Maggio 10th, 2026 Riccardo Fucile
ZELENSKY CHE AUTORIZZA “PER MOTIVI UMANITARI” LO SVOLGIMENTO DELLA PARATA A MOSCA
Comunque la si pensi su Zelensky, il decreto nel quale “per motivi umanitari” autorizza “lo svolgimento di una parata a Mosca” è tecnicamente satirico; e piuttosto spiritoso. Date le circostanze, può essere considerato fuori luogo. Ma, forse per deformazione professionale, mi ha fatto sorridere.
Sarebbe magnifico, sebbene altamente improbabile, se Putin rispondesse sullo stesso terreno, per esempio invitando ufficialmente Zelensky a partecipare alle prossime parate sulla Piazza Rossa, ma in qualità di trofeo impagliato.
Purtroppo il livello di humour (anche di humour nero) di un duce e della sua claque è in genere vicino allo zero, a causa del fatto che umorismo e senso del limite sono strettamente connessi. Ditemi, da uno a dieci, quanto è presente in Putin il senso del limite, e vi dirò quanto è presente il senso dell’umorismo. E dunque è da escludere che la guerra russo-ucraina apra anche un fronte satirico.
Peccato, perché i presupposti ci sarebbero. La letteratura russa, benché incline ai grandi temi e ai toni alti, ha nelle sue corde il comico, il surreale, il satirico. Tra i miei trascorsi più onorevoli c’è la riduzione teatrale, per Luca De Filippo, del “Suicida” di Nikolaj Erdman, satira esilarante sulla convivenza forzata e sul conformismo politico nella Russia sovietica (l’autore scampò miracolosamente, e spiritosamente, allo stalinismo). Sergej Dovlatov (in Italia pubblicato da Sellerio) è uno dei più stimati scrittori comici del Novecento. E Gogol, naturalmente. E a modo suo Bulgakov: ma tutti e due, Gogol e Bulgakov, tra i grandi della letteratura russa del Novecento, erano ucraini. Per dire quanto assurdo e atroce sia lo scannamento in atto tra popoli fratelli.
(da Repubblica)
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Maggio 10th, 2026 Riccardo Fucile
SE VANNACCI CORRE DA SOLO VINCE L’ATTUALE OPPOSIZIONE
Il centrodestra ha bisogno di riprendersi i voti di Roberto Vannacci per puntare a vincere
le prossime elezioni. La Lega continua a scendere, anche mentre FdI e FI risalgono. Nel campo largo c’è una leggera flessione di Pd, M5s e Avs. I risultati del nuovo sondaggio politico realizzato da Bidimedia.
I numeri sembrano confermare quello che molti analisti sospettavano: ad oggi, il distacco di Roberto Vannacci dal centrodestra rischia di essere fatale per la maggioranza in vista delle prossime elezioni. Futuro nazionale, infatti, sembra essersi stabilizzato attorno al 3-4% dei voti. Punti sottratti soprattutto a Lega e Fratelli d’Italia, che si ritrovano indeboliti. L’attuale coalizione di maggioranza arriverebbe alle spalle del campo largo: lo mostra il nuovo sondaggio politico realizzato da Bidimedia, che confronta gli andamenti dei partiti dal 15 aprile ad oggi.
Fratelli d’Italia è al 27,8%, in crescita di due decimi. Un recupero che per il momento pare un riassestamento, dopo un periodo di calo per il partito di Giorgia Meloni. Il primato in ‘classifica’ non è a rischio, ma essere il partito più votato non basta: tutto dipende dai risultati della coalizione, e in questo momento la coalizione è in difficoltà.
Se è vero che anche Forza Italia risale al 7,8% guadagnando due decimi, è la Lega che crolla al 6,2% a cancellare tutti i progressi del centrodestra. Il bilancio della maggioranza, così, è di sostanziale stabilità (un decimo perso in tre settimane). Considerando anche Noi moderati con il suo 0,8% stabile, la coalizione arriva al 42,6% dei voti.
È un risultato che non può soddisfare, perché il centrosinistra arriva circa tre punti più in su. Con tutte le premesse del caso, ovvero che il campo largo di fatto non esiste ancora. La coalizione non ha un programma condiviso; si è presentata unita in molte Regioni ma a livello nazionale non è detto che tutti gli elettori siano ugualmente pronti a sostenerla; e poi c’è il problema della leadership, con l’ipotesi delle primarie che continua a circolare.
Il Partito democratico è al 22,5%, in calo di due decimi. È la stessa percentuale che perde il Movimento 5 stelle, al 13%. E ancora più basso scende Alleanza Verdi-Sinistra, al 6,8% con un calo dello 0,3%. Anche in questo caso sembra che si possa parlare di settimane di assestamento, dopo una crescita evidente seguita alla vittoria nel referendum sulla giustizia.
Peraltro, nella coalizione c’è anche chi sorride. Italia viva di Matteo Renzi è al 2,2% (+0,2%), +Europa all’1,2% (+0,2%). Insieme, i loro guadagni ‘attutiscono’ il calo complessivo a tre decimi in tre settimane. Il campo largo è al 45,7%.
Oggi, quindi, ci sarebbero circa tre punti di differenza tra le due coalizioni. E guarda caso ci sono due schieramenti, che al momento si tengono fuori dalle alleanze, che attirano proprio queste percentuali. Da una parte, i centristi di Azione di Carlo Calenda al 3% (in crescita dello 0,4%), vicini anche al Partito liberaldemocratico di Luigi Marattin (0,7%). Dall’altra, Futuro nazionale di Roberto Vannacci al 3,3%.
Immaginare un’alleanza di centrodestra ‘larga’ che tenga insieme entrambi è praticamente impossibile. Calenda ha rotto in modo (apparentemente) definitivo con il campo largo, e c’è stato un avvicinamento a Giorgia Meloni negli ultimi mesi, ma il leader di Azione ha anche ribadito che non potrebbe mai allearsi con la Lega di Matteo Salvini.
Vannacci invece ha chiarito che sarebbe disposto a coalizzarsi con l’attuale maggioranza, a patto che il programma si sposti ulteriormente verso l’estrema destra. Ma, se il partito dovesse reggere fino alle prossime elezioni (ha perso lo 0,4% da metà aprile), la Lega sarebbe disposta a collaborare con il suo ex vicesegretario, che è uscito dal partito sbattendo la porta? E Forza Italia, spinta dalla famiglia Berlusconi verso una linea più ‘liberale’, sopporterebbe un alleato ancora più sfacciato ed estremista di quanto lo siano i leghisti? Sono le questioni che il centrodestra si trova davanti, a un anno dal voto. Entrambi gli schieramenti hanno parecchio lavoro da fare.
(da Fanpage)
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Maggio 10th, 2026 Riccardo Fucile
FAVORITA E’ GIORGIA MELONI, MA LA SOMMA DEI TRE AVVERSARI DEL CAMPO LARGO E’ PARI ALL’ATTUALE PREMIER
Il governo presieduto da Giorgia Meloni è appena diventato il secondo più longevo della storia della Repubblica Italiana, ma su Polymarket si pensa già a chi si insedierà a Palazzo Chigi al termine delle prossime elezioni politiche attese, salvo inaspettati ribaltoni, per la primavera del 2027.
Sulla piattaforma dove si può scommettere su tutto, dalla prossima venuta di Gesù Cristo all’eventualità che una bomba atomica disintegri Teheran, dallo scorso 21 aprile è stato aperto uno spazio per puntare su chi sarà il nuovo Presidente del Consiglio.
I nomi presenti nella lista comprendono ovviamente i big più papabili, dalla stessa Meloni alla leader del PD Elly Schlein, ma sono presenti anche alcuni outsider con quotazioni sorprendentemente alte.
Nella specifica della scommessa è stato dichiarato esplicitamente che, per essere considerata valida l’eventuale vincita, il candidato dovrà “essere ufficialmente nominato e prestare giuramento come Primo Ministro d’Italia”. In caso di un Primo Ministro ad interim o provvisorio, la giocata verrà considerata nulla.
Nei cosiddetti prediction market – le piattaforme dove si scommette acquistando quote il cui prezzo riflette la probabilità che l’evento si verifichi o meno – le puntate sono estremamente volubili e possono mutare radicalmente in base al comportamento degli utenti.
Su Polymarket, per esempio, ogni evento ha due esiti possibili, “Sì” o “No”, con un prezzo tra 0 e 1 che indica quanto è probabile secondo il mercato. Se si compra una quota e la previsione si rivela corretta, si incassa 1 dollaro per quota. Non si gioca contro un bookmaker che imposta delle quote (come avviene per esempio nei tradizionali siti di betting per le competizioni sportive), ma contro le previsioni degli altri utenti.
Le probabilità di elezioni del prossimo Presidente del Consiglio rispecchiano dunque le sensazioni della community. A inizio maggio è proprio Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ad essere considerata la candidata con maggiori chance di ricevere il mandato dal Presidente della Repubblica, con quotazioni che oscillano tra il 43% e il 47% e un volume di giocate superiore ai duemila dollari.
A seguire, gli utenti danno fiducia a Schlein (16-19% e oltre 700 dollari di puntate) e Giuseppe Conte del Movimento 5 Stelle (10-12% e 500 dollarei). Snobbati i capi di partito della coalizione di centro destra. Sia Antonio Tajani (Forza Italia) che Matteo Salvini (Lega) hanno ricevuto finora quotazioni inferiori all’1%. Nemmeno presenti in lista Matteo Renzi (Italia Viva), Angelo Bonelli (Alleanza Verdi Sinistra) e Carlo Calenda (Azione)
La possibile sorpresa: Salis
Ancora più interessanti sono però i nomi di politici che, nonostante ruoli e posizioni che non farebbero presagire a una possibile elezione, sembrano attrarre un singolare flusso di puntate. Il caso più eclatante è quello di Silvia Salis, sindaco di Genova e astro nascente nel panorama del centro-sinistra, che su Polymarket ha raccolto puntate superiori ai 1.700 dollari e può vantare una quotazione del 15%, molto vicina a quella della collega di partito e leader in pectore Schlein.
Il trend potrebbe essere stato condizionato dal boost di popolarità offerto dall’organizzazione del maxi concerto techno di Charlotte de Witte in pieno centro storico e dai risultati dei recenti sondaggi sulle eventuali primarie di campo largo che danno Salis in forte ascesa.
Sul fronte opposto, anche il generale Roberto Vannacci, leader del neonato “Futuro Nazionale”, sta raccogliendo circa il 7% delle quotazioni per una probabile vittoria. Numeri di tutto rispetto per il rappresentante di un partito piuttosto composito che proprio nelle prossime politiche affronterà il battesimo delle urne.
Tra gli outsider c’è anche l’unico nome che, insieme a Meloni, ha già ricoperto la carica. Mario Draghi, che attualmente si occupa di consigliare Ursula von der Leyen alla Commissione Europea, secondo la community di Polymarket vanta il 7% delle probabilità di ritornare a Palazzo Chigi, pur non avendo (per ora) abboccamenti manifesti con alcun partito rilevante.
(da Fanpage)
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Maggio 10th, 2026 Riccardo Fucile
NEGLI ATTI SPUNTANO INTERCETTAZIONI DEFINITE “INQUIETANTI”: COSA C’E’ NELL’INFORMATIVA DEI CARABINIERI… ABBIAMO SEMPRE PENSATO CHE DEI GENITORI VOGLIANO SAPERE CHI HA UCCISO LA LORO FIGLIA, NON CHE IL COLPEVOLE DEBBA ESSERE QUELLO CHE DECIDONO LORO
L’informativa finale dei carabinieri sulla vicenda di Garlasco delinea uno scenario che gli
investigatori non esitano a definire pesante. Al centro ci sono le reazioni della famiglia Poggi alla riapertura delle indagini su Andrea Sempio, il nuovo sospettato per il delitto di Chiara Poggi. Secondo i militari, dalle carte emergono «elementi inquietanti, laddove i Poggi fanno riferimento a tattiche di contrasto discusse con i propri legali al fine di intimidire gli inquirenti: ben al di là quindi di una legittima non condivisione della linea dell’autorità giudiziaria procedente». L’obiettivo della famiglia Poggi, secondo la ricostruzione contenuta nell’informativa, sarebbe stato quello di congelare l’inchiesta su Sempio, difendendo di fatto la verità giudiziaria che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi, l’allora fidanzato della vittima in carcere per il delitto dal 2015, nonostante i nuovi elementi emersi nell’ultimo anno.
L’intercettazione sul «modo per bloccare le indagini»
Il documento cita una conversazione intercettata il 14 maggio 2025, circa un mese dopo la ripresa degli accertamenti su Sempio. In quell’occasione, scrivono gli inquirenti, «la preoccupazione della famiglia dei Poggi è quella di trovare un modo per bloccare le indagini». Un atteggiamento che sarebbe andato oltre la semplice critica processuale per trasformarsi in una ricerca attiva di interventi esterni che potessero fermare l’attività della Procura di Pavia.
Le parole di Marco Poggi
A dare voce a questa insofferenza è per primo Marco Poggi, fratello di Chiara, che durante l’intercettazione auspica un intervento «esterno» per troncare le iniziative dei magistrati pavesi: «Se non interviene nessun altro… che è al di fuori di questa procura, questi andranno avanti fino a che…». Una posizione condivisa dal padre, Giuseppe Poggi, che risponde al figlio svelando che i legali di famiglia si erano già mossi in tal senso depositando una segnalazione alla Procura Generale di Milano: «Se non interviene la procura generale di Milano a dargli…».
(da Open)
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Maggio 10th, 2026 Riccardo Fucile
LA PARANOIA DI PUTIN: “CHI LO INCONTRA DEVE TOGLIERE ANCHE L’OROLOGIO”
Sulla Piazza Rossa è cominciata la parata militare per l’81° anniversario della vittoria sul nazifascismo, alla presenza di Vladimir Putin. Come da tradizione, ad aprire la cerimonia è stato un picchetto con la bandiera russa e quella sovietica, presentata come il vessillo issato a Berlino il giorno della caduta del Terzo Reich. L’edizione 2026, però, viaggia su un registro più sobrio: non trattandosi di un anniversario «rotondo», il Cremlino non ha diramato inviti ufficiali ai leader stranieri, come ha detto il consigliere presidenziale Yuri Ushakov citato dalla Tass. Una scelta che, secondo diversi analisti, riflette anche le crescenti preoccupazioni di Mosca sulla sicurezza dell’evento.
Parlando dalla Casa Bianca, Donald Trump ha rilanciato l’idea di prolungare la tregua attualmente fissata fra il 9 e l’11 maggio. «Potrebbe essere e sarebbe bello se durasse di più», ha detto il presidente americano, auspicando «un’estensione significativa» dello stop alle ostilità. Il tycoon ha rivendicato di aver parlato direttamente con Putin e Volodymyr Zelensky, sostenendo che «entrambi hanno acconsentito» a un intervallo in cui «non si uccideranno», con tanto di scambio di mille prigionieri per parte. Trump ha poi descritto la guerra come «la cosa peggiore dalla Seconda guerra mondiale in termini di vite umane, con 25.000 giovani soldati uccisi al mese», bollando il conflitto come «una follia».
Il decreto di Zelensky: la Piazza Rossa esclusa dagli obiettivi ucraini
Da Kiev, la decisione di sospendere ogni operazione contro il cuore simbolico di Mosca è stata formalizzata con un decreto della presidenza ucraina. Il documento stabilisce che, per ragioni umanitarie concordate con Washington, la Piazza Rossa resterà fuori dai piani d’attacco per tutta la durata delle celebrazioni. Una mossa che Zelensky ha legato direttamente alla mediazione americana, chiedendo agli Stati Uniti di farsi garanti del cessate il fuoco e dell’effettiva tenuta dell’intesa con il Cremlino.
Bilaterali con Fico e paranoia sicurezza: ai funzionari ritirati anche gli orologi
A margine della parata, Putin terrà alcuni incontri bilaterali con i leader giunti comunque a Mosca: tra questi il premier slovacco Robert Fico, il presidente del Laos Thongloun Sisoulith e il sovrano della Malaysia Sultan Ibrahim, secondo quanto anticipato da Ushakov. Con Fico si parlerà di relazioni bilaterali e della ripresa dei lavori della Commissione intergovernativa russo-slovacca per la cooperazione economica e scientifica. Restano poi le misure di sicurezza inedite varate dal Cremlino: l’agenzia ucraina Rbc, che cita il progetto investigativo «Possiamo spiegare», riferisce che da metà aprile i funzionari russi ammessi al cospetto di Putin devono consegnare al servizio di sicurezza federale anche gli orologi da polso, sia elettronici sia meccanici, oltre ai telefoni già vietati da tempo. Un irrigidimento che, secondo le stesse fonti, rifletterebbe il timore di «un attentato alla sua vita e un possibile colpo di Stato».
(da agenzie)
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Maggio 9th, 2026 Riccardo Fucile
L’IDEA È UN CONFRONTO “ONE-TO-ONE” PER SCAMBIARE IDEE SULL’ITALIA E LA POLITICA, E VEDERE L’EFFETTO CHE FA NELL’OPINIONE PUBBLICA. IL TITOLO EVOCHERÀ UN “NUOVO CENTRODESTRA”, SENZA INDISPETTIRE TAJANI E SALVINI. CHE FA IL FINTO TONTO: “ZAIA PUÒ PARLARE CON CHI VUOLE, NON SIAMO UNA CASERMA”
Stretta di mano a favore di flash. Sorrisi stirati. Stop. Matteo Salvini e Luca Zaia
s’incrociano alla Biennale di Venezia, nel giorno in cui è venuto fuori l’incontro segreto tra l’ex Doge e Marina Berlusconi, nella residenza della primogenita del Cavaliere a Milano.
In laguna, il clima [.assomiglia al gelo. Salvini e Zaia non si confrontano direttamente, nemmeno Al telefono, si parlano tramite staff. L’ex governatore del Veneto, oggi presidente del consiglio regionale, dribbla cronisti e cameraman e non parla.
Lavora sottotraccia, però: è in via di definizione una convention. Con chi? Con Roberto Occhiuto. Il presidente della Calabria è uno degli alfieri del rinnovamento dentro Forza Italia, in asse con il ministro Paolo Zangrillo (che infatti sovrintenderà il congresso regionale a Reggio Calabria). Entrambi col favore di Marina Berlusconi.
Dopo qualche mese in sordina, Occhiuto ha in testa di tornare nell’agone nazionale. Con un paio di eventi: uno a Milano, verso giugno-luglio, l’altro a Roma, al tempio di Adriano, alla fine di maggio.
È per questo appuntamento, di rilancio, che sta dialogando con Zaia, alla ricerca di una data libera in entrambe le agende. La formula pensata per l’evento è one to one: Occhiuto e Zaia assieme sul palco, a scambiare idee sull’Italia (e la politica) che verrà. Si sta ragionando sul titolo, qualcosa che evochi un «nuovo centrodestra», senza indispettire Antonio Tajani e Salvini.
Il leader leghista ieri mattina ha provato a negare l’incontro, accusando questo giornale: «Non so di nessun incontro, secondo Repubblica succedono tante cose che non sono mai accadute sulla faccia della terra. Io mi fido dei miei, non di Repubblica». È vero, infatti, che Salvini non era stato avvisato
Quando la notizia è stata confermata dall’Ansa, il vicepremier ha dunque tentato di minimizzare: «Zaia può parlare con chi vuole, non siamo una caserma. Non è che tutti mi debbano raccontare cosa vanno a fare con chi». Il segretario lumbard allontana anche l’ipotesi che l’ex governatore traslochi in FI (lo diceva pure di Vannacci): «Ma non scherziamo. Zaia ha fatto fa bene, parla di editoria con uno dei principali editori italiani».
Anche se fonti qualificate hanno ripetuto alle agenzie stampa che nel rendezvous si è discusso, eccome, anche di politica.
(da agenzie)
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Maggio 9th, 2026 Riccardo Fucile
LEI AVEVA UN VALORE TRIPLO RISPETTO AL MASSIMO CONSENTITO DALLA LEGGE… MA COME E’ POSSIBILE CHE IL SINDACO NON SI SIA ACCORTO DELLO STATO DI CHI GUIDAVA?… FABIO ANSELMO: “CON QUALE FACCIA DI PARLATE DI SICUREZZA?”… DOPO CINQUE GIORNI LA VICENDA DIVENTA PUBBLICA E L’ASSESSORA SI DIMETTE
Alan Fabbri, sindaco di Ferrara noto per le sue battaglie contro gli immigrati e per la “sicurezza”, è stato protagonista lunedì scorso – 4 maggio – di un brutto incidente stradale insieme alla sua assessora Francesca Savini a Sermide e Felonica, nel Mantovano.
Il suv Land Rover sul quale i due viaggiavano, guidato da Savini, è uscito di strada finendo contro un albero e poi in un campo: lo schianto è stato violentissimo ma per fortuna i due sono rimasti illesi. Sul posto i carabinieri della stazione locale, vigili del fuoco e 118. Le autorità hanno sottoposto la conducente all’alcol test, e la donna è risultata positiva con un tasso oltre 1,5 grammi per litro, cioè il triplo del valore consentito dalla legge. Per l’assessore è scattato il ritiro della patente, denuncia per guida in stato di ebbrezza e sequestro del veicolo con successiva confisca. L’assessora ha deciso di dimettersi.
“In questi anni, prima come consigliere e poi come assessore – ha dichiarato Savini in una nota pubblicata sul sito del Comune emiliano – il mio obiettivo è stato quello di servire la comunità di Ferrara con impegno, dedizione e rispetto verso i cittadini. Proprio in nome di quel rispetto, e nella consapevolezza del ruolo pubblico che ho ricoperto fino ad oggi ho scelto di rassegnare le mie dimissioni, con effetto immediato”. Quindi, prosegue l’assessora, “l’accertamento delle cause del sinistro alla guida della mia auto, che fortunatamente non ha portato a conseguenze per persone o cose, è in corso. Verrà fatta chiarezza, come è giusta che sia, nelle sedi opportune. È una decisione sofferta. Mi sono sempre spesa per la mia città, ma questa è una scelta doverosa, assunta a tutela del buon lavoro svolto da questa Amministrazione e del livello di fiducia raggiunto in questi anni”.
Sulla vicenda è intervenuto anche Fabio Anselmo, storico avvocato della famiglia di Stefano Cucchi nonché ex candidato sindaco per il centrosinistra proprio a Ferrara: “Le statistiche dell’Istituto Superiore della Sanità sono impietose. Si parla del 30-35% degli incidenti stradali mortali correlati all’abuso di alcol. Miglia di morti ogni anno. Chi guida ubriaco si mette nelle condizioni di diventare un potenziale assassino. Lo sanno bene le associazioni delle vittime della strada. Leggo che alla guida di quest’auto vi sarebbe stata un assessore del Comune di Ferrara, aderente alla Lega, il cui leader Salvini ha fatto di questo una battaglia portante della propria campagna politica. Sulla conducente di quest’auto sarebbe stato rilevato un tasso di alcolemia di 1,5. Oltre il triplo del limite consentito. Se così fosse questo sarebbe un comportamento criminale. Se non si è ferito nessuno o non è morto nessuno è frutto soltanto di un miracolo. Il nostro Sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, era su quell’auto. Io mi chiedo ora e gli chiedo: Come ha fatto a non accorgersi che la sua fedele assessora si è messa alla guida della propria auto ubriaca? Come ha potuto permettere che ciò accadesse mettendo a repentaglio la vita di lei, la propria e di altri incolpevoli cittadini? Con quale faccia ora vi potrete esporre come rappresentanti istituzionali promotori della sicurezza per i nostri giovani che si mettono alla guida dopo feste e concerti? Caro Ministro Salvini, ora da lei mi aspetto coerenza e rigore”.
(da agenzie)
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Maggio 9th, 2026 Riccardo Fucile
FU UNA BELLA ROGNA PER LA SORA GIORGIA GESTIRE L’IRA DELLA “SERBELLONI MAZZANTI VIEN DAL MARE”
In ogni caso, di fronte a quella piccola forzatura dei tempi per il giuramento, Draghi era
rimasto un poco sorpreso: lui quel sabato proprio non poteva stare a Roma, per impegni personali già fissati da tempo.
E s’era deciso così di rinviare il passaggio della campanella all’indomani, nella convinzione condivisa da tutti che una minima infrazione al protocollo […] non avrebbe poi significato granché.
Successe invece che le consuete manifestazioni di piccineria – gli arrivismi più spudorati, quel certo caos che sempre accompagna le ore convulse dell’insediamento del nuovo governo, in questa piccola, stracciona repubblica della politica romana fondata sull’“a fra’, che te serve?” –, potendo proliferare stavolta nel corso di un’intera giornata, degenerarono più che in passato.
E così quella pletora di funzionari, capi di gabinetto, responsabili degli uffici legislativi, una schiatta di questuanti che alla prima riunione di governo si affannano per accompagnare i nuovi ministri a Palazzo Chigi, e mettersi in mostra, e dare sfoggio di affidabilità e di ruffianeria, con l’ambizione di vedersi riconfermati nell’incarico o comunque gratificati con un’altra nomina, ebbero tutto un pomeriggio, e poi la sera, e poi ancora la mattina seguente per fare telefonate, per accreditarsi, per rivendicare che pure loro, in realtà, erano di destra, che pure loro, mesi prima, o anni prima, o magari durante l’università, al liceo, erano stati da quella parte, e per chiedere all’amico dell’amico che era amico di Meloni o di un qualche suo consigliere, o della sua segretaria, di metterci una buona parola (“Ti ricordi di quella volta che mi avevate chiesto quel favore? E quell’emendamento lì, che avevate a cuore? E quella volta, al mare insieme, ti ricordi?”).
Ci fu perfino chi, come Elisabetta Alberti Casellati, dopo la certezza della sua nomina a ministra per le Riforme, e dunque con la dotazione di una stanza nel palazzo di Largo Chigi a pochi passi da quello occupato dal capo del governo, mandò dei suoi fidati collaboratori in avanscoperta per capire se l’ufficio assegnatole fosse abbastanza ampio, e con una giusta vista, e coi mobili adeguati, e se insomma fosse degno di una ex presidente del Senato.
E furono belle rogne che Meloni, alle prese con ben altri pensieri, scaricò sui suoi collaboratori liquidando il tutto con un laconico: “No, ve prego, non cominciamo così”.
Per lei in quelle ore, in quei primi giorni, già gestire l’ordinario, amministrare l’avvio della macchina del governo, è fonte di preoccupazioni, ogni decisione gravata dall’ansia di commettere errori.
Quando Roberto Chieppa, il segretario generale uscente di Palazzo Chigi – quello che tiene in piedi la baracca della presidenza del Consiglio sul piano amministrativo e operativo, e che come spesso capita si trattiene qualche giorno in più rispetto agli altri nella transizione da un governo al successivo, così da garantire che tutto il passaggio di consegne avvenga senza intoppi –, le sottopone gli atti da firmare, lei ogni volta sospira, impacciata e autoironica (“Sa, è la prima volta che faccio il presidente del Consiglio”), la sua mano trattenuta da quel timore che è caratteristica dei neofiti prudenti.
“Anche questo?” gli chiede, all’ultimo foglio che lui le porge.
“Questo, presidente, è il decreto di nomina del mio successore”, cioè di quel Carlo
Deodato che Meloni aveva già individuato come nuovo segretario generale di Palazzo Chigi (quello che, per prima cosa, stabilirà che Meloni va chiamata “il Signor Presidente”).
Meloni sorride, di nuovo. “Ah, ad averlo saputo, quasi quasi le proponevo di restare, Chieppa”. È una battuta, quasi certamente.
E del resto Chieppa, il primo nella storia repubblicana a essersi sciroppato un’intera legislatura alla guida della macchina di Palazzo Chigi, e per giunta con tre governi diversi, sempre con la benedizione del Quirinale, aveva già in programma un viaggio in Asia e poi il ritorno al suo mestiere di magistrato amministrativo: difficilmente avrebbe preso sul serio la proposta.
Se insomma con Chieppa è stata più una questione di celia, quel che è certo è che invece con altri esponenti dell’esecutivo Draghi, con altri ministri o funzionari che in quel governo hanno ricoperto ruoli di rilievo, il tentativo di convincerli a restare è stato reale
In certi casi la continuità fu quasi obbligata, nel senso che fu suggerita da Mattarella, raccomandata dallo stesso Draghi, auspicata da tutto un mondo istituzionale che Meloni, ancora malferma nelle sue intenzioni sul da farsi, ancora timorosa per le possibili ritorsioni degli accidenti eventuali, si guardò bene dallo scontentare.
(da agenzie)
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Maggio 9th, 2026 Riccardo Fucile
LA PROCURA FRANCESE HA CHIESTO L’INCRIMINAZIONE DI MUSK E DI X CON L’ACCUSA DI COMPLICITÀ NEL POSSESSO E NELLA DISTRIBUZIONE DI IMMAGINI DI ABUSI SESSUALI SU MINORI, RACCOLTA ILLEGALE DI DATI PERSONALI
Elon Musk, attualmente oggetto di un’indagine giudiziaria in Francia per possibili abusi commessi da l social X, ha insultato i magistrati francesi sui suoi social. “Sono più falsi di un euro di cioccolato e più effeminati di un fenicottero rosa con un tutù fluorescente!”, ha scritto in un post che commentava la notizia dell’inchiesta giudiziaria in Francia a suo carico.
“Andatevene prima che vi insulti una seconda volta!”, ha poi aggiunto in un secondo post. La procura francese ha chiesto l’incriminazione di Elon Musk e del social X con l’accusa di complicità nel possesso e nella distribuzione di immagini di abusi sessuali su minori, raccolta illegale di dati personali e mancata garanzia della
sicurezza dei dati, nonché diffusione di immagini o altri contenuti non consensuali e negazione dei crimini contro l’umanità da parte del sistema di intelligenza artificiale della piattaforma, Grok.
(da agenzie)
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