Giugno 1st, 2025 Riccardo Fucile
DI LORO NON SI E’ PIU’ SAPUTO NULLA
In Italia ogni giorno scompaiono circa 70 persone e dal 1974 (secondo l’ultimo rapporto del CED del ministero degli Interni nel 2024) risultano scomparse quasi 100mila persone. “Si tratta di un vero e proprio esercito, una città sepolta – spiega la presidente di Penelope Lazio Laura Norma Barbieri – e queste persone non possono rimanere abbandonate e soprattutto non possono essere lasciati soli i suoi familiari”.
L’evento a Roma
Oggi pomeriggio Penelope Lazio ODV ha organizzato un open day a Roma, presso il Teatro Marconi. Tra gli ospiti erano presenti rappresentanti delle istituzioni come il Comandante Polizia Locale Raul De Michelis, giornalisti e scrittori come Gabriele Raho e Massimo Lugli, familiari di scomparsi come Antonietta Gregori, Tommaso Manfredi e ovviamente il presidente di Penelope Italia, l’avvocato Nicodemo Gentile. Durante l’evento è stata presentata anche una nuova app gratuita “Sos Find You” per ricerca scomparsi
L’associazione Penelope nasce nel 2002 grazie alla tenacia di Gildo Claps, fratello di Elisa Claps scomparsa a Potenza nel 1993, con l’obiettivo di sostenere a tutte le persone che si ritrovano catapultate nel limbo della scomparsa di un proprio parente o amico.
“La loro vicinanza vuol dire tanto – afferma Maria Antonietta Gregori, sorella di Mirella scomparsa nel 1983 – quando più di 40 anni fa è scomparsa mia sorella non c’era nessuno accanto a noi. Ora invece c’è una rete di avvocati, psicologi in grado di supportare tutte questa famiglie in difficoltà”.
“La scomparsa purtroppo è uno di quegli eventi che possono riguardare chiunque. Noi diciamo sempre che una scomparsa è come un’incidente stradale, può capitare a tutti e senza preavviso. Per questo bisogna essere informati e Penelope da oltre 23 anni si occupa proprio di aiutare le famiglie in questa fase delicatissima,
ovvero quando un loro caro finisce all’improvviso nel gorgo buio della scomparsa” ha dichiarato Nicodemo Gentile, presidente di Penelope Italia.
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Giugno 1st, 2025 Riccardo Fucile
IL MINISTRO DELL’INTERNO FRANCESE BRUNO RETAILLEAU TUONA: “BARBARI NELLE STRADE”
Sono almeno 294 secondo Le Parisien gli arresti avvenuti durante la notte di festa e
guerriglia nelle piazze di Parigi, dopo la vittoria del Psg contro l’Inter nella finale di Champions a Monaco di Baviera. Già poco prima della fine della partita, la polizia aveva già arrestato
68 persone nella capitale francese, con circa 5mila tra poliziotti e gendarmi mobilitati nelle diverse zone in cui erano stati installati i maxischermi.
All’opera 5.000 fra poliziotti e gendarmi per arginare gli assalti, oltre 80 arresti. Il ministro dell’Interno francese Bruno Retailleau: “Barbari nelle strade”.
La festa dei tifosi del Paris Saint-Germain per la conquista della Champions è in aumento a Parigi, dove ormai il livello di folla sugli Champs-Elysées è vicino alla saturazione. Sono saliti a 131 gli arresti effettuati dalla polizia, mentre altri punti caldi – i Grand Boulevard, la Bastiglia e soprattutto i dintorni del Parco dei Principi – continuano a preoccupare le forze dell’ordine.
L’incendio di un’auto attorno allo stadio, dove 40.000 persone hanno assistito alla partita trasmessa sul maxischermo, ha provocato un grosso movimento di folla che è stato a stento controllato dalla polizia. Una ragazza è rimasta ferita alla Bastiglia cadendo sulle barriere poste attorno alla colonna al centro della piazza.Disordini e scene di teppismo sono state segnalate anche nel centro di Pau, capoluogo dei Pirenei: una cinquantina di giovani hanno spaccato il vetro posteriore di un autobus, poi hanno fatto lo stesso con una vetrina di un negozio Lacoste e con il portone di ingresso di una scuola media.
(da agenzie)
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Giugno 1st, 2025 Riccardo Fucile
IN 600 GIORNI DI GUERRA, LO STATO EBRAICO HA SGANCIATO SU GAZA 100 MILA TONNELLATE DI ESPLOSIVO, CHE HANNO UCCISO 54 MILA PERSONE (DI CUI ALMENO LA METÀ DONNE E BAMBINI) … L’80% DEGLI OSPEDALI È DANNEGGIATO NEI 720 ATTACCHI COMPIUTI DA NETANYAHU, IL 93% DEI PALESTINESI SOFFRE LA FAME
«Paesaggio lunare», dice chi non è di Gaza. Chi ha visto, racconta di uno scenario surreale, una distesa di terra ricoperta da polvere un po’ grigia e un po’ marrone. Non ci sono alberi.
Crateri di varie dimensioni, resti di palazzi, montagne di detriti a ricordare dove stavano le case, gli alberghi, le scuole, le moschee. Chi è nato lì, invece, parla ancora della sua bellezza. Bellezza devastata, certo, ma pronta a essere ricostruita. Perché «ricostruire» è il verbo più caro ai palestinesi, soprattutto in queste ore in cui sperano e pregano perché venga firmato un accordo di tregua. Seicento giorni dopo l’inizio della guerra, 100.000 tonnellate di esplosivo dopo, sono oltre 54 mila le persone uccise dall’esercito di Netanyahu, di cui almeno la metà donne e bambini.
Se i numeri giganteschi di questo conflitto rischiano di oscurare nomi, storie e sogni, restituiscono però un quadro chiaro del disastro in corso. In un report dell’Ispi che ha messo insieme dati provenienti
da fonti ufficiali, si legge che oltre il 70% di tutti gli edifici di Gaza è stato danneggiato. Fino alla prima metà del conflitto, gli attacchi sono avvenuti soprattutto nella parte Nord della Striscia. Poi l’esercito israeliano ha colpito duramente anche a Sud, a Rafah.
Quasi l’80% degli ospedali è stato danneggiato o distrutto e sono stati circa 720 gli attacchi alle strutture sanitarie che hanno fatto 950 morti: tra le vittime, medici e infermieri. Gli oltre due milioni di gazawi si trovano in una situazione di insicurezza alimentare tra le più gravi al mondo.
Il blocco completo degli aiuti durato due mesi, ha portato il 93% della popolazione a vivere una crisi alimentare, con il 12% che si trova in condizioni «catastrofiche». Prima della guerra, a Gaza entravano circa 600 camion di aiuti al giorno, nel corso delle ultime due settimane, ne sono entrati 400: niente rispetto alle necessità delle persone.
(da Corriere della Sera)
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Giugno 1st, 2025 Riccardo Fucile
LA PRIMA TESTA A CADERE SARÀ QUELLA DI JARED ISAACMAN, ASTRONAUTA AMICO DI MUSK E CAPO DELLA NASA IN PECTORE (DEVE ESSERE CONFERMATO DAL SENATO) -… STEVE BANNON RIVELA COSA C’È DIETRO L’ADDIO DI “MR TESLA”: UNA RISSA CON IL SEGRETARIO AL TESORO BESSENT (CHE HA SFERRATO UN PUGNO A MUSK)
La Casa Bianca intende ritirare la nomina a capo della Nasa di Jared Isaacman,
astronauta privato e miliardario del tech grande amico di Elon Musk, con il quale condivide la passione per lo Spazio. Lo riporta il sito Politico, citando una fonte della Casa Bianca e sottolineando che nei prossimi giorni sarebbe previsto il voto a
Senato di conferma di Isaacman.
Nelle audizioni di conferma il mese scorso, i democratici hanno contestato il fatto che fosse stato proprio Musk, che guida la società spaziale privata SpaceX, a chiedere, nel suo ruolo di consigliere di Donald Trump che ha ufficialmente lasciato ieri, a chiedere a Isaacman di assumere la guida della Nasa.
«Musk gli ha dato uno spintone, Bessent ha risposto con un pugno», conferma al Corriere Steve Bannon, l’ex stratega di Donald Trump nel primo mandato, che pur apprezzando i generosi 300 milioni di Elon alla campagna elettorale del 2024 si è scontrato sin da subito con l’uomo più ricco del mondo sul tema dell’immigrazione e ha detto che avrebbe «fatto di tutto» per tenerlo fuori dalla Casa Bianca.
Lo scontro con Bessent non è la causa dell’occhio nero di venerdì, attribuito da Musk a un «gioco» con il figlio di cinque anni, ma è diventato il simbolo delle contusioni riportate dall’imprenditore in questi cinque mesi nel brutale mondo politico di Washington.
L’alterco con Bessent risale ad aprile, quando il segretario del Tesoro (62 anni, anche lui miliardario) uscendo dallo Studio Ovale ha fatto notare a Musk, capo del dipartimento dell’Efficienza Governativa, che alla fine dei conti non ha tagliato «un trilione di dollari» dalla spesa federale come promesso, ma solo 100 miliardi. Musk, che secondo il New York Times ha abusato di droghe nei mesi passati (lui dice che sono tutte falsità), è ricorso alle mani.
L’imprenditore ha criticato di recente il «Big Beautiful Bill» la «bella e grande legge» (così la chiama Trump) che include il taglio delle tasse, perché aumenterà il deficit federale, ma in sostanza Bessent (che ha contribuito a negoziare quella proposta di legge con i repubblicani) dà al capo di Doge la colpa per non aver fatto i tagli.
Bannon ha detto al Daily Mail che Trump era al «100% dalla parte di Bessent», durante l’alterco, anche perché Musk ha perso «punti»
nei mesi passati, per pasticci come tentare di ricevere un briefing top secret del Pentagono sulla Cina (bloccato dalla Casa Bianca) e per aver rivelato «frodi» dell’assistenza sociale che invece erano errori contabili che non si sarebbero conclusi con versamenti di denaro.
Musk è noto per la concentrazione maniacale, ma le sue aziende hanno sofferto per il suo ruolo in politica, sia a livello di immagine che dal punto di vista pratico. Il suo tasso di approvazione è crollato: recenti sondaggi indicano che il 54% degli americani ha un’opinione negativa di lui e al 55% non è piaciuto come ha gestito il ruolo nel governo.
Come conseguenza dell’assenza di Musk e del calo delle vendite sia negli Usa che in Europa, il consiglio di amministrazione di Tesla — secondo il Wall Street Journal — aveva attivato la ricerca per un altro ceo (l’azienda nega); in ogni caso sarebbe stato spinto a investirvi più tempo, anche con incentivi economici.
L’azienda di auto elettriche aveva raggiunto un valore di mercato di 1,5 trilioni di dollari dopo l’elezione di Trump, per poi perdere più di metà del valore quando Musk era coinvolto nel governo; è risalita a oltre un trilione alla notizia che il miliardario lascia l’amministrazione. Gli investitori sperano che realizzerà la sfida delle auto a guida autonoma.
C’è poi Neuralink, guidata da Shivon Zilis, madre di quattro dei figli di Elon, che ha appena annunciato nuovi test clinici in Medio Oriente concentrati sui problemi motori e linguistici. È una delle poche startup di impianti di chip cerebrali negli esseri umani (impiantati finora a tre pazienti paralizzati) per aiutare chi ha problemi neurologici e lesioni traumatiche.
(da agenzie)
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Giugno 1st, 2025 Riccardo Fucile
MATTARELLA HA MESSO UN FRENO AL POSSIBILE ACCORDO DA 1,5 MILIARDI TRA PALAZZO CHIGI E “MR TESLA”: LE SUE PERPLESSITÀ RIGUARDANO IL FATTO CHE UN SOGGETTO MONOPOLISTA (PRIVATO, DROGATO E FUORI DI TESTA) POSSA AVERE ACCESSO A TECNOLOGIE E INFORMAZIONI SENSIBILI PER LA NOSTRA SICUREZZA NAZIONALE, COME LE COMUNICAZIONI TRA I VERTICI MILITARI O IL SISTEMA SATELLITARE DEGLI F-35 E NAVI MILITARI
Negli ultimi mesi il governo Meloni ha avviato una trattativa con la società SpaceX di Elon Musk per poter usufruire dei suoi servizi di telecomunicazioni satellitari, ma sta incontrando una resistenza più pesante di altre: quella del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Il Capo dello Stato, che ha anche il comando delle forze armate, dopo aver mostrato dubbi sul possibile accordo da 1,5 miliardi con Starlink, ha imposto una condizione ai vertici del governo: che la tecnologia satellitare fornita dalla società di Musk non venga utilizzata direttamente nell’ambito della Difesa. Un vincolo che è stato confermato al Fatto da quattro fonti di governo che chiedono l’anonimato. Il Quirinale non ha commentato.
Della questione si è parlato anche al Consiglio Supremo di Difesa, organo che si occupa di questioni di Difesa e Sicurezza nazionale, riunito al Quirinale l’8 maggio scorso. In quell’occasione la discussione sarebbe stata interlocutoria, ma di fronte ai vertici del governo, Mattarella avrebbe manifestato le sue riserve nei confronti di Starlink.
Nello specifico, da responsabile delle forze armate, il presidente della Repubblica ha diverse perplessità sul fatto che un soggetto monopolista del settore – che fino a venerdì ha fatto parte dell’amministrazione statunitense – possa avere accesso a tecnologie e informazioni sensibili per la nostra sicurezza nazionale.
Per esempio, un servizio che garantisca comunicazioni sicure con i nostri contingenti militari all’estero oppure sistemi satellitari su navi e aerei militari a partire dai cacciabombardieri F-35, come ha rivelato La Stampa la scorsa settimana.
Diverso, invece, è il discorso che riguarda l’accordo in via di definizione tra SpaceX e Ferrovie dello Stato per garantire la connessione satellitare sui treni. “Sarò il primo sostenitore”, ha detto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. Su questo, il Quirinale non avrebbe particolari riserve perché sarebbe un accordo che riguarderebbe gli “utenti” del servizio di Trenitalia: insomma, non comunicazioni segrete e militari, ma un servizio per i cittadini che ogni giorno viaggiano in treno.
Il presidente della Repubblica, va specificato, non ha potere diretto di bloccare accordi tra il governo e imprese private né tantomeno di escludere aziende dagli appalti pubblici. Ma la sua può essere una moral suasion molto pesante, tanto più per il ruolo di Mattarella a capo delle forze armate. Non è chiaro se il governo seguirà le indicazioni del Capo dello Stato o andrà avanti con l’accordo con SpaceX, rivelato da Bloomberg a gennaio
(da Il Fatto Quotidiano)
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Giugno 1st, 2025 Riccardo Fucile
IN REALTA’ GLI AVEVANO SOLO TOLTO LO SMARTPHONE…COME HANNO DOVUTO CURARLO
Il ragazzino è arrivato al pronto soccorso di Torino accompagnato dai genitori. Che
cosa è successo per scatenare la crisi. Com’è stato curato dallo psichiatra. La vicenda di due anni fa, raccontata nei giorni scorsi dal prof. Gianluca Rosso
Come un tossicodipendente in crisi di astinenza: così si è presentato un adolescente al pronto soccorso dell’ospedale San Luigi di Orbassano, nel Torinese. Accompagnato dai genitori, il ragazzino di 15 anni è stato curato dallo psichiatra Gianluca Rosso perché in stato di agitazione psicomotoria severo. «Presentava esattamente gli stressi sintomi di una persona in crisi da astinenza da sostanze – dice il professor Rosso al Corriere della Sera – Peccato che, a mancargli
in modo psicotropo, fosse lo smartphone». La vicenda risale a due anni fa, come hanno spiegato fonti dell’ospedale all’Ansa. Il prof. Rosso ne ha parlato nei giorni scorsi a margine di un dibattito a Torino.
Il telefono sequestrato dai genitori e la crisi
Rosso era di guardia la sera in cui il ragazzino è arrivato al pronto soccorso. Professore associato di psichiatria al dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino, ha dovuto ricostruire che cosa fosse successo prima che il ragazzino andasse in crisi. I due genitori avevano deciso di togliere il telefono al figlio, ormai esasperati per l’uso intensivo che ne faceva. A quel punto c’è stata la reazione che in ospedale associano a quella di un tossicodipendente in astinenza.
Il legame con il telefono simile a quello con le sostanze d’abuso
Per quanto possa stupire, spiega il prof. Rosso, la reazione del ragazzino ha una spiegazione nel fatto che l’uso dello smartphone «crea un legame con l’oggetto molto simile a quello ottenuto da altre sostanze d’abuso, come alcol, sigarette e stupefacenti». Questo perché, tutte queste sostanze «portano a uno stimolo continuo del sistema dopaminergico, al quale il nostro cervello si abitua e, proprio per questo, avverte la necessità continua dello stimolo».
L’adolescente trattato con gli ansiolitici
In base alle sue condizioni, l’adolescente è stato trattato con terapie ansiolitiche importanti. Quando è passata la crisi, è potuto tornare a casa. Perché il lavoro dell’ospedale di fatto finiva lì, visto che «non possiamo dare indicazioni per la dipendenza in senso stretto – conclude il prof. Rosso – che invece viene rimandata ai Serd». Non tutti i centri sono attrezzati però per le cosiddette nuove dipendenze. Il Corriere spiega come la Asl di Torino stia sperimentando «un modello nuovo», sviluppato dal dg Carlo Picco. Ma le leggi restano
troppo vecchie: «Il mondo delle dipendente è vincolato da normative obsolete, redatte negli anni Settanta e che oggi non corrispondono assolutamente al quadro psicologico e sociale dei pazienti».
(da agenzie)
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Giugno 1st, 2025 Riccardo Fucile
A BISEGNA 256 CANDIDATI PER 171 ELETTORI
Tutti sfaccendati. Tutti candidati. Bisegna, 212 abitanti tra la Marsica e la Valle Peligna, è il paese dell’orso abruzzese e provvisoriamente capitale mondiale del sottosopra.
Solo lì e solo in questa tornata elettorale è stato possibile candidarsi per finta ma ricevere in cambio soldi veri. Trenta giorni di aspettativa retribuita per gli appartenenti alle forze di pubblica sicurezza di tutta Italia che vogliano dedicarsi al bene comune, recita la norma.
E così il 25 aprile scorso, termine ultimo per presentare le liste elettorali e gareggiare nella tornata amministrativa di maggio, davanti agli occhi di Juri Merolli, vigile urbano a scavalco, spostato per le necessità all’ufficio protocollo del comune marsicano, si è parata dinanzi una scena incredibile: “Non potevo crederci, un fiume di candidati e tutti secondini, un mondo di guardie, un nugolo di poliziotti in fila, di amici e di parenti pronti a candidarsi per finta a Bisegna”.
Unico comune in questa tornata ad avere meno di mille abitanti e dunque a permettere la candidatura senza la necessità delle firme di presentatori, obbligo che invece grava in misura crescente per le proposte elettorali nei comuni con popolazione superiore ai mille.Dalle carceri d’Abruzzo e del Lazio, dalla Sicilia al Piemonte, una unica formidabile cordata di nullafacenti, di servitori dello Stato in libera uscita, di amanti della politica a cachet si è ritrovata per dare senso a una finzione: recitare la parte del candidato. Venticinque liste, amici, colleghi, figli, fratelli. Venticinque simboli e 256 candidati per 171 disperati elettori che l’età, la cataratta e l’artrite reumatoide obbligavano a una sosta prolungata nella cabina elettorale giacché la scheda assomigliava a un lenzuolo e il lenzuolo a una indefinibile crostata di nomi.
Alla fine, per dire, è risultato un surplus di 85 candidati rispetto al corpo elettorale: come se dalle viscere della terra fossero comparsi, nel cuore di Bisegna, super attivisti dell’impegno pubblico.
Ma vuoi mettere la bellezza di candidarsi a Bisegna? Un mese extra retribuito, e soprattutto il soprassoldo seduti in divano. Trenta giorni, olé!
Così Bisegna, che pure ha i guai suoi e le sue gelosie e i tentennamenti e gli affarucci di famiglia, giacché il paese è commissariato per una sorprendente crisi amministrativa: il sindaco uscente è stato sfiduciato e perciò il 25 maggio tutti alle urne e nel computo finale delle venticinque liste presentate due erano vere, solo
ventitré finte. Le due vere, quelle che si contendevano la guida del paesello e il pacchetto di finanziamenti che il Parco nazionale distribuisce per far fronte alle difficoltà della vita in montagna sono riuscite a totalizzare ciascuna 83 voti. Quindi pareggio, quindi ballottaggio. L’8 e 9 giugno il turno suppletivo, in questa ridicola giostra politica formato micro.
A parte l’orso, che scende dalla Montagna grande, attraversa la statale e s’imbuca ora per la valle del Sagittario e ora per il Giovenco, nessun rumore. E a parte Gerardo, allevatore di vitelli (cinque euro al chilo, vivo al macello), nessun umano in strada. 1200 metri d’altitudine: undici mesi al freddo e trenta giorni, tra luglio e agosto, al fresco.
Così al municipio, tre stanze e un bagno, l’ingresso dei secondini – servitori dello Stato in permesso premio – si sono ricostituiti nel gruppo dei candidati a spiovere, in questa breve cagnara di periferia che illustra come la legge riesca a produrre le burle più enormi quando non le vere e proprie truffe.
Le carceri sovraffollate, la polizia penitenziaria sotto stress e duecento poliziotti vogliosi di un mese di ferie extra e un bonus per l’indegnità del comportamento. Fare finta di avere cura del bene comune in questa piccola ma significativa storia di come la furbizia approdi sempre alla truffa e la truffa il vestito della festa per troppi di noi. Bisegna è divenuta l’attrattore naturale degli sfaccendati d’Italia per il fatto di essere l’unico paesino in gara in questa tornata amministrativa. Il format del candidato per gioco ha offerto memorabili menzioni. Per legge bisogna allegare il programma politico della lista che si candida a guidare il municipio e il leader proposto a sindaco. Uno di questi si chiama Giorgio Cefalù, ha prodotto le motivazioni della propria discesa in campo. “Combattere l’erosione della costa” ha scritto. Si copia e si burla. Così fan tutti, si
fa persino in Parlamento e perché no a Bisegna: lotta all’erosione e cura del mare, incentivi per la canna da zucchero, per la lontra e il fagiano.
Tutti in bella copia, nel numero di copie previste e vidimate. All’ufficio protocollo hanno chiamato da Regina Coeli: “Ma è vero che i nostri uomini sono venuti a candidarsi lì?”.
Assolutamente sì, Carceri sguarnite e scheda elettorale zeppa di simboli ultra taroccati. La scheda elettorale lunga 85 centimetri, 256 nomi di italiani in trasferta senza un voto che fosse uno.
Tutti sfaccendati. Tutti candidati.
(da il Fatto Quotidiano)
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Giugno 1st, 2025 Riccardo Fucile
COLPITO UN PUNTO DI RACCOLTA DI AIUTI UMANITARI IN UNA ZONA INDICATA COME SICURA PER I CIVILI EVACUATI… OCCIDENTE TACE SU UNA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE CAPEGGIATA DA UN CRIMINALE
Decine di persone persone sono state uccise e 120 ferite nei pressi di un centro di
distribuzione di aiuti umanitari a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza.
Lo riferiscono fonti locali e umanitarie, tra cui l’emittente Al Jazeera – che parla di almeno 40 morti – e la Protezione civile di Gaza, secondo cui i colpi sarebbero partiti da veicoli dell’esercito israeliano mentre centinaia di civili si dirigevano verso il sito per ricevere generi di prima necessità.
L’episodio si è verificato nella zona di al-Mawasi, area indicata da Israele come “sicura” per i civili evacuati da altre parti del sud della Striscia. La Mezzaluna Rossa palestinese ha reso noto che i suoi team hanno trasferito 23 morti e 23 feriti dal centro di distribuzione di aiuti a Rafah.
Le immagini e le testimonianze dirette dell’attacco non sono al momento disponibili, e l’esercito israeliano (Idf) non ha rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale.
Secondo quanto riferito dalla Difesa civile locale, i colpi sarebbero stati esplosi da mezzi blindati dell’Idf verso una folla di civili che si stava avvicinando a un punto di raccolta per gli aiuti alimentari della Gaza Humanitarian Foundation, parte del programma di assistenza coordinato dagli Stati Uniti. Il portavoce Mahmoud Basal ha parlato di “un attacco deliberato contro civili disarmati”, sottolineando la
gravità dell’episodio in un contesto già segnato da settimane di ostilità e crisi umanitaria.
“Le uccisioni riflettono la natura di queste aree come trappole mortali di massa, non come punti di soccorso umanitario. Ciò che sta accadendo è un uso sistematico e doloso degli aiuti come strumento di guerra, impiegato per ricattare i civili affamati e radunarli con la forza in punti di morte esposti e gestiti dall’esercito di occupazione, finanziati e politicamente coperti dall’amministrazione Usa, che porta la responsabilità morale e legale di questi crimini”. Lo scrive il governo di Gaza – come riporta Al Jazeera.
(da agenzie)
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