Dicembre 23rd, 2016 Riccardo Fucile
CHI SONO I DUE POLIZIOTTI CHE HANNO FERMATO IL KILLER DI BERLINO
A uccidere stanotte nell’hinterland milanese, a Sesto San Giovanni, Anis Amri, l’attentatore di Berlino,
sono stati due poliziotti nel corso di un normale controllo dei documenti.
La pattuglia era composta dall’agente scelto, Christian Movio, 36 anni, della provincia di Udine, del commissariato di Sesto San Giovanni e da Luca Scatà , di 29 anni, agente da dieci mesi e in prova da tre mesi nello stesso commissariato, originario di Canicattì, in provincia di Catania.
Christian è rimasto ferito ed è ora ricoverato all’ospedale di Monza con un proiettile conficcato in una spalla. Deve essere operato, ma le sue condizioni sono buone. Illeso il collega Scatà .
Cosa è successo? La pattuglia della polizia è arrivata in piazza Primo maggio, di fronte alla stazione, intorno alle 3 si stanotte, dopo aver ricevuto una segnalazione di rumore di spari. La situazione è precipitata in pochi istanti. I due agenti hanno chiesto i documenti ad Amri che ha estratto da uno zainetto una pistola calibro 22 e sparato, ferendo alla spalla l’agente Movio. Immediata la reazione dell’agente Scatà che ha risposto al fuoco, uccidendo l’aggressore.
Grato dell’operato dei due agenti si è detto il ministro dell’Interno, Marco Minniti, nel corso di una conferenza stampa al Viminale: «Noi guardiamo a questi due ragazzi come persone straordinarie, di giovanissima età , che facendo semplicemente il loro dovere hanno reso un servizio straordinario alla comunità . Penso sinceramente di poter interpretare il sentimento del nostro Paese nel dire loro che l’Italia è a loro grata». Ha poi aggiunto: «L’agente Christian Movio è una persona straordinaria, un ragazzo molto motivato. L’ho ringraziato per la professionalità dimostrata insieme al suo collega».
«Gli ho trasmetto la mia gratitudine personale – ha detto Minniti – e gli ho fatto gli auguri di una pronta guarigione. Nei prossimi giorni andrò personalmente ad abbracciarlo. Gli ho anche fatto gli auguri di Buon Natale, dicendogli che grazie a persone come lui gli italiani potranno fare un Natale ancora più felice».
(da “La Stampa”)
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Dicembre 23rd, 2016 Riccardo Fucile
LA CONFERENZA STAMPA DEL MINISTRO MINNITI
Era in Italia. Armato e pericoloso, poteva colpire anche qui da noi. 
L’uomo più pericoloso e ricercato d’Europa, Anis Amir, il terrorista sospettato della strage di Berlino in cui sono morte 12 persone tra cui l’italiana Fabrizia di Lorenzo, era arrivato fino in Italia tramite un treno dalla Francia: è stato ucciso in piazza I Maggio a Sesto San Giovanni grazie agli agenti e alla prontezza di Luca Scatà , un giovane poliziotto in servizio da 9 mesi.
Quel che resta da capire è perchè Anis Amir fosse alle porte di Milano.
Anis Amir era a piedi, probabilmente appena sceso dalla stazione. Stava camminando lentamente con uno zaino sulle spalle quando una pattuglia della polizia ha fatto segno di volerlo controllare.
Gli agenti erano due. A quel punto avrebbe urlato “Allah Akbar”e poi, dopo aver ferito un agente, Cristian Movio, con una calibro 22 a una spalla, l’altro poliziotto ha aperto il fuoco e lo ha ucciso.
Il tutto è avvenuto alle 3 di notte di ieri. Il successivo controllo delle impronte fuga ogni dubbio: si tratta proprio di Anis Amir.
Il poliziotto colpito alla spalla, Cristian Movio, è stato portato all’ospedale di Monza: le sue condizioni non sarebbero gravi.
Conferenza del ministro dell’interno Minniti:
“Alle tre del mattino nel corso di normale attività di controllo una pattuglia della polizia ha fermato una persona che si aggirava con fare sospetto. Senza esitare l’uomo ha estratto una pistola e ha sparato all’agente che gli aveva chiesto i documenti. L’agente si chiama Cristian Movio”
“A sparare l’agente Luca Scatà . Ha ucciso Anis Amri. L’agente ferito “persona straordinaria, ringraziato per la grande professionalità dimostrata insieme al suo collega”
“Dobbiamo essere orgogliosi – ha detto Minniti – lo abbiamo identificato e neutralizzato. Vuol dire che c’è un sistema che è capace di funzionare. Ringrazio di cuore coloro che sono sulla strada in queste ore. L’agente non è in pericolo di vita.
(da agenzie)
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Dicembre 23rd, 2016 Riccardo Fucile
FERITO UN AGENTE… PRIMA DI MORIRE L’ISLAMISTA HA URLATO “ALLAH AKBAR”
L’hanno identificato dalle impronte digitali e dalla misura del volto: Anis Amri, l’attentatore di Berlino era in Italia, a Sesto San Giovanni.
Era appena arrivato in treno dalla Francia, ma appena uscito dalla stazione ferroviaria è incappato in un controllo di polizia. Quando l’hanno fermato ha urlato “Allah Akbar” poi ha sparato contro gli agenti: ne ha colpito uno alla spalla. Loro hanno risposto: Amri è morto sul colpo.
La ricostruzione. Le tre di notte in piazza I Maggio, zona stazione.
Una volante del commissariato viene inviata dopo una chiamata: qualcuno ha udito degli spari. I poliziotti arrivano e trovano un uomo, un maghrebino. E’ a piedi, solo. Alla richiesta del capopattuglia di far vedere i documenti, estrae una pistola calibro 22 dallo zaino e spara. Lo centra a una spalla e si nasconde dietro un’auto.
Gli agenti rispondono al fuoco, sarebbe un colpo partito dalla pistola dell’autista a ucciderlo.
Il poliziotto è stato operato al San Gerardo di Monza.
(da agenzie)
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Dicembre 22nd, 2016 Riccardo Fucile
LUTZ BACHMANN SOSTIENE DI AVERLO SAPUTO DA FONTI DI POLIZIA… MA DOPO DUE ORE SI CERCAVA ANCORA IL PAKISTANO, NON CERTO UN TUNISINO… LA POLIZIA LO SMENTISCE: COME FACEVA A SAPERLO?
Mentre continua febbrile la ricerca dell’attentatore di Breitscheidplatz, scoppia il caso Lutz
Bachmann.
Il capo del movimento anti islamico e xenofobo Pegida ha twittato due ore dopo l’attentato – alle 22:16 – di avere informazioni riservate della polizia che puntavano a un “musulmano tunisino” e ha aggiunto che il fatto che del caso si fosse incaricata la procura generale confermava “la veridicità ” della soffiata.
Va ricordato che nella notte dell’attacco era stato arrestato un profugo pachistano e che il tunisino Anis Amri è emerso tra i sospettati soltanto il giorno dopo.
E quando è venuto fuori, Bachmann ha twittato, compiaciuto, “insomma la mia informazione era giusta? La polizia cerca un tunisino…”.
A chi gli ha chiesto spiegazioni su Twitter, il leader islamofobo ha risposto “è semplice, basta avere i contatti giusti e un whistleblower che ne ha abbastanza delle bugie”.
La polizia nega categoricamente.
Il portavoce, Winfrid Wenzel, ha detto che Amri è entrato nel mirino della polizia soltanto il giorno dopo: il documento che puntava ad Amri si trovava nell’abitacolo del tir ed è spuntato ufficialmente ore e ore dopo l’attacco.
Tanto che qualcuno si è lanciato anche in un commento macabro, come il profilo fake del bonzo della DDR Willi Stoph: “Se cercate altri due giorni nel tir, sicuramente ci trovate l’attentatore”.
Resta la domanda: come faceva Lutz Bachmann a sapere che l’attentatore era davvero un tunisino?
(da agenzie)
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Dicembre 22nd, 2016 Riccardo Fucile
CONFERMATA L’UCCISIONE DELLA RAGAZZA ITALIANA NELLA STRAGE DEL MERCATINO DI NATALE
Purtroppo, la speranza è finita.
Fabrizia Di Lorenzo è morta nel terribile attentato di Berlino. Il padre, fin dalla prima ora, aveva detto di non illudersi.
Ora a dare la conferma è il ministro Angelino Alfano che prende atto del decesso. Si tratta dell’unica vittima italiana nella strage del camion sul mercatino di Natale a Berlino in cui sono morte 12 persone.
“La magistratura tedesca, così come ha comunicato il ministero degli Affari Esteri della Germania, ha esaurito le verifiche necessarie e purtroppo, ormai – sottolinea il ministro degli Esteri, Angelino Alfano in una nota – c’è la certezza che, fra le vittime, c’è l’italiana Fabrizia Di Lorenzo”.
“Sono affettuosamente vicino alla famiglia e ai suoi cari, condividendone l’immenso dolore”. “L’Italia ricorda Fabrizia, cittadina esemplare uccisa dai terroristi. Il Paese si unisce commosso al dolore della famiglia” twitta invece il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.
Trentuno anni, di Sulmona, Fabrizia Di Lorenzo faceva parte delle decine di migliaia di italiani a Berlino trasferitisi ancora non trentenni (per lei l’inizio dell’avventura è risale al 2013) in cerca di un’opportunità di lavoro migliore di quelle offerte in Italia. Quel giorno Fabrizia aveva detto agli amici di andare a fare un giro al mercatino.
Poi, dopo la strage, nessuna notizia, fino al ritrovamento sul posto del suo cellulare, come anticipato da Huffpost.
Il padre aveva subito temuto per il peggio. “Abbiamo capito che era finita stanotte all’una e mezza: siamo stati noi a chiamare la Farnesina, ma l’aiuto più grande ce lo hanno dato i carabinieri di Sulmona”.
E ha aggiunto: “Ci siamo mossi coi nostri canali, ma da quanto mi dice mio figlio da Berlino, non dovrebbero esserci più dubbi. È lì con mia moglie in attesa del dna, aspettiamo conferme, ma non mi illudo”.
(da agenzie)
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Dicembre 21st, 2016 Riccardo Fucile
ATTENTATO DI BERLINO E DINTORNI
“Bisogna correggere un’opinione secondo cui quelli che se ne vanno sono sempre i migliori” affermava ieri a Fano il ministro del Lavoro Giuliano Poletti.
Ha ragione, non tutti i giovani che emigrano qui a Berlino lo sono, ma il discorso vale ovunque, a Londra, Parigi, Melbourne o New York. Fabrizia però lo è.
Non voglio appropriarmi di un ricordo. Scrivo perchè la sua storia, tranne il tragico epilogo, è analoga a quella di migliaia di suoi coetanei connazionali. Che non meritano un rispetto diverso da quelli rimasti in Italia, ma i cui sacrifici non è giusto che siano minimizzati.
Non eravamo amici, ci conoscevamo soprattutto perchè nel 2014, quando fondai Berlino Magazine, lei ebbe l’entusiasmo di contribuire con qualche articolo a quei primi mesi di vita del sito.
Tutto in maniera volontaria, solo perchè il giornalismo è una delle sue passioni, ma non poteva permettersi di dedicarcisi nell’immediato e così, all’epoca, lavorava all’assistenza clienti di una società di car-sharing con la speranza prima o poi di mettere a frutto quegli studi in Relazioni internazionali e diplomatiche all’Università di Bologna, seguiti da un master in Comunicazione d’impresa completamente in tedesco presso l’Università del Sacro Cuore.
Sembrerà banale dirlo, il solito commento che accontenta tutti, ma faceva tutto con il sorriso, sempre. Senza frustrazioni, di alcun tipo. “Una delle persone più belle che abbia mai incontrato”, mi ha detto qualche ore fa un suo grande amico qui a Berlino, anche lui berlinese d’adozione a cui spero di non fare torto riportando la sua commozione.
Secondo l’annuale rapporto Migrantes, sono stati 107mila gli italiani a trasferirsi all’estero nel 2015, di cui un terzo tra i 18 e i 34 anni.
La Germania è stata la meta preferita, 16.568 persone. E questi sono solo i dati ufficiali, quelli di chi si è iscritto all’AIRE (Anagrafe della popolazione Italiana Residente all’Estero).
Molti delle persone emigrate in Germania lo fanno però senza comunicarlo all’Ambasciata per evitare di perdere l’assicurazione sanitaria italiana.
In Germania la cassa malattia si paga infatti mese per mese e, soprattutto per i freelancer, è un vero salasso. Con la tessera sanitaria italiana in qualche modo si è sostanzialmente coperti. Misteri di un’Unione Europea che non ha ancora parificato situazioni di vita quotidiana così fondamentali per chi si trasferisce in un altro Stato membro.
E così i dati ufficiali non sono quelli reali. I circa 25mila a Berlino secondo l’Aire dovrebbero essere almeno raddoppiati.
Gli italiani a Berlino sono ormai di ogni età , professione, status familiare e ambizione.
Ci sono i giovani neolaureati come Fabrizia, quelli che lavorano nella gastronomia in attesa di migliorare il tedesco e quelli che già lavorano in startup o all’assistenza clienti di grandi aziende che hanno delocalizzato a Berlino il proprio business online.
Ci sono i liberi professionisti (architetti, grafici, produttori musicali), gli idraulici, i parquettisti, gli immobiliaristi, gli insegnanti di italiano, e tanto altro ancora.
Ci sono tante storie, davvero. Anche italiani che, grazie ai propri studi e a un’ottima padronanza del tedesco, lavorano presso l’ufficio degli Interni tedesco e ora sono subissati di chiamate di parenti e giornalisti che vorrebbero saperne di più.
Molti di loro sono ancora entusiasti di Berlino anche se sono passati anni da quando sono arrivati. Ci sono altri che, se non sono tornati o trasferitisi altrove,pensano spesso di farlo. Saranno clichè, ma lo scorrere del tempo, il cielo grigio, le verdure senza sapore del supermercato e l’assenza di calore umano sul posto di lavoro spingono tante persone a rivalutare l’Italia. E a pensare di ritornarvi. A volte non lo fanno, trovano il proprio equilibrio a Berlino, crescono famiglie, si affermano professionalmente come in Italia non pensano che sarebbero mai riusciti. Giù ci tornano ormai solo per le vacanze.
A volte invece sì, rimpacchettano tutto e salgono sull’areo di ritorno, ben consci che c’è chi proverà a definire un fallimento il loro tentativo.
Altri ancora tornano in Italia e poi, dopo qualche anno, si trasferiscono nuovamente a Berlino con buona pace di chi vuole teorizzare sulle loro decisioni. “Sono migliori? Non sono migliori?”. Di certo sono persone che sanno mettersi in gioco.
Più che italiani, cittadini di un mondo globale che, tra i tanti dubbi e le poche certezze, sperava Berlino rimanesse isola felice, emblema di una multiculturalità e politica dell’accoglienza lontana dagli echi di guerre e recriminazioni qui già vissute abbondantemente nel ventesimo secolo.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 21st, 2016 Riccardo Fucile
GLI IDEALI DEI RAGAZZI ITALIANI CITTTADINI DEL MONDO
Dopo ore col fiato sospeso in attesa di notizie su Fabrizia Di Lorenzo, la 31enne di Sulmona
(L’Aquila) dispersa dopo la strage di Berlino di ieri sera, le speranze che non sia tra le vittime non identificate si sono ridotte a un soffio.
Lo stesso papà Gaetano ha affermato tra le lacrime: “Non dovrebbero esserci più dubbi, aspettiamo conferme, ma non mi illudo”.
Solo dopo la comparazione del profilo genetico con le vittime non identificate le sue condizioni potranno essere ufficializzate.
Cittadina del mondo, Fabrizia appartiene alla cosiddetta generazione Erasmus, ha scelto un percorso formativo orientato all’integrazione tra i popoli e alla lotta alla discriminazione.
Dopo la laurea triennale alla Sapienza di Roma in Mediazione linguistico-culturale, ha conseguito la magistrale all’Alma Mater di Bologna in Relazioni internazionali e diplomatiche e un master alla Cattolica di Milano in tedesco per la comunicazione economica.
Da qualche anno vive a Berlino, dove lavora in un’azienda di trasporti.
Una vocazione, quella di Fabrizia, che emerge anche da frasi, citazioni, immagini postate su Twitter, un susseguirsi di messaggi contro la discriminazione razziale e appelli a non confondere il terrorismo con l’immigrazione.
L’ultimo cinguettio risale al 5 dicembre, con il video della scena del film “La meglio gioventù” in cui il professore universitario, durante un esame di medicina, invita Nicola (Luigi Lo Cascio) a lasciare l’Italia, un Paese di dinosauri, in cui non cambia mai nulla.
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 20th, 2016 Riccardo Fucile
SI TEME POSSA ESSERE TRA LE 12 VITTIME DI CUI NON VI E’ ANCORA CERTEZZA SULL’IDENTITA’
Berlino, dispersa un’italiana. Si tratterebbe della trentunenne Fabrizia Di Lorenzo. 
Il suo cellulare sarebbe stato ritrovato vicino a Breitscheidplatz, il luogo della strage. Un ragazzo l’ha trovato e consegnato alla polizia.
Contattata telefonicamente l’Ambasciata italiana a Berlino conferma la forte preoccupazione.
La cugina sia su twitter che sul profilo Facebook di Fabrizia nelle scorse ore ha lanciato un appello cercando di rintracciarla. Nessuno degli amici che abbiamo contattato finora ha sue notizie.
Secondo quanto appurato dell’Huffington Post attraverso conoscenze in comune, Fabrizia non si sarebbe recata oggi presso gli uffici della 4flow AG presso cui lavora. L’azienda, contattata telefonicamente, non rilascia dichiarazioni in merito perchè non autorizzata.
Dopo aver sentito fonti della polizia berlinese e dell’ambasciata italiana, entrambe confermano una “forte preoccupazione”. Il timore è che sia una delle dodici vittime sulla cui identità ancora non sono state diffuse notizie.
Fabrizia, di origine abruzzese, vive e lavora a Berlino dove si è trasferita già da alcuni anni.
La giovane si è laureata a Bologna nel 2012 in Relazioni internazionali e diplomatiche, dopo aver conseguito la triennale alla Sapienza di Roma in Mediazione linguistico-culturale.
Subito dopo ha fatto un master alla Cattolica di Milano e dal 2013 vive a Berlino, dove lavora per un’azienda di trasporti.
L’ultimo tweet di Fabrizia risale al 5 dicembre, in cui ha postato la scena del film “La meglio gioventù” in cui il professore universitario, durante un esame di Medicina, invita Nicola (Luigi Lo Cascio) a lasciare l’Italia, un Paese di dinosauri, in cui non cambia mai nulla.
(da agenzie)
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Dicembre 20th, 2016 Riccardo Fucile
LA POLIZIA AMMETTE: “POTREBBE NON ESSERE LUI”… NEGATIVA LA PROVA DELLE TRACCE DI POLVERE DA SPARO
Il giovane immigrato di origini pachistane fermato ieri sera dalla polizia tedesca per la strage di Berlino non sarebbe l’autore dell’attentato.
Lo riferisce il quotidiano Die Welt citando fonti della sicurezza, secondo le quale il sospetto è invece ancora in fuga ed è armato e la polizia e le forze speciali sono state informate.
Diversi media tedeschi avevano riferito che il pachistano, arrivato in Germania nello scorso febbraio attraverso la rotta balcanica, aveva negato ogni coinvolgimento nell’attacco.
L’uomo, fermato a circa due chilometri dal luogo della tragedia, era conosciuto alla polizia per reati minori, ma non per una radicalizzazione estremista
Il presidente della polizia di Berlino, Klaus Kandt, ha confermato nella conferenza stampa in con il sindaco della città di «non poter dire che l’uomo arrestato ieri sia l’autista» del tir.
«Le indagini sono ancora in corso», ha proseguito Klaus, «abbiamo diverse possibilità per verificare le tracce di Dna o della presenza di polvere da sparo, questo continua ancora, ma in verità , secondo le mie informazioni, non è sicuro che si tratti davvero dell’autista».
Pochi minuti fa i media hanno dato notizia che l’autista polacco è stato ucciso con un colpo a bruciapelo dall’attentatore e che i risultati sulla presenza della polvere da sparo sul ragazzo pakistano fermato hanno dato esito negativo.
PAURA PER UN’ITALIANA
C’è apprensione intanto per un’italiana di cui si sarebbero perse le tracce. In un post pubblicato su Facebook “Berlino Magazine” scrive che il cellulare della ragazza sarebbe stato trovato vicino al luogo dell’attentato. Per il momento la notizia non trova conferme ufficiali ma all’ambasciata sono in corso accertamenti.
MERKEL: “NON CI FAREMO FERMARE”
La cancelliera Angela Merkel questa mattina ha parlato di una «giornata difficile» e ha riferito che la persona che ha compiuto l’attentato a Berlino «aveva chiesto asilo in Germania come rifugiato». Merkel ha aggiunto che «la Germania non si farà fermare dalla paura» e che «continueremo a sostenere le persone che chiedono di integrarsi nel nostro paese».
IL CAMION TRASPORTAVA TRAVI PRODOTTE A TORINO
Il camion usato per la strage trasportava travi di acciaio prodotte da un fornitore di Thyssenkrupp che ha sede nei pressi di Torino.
Lo ha spiegato a La Stampa Kerstin Gà¶cke, portavoce della società tedesca, che non ha voluto fornire ulteriori dettagli. Non si tratta però di un’azienda del gruppo tedesco. Le travi erano destinate alla filiale di thyssenkrupp Schulte a Berlino.
Il camion era arrivato già ieri presso lo stabilimento, ma le travi non erano state scaricate in quanto in anticipo sui piani: la consegna era infatti prevista per oggi. Secondo Thyssenkrupp lo speditore polacco è stato incaricato dal fornitore italiano. In una nota il gruppo si è detto sgomento per quanto successo e ha espresso il suo cordoglio.
LA RICOSTRUZIONE
Intorno alle 20 di ieri sera un camion è piombato tra le bancarelle di un mercatino di Natale. La piazza di Breitscheidplatz, uno snodo frequentatissimo di giorno e tanto più di pomeriggio e sera dai berlinesi e dai turisti che passano da qui per andare sul Ku’damm, uno dei vialoni dello shopping più esclusivi della capitale tedesca, oppure tornano in direzione della grande stazione a due passi dallo Zoo di Berlino o si indirizzano verso il cinema Zoo Palast, piomba in un silenzio irreale. Il camion, che ha una targa polacca, si ferma dopo aver travolto per oltre cinquanta metri tutto quello che si trovava davanti. Tutto intorno restano bancarelle rovesciate, alberi di Natale a terra — e dodici persone senza vita. 50 i feriti, alcuni dei quali gravi. Tra le vittime anche il polacco a cui l’attentatore avrebbe sottratto il tir per compiere la strage.
LA CITTA’ IN LUTTO
Berlino è sotto choc e a lutto per la strage. In città si terranno oggi una serie di cerimonie religiose. Alle 11.30 sarà aperto un registro delle condoglianze nella Gedaechtniskirche, la «chiesa del ricordo» evangelica sulla Breitscheidplatz dove si trova il mercatino di Natale colpito ieri sera dal camion killer. Nella stessa chiesa, alle 18, sarà celebrata una messa straordinaria in memoria dei morti e per ribadire il valore dell’umanità . «Questa chiesa è il simbolo dell’aggressione all’umanità », ha detto alla Zdf il vescovo Markus Droege della «chiesa del ricordo» che è composta da una parte nuova e una antica, che è stata conservata così come era dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale.
Alle 12 si terrà invece una cerimonia nella cattedrale cattolica St. Hedwig di Berlino, che si trova nella ex zona orientale della città , nei pressi del viale Unter den Linden.
(da “La Stampa”)
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