Giugno 14th, 2026 Riccardo Fucile
PROMETTE AI PIRLA ESPULSIONI RAPIDE DEGLI STRANIERI IRREGOLARI, MA NON DICE CHE I RIMPATRI DIPENDONO DAI PAESI DI ORIGINE CHE POSSONO NON RICONOSCERE L’IDENTITA’, NEGARE IL RIMPATRIO O LMITARE LE RIAMMISSIONI… TRA CPR, ACCORDI FRAGILI E COSTI ELEVATO, LA LINEA DURA E’ IL SOLITO SLOGAN DEMENZIALE
Roberto Vannacci ha reso di moda la remigrazione. È un eufemismo per indicare con una sola
parola due concetti: l’espulsione e il rimpiatrio di persone straniere senza alcun titolo per restare in Italia. Nel linguaggio politico della destra, promette qualcosa di più: allontanare il prima possibile il maggior numero di stranieri
irregolari senza lungaggini burocratiche. Futuro Nazionale non ha ancora un programma scritto su questo punto, in realtà su qualsiasi punto, ma Vannacci ha già spiegato quale sarebbe, secondo lui, la strada da seguire. Nel talk show “Otto e mezzo”, condotto da Lilli Gruber, l’ex generale ha detto che bisogna fare tre cose. Primo, costruire molti più Centri di permanenza per i rimpatri, i Cpr. Secondo, implementare gli accordi che esistono con «quasi tutti i paesi» da cui provengono gli immigrati irregolari. Terzo, applicare le nuove regole Ue che, secondo Vannacci, permetterebbero di trasferire i migranti in un Paese terzo considerato sicuro e, da lì, rimpatriarli, togliendoli intanto dal territorio italiano.
Detta così, sembra facilissimo. E allora perché nel 2025 il governo Meloni ha rimpatriato appena 6.772 persone, pari a circa il due per cento dei 339 mila stranieri irregolari stimati dal trentunesimo Rapporto sulle migrazioni? Semplice, perché nessuna delle tre soluzioni indicate da Vannacci funziona da sola, né può essere accelerata solo per volontà politica.
Costruire indiscriminatamente nuovi Cpr non serve a molto: non sono carceri per migranti in attesa che la politica decida cosa farne. Sono luoghi in cui vengono trattenute le persone che hanno già ricevuto un provvedimento di espulsione mentre lo Stato prova a trasformare quel foglio in una partenza vera. Siccome il trattenimento incide sulla libertà personale non può durare indefinitamente: il limite massimo è di diciotto mesi.
Non basta l’espulsione per rimpatriare. Se il consolato del Paese di provenienza del migrante non riconosce quella persona come propria cittadina o si rifiuta di rilasciare un lasciapassare per il rientro, o anche solo limita il numero di riammissioni, l’espulsione rimane solo su carta. E questo vale per gli Stati con cui si ha un accordo, come il Pakistan. Figuriamoci con la Somalia con cui non esiste una intesa europea di riammissione e da dove proviene l’11,2 per cento delle persone sbarcate via mare in Italia quest’anno. Anche il Sudan, da cui proviene l’8,3 per cento, è in guerra dal 2023. Ogni rimpatrio forzato deve fare i conti con il divieto di mandare una persona dove rischia violenze o trattamenti inumani.
Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, entrato in applicazione ieri, non risolve il problema. L’Italia potrà accelerare l’esame delle richieste di asilo quando
arrivano da cittadini di Paesi considerati in generale sicuri, ma dopo l’eventuale rigetto il problema resta lo stesso: per rimpatriare una persona serve uno Stato disposto a riprenderla e devono esserci le condizioni giuridiche e pratiche per farlo. Il trentuno per cento delle persone sbarcate nel 2026 viene dal Bangladesh, considerato dall’Unione europea un Paese di origine sicuro. Ma questo non significa che quelle domande possano essere respinte automaticamente. Un cittadino bengalese può sostenere che, nel suo caso specifico, il ritorno lo esporrebbe a un pericolo concreto. Va valutato caso per caso.
Il nuovo regolamento europeo sui rimpatri apre alla possibilità di creare i cosiddetti return hubs in Paesi fuori dall’Unione europea, ma anche qui serve un accordo con il Paese che li ospita. E quello Stato deve rispettare il divieto di rimandare una persona in un luogo dove rischia persecuzioni o trattamenti inumani. Il governo Meloni ha già stretto un accordo con l’Albania per realizzare i centri a Shëngjin e Gjadër. Un’operazione che costerà circa 653 milioni di euro fino al 2028 per gestire fino a tremila persone al mese, cioè trentaseimila l’anno, se il sistema funzionasse a pieno regime. A questo ritmo teorico ci vorrebbero quasi dieci anni per trattare un numero di persone pari agli irregolari attualmente stimati in Italia, senza considerare nuovi ingressi e irregolarità.
Vannacci propone di implementare il sistema, ma ogni nuovo centro fuori dall’Italia richiederebbe una copertura finanziaria pesante per le casse dello Stato a cui si aggiunge la spesa media per ciascun rimpatrio: 3.637,87 euro a persona, secondo il ministero dell’Interno. Il prezzo può salire o scendere a seconda del Paese di destinazione, dei documenti da ottenere, del volo e dell’eventuale scorta.Serve anche un Paese terzo disposto ad assumersi un costo diplomatico alto perché i return hubs sono equiparati ai Cpr. Tradotto: le persone trasferite restano soggette alla legge italiana. I limiti di permanenza sono quelli previsti dall’ordinamento del nostro paese e le autorità italiane continuano a essere responsabili della procedura. L’Albania ha accettato perché ha un rapporto particolare con l’Italia e perché punta a entrare nell’Unione europea. Non è detto che altri governi accettino lo stesso.
Vannacci poi fa anche confusione su chi si dovrebbe rimpatriare. L’ex generale intende «coloro che non hanno motivo e diritto di rimanere sono l’ottanta per cento
delle persone che andrebbero remigrate», senza spiegare da dove ha preso il dato e da chi sarebbe composto il rimanente venti per cento. Non tutti gli stranieri irregolari sono nella stessa condizione, e non tutte le persone arrivate senza un ingresso regolare possono essere rimpatriate subito. C’è chi può ottenere una forma di protezione, chi è minore, chi ha legami familiari tutelati.
Insomma, parlare di remigrazione è facilissimo all’opposizione senza aver mai ricoperto incarichi di governo. Ma Vannacci dovrebbe spiegare tecnicamente con quali strumenti pensa di obbligare i Paesi d’origine a riprendersi sistematicamente i propri cittadini. Non basterà prendersela con Forza Italia per il voto sugli emendamenti più duri al Sistema di preferenze tariffarie generalizzate, lo strumento con cui l’Unione europea concede dazi ridotti o nulli ai Paesi in via di sviluppo. Sospendere alcune preferenze commerciali ai Paesi che non collaborano in modo persistente sui rimpatri dei migranti irregolari non equivale a chiudere un rubinetto. Prima della sospensione sono previste verifiche, una procedura più lunga e almeno dodici mesi di confronto con il Paese interessato. Per gli Stati meno sviluppati è previsto anche un periodo di due anni prima che questa condizionalità possa applicarsi.
Nel 2022 la campagna elettorale del centrodestra aveva prodotto le stesse aspettative. Dopo quasi quattro anni di governo, la realtà si è rivelata più complicata. Mentre prometteva più rimpatri, il governo Meloni ha autorizzato anche migliaia di ingressi regolari per lavoro: centotrentaseimila quote nel 2023, centocinquantunomila nel 2024 e centosessantacinquemila nel 2025. Per il 2026 le quote sono 164.850. Non sono persone già entrate e assunte. Per diventare ingressi reali devono passare da contratti che restano validi fino alla fine della procedura. Nel 2024, secondo Istat, i nuovi permessi per lavoro sono stati 40.451, pari al 13,9 per cento del totale dei nuovi permessi rilasciati nell’anno. La distanza tra quote autorizzate e permessi effettivi è un problema cruciale. Le imprese chiedono lavoratori, il governo apre canali legali, ma il percorso resta lento. In quello spazio entrano intermediari, pratiche opache, contratti che saltano e promesse di lavoro mai rispettate. Così anche persone entrate o chiamate attraverso canali regolari possono finire nell’irregolarità.
(da Linkiesta)
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Giugno 14th, 2026 Riccardo Fucile
APPLICATO IL MOTTO “PRIMA GLI ITALIANI” IN UNA FAMIGLIA TRADIZIONALE ?… NESSUN POST SOVRANISTA DI ESECRAZIONE, CHE STRANO…
Un dramma familiare dai contorni ancora da chiarire ha sconvolto San Stino di Livenza. Una donna di 53 anni, insegnante elementare, Chiara Guerra, è stata uccisa nella notte di giovedì 11 giugno dal nipote diciassettenne, che durante la notte ha confessato il delitto agli inquirenti.
Secondo quanto emerso, il ragazzo, residente proprio a San Stino di Livenza, è stato interrogato dai carabinieri della compagnia di Portogruaro dopo che i sospetti si erano concentrati su di lui nelle prime fasi dell’indagine. Messo alle strette dagli investigatori e dal pubblico ministero Carmelo Barbaro della procura di Pordenone, ha ammesso di avere accoltellato la zia e poi di avere gettato il suo corpo nel canale Margher, che scorre nelle vicinanze dell’abitazione dove si sarebbe consumato l’omicidio. Per trasportare il corpo ha utilizzato una carriola. Il giovane è appassionato di giardinaggio.
All’origine del litigio ci sarebbe una questione ereditaria tra la vittima e il padre del ragazzo, fratello di Chiara Guerra. I nonni possiedono dei villini e un discreto conto bancario, i diverbi continui erano sulla gestione del patrimonio.
Nonostante le ricerche siano iniziate nella serata di ieri dopo la confessione, il cadavere di Chiara Guerra non è stato ancora ritrovato. L’abitazione, che è confinante con il villino dove abita il fratello di Chiara Guerra, la moglie e il nipote, è stata posta sotto sequestro per consentire gli accertamenti tecnico-scientifici.
Ad allertare le forze dell’ordine le amiche dell’insegnante che non riuscivano a mettersi in contatto con Chiara Guerra: i carabinieri hanno eseguito un sopralluogo nella sua villetta e in un locale hanno trovato macchie di sangue. §
È stato il punto di inizio dell’indagine per omicidio. Gli investigatori stanno cercando di comprendere se il ragazzo ha fatto tutto da solo. In queste ore hanno sentito a lungo anche i genitori del ragazzo che, è doveroso scriverlo, non sono iscritti sul registro degli indagati.
Sul posto stanno operando i carabinieri, coordinati dalla magistratura, insieme al medico legale Antonello Cirnelli. Considerata la minore età dell’indagato, gli atti sono stati trasmessi anche alla procura per i minorenni di Trieste.
Le operazioni di ricerca proseguono senza sosta. Ai vigili del fuoco del distaccamento locale si sono aggiunti i sommozzatori del nucleo specializzato di Venezia. Dopo una sospensione notturna, le attività sono riprese all’alba e si concentrano nell’area di una chiusa situata tra via Canaletta e via Verdi, dove gli investigatori ritengono possa trovarsi il corpo della donna.
(da agenzie)
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Giugno 13th, 2026 Riccardo Fucile
SIGFRIDO RANUCCI, CHIAMATO IN CAUSA, RISPONDE: “BENVENUTO NELLA CASTA”
Roberto Vannacci attacca la stampa per quello che ha scritto su Futuro Nazionale facendo
un elenco di nomi e cognomi di alcuni giornalisti partendo da Repubblica, ‘la capofila’, ma poi elencando giornalisti del ‘Fatto Quotidiano, il Foglio’, ma anche della tv come ‘Sigfrido Ranucci e Gad Lerner’. Il leader di Fnv dopo l’elenco ironicamente ringrazia: ‘Se siamo qui, è grazie a loro’.
‘L’infiltrazione dei giornalisti è già iniziata – dice – registrano di nascosto, come se si infiltrassero tra i Vietcong e io fossi il colonnello Kurtz’.
“A Vannacci rispondo solo ‘benvenuto nella Casta’”: è lapidario il commento di Sigfrido Ranucci, interpellato dall’ANSA in merito alle dichiarazioni del leader di Futuro Nazionale che ha attaccato la stampa citando alcuni giornalisti tra cui il conduttore e curatore di Report.
Oltre che con lo spettacolo ‘Diario di un trapezista’, “che parla di pace e di informazione e delle bugie che si nascondono dietro le guerre”, Ranucci in questi giorni è in giro per l’Italia per presentare il suo libro ‘Il ritorno della Casta’ (Bompiani) “in cui – ricorda – si parla dei politici da sempre insofferenti alla libertà di stampa e all’indipendenza della magistratura”.
Maratona oratoria per Roberto Vannacci nel giorno in cui sta per nascere ufficialmente suo partito. Dopo il suo lungo intervento sul palco, aprendo l’assemblea costituente di Futuro Nazionale, il leader ha risposto alle domande dei giornalisti per oltre un’ora. Ha parlato di alleanza con il centrodestra, Unione europea, immigrazione e remigrazione, spese per l’organizzazione dell’evento che si concluderà domani.
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Giugno 13th, 2026 Riccardo Fucile
VANNACCI NON HA DATO ACCESSO ALLA STAMPA ALLA SALA DELL’AUDITORIUM DELLA CONCILIAZIONE DOVE SI È TENUTA L’ASSEMBLEA DI FNV, POI PERÒ HA RISPOSTO ALLE DOMANDE PER UN’ORA
“Gli attacchi alla stampa del generale Vannacci rappresentano una deriva un po’ assurda che ricorda periodi bui della nostra storia”. Lo dice all’ANSA Ivan Grieco, influencer e ‘inviato’ di Pulp Podcast – la trasmissione online di Fedez e Mr. Marra – più volte escluso dagli eventi organizzati dal partito di Roberto Vannacci.
L’ultimo episodio risale a una decina di giorni fa, quando Grieco è stato respinto dallo staff di Futuro Nazionale all’ingresso di un evento a Roma. “Si tratta di episodi abbastanza gravi, al di là delle simpatie o antipatie – ribadisce -. Ha deciso di non farmi entrare con la scusa che avevo partecipato ad un evento di Rizzo con la bandiera europea e dell’Ucraina per una manifestazione pacifica. Ma in quel caso era evidentemente un blitz approfittando della presenza dell’ambasciatore russo.
A Roma, invece, avevo chiesto un regolare accredito, inizialmente anche concesso, solo per porre domande al generale. Se avessi voluto replicare il blitz di certo non avrei annunciato la mia presenza all’ufficio stampa”.
“Ho ricevuto la solidarietà da colleghi e giornalisti – conclude Grieco -. Ho scoperto poi che il generale mi ha respinto perché durante una mia trasmissione online nel mio programma ‘La Miniera’ l’ho sollecitato troppo su temi controversi come Medio Oriente e Ucraina. Di certo non parteciperò a eventi privati del partito, come l’assemblea. Ma prima o poi dovrà tornare ad un comizio pubblico e spero tanto che in quell’occasione non sfuggirà alle mie domande”.
(da agenzie)
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Giugno 13th, 2026 Riccardo Fucile
“L’ART 604 BIS E TER DEL CODICE PENALE PUNISCONO LA PROPAGANDA FINALIZZATA ALL’ISTIGAZIONE DELL’ODIO RAZZIALE”… PS C’ERANO GLI ESTREMI PER SCIOGLIERE IL CORTEO, MA ORMAI IN ITALIA SIAMO UNA BARZELLETTA, TI CONTESTANO MAGARI UNO STRISCIONE MA FANNO FINTA DI NON SENTIRE SLOGAN RAZZISTI (GRAZIE ANCHE A UNA OPPOSIZIONE CHE DORME)
“‘Immigrato pezzo di merdà, ‘l’antifascismo è mafia, ‘viva il Duce’. Sono questi gli ignobili
slogan scanditi oggi a Roma durante il corteo sulla cosiddetta ‘remigrazione’. Parole che costituiscono una pubblica apologia del fascismo e una violazione esplicita della legge Mancino e degli articoli 604 bis e ter del codice penale, che puniscono la propaganda finalizzata all’istigazione all’odio razziale.
Di fronte a questo scempio, Giorgia Meloni tace. La stessa presidente del Consiglio sempre pronta a criticare ciò che veniva detto durante le manifestazioni in favore del popolo palestinese e per la pace, oggi è rimasta silente di fronte ad aberranti slogan neofascisti e razzisti che hanno oltraggiato Roma, medaglia d’oro per la Resistenza antifascista. Definire l’antifascismo una ‘mafia’ significa insultare la memoria di Sandro Pertini, di Aldo Moro, di Alcide De Gasperi e di tutti coloro che hanno costruito la nostra democrazia, spesso a costo della propria vita. E’ un oltraggio intollerabile che non può rimanere senza conseguenze. Per questo denuncerò il tutto all’autorità giudiziaria. La violazione della legge Mancino è chiara e documentata. Il nostro ordinamento e i nostri valori democratici vanno difesi da questi neo-nazifascisti. La cosiddetta proposta di legge sulla remigrazione richiama una logica di esclusione su base etnica e culturale che è incompatibile con la Costituzione italiana e con i principi fondamentali dello Stato di diritto”. Lo afferma Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde.
(da agenzie)
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Giugno 13th, 2026 Riccardo Fucile
“IL MEMORANDUM NON È ANCORA STATO FINALIZZATO, LA FIRMA NON AVVERRÀ SICURAMENTE DOMANI”
Le forze armate iraniane, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, hanno negato che l’Iran firmerà un accordo con gli Stati Uniti domani e hanno criticato l'”insolita insistenza” del presidente Donald Trump sulla firma dell’accordo in quella stessa giornata. Lo scrive la Cnn.
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha descritto la tempistica come una “prova per il team negoziale iraniano” e ha affermato che l’annuncio di Trump arriva “nonostante i negoziatori iraniani abbiano esplicitamente dichiarato che il memorandum non è ancora stato finalizzato e che la firma di domani non avverrà sicuramente”.
In un post su Telegram , il gruppo ha ipotizzato che Trump intendesse programmare la firma dell’accordo in concomitanza con il suo compleanno, proprio il 14 giugno. “Alcuni osservatori ritengono che la sua insistenza possa essere motivata dal desiderio di sfruttare l’occasione in modo simbolico e trasformarla in un evento di pubblicità personale”, si legge nella dichiarazione.
(da agenzie)
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Giugno 13th, 2026 Riccardo Fucile
HOTEL E TRAGHETTI ALLE STELLE, MA CROLLANO I PREZZI DEI VOLI PER L’ESTERO
Il report di Assoutenti sulle vacanze: a causa della crisi geopolitica mancano alloggi in
Italia e una settimana ad agosto costa in media oltre 2.000 euro. Civitavecchia-Olbia schizza a 1.600 euro, mentre crollano i prezzi per Santorini e le MaldiveI venti di crisi in Medio Oriente arrivano a condizionare pesantemente anche le vacanze estive degli italiani. Lo scenario geopolitico sta ridisegnando la mappa del turismo, modificando da un lato le abitudini delle famiglie e dall’altro provocando una vera e propria tempesta sulle tariffe. A fare il punto è il “Dossier vacanze 2026” realizzato da Assoutenti, che fotografa una situazione paradossale: l’impennata dei costi per rimanere in Italia e il contestuale crollo dei prezzi dei biglietti aerei per le mete estere.
Meno alloggi e prezzi record
Il timore diffuso per l’allargamento del conflitto internazionale ha spinto una massiccia fetta di cittadini a rinunciare ai viaggi oltreconfine, preferendo le località balneari nazionali. Il risultato è un immediato sold-out. Chi cerca oggi un alloggio per la settimana centrale di agosto (dal 9 al 16 del mese) deve fare i conti con una disponibilità di strutture ormai ridotta al lumicino e con listini sensibilmente gonfiat
Una famiglia tipo con due figli che prenota in questo periodo un soggiorno di sette notti in un hotel a tre stelle spende in media 2.025 euro, con un incremento del +12,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Le differenze territoriali sono enormi. La Puglia si conferma la meta più accessibile con Vieste a 1.255 euro, seguita dalla Riviera Romagnola, dove per Rimini o Milano Marittima bastano meno di 1.400 euro. Le cifre salgono a 1.700 euro nelle località venete come Jesolo, Bibione e Caorle, superano i 2.000 euro in Sicilia a Cefalù e San Vito Lo Capo, fino a toccare il picco dei 4.800 euro richiesti a Baja Sardinia, in Sardegna.
La stangata dei traghetti alimentata dal caro carburante
Raggiungere le isole d’agosto rischia di diventare un lusso per pochi. Il dossier di Assoutenti individua nei traghetti la vera nota dolente dell’estate. Il rincaro dei carburanti, diretta conseguenza delle tensioni belliche in Iran, ha spinto le compagnie di navigazione ad applicare pesanti rincari sulle tariffe, cresciute in media del 10,9% su base annua.
I calcoli per un nucleo di quattro persone con auto al seguito per i viaggi compresi tra l’8 e il 16 agosto sono proibitivi. Per la tratta Civitavecchia-Olbia servono ben 1.665 euro, che diventano 1.412 euro per viaggiare da Genova a Porto Torres e 1.214 euro da Livorno a Olbia. Leggermente più economica la linea Napoli-Palermo, che si attesta comunque sugli 807 euro.
Il paradosso dei voli: boom di sconti per l’estero
Di contro, la forte contrazione della domanda verso l’estero ha costretto le compagnie aeree a tagliare drasticamente i prezzi dei biglietti per non far viaggiare i velivoli vuoti, registrando una flessione media del -23%. Volare verso mete tradizionalmente costose in alta stagione non è mai stato così conveniente.
Un volo di andata e ritorno da Milano a Santorini per la settimana di Ferragosto costa quest’anno a partire da 173 euro, contro i quasi 400 euro del passato, segnando un crollo del 56,5%. Chi parte da Roma può raggiungere Creta con 308 euro (con un risparmio del 40,7%) o Tenerife con 323 euro. Anche per le destinazioni a lungo raggio si registrano diminuzioni a doppia cifra: i voli per Sharm el-Sheikh calano del 34%, mentre i biglietti per le Maldive, le Seychelles, Capo Verde e Zanzibar costano tra il 17% e il 23% in meno rispetto all’estate scorsa.
Il rischio di speculazioni sulla pelle dei consumatori
La situazione ha spinto l’associazione dei consumatori a lanciare un severo monito agli operatori del comparto. Il timore è che la crisi internazionale possa trasformarsi in un pretesto per giustificare aumenti ingiustificati anche laddove non vi sia un reale impatto logistico o energetico. «La guerra in Medio Oriente ha prodotto uno tsunami sul comparto turistico modificando le scelte estive dei cittadini. Tuttavia, come sempre in questi casi, il rischio è che la crisi geopolitica sia utilizzata dagli operatori del settore per applicare rincari di prezzi e tariffe anche per voci che nulla hanno a che vedere con la situazione internazionale, realizzando una vera e propria speculazione sulle vacanze degli italiani». Questo il commento del presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso, che invita a monitorare con attenzione l’evoluzione dei mercati nelle prossime settimane per evitare che l’estate si trasformi in un salasso ingiustificato.
(da agenzie)
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Giugno 13th, 2026 Riccardo Fucile
TRUMP HA FRETTA DI CHIUDERE LA GUERRA, PER RAGIONI ELETTORALI OPPOSTE (PER IL TYCOON, CHE A NOVEMBRE HA LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO, LA GUERRA È UNA IATTURA…)
“Stiamo perdendo la nostra gente”. Ossia, elettori. È il timore più profondo che assilla Benjamin Netanyahu rispetto all’accordo in via di fattura tra Stati Uniti e Iran. Più delle questioni di sicurezza, più delle preoccupazioni diplomatiche e del rapporto politico con Donald Trump.
Netanyahu lo ha detto chiaramente ai suoi ministri in uno degli ultimi gabinetti. Era tornato da una visita alle comunità del nord di Israele, nell’area di Kiryat Shmona, che da ottobre 2023 vivono sotto la minaccia dei razzi di Hezbollah. E a cui la
strategia della guerra permanente di Netanyahu non ha dato risposte su quando potranno tornare a casa.
Kiryat Shmona è una roccaforte del Likud da 60 mila abitanti: alle ultime elezioni tre abitanti su quattro hanno votato per il blocco di Netanyahu […]. Nelle 43 comunità vicine al confine libanese sotto evacuazione gli sfollati sono 100 mila, e due terzi di loro vivono in hotel, a casa di familiari o in affitto. E quasi tutti votano a destra perché vogliono vedere Hezbollah disarmato.
Il governo è alle prese con le ultime scelte di bilancio, a Knesset sciolta e in attesa di fissare le elezioni (tra settembre e ottobre). Netanyahu ha capito che questo fallimento potrebbe costargli la rielezione ed è per questo che, ha rivelato ieri un retroscena del canale 12 (vicino al governo), il premier avrebbe chiesto di “non badare a spese” per sussidiare gli abitanti del nord.
L’imperativo sta anche scombussolando gli equilibri della maggioranza. Perché i ministri estremisti che vorrebbero impegnare tutte le ultime fiches sui progetti di espansione delle colonie (c’è un grande progetto da un miliardo di shekel per 103 insediamenti promosso da Bezalel Smotrich che attende l’ultima approvazione), e i ministri dei partiti ultraortodossi vogliono garanzie sull’esenzione degli haredim dal servizio militare.
Con queste considerazioni in testa, il premier israeliano ieri ha reagito all’annuncio di Trump “sull’intesa fatta” con Teheran. Doveva bloccare il leak sui contenuti del Memorandum of understanding trapelato da fonti iraniane (poi smentito da Washington): “Israele non è parte del memorandum”, ha fatto sapere Netanyahu, “finché sarò primo ministro di Israele, l’Iran non avrà armi nucleari. L’Iran sta lavorando per distruggere lo Stato ebraico e io dedico la mia vita a impedirglielo e finché sarò premier questo non accadrà”.
Un ultimatum agli Usa, ma anche un appello agli elettori. Molti aspetti del negoziato di Trump con l’Iran hanno suscitato, e non da ieri, lo “scetticismo” di Gerusalemme: la reale intenzione dei pasdaran di cancellare il programma nucleare, il fatto che, almeno per ora, siano fuori dal negoziato la questione dell’arsenale missilistico e del supporto alle milizie proxy. Il Libano, e il destino di Hezbollah.
Gli ayatollah hanno imposto che la tregua si estenda a tutta la regione, Paese dei cedri compreso.
(da agenzie)
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Giugno 13th, 2026 Riccardo Fucile
E PENSARE CHE BASTEREBBE POCO: LE ATTIVITÀ CONSIDERATE PIÙ DIVERTENTI RISULTANO ESSERE SOPRATTUTTO SEMPLICI E QUOTIDIANE, COME GUARDARE LA TELEVISIONE (77%), PASSARE TEMPO CON AMICI E FAMILIARI (69%), MANGIARE FUORI (59%)
Per molti adulti americani il divertimento è diventato qualcosa da rimandare
continuamente. Un sondaggio nazionale ha rilevato che quasi la metà degli statunitensi (48%) ritiene che nella propria vita manchi seriamente il divertimento, mentre il 12% afferma di non ricordare nemmeno l’ultima volta in cui ha avuto un’intera giornata libera da dedicare a sé stesso.
Secondo l’indagine, chi riesce a ritagliarsi momenti di svago con regolarità riferisce livelli di stress più bassi, maggiore motivazione e rapporti più solidi con le persone vicine.
Come scrive StudyFinds in un articolo su una ricerca di Talker Research per Dave & Buster’s, il sondaggio ha coinvolto 5mila adulti statunitensi tra aprile e maggio
2026 per capire quanto spazio il divertimento occupi nella vita quotidiana e quali ostacoli ne limitino la presenza.
Le attività considerate più divertenti risultano essere soprattutto semplici e quotidiane: guardare la televisione è stata indicata dal 77% degli intervistati, seguita dal tempo trascorso con amici e familiari (69%), mangiare fuori (59%), attività all’aperto (50%), hobby personali (49%) e giochi (48%). Tuttavia, il 37% racconta di pensare spesso a qualcosa di piacevole da fare salvo poi rinunciare o ridimensionare i programmi per impegni più urgenti, mentre un altro 33% sostiene che le responsabilità della vita adulta finiscano regolarmente per cancellare i momenti di svago.
Chi sente di non divertirsi abbastanza stima di aver bisogno, in media, di circa 17 ore libere in più ogni settimana per riequilibrare la situazione.
Tra coloro che ritengono più difficile divertirsi rispetto a dieci anni fa — il 52% del campione — le motivazioni principali riguardano il costo delle attività, indicato dal 51%, la riduzione della propria cerchia sociale (45%) e l’aumento delle responsabilità personali (42%). Più in generale, il principale ostacolo al divertimento resta il denaro: il 57% cita infatti problemi economici e di budget. Seguono i conflitti di orario (34%), gli impegni di lavoro (31%), la mancanza di tempo di amici e familiari (29%), il burnout (22%) e persino la difficoltà nel trovare qualcosa da fare (16%).
Gli intervistati indicano anche cosa potrebbe aiutarli a dare maggiore priorità al tempo libero. Il 55% sostiene che opzioni meno costose farebbero la differenza, mentre altri citano più tempo libero (41%), attività più stimolanti (32%), una migliore organizzazione con amici e conoscenti (29%), la sensazione che l’esperienza valga davvero il costo sostenuto (29%) e meno stress lavorativo (22%).
Il sondaggio evidenzia inoltre gli effetti positivi del divertimento: il 72% afferma che aiuta a ridurre lo stress, il 57% dice di sentirsi più motivato e il 56% più vicino alle persone care. Quasi nove intervistati su dieci sostengono inoltre che condividere momenti piacevoli con altri contribuisca a rafforzare le relazioni.
Melissa Powers, vicepresidente marketing di Dave & Buster’s, ha spiegato che sempre più persone cercano esperienze condivise dal vivo, ma costi elevati, mancanza di tempo e poche nuove opportunità di intrattenimento rendono difficile
trovare spazio per il divertimento. Powers ha anche osservato che, in una vita sempre più frenetica e digitale, cresce il desiderio di luoghi e occasioni in cui stare insieme di persona.
Una minoranza del campione, pari al 28%, ritiene invece che divertirsi oggi sia più semplice rispetto a dieci anni fa. Tra le ragioni più citate figurano minori responsabilità, una situazione economica migliore, la presenza di persone con cui condividere attività piacevoli e un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata.
Nel complesso, secondo l’indagine, il problema non sarebbe la mancanza di desiderio di divertirsi, ma il peso crescente di costi, impegni e stanchezza quotidiana che finiscono progressivamente per occupare tutto lo spazio disponibile.
(da “StudyFinds”)
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