Novembre 18th, 2015 Riccardo Fucile
I GENITORI DELLA RAGAZZA VITTIMA DELL’ATTENTATO: “SOGNAVA DI TORNARE IN ITALIA, ORA CE LA RIPORTEMO NOI”
“Non è rabbia. E non deve essere paura: Valeria non ci perdonerebbe mai se fossimo spaventati e dunque ora restassimo fermi. Nel suo nome, la nostra sfida deve essere quella di non smettere mai di provarci, per riuscire a cambiare le cose”.
Dario Solesin, 25 anni, è il fratello di Valeria. E nelle sue parole c’è il perchè al Bataclan non è soltanto morta una ragazza di 27 anni ma, senza retorica, un’occasione per l’Italia.
Ieri sera sono venuti ad abbracciare Valeria i suoi genitori, Luciana e Alberto, che si sono presentati all’ingresso dell’istituto di medicina legale, la Morgue, composti, come sempre in questi giorni, nel dolore: “Porteremo sempre nel cuore nostra figlia nel suo essere: quello che preme a me e a mio marito è il ricordo di nostra figlia che era una persona meravigliosa, una figlia, una persona, una cittadina e una studiosa meravigliosa ” aveva detto la signora dopo aver saputo che quel corpo era quello della sua Valeria.
“Immaginate una mamma: ha la figlia che studia alla Sorbona, che è un talento, e poi la perde così” dicono al consolato.
Eppure la signora Luciana non ha perso nemmeno per un attimo la dignità della sua disperazione. Anche ieri quando è arrivata a Parigi, insieme con il marito Alberto. Sono scesi, accompagnati dai funzionari della Farnesina, da una macchina scura e con Andrea, il fidanzato di Valeria, e sua sorella Chiara, sono entrati a braccetto nel viale che porta a questa palazzina di mattonelle rosse sopra la Senna, che nelle ultime ore si è trasformata in un enorme contenitore del male: una accanto all’altra, ci sono tutte le 129 vittime dell’11 novembre.
I genitori, i parenti, di tutti questi ragazzi e ragazze, sono stati pazienti e ordinati in fila per entrare in quello stanzone freddo e dare un nome e un cognome a chi in questo momento è catalogato soltanto come un numero.
Ad accoglierli ci sono operatori della Protezione civile e psicologi. Una di loro racconta: “Hanno voglia di parlare più che di piangere. Di capire più che di disperarsi. E tutti hanno il bisogno di andare avanti”.
Lo dice anche Dario, il fratello di Valeria. “Mai fermarsi, mia sorella non me lo perdonerebbe mai. Non sento rabbia ma soltanto un enorme vuoto. E una consapevolezza: non dargliela vinta, non spaventarci, ma continuare nell’unica direzione in cui Valeria avrebbe voluto: provare davvero a cambiare le cose, a fare in modo di vivere in un posto migliore “.
Prende fiato, poi continua: “Ero venuta a trovarla una settimana fa nemmeno. Era felice per la nuova casa, probabilmente la vita stava prendendo il senso che voleva”. La Francia, ma soprattutto l’Italia.
“Ho letto tante bugie in questi giorni. Ma una cosa è sicuramente vera: Valeria sarebbe certamente voluta tornare in Italia per fare le stesse cose che riusciva a fare in Francia. Per provare a rendere in qualche maniera migliore il nostro paese”.
Per tutto il pomeriggio, la fila davanti all’istituto legale era lunga.
C’erano i parenti dei morti del Bataclan e alcuni ragazzi islamici, che sembravano il disegno stereotipato della banlieue che si descrive in questi giorni: erano lì, raccontavano, per un “fratello morto”, sembra assassinato, in una delle periferie di Parigi.
Nell’ingresso della Morgue erano accanto mussulmani e cattolici, che piangevano e si consolavano, superamento plastico di quell’orrendo stereotipo passato in questi giorni: non è la religione a delineare vittime e carnefici. Ma soltanto la follia.
Così come ad accomunarli in questo momento è l’incertezza su quando potranno esserci i funerali: la data più ottimistica parla di venerdì come il primo giorno utile a riottenere le salme.
Le procedure di identificazione delle vittime di attacchi terroristici è infatti burocraticamente molto complessa e lunga. Serve ancora tempo.
Intanto oggi Venezia renderà omaggio a Valeria in piazza San Marco (alle 19) mentre alle 16 l’università Sorbona ha organizzato una cerimonia per la sua dottoranda in demografia.
Cerimonia alla quale probabilmente parteciperanno i genitori della ragazza.
Ieri, ad aspettarli fuori dall’istituto di medicina legale, non c’erano soltanto psicologi pronti a parlare. Ma anche un signore italiano mischiato ai giornalisti. Ma che giornalista, invece, non era: si chiama Matteo Ghisalberti, è italiano, vive a Parigi, e lui Valeria la conosceva bene.
“Ci siamo conosciuti due anni fa. Ha cominciato Andrea, come baby sitter di mio figlio che ha cinque anni. Poi Andrea aveva spesso problemi di lavoro e allora ha cominciato a venire anche Valeria. Ultimamente venivano insieme, e tutti e tre si sono divertiti tanto. Non ho ancora detto niente al bambino, anche perchè non sono ancora riuscito a trovare le parole giuste per spiegarle a me. Lui quando deve dire la lettera V, dice: V come Valeria. Ha saputo dell’attacco, lo ha sentito in tv. Era rimasto già colpito dall’attacco a Charlie Hebdo. E così mi ha chiesto: “Papà perchè gli uomini cattivi sono tornati?”.
Non gli ho risposto. Non sono stato capace”.
Giuliano Foschini
(da “La Repubblica”)
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Novembre 18th, 2015 Riccardo Fucile
DONNA SI FA ESPLODERE…NON SAREBBE STATO ARRESTATO IL CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE CHE SI SAREBBE BARRICATO NELL’APPARTAMENTO
Il terrore attraversa ancora una volta le strade di Parigi. Raffiche di colpi di arma da fuoco hanno
svegliato nel cuore della notte il quartiere di Saint-Denis, nella periferia a nord est della capitale, dove un blitz della polizia, definito “molto complesso” è in corso dalle 4,20 del mattino.
L’obiettivo è un appartamento nel centro della banlieue dove si sarebbe trovato Abdelhamid Abaaoud, belga di 27 enni, presunta mente degli attentati del 13 novembre.
Secondo l’ultimo bilancio fornito dalla tv Europe 1, le vittime sono 3 — due terroristi, tra cui una donna kamikaze che si è fatta esplodere, e un passante — e tre agenti delle forze speciali feriti.
La procura di Parigi ha fatto sapere che la polizia ha arrestato 5 persone: tre si trovavano nell’appartamento obiettivo del raid, altre due — un uomo e una donna — sono state arrestate nelle vicinanze.
Tra gli arrestati, secondo France2, ci sarebbe anche Abaaoud.
Ora l’allarme si sposta verso Parigi. Ogni auto diretta verso il centro della città viene fermata e controllata da numerosi posti di blocco. I passeggeri e guidatori vengono invitati da poliziotti armati di mitra a scendere e ad aprire il bagagliaio della loro auto uno ad uno il che sta causando lunghissime file sulle vie d’accesso alla capitale.
Il primo ministro Manuel Valls e il ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve, sono entrati all’Eliseo per seguire insieme con il presidente Franà§ois Hollande le notizie sullo svolgimento dell’operazione.
“Il raid è ancora in corso. Rispettate le consegne”, scrive la polizia francese su Twitter confermando che il blitz non è ancora finito. Circa 30 minuti prima la polizia aveva scritto: “Operazione in corso a Saint Denis, in centro. Vi raccomandiamo di non andare in questa zona”.
Il luogo in cui i poliziotti e gli uomini delle teste di cuoio francesi stanno compiendo il blitz — nel centro di Saint-Denis — sorge a 800 metri dallo Stade de France.
Venerdì sera, attorno all’impianto — nel quale si giocava l’amichevole Francia-Germania — si sono fatti esplodere tre kamikaze, provocando la morte di un passante.
Il comune di Saint Denis ha chiuso le scuole. L’amministrazione comunale sta cercando di informare e tranquillizzare i cittadini usando Twitter e il sito istituzionale. Inoltre il comune ha organizzato, a partire dalle 7:30, un centro di assistenza psicologica.
Le scuole chiuse sono: Brise Echalas, Corbillon, Sorano, Guesde, Estree, Puy Pensot, Valles, La Source, Vilar, Sembat, Moulin Dos d’Anes, Hermitage. Le altre sono aperte e accolgono gli studenti, anche se non si assicura la presenza degli insegnanti.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 18th, 2015 Riccardo Fucile
FORSE CHE LE LORO VITTIME VALGONO MENO DELLE NOSTRE?
Hollande l’ha detto nel suo discorso. Non è uno scontro di civiltà . Perchè l’estremismo jihadista non ha niente di civile.
I Paesi musulmani lo ripetono ogni volta. «Le prime vittime del terrorismo islamista siamo noi».
I numeri danno loro ragione. I morti islamici per mano di islamisti, soltanto nel 2015, sono oltre ventitremila.
I morti in Europa in attacchi jihadisti sono 148 (Parigi, Copenaghen, Parigi). Più i 224 russi uccisi sul Sinai nell’attentato al volo da Sharm el Sheikh a San Pietroburgo e i turisti occidentali al museo del Bardo di Tunisi (21) e sulla spiaggia di Sousse (38).
Centinaia di vittime innocenti che ci stracciano il cuore.
Ma dall’altra parte ce ne sono decine di migliaia (24.517 nel 2014 nei Paesi a maggioranza islamica, secondo il Gtd) che passano e scompaiono rapidamente nel flusso di notizie sui media occidentali.
I cittadini dei Paesi islamici, quelli più colti, che parlano lingue europee e ci seguono, si sentono feriti.
I social media hanno accentuato questo senso di differenza di trattamento.
Da venerdì, su Twitter, il dibattito fra analisti e blogger del mondo musulmano gira attorno a questo. Da Beirut la reporter televisiva Jenan Moussa ha cominciato a postare le foto delle vittime, 44, degli attacchi kamikaze condotti dall’Isis il giorno prima di Parigi, con gli stessi gilet imbottiti di esplosivo e bulloni di Parigi.
Studentesse, bambini, padri di famiglia. E si chiedeva perchè non avessero lo stesso impatto di quelle che arrivavano dalla Francia.
Certo. Quando il nemico ti colpisce in casa è diverso. Libano, Siria, Iraq, Afghanistan, Pakistan sono percepiti in Europa come lontani e in guerra permanente.
Ed è vero che il grande conflitto civile fra sciiti e sunniti, paragonato alla Guerra dei Trent’anni europea fra cattolici e protestanti, sta massacrando il Medio Oriente dal 1980 senza interruzioni.
Ma è anche vero che il mondo della globalizzazione è piccolo. Il conflitto non è più in un mondo lontano. Se la Siria va in pezzi milioni di profughi arrivano sulle nostre coste. E gli altri effetti collaterali li abbiamo appena sperimentati.
Il blogger pachistano Raza Ahmad Rumi, ancora su Twitter, chiedeva di non dimenticare gli studenti massacrati dai taleban a Peshawar (dicembre 2014, 145 morti).
Uguali ai ragazzi del Bataclan. Ha suscitato un dibattito furioso.
«Perchè gli europei sono così uniti fra loro quando un Paese viene colpito e noi musulmani siamo così divisi?» si chiedevano i pachistani.
L’Europa, vista da uno degli epicentri della guerra civile islamica, sembra un blocco di granito. Mentre l’Isis continua ad alimenta il conflitto sunniti-sciiti.
Fra i sette Hazara (sciiti) decapitati dall’Isis in Afghanistan, lo scorso 30 settembre, c’era una bambina di nove anni.
La sua immagine sul Web ha acceso l’indignazione, la protesta che ha quasi preso d’assalto il palazzo presidenziale di Kabul.
Ma era soltanto nel campo degli sciiti. Sul Web «fan boys» dello Stato islamico si scontrano con sostenitori delle milizie sciite, o dei curdi (sunniti), a colpi di «cane», «ratto», «maiale» e disinformazione.
La guerra civile va avanti. E coinvolge anche noi.
Giordano Stabile
(da “La Stampa”)
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Novembre 17th, 2015 Riccardo Fucile
“ABBIAMO IDENTIFICATO E DENUNCIATO 39.000 PROFILI DI SEGUACI DELL’ISIS”
Anonymous ha colpito. Dopo gli attacchi terroristici di Parigi, aveva rilanciato la sua battaglia
informatica allo Stato Islamico, una sorta di “guerra totale” sulla rete.
Oggi ha fatto sapere di aver violato e oscurato 5.500 account dell’Is su Twitter nell’ambito delle operazioni #opISIS and #opPARIS.
Ne dà notizia sui social network la stessa organizzazione, aggiungendo di aver consegnato i dati personali di alcuni sostenitori dell’Is all’Esercito libero siriano.
Anonymous, comunità virtuale di hacker, ha già colpito in passato lo Stato Islamico e le sue diramazioni informatiche: ma, dopo le stragi a Parigi di tre giorni fa, ha adesso deciso di passare a una vera e propria “guerra” contro gli uomini del califfato che li hanno rivendicati.
Nei giorni scorsi, in un video postato su YouTube ha definito gli jihadisti come “parassiti”, avvertendo che d’ora in poi il gruppo darà loro la caccia senza tregua.
“Quegli attentati non possono restare impuniti”, sottolineava in lingua francese l’autore, indossando la caratteristica maschera con le fattezze di Guy Fawkes, il cospiratore inglese del XVII secolo divenuto simbolo universale di ribellione.
“Contro di voi lanceremo la nostra più vasta operazione di sempre. Aspettatevi molti cyber-attacchi. Vi abbiamo dichiarato guerra. State pronti”, ha incalzato.
“Noi non perdoneremo, e non dimenticheremo”. In pochissimo tempo il messaggio ha superato 1,1 milioni di visualizzazioni.
Anonymous afferma di aver identificato e denunciato sui social network più di 39.000 profili di seguaci dell’Isis, oltre 25.000 dei quali sospesi.
(da “la Repubblica”)
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Novembre 17th, 2015 Riccardo Fucile
AVREBBE DOVUTO PRESENZIARE ANCHE LA MERKEL… SI PARLA DI PACCO SOSPETTO MA FINORA NON CI SONO STATI RISCONTRI
C’era addirittura un ordigno pronto a esplodere. 
Per questo, dopo Belgio-Spagna di lunedì, anche la partita amichevole di calcio tra Germania e Olanda, in programma questa sera è stata annullata per ragioni di sicurezza.
Oltre a un vero e proprio avvertimento, una specie di «soffiata» giunta alle forze dell’ordine da servizi di sicurezza non tedeschi, sarebbe stato ritrovato un pacco sospetto, probabilmente una valigia.
«Abbiamo avuto un’indicazione concreta che qualcuno volesse innescare dell’esplosivo nello stadio» ha detto il portavoce della polizia. Poi il capo della polizia twitta esplicitamente: «C’era un ordigno destinato ad esplodere all’interno dello stadio».
La Bild, sia pure con un punto interrogativo, afferma che sia stata trovata un’ambulanza con dell’esplosivo.
Mentre gli artificieri stanno controllando l’impianto, strade limitrofe e auto parcheggiate, ancora l’online del quotidiano tedesco afferma che perquisizioni sono in corso sull’auto di un medico e sul mezzo di soccorso.
Era prevista allo stadio anche la presenza della cancelliera Angela Merkel.
Poco prima del fischio d’inizio, infatti, le forze dell’ordine hanno individuato un pacco sospetto nella «Robert Enke Strasse» e, secondo la stampa tedesca, anche persone sospette sempre nei pressi dello stadio.
Chiuse le stazioni centrali del metrò e massima allerta in tutta la città .
Le autorità tedesche hanno deciso successivamente di evacuare anche la vicina TUI-Arena dove era in programma un concerto. «Se c’è una situazione di minaccia, giusto prendere tali misure. Mi fido della polizia», ha detto alla Bild il sindaco di Hannover Stefan Schostok.
“Finora non sono stati compiuti arresti, nè è stato ritrovato esplosivo in relazione alla decisione di annullare la partita ad Hannover”. Lo ha detto il ministro dell’Interno della Bassa Sassonia.
Anche le voci su esplosivo in un’ambulanza non hanno finora trovato riscontro.
(da agenzie)
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Novembre 17th, 2015 Riccardo Fucile
IL DOCUMENTO TROVATO A PARIGI ACCANTO AL KAMIKAZE DELLO STADIO ERA FALSIFICATO: APPARTENEVA A UN SOLDATO DI ASSAD UCCISO MESI FA…I FOREIGN FIGHTER LI USANO PER POTER RIENTRARE IN PATRIA…WASHINGTON POST: “LI LASCIANO IN GIRO APPOSTA PER FAR ODIARE I PROFUGHI”: XENOFOBI ALLEATI DELL’ISIS
Non è Ahmad Almohammad il nome del kamikaze dello Stade de France. E non è certo nato il 10
settembre del 1990 in Siria.
Anzi, probabilmente non è neppure siriano, ma al pari dei suoi compagni – quelli dello ‘squadrone della morte’ che è entrato in azione a Parigi venerdì sera – si tratta di un foreign fighter.
Che il documento trovato allo stadio fosse falso lo avevano anticipato domenica gli 007 statunitensi, precisando che i dati non erano coincidenti con quelli rilasciati dalle autorità di Damasco e la foto non coincideva con il nome.
A quanto pare, l’identità che figura su quel passaporto potrebbe appartenere a un soldato di Bashar al Assad ucciso alcuni mesi fa in Siria.
Secondo una fonte vicina all’inchiesta, il passaporto reca proprio il nome di Ahmad Almohammad, nato il 10 settembre 1990 a Idleb, nel nord-ovest della Siria.
E tutti gli elementi che figurano sul documento corrispondono a un soldato delle truppe filogovernative siriane.
Due le ipotesi, secondo la fonte citata da Afp: o il passaporto è stato rubato oppure è stato falsificato partendo dalla vera identità di un’altra persona.
Il punto è che un’identità siriana può rappresentare un enorme vantaggio.
I siriani non hanno bisogno di comprarli, mentre eventuali infiltrati dell’Is possono trovarne in grande quantità – e non falsificati – nella ‘capitale’ siriana di Raqqa.
Un’inchiesta recente del Mailonline, sito di informazione britannico del Daily Mail, ha svelato come sia facile procurarseli.
Il reporter del quotidiano, Nick Fagge, è riuscito ad acquistare il passaporto, la patente e la carta d’identità intestate ad Abdullah Fraam, un cittadino siriano realmente esistito che sarebbe morto ad Aleppo durante la guerra.
A vendergli il pacchetto sarebbe stato un trafficante di confine il quale ha dichiarato che il documento in bianco è originale visto che è stato rubato in una delle città conquistate dal Daesh.
L’identità , viceversa, proviene da una lista di cittadini siriani morti durante gli scontri. Secondo siti e organizzazioni internazionali la vendita di identità siriane sarebbe diventata un vero e proprio business, utilizzati da molti foreign fighters che, arruolatisi nelle fila di Is in Siria o Iraq, non possono rientrare nei loro Paesi di origine. Può anche darsi che molti di loro li abbiano recuperati direttamente negli uffici pubblici di Raqqa.
Nel merito, il Washington Post si interroga su ulteriori misteri – del tipo: gli altri kamikaze non hanno lasciato passaporti in giro, o come è possibile che un documento rimanga intatto dopo un’esplosione -, e chiosa: “The Islamic State wants you to hate refugees”.
Tradotto: lo Stato islamico vi vuol fare odiare i rifugiati.
(da “La Repubblica”)
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Novembre 17th, 2015 Riccardo Fucile
“ARMI, PETROLIO, DENARO E POTERE: HANNO GENERATO LORO QUESTA SITUAZIONE”… “E RENZI VA A STRINGERE LE MANI DEI SAUDITI CHE FINANZIANO GLI ASSASSINI DELL’ISIS”
Un post polemico quello pubblicato da Fiorella Mannoia, in cui critica le misure adottate dai “potenti” in risposta agli attacchi di Parigi di venerdì scorso.
“Siamo in guerra, ora devono trovare una soluzione, e mi pare che l’unica soluzione che sanno trovare è, come al solito, bombardare a casaccio altri innocenti in una spirale senza fine. Li detesto, detesto i potenti con tutto il cuore, li li detesto profondamente perchè Stati Uniti, Francia, Inghilterra e l’Europa tutta, sono responsabili di questo casino in cui ci troviamo. Armi, petrolio, denaro, potere….mi fanno schifo tanto quanto questi terroristi assassini, non c’è nessuna differenza!!! Piangiamo giustamente questi morti innocenti perchè somigliano a noi, perchè potremmo essere noi domani. Ma non abbiamo mai avuto un gesto di indignazione per le migliaia di morti innocenti dovuti ai bombardamenti di questi assassini, erano, e sono, esseri umani anche quelli!!! Vedere Renzi ( ma non solo lui) con quel sorriso ebete stringere la mano ai Sauditi, ben sapendo che l’Arabia Saudita è una feroce dittatura che in tutto somiglia a quella talebana dell’Afghanistan, che simpatizza e fiancheggia e probabilmente finanzia questi assassini che hanno le nostre armi nelle mani, mi fa venire la nausea ma già , con loro si fanno affari anche se quel denaro è intriso di sangue.
(da agenzie)
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Novembre 17th, 2015 Riccardo Fucile
DALLE MONARCHIE DEL GOLFO I FINANZIAMENTI ALL’ISIS…8 MILIARDI DI EURO AL CONSORZIO EUROPEO PER 28 EUROFIGHTER… LA COMMESSA DI FINMECCANICA
“Il Kuwait è l’epicentro del finanziamento dei gruppi terroristi in Siria», mentre il Qatar
necostituisce il retroterra grazie a “un habitat permissivo che consente ai terroristi di alimentarsi”.
Lo sostiene David Cohen, sottosegretario americano per il terrorismo e l’intelligence finanziaria, citando un rapporto del Dipartimento di Stato del 2013.
Dai due Paesi e dall’Arabia Saudita, per il Washington Institute for Near Policy, l’Isis ha ricevuto oltre 40 milioni di dollari negli ultimi due anni. Al terrorismo islamista non mancano benefattori nel Golfo.
E l’Italia che fa? Firma commesse, esporta armi, intasca petrodollari.
Quando l’11 settembre Matteo Renzi ha siglato un memorandum d’intesa con il primo ministro kuwaitiano, Finmeccanica ha registrato un +5,4% in Borsa.
Spianava la strada all’acquisto per 8 miliardi di euro di 28 caccia Euro fighter di un consorzio europeo in cui l’azienda guidata da Mauro Moretti pesa quasi la metà .
La firma definitiva è questione di settimane, la Difesa ci lavora dal 2012 e la ministra Roberta Pinotti si è recata più di una volta in Kuwait.
Sarà la più grande commessa mai ottenuta da Finmeccanica.
Il committente è il governo del Paese che il il Dipartimento di Stato Usa indica come base dei “finanziamenti a gruppi estremisti in Siria”.
Del resto, dal 2012 al 2014 il made in Italy ha esportato armi al Kuwait per 17 milioni di euro. Al Qatar 146 milioni.
Come prevede la legge, tutto approvato dal governo.
Proprio il Qatar è stato indicato come il principale finanziatore del Califfato da George Smiley, nome di copertura di un trafficante d’armi italiano intervistato domenica da Report.
Ha detto da Londra: “È stato armato in funzione anti Iran, ma poi ci è scappato di mano. Nel nostro ambiente si sa perfettamente che l’Isis è una creatura dell’Occidente. Anche l’Italia a sua insaputa ha armato l’Isis, armando la Siria di Assad e addestrando le sue milizie che poi sono passate all’Isis”.
Poi fa il nome di Omaar Jama, nipote dell’ex dittatore del Puntland in Somalia, accusato di essere il tramite tra “insospettabili che vivono a Roma” e i terroristi di Al Shabaab, affiliati ad Al Qaida in Africa.
Questo ex studente di Giurisprudenza a Firenze è indagato per reclutamento clandestino di contractor e traffico d’armi dalla Dda di Napoli.
Nel 2007, invece, ha lavorato come consulente della Spm, riconducibile a Stefano Perotti, accusato di aver pagato benefit all’ex top manager del Ministero delle Infrastrutture Ercole Incalza in cambio di appalti.
È la vicenda che ha portato alle dimissioni del ministro Maurizio Lupi.
Nella ricostruzione di Report spuntano un campo di addestramento nel Principato di Seborga, paesino autoproclamatosi indipendente in provincia di Imperia, i palazzi di Finmeccanica e Giorgio Carpi, indagato per traffico d’armi con i Casalesi e fondatore della Legione Brenno, una struttura militare segreta nata nel 1993 per operare in Croazia. È ben più che un’ipotesi che l’Isis sia stato armato e finanziato dalle monarchie del Golfo e si sia rafforzato con la complicità della Turchia.
Stefano Pasta
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 17th, 2015 Riccardo Fucile
LA TELEFONATA, L’APPUNTAMENTO ALLE 2 DI NOTTE, IL VIAGGIO CON GLI ARTIFICIERI VERSO BRUXELLES…LA POLIZIA LI FERMA PIU’ DI UNA VOLTA MA NON LI RICONOSCE
Li avevano presi Salah Abdeslam, Hamza Attou e Mohammed Amri. Era venerdi notte, dopo l’attentato, nella zona di Cambrai.
Ma non potevano riconoscerli, non c’erano ancora ne foto ne informazioni, e così sono spariti inghiottiti dalla notte, mentre alle loro spalle Parigi bruciava.
Oggi, a distanza di quattro giorni dall’attentato, le informazioni su questi tre terroristi sono radicalmente cambiate. Salah Abdeslam rimane il ricercato numero uno. “E’ estremamente pericoloso, alto 1,75 cm, occhi castani, chiunque abbia informazioni su di lui ci contatti” scrivono gli investigatori che diffondo una nuova foto.
E’ anche per Salah se la partita di calcio Belgio-Spagna è stata sospesa.
Alcuni giornali belgi riferiscono che l’uomo, secondo gli inquirenti, sarebbe stato visto (ma non è chiaro quando) vicino allo stadio Re Baldovino. C’è la paura che, lui “senza niente da perdere”, pianifichi altri attentati, colpisca ancora.
Per la prima volta un match dei Red Devils viene annullato per “minacce terroristiche”, “possiamo immaginare che vorrà combattere, possibilmente facendo molte vittime” dice chi investiga sul suo conto.
Proprio per questo, per capire dove sia Salah (è fuggito all’estero?) gli inquirenti stanno torchiando l’autista e l’artificiere, Hamza Attou e Mohammed Amri, fermati nel blitz di Monlebeek.
COME E’ AVVENUTA LA FUGA
La possibile ricostruzione di ciò che è avvenuto la notte di venerdì, fatta anche attraverso le dichiarazioni dei due, è tracciata dagli investigatori belgi.
Salah Abdeslam riesce a fuggire e, a differenza degli altri terroristi, non si fa saltare in aria.
Alle 2 chiama i suoi “colleghi”, l’appuntamento è a Barbès. I due Molenbeek arrivano con una Golf, che sarebbe di proprietà di Hamza Attou. Recuperano Salah alle 5 del mattino e si dirigono verso Molenbeek a Bruxelles. Poi, diranno gli “artificieri”, Salah sparisce.
Durante il tragitto – dove vengono fermati ma non riconosciuti (si dice addirittura in tre diverse occasioni) – i tre non avrebbero parlato di quello che è successo a Parigi. Attou e Amri confesseranno soltanto il loro ruolo logistico di “taxisti” e nulla più, un “favore ad un amico” senza sapere cosa avesse fatto. Difficile credergli.
Mohamed Amri, 28 anni sposato e senza figli, era l’uomo alla guida (non è chiaro se per tutto il tragitto) e anche l’artificiere, il 21enne Hamza era seduto nella Golf insieme a Salah.
Quando recuperano Salah dicono che non fosse armato, anche se le loro dichiarazioni sono spesso “contraddittorie” scrive Dh.be.
In macchina “non abbiamo parlato molto, Salah era un po’ stressato” avrebbero affermato agli inquirenti.
All’indomani di quella fuga scatta il blitz nel quartiere belga e trovano la Golf in un garage. In un appartamento riconducibile a Amri e Attou viene trovato diverso nitrato di ammonio.
Se banalmente lo si cerca su Wikipidia, questo composto ha una doppia valenza: “Il nitrato d’ammonio è un composto chimico che viene utilizzato come fertilizzante, ma anche per produrre l’ammonal e l’ANFO, due esplosivi”.
“IL NITRATO? PER IL NOSTRO GIARDINO”
Su questa ambiguità , con faccia tosta, i due forniscono una risposta secca agli inquirenti che ne chiedevano l’utilizzo: “E’ il fertilizzante per il nostro giardino”.
Chiaramente, gli agenti non credono ai due e proseguono con le perquisizioni. In casa di Attou vengono trovate munizioni calibro 5,56 e quelle 7,62, utilizzate per i Kalashnikov. Per entrambi ora l’accusa è di attività in una organizzazione terroristica e di 129 omicidi. Il numero dei morti delle stragi di Parigi.
(da “Huffingtonpost“)
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