Novembre 11th, 2024 Riccardo Fucile
ORA I SETTE, EGIZIANI E BENGALESI, DOVRANNO TORNARE IN ITALIA… I GIUDICI: “I CRITERI DI DESIGNAZIONE DEI PAESI SICURI LI DECIDE L’UE”… SI SONO PURE DIMENTICATI DI FARE LA VIDEOREGISTRAZIONE DELL’UDIENZA DI 4 MIGRANTI DOPO AVER SPESO UN MILIONE DI EURO PER 22 SALE DI REGISTRAZIONE
La sezione immigrazione del tribunale di Roma ha rimesso il caso dei migranti trattenuti nel
centro in Albania alla Corte di giustizia europea sospendendo il provvedimento di convalida del trattenimento. La decisione riguarda sette migranti, egiziani e bengalesi, che ora si trovano all’interno del centro italiano di permanenza per il rimpatrio di Gjader in Albania.
Allo scadere dei termini di convalida i sette migranti dovranno lasciare il centro di Gjader. Il testo del provvedimento della XVIII sezione immigrazione del Tribunale di Roma, si legge, “rimette alla Corte di giustizia dell’Unione europea, ai sensi del art. 267 TFUE” e “sospende il presente giudizio di convalida del fermo restando gli effetti del trattenimento provvisorio disposto dall’amministrazione per legge (art.6 dlgs 142/2015 e 14 TU immigrazione e art.4 del protocollo Albania)”.
“Deve evidenziarsi che i criteri per la designazione di uno Stato come Paese di origine sicuro sono stabiliti dal diritto dell’Unione europea. Pertanto, ferme le prerogative del legislatore nazionale, il giudice ha il dovere di verificare sempre e in concreto – come in qualunque altro settore dell’ordinamento – la corretta applicazione del diritto dell’Unione, che, notoriamente, prevale sulla legge nazionale ove con esso incompatibile, come previsto anche dalla Costituzione italiana”.
E’ quanto si legge in una nota del tribunale di Roma che si è espresso sul caso dei sette migranti nel centro italiano in Albania.
Dopo la decisione del tribunale di Roma che ha sospeso la convalida del trattenimento, i 7 migranti portati venerdì scorso nel centro di Gjader, in Albania, saranno liberati nelle prossime ore e trasferiti in Italia, con arrivo probabilmente a Brindisi, a quanto si apprende.
Egiziani e bengalesi dovranno quindi tornare in Italia. A cinque di loro le commissioni hanno momentaneamente già negato il diritto di asilo secondo le procedure accelerate di frontiera, per loro dunque le udienze sul trattenimento era sostanzialmente inutili, spiega Rosa Emanuele Lo Faro, avvocata esperta di diritto degli stranieri e politiche migratorie.
Mentre sono ancora in valutazione le storie di altri due migranti, sui quali le commissioni territoriali non si sono ancora pronunciate, ma che comunque non potranno essere trattenuti oltre a Gjader.
Quel che era già accaduto con il primo gruppo di dodici persone soccorse in mare dalla guardia di finanza e rinchiuse nel centro di Gjader è accaduto di nuovo. Con una novità, anzi due: la disapplicazione del decreto Paesi sicuri varato in fretta e furia dal governo tra il primo e il secondo trasferimento nella speranza di evitare un nuovo flop e di alzare la voce con i magistrati.
E il rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia europea, autrice della sentenza con la quale il 4 ottobre scorso ha stabilito che, ai fini del trattenimento di un migrante, un Paese può dirsi sicuro solo se lo è in ogni sua porzione di territorio.
Non è un unicum: alla Corte Ue si erano già rivolti in questi giorni il tribunale di Bologna, quello di Palermo e ancora quello di Roma. Oggi la nuova decisione dei magistrati della sezione immigrazione della capitale. Un nuovo freno al progetto Albania, che sin qui è costato allo Stato migliaia di euro con centri vuoti da un mese.
Sospesi quattro “no” alla protezione per i primi migranti trasferiti in Albania
Non è tutto. I migranti del primo gruppo di dodici trasferiti a bordo della Libra avevano impugnato il rigetto delle loro domande di protezione internazionale. La stessa sezione per l’immigrazione del tribunale civile di Roma ha sospeso almeno quattro di questi “no” all’asilo per altrettanti migranti bangladesi e egiziani, uno dei quali assistito dall’avvocato Gennaro Santoro. La motivazione, riportata nel dispositivo, fa riferimento alla decisione che dovrà essere presa a luglio del 2025 dalla Corte europea di giustizia a cui il tribunale romano si è appellato. Nel decreto, che fissa una nuova udienza per i migranti, si legge anche che “non è disponibile la videoregistrazione dell’audizione innanzi alla commissione territoriale”. Un’altra anomalia delle spese pazze dei centri di trattenimento e rimpatrio di Gjader: per le 22 aule per lo svolgimento delle udienze in via telematica è stato speso più di un milione di euro. Ma le videoregistrazioni non ci sono.
(da agenzie)
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Novembre 11th, 2024 Riccardo Fucile
“SOLDI E DROGA, ANCH’IO VIVEVO COSÌ GUADAGNAVO DIECIMILA EURO AL MESE MA A TUTTI DICO: NIENTE SCORCIATOIE”
«Appena arrivato a Nisida mi sono detto: “Mi hanno portato in carcere? E allora sono uno buono . Ero pronto a spaccare il mondo». Aveva 15 anni, M. C., napoletano del quartiere Secondigliano, quando fu condotto per la prima volta nell’istituto minorile che ha ispirato la fiction Mare fuori . Aveva commesso reati di droga, era già stato per tre mesi in comunità ed era evaso due volte. Oggi ha cambiato vita, ha 27 anni, si è trasferito in centro Italia e lavora sodo. Assistito dall’avvocata Mariangela Covelli, ha chiuso i conti con la giustizia. E ai ragazzi che, nella sua città d’origine si fanno la guerra a colpi di pistola, dice: «Basta con le armi e con l’illegalità. Trovatevi un lavoro».
Perché secondo lei tanti giovanissimi girano con una pistola in tasca?
«È diventata una tragica moda. Lo fanno per sentirsi grandi. “Tengo la pistola, s o’ ruoss ”, pensano. Sono forte»
Il carcere può aiutare un ragazzo a comprendere i suoi errori?
«Può servire, ma solo se dietro al ragazzo c’è una famiglia. A me non è capitato, non ce l’avevo. Mia madre e mio padre erano detenuti. Ero solo e tutto ciò che mi passava davanti era tutto negativo».
Come si comportò una volta entrato in cella?
«Il primo anno non è stato facile, litigavo con tutti. Mi proponevano corsi di ogni tipo: informatica, pizzeria. Ma io rifiutavo sempre. Un giorno facevo discussioni con gli agenti, l’altro con i ragazzi. E ogni volta finivo in isolamento. Da una cella all’altra. Poi si avvicinò un educatore e le cose cambiarono».
Perché?
«Prese a cuore la mia situazione. Mi diede un obiettivo da raggiungere: se ti comporti bene, disse, ti faccio andare a lavorare e potrai tornare a casa. Mi sono fidato. Così ho cambiato atteggiamento. Ho iniziato a frequentare i corsi, ho conseguito il diploma da elettricista e un attestato per poter lavorare, facevo ceramica. Sono uscito da Nisida a 17 anni con l’affidamento ai servizi sociali».
E ha chiuso con il crimine?
«Non in quel momento. Ho commesso un altro reato. E sono finito a Poggioreale. Il carcere è più duro, celle affollate, caldo».
Il carcere non l’ha aiutata, dunque?
«Recuperare i detenuti è sempre una cosa molto difficile, sia per i minori, sia per gli adulti. Le opportunità, a Nisida, te le danno. La prima cosa è la volontà del ragazzo. Nessuno riesce a farsi un’altra vita solo grazie al carcere
E come è andata?
«Oggi quelli che mi vedono, mi apprezzano. Ci vogliono più attributi per andare a lavorare che per commettere un reato. Non ho niente contro lo Stato, ma non fanno nulla per aiutare il mondo delle carceri. Solo chi ci è stato dentro può capirlo. Guadagnavo anche 10mila euro al mese con la droga. Ma mi sento più ricco oggi perché lavoro».
(da la Repubblica)
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Novembre 11th, 2024 Riccardo Fucile
IL SUPERMARKET DELLA MORTE: “PER TROVARE PISTOLE E COLTELLI BASTA SCENDERE NEI VICOLI”
Il diciassettenne che ha ammazzato l’incolpevole Giogiò Cutolo disse di aver trovato la pistola
sotto una pianta nei vicoli dei Quartieri Spagnoli. Il suo coetaneo che ha assassinato il portiere dilettante di calcio Santo Romano ha sostenuto di averla comprata per 500 euro «dagli zingari». Emanuele Caiafa, il 19enne che all’alba di sabato ha sparato con una 9.21, credendo fosse un giocattolo, e ha ucciso il suo amico Arcangelo Correra dice di averla notata poggiata sulla ruota di una macchina in sosta.
Vere o false che siano queste ricostruzioni, un dato è incontestabile: a Napoli circola una quantità spaventosa di armi da fuoco. I carabinieri ne hanno sequestrate 372 negli ultimi due anni, 217 solo nel 2024. E c’è l’emergenza legata ai coltelli: sono stati 278 i sequestri da gennaio a ottobre, 172 nel 2023.
Per le pistole gli acquisti si stanno spostando sul web e non solo nei canali “dark”. «Con pochi soldi i ragazzi comprano armi dai social o su internet e si rivolgono a piccole fabbriche per far diventare una pistola a salve idonea allo sparo», avverte la pm della Procura minorile di Napoli Emilia Galante Sorrentino.
Ha voluto fare un tentativo l’associazione di volontariato napoletana Assogioca presieduta da Gianfranco Wurzburger. Una delle attiviste, Carmela Sermino, con 80 euro versati con una carta prepagata ha acquistato su un sito di e-commerce una scacciacani uguale a un’arma di ordinanza delle forze dell’ordine, facilmente modificabile.
Un’altra fonte di approvvigionamento ruota intorno a furti e rapine. Tra gli investigatori più navigati circola l’adagio in base al quale un “topo d’appartamento” esperto, durante i suoi colpi, non può non aver trovato anche qualche pistola. Ecco perché spesso gli acquirenti si rivolgono ai campi nomadi. Ma non è l’unico percorso. Un altro è quello delle rapine ai danni di metronotte o appartenenti alle forze dell’ordine.
Negli ultimi anni si sono mossi su questo mercato illegale venditori “free lance” che acquistano quantitativi anche ingenti di armi e munizioni dai trafficanti per poi rivenderle “al dettaglio” o sul dark web. Bastano poche centinaia di euro, tra i 200 e i 500. I grandi carichi seguono prevalentemente la rotta balcanica per poi arrivare in Italia nascosti su camion o autovetture.
Così si riforniscono le organizzazioni camorristiche più strutturate che, in alcuni casi, sfruttano anche i corrieri della droga per far giungere a Napoli veri e propri arsenali pronti all’uso. Spesso i giovanissimi vengono utilizzati dai boss come custodi di fucili e pistole. Ma più in generale, molti minorenni vengono impiegati nelle piazze di spaccio di stupefacenti ed è in quei contesti che molto spesso riescono a procurarsi un’arma, senza che i clan vogliano o possano fermarli.
Per la pm Galante è «come essere in guerra. La città va blindata con forze dell’ordine ed esercito, poi occhi elettronici ovunque. Ma servono anche modelli educativi alternativi».
(da La Repubblica)
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Novembre 11th, 2024 Riccardo Fucile
UN ALTRO CAPITOLO DELLA FARSA SALVINIANA
Venerdì 8 novembre un Frecciargento Roma-Genova è partito 50 minuti in anticipo dalla stazione Termini lasciando a piedi decine di passeggeri. Lo racconta su La Stampa Salvatore Settis, anch’egli protagonista della disavventura. Il treno era programmato per le ore 16,20. Ma alle 16 – si legge – «l’agognato Frecciargento» è sparito dal tabellone delle partenze. Il motivo? Il convoglio era partito alle 15,30. «Per essere puntuale non c’era altra soluzione», la spiegazione imbarazzata del personale di Trenitalia.
Il suddetto treno non poteva, infatti, percorrere Roma-Firenze sulla linea ad alta velocità. Impraticabile, scrive Settis, per impellenti lavori in corso.
E dovendo esser dirottato sulla vecchia linea, sarebbe arrivato in ritardo. Tradotto: per farlo arrivare a Genova non c’era altra soluzione che farlo partire in anticipo. Ma coi vagoni vuoti. Anche perché i viaggiatori non sono stati avvertiti del cambio di orario. Le uniche informazioni sarebbero giunte via WhatsApp. Ma anche questo – stando all’articolo – resta un mistero.
(da La Stampa)
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Novembre 11th, 2024 Riccardo Fucile
CROSETTO VUOLE PROMUOVERE SALVATORE LUONGO, ATTUALE VICE COMANDANTE. LA DUCETTA INVECE, SU SUGGERIMENTO DI MANTOVANO E FAZZOLARI, PREFERIREBBE MARIO CINQUE… DOMATTINA LO SHOWDOWN: O LA MELONI SI PIEGA O RISCHIA LA ROTTURA DEFINITIVA CON CROSETTO, GIUDICATO TROPPO AUTONOMO DALLA FIAMMA MAGICA
Dentro i vertici del governo c’è una lotta intestina che si sta combattendo sulla pelle di una delle istituzioni della Repubblica, l’Arma dei Carabinieri. Uno scontro durissimo tra il ministro della Difesa Guido Crosetto, da un lato, e la coppia formata dalla premier Giorgia Meloni e il suo braccio destro Alfredo Mantovano dall’altro, che rischia presto di trasformarsi un caso politico affatto banale. E che può terremotare i rapporti – già tesi – tra il Gigante e la Bambina, come gli amici chiamano i due fondatori di Fratelli d’Italia.
La questione è nota: il 14 novembre scade il mandato dell’attuale comandante generale Teo Luzi. E – con scarso senso di responsabilità istituzionale, come già accaduto nel 2023 per il vertice della Guardia di Finanza – non c’è ancora un accordo nell’esecutivo sul nome del successore.
Crosetto vuole promuovere “senza se e senza ma” Salvatore Luongo, attuale vice comandante e generale con un lungo curriculum di servitore dello stato (è stato a capo del legislativo con i ministri della Difesa di Pd e M5s Roberta Pinotti, Elisabetta Trenta e Lorenzo Guerini), mentre Meloni – su suggerimento di Mantovano e dell’altro sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, preferirebbe il generale Mario Cinque, altro eccellente ufficiale da tre anni capo di stato maggiore.
In subordine, la premier sceglierebbe quello che da molti è considerato il terzo incomodo nella tenzone, il comandante dell’interregionale “Pastrengo” Riccardo Galletta.
Meloni e Crosetto sono ai ferri corti, e non mollano le rispettive posizioni. Seppure non è chiaro – essendo tutti i tre candidati generali stimati – le reali cause di un braccio di ferro che sta allarmando anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Sgomento dai ritardi dell’esecutivo e dai veleni che condizionano a cascata la vita di un corpo dello Stato che dovrebbe essere messo al riparo dalle tensioni politiche.
Risulta a chi scrive che Crosetto – stanco di non avere risposte sul dossier – abbia rotto gli indugi in vista dell’ultimo Consiglio dei ministri utile a deliberare la nomina prima dell’uscita di Luzi (il cdm è previsto martedì mattina). Gli uffici di Mantovano hanno così ricevuto venerdì scorso la lettera di Crosetto con l’indicazione di Luongo: per legge è infatti il ministro della Difesa a proporre il nome del nuovo comandante, sentito il Capo di stato maggiore della difesa. Quest’ultimo è Luciano Portolano, che ha già dato il suo ok a Luongo.
A Palazzo Chigi non hanno preso bene la mossa di Crosetto, considerandolo una sorta di forzatura. Il dado però è ormai tratto: martedì mattina o Meloni si piega e accetta il candidato del ministro, oppure prende altro tempo imponendo al cdm una fumata nera sulla nomina. In questo caso le conseguenze potrebbero essere pesanti: Crosetto ha già dato la sua parola a Luongo e non intende fare retromarce.
Come avvenuto invece mesi fa sui vertici di Gdf e Aisi, quando i suoi preferiti (rispettivamente Umberto Sirico e Giuseppe Del Deo) hanno perso la corsa. La premier, lo sappiamo, però non ama alcuna costrizione, e potrebbe decidere comunque di ufficializzare la crisi strisciante con uno dei suoi fedelissimi, con il quale ha un rapporto profondo ma sempre più complicato.
Tanto che da Palazzo Chigi spiegano che «il vero nodo» sarebbe non «la figura, stimabilissima, di Luongo», ma proprio il fatto che il generale sia visto come «troppo vicino a Crosetto».
Ma cosa è successo? I motivi sono plurimi. In primis la premier e i due sottosegretari non tollerano l’autonomia con cui da sempre si muove il ministro, pure mal sopportato dalla base di FdI che lo considera (da ex democristiano e forzista) assai lontano dalla cultura ex missina. Meloni non apprezza dell’amico nemmeno i rapporti che intrattiene con soggetti come Luigi Bisignani (i due si incontrano spesso negli uffici della Difesa) o con l’imprenditore Carmine Saladino, nella cui casa vive il ministro.
La situazione è diventata più tesa anche per colpa (indiretta) del nostro giornale: quando mesi fa abbiamo raccontato del tentativo della moglie di Crosetto di entrare all’Aise, il ministro ha deciso di chiamare il capo della procura di Perugia Raffaele Cantone, rilasciando un verbale nel quale ha attaccato i vertici dei nostri servizi di intelligence. Un blitz che Mantovano e la stessa Meloni hanno considerato “sconsiderato”.
Detto questo, il governo si assumerebbe la responsabilità di tenere ancora a bagnomaria l’intera Arma dei carabinieri. Che da mesi (e mentre gestisce deleghe di inchieste politicamente sensibili come il presunto dossieraggio di Milano, quello di Bari e la vicenda dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano) è in fibrillazione a causa delle indecisioni della destra.
L’uscente Luzi ha già invitato autorità e giornalisti venerdì 15 novembre per la cerimonia di avvicendamento della carica di comandante generale: se il cdm non nominerà il successore, sarà proprio Luongo a prendere l’interim.
(da Domani)
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Novembre 11th, 2024 Riccardo Fucile
LA PROPOSTA DI ‘GNAZIO, VERO RAS DI FDI A MILANO NONOSTANTE L’IMPARZIALITÀ CHE RICHIEDEREBBE LA SUA CARICA, “SPIAZZA” FORZA ITALIA. GLI AZZURRI SPERAVANO DI PRENOTARE LA POLTRONA VISTO IL CROLLO DELLA LEGA (ORMAI AL 6%)… A SINISTRA SPUNTANO I NOMI DI MARIO CALABRESI, CHE SI È CHIAMATO FUORI, E PIERFRANCESCO MAJORINO
«Lupi, tu hai grande responsabilità nel partito e a Milano. Ne parleremo con calma, ma a
buon intenditor…». È stato il presidente del Senato Ignazio La Russa a portare un po’ di pepe alla reunion milanese dei centristi.
L’evento dal titolo “Con centro popolare, Noi Moderati cresce” — che ha certificato il ritorno di Mariastella Gelmini, Mara Carfagna e Giusy Versace nell’alveo del centrodestra — si è così trasformato nell’investitura di Maurizio Lupi a candidato sindaco della coalizione nel capoluogo lombardo. Con Forza Italia, però, che ha già storto il naso.
Mancano più di due anni alla campagna elettorale per eleggere il successore di Beppe Sala, ma nella maggioranza di governo si è già aperta la partita su chi sarà a esprimere il nome per riconquistare il capoluogo lombardo.
La Russa, tra una battuta e l’altra, ha lanciato l’amo: «Sala non può più fare il sindaco, il terzo mandato non c’è». Perciò, ha spiegato, l’alternativa del centrosinistra a lui, aspirante federatore dei moderati di quella parte politica, è «la sinistra».
Niente fughe in avanti, dunque, perché a farsi fuori, politicamente, ci vuol poco. L’importante è «non arrivare impreparati» come «quattro anni fa» quando, con un candidato debole sponsorizzato da Salvini (Luca Bernardo), sì è «riconsegnata la città alla sinistra».
Il tema è caldissimo, soprattutto alla luce degli equilibri interni al centrodestra. Le proporzioni, dopo le Europee, sono cambiate rispetto al 2021: Fratelli d’Italia (secondo partito in città dopo il Pd) è al 21 per cento, Forza Italia sfiora il 9 per cento e la Lega si ferma al 6. Ecco perché i berlusconiani, che un paio di settimane fa hanno espresso anche loro la necessità di darsi una mossa, sono convinti che la trattativa su chi esprimerà il candidato sarà a due, con la Lega assai ridimensionata.
«Se la proposta di Fratelli d’Italia è Maurizio Lupi — ha detto il coordinatore lombardo di Forza Italia Alessandro Sorte — senz’altro rappresenterebbe una candidatura solida ed apprezzabile. Come centrodestra riteniamo opportuno confrontarci quanto prima nelle sedi opportune, nelle quali Forza Italia non farà a meno di avanzare la sua proposta». Non un semaforo verde a Lupi, dunque, ma la volontà di sedersi a un tavolo per calibrare il peso dei partiti.
Dall’altra parte, il centrosinistra molto probabilmente sceglierà il suo candidato sindaco con le primarie. Tra i nomi, oltre a quello di Mario Calabresi (continua a circolare, nonostante lui si sia chiamato fuori), c’è quello del capogruppo regionale del Pd Pierfrancesco Majorino.
(da Il Corriere)
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Novembre 11th, 2024 Riccardo Fucile
LA DESTRA DELL’ILLEGALITA’ VUOLE UNA MAGISTRATURA PRONA AI SUOI DISEGNI
La vendetta del governo nei confronti dei magistrati è iniziata. E qualsiasi occasione è buona. Anche se riguarda un provvedimento che, in teoria, dovrebbe concentrarsi sulla riforma della Corte dei Conti in discussione in commissione Affari Costituzionali alla Camera su proposta del capogruppo di Fratelli d’Italia, Tommaso Foti. Martedì i deputati finiranno di votare gli emendamenti e tra quelli che saranno approvati ce n’è uno che prevede una ritorsione nei confronti dei magistrati: il governo vuole punire disciplinarmente i pm e i giudici che avranno disposto un’ingiusta detenzione
Tutto parte da un emendamento del deputato di Forza Italia, Enrico Costa. Quest’ultimo ha presentato una modifica al disegno di legge chiedendo che nei casi di ingiusta detenzione, il fascicolo sul magistrato venga mandato direttamente alla Corte dei Conti che possa contestargli il danno erariale. Insomma per colpirlo economicamente. Ma l’emendamento è stato prima accantonato dal governo e adesso l’esecutivo ha intenzione di riformularlo se possibile in versione ancora più pesante per i magistrati: il nuovo emendamento prevederà che il fascicolo venga mandato al Procuratore Generale della Corte di Cassazione che ha l’obbligo di esercitare l’azione disciplinare nei confronti del magistrato.
La norma è stata scritta tra Palazzo Chigi con la supervisione del sottosegretario Alfredo Mantovano e il ministero della Giustizia. Sarà depositata martedì, il giorno del voto in commissione alla Camera.
Funzionerà così. Un indagato viene arrestato, poi in caso di assoluzione fa domanda per chiedere la riparazione del danno in caso di ingiusta detenzione. Una decisione che viene presa in prima battuta dalla Corte di Appello. Se poi la sentenza diventa definitiva, la persona assolta ha diritto a un risarcimento economico del danno da parte dello Stato. Non è quindi, ovviamente, il magistrato a pagare di tasca propria. Ma per il governo serve che il magistrato o il giudice che hanno disposto la detenzione debbano pagare disciplinarmente e andare incontro a sanzioni sulla propria carriera all’interno della magistratura.
La responsabilità nei casi di ingiusta detenzione è una battaglia che in questi mesi è stata portata avanti spesso dal centrodestra, anche dopo l’inchiesta ligure che ha portato ai domiciliari nei confronti dell’ex presidente della Regione Giovanni Toti. Secondo la relazione al Parlamento del ministero della Giustizia relativa all’anno 2023 (introdotta proprio grazie a una norma di Costa), 2018 al 2023 sono state risarcite dallo Stato 4.368 persone ingiustamente arrestate, per una somma complessiva di 193 milioni di euro. Negli ultimi trent’anni, invece, lo Stato ha sborsato quasi un miliardo per risarcire coloro che finiscono in carcere ingiustamente.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Novembre 11th, 2024 Riccardo Fucile
QUATTRO GIORNI PRIMA DELLA MANIFESTAZIONE, IL COMITATO PER L’ORDINE PUBBLICO E LA SICUREZZA HA DISPOSTO DI TRASFERIRE IL CORTEO DEI “PATRIOTI” IN UNA ZONA PIÙ PERIFERICA PER “LA CONCRETA POSSIBILITÀ DI ATTRITI”. PERCHÉ INVECE LA MANIFESTAZIONE NON È STATA SPOSTATA?
Perché la manifestazione dell’ultra destra non è stata spostata dal centro di Bologna,
nonostante la prefettura avesse disposto, in una riunione ad hoc quattro giorni prima, di trasferirla in una zona più periferica, proprio per evitare “attriti” con gli antagonisti?
Il sospetto del sindaco di Bologna, Matteo Lepore, è noto: «Qualcuno ha chiamato da Roma, si cercava l’incidente». E non sarebbe un caso, per chi sostiene questa tesi, che il centrodestra — che ha subito cavalcato «l’aggressione alla polizia» — tenga oggi un comizio in città con Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani, attesi per il rush finale delle elezioni regionali.
Il ministero dell’Interno nega pervicacemente qualsiasi regia, anche se non dirama una nota: la smentita è affidata alla prefettura locale, che fornisce una ricostruzione parziale e omissiva dell’accaduto.
Tanto che la stessa capo di gabinetto di Lepore, Matilde Madrid, contro-replica quasi minacciando: «O rettificate o divulgheremo noi il verbale del comitato per l’ordine pubblico».
Un verbale che Repubblica è in grado di anticipare. Ha il numero di protocollo “320/2024”, l’intestazione è quella appunto del “Cosp”, il comitato provinciale per l’ordine pubblico e la sicurezza, presieduto dal prefetto, a cui partecipano la questura, i rappresentanti delle forze dell’ordine e dei vigili, oltre al sindaco. La data è il 5 novembre, quattro giorni prima della manifestazione.
Dal documento emerge chiaramente che tutti fossero a conoscenza del rischio scontri. «Dall’attività informativa — si legge — è emersa la concreta possibilità di attriti tra i manifestanti facenti capo a correnti socio- politiche contrapposte».
Proprio per questo, il prefetto quel giorno «dispone» di cambiare sede alla manifestazione dei “patrioti”. «La questura — prosegue il verbale — attraverso la Digos assumerà opportuni contatti con il movimento» dei patrioti «al fine di addivenire ad una opportuna modifica del luogo di svolgimento della manifestazione, che dovrebbe avvenire al di fuori del centro storico».
Non a caso subito dopo «si ipotizza, a tal fine, la zona di piazza della Pace». Nel comunicato della prefettura del pericolo di incidenti non c’è traccia. Si parla solo della «insussistenza di motivazioni» per vietare la mobilitazione e nel passaggio in cui si accenna al tentativo di trasferirla tutto viene ridimensionato «al fatto che svolgendosi in un giorno prefestivo, avrebbe potuto impattare con il consueto affollamento in città».
(da La Repubblica)
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Novembre 11th, 2024 Riccardo Fucile
“PROVI A PRENDERE VOTI SU COSE CONCRETE E NON MANDANDOCI 300 CAMICIE NERE”
Quanto accaduto ieri a Bologna, dove si sono verificati degli scontri tra la Polizia e alcuni collettivi di sinistra, è ormai diventato un caso politico.
Nel corso della manifestazione di protesta contro il corteo organizzato da CasaPound e sedicente Rete dei Patrioti nei pressi della stazione di Bologna, alcuni agenti sono rimasti feriti. Tra i primi ad aver puntato il dito contro i manifestanti è stato il leader della Lega, che ha accusato i centri sociali definendoli “covi di delinquenti” e ha annunciato di voler chiederne la chiusura.
Per il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, intervistato da Fanpage.it, la gestione del corteo da parte del governo è stata “irresponsabile”. A una settimana dalle elezioni Regionali in Emilia-Romagna, il primo cittadino dem esorta il centrodestra a “prendere voti su delle cose concrete e non mandandoci i Patrioti e CasaPound a sfilare in città”.
Sindaco, può aiutarci a fare chiarezza su quanto accaduto ieri a Bologna?
Il comitato per l’ordine pubblico di Bologna con la prefettura e la questura aveva dato parere contrario a questa manifestazione (di CasaPound e Rete dei Patrioti, ndr.) in piazza XX Settembre. Evidentemente poi qualcuno da Roma ha dato indicazioni diverse, per cui si è svolta nonostante tutto.
Quali possono essere le ragioni secondo lei?
Io credo che a una settimana dal voto in Emilia Romagna avere 300 camicie nere che sfilano nella città medaglia d’oro per il valore militare e civile, per la Resistenza di fronte alla stazione di agosto, fosse un modo, sicuramente da parte di chi l’ha promossa, per provocare in una città dove una cosa del genere, non si è mai vista. Non avere pensato di organizzare in modo diverso questa manifestazione dando dei limiti è stato sicuramente un modo poco responsabile da parte del Ministero degli Interni, che doveva prevedere che dei rischi per la città ci sarebbero potuti essere. Perché comunque sono stati coinvolti i passanti e tante persone che hanno rischiato di finire in mezzo ai tafferugli. Quindi la gestione del corteo pubblico è stata quantomeno irresponsabile e noi da subito come amministrazione c’eravamo detti contrari a questa modalità.
Matteo Salvini ha dato la colpa ai centri sociali “occupati dai comunisti”, annunciando che chiederà di chiuderli. Come risponde?
Io penso che questo governo deve dare risposta alle cose concrete: i soldi per la sanità, l’alluvione e la casa. Questo è quello che chiedono i cittadini e i sindaci per adesso. Quello che c’è stato purtroppo è il solito copione: ci avevano provato anche quattro anni fa cinque anni fa durante le elezioni regionali con Bonaccini, venne Salvini poche settimane prima del voto. Stesso scena stesso copione, ormai è una storia che si ripete, quindi non so davvero che senso abbia. Io se fossi il loro tenterei di prendere i voti su delle cose concrete e non mandandoci i Patrioti e CasaPound a sfilare in città.
Domani Giorgia Meloni sarà a Bologna per un comizio in vista delle Regionali. Come commenta le sue parole sui fatti di ieri e cosa si aspetta?
Mi aspetto che invece che tirare le orecchie ai collettivi ci dica come mai si è permesso che trecento camicie nere sfilassero a Bologna e poi visti gli impegni che si è presa su alluvione e altri temi e delle risposte alla nostra città perché noi ci aspettavamo i fondi per l’alluvione e invece sono arrivata a 300 camicie nere.
(da Fanpage)
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