Febbraio 13th, 2018 Riccardo Fucile
IL DELIRIO DI MELONI E SALVINI HA CONTAMINATO PURE LUI: HA PROPOSTO ANCHE L’ABOLIZIONE DELL’IRPEG CHE NON ESISTE PIU’ DAL 2004… E COTTARELLI LO SMENTISCE
Nel suo intervento fiume davanti alla platea di Confcommercio, il presidente di Forza Italia Silvio
Berlusconi è inciampato diverse volte in gaffe e strafalcioni.
Ha rivendicato di aver alzato le pensioni minime a mille lire, ha sostenuto che l’evasione fiscale in Italia ammonti a soli 800 mila euro (“il doppio del pil emerso che è di 1600 euro”), ha proposto l’abolizione dell’Irpeg (la vecchia Imposta sul reddito delle persone giuridiche sotituita nel 2004 dall’Ires, e non dall’Irap come detto in un secondo tempo dall’ex Cavaliere).
Tra le altre cifre esposte da Berlusconi anche il sondaggio secondo cui il 73 per cento delle mogli preferirebbe il cagnolino rispetto al marito.
Il leader di Forza Italia ha poi rivelato che Carlo Cottarelli gli avrebbe dato la disponibilità a far parte della futura squadra di governo del centrodestra, un’affermazione che l’ex commissario della spending Review ha smentito poco dopo: “Mai data disponibilità a partecipare a futuri esecutivi”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 10th, 2018 Riccardo Fucile
LE SEMBIANZE DELLA GIOIOSA MACCHINA DA GUERRA
Il centrodestra sembra diventato una gioiosa macchina da guerra: non c’è giorno senza che i suoi leader
annuncino di trovarsi «a un passo dalla vittoria» e non c’è giorno senza che si smentiscano, si distinguano e poi si azzuffino.
Mancano ancora tre settimane alle elezioni è già si litiga sugli incarichi ministeriali e sui provvedimenti dei primi cento giorni di governo. Salvini farà il premier o farà il ministro dell’Interno? Si cambia o si cancella la «Fornero»?
A forza di sgomitare si sta perdendo il ritmo, e infatti il «passo» che manca alla vittoria è diventato ieri un passo e mezzo.
L’ultimo rilevamento di Swg segnala che la coalizione ha perso oltre mezzo punto ed è scesa al 35,6%. Rimane in testa certo, e in fondo è solo una lieve flessione, che però diventa un problema per chi dice di puntare a «quota 40» ed ottenere così la maggioranza dei seggi in Parlamento.
Un tempo Berlusconi – a fronte delle intemerate – sarebbe intervenuto per lenire, sopire, troncare. «Bisogna dare l’immagine di una coalizione unita», diceva per sedare le risse. Era la sua cifra e il suo mantra.
Ora invece ribatte colpo su colpo alle sortite del «pirotecnico» Salvini per tenerlo dietro nei sondaggi, dove però deve registrare un leggero recupero dei leghisti (+ 0,2% al 13,1%) a danno dei forzisti (-0,2% al 15,7%).
Insomma, più che darsi il cambio nella corsa, i due sono impegnati in un testa a testa che danneggia l’intero centrodestra e oscura Fitto e la Meloni: «So’ ragazzi…», ha commentato la leader di FdI, ripetendo una battuta con la quale il Cavaliere dileggiò in passato lei e Salvini.
La Russa, che conosce il gioco come gli altri, rivela il segreto di Pulcinella della campagna elettorale: «Oggi Berlusconi sostiene che c’è bisogno di un maggior numero di militari per le strade, ma quando presentai il provvedimento da ministro della Difesa, lui che era il premier era il più contrario di tutti: “Non è che spaventiamo i cittadini?”, mi diceva. Eppoi Salvini, che vorrebbe reintrodurre la leva obbligatoria sebbene non sia possibile… Dovrebbero saperlo che le promesse irrealizzabili spingono gli elettori verso l’astensione, invece continuano. Avanti così, Forza Italia e la Lega si assumerebbero la responsabilità di non aver fatto vincere il centrodestra». Accusa pesante, a futura memoria.
Ma questo è il proporzionale, bellezza. E il derby tra alleati fa capire che la coalizione non esiste. O quantomeno non viene percepita.
Se n’è reso conto ieri un dirigente azzurro, candidato in Lombardia, al quale un investitore estero ha chiesto: «Va bene, voi vincerete le elezioni. Ma non è che Berlusconi vuole comunque un accordo con Renzi?».
Bella domanda, peccato manchi la risposta. In ogni caso mancano i numeri oggi per l’ipotetico disegno. E potrebbero pure mancare dei seggi al Cavaliere, se è vero che alcuni ras locali forzisti – trombati dalle liste – per ripicca stanno dirottando alla Lega i loro pacchetti di voti sul proporzionale: vengono segnalati movimenti di truppe nelle Marche, in Sicilia e nella circoscrizione Piemonte 2.
A un passo dalla vittoria la gioiosa macchina da guerra ha rallentato e se entro la sera del 4 marzo non riuscisse a compiere l’ultimo metro, il Cavaliere non avrebbe intenzione di ripetere subito la corsa: meglio la permanenza di Gentiloni a palazzo Chigi, «magari per fare una legge elettorale migliore», come se il Rosatellum non l’avesse votato anche Forza Italia.
Il governatore Toti, che si adopera «per gli amici candidati nei collegi liguri», ha colto al volo l’idea di una riforma della riforma. Raccontano che – seduto all’Ariston di Sanremo a fianco di Salvini – abbia detto all’ospite: «Dovremmo batterci per il doppio turno alla francese». Un dito nell’occhio del Cavaliere e insieme l’impressione che «questa sia una campagna elettorale crepuscolare».
Ma al centrodestra manca solo un passo per smentire i gufi. Anzi, per Berlusconi – intervistato ieri da la7 – la vittoria è già in tasca. Ai tempi del maggioritario non l’avrebbe mai detto.
(da “La Stampa”)
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Febbraio 8th, 2018 Riccardo Fucile
DAL LODO MONDADORI AL CASO SME: IL “CORRUTTORE PRIVATO” E’ LUI… LA SENTENZA COMPRATA DAL GIUDICE METTA E IL SOSTEGNO A DE GREGORIO
Ha comprato un senatore per fare cadere il governo di Romano Prodi. Ora annuncia il vincolo di
mandato per i suoi parlamentari.
Era “pienamente consapevole” che la sentenza a lui favorevole sul lodo Mondadori fosse stata “oggetto di mercimonio”. E dunque che il suo fidato avvocato, Cesare Previti, avesse corrotto il giudice Vittorio Metta. Ora, invece, s’indigna.
E definisce “deprecabile” e “disdicevole” “la magistratura che si fa corrompere“.
Lui, che è stato definito dai giudici della corte d’Appello di Napoli come “un privato corruttore“.
Non c’è solo l’ormai rituale annuncio di condoni edilizi e tombali nelle interviste di Silvio Berlusconi in vista delle elezioni politiche. Non si sono soltanto le tipiche specialità della casa — l’aumento delle pensioni minime, il milione di posti di lavoro, il Ponte sullo Stretto — tra le promesse snocciolate dal leader di Forza Italia per raccogliere voti il prossimo 4 marzo.
“Vincolo di mandato”. Ma comprò senatori
Nella sua ottava campagna elettorale, infatti, l’ex premier rilancia. Ormai da settimane, per esempio, annuncia di aver inserito il vincolo di mandato per i futuri parlamentari negli accordi stretti con gli alleati del centrodestra.
Per avere corrotto il senatore Sergio De Gregorio — uscito dall’Italia dei Valori e dunque dalla coalizione di centrosinistra che sosteneva il secondo governo Prodi — è stato già condannato nel 2015 a tre anni dai giudici del tribunale di Napoli.
Poi in appello la corte dichiarò prescritto quel reato, ma scrivendo nelle motivazioni che l’ex premier “agì come privato corruttore e non come parlamentare nell’esercizio delle sue funzioni”.
I legali di Berlusconi — gli avvocati Niccolò Ghedini e Michele Cerabona — chiesero l’assoluzione sottolineando l’insindacabilità del voto dei parlamentari prevista dalla Costituzione: in pratica l’esatto opposto del vincolo di mandato auspicato adesso dal leader di Forza Italia.
“L’immagine del Senato è stata lesa ed ha subito un rilevantissimo danno dalla consapevolezza collettiva che la condotta di un suo membro è stata oggetto di mercimonio e l’alta funzione ricoperta è stata stravolta per fini egoistici ed utilitaristici”, scrivono i giudici nelle motivazioni della sentenza di secondo grado. Dove spiegano di ritenere “pacifico che Berlusconi abbia agito, direttamente o attraverso Valter Lavitola (condannato e prescritto pure lui ndr) con assoluta coscienza di corrompere un senatore della Repubblica, compensando la condotta del pubblico ufficiale contraria ai suoi doveri di parlamentare con l’ingente somma di tre milioni di euro”.
“Vergogna i giudici corrotti”. Il lodo Mondadori
Nel day after degli arresti ordinati dalle procure di Messina e Roma per i depistaggi delle inchieste milanesi sulle tangenti Eni, invece, il leader di Forza Italia si è addirittura indignato per il coinvolgimento dell’ex pm di Siracusa, Giancarlo Longo. Ed è tornato ad attaccare la magistratura.
Questa volta, però, niente “toghe rosse” o insulti ai giudici “antropologicamente diversi dalla razza umana”.
Al contrario, Berlusconi — intervistato da Sky Tg 24 — si dispiace perchè “leggere sui giornali di oggi le notizie di inchieste pilotate fa un effetto negativo da cittadino italiano”. E poi: “Sapere che c’è una magistratura che si fa corrompere non fa piacere a nessuno”.
E ancora: “Sapere che c’è una magistratura che fa interessi personali è deprecabile e disdicevole“. Già , magistrati corrotti.
Come Vittorio Metta, il giudice estensore della sentenza che nel 1991 consegna a Berlusconi la Mondadori “scippandola” a Carlo De Benedetti. Peccato che quella sentenza fosse stata comprata in cambio di 400 milioni di lire.
Lo stabilisce la Cassazione nel 2007 condannando in via definitiva a 2 anni e 9 mesi il giudice e a un anno e sei mesi Previti, Attilio Pacifico, Giovanni Acampora per corruzione in atti giudiziari. Inchiesta dalla quale Berlusconi si era già salvato: era accusato di corruzione semplice, reato che si era prescritto dopo la concessione delle attenuanti generiche.
Rendendo definitive le condanne per Metta e Previti, però, gli ermellini stabiliscono il diritto della Cir di De Benedetti ad essere risarcita dalla Fininvest in sede civile per il “lucro cessante” dello scippo della casa editrice. E anche se la posizione di Berlusconi si è prescritta, i giudici sostengono che è “ragionevole” e “logico” che il mandante della tangente a Metta fosse lui: “La retribuzione del giudice corrotto è fatta nell’interesse e su incarico del corruttore“.
Il caso Sme
Interpretazione molto simile a quella data dai giudici nel 2004, quando dichiararono un’altra volta prescritto Berlusconi, accusato sempre di corruzione semplice, questa volta nei confronti del giudice Renato Squillante. ”Il quadro indiziario” a carico dell’ex premier per il versamento di 434 mila dollari del 6 marzo ’91 da un conto Fininvest a uno di Previti, e da questo a uno di Squillante, non consente, scrissero i magistrati, ”una pronuncia assolutoria nel merito”.
Quel denaro non può essere ricondotto a una tranche di ”maxiparcella” corrisposta a Previti per l’attività in Italia e all’estero (che pure i giudici riconoscono), e la movimentazione dei conti dimostra che l’operazione ”appare destinata, sin dall’inizio, al beneficiario” Squillante che ”l’ha prontamente utilizzata”.
In pratica la corte non aveva creduto che i dirigenti della Fininvest avessero ”in piena autonomia” effettuato un bonifico ”all’apparenza già predestinato a un giudice” con cui non avrebbero avuto alcun contatto. Anche lì vennero concesse al leader di Forza Italia le attenuanti generiche: l’accusa di corruzione finì prescritta.
E adesso Berlusconi può pure indignarsi per i giudici che si lasciano corrompere. Dagli altri.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 7th, 2018 Riccardo Fucile
APOLOGIA DELL’EDILIZIA SELVAGGIA… I VERDI: “POLITICHE CRIMINALI, CON LUI TRIONFANO I FURBI”
Dopo la scossa in campagna elettorale innescata dal raid razzista di Macerata, sul tema migranti Silvio Berlusconi ai microfoni di Radio 24 chiarisce una volta per tutte: “Noi e la Lega siamo sulla stessa linea”. Ma precisa: “Loro usano parole più dure”.
Ma a colpire sono anche le promesse di un nuovo condono edilizio ultra-libertario, che fa ritornare lo spettro dell’edilizia selvaggia: “Bisogna cambiare le regole: chi deve costruire una casa o aprire un’attività commerciale, non dovrà più aspettare anni per permessi e licenze – continua l’ex premier – dovrà dichiarare l’inizio dell’attività e assumersi la responsabilità di rispettare le leggi. Solo dopo verranno i controlli”.
Un maxi-condono? “Chiamatelo come volete – taglia corto – l’importante è che si cambino queste regole attuali”.
Una prospettiva inquietante che innesca la reazione immediata dei Verdi, con Angelo Bonelli, promotore della lista Insieme (alleata del Pd), che attacca: “Berlusconi propone una legge per riconoscere l’abusivismo di ‘necessità ‘, colui che è stato responsabile di ben due condoni edilizi che hanno massacrato coste e territorio del nostro Paese torna a strizzare l’occhio ha chi ha violato legge a danno degli italiani onesti e dell’ambiente”.
E conclude: “Sono politiche criminogene, l’Italia tornerebbe ad essere il paese che legalizza le illegalità , il paese che premia i disonesti e massacra il territorio”.
Berlusconi non risparmia, poi, una frecciatina all’alleata Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, in riferimento alla sua manifestazione anti-inciucio: “Fare manifestazioni di questo genere sarebbe molto dannoso, darebbe l’impressione ai nostri elettori che ci sia la possibilità di accordi con la sinistra, che non c’è. Che senso ha fare una manifestazione su una cosa chiarissima?”.
(da agenzie)
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Febbraio 6th, 2018 Riccardo Fucile
NON HA MAI RAPPRESENTATO UNA RIVOLUZIONE LIBERALE MA L’ITALIA PICCOLO BORGHESE CON SCARSO SENSO DELLO STATO E DELLA LEGALITA’, ANTICOMUNISTA PER ABITUDINE, ANTIPOLITICA FINCHE’ NON TROVA IL POLITICO AMICO
L’oscillazione è di quelle drastiche e repentine, come drastica e repentina era stata la “riabilitazione” di
Silvio Berlusconi, come “moderato” e argine ai populisti nostrani. Anche i giornali stranieri hanno riscoperto la radicalità dell’ex premier, che su Macerata ha accuratamente evitato di prendere le distanze da Salvini che ha rilanciato, assecondando gli stessi umori del paese, la proposta di espellere 600mila immigrati. Come aveva accuratamente evitato di chiedere un passo indietro ad Attilio Fontana, dopo il suo manifesto sulla “razza” da difendere.
Allora l’episodio fu derubricato a uscita mal compresa.
Oggi Macerata è un “gesto di un folle”, nell’ambito di un contesto in cui la “bomba” che scuote le fondamenta del paese non è il razzismo degli impresari della paura o una politica che usa le parole come pallottole, ma l’immigrazione.
Le pallottole sfondano la narrazione del “moderato” contro “l’estremista”, in questa competizione, tutta interna al centrodestra, a rappresentare meglio la radicalità degli umori del paese.
Scrive il Financial Times: “Berlusconi hardens immigration stance after weekend shooting”.
Stessa interpretazione sul Guardian o sul Times (Berlusconi: migrants rob bank and are social time bomb).
Ecco, la riabilitazione si ferma a Macerata. E in questa riscoperta più che l’oscillazione di Berlusconi, in fondo sempre uguale a se stesso, c’è l’ambiguità e l’incertezza anche delle elite — vale tanto per quelle europee quanto per quelle nazionali — sul futuro del paese. Diciamo così: una certa mancanza di chiarezza su ciò che serve all’Italia, per cui riabilitazioni e condanne sono proiezioni dei propri auspici, tranne poi cambiare idea al primo incidente.
La verità , in questa storia, è che Berlusconi è, semplicemente, se stesso.
E non è un caso che, nonostante la valanga di richieste, eviti accuratamente di concedere interviste ai giornali stranieri, convinto che possano arrivare solo ironie, giudizi da evitare, possibili incidenti diplomatici.
Berlusconi è — e lo è con consapevolezza, sapendo di esserne l’interprete — un pezzo rilevante dell’anomalia italiana. Ovvero l’assenza, nel nostro paese, di una destra conservatrice e liberale.
Un tipo di destra, di un partito della borghesia si sarebbe detto una volta, che, diversamente dagli altri paesi europei, in Italia non c’è mai stata.
Perchè non c’è mai stata una borghesia degna di questo nome, protagonista di una “rivoluzione” capace di coniugare mercato e democrazia.
Abbiamo avuto, piuttosto, una borghesia compromissoria col potere, pronta in due giorni ad abbandonare Giolitti per scommettere su Mussolini e in altrettanto poco tempo a scaricare, anche con i propri giornali, gli agonizzanti partiti della prima Repubblica per appoggiare Berlusconi.
E poi scaricare Berlusconi — ricordate il Fate presto del giornale di Confindustria? — per poi riabilitarlo come moderato dimenticando il default del 2011 perchè ora è perno di ogni governo possibile, destra o larghe intese che siano.
Parliamoci chiaro. L’Italia è un paese strutturalmente di destra.
E solo la Dc è riuscita nel capolavoro di dare una rappresentanza moderata all’enorme spessore conservatore, a tratti reazionario della società italiana, alle sue spinte autoritarie, alla sua tendenza al “particulare”, al suo egoismo sociale.
Silvio Berlusconi questo ruolo non lo hai mai interpretato, concependo la sua stessa discesa in campo come una ricostruzione di un muro che la storia aveva fatto crollare.
In Italia c’è stato il berlusconismo, non la destra liberale.
Berlusconi, a voler ripercorrere il recente passato, ha fatto la scelta moderata di Monti, per poi scaricarlo come “servo della Merkel”, di Napolitano per poi urlare ai colpi di Stato, di considerare la grazia per poi marciare sulla procura di Milano, di salire sul palco con Salvini e poi Marchini.
E, ancora: puntò, in modo esplicito, su Renzi e sul partito della Nazione, ai tempi in cui, in pieno declino, era a Cesano Boscone, per poi, fiutata l’aria di possibile vittoria, ri-suscitare una coalizione a la carte e puntare a vincere.
Ecco Macerata. Moderatismo ed estremismo, da sempre hanno convissuto a seconda dell’interesse (politico, economico, o giudiziario) del leader carismatico, che col suo carisma ha definito un campo politico e sociale largo: l’imprenditore del Nord, ma anche le masse dei pensionati, delle casalinghe e i lavoratori a bassa qualificazione, tutti con un’intensa esposizione televisiva.
Non il blocco sociale della “rivoluzione liberale” ma l’Italia piccolo borghese con scarso senso dello Stato e della legalità , anti-comunista per abitudine, antipolitica finchè non trova il politico amico.
Questo blocco si è ridotto, Forza Italia non è più quella di una volta, ma è evidente che la destra politica italiana ha una sua forza e si sta spostando più a destra.
E l’immigrazione è il terreno di questo spostamento. Basta vedere l’informazione dei tg Mediaset in questi giorni: una lunga sequenza di servizi di cronaca nera che, alla fine, ti alzi e scappi a dare due mandate di chiave per paura che un immigrato forzi la porta e ti entri in casa. Allarme. Paura da alimentare in questo processo di disgregazione sociale che si nutre anche della differenza etnica.
Perchè la paura porta il voto a destra, al suo messaggio viscerale e semplificato, di protezione sotto forma di muri da alzare.
Oltre Macerata c’è l’ultradestra austriaca, più a Est c’è Orban. Se questo è il vento, l’interesse del momento spinge Berlusconi a spiegare le vele a in questa direzione.
Senza scandalizzarsi, di fronte a un uso disinvolto di che dividono il paese in parti nemiche, alimentando odio, perchè in fondo la legittimazione delle parole usate come pietre è iniziata vent’anni fa.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 6th, 2018 Riccardo Fucile
TRAINI MAI STATO DA UNO PSICHIATRA, TARTAGLIA ERA IN CURA DA DIECI ANNI MA I MANDANTI ERANO “REPUBBLICA, SANTORO E TRAVAGLIO”
Silvio Berlusconi riesce a tingere di farsa anche la tragedia. 
La rappresaglia contro gli africani a Macerata (“rappresaglia” è il termine corretto, non “vendetta” o altro) non va attribuita “a una matrice politica, ma di non sanità di mente”. Quando fu lui vittima della famosa statuetta del Duomo che lo colpì in faccia a Milano il 13 dicembre 2009, dal letto d’ospedale parlò invece di “campagna d’odio”: “Questo — sentenziò — è il frutto di chi ha voluto seminare zizzania. Quasi me l’aspettavo…”.
I suoi colonnelli di allora, da Bondi a Cicchitto (che oggi guarda caso lo hanno pesantemente rinnegato) individuarono persino i mandanti morali di quel gesto: “L’Espresso, La Repubblica, Il Fatto Quotidiano, Michele Santoro, Marco Travaglio e alcuni magistrati”.
Fermiamoci un attimo.
Luca Traini, l’autore della rappresaglia contro i neri, è stato candidato della Lega nord, ha partecipato recentemente a una cena ristretta del partito di Salvini (lo ha rivelato Repubblica), ha il simbolo di Terza posizione tatuato su uno zigomo, si è conquistato immediatamente la promessa di supporto legale da Forza nuova.
Non risulta sia mai stato sottoposto a trattamenti psichiatrici.
Ma il suo gesto, per Berlusconi, non ha alcuna “matrice politica”. Massimo Tartaglia, l’aggressore di piazza Duomo, fu subito fermato e la sua biografia fu passata ai raggi X dalla Digos: nessun “precedente” politico, nessuna adesione a sigle di alcun genere, nessuna partecipazione registrata a manifestazioni di piazza.
Piuttosto, da dieci anni il 42enne Tartaglia era in cura ai servizi psichiatrici. Ergo, il suo sì che fu un gesto politico, sempre secondo Berlusconi e i suoi.
Questi i fatti, da cui Berlusconi trae le sue “logiche” conclusioni: la politica non c’entra nulla con Traini, mentre ha guidato la mano di Tartaglia.
Ovvio, non scopriamo niente, la produzione di bufale berlusconiane è ormai superiore a quella dell’intera provincia di Caserta, come dimostrano i dati sparati a casaccio (476mila? 600mila?) sugli “immigrati che delinquono”, per accattonare un po’ voti di stampo salviniano.
Il problema è (anche) un altro, e tocca soprattutto i giornalisti: perchè al Presidente è concesso di sommergerci quotidianamente di bufale senza che nessuno gli faccia mai la seconda domanda, e spesso neppure la prima?
(da”Il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
IL SETTIMANALE PUBBLICA ESTRATTI DI 19 VOLUMI SCRITTI IN ARABO CHE RACCONTANO INTESE POLITICHE E AFFARI OSCURI
Silvio Berlusconi avrebbe pagato Yasser Arafat affinchè testimoniasse in suo favore in tribunale. Lo scrive L’Espresso, pubblicando in esclusiva i diari segreti del leader dell’Olp e poi presidente dell’Autorità nazionale palestinese: 19 volumi scritti in arabo tra il 1985 e il 2004 che “raccontano intese politiche, azioni di guerra e affari che fino adesso erano rimasti oscuri” e che riguardano anche l’Italia, si legge in una nota del settimanale che anticipa il prossimo numero con il titolo “Arafat e i fondi neri di Berlusconi”.
Il diario rivela che “Arafat aiutò Berlusconi quando questi era sotto processo per aver finanziato illecitamente il Partito Socialista di Bettino Craxi. Arafat incontrò segretamente Berlusconi nel 1998, in una capitale europea, e dopo quell’incontro decise di confermare la falsa versione data da Berlusconi ai giudici, cioè che i 10 miliardi di lire al centro del processo erano destinati non al Partito Socialista Italiano bensì all’Olp, come sostegno della causa palestinese. Non era vero, ma Arafat — si legge nella nota — rivela nei diari di aver confermato pubblicamente questa versione ricevendo in cambio un bonifico. Nel diario si trovano annotati i dettagli con i numeri di conto e i trasferimenti del denaro ottenuto da Arafat”.
I volumi riferiscono inoltre della “trattativa tra Arafat e l’Italia avvenuta nel 1985, quando Craxi era primo ministro e Giulio Andreotti ministro degli Esteri, durante la vicenda dell’Achille Lauro, la nave da crociera dirottata da quattro terroristi palestinesi. Arafat rivela che fu Giulio Andreotti (e non Bettino Craxi, come si era sempre creduto) a consentire al terrorista Abu Abbas di scappare in Bulgaria e di lì rifugiarsi in Tunisia”.
I diciannove volumi di cui L’Espresso fornisce gli stralci sono stati affidati a due fiduciari lussemburghesi, che dopo una lunga negoziazione hanno ceduto i documenti a una fondazione francese con la clausola che il contenuto dei diari debba essere usato solo come “documentazione di studio” e non per pubblicare libri o girare film.
La replica dell’entourage del leader di Forza Italia arriva da Nicolò Ghedini: “Il materiale in questione è stato offerto a più persone nei tempi passati e alle richieste di verifica della autenticità della provenienza, della completezza e del contenuto non è stato possibile esperire alcun controllo nè avere conferma alcuna”
(da “L’Espresso”)
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Febbraio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
SILVIO PRONTO A SCARICARE GLI ALLEATI IN CASO DI SCONFITTA
Berlusconi non ha un «Piano B»: vuole vincere e basta.
Alla radio, dove s’è fatto vivo per mostrarsi in salute, nega che ci sarà bisogno di larghe intese «con M5S o con altri».
Anche in privato, giurano i suoi, il Cav rifiuta di chiedersi che cosa succederebbe se la maggioranza assoluta nelle due Camere venisse mancata, di poco o di tanto.
Sondaggi alla mano, l’obiettivo gli sembra alla portata; per cui, fino al 4 marzo, l’ex premier fingerà di non udire quanto va dicendo Salvini sull’Europa, sulla Fornero, sui dazi e sui vaccini.
Non gli sembra questo il momento di litigare. Ma dal 5 marzo in avanti, se la vittoria dovesse sfuggire, l’atteggiamento cambierebbe da così a così.
A forza di «distinguo»
Chi conosce a fondo il personaggio, ne immagina l’amarezza, l’incapacità di farsene una ragione qualora la chance fosse gettata al vento. E dal momento che l’autocritica ad Arcore non è di casa, tra gli amici veri la previsione è una: Berlusconi ne darebbe l’intera colpa a Salvini. Ai suoi eccessi verbali. Ai continui «distinguo». A una competizione spinta parecchio oltre la fisiologica concorrenza imposta dal voto proporzionale. Prenderebbero corpo tutti i fantasmi, compreso quello secondo cui la Lega preferisce perdere vincendo, piuttosto che vincere le elezioni perdendo il «derby» con Forza Italia. Ciò che nel nome della realpolitik viene per ora tollerato, dopo un mancato trionfo verrebbe addebitato all’alleato leghista.
Sul quale penderebbe l’accusa di tradimento. E le «corna», si sa, sono giusta causa per un divorzio.
Fedeli in Parlamento
Nel caso di mancata vittoria, insomma, tanto Silvio quanto Matteo avrebbero parecchio da rinfacciarsi. Ciascuno si sentirebbe libero di restare insieme, o forse no. Entrerebbero in gioco mille variabili che nemmeno un computer quantistico potrebbe calcolare.
Di sicuro, Berlusconi non sarebbe oggi così nel vivo, a rischio delle coronarie, se non avesse in testa un traguardo, come sua abitudine, grandioso.
Forse un incarico mondiale, grazie all’amicizia con Putin. O magari presidente della Repubblica quando Mattarella scadrà , nel 2022. Se questo è veramente il sogno, dopo le urne Silvio vorrà restare centrale, determinante, indispensabile, riverito come un totem a destra e a sinistra.
Escluso che voglia legarsi mani e piedi a Salvini, restandone schiavo. Qualche precauzione Forza Italia sembra averla presa.
Basta dare un’occhiata alle liste «azzurre»: nomi illustri non ce ne sono, colpisce il grigiore. Ma chi ha seguito passo passo la gestazione, pilotata da Antonio Tajani e dall’avvocato Niccolò Ghedini, prevede che verranno eletti gruppi parlamentari perfettamente in linea col Capo, gente disposta a seguirlo in capo al mondo, di certo non subalterna a Salvini o a un ipotetico «partito del Nord».
Per molti candidati eletti coi voti della Lega, separarsi dopo il voto sarebbe un tormento; però tornare di corsa alle urne, dopo essere stati appena eletti e aver speso un occhio per la campagna, risulterebbe perfino peggio.
La gran parte sarebbe pronta a nuove avventure, con o senza Salvini.
Altro segnale di quanto bolle in pentola, anche se nessuno ne fornirà le prove: Pd e Forza Italia hanno adottato una sorta di desistenza in vari collegi nel Centro e nel Sud. Cedendo il passo al meglio piazzato, pur di non far vincere i Cinquestelle.
L’obiettivo è non farsi troppo male, con il retropensiero già orientato al «dopo».
(da “La Stampa”)
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Gennaio 30th, 2018 Riccardo Fucile
“NONOSTANTE LA SUA APPARENZA DI CERA, NON E’ PIU’ LO ZIMBELLO DELLA UE, ORA VEDONO IN LUI UN MODERATO STATISTA”
Silvio Berlusconi “non è più lo zimbello della politica europea”. È tornando “reinventandosi con successo come il nonno della patria”.
L’establishment europeo è talmente preoccupato “dall’imprevedibile e arrabbiato Movimento 5 Stelle” che al confronto Berlusconi sembra un vecchio “saggio e moderato statista”.
È questa, in sintesi, la lettura che il New York Times dà del ritorno del Cavaliere sul podio della politica italiana, un fatto allo stesso “sorprendente e per nulla sorprendente”, se si considera che “Berlusconi ha “condizionato e desensibilizzato l’elettorato” italiano per decenni.
“Berlusconi, 81 anni, è tornato. Ancora. Il suo sorriso è più luminoso, le sue guance sono colorate e tese come la pasta Silly Putty (un gioco basato su polimeri di silicone, ndr) e i suoi capelli sono rigenerati in un casco in stile Ken (il fidanzato di Barbie, ndr). Ma nonostante la sua apparenza di cera, l’inclinazione pre-weinsteiniana ad allusioni falliche e i processi criminali persistenti, Berlusconi, un ex primo ministro italiano, non è più lo zimbello della politica europea”.
Al contrario — scrive il Times — “gli analisti politici concordano sul fatto che l’unica scommessa sicura, nelle prossime e critiche elezioni del 4 marzo in Italia, è che Berlusconi tornerà a essere una forza importante nella politica italiana, ed eventualmente europea. Anche se non sarà direttamente il primo ministro (è escluso fino al prossimo anno dopo una condanna per frode), è probabile che sia il kingmaker”.
La sua risurrezione — prosegue il quotidiano – “è al tempo stesso sorprendente e del tutto non sorprendente, se si considera che Berlusconi, nel corso dei decenni, ha condizionato e desensibilizzato un elettorato che lo ha scelto come primo ministro per tre volte nonostante tutto”.
Berlusconi — ricorda il NyTimes — “è stato indagato per sospetti collegamenti con associazioni criminali. È entrato in politica in parte per proteggere i suoi vasti interessi commerciali e poi, come proprietario della maggior parte delle televisioni commerciali italiane, ha usato il suo vasto impero mediatico per rimanere al potere. Ospitava ragazze minorenni in quelle che chiamava “cene eleganti”, ma che il mondo ha conosciuto come i baccanali del Bunga Bunga alimentati dal sesso. Ha abitualmente messo in imbarazzo l’Italia sul palcoscenico globale”.
Eppure, in una dimostrazione di quanto siano diventate imprevedibili le politiche globali, il nastro sembra essersi riavvolto per l’uomo che il Times definisce “la prima personificazione dell’era pre-Trump di conflitti di interesse, appetiti eccessivi e politica della vittimizzazione e della demonizzazione della stampa”.
Oggi, con gli eccessi di The Donald alla Casa Bianca, il “moderato” Berlusconi, al quale l’accostamento con l’ex tycoon non piace, “si è reinventato con successo come nonno della patria”.
“Dopo che la Francia e la Germania hanno dato all’establishment europeo un respiro di sollievo ricacciando indietro i movimenti di estrema destra, ora a preoccupare è l’imprevedibile e arrabbiato Movimento 5 Stelle”.
In questo contesto, scrive il Nyt, “improvvisamente Berlusconi non sembra più così male” e può giocare il ruolo del “saggio e moderato statista”.
(da agenzie)
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