Gennaio 9th, 2018 Riccardo Fucile
BERLUSCONI PERPLESSO: “FONTANA CHI?”… IL RISCHIO DI PERDERE LA LOMBARDIA CON UN CANDIDATO DEBOLE
L’accordo nel centrodestra sulla Lombardia “non è ancora chiuso”. Lo sostiene, in un’intervista a Repubblica il capogruppo di Forza Italia Paolo Romani che rilancia la possibile candidatura di Mariastella Gelmini.
“C’è una richiesta molto forte della Lega per Attilio Fontana – spiega – ed è in corso una nostra valutazione.”.
Sono ore di incontri e telefonate frenetiche nel centrodestra, dopo la rinuncia a sorpresa del governatore in carica Roberto Maroni e l’apertura della contesa per scegliere il suo successore, che dovrà vedersela con Giorgio Gori per il centrosinistra, Dario Violi per M5s e un candidato ancora da decidere per Liberi e Uguali.
E’ proprio il leader degli azzurri Silvio Berlusconi a lasciare aperta la partita. In un’intervista a Radio Capital spiega: “”Stiamo attendendo i sondaggi per vedere quali sarebbero i risultati di uno scontro Gori-Fontana o di uno scontro tra Gori e una nostra candidatura, che può essere Mariastella Gelmini, siamo ancora distanti da una decisione definitiva”.
L’affondo della Lega sul nome di Fontana, infatti, ha creato più di un malumore in Forza Italia, che in queste ore ha fatto pressing su Berlusconi per rivedere una decisione che, dopo il vertice di Arcore di domenica, sembrava già presa.
In questo scenario a dir poco fluido, si inserisce anche il critico d’arte Vittorio Sgarbi, fondatore e leader del movimento “Rinascimento”, nonchè assessore regionale in Sicilia ed ex assessore alla Cultura del Comune di Milano con Letizia Moratti.
Sgarbi potrebbe concorrere alla carica di presidente della Lombardia. Almeno questo è quello che sostiene il diretto interessato: “Le sollecitazioni che mi giungono in queste ore dalla base del movimento e dagli alleati politici mi impongono di valutare questa prospettiva” ha spiegato in una nota.
Berlusconi vuole capire se Attilio Fontana, indicato dalla Lega per subentrare a Maroni nella candidatura al Pirellone, sia l’uomo giusto «per vincere, perchè con la Lombardia – ripete il leader – ci giochiamo non solo la prima regione d’Italia, ma anche le possibilità di successo alle Politiche».
Una ragione molto concreta insomma che i suoi usano per convincere i tanti sospettosi, tra i quali lo stesso Salvini, che no, non c’è nessuna segreta intesa tra il leader azzurro e Maroni per sottrarre alla Lega un uomo forte ed utilizzarlo non solo per indebolirla, ma anche come premier possibile nel prossimo governo
Fontana è sì «persona capace e perbene», ma i sondaggi non lo vedrebbero forte abbastanza da far stare sicuri della vittoria. E se Berlusconi non vuole un braccio di ferro con Salvini, che ieri avrebbe sostanzialmente minacciato di far saltare l’alleanza se il candidato non sarà un leghista, nemmeno può accettare a scatola chiusa «un nome che ci arriva di punto e in bianco». Così come, sono convinti ad Arcore, anche all’interno della Lega «stanno ragionando bene sul da farsi, i dubbi non sono solo nostri».
Motivo per cui la scelta slitta almeno a domani. Quando si capirà se esistono alternative di livello (la Gelmini lo sarebbe, ma per la Lega sarebbe quasi impossibile accettare un nome forzista) e si deciderà come chiudere l’accordo complessivo.
Sì perchè era previsto che delle Regioni al voto il Lazio sarebbe andato a FI, dove si va verso la candidatura di Gasparri, che togliendo dal «campo» lo sfidante Pirozzi di FdI (gli verrebbe dato un collegio uninominale), accetterebbe di correre.
Ma allo stesso modo la Lega per il Friuli chiedeva la candidatura del suo capogruppo alla Camera Fedriga per il Friuli, molto ben radicato in regione. Ora, anche questa scelta si ridiscuterebbe, con FI che vorrebbe la Regione per sè.
Restano insomma tanti nodi da sciogliere, ed è certo che finiranno per riversarsi sul tavolo del programma e soprattutto su quello delle candidature: entrambi dovevano riunirsi oggi, saranno convocati invece domani, quando la situazione dovrebbe essere più chiara.
E per FI a trattare andranno lo stesso Ghedini, Sestino Giacomoni e non più la Gelmini come era stato indicato domenica ma Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo ma sempre attivissimo nella politica nazionale, anche per tutelare di più le posizioni dei parlamentari del Centro e del Sud.
(da agenzie)
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Gennaio 9th, 2018 Riccardo Fucile
“M5S INESPERTI E INCOMPETENTI”… “SALVINI SULL’EURO HA CAMBIATO IDEA”… “LA FORNERO NON VA ABOLITA MA RIFORMATA”
Presentandosi nelle vesti di statista, Silvio Berlusconi, ospite di Circo Massimo su Radio Capital, si dice “intimamente convinto di poter di nuovo vincere le elezioni. Tutti i sondaggi sono dalla mia parte. La quota del 40% che dovrebbe garantire la maggioranza in Parlamento è già assicurata. Ma io punto più in alto, almeno al 45% globale della coalizione”.
Incalzato dalle domande di Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto, il leader di Forza Italia non si sbilancia sui nomi e aggiunge: “Chi prende più voti nella coalizione esprime il leader del governo. E sarà Forza Italia a trainare il centrodestra. Non faccio nomi ma ho in mente un super candidato”.
Rifiuta anche la possibilità di una corsa per Palazzo Chigi di Roberto Maroni, governatore uscente della Lombardia che ha deciso di ritirarsi: “Lo escludo nella maniera più assoluta: se ha questi motivi personali, queste ragioni familiari che lo hanno spinto a scegliere di non candidarsi nella sua regione è assolutamente impensabile che si possano ipotizzare per lui dei ruoli politici e tantomeno nel governo futuro”.
In seguito anche l’alleato Matteo Salvini commenta il passo indietro di Maroni: “Se lasci il tuo incarico in Regione Lombardia, che vale molto di più di tanti ministeri, evidentemente in politica non puoi più fare altro”, afferma ai microfoni di Radio 24.
Berlusconi replica poi a Matteo Renzi, che ieri ha definito un ritorno del leader di Forza Italia al governo “una minaccia per l’economia”: “È una stupidaggine colossale. Questa affermazione non merita nemmeno una risposta”.
Nega di aver mai definito “suo erede” il segretario del Pd e va all’attacco del M5S (video): “I cinquestelle oggi sono un pericolo più grave dei comunisti nel ’94. Non hanno alcuna esperienza, alcuna competenza. La gran parte di loro non sa che cosa significa lavorare, tantomeno governare. Non hanno mai amministrato neppure un condominio, e i risultati si vedono, quando – come avviene a Roma – hanno delle responsabilità di gestione. Il collasso vero e proprio della nostra Capitale è l’emblema di quello che succederebbe se governassero in Italia”.
LE ELEZIONI IN LAZIO E LOMBARDI
Berlusconi afferma che “per la Lombardia stiamo valutando la proposta della Lega dell’avvocato Attilio Fontana al posto di Maroni”. L’alternativa potrebbe essere Mariastella Gelmini: “Stiamo attendendo i sondaggi sul confronto tra Gori/Fontana o Gelmini/Gori”. E chiarisce: “Non c’è nessuna resa di Forza Italia alla Lega, nelle coalizioni non si combatte si dialoga”. Quanto al Lazio, conferma che Maurizio Gasparri possa essere “un ottimo candidato, ma siamo ancora distanti da una decisione definitiva”.
TASSE E PENSION
Sulla legge Fornero, che Salvini vorrebbe eliminare, Berlusconi afferma: “Interverremo là dove ci sembra giusto intervenire per superare gli aspetti più ingiusti, dopo una attenta analisi con gli alleati”. E rilancia la proposta della flat tax: “È una tassa semplice per la sua aliquota giusta, che non rende più conveniente eludere le tasse”.
CANONE RAI
“Renzi fa una proposta incomprensibile – commenta ancora l’ex premier – abolire il canone Rai e trasferirne il costo sulla fiscalità generale. Cioè continuerebbero a pagarlo gli italiani”. E aggiunge: “La verità è che non abbiamo una vera televisione pubblica, la Rai prende canone e pubblicità e fa una tv commerciale”.
EURO
Sul tema della moneta unica, Berlusconi rassicura che il suo alleato Salvini “già da tempo ha cambiato posizione e non ha più l’idea di uscire dall’euro, anche perchè sarebbe insostenibile per la nostra economia”.
DRAGHI ALL’ECONOMIA? MAGARI…
Su una possibile candidatura di Mario Draghi a ministro dell’Economia, il leader di Forza Italia aggiunge: “Magari, magari, a chi non piacerebbe averlo alla guida dell’Economia, ma io non l’ho candidato e non voglio che su questa cosa vengano fatte delle strumentalizzazioni. Ho fatto il nome di Draghi per indicare il profilo di un futuro, possibile, ministro del governo di centrodestra. Non mi risulta purtroppo che il presidente della Bce sia interessato ad avere un ruolo di governo”.
IL NOME NEL SIMBOLO
Quanto al logo elettorale di Forza Italia per le politiche che presenta la scritta “Berlusconi presidente”, l’ex premier si difende: “Io sono il presidente di Forza Italia. Non l’ho voluto io il nome nel simbolo, ho accettato la decisione dei dirigenti del partito. Diciamo che questo simbolo ha il valore di un auspicio, di una speranza. Inoltre il nome indica che Berlusconi è il leader carismatico e incontrastato di Fi”.
NO ALLE LARGHE INTESE
Berlusconi esclude infine la possibiltà di un governo con il Pd: “Non c’è mai stata e non ci sarà neanche in futuro”. Tuttavia tiene in considerazione l’ipotesi che vada avanti Gentiloni: “Fino a quando non ci sarà una maggioranza in grado di esprimere un nuovo governo andrà avanti l’esecutivo attuale. Ma il problema non si porrà , perchè il centrodestra vincerà alle prossime elezioni”.
SUL MILAN: “MI VIENE IL MAL DI STOMACO”
In conclusione Berlusconi ribadisce le critiche alle scelte tattiche adottate da chi guida la sua ex squadra: “Quando vedo il Milan giocare così, con un modulo assolutamente inconsulto e sbagliato, soffro di un reale mal di stomaco”. E alla domanda se si sia pentito di aver venduto il Milan, risponde: “Non era più possibile nel calcio petrodollaristico che si è avviato, per una famiglia sostenere le spese necessarie per avere una squadra in alto nell’Olimpo del calcio europeo e mondiale. Quindi la mia è stata una scelta doverosa e inevitabile”.
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 9th, 2018 Riccardo Fucile
TANTO SA CHE NON POTRA’ MANTENERE QUASI NULLA
Silvio Berlusconi è convinto di vincere le elezioni e punta al 45%.
E l’obiettivo non è per nulla lontano perchè le promesse elettorali del leader di Forza Italia sembrano davvero allettanti per un elettorato ormai abituato ad abboccare alle peggiori balle dei politici come sta accadendo da un anno e mezzo a Roma.
Il nonno che avanza (nei sondaggi) è così in pole position per vincere il 4 marzo, forte del fatto che nessuno si accorgerà che le sue promesse sono campate in aria fino a quando non sarà troppo tardi.
È andata così nel 2008 e la storia si è ripetuta nel 2013, dove una clamorosa rimonta provocata dalla sua discesa in campo ha permesso a Forza Italia di raggiungere un risultato dignitoso pur perdendo, a vantaggio del M5S, milioni e milioni di voti.
Nel 2018 prova a riprenderseli con il reddito di dignità , che secondo Massimo Baldini e Francesco Daveri de lavoce.info costerebbe circa 29 miliardi.
Ma il cavallo di battaglia di Berlusconi da almeno vent’anni si chiama flat tax, cioè l’aliquota unica del 23 per cento al posto delle cinque attuali.
A ogni giro di campagna elettorale viene proposta dalla destra, che poi “dimentica” di attuarla se vince le elezioni e la ripropone al giro successivo.
Ma la fantapolitica vera è l’abolizione della legge Fornero, che Salvini crede di aver proposto e Berlusconi ha fatto finta di aver accettato: in questo caso, spiega oggi Roberto Petrini su Repubblica, il costo sarebbe esorbitante perchè i risparmi previsti dalla legge raggiungono gli 80 miliardi nei prossimi quattro anni.
Oltre al peso oggettivo per le finanze pubbliche c’è l’apprensione dei mercati, delle agenzie di rating e dello stesso Fmi, che giudicano la riforma essenziale per la solvibilità dell’Italia.
Dal vertice di Arcore emergono segnali per un intervento più moderato, con una correzione da 12 miliardi. Misura difficile anche in questa versione.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 7th, 2018 Riccardo Fucile
MA IL LEADER E’ TECNICAMENTE INCANDIDABILE
“Oggi vi auguro BuonaDomenica mostrandovi in anteprima il nostro simbolo per le elezioni
del 4 marzo. Anche con questa nuova legge elettorale votare è molto facile: basta barrare il logo di Forza Italia!”.
Lo scrive su twitter il leader di Forza Italia che a poche ore dall’atteso vertice ad Arcore con Salvini e Meloni pubblica il nuovo logo di Forza Italia dove dentro un cerchio blu e sotto la scritta “Forza Italia”, campeggia “Berlusconi presidente”.
L’ex Cavaliere è tecnicamente interdetto fino al 2019, e dunque non può candidarsi al Parlamento nè ricoprire incarichi di governo.
Ma per il giurista Gaetano Azzariti, intervistato qualche tempo fa da Repubblica, il logo dovrebbe comunque passare il vaglio della commissione elettorale del Viminale:
Scusi, esiste la legge Severino, per la quale Berlusconi è decaduto da senatore e resterà ineleggibile fino al 2019. Secondo lei questa legge può vietare allo stesso Berlusconi di far scrivere il suo nome sul simbolo?
«La legge del ’57 non poteva certo prevedere un’informazione destinata a confondere l’elettore, nè mi pare che la legge Severino abbia contemplato un’ipotesi di questo genere. Quindi è molto probabile che il simbolo si Berlusconi non subirà ostacoli».
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 6th, 2018 Riccardo Fucile
E SPIEGA: “MEGLIO DI SALVINI E DI MAIO”
“Berlusconi unfit to lead Italy”.
Nel 2001 Bill Emmott con la copertina del suo Economist, allora da lui diretto, fece infuriare Berlusconi.
Oggi il giornalista torna sul Cavaliere in un editoriale sul sito Project Syndicate ma con un’idea diversa: “Berlusconi potrebbe finire per essere il salvatore politico dell’Italia? Non escludetelo”.
Bill Emmott ne è convinto: “Per quanto sia scioccante”, una sua vittoria andrebbe considerata un risultato stabile rispetto “all’alternativa di un governo di minoranza guidato dal M5s”.
Oggi in un’intervista al Corriere della Sera chiarisce la sua posizione.
Cosa è cambiato?
“Nulla, e io non ho mutato opinione. Berlusconi resta inadeguato a guidare l’Italia. Ma potrebbe essere determinante per formare una coalizione centrista in grado di impedire a M5s o Lega di essere forza trainante nella formazione del nuovo governo. Sarà lui a presentarsi come salvatore politico, non dico sia una cosa buona. Ma Berlusconi non può diventare premier, sarà un manovratore dietro le quinte, è in quel ruolo che dobbiamo valutarlo e in quel ruolo non credo possa essere così negativo. Le sue posizioni sono più moderate di quelle di Salvini e Di Maio”.
Emmott analizza come Berlusconi con FI sia stato abile nel rivolgersi per esempio ai pensionati.
Spiega sempre nell’intervista al Corriere
«Un attimo. Forza Italia è attorno al 16%, Renzi al 22. Quindi Renzi è più popolare di Berlusconi, ma Berlusconi ha più possibilità di formare una coalizione perchè non ha irritato tanta gente quanto il leader dem. Può costruire una alleanza sia a destra con Lega e Fratelli d’Italia, sia al centro. È più abile per il sistema italiano. Renzi non ha amici nè alleati».
Vede ancora un futuro importante per lui?
«È talmente giovane che non potrei mai dire che non ha un futuro, ma ho il sospetto che un suo ritorno in grande stile sia improbabile. Resterà una figura influente, ma credo abbia perso la capacità di far sì che le persone collaborino con lui o lo seguano, cosa di cui ogni leader ha bisogno. Rispetto a Berlusconi quello che gli manca — oltre al vantaggio di avere dei canali televisivi! — è l’abilità di fare compromessi e formare alleanze».
E sui 5Stelle chiude: “È rimarchevole che siano sopravvissuti così bene e siano rimasti popolari. Mi pare che le loro proposte politiche siano maturate. Restano però privi di esperienza e mancano di credibilità ”
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 4th, 2018 Riccardo Fucile
BRUNETTA PARLA DI 15-20%, IL GIORNALE DEL 25%… PER L’ECONOMISTA DAVERI UNA ALIQUOTA AL 20% CAUSERA’ UN BUCO FISCALE DI 95,4 MILIARDI… E SILVIO CITA IL BELIZE, IL KAZAKHISTAN E UN ATOLLO POLINESIANO
Si potrebbe derubricarla alla voce guerra di cifre da campagna elettorale.
Se non fosse che a non riuscire a mettersi d’accordo sono gli esponenti di un unico partito, Forza Italia.
E se non fosse che tra una proposta e l’altra ballano non qualche milione di euro, ma decine di miliardi.
Oggetto del contendere è una delle principali promesse elettorali del partito di Silvio Berlusconi: la flat tax.
Un’aliquota unica per persone fisiche e imprese al posto di Irpef e Ires (stando ad alcune proposte sostituirebbe anche l’Iva). La proposta è al centro del dibattito in vista del voto, ma a che livello sarà fissata la tassa “tutto compreso” prospettata agli italiani non è dato sapere.
Per il fondatore di FI, a seconda dei giorni, sarà “poco superiore al 20%” o “del 20-22-25%“.
Il capogruppo alla Camera Renato Brunetta ostenta sicurezza: “L’obiettivo è di arrivare ad una aliquota unica, nell’arco della legislatura, tra il 15 e il 20%“.
Nel frattempo il Giornale della famiglia Berlusconi contesta il conto fatto il 2 gennaio dal Sole 24 Ore sulla perdita di gettito che deriverebbe dalla svolta fiscale: “La flat tax berlusconiana ha una aliquota base del 25% e non del 20″, assicura. Per ora gli elettori devono accontentarsi delle storie di successo raccolte da FI in giro per il mondo: la flat tax al 25% funziona benissimo, per dire, in Belize e nel paradiso fiscale di Trinidad e Tobago. Mentre i contribuenti dell’arcipelago polinesiano di Tuvalu devono accontentarsi del 30 per cento.
L’idea è del 1994. Ma i calcoli sono ancora da fare
Sul valore dell’aliquota che dovrebbe sostituire i cinque scaglioni Irpef si stanno ancora “facendo i calcoli”, ha ammesso l’ex Cavaliere il 29 dicembre in un’intervista al Corriere. E dire che per farli c’è stato parecchio tempo, considerato che la prima volta che Berlusconi ha tirato fuori dal cilindro il coniglio flat tax correva l’anno 1994.
Quando fu inserita nel programma elettorale di Forza Italia da Antonio Martino, allora eminenza grigia del berlusconismo sui temi economici in quanto “allievo” del premio Nobel Milton Friedman.
“Ma è sempre stata ostacolata”, attaccava nel dicembre 2014 la deputata Fi Mariastella Gelmini, ex coordinatrice del partito in Lombardia, annunciando il rilancio di quella che avrebbe rappresentato una “vera e propria rampa di lancio per la ripresa della nostra economia”.
Negli ultimi tre anni, però, l’idea è stata archiviata. Nel frattempo la Lega ne ha fatto uno dei propri cavalli di battaglia, nella versione super light al 15% sostenuta da Armando Siri, ex giornalista dei tg Mediaset diventato guru economico di Matteo Salvini.
E nel 2017 l’idea è riemersa come un fiume carsico: perfetto antidoto, nello storytelling berlusconiano, allo Stato vampiro che “quando ci fa pagare il 50% ci sembra un furto” (da un’intervista a Mattino 5, 21 dicembre).
“Si finanzia da sola”. “No, buco da 95 miliardi”
Mancano solo i numeri. Non un dettaglio: va da sè che tra un’aliquota del 20 e una del 25% da applicare su tutti i redditi personali e gli utili aziendali ballano miliardi.
Ma poco importa. “Vi sarà un sensibile vantaggio per i contribuenti. La flat tax si finanzia da sola e fa bene ai conti pubblici“, ha garantito Berlusconi a fine anno.
Su entrambi i punti, i calcoli fatti da economisti indipendenti lo smentiscono.
Anche se una valutazione precisa è decisamente complicata, visto che l’aliquota è un mistero.
Francesco Daveri, economista che insegna alla Cattolica e alla Sda Bocconi, già nel 2014 insieme a Luca Danielli aveva però calcolato su lavoce.info il potenziale impatto della flat tax sulle entrate erariali.
Ipotizzando un’aliquota al 20%, l’esenzione da imposte di tutti i redditi sotto i 13mila euro contro gli 8mila della no tax area attuale e l’azzeramento di detrazioni e altre deduzioni, il risultato era che l’imposta unica avrebbe prodotto 76,6 miliardi di gettito a valere sui redditi delle persone fisiche e 31 miliardi sugli utili societari.
Totale, 107,6 miliardi. Contro i 203 miliardi di introiti fiscali lordi registrati nel 2012. Risultato: “Verrebbero a mancare 95,4 miliardi di entrate”.
Il Sole 24 Ore, senza citare la fonte, il 2 gennaio 2018 ha invece quantificato l’ammanco in 30 miliardi.
“Libertà di spendere senza l’inquinamento di questioni fiscali”
Sul Giornale del 3 gennaio Francesco Forte — negli anni 80 responsabile economico del Partito socialista, poi ministro dei governi Fanfani e Craxi e oggi professore emerito a La Sapienza e docente a contratto all’Università Mediterranea di Reggio Calabria — smentisce, sostenendo che l’aliquota sarà non del 20 bensì del 25% e che in ogni caso “si otterrà l’aumento degli imponibili causato dalla moderazione delle aliquote”, il cosiddetto effetto Laffer, dal nome dell’economista che convinse l’allora candidato repubblicano alle elezioni presidenziali del 1980, Ronald Reagan, a ridurre le imposte dirette.
Si eliminerebbe infatti il presunto “disincentivo a lavorare di più” legato a aliquote Irpef troppo alte sui redditi elevati.
Secondo FI, inoltre, l’aliquota unica di per sè sarebbe sufficiente per ridurre elusione ed evasione.
“Coperture incerte”, commenterebbero i tecnici parlamentari. L’impressione è che gran parte del minor gettito finirebbe per essere finanziato in deficit.
La proposta curata dal Gruppo parlamentare di Forza Italia alla Camera cita tra gli altri vantaggi la “riduzione delle distorsioni dovute a fenomeni di arbitraggio fiscale, riassegnando al contribuente la piena libertà di scelta sul come spendere i propri soldi, senza che questa sia inquinata da questioni fiscali“.
I “casi di successo”: dal Kazakhistan al Sud Sudan passando per i paradisi fiscali
Segue, presumibilmente a dimostrazione della bontà della proposta, un elenco di “Paesi che hanno adottato la flat tax nel mondo”.
La lista consta di 38 Stati. Otto sono membri dell’Unione europea, quelli di più recente adesione: dalla Bulgaria all’Ungheria, passando per Romania e Slovacchia.
Gli altri? Oltre alla Russia, ci sono paradisi fiscali come l’Isola di Jersey, quella di Guernsey, le Seychelles e Trinidad e Tobago, regimi autoritari come il Kazakistan, repubbliche ex sovietiche come Turkmenistan e Kirghizistan, gli Stati non riconosciuti della Transnistria e del Nagorno Karabakh, il Sud Sudan reduce da un devastante conflitto etnico. Non mancano l’Iraq e l’Abkhazia.
Ciliegina sulla torta la nazione polinesiana di Tuvalu, 10mila abitanti disseminati su nove isolette per 26 chilometri quadrati complessivi.
Lì però la flat tax è al 30%, come a Grenada: troppo per i gusti dell’uomo di Arcore.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 28th, 2017 Riccardo Fucile
UN SITO MAROCCHINO HA RILANCIATO UN MEME SU SILVIO CONDANNATO A PULIRE LE STRADE DI ROMA SPACCIANDOLA PER UNA NOTIZIA VERA
L’Italia è diventata un esempio di giustizia grazie alla punizione esemplare inflitta a Silvio Berlusconi.
Almeno così sostiene la pagina Facebook Morocco News che a quanto pare è molto popolare in Marocco con i suoi 5 milioni di like ed è collegata al sito di informazione almaghribtoday.net.
Cosa succederebbe se anche in Marocco la legge fosse severa quanto in Italia nel punire i corrotti?
Ad un italiano verrebbe da ridere, ma a chi scambia per vero un meme su Berlusconi condannato ai servizi sociali il nostro Paese sembra il Paradiso.
Succede che gli autori della pagina abbiano preso un vecchio meme relativo alla condanna di Berlusconi ai servizi sociali e lo abbiano usato come esempio su come trattare i politici corrotti.
Quante volte i gentisti nostrani con rammarico ci hanno ricordato come viene amministrata la giustizia altrove?
Che siano gli spacciatori uccisi per strada dagli squadroni della morte di Duerte nelle Filippine o qualche notizia inventata di sana pianta (ad esempio qualche giorno fa Ghisberto ci deliziava con una vignetta sulla severità e durezza del sistema carcerario spagnolo) c’è sempre nell’Internet un esempio di come “si dovrebbero fare le cose”.
La conclusione è sempre la stessa: se lo fanno in quel lontano paese perchè non possiamo farlo anche qui da noi?
Ecco quindi che in Marocco viene raccontata la storiella dell’ex Primo Ministro Berlusconi condannato a pulire per un anno le strade di Roma dopo essere stato giudicato colpevole di corruzione e frode fiscale.
“Ve lo immaginate cosa succederebbe nei Paesi Arabi se tutti i corrotti venissero processati” e costretti ad armarsi di ramazza per essere messi finalmente al servizio dei cittadini? In molti hanno notato che si tratta di un fotomontaggio ma c’è anche chi vuole crederci e coltivare il sogno che un mondo migliore sia possibile.
In fondo se lo fanno in Italia perchè non dovrebbero riuscirci in Marocco. I corruttori che hanno infangato il nome delle istituzione condannati a pulire, una legge del contrappasso che Dante Alighieri scansate.
Del resto è vero che Berlusconi ha anche fatto lo spazzino.
È successo a Napoli nel 2008 durante la famosa crisi dei rifiuti che ha vide molte città della Campania sommerse dall’immondizia. In quell’occasione Berlusconoi ne approfittò per spiegare come raccogliere la spazzatura: «Non bisogna gettare i rifiuti per strada e soprattutto bisogna metterli in contenitori per la differenziata».
Diverso è il caso del fotomontaggio in questione. Tutti gli italiani sanno che Berlusconi fu condannato a lavorare alla casa di riposo Sacra famiglia di Cesano Boscone.
Ma come spesso accade da noi a volte un meme che viene dall’estero viene scambiato per vero perchè in fondo l’erba del vicino è sempre la più verde.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 28th, 2017 Riccardo Fucile
TUTTE LE RAGIONI CHE INDUCONO A RISPONDERE NO
La coalizione di centro-destra arriverà prima alle elezioni del 4 marzo ma difficilmente otterrà la maggioranza del Parlamento, poichè l’impianto in larga misura proporzionale della nuova legge elettorale ci consegnerà una sostanziale “tripartizione” dei seggi (in coerenza con la divisione in tre grandi blocchi del voto popolare).
La crisi del Pd (non tanto di consensi, che sono più o meno sul livello del 2013, quanto di capacità di aggregazione nei collegi uninominali) può però portare a un risultato sì improbabile ma non impossibile, cioè la vittoria dell’alleanza Berlusconi-Salvini-Meloni e altri anche in termini assoluti, con maggioranza nei due rami del Parlamento.
Ecco perchè ha senso porsi una semplice domanda: è questa alleanza elettorale in grado di governare con sufficiente spirito di condivisione degli obiettivi e forza della compagine ministeriale?
La risposta è molto più vicina al no che al sì, pur volendo applicare la ragione del dubbio e senza voler sventolare certezze assolute, per almeno tre “poderosi” motivi.
Il primo riguarda la figura del leader carismatico, cioè Silvio Berlusconi, corpo e anima di tutto ciò che non è sinistra nella politica italiana da ormai 24 anni (1994-2018).
Egli è leader geniale e imprevedibile, capace di risorgere più volte dalle sue ceneri, siano esse giudiziarie o politiche, sentimentali o sanitarie. Berlusconi però è un leader “assoluto”, che dice a parole di voler fare l’allenatore fuori campo, salvo poi giocare in porta, a centrocampo e in attacco contemporaneamente (come ha fatto tutta la vita).
La riprova è che quando ha ispirato “da fuori” ha retto ben poco: così sulla Bicamerale per le Riforme di fine anni ’90 (presieduta da Massimo D’Alema), così sul sostegno al governo Monti (ritirato dopo 12 mesi esatti), così sul “Patto del Nazareno”, siglato in pompa magna con visita ufficiale a Renzi nella sede del Pd e prontamente naufragato sul nome del Capo dello Stato da eleggere.
Esiste dunque qualcuno in grado di fare il primo ministro a lungo con i voti di Berlusconi che abbia un cognome diverso dal suo? Molto, molto improbabile.
C’è poi un secondo tema, che riguarda i contenuti programmatici. Europa, fisco, immigrazione.
Assai difficile mettere insieme le intenzioni di Salvini e Meloni con l’arroganza burocratica di Bruxelles, soprattutto per una coalizione di cui il Cavaliere è primo azionista ma di maggioranza relativa, condizione assolutamente nuova per lui (nel 2008 il PdL prese il 37 % e la Lega l’8 %, tanto per essere chiari).
Il centro-destra italiano quindi potrebbe trovarsi a governare in una situazione del tutto inedita, cioè quella di un condominio dove nessuno ha i “millesimi” per imporsi sugli altri, con le conseguenze che ben conosciamo tutti per esperienza vissuta in quelle devastanti serate del lunedì (tipica convocazione degli amministratori di condominio, anche perchè non si giocano partite di calcio).
Una drastica riduzione delle tasse troverà opposizione furibonda in Europa, una stretta sui migranti sarà dolorosa. Quindi i margini di manovra saranno decisamente più stretti di quanto sembrerà in campagna elettorale, con conseguenti litigi e frustrazioni nella coalizione.
Infine, c’è un tema di persone. Occorre trovare un primo ministro che vada bene a Berlusconi e Salvini, ma che non sia nessuno di loro due (una risposta di buon senso sarebbe Roberto Maroni, ma qualcuno dovrà spiegarlo a Salvini).
E poi c’è una compagine ministeriale tutta da inventare, anche perchè quel che resta della dirigenza di Forza Italia è lì da 10-15 anni, con molte defezioni (Urbani, Scajola, Verdini, Alfano) e ben pochi inserimenti robusti.
Facciamo un esempio, il più delicato di tutti.
Chi va a via XX Settembre al ministero dell’Economia? Giulio Tremonti è stata la risposta di sempre, così nel ’94 (alle Finanze), così nel 2001 e nel 2008. E adesso?
Chi tra i papabili, Brunetta in testa, può reggere lo scontro con Bruxelles (e con Draghi a Francoforte) su un programma di tagli importanti alle tasse (nel Paese dell’area Euro con il più grande debito pubblico)?
E ancora: guardiamo al Viminale. Vorrà il leader della Lega prendere le redini di un dicastero che impone una drastica riduzione del proprio ruolo politico?
Potremmo continuare, ma già così si fa strada un pensiero. Non è proprio detto che convenga al Cavaliere vincerle del tutto queste elezioni.
(da “Huffingtonpost“)
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Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
“SOLO PROPAGANDA ELETTORALE” … AVREBBERO UN COSTO DI CENTO MILIARDI L’ANNO
“Come si fa a dire che i sogni non sono belli? Tutti vorremmo realizzarli ma l’agenda di Berlusconi prevede maggiori spese e minori entrare”.
Secondo l’economista Francesco Daveri, professore di macroeconomica all’Università Bocconi di Milano, qualcosa non quadra nelle proposte lanciate dal leader di Forza Italia che vorrebbe inserire in Italia un ‘Reddito di dignità ‘.
Una misura drastica per far fronte all’emergenza della povertà garantendo a tutti almeno mille euro al mese, pensionati compresi.
Inoltre l’ex premier propone uno sgravio fiscale totale per quelle aziende che assumono giovani con contratto di apprendistato o di primo impiego per tre anni. E infine agevolazioni fiscali anche per chi si prende cura di un animale domestico.
“Tutte queste — spiega il professore Daveri – sono misure che presumibilmente aumenteranno il deficit pubblico ma di quanto è difficile a dirsi. Sembra di essere davanti a un altro giro di promesse elettorali per le cui coperture ci si preoccuperà solo una volta vinte le elezioni dando poi la colpa agli altri componenti della coalizione quando non si realizzeranno”.
Tuttavia, spiega ancora l’esperto, sulla carta” si tratta di buonsenso, che vanno nella direzione della coesione sociale. Chi può essere contrario al reddito di dignità ?
Ma Berlusconi non ha indicato i mezzi per realizzarlo. La spesa pubblica ha dei costi, l’alternativa sarebbe andare in Europa a rinegoziare i trattati e chiedere di aumentare il deficit, ma non la ritengo la giusta via”.
Sta di fatto che Berlusconi con questa idea del Reddito di dignità , che si ispira all’imposta negativa sul reddito lanciata dal premier Nobel americano Milton Friedman, prova a scavalcare il Movimento 5 Stelle con il loro “reddito di cittadinanza”.
Tanto che i grillini replicano parlando di “fotocopiatrice impazzita” e Luigi Di Maio aggiunge: “Ci ha copiato”. “Berlusconi abusa della parola ‘Reddito di dignità ‘ che era il nome la campagna promossa da Libera-Gruppo Abele alla quale il Movimento 5 Stelle ha aderito — ricordano Pesco, Moronese e Catalfo – mentre non c’è mai stata nessuna adesione da parte di Forza Italia. Se il condannato per frode fiscale Berlusconi vuole fare una cosa dignitosa la smetta di prendere in giro gli italiani”.
Dai possibili alleati, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, per adesso tutto tace, mentre il Pd rivendica il “reddito di inclusione dei governi Renzi e Gentiloni, prima misura universale di contrasto alla povertà “.
Il responsabile Welfare Giovanni Lattanzi in una nota ricorda che sono stati “messi oltre 2 miliardi per il 2018. La nostra misura – osserva – supera il mero assistenzialismo, mettendo al centro la persona”.
Nel dettaglio va invece Stefano Fassina esponente di Liberi e Uguali, che facendo un rapido calcolo tira le somme: “Reddito di dignità per portare tutti a 1000 euro al mese, senza specificare se è richiesto lavorare o se ne possa comodamente fare a meno; pensioni innalzate fine a 1000 euro al mese, estese anche alle casalinghe; decontribuzione totale per giovani neo-assunti, in continuita’ con l’inutile intervento da 20 miliardi del Governo Renzi nel 2015; una pioggia di agevolazioni fiscali, come nelle ultime Leggi di Bilancio renziane e gentiloniane. Poi, ovviamente, la cancellazione della Legge Fornero e la Flat tax. Insomma, più spesa e meno tasse per tutti, nell’ordine del centinaio di miliardi all’anno”.
Viene stimato dunque un centinaio di miliardi di euro all’anno, ammesso che un calcolo sia possibile farlo.
(da “Huffingtonpost”)
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