ispettori definiscono “mancanza di appetibilità dell’Ispettorato”. Lo stipendio d’ingresso è di circa 1.600 euro e, sommato alle responsabilità di chi firma a nome proprio verbali che devono reggere in tribunale, ha già portato molti a rinunciare al posto. “L’ultimo concorso è riuscito a coprire metà dei posti a bando e c’è da immaginare che anche il prossimo andrà così”, commenta un funzionario. Ma la fuga non è solo degli ultimi arrivati. Ai tempi del governo Renzi e del Jobs act si era immaginato un Ispettorato nazionale che incorporasse anche le funzioni degli ispettori Inps e Inail e infatti ai due istituti era stato imposto il ruolo a esaurimento e il definitivo blocco delle assunzioni. Una rivoluzione mancata e alla fine si è fatta marcia indietro anche su Inps e Inail. “Il giorno in cui ci saranno nuovi concorsi – assicurano gli ispettori Inl – alle nostre latitudini saranno ben pochi i colleghi al lavoro, perché l’intenzione di partecipare sembra già molto diffusa”.
(da ilfattoquotidiano.it)

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LA STRAGE DEI BAMBINI: ERANO ALMENO 26 SULLA BARCA DI MIGRANTI NAUFRAGATA NELLO IONIO

Giugno 18th, 2024 Riccardo Fucile

LA STRAGE PIU’ GRANDE DOPO CUTRO … L’ONU: “INACCETTABILE, I NOSTRI APPELLI ALL’EUROPA INASCOLTATI”… IN ITALIA PARLA SOLO L’OPPOSIZIONE: “MENTRE LORO BALLAVANO LA PIZZICA, I BAMBINI MORIVANO”

La strage più grande dopo Cutro, sulla stessa rotta. Una strage di bambini. Ce n’erano almeno 26 a bordo, alcuni di pochi mesi, intere famiglie in fuga dall’Afghanistan e imbarcatesi otto giorni fa dalla Turchia su una barca a vela nauifragata la notte scorsa a 100 meglio a sudest dalle coste calabresi.
Sessantacinque i dispersi, un solo corpo recuperato, quello di una giovane donna morta appena sbarcata a terra a Roccella Ionica, undici i superstiti, molti dei quali in gravi condizioni.
A raccontarlo gli undici migranti superstiti soccorsi dalla Guardia costiera e sbarcati questa mattina nel porto calabrese di Roccella Jonica, per poi essere accolti nella tensostruttura della Croce Rossa. Tra loro anche una donna incinta.
Il monito all’Europa di Unhcr, Oim e UnicefSi indignano le agenzie dell’Onu, Unhcr, Oim e Unicef che firmano una nota congiunta di forte rimprovero all’Europa per l’assenza di un dispositivo efficiente di soccorsi in mare. “Se questi dati dovessero essere confermati il numero dei morti e dispersi nel Mediterraneo centrale salirebbe a oltre 800, una media di quasi 5 morti e dispersi al giorno dall’inizio dell’anno. Questi ennesimi incidenti generano un senso di profonda frustrazione per i ripetuti appelli inascoltati a potenziare risorse e capacità per le operazioni di ricerca e soccorso in mare a supporto della Guardia Costiera Italiana. Ogni naufragio rappresenta un fallimento collettivo, un segno tangibile dell’incapacità degli Stati di proteggere le persone più vulnerabili».L’incendio del motore a bordo
Secondo la prima ricostruzione del naufragio nello Ionio, a bordo della barca a vela partita otto giorni prima dalla Turchia con circa 80 persone, ci sarebbe stato un incendio che avrebbe fatto colare a picco l’imbarcazione. Tra i superstiti anche due donne ( una delle quali incinta) e due bambini, presenze che fanno pensare che a bordo – come speso avviene sulla rotta turca – ci fossero diverse donne e minori.
Secondo il giornalista di Radio radicale Sergio Scandura che monitora i tracciati in mare e in cielo, il naufragio sarebbe avvenuto in acque Sar italiane a popò più di 100 miglia da Roccella Ionica.A bordo dell’imbarcazione naufragata soprattutto afghani, iraniani e curdi.
Il primo salvataggio da parte di diportisti francesi
Da questa notte la Guardia costiera è alla ricerca dei dispersi. La segnalazione della barca che stava affondando è arrivata da alcuni diportisti francesi a circa 120 miglia dalle coste calabresi, al limite tra le acque Sar italiane e quelle greche.
Sono stati proprio i diportisti a recuperare i 12 sopravvissuti al naufragio. Ricevuto il “mayday” con la barca di migranti ormai semiaffondata, la sala operativa di Roma prima ha dirottato sul posto due mercantili vicini in attesa dell’arrivo di due motovedette della Guardia costiera calabrese mentre un Atr sorvolava la zona dall’alto. I superstiti prima portati a bordo di uno dei due mercantili, sono stati poi trasbordati sulla motovedetta della Guardia costiera che li ha portati a terra. La donna è morta subito dopo lo sbarco.
Il silenzio della politica, parla solo l’opposizione
Non una parola dal governo sulla nuova strage di migranti all’indomani delle conclusioni del G7 in cui la Meloni ha rivendicato il ruolo dell’Italia nell’affermazione della linea sui migranti in Europa. Interviene invece il parlamentare di AVS Angelo Bonelli: “ Questa drammatica strage, e le parole delle agenzie dell’Onu, Unhcr, Oim e Unicef che hanno rimproverato l’Europa per l’assenza di un dispositivo efficiente di soccorsi in mare, dimostrano il fallimento del G7, celebrato dalla remier Meloni come un successo proprio sul tema delle persone migranti. Mentre loro ballavano la pizzica, purtroppo, dopo Cutro, l’assenza della politica comune europea sulla migrazione ha causato questa ennesima tragedia.”
(da la Repubblica)

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LATINA, UN MACCHINARIO STACCA UN BRACCIO A UN LAVORATORE AGRICOLO: L’UOMO VIENE SCARICATO DA UN PULMINO SENZA ESSERE SOCCORSO. LASCIANO IL BRACCIO DIVELTO SU UNA CASSETTA DELLA FRUTTA

Giugno 18th, 2024 Riccardo Fucile

MA CHE BRAVI IMPRENDITORI AGRICOLI ABBIAMO IN ITALIA: SFRUTTANO GLI IMMIGRATI E SE SUCCEDE UN INCIDENTE NON CHIAMANO NEANCHE UN’AMBULANZA (E IL GOVERNO LI PREMIA)

Un giovane indiano di meno di trent’anni è rimasto coinvolto in un incidente gravissimo in un’azienda agricola dell’Agro Pontino. La brutalità e la spietatezza del proprietario del terreno e del suo «caporale» rendono questa storia raccapricciante ed emblematica della «barbarie dello sfruttamento nelle campagne», come spiega la Flai Cgil. Ieri intorno alle 17, il lavoratore è rimasto incastrato in un macchinario che ritira i tunnel di teli sotto cui si trovano alcuni tipi di colture, come ad esempio le piante di fragole.
Il macchinario ha tranciato di netto il braccio del ragazzo, che nel divincolarsi dalla morsa della barra di metallo ha subito anche fratture alle gambe. Il giovane è stato caricato su un furgone e buttato davanti alla porta della sua abitazione. Il braccio divelto è stato poggiato in una cassetta della frutta e lanciato in strada dal furgone che si allontanava a grande velocità.
È stato proprio un collega vicino di casa del lavoratore ferito a mandare la foto agghiacciante del braccio alla segretaria di Latina e Frosinone Laura Hardeep Kaur, che si è subito attivata per mettere in salvo il giovane. «All’orrore dell’incidente si aggiunge il fatto che, anziché essere soccorso dai datori di lavoro, è stato scaricato come un sacco di rifiuti»
«Non è un film dell’orrore, purtroppo è tutto vero. Qui non siamo solo di fronte a un grave incidente sul lavoro, cosa già di per sé allarmante ed evitabile. Siamo davanti alla barbarie dello sfruttamento, che calpesta le vite delle persone, la dignità, la salute e ogni regola di civiltà. Questi campi, queste strade, questi borghi li presidieremo ogni giorno e per le prossime settimane saremo in tantissimi, perché non si può lavorare in queste condizioni», sottolinea Hardeep. Il giovane lavoratore indiano è stato trasportato in eliambulanza a Roma ed è in condizioni molto critiche.
Sfruttato in nero a 5 euro l’ora, così come la moglie, aspettava da due anni i documenti dai suoi superiori per potersi mettere in regola. Il titolare dell’azienda agricola è italiano ed è indagato per lesioni gravissime. Sul posto, tra Borgo Montello e Cisterna (Latina), dove prestano servizio 15 braccianti – 10 indiani e 5 romeni – sono subito arrivati i carabinieri, gli ispettori del lavoro e l’Asl. Il proprietario, riferisce la sindacalista, «prima è scappato, poi si è presentato con due avvocati negando tutto».
(da La Stampa)

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QUEST’ESTATE ANDARE IN FERIE IN ITALIA COSTERA’ FINO AL 20% IN PIÙ RISPETTO AL 2023: RINCARI SI REGISTRANO SUI BIGLIETTI AEREI E DEI TRAGHETTI, SU ALBERGHI, LETTINI E OMBRELLONI

Giugno 18th, 2024 Riccardo Fucile

AUMENTANO LE TASSE DI SOGGIORNO NELLE CITTA’ D’ARTE. VENEZIA HA INTRODOTTO IL TICKET D’INGRESSO E CAPRI FA PAGARE CHI SBARCA… MOLTI ITALIANI SCEGLIERANNO METE ESTERE PIÙ ECONOMICHE E OLTRE 9 MILIONI DI PERSONE NON AVRANNO I SOLDI PER LASCIARE LA LORO CASA

L’estate italiana è sempre più cara. Nonostante l’inflazione viaggi su livelli decisamente più bassi rispetto agli anni passati, quest’anno andare in vacanza costa fino al 20% in più. E ad essere colpite dagli aumenti sono tutte le voci dei viaggi turistici, dagli alberghi e i bed and breakfast agli aerei, i treni e i traghetti. Mentre sono arrivate le nuove tasse contro il cosiddetto “turismo d’assalto”, con un ticket d’ingresso a Venezia, Capri che fa pagare chi sbarca e la maxi-Ztl a Firenze.
Il peso di questi aumenti non si abbatterà tanto sulle presenze straniere, previste da Assoturismo Confesercenti in rialzo del 2,5% rispetto a un anno fa, a quota 105 milioni. Ma avrà un effetto più rilevante sul turismo degli italiani. Le loro presenze turistiche nel Belpaese rimarranno ferme a quota 110 milioni, ancora non ai livelli pre-pandemia.
E se alcuni possono o vogliono spendere di più, nel frattempo per gli economisti potrebbe crescere il numero di cittadini che non si può permettere una vacanza. Oltre i 9 milioni dell’estate dello scorso anno.
Scondo un’analisi di Assoutenti e Crc, nella settimana di Ferragosto la spesa minima per un albergo in una località di mare quest’anno sarà del 19,6% più alta rispetto al 2023. Per una famiglia media con due bambini si va da un minimo di 872 euro a Bibione (in Veneto) a un massimo di 3.500 euro a Porto Cervo (in Sardegna).
Altra nota dolente quella legata ai trasporti: la stessa famiglia che decide di spostarsi in traghetto, con auto al seguito, spende, acquistando oggi il biglietto di andata e ritorno, 1.274 euro per la tratta Genova-Porto Torres (+1,8% sul 2023), 1.094 euro per la Livorno-Olbia (+6,2%), 669 euro per la Napoli-Palermo (+7,2%).
E ancora, come anticipato da Il Messaggero lo scorso 8 giugno, i prezzi dei voli aerei crescono in media del 20%, con picchi anche del 68%. Volare da Roma a Cagliari, sempre a Ferragosto, costa in media 686 euro, il 20% in più rispetto a un anno fa. Quasi mille euro per andare da Milano a Brindisi, con un balzo del 15%.
Tra Roma e Olbia, invece, si pagano 924 euro, il 15,5% in più.
Poi i costi per le spiagge.
Tra ombrelloni, lettini e cabine, una famiglia media pagherà il 5% in più. Si va da 25 euro della Romagna ai 90 euro del Salento, fino a superare i 120 euro al giorno in alcune località della Sardegna. Più costoso anche mangiare nei ristoranti delle località di villeggiatura e nei lidi: gli aumenti medi su base annua si attestano al 3,5%.
Anche per i 15 milioni di italiani che si sposteranno per un vacanza a giugno, però, la situazione non è rosea. Gli aumenti rispetto allo stesso periodo del 2023 sono del: 7,8% per gli alberghi, 8,1% per b&b e treni e 20% per i pacchetti vacanza. Da qui la proposta al governo di Assoutenti, condivisa dalle altre associazioni dei consumatori, di individuare, per chi ha redditi bassi, una serie di servizi turistici a prezzi calmierati nelle principali località di villeggiatura.
Altro costo aggiuntivo, come detto, è quello delle tasse contro il turismo di massa. A Venezia ha debuttato lo scorso 25 aprile, Festa della Liberazione, il biglietto di ingresso di 5 euro. A Capri, invece, chi scende dal traghetto quest’anno ha sperimentato per la prima volta 5 euro di tassa di sbarco.
Parallelamente continua ad aumentare l’imposta di soggiorno. A Padova a luglio scatteranno incrementi di 50 centesimi al giorno per gli alberghi dalle tre stelle in su. Rincari estivi anche a Brescia, mentre a Roma la tassa di soggiorno è stata portata a dieci euro negli alberghi extralusso.
Anche a Napoli le tariffe sono state riviste al rialzo nei mesi scorsi, e così a Milano. Infine a Firenze la nuova maxi-Ztl nel centro potrebbe essere utilizzata in futuro anche per tracciare i turisti giornalieri che arrivano in città ed, eventualmente, per fa pagare loro una sorta di “entry tax”.
(da il Messaggero)

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NELLA CITTÀ CHE NON DORME MAI CI SONO SEMPRE PIÙ SENZATETTO: A NEW YORK LE PERSONE CHE VIVONO NELLE STRADE E NELLE METROPOLITANE HA RAGGIUNTO IL LIVELLO PIÙ ALTO DA VENT’ANNI

Giugno 18th, 2024 Riccardo Fucile

LE DISEGUAGLIANZE SI ACUISCONO SEMPRE DI PIÙ: MENTRE SI COSTRUISCONO MEGA-PALAZZI E IL COSTO DELLA VITA CRESCE ESPONENZIALMENTE, I POVERI CRISTI NON POSSONO PERMETTERSI NEMMENO UN BUGIGATTOLO IN PERIFERIA

Un conteggio annuale effettuato dalla città ha rilevato più di 4.100 persone che dormono per strada e nelle metropolitane. Si tratta del numero più alto da quando la città ha iniziato a tenere il conto quasi due decenni fa. Scrive il NYT
Il numero di persone che vivono nelle strade e nelle metropolitane di New York è leggermente aumentato, raggiungendo il livello più alto in quasi due decenni. L’indagine ha rilevato una stima di 4.140 persone che vivono senza tetto, con un aumento del 2,4% rispetto ai 4.042 dell’anno scorso e il numero più alto dal 2005, quando la città ha iniziato a effettuare le rilevazioni.
I migranti non sono la causa, dice la città. Si potrebbe pensare che aumento sia dovuto al fatto che la città ha faticato per dare rifugio a 70.000 migranti ogni notte.
Ma l’assessore ai servizi sociali della città, Molly Wasow Park, ha dichiarato in un’intervista che la città non vede alcuna prova di “un aumento sistemico del numero di persone senza tetto che sono richiedenti asilo”.
La città ha monitorato la presenza di senzatetto – persone che vivono per strada, in metropolitana o nei parchi – nei pressi dei centri di assistenza per i migranti, come l’Hotel Roosevelt di Manhattan, e controlla frequentemente le squadre di assistenza.
Il mese scorso, la città ha iniziato a imporre un limite di 30 giorni alla permanenza dei migranti adulti singoli nei rifugi. La Park ha detto che, sebbene i funzionari non si aspettano un aumento dei migranti che vivono nelle strade e nelle metropolitane, si tratta di “qualcosa che verrà monitorato molto attentamente”.
Trovare soluzioni: La città ha intrapreso nuovi sforzi per ospitare le persone
Da quando il sindaco Eric Adams si è insediato nel gennaio 2022, la città ha trasferito 2.000 persone senza tetto in alloggi permanenti. Tra queste ci sono anche 500 persone che gli operatori hanno contattato in metropolitana, dove il sindaco ha fatto un grande sforzo per allontanare i senzatetto. L’offerta di posti letto meno restrittivi è cresciuta sotto Adams, fino a toccare i 4.000 e la città prevede di aprirne altri 500 entro la fine dell’anno.
David Giffen, direttore esecutivo della Coalition for the Homeless (Coalizione per i senzatetto), un gruppo di difesa, ha dichiarato che, sebbene la coalizione abbia applaudito l’aumento dei rifugi con meno regole, “non è neanche lontanamente vicino al numero necessario, quei letti sono pieni ogni singola notte e ci sono ancora migliaia di persone che dormono senza tetto a New York”.
(da New York Times)

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