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LE PAROLE D’ODIO, LE TORTURE, GLI ABUSI: COSA C’E’ NEL REPORT DEL CONSIGLIO D’EUROPA CHE ACCUSA L’ITALIA DI RAZZISMO

Ottobre 23rd, 2024 Riccardo Fucile

IL DOSSIER ECRI E’ RIMASTO PER TRE MESI SUL TAVOLO DEL GOVERNO. SENZA OSSERVAZIONI… E ACCUSA PIU’ LA POLITICA CHE LA POLIZIA, CON CASI REALI DI CUI SI E’ DISCUSSO MOLTO

Il caso di Hasib Omerovich che si buttò dalla finestra per sfuggire alle torture. Le accuse di Romelu Lukaku e Paola Egonu, che hanno raccontato di essere stati vittime di episodi di razzismo. E le parole d’odio della politica, con un campionario di frasi che vanno da Matteo Salvini a Roberto Vannacci. Oltre ai «resoconti di profilazione razziale da parte della polizia». Che prende di mira «rom e persone di origine africana». In quella che potrebbe definirsi come «una potenziale forma di razzismo istituzionale». La Commissione Europea contro il razzismo e l’intolleranza (Ecri) del Consiglio d’Europa ha messo insieme fatti di cronaca e accuse precise nel dossier che ieri ha scatenato la reazione del governo e del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Accusando più la politica che la polizia.
Cos’è il Consiglio d’Europa
Il Consiglio d’Europa, che non c’entra nulla con l’Unione Europea, è un’organizzazione internazionale fondata nel 1949 con il trattato di Londra. Conta oggi 46 stati membri e la sua sede è Strasburgo. Ha il mandato di promuovere la democrazia, i diritti umani e l’identità culturale europea. E il segretario esecutivo dell’Ecri Johan Friestedt dice a Repubblica oggi che «noi non abbiamo mai voluto mettere in discussione il lavoro della polizia italiana. Né accusarla di razzismo. C’è stata una strumentalizzazione del nostro lavoro». Che è «un lavoro collegiale che si basa su fonti solide e dichiarate». Con il quale «abbiamo voluto mettere in risalto alcuni comportamenti della politica perché possano essere corretti». Il report di cui si parla è lungo 48 pagine ed è diviso in quattro capitoli. Ma soprattutto: è rimasto per tre mesi sul tavolo dell’esecutivo prima della pubblicazione.
Il report sul razzismo di polizia e politica
Il governo non ha fatto osservazioni di merito. Anzi: ha fatto sapere di aver avviato «corsi di formazione e aggiornamento sulle forze di polizia». Come a voler ammettere che il problema c’è. Il report ricostruisce storie come quella di Omerovich a Primavalle, per la quale un poliziotto ha già patteggiato e per altri tre la procura di Roma ha chiesto il processo. Mentre la storia di Egonu che racconta di chi le chiede se è italiana è stata sui giornali per molto tempo. Il report cita anche discriminazioni sui temi Lgbtqia+, antisemitismo e islamofobia. Oltre agli attacchi del governo ai giudici sui migranti. Ma Ecri denuncia soprattutto come in Italia il «discorso pubblico sia diventato sempre più xenofobo ed i discorsi politici hanno assunto toni divisivi e antagonistici, in particolare nei confronti di rifugiati, richiedenti asilo e migranti» e verso la «comunità “LGBTI».
Salvini e Vannacci
Tra i casi segnalati gli interventi di Vannacci e quelli di Salvini. Entrambi definiti come hate speech. Mentre il capitolo che riguarda la polizia parla dei fermi in strada e dei controlli negli insediamenti dei Rom. Dove si parla di insulti e violenze anche nei confronti di minori. Oltre a citare la storia dei poliziotti di Verona, arrestati per diversi episodi di violenza per lo più a danno di africani. Infine, Ecri cita una serie di dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del ministro della Difesa Guido Crosetto e dello stesso Salvini sui giudici. «L’atmosfera creata dai discorsi politici sul tema della migrazione mette in pericolo le attività delle Ong che forniscono sostegno ai migranti e mina l’indipendenza della magistratura quando si occupa di casi di immigrazione», spiega il dossier. Il riferimento è agli attacchi alla magistratura. «Noi auspichiamo che venga protetta l’indipendenza e l’imparzialità dei giudici che decidono sui casi di migrazione».
(da agenzie)

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“IN ITALIA C’E’ UNA FORMA DI POTENZIALE RAZZISMO ISTITUZIONALE”: IL CONSIGLIO D’EUROPA SBATTE SUL BANCO DEGLI IMPUTATI IL GOVERNO E LE FORZE DI POLIZIA CON UN REPORT IN CUI SEGNALA IL CASO DEL ROM HASIB OMEROVICH CHE SI BUTTÒ DALLA FINESTRA PER SFUGGIRE ALLE TORTURE DEGLI AGENTI, LE ACCUSE DI EGONU E LE “PAROLE D’ODIO” DI SALVINI E VANNACCI

Ottobre 23rd, 2024 Riccardo Fucile

ORA TUTTI FINGONO DI SCANDALIZZARSI, COME SE NON SI SAPESSE CHE L’ITALIA E’ PIENA DI RAZZISTA A OGNI LIVELLO

In Italia «ci sono numerosi resoconti di profilazione razziale da parte delle forze dell’ordine che prendono di mira in particolare i rom e le persone di origine africana. Si tratta di una forma di potenziale razzismo istituzionale». La Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (Ecri) del Consiglio d’Europa mette sul banco degli imputati il Governo e le sue forze di Polizia.
Lo fa con un report che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere uno strumento tecnico, poco più di un sasso lanciato in uno stagno.
«Ma noi non abbiamo mai voluto mettere in discussione il lavoro della Polizia italiana, né accusarla di razzismo, voglio dirlo al presidente Mattarella. C’è stata non da parte sua una strumentalizzazione rispetto al nostro lavoro», ha detto in serata a Repubblica Johan Friestedt, il segretario esecutivo dell’Ecri. «Con il nostro report, un lavoro collegiale che si basa su fonti solide e anche dichiarate, abbiamo voluto mettere in risalto alcuni particolari comportamenti della politica perché possano essere corretti. Ci sono delle nostre indicazioni al Governo, così come lo facciamo a tutti i Governi. Non c’è nulla di politico: noi siamo un organo indipendente, come indipendenti sono le nostre fonti».
L’Ecri è un organismo tecnico che nasce dopo la Convenzione europea per i Diritti dell’uomo e ha il compito, sulla base di visite periodiche, di monitorare i problemi di razzismo, xenofobia, antisemitismo, intolleranza. È composto da membri indipendenti, scelti da ciascuno dei Stati membri. Il report oggetto dello scandalo è lungo quarantasei pagine divise in quattro capitoli: i primi tre uguali per tutti i paesi sull’uguaglianza, i discorsi d’odio e l’integrazione. Un quarto specifico che per l’Italia — alla quale comunque Ecri riconosce una serie di azioni e di passi in avanti contro le discriminazioni — ha riguardato il razzismo e l’intolleranza, anche all’interno delle forze dell’ordine. Il punto dello scontro, appunto.
L’Ecri, senza in realtà indicare casi specifici, ha detto di «aver appreso di numerosi casi di profilazione razziale da parte delle forze dell’ordine». E ha accusato il Governo di «non raccogliere dati adeguatamente disaggregati sulle attività di controllo della polizia». «La profilazione razziale ha effetti negativi considerevoli, generando un senso di umiliazione e ingiustizia tra i gruppi colpiti, portando alla stigmatizzazione e all’alienazione. È inoltre dannosa per la sicurezza complessiva, poiché erode la fiducia pubblica nella polizia e contribuisce alla sottodenuncia dei reati». L’Ecri chiede quindi «una revisione indipendente» delle autorità, commissionando «al più presto uno studio completo e indipendente».
Il leghista di Firenze che filma una donna rom: «Votateci e non la vedrete più». Le denunce degli sportivi Mike Maignan, Paola Egonu, Romelu Lukaku che hanno raccontato di essere stati vittime di episodi razzisti fuori e dentro il campo. Il ministro Matteo Salvini e le sue “parole di odio”, “quelle piene di omofobia” del generale Roberto Vannacci.
La storia di Hasib Omerovic, il 36enne di etnia rom che si buttò dalla finestra per sfuggire alle torture di quattro poliziotti (uno ha patteggiato, per altri tre è stato chiesto il processo).
E ancora i report di istituti accreditati su le discriminazioni sui temi Lgbtq+, l’antisemitismo e islamofobia, gli attacchi del governo Meloni ai giudici che si occupano di migranti. Ecco le accuse dell’Ecri all’Italia.
Sergio Mattarella interviene sul rapporto europeo dedicato alle forze dell’ordine italiane. «Il Presidente della Repubblica – si legge a sera sulle agenzie di stampa – ha telefonato al capo della polizia, il prefetto Vittorio Pisani, esprimendogli lo stupore per le affermazioni contenute nel rapporto del Consiglio d’Europa e ribadendo stima e vicinanza alle forze di polizia».
Non c’è nulla di casuale, si diceva. Perché il Capo dello Stato si muove dopo aver letto attentamente il rapporto che è stato giudicato – riferiscono fonti del Colle – molto discutibile. Non siamo una Repubblica basata sull’arbitrio, su questo garantisce il Capo dello Stato. La polizia è un pezzo dello Stato, è lo Stato, è di tutti. Ed opera a difesa della intera collettività. Mattarella ha buon gioco nel sostenerlo visto che in passato non ha mancato di criticare alcuni abusi.
L’intento del Presidente è scongiurare così una radicalizzazione. Anche perché Meloni e alcuni solerti alfieri del sovranismo si sono subito scagliati a difesa delle forze dell’ordine, come fossero cosa loro. E invece nessuno se ne può avvantaggiare, né tentare strumentalizzazioni. Soprattutto se si considera che dalla maggioranza la critica al report è diventata in un istante contestazione dell’Europa, ultimamente aspra verso le mosse del governo italiano su altri dossier.
(da agenzie)

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GIORGIA MELONI E I PIANI ALTI DELLA RAI SONO NEL PANICO DOPO L’ANNUNCIO DI RANUCCI CHE DOMENICA A “REPORT” SQUADERNERA’ UN NUOVO CASO BOCCIA- SANGIULIANO (MA AL MASCHILE) CHE TERREMOTERÀ IL MINISTERO DELLA CULTURA BY GIULI

Ottobre 23rd, 2024 Riccardo Fucile

“CI SONO DOCUMENTI E CHAT CHE FAREBBERO IPOTIZZARE RESPONSABILITÀ LEGATE AD ALTE CARICHE DI FRATELLI D’ITALIA” … FARI PUNTATI SULLA PRIMA NOMINA DECISA DA GIULI: LA RIMOZIONE DEL CAPO DI GABINETTO FRANCESCO GILIOLI E LA SUA SOSTITUZIONE CON FRANCESCO SPANO … PARTE DEL SERVIZIO RIGUARDA LE SPESE SOSTENUTE AL MAXXI DALL’EX GIORNALISTA DI “LIBERO”. A CHI CHIEDE SE I SERVIZI POSSANO INDURRE LE DIMISSIONI DEL MINISTRO, IL CONDUTTORE HA RISPOSTO: “FAREBBE BENE A GUARDARE INTER-JUVE”

Un “altro caso Boccia-Sangiuliano”, anzi due. Che coinvolgerebbero sempre il ministero della Cultura, non Gennaro Sangiuliano, ma anche “alte cariche di Fratelli d’Italia”.
È bastato l’annuncio di Sigfrido Ranucci per scatenare il panico dalle parti di Palazzo Chigi e fibrillazioni ai piani alti della Rai che chiedono di vedere in anticipo la puntata.
§Dentro FdI se ne sta occupando direttamente il responsabile comunicazione del governo, Giovanbattista Fazzolari, che sta vagliando chat di ogni tipo. I messaggi si rincorrono tra mille ipotesi e insinuazioni, e tutti a chiedersi: “E ora a chi tocca?” Sui siti impazza il toto-guaio: sono le rivelazioni dell’ex capo di gabinetto di Sangiuliano, Francesco Gilioli?
Rischia il ministro Alessandro Giuli che ne ha preso il posto? È ancora il “caso Spano” che ha voluto come capo di Gabinetto nonostante i trascorsi giudiziari? Si vedrà, ma nel volgere di poche ore la tensione raggiunge i piani alti della Rai, tra email con richieste di spiegazione e la pretesa di visionare la puntata con giorni e giorni d’anticipo sulla messa in onda.
Domenica torna Report e le anticipazioni del conduttore Ranucci mandano in tilt la politica. Prima da Lilli Gruber a La7, poi ai microfoni di Un giorno da Pecora, Ranucci ha parlato di tre inchieste che di sicuro non piaceranno al governo. Con molti emissari che cercano di capirci qualcosa, di carpire un nome o tracciare almeno un perimetro di sicurezza. E invece brancolano nel buio.
Il piatto forte è un “nuovo caso Boccia” al ministero della Cultura. “Non riguarda Boccia, ma come modalità di operazione è un caso simile – rivela Ranucci a Un Giorno da Pecora –. Potrebbe essere al maschile. Riguarda sempre il ministero della Cultura, ma Sangiuliano non c’entra”. I casi peraltro sarebbero due. Se nella vicenda che ha portato alle dimissioni dell’ex direttore del Tg2 sono stati solo scalfiti altri esponenti del partito di Giorgia Meloni, questa volta le cose potrebbero andare diversamente. “Ci sono documenti e chat – fa sapere il conduttore – che farebbero ipotizzare responsabilità legate ad alte cariche di Fratelli d’Italia”.
Il pensiero va alla prima nomina decisa da Giuli tra qualche polemica: la rimozione del capo di gabinetto Francesco Gilioli e la sua sostituzione con Francesco Spano. Il ministro è stato anche convocato dalla Procura di Roma che conduce le indagini su Maria Rosaria Boccia dopo la denuncia di Sangiuliano.
Repubblica ha riportato indiscrezioni secondo cui Gilioli potrebbe essere stato rimosso proprio per aver “passato” documenti riservati proprio a Report. “A noi non risulta”, assicura Ranucci, e neppure che lo abbiano fatto Boccia e i suoi legali. Parte del servizio riguarda invece le spese sostenute al Maxxi proprio da Giuli. A chi chiede se valgano le sue dimissioni, il conduttore ha risposto “non lo so, gli consiglierei di seguire Inter-Juventus, visto che è un appassionato di calcio”.
Un nuovo caso Boccia ma «al maschile». Con altre chat private svelate. E il ministro della Cultura Alessandro Giuli che forse «farebbe bene» a guardare Inter-Juventus domenica 27 ottobre, giorno della prima puntata della nuova stagione di Report. Per non arrabbiarsi troppo. L’annuncio di Sigfrido Ranucci sul caso e sul coinvolgimento di «alte cariche di Fratelli d’Italia» ha scatenato una ridda di voci e di ipotesi su quale potrebbe essere lo scoop della trasmissione di Raitre.
Si tratterebbe di un caso simile a quello dell’imprenditrice di Pompei. «Ma Sangiuliano non c’entra, anzi per me può dare ancora tanto alla Rai», ha detto il conduttore. Tradendo forse con la difesa d’ufficio dell’ex direttore del Tg2 una vicinanza inattesa. Mentre in via del Collegio Romano si interrogano sul possibile ruolo di Francesco Spano e Francesco Gilioli.
«Responsabilità legate ad alte cariche di FdI»
Ranucci ha detto che «ci sono documenti e chat che farebbero ipotizzare responsabilità legate ad alte cariche di FdI». Il Corriere della Sera scrive oggi che tra le indiscrezioni alcune rimandano proprio a Spano. Nominato da Giuli capo di gabinetto nonostante le polemiche di Pro-Vita e dei giornali di destra. Che hanno ricordato il suo ruolo di ex direttore dell’Unar (l’ufficio di Palazzo Chigi contro le discriminazioni).
Mentre nel mirino di Report ci sarebbe proprio il rapporto tra di lui e Giuli. L’annuncio ha scatenato l’indagine interna in FdI. Se ne sta occupando Giovanbattista Fazzolari, che sta vagliando le chat di gruppo per trovare qualche indizio. Mentre sono partite richieste di spiegazioni ai piani alti della Rai. I casi, fa sapere Il Fatto Quotidiano, sarebbero due.
Mentre una parte del servizio riguarderebbe le spese di Giuli al Maxxi. Con i costi lievitati, gli incassi crollati e le relazioni internazionali interrotte. Ranucci ha fatto intendere che in questo caso il “favorito” sarebbe un uomo e non una donna. Mentre altre voci sostengono che la nuova inchiesta potrebbe aver messo nel mirino Fabio Tagliaferri e la sua nomina in Ales.
Di Tagliaferri è noto il legame con Arianna Meloni. Fatta da Sangiuliano, però, e non da Giuli. Su spinta, si scrisse all’epoca, proprio della sorella della premier.n Tagliaferri ha già replicato: «Non trovo un nesso tra la mia nomina di febbraio e ciò che sta succedendo oggi. Ho fatto politica in FdI insieme ad Arianna per anni».
(da agenzie)

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COMPLEANNO CON FUGA DALLE DOMANDE

Ottobre 23rd, 2024 Riccardo Fucile

MELONI SI VANTA DI AVER PROTETTO I VULNERABILI E PARLA DI RECORD PER LA SANITA’: I NUMERI DICONO CHE SONO BALLE

E’ da lunedì sera che inonda i social e la stampa di slides, video e messaggi celebrativi dei trionfi del governo, a due anni compiuti, ieri, dal giuramento del suo governo. Ma la verità è che Giorgia Meloni, prima presidente donna del Consiglio, non ha il coraggio di presentarsi davanti ai cronisti. L’annunciata conferenza stampa di ieri è saltata.
La motivazione ufficiale è l’assenza del vicepremier, Antonio Tajani, impegnato in una riunione del G7. Ma è chiaro che i motivi sono altri e anche facilmente intuibili. Sono molti, troppi, i fronti su cui Meloni è in difficoltà e sui quali preferisce, evidentemente, evitare il confronto.
I fronti aperti e imbarazzanti di Giorgia
Si parte dalla Manovra. L’allungamento dei tempi per l’approdo della Legge di Bilancio in Parlamento è un dato di fatto e non meno importanti, e imbarazzanti, sono le modifiche che già si annunciano al testo. Difficile rispondere su un cantiere aperto.
Poi c’è il dossier spinosissimo dei migranti con la figuraccia rimediata dal governo che si è vista bocciare i suoi Cpr in Albania. E il tentativo di metterci una toppa, forse peggiore del buco, con la forzatura sulla lista per decreto dei Paesi sicuri.
Non ultimo c’è il durissimo scontro in atto con le toghe che quel dossier si porta dietro e che non può non allarmare il Quirinale.
Meglio affidarsi allora ai video-messaggi senza contraddittorio per celebrare i traguardi delle destre che promettevano di scrivere la storia del Paese.
Ma al di là della propaganda c’è poco, o meglio nulla, di vero tra quelle slides, quei video e quei messaggini.
Sono tante le fake news che saltano all’occhio in quelle slides e in quei video in cui il governo celebra “i due anni di risultati e traguardi per l’Italia”.
Dai poveri alla Sanità, le fake news del governo
“Abbiamo messo in sicurezza i conti dello Stato, difeso il potere d’acquisto delle famiglie, con particolare attenzione a quelle che avevano figli e ai gruppi più vulnerabili della nostra società. Abbiamo destinato alla sanità un livello di risorse che mai nessun governo aveva destinato in precedenza”, dice la premier. Ma i numeri, dall’Istat all’Inps, dicono ben altro.
Nel 2023, primo anno intero del governo Meloni che ha provveduto a smantellare il welfare state a partire dalla cancellazione del Reddito di cittadinanza, si sono contati quasi 6 milioni di “poveri assoluti”, esattamente 5,69 milioni di residenti.
I minori in condizioni di povertà sono arrivati a 1,29 milioni, un triste primato che non si toccava dal 2014. La probabilità di essere povero aumenta ovviamente se si è disoccupati ma aumenta anche se un lavoro ce l’hai e sei un operaio, un lavoratore dipendente, se vivi in una famiglia numerosa, se sei straniero e se vivi al Sud, benché anche al Nord stiano aumentando le famiglie in povertà.
Dal rapporto Istat, emerge che il disagio economico si aggrava per gli operai la cui quota in “povertà assoluta” è in continuo aumento. Le famiglie operaie in povertà nel 2023 hanno toccato il livello record di 16,5%, cioè un balzo di quasi due punti in più rispetto al 14,7% del 2022.
Ma il dato non stupisce considerando che la produzione industriale italiana ha segnato ad agosto il suo diciannovesimo mese di calo consecutivo mentre gli annunci di tagli, chiusure, cassa integrazioni, si susseguono con un bollettino senza pace
L’occupazione cresce con salari da fame
Altro che record dell’occupazione di cui si riempie la bocca Meloni. Il tasso di occupazione italiano rimane comunque lontanissimo dalla media europea e comunque l’occupazione cresce ma con salari da fame.
Secondo l’Inps dal 2019 le retribuzioni hanno perso quasi il 10% del loro potere d’acquisto. Ma tutte queste cifre e queste evidenze non riescono a vincere la contrarietà del governo a una legge sul salario minimo legale.
In rapporto al Pil, tra il 2010 e il 2022 il Fondo sanitario nazionale ha oscillato tra un minimo del 6,31% (2022 – governo Draghi) e un massimo del 7,18% (2020 – governo Conte 2).
Con il “record della storia d’Italia” di cui parla Meloni – ha detto il dem Antonio Misiani – nel 2025-2026 si scenderà al 6,05%. Il minimo storico degli ultimi 15 anni.
L’Italia sorvegliata speciale in Europa
A livello internazionale Meloni è fedele esecutrice dei diktat di Washington e a livello europeo continua a essere guardata con sospetto dai big, dalla Germania alla Francia fino alla Spagna.
Per non parlare dell’inutile Piano Mattei che appare un guscio vuoto.
Sui trasporti è caos totale e unico pallino fisso del ministro e vicepremier che dovrebbe occuparsene, ovvero Matteo Salvini, continua a rimanere l’inutile e dispendioso, sia da un punto di vista ambientale che economico, Ponte sullo Stretto.
Le riforme che attentano alla Costituzione
Per non parlare delle riforme che attentano alla Costituzione. L’Autonomia differenziata scardina la Carta dal basso, il premierato dall’alto e sulla giustizia l’unico obiettivo pare essere quello di rendere più difficile la vita ai magistrati – dalla riforma sulla separazione delle carriere a quella sulle intercettazioni – e ai cronisti con le misure bavaglio.
E di recente il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha proposto anche per la magistratura di mettere mano alla Carta per perimetrarne meglio l’ambito rispetto a quello della politica.
Secondo un fact-cheking di Pagella politica il governo non è in regola neanche con i suoi elettori: deve ancora attuare l’80 per cento del suo programma.
“Il Pnrr ‘boccheggia’: quest’anno spenderemo meno della metà dei 44 miliardi previsti. E la messa in sicurezza del territorio è inesistente. Il Centrodestra festeggi pure, ma dal compleanno del governo Meloni al ‘requiem’ per l’Italia è un attimo”, dichiarano i parlamentari M5S delle commissioni Attività Produttive e Trasporti di Camera e Senato.
(da lanotiziagiornale.it)

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TRAVAGLIO: “NORDIO? IO DA TEMPO INVOCO LA PROVA DEL PALLONCINO”

Ottobre 23rd, 2024 Riccardo Fucile

“ESPRESSIONE DI UN POTERE POLITICO CORROTTO, LE LEGGI CHE SCRIVONO SONO PORCHERIE”

“Nordio sostiene che i magistrati di Roma non hanno capito bene la sentenza della Corte di giustizia europea? Io da tempo invoco la prova del palloncino quando sento queste castronerie, perché oggi la Corte Europea ha detto a Nordio che è lui che non ha capito. Quindi, il decreto legge che hanno fatto ieri, se contrasta, come effettivamente è, con quello che hanno deciso i giudici europei, è come se non esistesse: il giudice italiano non deve nemmeno fare ricorso, disapplica il decreto”. Sono le parole pronunciate a Otto e mezzo (La7) dal direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, che, rispondendo al filosofo Massimo Cacciari secondo il quale un potere politico che attacca la magistratura è debole, osserva: “Oltre a essere debole è un potere ignorante. Questi quando scrivono le leggi, sembrano delle bestie. Scrivono delle cose che poi, quando arrivano in mano al giudice che le deve applicare, lui dice: ‘Ma questa roba qua non sta né in cielo né in terra, la Costituzione dice l’opposto’. Quelli del governo allora si rivolgono alla Corte Costituzionale che, 90 volte su 100, boccia le porcherie e le ‘ignorantate’ che fanno. E dicono che i giudici ce l’hanno con loro”.
Il direttore del Fatto a titolo d’esempio menziona l’ex primo ministro inglese Rishi Sunak e il suo Piano Ruanda: “Lui voleva deportare i migranti in Ruanda, ma non avete idea di quanti giudici gli hanno detto che non si poteva fare anche se l’Inghilterra era fuori dall’Unione Europea: ci sono comunque dei principi che sono universali in base ai quali non si possono fare certe cose. E, a differenza dell’Italia, non è che Sunak si è messo a dire che devono riformare la magistratura“.
E conclude : “Questa storia che bisogna riformare la magistratura ogni due per tre esiste solo in Italia, non esiste in altri paesi. La riforma costituzionale che ha evocato la Russa e che naturalmente non faranno mai è la riforma del Marchese del Grillo: ‘Io so io e voi non siete un cazzo’. Questo vogliono scrivere – chiosa – Solo che non possono scriverlo, perché all’articolo 3 c’è scritto che siamo tutti uguali di fronte alla legge e solo nel romanzo di Orwell ‘La fattoria degli animali‘ i maiali pretendevano di essere più uguali degli altri. A meno che questi non vogliano essere i maiali degli anni 2000 o 3000“.
(da (ilfattoquotidiano.it)

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LIBERATA L’ATTIVISTA CURDO-IRANIANA ACCUSATA INGIUSTAMENTE DI ESSERE UNA SCAFISTA: “E’ STATA DURA, MA ANCHE IN CARCERE SAPEVO DI NON ESSERE SOLA”

Ottobre 23rd, 2024 Riccardo Fucile

IL TRIBUNALE: “NON CI SONO ELEMENTI CHE GIUSTIFICANO LA DETENZIONE”… SIAMO RIUSCITI A TENERE IN CARCERE PER 10 MESI UNA RAGAZZA INNOCENTE PERSEGUITATA DAL REGIME IRANIANO

È libera Maysoon Majidi, l’attivista curdo- iraniana per dieci mesi rimasta in carcere con l’accusa di essere una scafista. Alla luce delle testimonianze del vero capitano di quel veliero, che fin dallo sbarco ha spiegato che nulla lei aveva a che fare con la rete che aveva organizzato quel viaggio, del fratello e di una coppia di naufraghi che hanno affrontato la traversata con lei, il Tribunale ha deciso l’immediata liberazione per il “venir meno degli elementi necessari a giustificare la custodia cautelare” ” perché gli elementi emersi “non consentono – hanno scritto i giudici nell’ordinanza – di ravvisare i gravi indizi di colpevolezza in ordine ai reati di favoreggiamento immigrazione clandestina”. Traduzione, non c’è alcuna ragione perché rimanga in carcere perché prove e indizi contro di lei sono inconsistenti. “Non c’è mai stata”, tuona il suo legale, l’avvocato Giancarlo Liberati.
Le prime parole fuori dal carcere: “Senza libertà non c’è vita”
Quasi non ci credeva Maysoon, che già per cinque volte si era sentita rispondere “No” dai giudici. Quando il collegio ha letto l’ordinanza è rimasta quasi paralizzata. Solo ore dopo, nella notte, quando la porta del carcere le si è chiusa alle spalle ha realizzato davvero. Dal penitenziario di Reggio Calabria è uscita con una borsa con pochi vestiti e una busta enorme piena di lettere e cartoline ricevute durante la detenzione. “Stanotte dormirò per la prima volta dopo mesi”, confida. E’ felice, una risata rompe il fiume di parole, mentre racconta che “sì, è stata dura, ma sentivo che c’era gente fuori che lottava per me. Anche io ricomincerò a lottare, ma adesso ho bisogno di un po’ di tempo per recuperare, rimettermi in forze”. Ha dei progetti Maysoon e voglia di realizzarli, vuole anche raccontarli “ma non subito. Ora ho bisogno solo di respirare”. E di tornare ad avere una vita normale, una casa e non un carcere per vivere, una stanza e non una cella. Ad ospitarla per adesso sarà il suo legale, Giancarlo Liberati, dopo si vedrà.
Maysoon fuggita perché minacciata dal regime degli ayatollah
Inutilmente per mesi la ragazza ha provato a spiegare di non avere nulla a che fare con chi ha organizzato la traversata di quel veliero arrivato il 31 dicembre scorso, di essere solo una perseguitata – perché donna, perché curda, perché attivista per i diritti delle donne e del suo popolo – in Iraq prima e in Iran poi. “Maysoon non è fuggita per non mettere più il velo, non è ricercata perché è stata vista nelle piazze con i manifestanti – spiega Gulala Salih, presidente di Udik, Unione donne italiane e kurde – è fuggita dall’Iran, perché ricercata e minacciata dal regime islamico, sanguinario e fascista di quel Paese, che opprime non solo le donne, ma tutte le minoranze che vivono in quella terra, soffocando la voce della libertà, dei diritti e della giustizia”.
In condizioni di difendersi solo dopo mesi
E lei ha provato a farlo capire. Quando non aveva parole per dirlo, perché mediatori non ce n’erano e persino le carte che la accusavano le erano state consegnate in una lingua che non era la sua, la sua innocenza, la sua disperazione, l’ha disegnata. Solo dopo mesi, quando finalmente ha avuto un legale di fiducia, associazioni e comitati le si sono stretti accanto, politici come il consigliere regionale Ferdinando Laghi, la parlamentare Laura Boldrini, l’eurodeputato e sindaco di Riace Mimmo Lucano hanno acceso un faro sul suo caso, ha iniziato ad avere gli strumenti per difendersi. E raccontare la sua storia, la sua verità.
Un castello accusatorio crollato pezzo per pezzo
Non è stato facile convincere i giudici. Ma udienza dopo udienza, il castello accusatorio messo in piedi dalla pm Multari è crollato pezzo dopo pezzo. Si è scoperto che no, non era vero che il suo cellulare fosse rimasto attivo tutto il tempo a differenza di quello degli altri naufraghi. E no, il mediatore di Frontex non aveva mai raccolto le accuse di altri contro di lei. Persino due dei testimoni che – stando quanto meno a informative e verbali – le avrebbero puntato il dito contro, si sono rimangiati tutte le accuse. Con avvocati, giornalisti e chiunque si sia preso il disturbo di rintracciarli. Per la procura sono sempre stati formalmente “irreperibili”, incluso quando l’avvocato Liberati li ha contattati durante un’udienza con una semplice telefonata. “Solo due testimonianze?”, ha chiesto perplesso il presidente del collegio qualche settimana fa, per sentirsi rispondere da un imbarazzato funzionario di polizia: “C’era il Capodanno in piazza a Crotone, gli effettivi erano concentrati là”
Lo sfogo prima della liberazione: “Forse era meglio rimanere in Iran”
Maysoon ha aspettato, combattuto, approfittato di ogni udienza per spiegare la sua verità, ha smesso di mangiare prima per protesta, poi per la tensione, l’ansia e lo stress degli ultimi dieci mesi, di dormire, rincorsa dagli incubi. Solo con pillole e gocce è riuscita a chiudere gli occhi per qualche ora senza svegliarsi urlando. Lo ha raccontato spesso a Gulala Salih, fra le poche autorizzate a sentirla e spesso destinataria dei suoi disperati sfoghi. “Sto per arrivare a dire che era meglio rimanere in Iran, perché almeno sapevo chi è il mio nemico, ma qui in Italia chi sono i miei nemici? Perché sto subendo questa ingiustizia e sono in carcere? Qui non fanno niente per me, non ho i diritti, mi sento un ostaggio”.
La liberazione
Martedì sera Maysoon, dopo dieci mesi di inutile detenzione, è stata liberata. In aula sembrava quasi non crederci. Affogata in una maglietta bianca con una sciantosa Minnie sul davanti, ha alzato il pugno e mostrato tre dita, segno di vittoria. Sulle labbra, un sorriso. Perché arrivi ad affacciarsi anche nel suo sguardo forse bisognerà aspettare che capisca davvero cosa significhi tornare ad essere libera. E come tale il 27 novembre affronterà una sentenza che alla luce della decisione del Tribunale sembra essere in larga parte già scritta.
(da agenzie)

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ATTACCO OMOFOBO A SPANO IN CHAT DI FRATELLI D’ITALIA: UN CORDINATORE ROMANO DEL PARTITO ALLONTANATO DOPO CHE SCOPPIA IL CASO: PRIMA NON LO SAPEVANO CHE TIPO FOSSE?

Ottobre 23rd, 2024 Riccardo Fucile

SI CHIAMA FABRIZIO BUSNENGO E AVEVA APOSTROFATO IL COLLABORATORE DI GIULI: “E’ UN PEDERASTA”

“È un pederasta”. È l’attacco omofobo al neo capogabinetto del ministro alla Cultura Giuli, Francesco Spano, scritto dal coordinatore di Fratelli d’Italia del IX municipio di Roma, Fabrizio Busnengo nella chat di “FdI Roma”, circa 200 membri tra vertici di partito (Arianna Meloni in primis), dirigenti e consiglieri comunali e di municipio.
Come riporta il Fatto, sabato scorso Busnengo scrive: “Buongiorno, voglio segnalare il grosso malumore nel nostro partito per la nomina del pederasta Spano da parte del ministro Giuli”. E ancora: “Spano ha posizioni ignobili sui temi Lgbtq”.
Dopo una dura reprimenda del coordinatore nella capitale di FdI, Marco Perissa, vicino ad Arianna Meloni – “Su una chat con il simbolo del primo partito d’Italia, o si ha la capacità di comportarsi o se ne sta fuori” – Busnengo viene rimosso dalla chat. Qualche ora dopo lo stesso Busnengo si dimette.
Una vicenda che è il sintomo del malumore e della preoccupazione che serpeggiano nella base di FdI verso la scelta di Giuli. Spano infatti era finito in passato nel mirino della destra e della stessa Giorgia Meloni per presunti finanziamenti concessi come capo dell’Unar (Ufficio governativo discriminazioni razziali) a un’associazione Lgbt dedita al sesso a pagamento.
(da agenzie)

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IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE SPEGNE L’OTTIMISMO DEL GOVERNO SULLA CRESCITA

Ottobre 23rd, 2024 Riccardo Fucile

L’ECONOMIA SALIRA’ SOLO DELLO 0,7%, MALE LA MANIFATTURA, SERVE IL SUPPORTO DEL PNRR

Non solo la Confindustria, anche il Fondo monetario internazionale dubita della possibilità che l’Italia centri gli obiettivi di crescita indicati dal governo. Secondo l’istituzione di Washington, infatti, l’Italia crescerà quest’anno dello 0,7% e il prossimo dello 0,8%.
Nel suo aggiornamento delle stime, il Fmi conferma così l’asticella per il 2024 e lima al ribasso dello 0,1% quella per il 2025, rispetto alle previsioni di luglio. Il governo giudica invece raggiungibile il +1% tondo per quest’anno e vede poi una ulteriore spinta con 0,2 punti percentuali in più.
Nel 2024 peggio farà la Germania, per la quale è stimata una crescita zero (-0,2 punti percentuali rispetto a luglio). Per il 2025 il Fondo stima una crescita tedesca allo 0,8% (-0,5 punti percentuali).
La Spagna vola
“La persistente debolezza della manifattura pesa sulla crescita di paesi come Germania e Italia. Tuttavia mentre si prevede che la domanda interna dell’Italia beneficerà del Pnrr, la Germania è alle prese con il consolidamento di bilancio e un calo dei prezzi immobiliari”, afferma il Fmi prevedendo per la Francia una crescita dell’1,1% nel 2024 (+0,2 punti percentuali) e dell’1,1% nel 2025 (-0,2 punti percentuali). Per la Spagna invece il Pil è stato rivisto al rialzo al +2,9% quest’anno (+0,5 punti percentuali) e confermato al 2,1% il prossimo.
Le stime globali
A livello globale, l’economia mondiale segnerà un progresso del 3,2% nel 2024 e nel 2025. Anche in questo caso c’è un ribasso di 0,1 punti percentuali sulle stime per il prossimo anno. La “buona notizia è che sembra che la battaglia globale contro l’inflazione sia stata vinta, anche se la pressione sui prezzi persiste in alcuni Paesi”: l’economia è rimasta “resiliente durante il processo disinflazionistico. Il calo dell’inflazione senza una recessione globale è un grande risultato”, afferma il Fmi mettendo in evidenza come “nonostante la buona notizia” sui prezzi, “i rischi al ribasso sono aumentati e ora dominano l’outlook”.
Tra le variabili da tenere d’occhio per i prossimi sviluppi ci sono ovviamente le elezioni americane. Un aumento dei dazi potrebbe danneggiare la crescita economica globale, avverte il Fondo sapendo che Donald Trump che ha promesso un aumento dei dazi. A pesare sulle crescita anche le tensioni geopolitiche e gli effetti che potrebbero avere sui prezzi e il debito elevato.
Gli Usa triplicano la Ue, Russia al rialzo
Intanto gli Stati Uniti possono considerare di avere in tasca un ritmo di crescita tre volte più sostenuto dell’area euro nel 2024: il Pil americano è atteso salire del 2,8% quest’anno (+0,2 punti percentuali sulle previsioni di luglio), mentre Eurolandia segnerà un +0,8% (-0,1 punti percentuali). Per il 2025 il Fmi prevede poi una crescita americana del 2,2% (+0,3 punti) mentre l’area euro registrerà un +1,2% (-0,3 punti).
Revisione al rialzo per la Russia: quest’anno crescerà del 3,6%, ovvero 0,4 punti percentuali in più rispetto alle stime di luglio. Il prossimo anno il Pil russo crescerà dell’1,3% (-0,2 punti percentuali du luglio). Per la Cina il Fmi lima al ribasso la stima per il 2024 a +4,8% (-0,2 punti), mentre il prossimo è confermata al +4,5% L’India continua invece a correre, crescendo del 7,0% nel 2024 e del 6,5% nel 2025 .
(da agenzie)

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L’ITALIA SI STA ESTINGUENDO. E NON BASTERA’ UN BONUS BEBE’ DA 1.000 EURO PER INVERTIRE LA TENDENZA: L’ISTAT CERTIFICA UN NUOVO RECORD AL RIBASSO PER LE NASCITE: NEL 2023 SONO SCESE A 379.890, 13 MILA IN MENO RISPETTO AL 2022, REGISTRANDO UN CALO DEL 3,4%.

Ottobre 23rd, 2024 Riccardo Fucile

E IL TREND NEGATIVO CONTINUA ANCHE NEI PRIMI SETTE MESI DEL 2024… IN DIMINUZIONE ANCHE I NATI DA GENITORI STRANIERI, CHE COSTITUISCONO IL 21,3% DEL TOTALE… L’ETÀ MEDIA DELLE MADRI AL PRIMO FIGLIO È 31,7 ANNI. NEL 1995 ERA 28 ANNI

Ancora un record al ribasso per le nascite: nel 2023 scendono a 379.890, 13mila in meno rispetto al 2022 registrando un calo del 3,4%. E’ quanto emerge dai dati dell’Istat su natalità e fecondità della popolazione residente relativi all’anno 2023.Per ogni mille residenti in Italia sono nati poco più di sei bambini lo scorso anno.
Il calo delle nascite prosegue anche nel 2024: in base ai dati provvisori relativi – si legge nel report – a gennaio-luglio le nascite sono 4.600 in meno rispetto allo stesso periodo del 2023.
La diminuzione delle nascite, “che comporta un nuovo superamento al ribasso del record di denatalità, si inserisce in un trend ormai di lungo corso” viene sottolineato nel report. Rispetto al 2008, anno in cui il numero dei nati vivi superava le 576mila unità, rappresentando il più alto valore dall’inizio degli anni Duemila, si riscontra una perdita complessiva di 197mila unità (-34,1%). La sistematica riduzione rilevata in tale periodo è stata annualmente di circa 13mila unità, corrispondente a un tasso di variazione medio annuo del 2,7 per mille.
Diminuiscono i primogeniti registrando nel 2023 un – 3,1% rispetto al 2022 e ritornano ai livelli del 2021. L’aumento dei primogeniti osservato nel 2022 sul 2021 ha costituito quindi una breve parentesi di ripresa – viene sottolineato – determinata dal recupero di progetti riproduttivi rinviati nel periodo pandemico. I secondi figli diminuiscono del 4,5% e quelli di ordine successivo dell’1,7%.
In calo in Italia anche i nati da genitori stranieri. Continua nel 2023 la diminuzione delle nascite da genitori in cui almeno uno dei partner è straniero. E’ quanto emerge dai dati Istat resi noti oggi. Queste nascite, che costituiscono il 21,3% del totale, sono passate da 82.216 del 2022 a 80.942 del 2023. Dal 2012, ultimo anno in cui si è osservato un aumento sull’anno precedente, il calo è stato di 27mila unità.
La regione con la più alta incidenza di nati stranieri rispetto al totale è l’Emilia-Romagna (21,9%). Tra le altre regioni del Nord, un nato su cinque è straniero in Liguria e Lombardia; seguono il Veneto (18,6%), il Piemonte e il Friuli Venezia Giulia (17,9%). Al Centro spicca la Toscana (18,1%), mentre nel Mezzogiorno la percentuale è decisamente più contenuta, con un minimo in Sardegna del 3,9% e un massimo in Abruzzo del 10%.
E’ di 31,7 anni l’età media delle madri alla nascita del primo figlio in Italia nel 2023 mentre nel 1995 era 28 anni. E’ quanto emerge dai dati Istat su natalità e fecondità della popolazione residente. Più in generale, considerando ogni ordine di nascita, l’età media al parto, dopo un biennio di stabilità, aumenta lievemente rispetto al 2022, passando da 32,4 anni a 32,5 anni nel 2023.
L’età media al parto è più alta per le italiane (33,0) rispetto alle straniere (29,7). Rispetto al 1995, l’età media alla nascita dei figli è aumentata di oltre due anni e mezzo. Continua a crescere l’incidenza di nascite fuori dal matrimonio. Nel 2023, contrariamente a quanto osservato negli ultimi anni, i figli nati fuori dal matrimonio sono lievemente diminuiti: si attestano a 160.942, registrando un calo di poco più di 2mila unità sul 2022. La loro incidenza sul totale delle nascite continua però a crescere (42,4% nel 2023, +0,8 punti percentuali sul 2022), sebbene in misura inferiore rispetto alla crescita media registrata nel periodo 2008-2022 (+1,5 annuo)
(da agenzie)

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