Novembre 11th, 2024 Riccardo Fucile
LE PAROLE FETICCIO DI STAGIONI LONTANE… SALVINI RIDICOLO: VUOLE CHIUDERE I CENTRI SOCIALI CHE HA FREQUENTATO PRIMA DI INTERPRETARE LA PARTE DEL SEDICENTE “PATRIOTA”
Zecche rosse e camicie nere se le sarebbero volute dare di santa ragione a Bologna, o forse no,
forse tutte e due le falangi speravano nell’interposizione della polizia, come poi è avvenuto (per fortuna). E alla politica, alla politica che cavalca l’onda degli scontri riesumando il vocabolario dei Settanta – zecche rosse è di Matteo Salvini, camicie nere del sindaco Matteo Lepore – si vorrebbe fare una sola domanda: ma non ne abbiamo avuto abbastanza? La sceneggiata muscolare messa in campo dagli opposti movimentismi a Bologna, a una settimana dal voto, è una parodia di guerra civile dalla quale gli adulti dovrebbero prendere le distanze in blocco, usando appunto il linguaggio degli adulti e non le parole-feticcio di stagioni lontane, riabilitate come sistemi sbrigativi per segnalare una posizione di principio.
Possono fare di meglio. Dovrebbero fare di meglio, e non per una generica prudenza ma per rispetto delle nostre orecchie e anche dei problemi dei bolognesi, degli emiliani, dei romagnoli che stanno decidendo a che santo votarsi per i prossimi cinque anni. Rivestono cariche importanti, viaggiano in auto blu con scorta, hanno potere, dispongono nomine, regolamenti e leggi: sentirli parlare come gli adolescenti in eskimo e bomber di mezzo secolo fa, le zecche e i neri di quando zecche e neri se le davano davvero, risulta ridicolo ma anche inquietante.
Viene da chiedersi se questo sia il bipolarismo 2.0 che ci aspetta, il mondo nuovo in sintonia con il dibattito pubblico americano, cane pazzo, tiranno, mangiagatti, stupratore, spazzatura, comunista, devi andare all’inferno.
La differenza che sfugge è che in America le parole, fino ad ora, sono rimaste parole: gattare e cani pazzi non si sono mai ammazzati tra di loro. Da noi l’esperienza del passato ci dice che possono diventare fatti, fatti pericolosi, e persino chi non ci è passato per diretta esperienza dovrebbe avere una voce interna che lo sconsiglia all’uso dell’eccesso verbale contro il nemico. Invece no, tutto è cancellato, col paradosso che il protagonista senjor di questa storia, Matteo Salvini, nei suoi trascorsi fu zecca rossa e frequentò uno di quei covi di zecche rosse (il Leoncavallo) di cui adesso la Lega chiede la chiusura, e ne parlò pure bene come luogo di discussione e confronto.
Magari è solo perché siamo anziani, ma tutto ciò che vediamo in questo dibattito appare una finzione. Finto il proclama «Riprendiamoci Bologna» di CasaPound e della nuovissima Rete dei Patrioti: ma cosa possono e vogliono riprendersi che non sono nemmeno candidati? Finto lo sdegno di chi condanna i centri sociali, perché era ovvia e annunciata la loro mobilitazione. Finta la tesi «il corteo andava spostato altrove» perché ovunque avessero sfilato quelli ci sarebbe stata una contro-manifestazione di quegli altri. Finti, soprattutto, gli stati d’animo esibiti dalle due fazioni: i neri che rivendicano il diritto a manifestare come se non lo avessero, come se fossimo nel ’77 delle piazze interdette alla destra e non nel 2024 del governo della destra, e i rossi che reagiscono come se fossimo nel ’67 del golpe in Grecia, o nel ’73 del golpe in Cile, e l’affacciarsi in pubblico di certe formazioni segnalasse un progetto di rovesciamento armato delle istituzioni.
Di vero, alla fine, c’è solo l’ennesima campagna in cui entrambe le parti cercano di portare lo scontro zecche rosse-fascisti al centro della scena, giudicando la cosa conveniente per mobilitare l’elettorato di riferimento e difendere i rispettivi interessi nella imminente sfida delle Regionali. Vedremo domenica prossima se sarà servito, e in quali proporzioni.
(da La Stampa)
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Novembre 11th, 2024 Riccardo Fucile
“È PIÙ ADATTO AL PALCOSCENICO CHE ALLA POLITICA”… LA FURIA DELLA CASA REALE CONTRO “BOJO”, CHE SI PRESENTAVA A CORTE DIRETTAMENTE DAL CAMPO DA TENNIS, VESTITO ANCORA IN TENUTA SPORTIVA
Kate, Catherine, è tornata. Pronta a riprendersi il ruolo di donna chiave nella famiglia reale. La «magnolia d’acciaio» — come è stata chiamata affiancandola alla regina Madre Elizabeth Bowes-Lyon che resse la crisi della seconda guerra mondiale e dell’abdicazione di Edoardo VIII — è rifiorita. E ieri, al balcone del Foreign Office a Whitehall, Londra, per la cerimonia dei caduti al Cenotafio, ha catturato l’attenzione del mondo. Mentre i veterani sfilavano davanti ai Windsor, al premier Sir Keir Starmer e 8 ex primi ministri.
C’era anche l’ex premier Boris Johnson, chiamato ora in causa dal libro «Out» del giornalista Tim Shipman. «Almeno quell’idiota non organizzerà il mio funerale», avrebbe confidato Elisabetta II poco prima di morire, scrive Shipman a proposito di Johnson, considerato dalla regina «più adatto al palcoscenico» che alla politica.
Un profilo, quello dell’ex premier conservatore, che aveva già attirato l’attenzione del futuro re Carlo e del principe William: «Carlo era assolutamente furioso», avrebbe detto un cortigiano. «Era sconvolto che Johnson trattasse la regina a quel modo». Senza contare i tanti episodi sullo stile Boris che, per esempio, arrivò a un vertice direttamente dal campo di tennis, in bermuda.
Primo weekend pieno di «lavoro», «duty». Uno spartiacque dopo l’ annus horribilis iniziato col ricovero di Kate il 16 gennaio scorso, l’operazione all’addome poi la scoperta del cancro, il «photogate» della foto ritoccata seguito dal video alla Bbc a marzo per condividere la sfida al cancro. E il calvario della chemioterapia. Ma ora il 2024 si chiude e la principessa del Galles, prepara il suo concerto di Carols natalizi a Westminster Abbey. Proiettata a un 2025 di ritorno alla normalità.
(da agenzie)
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Novembre 11th, 2024 Riccardo Fucile
IL 60% DELLA DOMANDA SI SPOSTA SUGLI AFFITTI, MA PURE IN QUEL CASO SI FA FATICA A PAGARE VISTO CHE I PREZZI NELLE GRANDI CITTÀ SONO FOLLI – ALCUNE AZIENDE ILLUMINATE AIUTANO I LAVORATORI A TROVARE CASA E SOSTENERNE I COSTI, CHE SE ASPETTANO IL GOVERNO SOVRANISTA VANNO A DORMIRE SOTTO UN PONTE
Comprare casa è sempre più “impossibile”, un miraggio per tantissimi italiani. Tre milioni di
famiglie sarebbero interessate a comprare un’abitazione nei prossimi 12 mesi, ma meno di una su tre è nelle condizioni di farlo, secondo le rilevazioni di Nomisma. La domanda “reale” è di 980 mila famiglie. Il Rapporto sull’Abitare 2024, realizzato da Nomisma con il supporto di Crif e presentato in un evento organizzato con Confindustria, indica un accentuarsi delle difficoltà di acquisto dell’abitazione, al punto che il 60% della domanda si sposta sull’affitto.
Aumentano al tempo stesso anche i problemi a sostenere i canoni, sempre più salari. Così anche per le locazioni c’è una differenza tra la domanda potenziale, che vede 1,3 milioni di famiglie interessate, e quella reale, alla luce delle condizioni di mercato, che è di 580 mila. I dati sui mutui indicano inoltre una diminuzione della percentuale di famiglie che intendono ricorrere a un mutuo per comprare casa: passa dal 77,9% del 2023 al 75,6% del 2024 a fronte di una tendenza all’autoselezione da parte delle famiglie stesse, convinte di non avere i requisiti per avere l’ok dalle banche
L’interesse nei confronti della casa resta “ben saldo”, anche da parte dei giovani che vorrebbero comprare casa, ma il reddito disponibile per tre famiglie su cinque appare inadeguato o appena sufficiente per far fronte alle necessità. Le maggiori difficoltà riguardano le famiglie unipersonali e quelle più numerose.
Dal rapporto emerge l’assenza di un’offerta di acquisti adeguata, specialmente nel segmento della locazione a costi accessibili. Tanto che solo l’11% delle famiglie multiproprietarie prevede di affittare le proprie case con formule a medio termine, considerate rischiose e poco remunerative. “Passiamo troppo tempo a parlare di limitazioni agli affitti brevi, che pure sono una parte del problema e vanno senz’altro regolamentati, e non dedichiamo energie a immaginare iniziative di defiscalizzazione, di riduzione tariffaria e di introduzione di garanzie per la proprietà privata”, osserva Luca Dondi di Nomisma.
La carenza di alloggi sostenibili sta portando intanto a iniziative delle aziende per aiutare i nuovi lavoratori a trovare casa e sostenerne i costi
(da agenzie)
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