Giugno 22nd, 2026 Riccardo Fucile
FDI È PRONTA A PRESENTARE UNA “CORREZIONE” PER REINSERIRE L’INDICAZIONE DEI CANDIDATI, MA FORZA ITALIA E LEGA SONO CONTRARIE… IN CASO DI BLINDATURA DEL PROVVEDIMENTO, NON È PREVISTO IL VOTO SUGLI EMENDAMENTI. LE OPPOSIZIONI ATTACCANO: “BASTA FORZATURE”
Il dito sarà puntato contro le opposizioni colpevoli di aver dilatato i tempi dell’esame della legge elettorale. Ma sullo sfondo di una eventuale richiesta di fiducia in Aula alla Camera, in realtà, ci sono gli emendamenti che Fratelli d’Italia presenterà per inserire le preferenze e che, in caso di blindatura del provvedimento, non verrebbero votati.
Si inizia oggi e la strada è tortuosa. La commissione Affari costituzionali tornerà a riunirsi per concludere l’esame della legge elettorale solo dopo il voto di fiducia al provvedimento sul piano casa. E molto dipenderà dai voti sugli ordini del giorno.
Per rispettare il timing, la legge elettorale deve essere licenziata dalla commissione entro questa settimana per poi approdare in Aula entro la fine del mese. Solo così la maggioranza potrà sfruttare il contingentamento dei tempi e approvare il testo entro la metà di luglio.
Se così non sarà, il rischio, per la maggioranza, è di doverla calendarizzare nuovamente, arrivando così al mese di luglio e senza tempi contingentati. Due le strade. Portare il testo in Aula senza mandato al relatore.
Ciò significa che i partiti di maggioranza voterebbero l’ultima delle quattro proposte di modifica da loro presentate e poi licenzierebbero il testo senza passare all’esame degli emendamenti successivi, tra cui quelli sulle preferenze. «Mi auguro solo che la commissione riesca a discutere tutto, senza forzature», dice la 5 stelle Vittoria Baldino.
Oppure se non si fa in tempo e se il testo dovesse slittare a luglio, sul tavolo c’è l’arma della fiducia, per arrivare comunque ad approvare la legge entro la metà del mese prossimo.
Il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, in un’intervista a Repubblica si è detto convinto che venerdì la legge elettorale approderà in discussione generale alla Camera e «la settimana dopo dovremmo approvarla. Io personalmente spero di non usare la fiducia a Montecitorio — ha detto — anche se Renzi la pose».
Valutazioni in corso. Da un lato c’è la tentazione, da parte del governo, di porre la fiducia in Aula ed evitare così di andare alla conta sulle preferenze e dall’altro c’è il ragionamento opposto: portare al voto l’emendamento di FdI.
Ma in che modo? Il voto è segreto e i Fratelli – dicono in maggioranza – potrebbero far mancare alcuni sì alla proposta di modifica. Le defezioni, sommate al no degli altri partiti di maggioranza e di parte delle opposizioni, garantirebbero ai colleghi leghisti e azzurri la bocciatura delle preferenze. Se passassero, hanno minacciato, salterebbe l’intera legge elettorale.
(da “la Repubblica”)
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Giugno 22nd, 2026 Riccardo Fucile
IL FORMAT, TRA STAZIONI ALLO SBANDO E SERVIZI SULLE PERIFERIA IN MANO AI MIGRANTI, È UNA MINIERA D’ORO PER FUTURO NAZIONALE… IL POSTO DI GIORDANO, CHE DOVREBBE TRASLOCARE SU ITALIA UNO, POTREBBE PRENDERLO UN PROGRAMMA DI MILO INFANTE
Inizia la de-vannaccizzazione delle reti Mediaset. I vertici di Cologno Monzese stanno
mettendo in congedo i fan del generale. La prima testa a cadere dovrebbe essere quella di Mario Giordano.
Il programma Fuori dal coro, in onda tutte le settimane la domenica su Rete 4, si avvia alla chiusura. Il format è una miniera per Futuro nazionale tra stazioni allo sbando e periferie in mano a migranti.
Al suo posto in prima serata dovrebbe sbarcare un programma di cronaca condotto dal neo-arrivo Milo Infante. Giordano dovrebbe essere dirottato verso Italia uno. C’è però anche un’altra ipotesi sul tavolo: il trasloco di Realpolitik di Tommaso Labate in prima serata la domenica sera, con Milo Infante in onda il martedì.
Al mercoledì sera, fascia attualmente occupata da Realpolitik, dovrebbe sbarcare È sempre Cartabianca di Bianca Berlinguer.
La voce che circola è che non vorrebbe più essere in concorrenza di Dimartedì, su La7, che continua a macinare ascolti importanti. Per ora è confermato Paolo Del Debbio il giovedì sera e Nicola Porro il lunedì. Conferme in vista pure per Gianluigi Nuzzi (Dentro la notizia e Quarto grado).
(da agenzie)
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Giugno 22nd, 2026 Riccardo Fucile
ALCUNI ESEMPI: LA “COPPA DEL NONNO”, NEL 2021, PESAVA 70 GRAMMI, OGGI 65. IL “MAGNUM CLASSIC” PESA QUATTRO GRAMMI IN MENO – IL “MAXIBON” È PASSATO DA 102 A 96 GRAMMI – QUANTO VALE IL MERCATO DEI GELATI CONFEZIONATI: SOLO NEL NOSTRO PAESE 3 MILIARDI E 400 MILIONI
I gelati confezionati sono sempre più piccoli. Per colpa della shrinkflation. Ovvero di quella pratica dei produttori di ridurre il peso o il volume dei prodotti mantenendone invariato il prezzo. È un modo come un altro per aumentare il prezzo di un prodotto. La Stampa fa una serie di esempi: «Una Coppa del Nonno pesava 70 grammi nel 2021, oggi 65. Un Magnum classico pesava quattro grammi in meno. Un Maxibon di Nestlé è passato da 102 a 96 grammi», dice Antonella Borrometi, alimentarista di Altroconsumo.
L’anno scorso le vendite di gelati confezionati hanno raggiunto una mole di circa 3 miliardi e 400 milioni secondo l’Unione Italiana Food. La produzione ha chiuso con 261 mila tonnellate di gelati. Il segmento delle vaschette ha segnato un +28% nel quinquennio 2021-2025, trainato dal consumo domestico accelerato durante la pandemia. Il valore della produzione in Italia è il primo in Europa, il terzo per volume dopo Germania e Francia. E sulla shrinkflation c’è un monitoraggio di Federconsumatori.
Nel 2022 un gelato stecco pesava in media 120 ml, oggi 100 ml. Con un prezzo aumentato, tra l’altro, del 14%. In un cono confezionato la quantità è diminuita dell’8% e il prezzo al chilogrammo è cresciuto da 16 a 20 euro. Il ghiacciolo, invece, ha perso in media sei millilitri.
(da Open)
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Giugno 22nd, 2026 Riccardo Fucile
I TEMPI DEL PASSAGGIO DI CONSEGNE ALLA GUIDA DEL GOVERNO
Il premier britannico Keir Starmer ha parlato davanti al numero 10 di Downing Street
annunciando le sue dimissioni. Starmer ha rivendicato i meriti del suo governo ma ha detto che il Labour ha bisogno di una nuova leadership.
Le dimissioni
Le voci di dimissioni di Starmer hanno cominciato a circolare dopo la vittoria di Andy Burnham in un’importante elezione suppletiva che ha spianato la strada alla sfida per la leadership. Secondo le regole del Partito Laburista, il leader del partito di centrosinistra deve essere un membro del Parlamento. Se Starmer dovess
lasciare l’incarico quest’anno, la Gran Bretagna si ritroverebbe con il settimo primo ministro in un decennio, un ricambio senza precedenti nella sua storia moderna. Sessantatré anni, ex avvocato, Starmer ha sempre dichiarato che si sarebbe opposto a qualsiasi tentativo di destituirlo. Ma la schiacciante vittoria di Burnham nel collegio elettorale di Makerfield, nel nord-ovest della Gran Bretagna, sembra averlo indotto a un ripensamento.
Le prossime mosse
Donald Trump aveva previsto l’imminente addio scrivendo su Truth: «Keir Starmer si dimetterà». Il Presidente, che aveva un buon rapporto con Starmer prima che la guerra con l’Iran lo incrinasse, ha accusato il premier di aver fallito sulle politiche in materia di immigrazione ed energia. Starmer, che secondo i sondaggi è profondamente impopolare tra gli elettori, avrebbe trascorso il fine settimana con la sua famiglia a Chequers, la residenza estiva dei primi ministri, per colloqui con gli alleati. Il Guardian riporta che con la sua cerchia ristretta ha lavorato al discorso di dimissioni. Secondo il quotidiano, la tempistica più probabile prevede che Starmer rimanga in carica fino a dopo l’estate, con la presentazione del nuovo leader al congresso del partito a fine settembre.
(da agenzie)
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Giugno 22nd, 2026 Riccardo Fucile
IL MOVIMENTO MAGA POTREBBE ORIENTARSI VERSO VANNACCI: “NESSUNO NEGLI USA LA PRENDE PIU’ SERIAMENTE”
In un’intervista con Repubblica Steve Bannon comincia in maniera sibillina: «Ci saranno conseguenze» dopo lo scontro. Il manager della prima campagna elettorale di Trump aveva anche partecipato ad Atreju. Poi, secondo Bannon, Meloni ha tradito: «Lei era fantastica, ma ormai è diventata una globalista totale. Ha giocato il gioco dell’Unione europea perché le servivano i soldi, e quello della Nato. Parla tanto dell’Ucraina, ma quando si tratta di mandare finanziamenti e truppe cambia la canzone. Francamente, credo che nulla di quanto dice sia rilevante, perché non ha risorse economiche e militari per sostenerlo. Non la prendo più seriamente e nessuno negli Usa lo fa».
Il tradimento di Giorgia
«Quando gli Stati Uniti hanno avuto bisogno di un alleato che si schierasse e sostenesse uno sforzo navale congiunto, per mantenere aperte le rotte di Hormuz, del Mar Rosso e di Suez, dove passano il petrolio e il gas diretti verso l’Europa, lei si è tirata indietro», aggiunge per spiegare l’ostilità di Trump. «Come ho detto ormai per anni, Meloni non è mai stata un ponte per il presidente verso l’Europa. Questa era una fantasia costruita da lei stessa». E minaccia: «Le azioni nocive e dannose di Meloni contro l’America, durante un tempo di guerra, non verranno dimenticate presto». La conclusione è chiarissima: «Lei non è un’amica degli Stati Uniti e ci saranno conseguenze».
(da agenzie)
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Giugno 22nd, 2026 Riccardo Fucile
TRA GUERRA, AMORE E GIN TONIC, L’IMPRESA ALCOLICA DI CROSETTO
«Abbiamo una vasta scelta di etichette», dice il ragazzo dietro al bancone. Sulle mensole
attaccate alle pareti si possono contare in effetti almeno cento bottiglie di gin. Tutte immobili, in attesa di essere prima scelte e poi gustate. «È inutile che scansioni il Qr Code – continua il ragazzo – Così ci impieghi una vita. Dimmi cosa ti piace e io te lo servo».
E allora vada per il distillato al profumo dei limoni di Positano e quello coi fiori colti nel giardino di re Carlo, a Buckingham Palace. Un sorso, due sorsi. E intorno, a parte il giovane dietro al bancone, nessun altro. L’atmosfera, al civico 77 di via Giuseppe Gioacchino Belli a Roma, nel cuore del ricco quartiere Prati, è mesta. Nella gintoneria della capitale, intorno alle 22 di un caldo mercoledì d’estate, le luci sono soffuse, gli unici due tavolini disponibili vuoti. Lo stesso vale per i pochi sgabelli presenti all’ingresso.
In neanche quaranta metri quadri risuona la musica che arriva dalla radio: ad ascoltarla con attenzione sono solo le scimmie stampate sulla carta da parati di un tramezzo. Danno un tocco di esotico a questo posto dagli stili diversi. Le simil maioliche sul pavimento ricordano la Costiera, mentre il corridoio che conduce nei bagni fa pensare ad Amsterdam. Appesa a una colonna c’è la statuetta di una Madonna sotto vetro che recita: «In case of emergency break glass».
Gin Lane è il nome del locale, a due passi dalla cittadella giudiziaria di piazzale Clodio. «Siamo qui da tre anni», dice il ragazzo che serve i drink. Da qualche settimana, ha scoperto Domani, l’attività commerciale, controllata e amministrata dall’imprenditore quarantenne Valerio Marafante, ha però un socio potente in più. Si tratta di Guido Crosetto, ministro della Difesa, che è azionista assieme a sua
moglie, l’ex pallavolista Gaia Saponaro.
Armi e distillati
La coppia è entrata nel business dei distillati il 13 aprile scorso, quando ha acquistato una quota della gintoneria attraverso la Gigi Core. E cioè per mezzo di un’altra società, questa nuova di zecca, costituita dal numero uno del dicastero di via XX Settembre e consorte.
In pratica Crosetto e Saponaro, il 23 marzo 2026, hanno costituito con 20mila euro di capitale la Gigi Core, società di consulenza con sede legale all’Eur. E qualche settimana dopo, attraverso la loro nuova azienda, hanno comprato il 25 per cento di Gin Lane.
L’operazione è stata realizzata mentre Crosetto come ministro era impegnato nella più grave crisi energetica della storia, come l’ha definita l’Aie: proprio durante le prime settimane della guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, con lo stretto di Hormuz bloccato e le cancellerie internazionali in stato d’allarme. Erano i giorni in cui il cofondatore di FdI, rimpatriato l’1 marzo da Dubai a seguito dell’ormai nota trasferta senza scorta o servizi al seguito, era chiamato a prendere scelte importanti per il paese.
Erano anche i giorni in cui il meloniano era al centro delle polemiche per le diverse versioni fornite sul suo viaggio, giustificato prima dalla «volontà di unirsi alla famiglia» poi da imprecisati «impegni istituzionali», tra cui l’unico pubblicizzato (fatto ex post) con il sottosegretario alla Difesa degli Emirati, Mohammed bin Mubarak al Mazrouei.
Tra gite negli Emirati, missili nei cieli del Golfo e gin, dunque: è nata così la nuova avventura baristico-imprenditoriale del ministro e di sua moglie. Tra gli altri soci della gintoneria, oltre a Marafante che detiene la quota di maggioranza (45 per cento), ci sono anche Edoardo Anacleti (20 per cento) e Simone Saviano (10 per cento).
Quest’ultimo è anche consigliere d’amministrazione di una cooperativa, la Siar, che ha una piccola quota di partecipazione nella Team Service. Un particolare interessante, perché secondo documenti pubblici ottenuti da Domani la Team Service fa affari milionari con la Difesa: da quando Crosetto è ministro, ha avuto commesse a sei zeri con Esercito, Marina militare, Direzione d’intendenza della Difesa e Agenzia industrie Difesa. Ovviamente tutte legali e che nulla hanno a che fare con la gintoneria.
Gli affari
La Gigi Core non è il primo investimento privato di Crosetto. In principio fu la Csc & Partners, azienda fondata nel 2021 da lui, dalla moglie e dal figlio Alessandro. Oggetto sociale: attività di lobbying. Il politico, che di quell’azienda era amministratore e socio di maggioranza, non ha mai voluto spiegare chi siano stati i suoi clienti, se ad esempio tra questi ci fossero anche aziende del settore degli armamenti con le quali, da titolare del dicastero, avrebbe poi potuto avere a che fare.
Di certo, poco prima di diventare ministro, quando alcuni giornali iniziarono ad interessarsi di questa sua attività privata, lui dichiarò che avrebbe chiuso l’impresa. «Da privato e libero cittadino – scrisse – in questi anni ho costruito una bella società di consulenza, con mia moglie e mio figlio. Sono fatto così male che, adesso che una mia amica, che fino a due giorni fa non contava, conterà, ho deciso di liquidarla perché nessuno possa fare illazioni!».
Era il settembre 2022, la sua nomina governativa era pronta e sarebbe stata ufficializzata ad ottobre. La Csc è stata messa in liquidazione a dicembre, tre mesi dopo l’annuncio, e Crosetto non ha mai chiarito quali sono state le aziende che hanno permesso alla sua impresa di lobbying di registrare in soli due anni di vita – lo dicono i bilanci – 717mila euro di fatturato e 440mila euro di utile netto. Un margine netto del 61 per cento, roba da fare invidia anche a cinture nere della redditività come BlackRock, Apple o Meta.
Fratelli Mangione
E ancora. Una volta nominato ministro, Crosetto era azionista di altre tre imprese molto particolari: Torsanguigna, Zanardelli e Apollinare. Tre srl basate a Roma, attive nei servizi di bed and breakfast, nelle quali il responsabile della Difesa italiana aveva investito insieme ad alcuni soci: due ex bandiere della Lazio, Beppe Favalli e Giuliano Giannichedda, e due fratelli imprenditori del settore hospitality, Gaetano e Giovanni Mangione.
In informative e carte giudiziarie, i Mangione sono stati accostati più volte a nomi di peso della criminalità romana. Gente come Massimo Carminati. I legami sono sempre stati respinti dai due, secondo i quali Carminati era solo un cliente del loro ristorante. In un caso, per un’operazione di riciclaggio internazionale, i Mangione erano anche finiti indagati con il sospetto di aver ripulito i soldi della mafia.
La vicenda si è però conclusa con il proscioglimento totale deciso dal gup di Roma
L’unico vero inciampo giudiziario degli ex soci del ministro riguarda Gaetano Mangione: nel 2019 ha patteggiato 18 mesi per peculato, l’accusa era di non aver versato al comune di Roma 176mila euro di tasse di soggiorno riscosse da un suo albergo. Alla fine la norma su questo tipo di contestazione è cambiata grazie a un decreto dell’allora governo Conte, la sentenza nei confronti di Mangione è stata revocata e lui si è così potuto limitare a pagare una sanzione.
Tutto ciò non ha comunque spinto Crosetto a evitare di affiancare il suo nome a quello dei Mangione. Anzi, anche una volta diventato ministro ha continuato ad essere socio dei due fratelli nei bed and breakfast romani. Lo è stato fino al 16 aprile 2025, due anni e mezzo dopo l’inizio dell’incarico governativo, quando è uscito dalle tre imprese in questione. Risultato? Come ha rivelato Domani, Crosetto ha venduto le sue quote a Gaetano Mangione incassando da quest’ultimo un totale di 257mila euro.
Oggi, se si leggono le dichiarazioni patrimoniali pubblicate sul sito del ministero, Crosetto non risulta essere azionista di alcuna società, né in Italia né all’estero. Questo almeno dice l’ultima rendicontazione relativa al 2025. A oltre sei mesi dall’inizio dell’anno il ministro non ha ancora caricato il documento relativo al 2026, altrimenti avrebbe dovuto segnalare il suo interesse nella Gigi Core Srl.
Niente di illegale, come nulla di illecito c’è nel fatto di essere stato proprietario di una società di lobbying fino al momento di diventare ministro, oppure di essere stato socio dei fratelli Mangione. Solo questione di trasparenza e opportunità da parte di un ministro che, proprio mentre doveva decidere che cosa fare per limitare i danni derivanti dalla crisi in Medio Oriente, ha trovato il tempo per iniziare la sua nuova avventura imprenditoriale: investire in una gintoneria.
(da EditorialeDomani)
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Giugno 22nd, 2026 Riccardo Fucile
DUE VISIONI POLITICHE SIMILI CHE STANNO PORTANDO IL MONDO ALLA ROVINA
Paradossalmente la telefonata con cui Trump ha buttato fuori dal campo la Meloni, è quella in
cui maggiormente si manifesta l’affinità tra i due e la somiglianza tra l’idea della politica quale oggi è praticata in America e quella prevalente in Italia, se non la cifra comune tra l’una e l’altra delle politiche che tutte insieme stanno portando il mondo alla rovina.
Come ha detto il celebre prof. Jeffrey Sachs nel suo recente discorso al Parlamento europeo sulla “Geopolitica della pace”, “il sistema politico americano è un sistema di immagini. È un sistema di manipolazione dei media ogni giorno. È un sistema di pubbliche relazioni. Si potrebbe avere un presidente che fondamentalmente non funziona e avere quella persona al potere per due anni che anche si candidi per la rielezione”, e continuare così, come era successo con Biden quando era già “fuori di testa”.
È quello che fotografa il siparietto tra Trump e Giorgia Meloni. Questa pensa che un’istantanea con Trump da piazzare sul circuito mediatico la mostrerebbe come protagonista, Trump vorrebbe, per stare al suo linguaggio, che non gli rompesse le scatole, lei insiste e lui concede. Per Trump è solo una smorfia in più, per la presidente del Consiglio è il G7, è il successo della politica estera italiana, il proclama della riconciliazione tra Unione Europea e Stati Uniti. Con un buffetto sulla guancia tutto è passato: la guerra sui dazi, la diserzione europea nella guerra d’ordinanza contro l’Iran, fino al “fuck Europa” di ucraina memoria (parola di Victoria Nuland). Peccato che dietro ci sia la sostanza di politiche perverse.
Nello stesso giorno il Parlamento europeo ha pensato bene di approvare, con una maggioranza scandalosa che comprende perfino i “popolari europei”, un editto sulla pulizia etnica, in volgo detta oggi “remigrazione”, che consiste nell’istituzionalizzazione europea dell’idea che ci siano esseri umani, ivi compresi i bambini, che possono essere arrestati senza aver commesso alcun reato e deportati in celle di Paesi che non conoscono nemmeno, che non sono scelti da loro né sono i loro Paesi d’origine, una specie di pattumiera d’Europa in cui scaricare quelli che
nel lessico della nuova politica italiana sono stati chiamati “carichi residui”.
Così la rassomiglianza tra Europa e Stati Uniti torna ad essere perfetta: nell’America di nuovo “grande” del MAGA vige la deportazione di massa, tanto che come racconta Marco Damilano nel bellissimo libro che ha scritto andando a indagare sulle origini americane di papa Leone, a San Bernardino, in California, le porte della cattedrale sono chiuse, si entra solo da una porticina secondaria, per salvare gli immigrati ispanici dalle irruzioni della polizia, la famigerata ICE trumpiana; in Europa si decide che gli stranieri colpiti da una decisione di rimpatrio, se non se ne vanno subito (o “immediatamente”) possono essere arrestati, così da prevenirne la fuga o il rischio per la sicurezza e potranno restare imprigionati fino a 24 e anche 30 mesi, per essere deportati in un Paese “terzo” che, per soldi, accetti di essere trasformato in prigione. In alternativa al “trattenimento”, gli intrusi non europei potranno eventualmente essere sottoposti a misure quali una garanzia finanziaria o il monitoraggio elettronico, ormai d’uso nella “società della sorveglianza”. Per attuare queste procedure le autorità potranno ricorrere a perquisizioni delle persone, delle abitazioni o di altri locali pertinenti, nonché al sequestro di effetti personali e dispositivi elettronici.
Anche questo pare sia un successo della politica estera meloniana, il nuovo “modello Italia”. Che vergogna. Per l’Europa è come arrivare nuda alla meta: spogliarsi della sua civiltà e della sua storia, così esaltata dai volenterosi che la armano per la prossima guerra con la Russia, prenotata per il 2030 (“ReArm Europe”). Vuol dire tornare a quella “hybris” delle origini, quando l’Europa si accorse di non essere la sola al mondo, e “scoprì” l’America, e quello che ancora non si chiamava “genocidio” lo fece con gli Indios, persuasa che non avessero un’anima: fu Francisco De Vitoria, dall’Università di Salamanca. che dovette spiegarle che l’anima ce l’avevano, Anche delle donne si dubitava, e forse lo si dubita ancora, se viene revocato il delitto di femminicidio, che alla lettera significa che uccidere una donna non è più un reato; potrebbe essere infatti un danno collaterale del diritto all’onore (Codice Rocco).
In Europa tornare ai tempi precedenti all’illuminismo, significa abrogare tutto un processo antropologico e giuridico che va dall’”habeas corpus”, che non si sa nemmeno cos’è, tanto è latino, al Cesare Beccaria “dei delitti e delle pene”, alle Costituzioni postbelliche delle Repubbliche democratiche.
(da ilfattoquotidiano.it)
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Giugno 22nd, 2026 Riccardo Fucile
ANNULLATE DUE CONDANNE ALL’EX SINDACO DI TERNI, GRAZIATO PURE L’AUTISTA DI UN GENERALE
Si allunga l’elenco dei miracolati della riforma Foti, che apre un “buco” di quasi 400mila euro
sui conti del Comune di Terni. In meno di una settimana, infatti, la sezione d’appello della Corte dei conti ha annullato due condanne rimediate in primo grado dall’ex sindaco Pd Leopoldo Di Girolamo (in carica dal 2009 al 2018) e altri, perché la riforma ideata dal ministro per gli Affari europei Tommaso Foti (FdI), e trasfusa nella legge numero 1 del 2026, ha rivisto in senso restrittivo la definizione di colpa grave punibile. In fumo 610mila euro di risarcimenti complessivi: 360mila euro, a metà con l’Università di Perugia, per “l’indebita concessione, in via diretta, ad operatore economico privato … di ingenti contributi pubblici a fondo perduto per la realizzazione del Polo di Biotecnologie in Terni”; più 250mila euro per crediti Tari non riscossi dal Comune.
Quanto alla prima delle due condanne i giudici d’appello hanno ritenuto senz’altro riscontrati: “il difetto dei presupposti legittimanti l’accesso ai suddetti contributi pubblici, nonché l’indebito affidamento al privato… di un immobile di proprietà pubblica”. Ma hanno dovuto prendere atto del fatto che “la natura… della trama amministrativo-negoziale… non consente di ricostruire, in capo agli appellanti, la gravità della colpa come ridisegnata dalla legge n. 1/2026”. Con le modifiche alla legge numero 20 del 1994 (“Disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti”).
Quanto alla seconda condanna, a Di Girolamo e al suo assessore al bilancio veniva contestato di “aver predisposto un contesto regolamentare di riferimento caotico ed equivoco” e di “non aver posto rimedio alla impasse venutasi a creare nella riscossione Tari”. E qui i giudici d’appello hanno sottolineato che la riforma Foti “introduce un criterio di tipizzazione più rigorosa” della colpa grave, per cui “non è sufficiente una generica negligenza o distrazione, ma la condotta deve implicare una violazione evidente e manifestamente ingiustificabile del quadro normativo”. Perciò hanno ritenuto che “non risulta raggiunta la prova”, sia della “condotta gravemente colposa”, che del “nesso causale” tra l’operato dei due e il presunto danno erariale.
Nei giorni scorsi, in ragione del nuovo perimetro – ristretto – della colpa grave punibile, anche un altro Comune, Giustino in Provincia di Trento, si era visto annullare un risarcimento da 19mila euro. Per i corsi di sci e snowboard per studenti di elementari e medie finanziati coi soldi dell’amministrazione. Per volontà dell’ex sindaco Joseph Masè. “Le ipotesi di esenzione da responsabilità sotto il profilo della gravità della colpa, previste dal novellato art. 1 della legge n. 20 del 1994, appaiono presenti nel caso di specie, con riferimento alla scusabilità ed al carattere non grave dell’inosservanza di regole”. Così nella sentenza della sezione d’appello della Corte dei conti.
Da gennaio, ad ogni modo, sono già numerosi gli amministratori e i dipendenti pubblici salvati dalla riforma della giustizia contabile. Come pure quelli che hanno goduto dello sconto di pena previsto per i danni “involontari” all’erario. Vale a dire provocati da condotte non dolose. Con la riduzione dei risarcimenti a carico dei condannati entro il limite di un terzo dell’ammontare del nocumento, o del doppio dello stipendio annuale percepito dal condannato.
Tra loro c’è l’autista dell’allora comandante del Centro di Alta formazione della difesa, che nel 2001 ha provocato un incidente con 4 morti sulla via del Mare, nella periferia di Roma. Mentre accompagnava il suo generale invadendo la corsia opposta di marcia per effettuare sorpassi “ad alta velocità” e col lampeggiante acceso “senza necessità”. Nel 2023 l’appuntato dei carabinieri Marco Lucioli era stato condannato a risarcire al Ministero della difesa 76mila euro, una parte di quanto versato ai familiari delle vittime dell’incidente: una donna coi suoi due bambini e un motociclista. Eppure all’inizio di maggio il caso è tornato davanti alla sezione d’appello della Corte dei conti che “nell’esercizio dello specifico potere intestato a questa Corte siccome rimodulato dalla novella di cui all’art. 1, comma 1-octies della legge n. 1 del 2026” ha applicato “una riduzione nella misura del 80% (…) con conseguente condanna del Lucioli all’importo di euro 15.244”.
(da ilfattoquotidiano.it)
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Giugno 22nd, 2026 Riccardo Fucile
DA “PRIMA GLI ITALIANI” A “ULTIMI GLI ITALIANI”
Niente mondiali di calcio, ma ospiteremo i Giochi del Mediterraneo, in programma ogni quattro anni dal 1951: una miniolimpiade con 29 discipline e riservata agli Stati che si affacciano o sono prossimi al Mare Nostrum. A coordinarli e ad assegnarli alle nazioni che si candidano è un «clone» del Cio con sede ad Atene, il Comité International de Jeux Mediterraneéns, le cui competenze si sovrappongono anche a quelle del Comitato Olimpico Europeo, duplicando cariche politiche, incarichi dirigenziali, commissioni, e spese di gestione.
L’edizione 2026, che si svolgerà dal 21 agosto al 3 settembre, è stata assegnata alla città di Taranto, unica candidata che ha risposto al bando.
A Taranto con amore
L’edizione 2026, che si svolgerà dal 21 agosto al 3 settembre, è stata assegnata alla città di Taranto, unica candidata che ha risposto al bando. I Giochi, un tempo onorati da leggende azzurre dello sport come Adolfo Consolini, Abdon Pamich, Livio Berruti, Sara Simeoni, Pietro Mennea o Novella Calligaris, oggi dal punto di vista agonistico sono un evento di secondo piano, schiacciati da campionati e tornei internazionali.
Il Comitato Organizzatore è presieduto dall’ex judoka olimpionico pugliese Carlo Molfetta, privo di esperienze manageriali, ma a gestire tutto è il suo conterraneo Massimo Ferrarese, 64 anni, imprenditore nel settore edile, ex presidente di centrodestra della provincia di Brindisi che il governo Meloni ha nominato commissario straordinario. Ferrarese ha il compito di evitare un nuovo salasso per le casse dello Stato, considerando che le recentissime Olimpiadi di Milano-Cortina vantano un deficit stimato in 230 milioni per aumentati costi e 80 di minori introiti rispetto al piano finanziario che toccherà pagare allo Stato.
Il finanziamento pubblico iniziale di 150 milioni (stanziato dal governo Conte) è stato portato dal governo Meloni a 315 milioni
Finanziamento da 350 milioni
Il finanziamento pubblico iniziale di 150 milioni (stanziato dal governo Conte) è stato portato dal governo Meloni a 315 milioni per completare le opere necessarie: 30 impianti sportivi da costruire ex novo o da rinnovare in diciannove comuni della provincia di Taranto. Altri 35 milioni li ha aggiunti la Regione Puglia per gli impianti esclusi dai fondi statali, cioè quelli di Manduria, Fragagnano, Avetrana e Faggiano. Ma nell’avvicinarsi all’evento, urgenze e imprevisti richiedono nuovi stanziamenti: il 16 giugno il Consiglio dei Ministri ha stanziato altri 15 milioni di euro per compensare il taglio di 8,5 milioni previsto dal Mef a fine maggio e non ancora attuato.
I fondi dei Giochi andrebbero utilizzati esclusivamente per costruire o rinnovare impianti sportivi di cui il territorio ha estremo bisogno. Invece serviranno anche a pagare operazioni di cosmetica edile e urbana, come l’applato da 5,5 milioni di euro per costruire uno spray park alimentato e dotato di spruzzi d’acqua che sospendono in volo una pallina da tennis in formato gigante del Centro Sportivo Magna Grecia di Taranto. Serviranno per le aree ospitalità riservate ai vip (quella dello stadio Iacovone di Taranto è costata oltre 200 mila euro), per i ritocchi alla viabilità stradale e alle aree portuali che dovrebbero invece essere finanziate da altri canali.
Spese fuori controllo
In teoria a fare quadrare i conti c’è l’idea che, a fine Giochi, tutti i trenta impianti dovrebbero venire assegnati in gestione a privati con la formula del project financing, ma per ora le manifestazioni di interesse riguardano solo due o tre grandi stadi, per organizzarci concerti che garantiscono introiti elevati.
Il rischio di spese fuori controllo molto alte richiede il controllo meticoloso di ogni operazione di cui il Governo, con la nomina del commissario, ha preso il totale controllo.
Dal 1 aprile al 16 giugno scorso Ferrarese ha firmato oltre cento atti, tra autorizzazioni di spesa e liquidazione di pagamenti, che spaziano dal banale noleggio di una stampante da 170 euro all’appalto per la riqualificazione di un complesso sportivo del valore di sedici milioni di euro. Ferrarese opera in un contesto difficile ed è intervenuto più volte per far rispettare le procedure di appalto contro la politica locale e gli imprenditori che premono per procedure più agili, come l’affidamento diretto. Lo scorso aprile il Commissario ha dovuto sostituirsi come stazione appaltante al Comune di Torricella dopo un’inchiesta giudiziaria che ha portato agli arresti domiciliari l’ex vicesindaco Michele Franzoso per interferenze negli appalti dell’impianto per gare di tiro a segno. Nel giugno 2025 era stato dimezzato il finanziamento da quattro milioni al comune di Laterza per aver violato la convenzione di appalto della pista di atletica.
Tra le spese più controverse, quelle per gli alloggi degli atleti e dei tecnici.
Nave da crociera per gli atleti
Tra le spese più controverse, quelle per gli alloggi degli atleti e dei tecnici. Il piano originale prevedeva la costruzione di un villaggio atleti da riconvertire a fine Giochi in abitazioni popolari. Fallito il tentativo per i costi astronomici del progetto (circa 200 milioni), gli operatori locali hanno proposto di alloggiare a basso costo i seimila ospiti nelle strutture turistiche della zona, garantendo così l’unica ricaduta economica certa sul territorio dove l’alta stagione è brevissima. Proposta respinta dal Comitato Internazionale per un cavillo: il capitolato prevede che l’alloggio deve essere collocato nel territorio comunale di Taranto e non nell’hinterland.
Alla fine la decisione è stata quella di ospitare tecnici e atleti a bordo di due navi da crociera per l’astronomica cifra di 30 milioni di euro. La prima, la più costosa, è stata affittata dalla saudita Aroya Cruises, da poco uscita dallo stretto di Hormuz. Per quanto confortevole, la cabina di una nave non è il massimo per trascorrere due settimane alla vigilia delle gare, salvo per il presidente del Comité International a cui verrà assegnata la suite da 350 metri quadri. Per la seconda nave restano 13 milioni, ma il bando è andato deserto, e si ripiegherà su un grosso traghetto. Sappiamo che la procedura dovrebbe essere chiusa entro luglio e che il più modesto traghetto ospiterà gli atleti italiani.
Latitano sponsor, spettatori e atleti
Al contrario delle Olimpiadi che, oltre agli imponenti fondi elargiti dal Cio, incassano importanti somme di denaro dagli sponsor e dalla vendita dei biglietti, qui le entrate di denaro da privati sono trascurabili. Gli sponsor latitano perché le tv sono poco interessate e l’esito della gara d’appalto per le dirette, che si svolgono tutte all’interno di palazzetti, non è stato reso noto. Non si può contare sul pubblico pagante proprio perché a partecipare saranno atleti di secondo o terzo livello, i soli liberi dagli impegni dei campionati concomitanti: tra la metà di agosto e settembre sono in pista per Europei e Mondiali atletica, canottaggio, ginnastica artistica e ritmica, nuoto e volley. Sta di fatto che al 20 giugno i biglietti non erano ancora in vendita. Per i Giochi di Pescara 2009 (i cui libri contabili sono finiti in tribunale) i ticket smerciati furono poche centinaia e gli spalti si presentavano sempre vuoti. A rendere poco attraenti i Giochi sono anche le adesioni ai tornei da poco sorteggiati: solo 8 squadre iscritte alla pallanuoto maschile, zero alla femminile, sette al calcio maschile e femminile, otto alla pallamano maschile e sei alla femminile, nove al volley, 12 al basket 3×3. Aderisce quindi da un quarto a meno di metà degli aventi diritto e alcune nazioni potrebbero dare forfait all’ultimo momento.
L’occasione persa
Il grosso investimento di denaro pubblico è stato giustificato come opportunità unica per rinnovare l’impiantistica locale e trasformare il tarantino in una meta turistica ambita, grazie alla visibilità delle gare. L’impatto turistico sarà invece limitato come la visibilità televisiva di gare. Con un Meridione d’Italia che dal punto di vista dell’impiantistica sportiva sta malissimo (0,8 impianti attivi ogni 1.000 abitanti, metà della media nazionale secondo l’ultimo rapporto di Sport e Salute), è giusto chiedersi se investire la stessa cifra in interventi ordinari su tutta la
regione, e non attorno a una singola provincia, non sarebbe stata una scelta migliore.
Marco Bonarrigo e Milena Gabanelli
(da corriere.it)
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