Destra di Popolo.net

BERLUSCONI ORA PROPONE PURE IL REDDITO DI CITTADINANZA DEI GRILLINI

Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile

IL MECCANISMO DEL “REDDITO DI DIGNITA” E’ IDENTICO A QUELLO DEL M5S

Per contrastare “subito” l’”emergenza della povertà ” Silvio Berlusconi propone una “misura drastica sul modello della proposta di Milton Friedman“.
“Lui la chiamava ‘imposta negativa sul reddito’, io lo chiamo “Reddito di dignità ”. Secondo Silvio “chi si trova sotto una certa soglia di reddito, potrebbe essere di 1000 euro al mese da aumentare di un tot per ciascun figlio a carico, non solo bisognerebbe non pagasse le taste, ma lo Stato dovrà  versare a lui la somma necessaria per arrivare ai livelli di dignità  garantita da Istat. Una somma che può variare, a seconda della zona del Paese in cui la persona vive”.
Non vi ricorda niente tutto ciò?
Se per caso vi sembra di averne già  sentito parlare, siete nel giusto.
Il meccanismo descritto da Silvio Berlusconi è infatti identico a quello proposto dal MoVimento 5 Stelle per quello che i grillini chiamano reddito di cittadinanza ma che in realtà  è un reddito minimo garantito, visto che nella loro proposta di legge si definisce il reddito di cittadinanza come « l’insieme delle misure volte al sostegno al reddito per tutti i soggetti residenti sul territorio nazionale che hanno un reddito inferiore alla soglia di povertà  come definita alla lettera d) al fine di garantire la pari dignità  sociale e la partecipazione al progresso della nazione».
La soglia di povertà  relativa, invece, dice sempre la legge, «è il valore convenzionale calcolato dall’ISTAT che individua il valore di spesa per consumi al di sotto del quale una famiglia anche composta da un singolo soggetto, viene definita povera in termini relativi ossia in rapporto al livello economico medio di vita dell’ambiente o della nazione».

(da agenzie)

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“NESSUNO SOTTO MILLE EURO AL MESE”: ARRIVA BABBO NATALE BERLUSCONI

Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile

TORNANO LE BALLE DEL CENTRODESTRA: PENSIONI MINIME A 1000 EURO, REDDITO DI DIGNITA’ AI MENO ABBIENTI, ASSEGNI ALLE CASALINGHE, AGEVOLAZIONI A CHI ADOTTA ANIMALI, SGRAVIO TOTALE A CHI ASSUME GIOVANI, TAGLIO DELLE TASSE… PECCATO CHE NON DICA DOVE PRENDEREBBE LE CENTINAIA DI MILIARDI NECESSARI

A 81 anni il suo mantra persiste, “meno tasse per tutti”, con l’aggiunta di un “diritto alla dignità “.
Per contrastare “subito” l'”emergenza della povertà ” Silvio Berlusconi propone una “misura drastica sul modello della proposta di Milton Friedman”.
“Lui la chiamava ‘imposta negativa sul reddito’, io lo chiamo “Reddito di dignità ” dice Berlusconi in diretta su Radio 101
“Chi si trova sotto una certa soglia di reddito, potrebbe essere di 1000 euro al mese da aumentare di un tot per ciascun figlio a carico, non solo bisognerebbe non pagasse le taste, ma lo Stato dovrà  versare a lui la somma necessaria per arrivare ai livelli di dignità  garantita da Istat. Una somma che può variare, a seconda della zona del Paese in cui la persona vive”.
Poi propone un “totale sgravio fiscale per le aziende che assumono i giovani “con contratto di apprendistato o di primo impiego per tre anni”.
“Deve essere per le aziende molto conveniente assumere un giovane”, sostiene il leader di Fi.
Berlusconi torna, quindi, a riproporre l’aumento a “mille euro al mese per le pensioni minime” e ribadisce la necessità  di dare una “attenzione alle nostre mamme, che hanno diritto di trascorrere una vecchiaia serena, quelle nostre mamme che lavorano per tutti noi di giorno e notte e non vengono per questo mai pagate e che hanno diritto a una terza età  serena”.
“Nel nostro programma abbiamo inserito il Codice per la difesa dei diritti degli animali ed agevolazioni fiscali per chi si prende cura di un animale domestico, in modo da realizzare facilitazioni ad adottare tanti cani e gatti, creature che hanno diritti da difendere e prevedere in Costituzione” conclude Silvio sottolineando che “il grado di civiltà  di un Paese si misura anche da come vengono trattati gli animali”.

(da agenzie)

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BERLUSCONI E I TIMORI DEL VOTO: SE RENZI CROLLA SALTA IL PIANO B

Dicembre 25th, 2017 Riccardo Fucile

UN PD DEBOLE RAFFORZEREBBE I CINQUESTELLE

Non c’è contraddizione tra il Berlusconi determinato a vincere con i suoi alleati e il Berlusconi preoccupato di veder perdere un avversario: in politica è necessario avere un «piano B».
E senza Renzi il «piano B» del Cavaliere salterebbe.
Perciò il leader di Forza Italia, che mira a conquistare la maggioranza di governo, osserva il progressivo logoramento del segretario democrat e lo teme: «Speriamo che regga», ha confidato dopo aver scorso l’ennesimo sondaggio.
Un conto è sconfiggere il Pd nelle urne, altra cosa sarebbe assistere al suo tracollo: l’eccessivo indebolimento dei democratici – secondo Berlusconi – porterebbe infatti a un rafforzamento politico, prima ancora che numerico, dei grillini nel prossimo Parlamento.
Il trend
E qualora non gli riuscisse il colpo grosso, se cioè il «piano A» fallisse, sarebbe poi complicato attuare il «piano B»: un Movimento Cinquestelle intorno al 30%, e magari primo partito nazionale, potrebbe pregiudicare se non addirittura impedire la nascita di maggioranze alternative.
Ecco la cosa che preoccupa maggiormente Berlusconi. Con un dettaglio ulteriore. Il trend negativo dei democratici – suo dire – potrebbe incidere anche sull’esito delle elezioni nei collegi uninominali.
Il voto grillino non è intellegibile, e non è scontato che lo scontro fratricida a sinistra finisca per agevolare la vittoria del candidato di centrodestra.
Lo schema
Questo schema appartiene alle dinamiche del sistema bipolare, che il Cavaliere giustamente considera superato.
La sua analisi semmai propone un’altra analogia con il passato, più specificamente con le elezioni del ’94 . Allora il Pds e il Ppi, artefici del Mattarellum, si scontrarono alle elezioni con l’obiettivo di accordarsi dopo in Parlamento per il governo. L’operazione saltò perchè – come disse il capo della sinistra Occhetto – nelle urne si era «dissolto il centro». Crollato uno dei due pilastri dell’intesa, Berlusconi ebbe la strada spianata per Palazzo Chigi.
La preoccupazione
Ecco un ulteriore motivo di preoccupazione per il fondatore del centrodestra, che invita il suo gruppo dirigente a insistere su una campagna elettorale tutta concentrata su M5S: «Il nostro avversario non è il Pd, sono i grillini».
La rappresentazione plastica di questo schema politico si è registrata nella Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, dove – come rileva il capogruppo forzista Romani – «abbiamo tenuto un atteggiamento di grande responsabilità  istituzionale».
A parte qualche sortita fuori dal coro sul «conflitto d’interesse della Boschi», che non è affatto piaciuta a Berlusconi, nessun azzurro ha attaccato la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio.
Il profilo
Il Cavaliere ha chiesto al suo partito un profilo basso, anche perchè «non sarà  stata certo Banca Etruria la ragione delle difficoltà  del sistema bancario».
Una linea peraltro già  tenuta ai tempi della crisi di Mps, «a cui – disse allora il leader di Forza Italia – sono affezionato perchè fu il primo istituto a concedermi una linea di credito». L’approccio è chiaro, tuttavia Berlusconi ha ben presente che l’affaire banche può segnare le sorti elettorali di Renzi. E il suo «speriamo regga», fa seguito proprio ai report che gli segnalavano il netto calo di consensi del Pd.
La determinazione
Sia chiaro, l’ex premier è concentrato sul «piano A», e l’intervista al Tg1 nella quale si dice «certo che dopo il voto il governo sarà  nostro e sarà  Forza Italia a indicare il premier», è frutto di un sincero convincimento. L
o si può notare dalla determinazione con cui ha approcciato alla costruzione della coalizione. Sapendo che il suo risultato alle elezioni sarà  comunque il suo peggior risultato di sempre, il Cavaliere non si è soffermato sulle percentuali che riuscirà  a ottenere ma sulla base parlamentare che ogni lista riuscirà  a determinare. Con un obiettivo finale: realizzare un gioco di squadra che serva ad ingabbiare Salvini.
La quarta gamba
La «quarta gamba» appena nata ne è l’esempio: il simbolo ha il logo e i colori che richiamano al vecchio Pdl; il nome è in evidente contrapposizione a quello che il segretario della Lega scelse per tentare di «sfondare» elettoralmente al Sud.
«Noi con l’Italia» è l’antitesi mediatica e politica di «Noi con Salvini», contrappone l’unità  nel nome del Paese a quella stretta attorno a un leader, distingue i popolari dai populisti. Ma non basta.
Nell’operazione di accerchiamento al capo del Carroccio, Berlusconi vuole coinvolgere la Meloni «che è persona molto ragionevole» e con la quale «vorrò stringere un rapporto più stretto nelle prossime settimane».
Le voci
Il resto sono solo voci, come quella che accredita una pattuglia di maroniani, pronta a sganciarsi da Salvini se in Parlamento dovesse cercare di rompere con Berlusconi.
Insomma, una mini-coalizione dentro la coalizione, pronta a lavorare «nell’interesse del Paese». Ma ciò sarebbe possibile solo se – saltato il «piano A» – restasse in piedi il «piano B». Perciò Berlusconi spera che Renzi «regga».
Per evitare che l’incubo diventi realtà : «Tra un Pd alla deriva, i comunisti, i grillini, Salvini… chissà  dove andremmo a finire».

(da “il Corriere della Sera”)

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BERLUSCONI LEGGE LE RISPOSTE PREPARATE, IGNARO DELLA DIRETTA VIDEO: FANS DI RADIO 105 IN RIVOLTA

Dicembre 21st, 2017 Riccardo Fucile

IL CAVALIERE MASSACRA LA SUA STESSA RADIO.. AVEVA DETTO: “SCEGLIETE PURE VOI GLI ARGOMENTI”

Trenta minuti di intervista di cui più della metà  con la testa china per leggere le risposte a domande evidentemente concordate ben prima di entrare in studio.
Silvio Berlusconi ospite di Radio 105 ha provocato l’insurrezione degli ascoltatori che non hanno gradito la cortesia accordata dai conduttori del talk 105friends, Rosario Pellecchia e Tony Severo, nei confronti del loro datore di lavoro.
Mentre i neo dipendenti Mediaset ascoltavano in religioso silenzio il discorso elettorale del leader di Forza Italia, sulla pagina Facebook della radio è andata in scena la rivolta. (
Un’indignazione, quella degli ascoltatori di 105, paragonabile a quella di Mike Bongiorno quando scoprì la signora Livoli, concorrente di TeleMike, che leggeva le risposte alle domande del conduttore su un bigliettino nascosto nel reggiseno.
Alla povera donna però, diversamente dall’ex Cavaliere, toccò il pubblico ludibrio di Mike che la derise e rimbrottò fino a portarla allo svenimento, mentre Berlusconi per qualche minuto deve aver pensato di averla fatta franca grazie alla quasi comica complicità  dei due dj.
Il potente staff che accompagnava l’ex Cavaliere ha potuto controllare fino all’ultima virgola il discorso, ma non ha fatto i conti con la radiovisione, l’intervista era infatti ritrasmessa in video sui canali social e sul sito della radio.
Gli ascoltatori hanno potuto così vedere in diretta i retroscena della trasmissione.
La quasi totalità  dei commenti si è trasformata, almeno nella prima parte dell’intervista, in un unico atto d’accusa nei confronti della radio e dei conduttori, colpevoli a detta dei fan di 105 di essersi “venduti” concordando una scaletta che ha consentito a Berlusconi di evitare, in parte, scivoloni
Qualche giorno fa, sempre ospite in casa propria, davanti a una sbalordita Federica Panicucci, al pubblico di Mattino Cinque ha regalato una perla dietro l’altra: “Un euro vale mille euro, massimo. In Sicilia faremo costruire lo stretto. Malta è 87 volte più piccola della sinistra e ha 14 milioni di dipendenti” (Nel 2016 contava su 436 abitanti).
In radio l’esordio ironico di Berlusconi: “Gli argomenti, siete in casa vostra e avete il diritto di sceglierli voi”, si è trasformato in un ciclone contro la sua stessa emittente.
Oltre alla “cortesia” delle domande e risposte scritte, l’emittente ha accordato al vero padrone di casa un trattamento di favore in tutto e per tutto.
Uno stravolgimento del format della radio e della trasmissione con una sola interruzione pubblicitaria e la cancellazione di tutti i pezzi musicali generalmente programmati in quella fascia, anche in presenza di ospiti ben più importanti per il loro pubblico.
La pubblicità  è da sempre la fortuna del magnate di Arcore, così   l’unica interruzione del discorso fiume cadenzato dalle domande sul programma di Forza Italia, ha evidentemente spinto lo staff a cambiare strategia abbandonando nella seconda parte dell’intervista le risposte scritte.
Il tono dei commenti però non è migliorato e le prestazioni dell’intervistato sono rimaste sostanzialmente invariate, compresi gli scivoloni su vocali e inglesismi.
Non è bastata nemmeno la promessa di abbattere le tasse con la “flas tas” (flat tax), a risollevare il tenore dei commenti che fioccavano a ogni scivolone.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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“BERLUSCONI PAGA I BOSS DI COSA NOSTRA”: ECCO L’APPUNTO DI FALCONE RITROVATO NEL SUO UFFICIO

Dicembre 21st, 2017 Riccardo Fucile

E’ UN PROMEMORIA DURANTE GLI INTERROGATORI DEL PENTITO MANNOIA, RISALE AL 1989

«Cinà  in buoni rapporti con Berlusconi. Berlusconi dà  20 milioni ai Grado e anche a Vittorio Mangano».
La grafia è quella di Giovanni Falcone. Elegante, ordinata.
Su un foglio di block notes a quadretti ha messo in fila alcuni appunti durante l’audizione del pentito Francesco Marino Mannoia. E’ il 6 novembre 1989.
Il giudice ha sottolineato due volte il cognome Berlusconi, all’epoca già  al culmine della sua carriera; una volta, il nome di Vittorio Mangano, lo stalliere boss della villa di Arcore. Il cognome di un altro mafioso, Cinà , compare anche una seconda volta nella pagina, cerchiato.
Questi nomi non sono mai finiti nei verbali di Mannoia, che si è sempre rifiutato di fare dichiarazioni ufficiali su Silvio Berlusconi.
L’appunto è stato ritrovato alcuni giorni fa nell’ufficio-museo del giudice dal suo ex collaboratore Giovanni Paparcuri.
“Il dottore Falcone prendeva degli appunti prima di verbalizzare — ha spiegato l’ispettore Maurizio Ortolan, che in quei giorni dell’89 batteva a macchina le dichiarazioni del pentito Mannoia — quando poi dettava, tagliava con un tratto di penna gli argomenti affrontati. Questo foglio, l’avrà  dimenticato o lasciato in ufficio a futura memoria?”.
Le parole annotate da Falcone fra altri argomenti di mafia appaiono oggi come una conferma postuma della condanna di Marcello Dell’Utri, il braccio destro di Berlusconi che sta scontando 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. «Cinà » citato dovrebbe essere Gaetano Cinà , il mafioso molto amico dell’ex senatore di Fi, che gli annunciava al telefono (conversazione intercettata nel 1986) l’arrivo di una grande cassata con il simbolo del biscione a casa Berlusconi. Gaetano Grado è uno dei boss palermitani che più frequentava Milano negli anni Settanta.
Secondo la sentenza Dell’Utri, Berlusconi avrebbe stipulato con la mafia un “patto di protezione”, nel 1974: prima, per evitare i sequestri che impazzavano su Milano, poi per «mettere a posto» i ripetitori Tv in Sicilia.
E proprio questo sembra confermare l’appunto ritrovato di Falcone quando si parla di soldi che Berlusconi avrebbe dato ai mafiosi.
In un secondo foglio, Falcone annotava il nome di Vito Guarrasi, anche questo mai citato nei verbali ufficiali di Mannoia. Un altro mistero.
Cosa sa il pentito Mannoia di Guarrasi, il potente avvocato di tanti affari siciliani che già  negli anni Settanta era finito all’attenzione della commissione parlamentare antimafia?
Guarrasi è morto il 31 luglio 1999, all’età  di 85 anni.
Di lui, scriveva Giuseppe D’Avanzo: «Se la memoria fosse una qualità  e non un vizio dovremmo chiederci se c’è ancora e dov’è oggi Vito Guarrasi. Se ci sono, e dove, i nodi che ancora stringono la politica, l’economia, la mafia. Perchè un fatto è certo, la mafia può fare a meno dei Corleonesi, dei Lima e dei Ciancimino, dei cugini Salvo, ma non può privarsi della spregiudicata e cinica sapienza dei Guarrasi».
Cosa aveva scoperto il giudice Falcone?

(da “La Repubblica”)

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LA QUARTA GAMBA, BERLUSCONI SI COPRE IL FIANCO CON “NOI PER L’ITALIA”

Dicembre 20th, 2017 Riccardo Fucile

QUAGLIARIELLO LASCIA, LA LORENZIN NICCHIA, RINASCE LA DC

La gestazione è stata un po’ lunga: sono servite scissioni (come quella in Ap), riunioni allargate e ristette, discussioni sul nome.
Ma alla fine, la fantomatica quarta gamba del centrodestra – di cui si parla sin da quando a luglio l’allora ministro Enrico Costa si dimise dal governo per tornare all’ovile di Arcore – ha visto la luce.
La denominazione scelta inizialmente era ‘Italia per le libertà ‘ ma poi qualcuno ha obiettato che suonava troppo simile a quel ‘Popolo delle libertà ‘ nato dal berlusconiano predellino, e alla fine la scelta è ricaduta su ‘Noi con l’Italia’.
Il simbolo della lista, scritta bianca su fondo blu con fascione tricolore, è stato presentato martedì all’hotel Minerva di Roma dai suoi ‘soci fondatori’: Raffaele Fitto, che assume anche il ruolo di presidente, Saverio Romano (vice) Maurizio Lupi (che ne sarà  il coordinatore), Flavio Tosi, Enrico Zanetti ed Enrico Costa.
Insomma, ad eccezione dell’esponente pugliese, tutti ex azzurri o montiani che in questi mesi hanno sostenuto i governi targati Pd.
In realtà , nel ruolo di ‘settimo cavaliere’ ci sarebbe dovuto essere Gaetano Quagliariello che però alla fine ha deciso di prendere le distanze.
“‘Idea’ – spiega – era disponibile a un accordo tra tutte le realtà  che si proponevano di allargare i confini del centrodestra, se si fosse trattato di un accordo federativo tra diversi e non della creazione di un nuovo partito”.
Raccontano che la rottura sia avvenuta in una riunione notturna lunedì in cui Fitto e Lupi si sarebbero presentati con gli organigrammi già  pronti e l’idea di creare un direttivo in cui sedesse un componente per ognuno dei fondatori: un organismo paritario in cui, dunque, lo stesso Quagliariello non avrebbe avuto nessun ruolo di spicco.
Della ‘quarta gamba’ ha deciso di non far parte neanche Stefano Parisi, leader di Energie per l’Italia, che però si era allontanato dal progetto già  da qualche giorno.
“Non servono cartelli elettorali di palazzo composti da chi ha governato fino a oggi con la sinistra”, osserva.
Lo stesso Parisi, tuttavia, tiene aperto ancora il dialogo soprattutto con Lorenzo Cesa che, con Mastella e Rotondi, dovrebbe dare vita ad una ulteriore lista di centro, ma sotto il simbolo scudocrociato.
“Il dialogo è ancora aperto con tutti”, assicura comunque Enrico Costa. Nonostante si tratti ancora di un cantiere, a premere perchè non ci fossero ulteriori rinvii è stato proprio Berlusconi attraverso il fidato Niccolò Ghedini, vero regista di tutta l’operazione.
Una fretta dovuta anche alla necessità  di chiudere la partita prima dello scioglimento della legislatura: nei prossimi giorni, infatti, sarà  annunciata la trasformazione del gruppo parlamentare che si chiamerà  ‘Scelta civica – Noi con l’Italia’, espediente che consente di evitare la raccolta delle firme.
Resta il difficile obiettivo del 3%, soglia minima per conquistare seggi. “Grazie a noi – assicura però Fitto – il centrodestra può raggiungere quel 40% necessario a governare”. Costa nega che si tratti di un progetto nato “in laboratorio”. “Ci chiamano quarta gamba – sostiene – perchè la coalizione ha bisogno di equilibrio e stabilità “.
Ma c’è fermento al centro, anche sul fronte di coloro che puntano a un’alleanza con il Partito democratico.
Se Lupi è tornato nel centrodestra, Beatrice Lorenzin, che dopo la separazione detiene il simbolo di Alternativa popolare, guarda al centrosinistra.
Ma chiarisce, non ha nessuna intenzione di creare una ‘ridotta’. “Non siamo la quarta gamba e non lo saremo. Se devo fare una roba di cespugli, sto a casa con i miei figli”, afferma la ministra della Salute.
“Io – spiega – sto cercando di mettere in campo qualcosa di diverso, in modo quindi da superare Ap, andare oltre, allargarci. Insomma, realizzare un nuovo progetto, un nuovo soggetto politico che manterrà  la stessa coalizione ma che sappia raccontare la straordinaria stagione di riforme”.
Come a dire ‘sono pronta a metterci la faccia e a guidare questa lista, ma non da sola’.
I suoi interlocutori in questo progetto sono Casini, Dellai, Tabacci, Bombassei, ma anche altre realtà  locali.

(da “Huffingtonponpost”)

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IL LATO D DEL CENTRODESTRA: SETTE LEADER PER UN NUOVO PARTITO

Dicembre 19th, 2017 Riccardo Fucile

IL NOME POSSIBILE: ITALIA DELLE LIBERTA’… NON CI STANNO PARISI E GLI EX DC CON LO SCUDO CROCIATO

Lo squadrone del centrodestra ha la quarta gamba (i «magnifici sette» liberal popolari) e anche la quinta (gli ex democristiani di Cesa, Mastella e Rotondi), con il possibile innesto di «Energie per l’Italia» di Stefano Parisi nella lista dello scudocrociato.
Così le due (o tre) liste remeranno per superare la soglia del 3% sotto la quale i loro voti saranno ridistribuiti ai partiti maggiori della coalizione (FI, Lega e FdI).
Come contropartita i «cespugli» avrebbero una manciata di posti nei collegi uninominali sicuri dove piazzerebbero i candidati di rango.
Questo è lo schema di gioco.
Ma l’accordo con i tre big ancora non c’è: tant’è che Matteo Salvini e Giorgia Meloni avrebbero fatto sapere a Silvio Berlusconi che la lista dei «magnifici sette» sarà  sul conto di Forza Italia quando si tratterà  di fare le quote per i collegi.
Diverso il discorso per gli ex dc di Lorenzo Cesa che in Sicilia, con i loro 140 mila voti, sono diventati azionisti della vittoria del governatore Musumeci.
Oggi all’Hotel Minerva con vista sul Pantheon, si presenta la lista dei sette liberal popolari dei quali cinque sono ex Forza Italia: Enrico Costa (Ala per la costituente liberale), Raffaele Fitto (Direzione Italia), Maurizio Lupi (Ap), Gaetano Quaglieriello (Idea), Saverio Romano (Ala-verdiniani), Flavio Tosi (Fare, ex sindaco di Verona) ed Enrico Zanetti (Scelta civica) sotterreranno i rispettivi simboli e aderiranno al soggetto politico che dovrebbe chiamarsi «Italia delle Libertà » o «per le Libertà ».
La dislocazione territoriale delle truppe indica in Veneto un punto di frizione tra Tosi e la Lega.
Ma anche i presìdi di Romano in Sicilia, di Fitto in Puglia, di Costa in Piemonte, di Lupi a Milano, di Quagliariello a Napoli e di Zanetti nel Nord Est potrebbero essere determinanti nella competizione tra Berlusconi e Salvini.
Invece la quinta gamba è tutta giocata sulla identità  democristiana.
L’ostinazione a non voler rinunciare allo scudocrociato con la scritta «Libertas» ha portato l’Udc di Lorenzo Cesa, rompendo le trattative con i sette liberal popolari, a correre da sola: «Portiamo a Silvio un po’ di Dc», ha detto Cesa a Libero.
Ma il progetto unitario si è arenato: «Se andavamo noi con lo scudocrociato facevamo ridere», ha detto Quagliariello, «noi scendiamo in campo per recuperare chi non vota i partiti».
Poi nella lista di Cesa sono arrivati Clemente Mastella con l’Udeur, Gianfranco Rotondi con la Dc e Stefano Tassone (Cdu).
Insieme ora fanno una piccola «balena bianca» che ha le roccaforti in Calabria, Campania, Sicilia, Lazio e Veneto.
Spiega Antonio De Poli (Udc), vice presidente del Senato: «A noi interessa l’identità . Udc e Udeur fanno parte, con Forza Italia, della grande famiglia europea del Ppe».
Sono in corso colloqui e trattative anche con «Energie per l’Italia» di Stefano Parisi che in questi giorni ha inaugurato in Campania il suo camper elettorale.
L’ex candidato di Berlusconi al Comune di Milano ha detto no ai sette («Non hanno identità  politica») ma ha aperto un canale di dialogo con Cesa: «Vedremo. Siamo nel campo del centro destra e abbiamo un forte radicamento nel modo cattolico, con noi c’è anche Gian Luigi Gigli del Movimento per la Vita, ma alle elezioni potremmo anche correre con il nostro simbolo».
E sarebbe la sesta gamba del centro destra.

(da “il Corriere della Sera“)

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LA TELA DEL CAVALIERE

Dicembre 17th, 2017 Riccardo Fucile

SALVINI E’ NERVOSO PERCHE’, CROLLANDO NEI SONDAGGI, NON PUO’ PIU’ CHIEDERE IL 70% DEL COLLEGI AL NORD… E SILVIO HA BUON GIOCO A FARE IL PADRE DELLA PATRIA

A guardarli superficialmente, Berlusconi e Salvini sembrano i capponi di Renzo “che tanto s’ingegnavano a beccarsi”.
Ma mentre i pollastri del Manzoni litigavano inconsapevoli della triste fine che li attendeva, a giudicare dai sondaggi altri protagonisti della politica sarebbero destinati a finire spennati.
Perchè allora i promessi sposi del centrodestra s’azzuffano? In realtà  è soprattutto Salvini a beccare Berlusconi, ad accusarlo d’eresia su questa e quella proposta di legge o addirittura d’intelligenza col nemico, quando il Cavaliere scopre l’acqua calda dicendo che se dalle elezioni di marzo non uscisse una maggioranza, Gentiloni dovrebbe restare al governo per i mesi necessari a bandire la successiva campagna elettorale.
Berlusconi incassa senza reagire, dice che Matteo è un bravo ragazzo, impulsivo ma alla fine ragionevole, come ha spiegato ad Angela Merkel spaventata come altri leader per una possibile presa di potere da parte del M5S.
E tira dritto sulla strada che si è imposto: un Padre della Patria ottuagenario che non alza la voce, ha smesso di polemizzare con i “comunisti” e vorrebbe portare tranquillamente per la quarta volta in 24 anni i moderati al governo.
I motivi di inquietudine di Salvini un fondamento tuttavia lo hanno.
Fino a qualche settimana fa, la Lega era più forte di Forza Italia e Salvini si era illuso di poter fare man bassa dei collegi vincenti. Chi conosce le campagne elettorali del Cavaliere tuttavia non si meraviglia del suo recupero e mette perfino nel conto che al momento di formare le liste a fine gennaio il suo vantaggio attuale di un paio di punti possa crescere.
Di qui una diversa ripartizione dei collegi, nei quali occorre far posto alla strategica “quarta gamba” centrista e forse dare qualcosa in più a una Meloni in crescita.
Il secondo motivo d’inquietudine per Salvini è il dopo elezioni.
Il centrodestra potrà  avvicinarsi molto al 40 per cento dei voti, ma non è facile aggiungervi una combinazione di seggi che gli garantisca la maggioranza assoluta. Quando ho chiesto a Berlusconi perchè non attacchi mai il Pd, la risposta è stata «perchè è troppo debole per essere un mio competitore».
In realtà  il Cavaliere, con il presumibile assenso del Quirinale, vuole dare la sua disponibilità  a una pausa istituzionale se la situazione fosse particolarmente intricata. L’Italia ha bisogno di una scossa e solo un governo forte può dargliela. Berlusconi e Salvini non aspettano altro.
Ma se i numeri fossero bloccati, meglio spolverare i bicchieri che distruggere la cristalleria.

Bruno Vespa
(da “Quotidiano.net“)

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BERLUSCONI VINCE PERCHE’ L’ITALIA AMA “IL VECCHIO CHE AVANZA”

Dicembre 14th, 2017 Riccardo Fucile

IL SUO PALESE ANACRONISMO PER LUI DIVENTA UN ELEMENTO DI FORZA, COME LA RIPROPOSIZIONE DELL’IDENTICO

L’unico partito che nell’infittirsi dei sondaggi sulle intenzioni di voto cresce vistosamente è Forza Italia.
Persino il primato dei grillini, dati per vincitori delle prossime elezioni, oscilla stabilmente nello spettro del punto percentuale.
Tantissimo comunque, a riconferma che niente sembra scalfire un granitico consenso (stanno a un passo dal 30%), nemmeno certe clamorose dèbà¢cle televisive o la desolante silhouette di Spelacchio, l’albero di Natale dei romani che si erge di fronte a un perplesso Milite ignoto a incarnare l’inconcludenza del governo pentastellato della città .
LA RIMONTA DI BERLUSCONI
Invece Berlusconi cresce: partito due punti sotto la Lega, l’ha distanziata di oltre 3 punti. L’ultima rilevazione del tg di Mentana, lunedì 11 dicembre, dava gli azzurri al 15,7%, contro il 12,5% dell’alleato del Carroccio.
Il Cav, che mira di arrivare a ridosso delle urne con il 20%, e che dunque è in piena marcia trionfale, sembra destinato a riprodurre pari pari la campagna del 2013, cominciata con un siderale svantaggio rispetto a Bersani e finita ad un’incollatura dall’allora segretario Pd.ù
Berlusconi, nonostante i goffi tentativi di alfabetizzazione informatica, vince con l’assoluta fedeltà  a modelli obsoleti
Quello del leader di Forza Italia è un fenomeno che ha del misterioso, e che meriterebbe di essere indagato ben oltre la sua superficie visto il modo con cui rovescia le categorie dello spazio-tempo.
Colpisce, ad esempio, come il suo palese anacronismo, esiziale per i suoi avversari, per lui diventi un formidabile elemento di forza.
Così come la riproposizione dell’identico: più l’uomo di Arcore ricalca i suoi vecchi modelli più si vede premiato nei consensi.
Poi si ha buon gioco a ironizzare, a dire che il meno tasse per tutti o che le pensioni minime a mille euro oramai sono slogan che appartengono a una sorta di modernariato della politica.
I SUOI ANTICHI STILEMI FUNZIONANO ANCORA
E che persino certe iniziative che rimandano a un coreano culto della personalità  — stanno per riemergere dalle anonime retrovie in cui erano stati relegati i vari eserciti di Silvio e i meno male che Silvio c’è — ricordano più degli angosciosi fantasmi della storia che una moderna organizzazione del consenso.
Insomma, più resta fedele agli stilemi che nel 1994 accompagnarono la sua prima discesa in campo e più si rende credibile agli occhi degli elettori.
Eppure sono passati 23 anni, stagioni e protagonisti della politica si sono succeduti, la rivoluzione digitale che a quei tempi muoveva i primi passi è diventata realtà  dilagante e condivisa.
Ma Berlusconi, nonostante i goffi tentativi di alfabetizzazione informatica, vince con l’assoluta fedeltà  a modelli obsoleti. La tivù generalista contro quella on demand, il porta a porta sul territorio contro l’impalpabile aleatorietà  dei social media, la barzelletta contro lo storytelling, la resistenza fisica tanto più strenua quanto sale il martirio mediatico nei suoi confronti.
Forse, alla luce di ciò che Berlusconi rappresenta, è il caso di rivedere la prosopopea del nuovo che avanza e l’idolatria di un futuro che sembra essere certezza solo nei discorsi di chi lo invoca

(da “Lettera43”)

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