Gennaio 16th, 2018 Riccardo Fucile
SI CERCA DI RICOSTRUIRE IL PASSAGGIO DI 740 MILIONI DI EURO DAL FINANZIERE CINESE A BERLUSCONI
Dodici pagine per tracciare l’origine di 300 milioni di euro. Le prime tre tranche con cui,
lo scorso anno, il finanziere cinese Yonghong Li ha gettato le basi per la scalata all’Ac Milan, società per 31 anni nelle mani di Silvio Berlusconi.
È la conferma dell’inchiesta che la procura di Milano ha aperto sulla vendita della società rossonera.
Da circa venti giorni i pm hanno puntato il faro sull’origine di parte dei 740 milioni serviti per ottenere la maggioranza del club.
A luglio, era stato lo storico legale dell’ex Cavaliere, Niccolò Ghedini, a presentare spontaneamente in procura i documenti che attestavano la regolarità dell’operazione, certificata da due importanti banche internazionali.
Ma, come impone la legge in materia di lotta al riciclaggio, anche Banca d’Italia ha svolto le sue verifiche.
E proprio le conclusioni alcuni mesi fa sono state inviate al Nucleo di polizia valutaria di Milano, che ha poi firmato il primo rapporto ufficiale sull’affaire Milan.
Questo iter è previsto dalla legge nei casi in cui si «sospettano o si hanno ragionevoli motivi per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate, operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo».
Sulla vendita del Milan, ci sono irregolarità o procedure anomale già accertate?
Al momento i passaggi di denaro tracciati vengono bollati – come ha riportato ieri l’agenzia Agi – sotto la dicitura di «segnalazioni di operazioni sospette (Sos)».
Le Sos sono i rapporti che banche, intermediari finanziari, operatori sono obbligati a consegnare all’Uif, l’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia, quando sospettano operazioni di presunto riciclaggio.
In questo caso, i 300 milioni sono stati versati dall’attuale proprietario del Milan, attraverso finanziarie di Hong Kong.
Questo non vuol dire che si possano già ipotizzare reati. Le conclusioni spetteranno al lavoro di verifica che svolgerà il procuratore aggiunto di Milano, Fabio De Pasquale, sul cui tavolo a dicembre è stato consegnato il rapporto. Il dato, però, contrasta con le dichiarazioni del procuratore capo, Francesco Greco, che sabato aveva sostenuto come non ci fosse alcuna attività investigativa in corso.
La notizia dell’invio delle carte alla procura, arriva due giorni dopo quanto anticipato da La Stampa.
Una informazione che ha scatenato polemiche politiche durissime partite dagli uomini più seguiti dall’ex Cavalier Berlusconi, e commenti sui quotidiani vicini al centro destra.
Su questo tema, ieri, l’Ordine dei giornalisti della Lombardia ha preso posizione, smentendo ricostruzioni sugli autori degli articoli. «L’indicare con nome e cognome un collega qualificandolo come “presidente” (o, in alternativa, “capo”) del Tribunale dei giornalisti lombardi e sollecitandolo ad assumere decisioni (le dimissioni, ndr) e iniziative in proposito in relazione non alla sua attività disciplinare ma a quella strettamente professionale – scrive l’Ordine – è scorretto sotto ogni punto di vista e soprattutto, ad oggi, rappresenta una pressione sfornita di ogni presupposto di fatto e di diritto».
(da “La Stampa”)
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Gennaio 15th, 2018 Riccardo Fucile
ANCORA IERI DALLA D’URSO LO “SMEMORATO” CAVALIERE HA AVUTO LA FACCIA DI DIRE CHE L’HA VOLUTO LA SINISTRA
Ieri pomeriggio Silvio Berlusconi è stato ospite di Barbara D’Urso su Canale 5 dove ha
spiegato il suo programma di governo per il Paese.
In un’atmosfera surreale nella quale i protagonisti erano circonfusi da una luce ultraterrena Berlusconi ci ha spiegato i motivi per cui alle prossime politiche dovremmo votare Forza Italia.
Tra le varie ragioni c’è quella che — secondo il leader di FI — solo lui potrà fermare i flussi migratori. Perchè? Perchè secondo Berlusconi la sinistra ha svenduto il Paese sottoscrivendo il trattato di Dublino.
Berlusconi ha infatti ricordato che il suo governo aveva stipulato accordi con la Libia di Gheddafi grazie al quale il numero degli sbarchi venne notevolmente ridotto. Berlusconi però dimentica di menzionare come dal 2011 molte cose cambiarono sia in Africa che nel Medio Oriente e soprattutto come quel “successo” è stato reso possibile dal ricorso da parte del Colonnello dei campi di prigionia per migranti.
I libici si erano infatti impegnati a trattenere quanti più migranti possibili. Il trattenimento, per così dire, avveniva in veri e propri campi di concentramento dove i migranti erano costretti a vivere in condizioni disumane.
Una volta caduto il regime libico però gli accordi (e l’organizzazione statale libica) hanno cessato di esistere. L’inizio della guerra civile siriana, le violenze di Boko Haram in Nigeria e la temporanea avanzata dell’ISIS in Nord Africa hanno peggiorato una situazione già di per sè molto fragile.
Il piano di Berlusconi è quello di “convincere l’Europa” ad intavolare trattative con i paesi di provenienza dei migranti “per farglieli riprendere”.
Prima di tutto bisogna fermare i migranti nei paesi di provenienza e poi iniziare a “smaltire” quelli che sono già nel nostro Paese.
Ma di chi è la colpa se ci sono così tanti immigrati in Italia? Berlusconi lo dice chiaro: «colpa precisa della sinistra che ha firmato con Renzi il trattato di Dublino in cui ha accettato incredibilmente che il Paese di primo approdo fosse il paese che doveva tenersi i migranti e arrivare a sceverare tra i migranti quelli che avessero diritto allo status di rifugiati e gli altri che invece non hanno diritto di restare qui e che vanno invece rimpatriati».
Chi ha firmato il trattato di Dublino?
L’attuale versione del regolamento di Dublino (Dublino III) è stata sottoscritta dal governo italiano nel 2013, quando il Presidente del Consiglio era Enrico Letta.
Ma è l’accordo di Dublino II (ratificato dal nostro Paese nel 2003) che ha reso operativo il regolamento sulla gestione dei meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda d’asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo.
Il regolamento di Dublino II trasformò e rese operativa la Convenzione di Dublino (detta appunto Dublino I) che risale al 1990 e che fu ratificata nel 1997.
È stato quindi Silvio Berlusconi — in carica dal 2001 al 2005 — a far ratificare al nostro Parlamento (anche la Lega Nord votò a favore) l’applicazione del trattato di Dublino. Le modificazioni introdotte nel 2013 non hanno cambiato l’impianto generale del trattato.
Di quel governo, guidato da Silvio Berlusconi, il ministro della Giustizia era Roberto Castelli della Lega Nord, quello dell’Interno era Beppe Pisanu e quello degli esteri Franco Frattini, entrambi di Forza Italia.
Anche costosissimo e inutile il sistema dei centri di identificazione ed espulsione (CIE) fu messo in piedi da un governo di centrodestra.
A volerli fu l’ex ministro degli Interni dell’ultimo governo Berlusconi: quel Roberto Maroni che è il Presidente uscente di Regione Lombardia.
A complicare la situazione italiana c’è anche la legge Bossi-Fini (varata anch’essa durante un governo Berlusconi) che rende impossibile entrare in Italia legalmente per cui l’unico modo per farlo è clandestinamente. Oppure facendo richiesta d’asilo.
Ed è questo uno dei motivi per cui i centri di identificazione solo al collasso: cercare di ottenere lo status di rifugiato è l’unico modo per poter entrare in Italia e quindi in Europa.
C’è infine un altro aspetto interessante. Ieri a Domenica Live Berlusconi ha detto che grazie agli accordi stipulati durante il suo governo nel 2010 gli sbarchi erano ridotti a poche migliaia di unità .
Ma allora perchè l’allora ministro degli Interni Roberto Maroni affermava in Parlamento che avrebbe chiesto alle Regioni, alle province e ai comuni di farsi carico dell’accoglienza dei rifugiati.
Il 30 marzo 2011 alla Camera Maroni intervenne sull’emergenza immigrazione: «Ho proposto loro un piano per la distribuzione equa, in tutte le regioni, con la sola esclusione dell’Abruzzo per i soliti motivi, dei rifugiati, con un criterio molto semplice, ossia in base al numero degli abitanti, alla popolazione».
La diga eretta dall’accordo con Gheddafi, che ha condannato migliaia di donne e uomini a violenze e stupri inenarrabili sull’uscio di casa nostra, aveva ceduto.
Sette anni dopo Berlusconi fa ancora finta di non avere alcuna responsabilità nè sulla firma degli accordi di Dublino nè — ed è peggio — sull’avallo dato ai campi di Gheddafi che l’ambasciatore tedesco ha definito “veri e propri lager”.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 15th, 2018 Riccardo Fucile
RAPINE IN BANCA SONO CALATE DEL 35%, QUELLE A BENZINAI DEL 34%, A FARMACIE DEL 25%, A NEGOZI DEL 22%, AD ABITAZIONI DEL 18%, PER STRADA DEL 15%
“La sicurezza in Italia non c’è più. Ogni venti secondi si verifica un reato, ogni 4 minuti un furto in un negozio e ogni due giorni si verificano tre rapine in banca. Questo perchè alla criminalità italiana si è aggiunta la criminalità di 466mila immigrati in Italia che per mangiare devono delinquere”.
Parola di Silvio Berlusconi, il leader redivivo del centrodestra nel pieno di una promettente (per lui) campagna elettorale.
Tanto che le ha pronunciate a Domenica Live, programma di Barbara D’Urso su Canale 5.
Senza entrare nel tema magno della sicurezza, della sua percezione, dei migranti, delle strumentalizzazioni correlate, limitiamoci a una sommessa enunciazione di dati e cifre. Ne ha fornite solo due mesi fa l’osservatorio Ossif sulla criminalità predatoria, frutto della collaborazione dell’Abi, della Polizia e di Assovalori, Confcommercio, Fit, Federdistribuzione, Federfarma, Poste e Unione petrolifera.
Nel biennio 2015-2016, l’ultimo censito, le rapine totali denunciate dalle forze dell’ordine all’autorità giudiziaria in Italia sono diminuite del 18%, pari a 15 mila casi rispetto al biennio precedente.
La tendenza ha caratterizzato tutti i comparti, ma le agenzie bancarie – neglette di loro, dai clienti prima ancora che dai rapinatori – di più: le rapine allo sportello sono calate del 35%, passando da 2.037 del 2013-2014 a 1.318 nel biennio 2015-2016.
Cali sopra la media del campione anche per le rapine ai distributori di carburante (-34%),
in farmacia (-25%), negli esercizi commerciali (-22%), mentre si attesta nella media la riduzione di quelle in abitazione (-18%), negli uffici postali (-18%), in tabaccheria (-17%) e nella pubblica via (-15%).
Non si vorrebbe mai, qui, e al cospetto di un mago della comunicazione, scomodare il concetto di fake news, o bubbole che dir si voglia. Forse l’ex Cavaliere ha solo rispolverato un vecchio numero dell’arte retorica, quello di far parlare i numeri senza raffronti.
(da agenzie)
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Gennaio 14th, 2018 Riccardo Fucile
PENSIONI E REDDITI GRATIS PER TUTTI, UN DELIRIO DI PROMESSE IRREALIZZABILI CHE CREEREBBERO UN BUCO DI 200 MILIARDI… E SI ACCORGE CHE I GRILLINI SONO UN PARTITO AZIENDALE (COME IL SUO)
“Nel ’94 scesi in campo perchè altrimenti il partito comunista sarebbe andato al potere, solo con la mia discesa in capo e la creazione di Forza Italia riuscimmo a evitare questo gravissimo pericolo. Oggi c’è in campo il M5S, una formazione più pericolosa dei post comunisti di allora”, che somiglia più a una “setta” che a un partito.
È un Silvio Berlusconi in pieno transfert psicologico quello che, a Domenica Live, salotto di Barbara D’Urso, trasferisce sui 5 Stelle tutte le terribili qualità che nella sua storica narrativa erano dei comunisti.
Il Movimento 5 Stelle, per Berlusconi, è anche peggio: “è quasi una setta, che prende ordini da un vecchio comico e dal figlio sconosciuto dell’altro socio del comico, adesso defunto”.
I pentastellati, secondo l’ex premier, “porterebbero l’Italia verso un vero disastro”, imponendo “una morsa letale sul ceto medio, con un’imposta di successione vicina al 50% e con un’imposta patrimoniale”. E poi, ha aggiunto Berlusconi, “potrebbero portare al governo i peggiori rappresentanti della magistratura militante”.
Il leader forzista riveste i panni del venditore di sogni.
Nel giro di qualche minuto è arrivato a proporre: flat tax, pensioni minime di mille euro al mese, estensione alle mamme senza contributi della pensione minima e reddito di dignità .
“Vogliamo operare una vera e propria rivoluzione fiscale, la flat tax, con una unica aliquota pari o inferiore alla più bassa di quelle attuali, al 23%”, ha detto Berlusconi, secondo cui la misura sarà coperta con la “minore evasione e minore elusione per almeno 40 miliardi”.
Non solo. “Aumenteremo tutte le pensioni minime a 1.000 euro al mese. Daremo questa pensione anche alle mamme che non hanno mai versato i contributi”.
Roba da bancarotta fraudolenta nel giro di pochi mesi.
Salvo che intervenga prima un trattamento sanitario obbligatorio.
(da agenzie)
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Gennaio 14th, 2018 Riccardo Fucile
IL LEADER FORZISTA VOLERA’ AD HAMMAMET PER L’ANNIVERSARIO DELLA MORTE DEL LEADER SOCIALISTA… OBIETTIVO: FARE BRECCIA NEL CUORE DEI NOSTALGICI
La prossima settimana Silvio Berlusconi volerà ad Hammamet, in Tunisia, per visitare la tomba di Bettino Craxi e aprire così la sua campagna elettorale.
È quanto scrive Repubblica, secondo cui il leader di Forza Italia avrebbe deciso di rendere omaggio al leader del Psi a diciott’anni dalla morte, il 19 gennaio, mettendo in atto “un’operazione nostalgia” in vista delle prossime elezioni.
Il Cavaliere — scrive Repubblica – punta a un’operazione nostalgia. Agli elettori che rimpiangono la Prima repubblica e con essa l’uomo forte di quegli anni.
In più “contro la Repubblica giudiziaria sognata dai 5 stelle che per me invece è un incubo” non bastano le parole. Berlusconi vede l’ombra di Piercamillo Davigo dietro Di Maio, ovvero il gip del pool di Mani pulite che mise sotto accusa il capo dei socialisti. Perciò si rivolge all’Italia antigiustizialista, con l’omaggio alla personalità che come ha scritto lo scorso ottobre il presidente dell’europarlamento e possibile premier di Forza Italia, Antonio Tajani, nel libro delle condoglianze “pagò per colpe non sue il prezzo di un immeritato esilio”.
Berlusconi e Craxi sono stati amici strettissimi; il leader socialista fu testimone al matrimonio tra il Cav e Veronica Lario.
Finora, però, l’ex premier aveva evitato di manifestare in pubblico l’affetto che lo lega al capo dei socialisti, al punto che l’ultima visita alla sua tomba, nel 2003, avvenne di notte, per evitare troppa visibilità .
Ora la situazione sembra radicalmente cambiata, complice la “riabilitazione politica” — ricorda Repubblica — ottenuta dal leader socialista nel corso degli ultimi anni.
Con questa mossa il Cav punterebbe soprattutto a impressionare la parte più anziana dell’elettorato, quella che ha nostalgia dei tempi di Craxi ed è più vicina a lui anche dal punto di vista anagrafico. L’unica incognita — aggiunge Repubblica — è rappresentata dalle condizioni di sicurezza nel Paese dei Gelsomini, che negli ultimi tempi è nuovamente agitato dalle proteste.
(da agenzie)
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Gennaio 14th, 2018 Riccardo Fucile
COSI’ BANKITALIA INFORMO’ LA PROCURA… L’INCHIESTA DE “LA STAMPA”
Tre relazioni firmate dall’Unità di informazione finanziaria — Uif di Bankitalia: sono i
documenti arrivati in Procura nelle scorse settimane, che tracciano l’origine dei fondi con i quali, nell’aprile scorso, si è materializzata la scalata all’Ac Milan.
È a partire da questi atti che la Procura di Milano sta indagando sulla correttezza dell’operazione da 740 milioni di euro.
Su uno di questi report verranno effettuati ulteriori approfondimenti investigativi. Questo è ciò che risulta al nostro giornale che ribadisce la bontà dell’inchiesta e conferma di aver svolto tutti gli opportuni controlli circa l’esistenza di un’indagine sull’operazione, di cui siamo venuti a conoscenza da due fonti distinte.
Le verifiche, nello specifico, si concentreranno sul versamento iniziale da cui è partita la cessione della società rossonera, dalle mani di Silvio Berlusconi a quelle del finanziere cinese Yonghgong Li.
Soprattutto, quello che appare anomalo da una prima lettura dei documenti, sarebbero le modalità con le quali sono state pagate le prime tre caparre da 300 milioni di euro complessivi, passate attraverso una società creata nel 2016 ad Hong Kong.
Su questo punto, i magistrati milanesi potrebbero anche avviare una rogatoria per capire meglio l’origine di questa vera e propria fortuna e fugare, definitivamente ogni dubbio sulla trasparenza dell’acquisto del Milan.
Sulle triangolazioni dall’Oriente della vendita, del resto, i dubbi si sono materializzati nelle scorse settimane da più fronti.
Interpellanze parlamentari e inchieste giornalistiche – comprese quelle del New York Times – hanno lanciato più di un interrogativo. Anche se, sulla correttezza dei versamenti, l’estate scorsa, l’avvocato Niccolò Ghedini aveva depositato la «lecita provenienza dei fondi».
Il documento che testava la tracciabilità del denaro incassato da Silvio Berlusconi per la cessione della società rossonera. Tutto certificato dalle banche italiane che hanno ricevuto il corposo assegno, senza alcun dubbio sulla regolarità dell’intera operazione.
«Al momento non c’è un’inchiesta aperta», è la reazione del procuratore milanese, Francesco Greco. «Non c’è un fascicolo per sospetto riciclaggio», ha aggiunto all’Ansa Greco, spiegando che quando ci sono «vicende di questo tipo, così fumose e complicate, dove non si sa quali siano le parti in causa, non si procede subito alle iscrizioni».
In sostanza, il procuratore ha lasciato intendere, che è necessario prima fare accertamenti ed eventualmente analizzare le carte, per poi eventualmente procedere.
Parla invece di «cattivo giornalismo» e «aggressione mediatica», l’onorevole-avvocato dell’ex Cavaliere, Ghedini, aggiungendo che la notizia viene pubblicata per «danneggiare una parte politica durante una delicata campagna elettorale».
Ghedini, infine, annuncia querela, denuncia civile e azione disciplinare contro gli autori dell’articolo sull’inchiesta.
«In tutta la lunga e complessa trattativa per la vendita del Milan – è invece il commento del presidente Fininvest, Marina Berlusconi -, l’azienda si è comportata con la massima trasparenza e correttezza, avvalendosi della collaborazione di advisor finanziari e legali di livello internazionale». «Certamente sarà un’ulteriore valutazione che faranno gli elettori», il giudizio del leader di LeU, Pietro Grasso a SkyTg24, sull’affaire Milan.
A chi gli chiedeva se la vicenda avrà un impatto ha risposto: «È una questione di legalità , è un problema del Paese: di legalità , onestà e credibilità ».
In una interpellanza parlamentare del novembre scorso e firmata dall’onorevole M5S Paolo Nicolò Romano, si ricostruiva il passaggio di denaro della vendita. L’intera quota del Milan «venne venduta a una società di diritto lussemburghese, appositamente costituita, denominata “Rossoneri sport investment Luxembourg”, a sua volta di proprietà di un’altra proprietà lussemburghese, la “Rossoneri champion investment Luxembourg”, costituita qualche giorno prima la finalizzazione della compravendita».
Tutte società con sede in paradisi fiscali.
(da “La Stampa”)
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Gennaio 13th, 2018 Riccardo Fucile
“LA STAMPA”: “CESSIONE A PREZZO GONFIATO E FLUSSI FINANZIARI DA HONG KONG”… LA PROCURA SMENTISCE PERO’ DICE “PER ORA”, IL QUOTIDIANO DI TORINO CONFERMA
Cosa ha scritto “La Stampa”
Il sospetto di una vendita gonfiata: una cifra fuori mercato pagata attraverso canali internazionali. È questa l’ipotesi di lavoro da cui sono partite una serie di verifiche per accertare la reale provenienza del denaro con cui la società rossonera, per 31 anni nelle mani di Silvio Berlusconi, è passata nell’aprile scorso per 740 milioni all’imprenditore cinese Yonghong Li. In realtà un modo, secondo le ipotesi investigative, per schermare il rientro in Italia di una sostanziosa cifra.
Dopo mesi di dubbi, inchieste giornalistiche, ombre sulla vendita della squadra milanista, è la procura di Milano a cercare di capire esattamente la regolarità dell’intera operazione. In gran segreto, nei giorni scorsi, i pm hanno avviato un’inchiesta che tra le varie ipotesi comporta anche verifiche sul reato di riciclaggio, certamente un problema per Silvio Berlusconi in questo periodo di campagna elettorale. Il faro acceso dalla procura vede in prima linea il procuratore aggiunto Fabio de Pasquale.
Un iter discusso, come si diceva: un passaggio di consegne del Milan, dopo anni di successi sotto la presidenza berlusconiana, travagliato e infinito. Per sgombrare il campo da equivoci e voci che si rincorrevano, l’estate scorsa era stato l’avvocato storico dell’ex Cavaliere, Niccolò Ghedini, a consegnare in procura i documenti per attestare la regolare provenienza del denaro cinese («lecita provenienza di fondi», l’esatta dizione del documento ufficiale passato al vaglio di esperti di finanza).
§Alla base dell’apertura dell’inchiesta avvenuta poche settimane fa, ci sarebbero nuovi documenti che dimostrerebbero esattamente il contrario.
Da dove sia partita la svolta, al momento non è ancora chiaro. Una traccia, si deduce, che risalirebbe ai reali flussi di denaro partiti da Hong Kong. Di certo, ci sono elementi nuovi che smentirebbero la regolarità di una bella fetta dell’operazione.
Una cifra monstre quella ufficializzata nell’aprile scorso: 740 milioni di euro, pagati in due tranche e con la copertura dei debiti. Monstre perchè fino al passaggio di proprietà , il Milan era reduce da diversi campionati deludenti, campagne acquisti sotto tono rispetto ai suoi standard, continui cambi di allenatori in panchina. Campioni venduti e sostituiti con seconde linee o giovani promesse.
Da anni, l’ex Cavaliere aveva dichiarato pubblicamente di voler abdicare, «a malincuore», lasciare quell’amore che gli aveva regalato molti successi sportivi, in Italia e all’estero. Il primo a farsi sotto era stato lo sconosciuto broker thailandese, Bee Taechaubol. Addirittura 960 i milioni che l’uomo sarebbe stato disposto a versare nelle casse Fininvest.
§Poi, di mese in mese, la trattativa si era misteriosamente arenata dopo due anni di annunci roboanti, presentazioni in alberghi di lusso di Milano. L’advisor che seguiva il broker nella trattativa, la società finanziaria ticinese, Tax &Finance, era finita nel mirino di un’inchiesta milanese per una frode fiscale a molti zeri. Un socio fondatore era finito in carcere con l’accusa di aver creato strutture finanziarie per permettere ai propri clienti di eludere il fisco.
Nelle carte della Finanza, c’era anche il nome di «Mr Bee» per alcune telefonate che parlavano dell’imminente passaggio della maggioranza del Milan.
Bee, dopo un paio di comunicati ufficiali, si era eclissato senza spiegazioni credibili («l’acquisizione si è arenata per le cattive condizioni di salute di Berlusconi», la laconica giustificazione di Bee).
Trascorrono pochi mesi e si materializza l’attuale azionista: Yonghong Li. Presentazione sontuosa, campagna acquisti che i tifosi rossoneri non ricordavano da anni, e tante promesse sui futuri successi calcistici.
Eppure, nel novembre scorso, un’inchiesta del New York Times, faceva a pezzi la nuova proprietà della squadra milanese. Yonghong Li, risultava «sconosciuto sia in Italia che in Cina». Non solo, secondo l’inchiesta finanziaria dell’autorevole quotidiano della Grande Mela, nemmeno le presunte attività estrattive della Guizhou Fuquan Group – società di riferimento del finanziere cinese-, avrebbero avuto questo lustro che veniva invece trionfalmente annunciato. Li «non risulta nemmeno tra gli uomini cinesi più importanti e ricchi», la sospettosa chiosa.
La precisazione della Procura di Milano
«Allo stato non esistono procedimenti penali sulla compravendita dell’ A.C. Milan»: lo ha dichiarato il procuratore capo della Repubblica di Milano, Francesco Greco.
Greco ha spiegato che sulla vendita del Milan, passato nell’aprile 2017 da Silvio Berlusconi all’imprenditore cinese Yonghong Li, «al momento non esiste alcun fascicolo». Nessun fascicolo esplorativo (a modello 45, senza titolo di reato e a carico di ignoti), nè a modello 44 e quindi sempre a carico di ignoti ma con un titolo di reato.
Il procuratore capo di Milano ha affermato che l’avvocato Niccolò Ghedini, legale dell’ex premier, non ha depositato in Procura «per conto di Fininvest» alcuna carta riguardo all’operazione e ha ripetuto di non aver ricevuto alcun dossier da parte dell’Unità Informazione Finanziaria di Banca d’Italia che ha la responsabilità dei controlli.
«In tutta la lunga e complessa trattativa per la vendita del Milan, la Fininvest si è comportata con la massima trasparenza e correttezza – dice Marina Berlusconi -, come conferma la stessa Procura della Repubblica di Milano, avvalendosi della collaborazione di advisor finanziari e legali di livello internazionale».
“La Stampa” conferma
Ma il quotidiano La Stampa, in merito alla vicenda, ribadisce di aver svolto opportuni controlli circa l’esistenza di un’indagine sull’operazione, di cui è venuto a conoscenza da due fonti distinte, e pertanto conferma quanto scritto.
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Gennaio 12th, 2018 Riccardo Fucile
IL CENTRODESTRA NON SFONDA, IL PD PERDE CONSENSI E ORA IL TIMORE DI SILVIO E’ QUELLO DI UN INCARICO ESPLORATIVO A DI MAIO CON POSSIBILE INCIUCIO CON LA LEGA O CON IL PD SENZA RENZI
C’è uno spettro che ha iniziato a turbare i pensieri berlusconiani: è lo spettro di un incarico “esplorativo” a Luigi Di Maio, in quanto leader del partito più votato.
E poi, si sa, non tutto nella politica è prevedibile, nel senso che è spesso accaduto che i fallimenti annunciati diventino successi inattesi.
Lo spettro poggia sugli ultimi dati analizzati ad Arcore, che hanno mutato, e non poco, il clima di ottimismo di questo strampalato inizio di campagna elettorale.
Perchè, racconta chi ha raccolto qualche confidenza del Cavaliere, “non c’è niente da fare, siamo bloccati a quota 270”.
Nel senso di 270 parlamentari che eleggerebbe la coalizione di centrodestra.
La sensazione, e questo spiega molto della campagna elettorale da separati in casa, è che si sia raggiunto il “pieno” come coalizione e che le oscillazioni sono tutte interne: quel che guadagna Forza Italia lo perde la Lega e Forza Italia fa assai fatica a superare il 16 per cento, anche con una presenza mediatica di Berlusconi, segno che il marchio non è più quello di una volta.
Percentuali comunque ragguardevoli, impensabili fino a qualche settimana fa, che fanno dire, a mo’ di battuta, che per la prima volta “ci sono più posti che persone”.
Eppure, il confine tra l’euforia per la risurrezione e il peggiore degli incubi è assai labile. E non tanto perchè si allontana la prospettiva del governo con Salvini, anzi questo è un sollievo. Quanto perchè si allontanano le larghe intese.
In un modo in cui tutti parlano con tutti, alle orecchie del Cavaliere è arrivata una voce particolarmente inquietante. E cioè che parecchie agenzie di rating e fondi di investimento stranieri hanno chiesto alle più affidabili società di sondaggi quanto è concreta l’ipotesi di un governo Cinque Stelle-Lega.
Ecco il punto. Gianni Letta, nelle scorse settimane, ha rassicurato più di un ambasciatore dell’attuale premier sul fatto che la best option di Berlusconi restano le larghe intese.
Non è un caso che sulla Fornero si sia smarcato platealmente da Salvini e che ha mandato qualche segnale dal salotto di Vespa sull’intesa col Pd “purchè accetti il nostro programma”.
L’opzione però presuppone una tenuta del Pd che, secondo le antenne berlusconiane, non sembra esserci.
L’altro giorno Paolo Romani, altro grande fautore del Nazareno, confidava a un suo collega del Pd: “Sono preoccupato dal boom dei Cinque stelle al Sud”. In parecchie Regioni pare che siano a quota trenta, rendendo incerto il grosso dei collegi del Pd che, al momento, se dovesse prendere il 25 per cento raccoglierebbe non più di 160 parlamentari tra proporzionale e maggioritario.
Numeri che rendono assai stretta la base parlamentare delle larghe intese. Sommando Pd e Forza Italia, anche in questo caso, si raggiunge più o meno “quota 270”.
Poggia su questa quota la preoccupazione che, più volte, il Cavaliere ha condiviso con Gianni Letta e con l’avvocato Ghedini.
Perchè danno per scontato che, se così fosse, il primo incarico “esplorativo”, il capo dello Stato non può non darlo a Di Maio, leader del primo partito.
Fallito il primo giro si consumerebbe il tentativo col centrodestra, per poi arrivare a Gentiloni. Ma il primo passaggio è pieno di insidie.
Perchè, “chi lo ha detto che non è in grado di mettere su un rassemblement capace di calamitare consensi in Parlamento”?
È presto per stabilirne i confini, in questa fase di riflessioni e scenari, ma non ci sono le preoccupazioni di agenzie di rating e fondi.
Anche il Cavaliere è convinto che il grosso della Lega possa quantomeno “andare e a vedere”, ma soprattutto teme che la leadership di Renzi possa essere travolta dalla sconfitta, spingendo la nuova gestione sulla prospettiva di un accordo con i pentastellati. Pare che gli siano arrivate voci di ragionamenti dalemiani che avrebbero come punto di caduta un accordo tra “Cinque stelle, Liberi e Uguali, e un Pd de-renzizzato”.
E allo spettro, che si aggira per Arcore, sono spuntati anche i baffi.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 9th, 2018 Riccardo Fucile
CI SALVERANNO GLI ABITUALI EVASORI FISCALI TRAMUTATI IN CITTADINI REDENTI
E meno male che Silvio c’è! 
E meno male che non è più quello di una volta, un simpaticissimo e fantasmagorico costruttore di realtà virtuali.
Stamane, intervistato da Massimo Giannini a Radio Capital, a proposito delle coperture finanziarie ai suoi multimiliardari tagli di tasse e agli altrettanti multimiliardari aumenti di spese, prima fra tutte quella pensionistica, l’ex cavaliere ora solo presidente (sic!), se l’è cavata col ritornello che ritira fuori oramai da un quarto di secolo senza che gli intervistatori, stremati e compassionevoli, abbiano nemmeno tentato una replica.
Dunque: il mostruoso taglio delle tasse trasformerà gli odierni evasori in esemplari cittadini, e in giro ci sarà perciò una gran massa di gente che avrà il portafoglio gonfio, si presume delle tasse risparmiate, e renderà disponibile una montagna di soldi oggi reclusa nelle casse dello Stato sprecone o — in alternativa — nei caveau delle banche svizzere. Quei soldi dei cittadini redenti e di tutti noialtri finanzieranno i consumi che finanzieranno l’Iva che finanzierà altri investimenti che finanzieranno l’occupazione che finanzierà la crescita che al Rosatellum Silvio comprò.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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