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BERLUSCONI E LA CARTA CALENDA: “PREMIER PER LE LARGHE INTESE”

Dicembre 8th, 2017 Riccardo Fucile

IL PREFERITO DI GIANNI LETTA: NON E’ DEL PD E HA PRESO LE DISTANZE DA RENZI

Per parte di madre, la regista Cristina Comenicini, il ministro Carlo Calenda ha ereditato l’inclinazione a tenere uniti gli opposti.
Il nonno lombardo, protestante valdese. La nonna napoletana, cattolica. Sarà  per questo che ogni volta che bisogna pensare a qualcuno che unisca trasversalmente la destra e la sinistra il nome in cima alla lista è quello del ministro dello Sviluppo.
Con il centrodestra che veleggia con il vento in poppa, al momento le subordinate sono state messe da parte.
E tuttavia una parte di Forza Italia non ha rinunciato a coltivare ipotesi post-elettorali che non contemplano l’alleanza con la Lega.
Il protagonista di questa scuola di pensiero è Gianni Letta, ma anche Antonio Tajani non si straccerebbe le vesti se dopo le elezioni Berlusconi rompesse la coalizione con Salvini e Meloni per esplorare strade diverse.
Una maggioranza pro-Europa, ad esempio. E qui torna in ballo Calenda. Perchè è proprio sul giovane ministro, raccontano in Forza Italia, che il Cavaliere punterebbe per l’incarico da presidente del Consiglio di un governo Forza Italia-Pd-centristi. Certo, in passato Berlusconi non mai lesinato elogi alla «prudenza» e al «garbo» di Gentiloni.
Ma il vero candidato in caso di stallo post-elettorale è il ministro dello Sviluppo. Il quale, a differenza di Gentiloni, possiede due caratteristiche preziose agli occhi dei forzisti: non appartiene al Pd e ormai da mesi ha scavato un solco con Matteo Renzi. Anche con polemiche esplicite, come il recente caso Ilva.
Quando il ministro non ha nascosto di aver trovato «eclatante» il silenzio del segretario del pd sul ricorso presentato dal governatore dem Emiliano che ha rischiato di far sfumare un investimento da 5 miliardi di euro.
«Ho provato un grande senso di solitudine in questa vicenda», ha detto due giorni fa a un incontro pubblico con il direttore del Foglio. Il ministro da mesi ha accentuato il suo profilo politico su tutti i principali dossier, da Telecom-Vivendi alla disputa con i francesi sui cantieri navali, fino alle polemiche ormai quotidiane con la sindaca di Roma. Lontano dalle etichette, fuori dal Pd, Calenda dice di considerarsi semplicemente «un liberale». Un aggettivo che per i berlusconiani ha un suono melodioso.
Il Cavaliere con Calenda non ha mai stretto un rapporto diretto, ma ne subisce il fascino grazie al gran parlare che ne fa Gianni Letta in ogni occasione.
Del resto il milieu familiare aiuta.
La madre del ministro, pur essendo un esponente della cinematografia di sinistra (è sposata con il fondatore di Cattleya Riccardo Tozzi, un’altra casa di produzione non certo filoberlusconiana) ha lavorato molto con la Medusa guidata da Gian Paolo Letta, figlio del braccio destro del Cavaliere e cresciuto come manager alla corte di Luca Cordero di Montezemolo. Di cui proprio Calenda era il pupillo. Insomma, gli intrecci sono molteplici.
Ma c’è dell’altro, perchè il ministro da qualche mese ha puntato la sua attenzione sulla disgraziata Capitale, facendo filtrare all’esterno tutto il suo sconcerto per l’impreparazione e la sufficienza con cui la sindaca Raggi sta affrontando il tavolo aperto al Mise per provare a salvare la città .
«Nel centro storico c’è l’anarchia», ha sparato Calenda un mese fa. E poi in un crescendo, intervistato dal Messaggero, ha accusato Raggi di essere «una turista per caso», una «spettatrice assente» alle riunioni in cui si sta cercando di spendere al meglio i fondi destinati alla città .
Agendo quasi da sindaco in pectore, Calenda è arrivato a ordinare di dar vita a «pattuglioni» (la definizione è sua) composti da funzionari del Ministero, da Finanzieri e Carabinieri per svolgere in centro quei controlli anti-abusivi che il comune evidentemente dovrebbe fare ma non fa a sufficienza.
Tanto attivismo ha colpito il Cavaliere e la sua cerchia. Soprattutto i romani (tra cui, guarda caso, rientra anche Tajani). «Calenda sarebbe un candidato civico perfetto per noi», hanno sussurrato all’orecchio di Berlusconi.
Oltre che riserva per palazzo Chigi, anche candidato a sindaco quindi. Ma a Roma quando si vota? In teoria nel 2021.
Sempre che Raggi non sia condannata in primo grado e costretta a dimettersi. L’udienza per il rinvio a giudizio si terrà  il 9 gennaio. E verrà  seguita molto attentamente dalle parti di Arcore.

(da “La Stampa”)

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IL MATRIMONIO DI INTERESSE PRENDE QUOTA, MARTEDI’ IL CENTRODESTRA SI RIUNISCE PER IL PROGRAMMA

Dicembre 6th, 2017 Riccardo Fucile

LA DISCESA IN CAMPO DI GRASSO E LA ROTTURA DI PISAPIA INDUCONO IL CAVALIERE A UN CAMBIO DI STRATEGIA

Il tema è sul tavolo da almeno un mese, da quando i sondaggi che arrivano con cadenza settimanale sulla scrivania di Arcore, continuano a dare il Pd in caduta verticale e il centrodestra in decisa risalita.
E così, giorno dopo giorno, Silvio Berlusconi ha capito che forse era arrivato il momento di lasciarsi alle spalle lo spirito con il quale neanche due mesi fa aveva dato il suo via libera al Rosatellum.
Con Matteo Renzi sempre più in difficoltà , infatti, lo scenario della grande coalizione ha cominciato ad aver meno appeal e quello di un governo di centrodestra a guadagnare chance.
Ed ecco che oggi arriva l’annuncio di un incontro, fissato per martedì, tra gli sherpa dei partiti dell’alleanza – Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia – per decidere su programma e amministrative.
Il progetto di mettersi intorno a un tavolo, è vero, era in cantiere da tempo. E magari, come spiegano fonti di tutte e tre le parti, solo ora si sono riuscite a incrociare le agende. Ma, visto il clima degli ultimi tempi, con minacce di andare da soli (sia da parte del Carroccio che di Fdi) e scontri sui candidati premier (leggi Gallitelli) è già  una notizia.
E, ancora di più, lo è il fatto che prima di Natale Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni potrebbero tenere finalmente quel vertice che, al netto del siciliano ‘patto dell’arancina’, è stato annunciato e disatteso già  un numero indefinito di volte.
A propiziare questa svolta, una telefonata – martedì – tra il leader di Fi e quello della Lega, e oggi con la presidente di Fratelli d’Italia. “Con Salvini sulla sostanza siamo sempre stati d’accordo con tutto”, dice l’ex Cavaliere a Mattino 5.
Risponde il segretario del Carroccio: “Positivo confronto con Berlusconi sul programma (al tavolo per la Lega siederà  Giancarlo Giorgetti) su elezioni regionali e iniziative comuni per dare all’Italia finalmente un nuovo governo”.
Toni mielosi che non si percepivano da tempo tra i big del centrodestra.
E questo per due ragioni.
La prima è che la legge elettorale agevola le coalizioni ma di fatto rende conveniente a ciascuno di tirare l’acqua al suo mulino.
Il che significa che al di là  di vertici e programma comuni, i distinguo continueranno per tutta la campagna elettorale.
D’altra parte i sondaggi già  dicono che il ritrovato impegno di Berlusconi sta portando voti a Forza Italia proprio a discapito della Lega, mentre Fratelli d’Italia vede i cugini del Carroccio ammiccare a parte del suo elettorato ‘raccattando’ Gianni Alemanno e Francesco Storace.
Ma poichè ogni mossa del Cavaliere è votata a curare al meglio i suoi interessi, in fondo è sempre in quest’ottica che va letta ogni sua mossa politica.
L’annuncio del giro di telefonate e del vertice di martedì, infatti, arriva nello stesso giorno della rottura di Giuliano Pisapia con il Pd e dopo il fine settimana in cui è ufficialmente nata la lista ‘Liberi e uguali’ sotto la leadership di Pietro Grasso.
“Con questa situazione e i sondaggi che circolano – spiega una fonte molto vicina al Cavaliere – i collegi del Sud diventano più facilmente conquistabili e questo vuol dire che il centrodestra può seriamente sperare di andare al governo”.
Non è certamente questo lo schema che Berlusconi aveva in mente all’inizio e non è nemmeno, con ogni probabilità , quello che avrebbe preferito.
Ma poi ci sono i calcoli e la real politik. E il dato, non secondario, che ormai il suo partito è stabilmente sopra la Lega e quindi spetterà  comunque a lui il ruolo di king maker.
“Forza Italia – sono i conti che snocciola pubblicamente il leader azzurro – è al 17%. Ho iniziato la campagna tre mesi prima delle elezioni. Io voglio arrivare al 30%. Il centrodestra così supera il 40%, ottiene la maggioranza in Parlamento e potrà  attuare la rivoluzione liberale”.

(da “Huffingtonpost”)

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“GESTI SCONCI E FRASE OSCENE” FINISCONO IN TRIBUNALE: BERLUSCONI E LE AVANCES ALLA GIOVANE MILITANTE

Dicembre 6th, 2017 Riccardo Fucile

DUE QUERELE E UNA ARCHIVIAZIONE CHE VEDE PROTAGONISTA BERLUSCONI E LAVINIA PALOMBINI, OGGI SPOSATA CON IL CAPOGRUPPO GRILLINO IN VENETO

La notizia è balzata agli onori della cronaca nel 2016 quando, per un certo periodo, insistentemente, si parlò del presunto flirt tra l’intramontabile Silvio Berlusconi e una ventunenne di buona famiglia.
Lei è Lavinia Palombini, ereditiera della nota casa di produzione del caffè, e per un breve periodo militante del club dei giovani di Forza Italia, “Azzurra libertà “.
La storia, che immancabilmente venne raccontata dal Fatto Quotidiano, oltre il gossip ha anche i suoi risvolti giudiziari.
Il fido avvocato Niccolò Ghedini infatti querela – e smentisce anche oggi – i due giornalisti firmatari degli articoli rivelatori e il direttore del quotidiano Marco Travaglio perchè si tratterebbe di “fatti totalmente inventati, privi di ogni fondamento e palesemente diffamatori”.
A questa si aggiunge anche la querela dell’interessata, la bella e bionda allora 21enne Lavinia, che sente comprensibilmente diffamato il suo onore.
Tutte le querele oggi giungono ad archiviazione. Perchè, spiega il giudice, il Fatto, nonostante le cose possano essere andate diversamente, “ha esercitato nei limiti di legge il diritto-dovere di cronaca”
L’ossessione per Lavinia e le frasi oscene
Andiamo ai fatti oggetto del contendere riportati dal quotidiano di Travaglio. Il protagonista assoluto della storia è l’anziano miliardario e politico Silvio Berlusconi, noto alle cronache nazionali e internazionali, oltre che per il suo ultra ventennio politico anche per le sue imprese amorose, le “cene eleganti” e la predilezione per le giovani donne, le “vestali pronte a offrirsi al drago”.
Lavinia Paolombini e Berlusconi si conobbero durante un incontro in una delle tante dimore dell’ex premier nel corso di un meeeting politico con i giovani di Forza Italia, tra il maggio e il luglio del 2015.
Da quel momento in poi, così raccontano due fratelli, Luca e Andrea Zappacosta, anch’essi militanti azzurri, la ragazza diventa per l’ex Cav “un’ossessione”.
Come scrive dettagliatamente in un articolo il Fatto (che cita i verbali dell’inchiesta aperta a seguito delle querele) l’ottantenne imprenditore-politico li tempesta di chiamate finchè non ottiene da loro il suo numero, quindi la contatta e la invita, insieme ai due fratelli, a un fine settimana a villa Certosa.
Prima di questo appuntamento al mare, il più grande dei due fratelli, Luca, racconta di frasi oscene pronunciate da Berlusconi davanti a tutti e rivolte a Lavinia nel corso di una delle riunioni.
Frasi quali “fai la domanda con le tette , “fai vedere il culo” oppure “per quanto me la dai”. Ma il clou della storia si svolge in Sardegna. Il fratello minore viene preso da parte da Silvio che gli chiede di far finta di essere il fidanzato di Lavinia, per non far “indispettire Francesca Pascale”, compagna “gelosa”, sai com’è.
“Gesti che indignarono tutti durante una cena”
E’ nel corso di una cena, il secondo giorno – stando al racconto di Luca – mentre Francesca Pascale si era allontanata, che l’ex Cav “ha iniziato a cantare alcune canzoni e rivolgendosi a Lavinia, che era seduta vicino a lui, ha cominciato a maneggiare il microfono a mo’ di fallo, fino a posizionarlo tra le gambe di Lavinia”.
Questo episodio, continua il ragazzo, avrebbe suscitato “molta indignazione”. Zappacosta racconta poi che la ragazza venne chiamata da Berlusconi nel cuore della notte, lui la sentì parlare al telefono, “la sua stanza era molto vicina alla nostra”, quella cioè dove dormiva con il fratello. Quel che sentì ancora è che Berlusconi subito dopo passò a prenderla “a piedi e da solo”.
Una storia durata “circa un anno”
Zappacosta racconta ancora che la storia tra l’80enne e la giovanissima Paolombini continuò per almeno un anno, come testimoni oculari (tra cui Vittorio Sgarbi, Antonio Tajani e Andrea Ruggeri, segretario di B. e figlio di Bruno Vespa) gli confermerebbero.
Ma lei stessa, spiega, gli avrebbe confermato successivamente di frequentarlo, lui “le dava una mano con gli esami universitari e con l’azienda”.
Lavinia, alla fine, nella vicenda giudiziaria, risulta “vittima” della notorietà  del protagonista.
Quel che è certo è che dopo quella storia la ragazza abbandona la politica, annota il Fatto, e si dedica completamente allo studio e alle aziende di famiglia.
Oggi è sposata con un maestro di sci di Cortina, a ben vedere avversario politico di Berlusconi. Il marito si chiama Jacopo Berti, consigliere e capogruppo grillino in regione Veneto. Uno del quale sentiremo senz’altro parlare alle prossime politiche.

(da “Tiscali”)

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SALVINI E LA MELONI DEPOTENZIATI: BERLUSCONI HA SCIPPATO LORO I TEMI DELLA CAMPAGNA ELETTORALE

Dicembre 5th, 2017 Riccardo Fucile

CON IL RITORNO AL PRESENZIALISMO MEDIATICO DEL CAVALIERE, A SALVINI NON RESTA CHE IL TEMA ORMAI BOLSO DEI MIGRANTI… SILVIO IMPAZZA SU NO TAX, PENSIONI, EUROPA, FISCO, ECONOMIA, POLITICA ESTERA

Qualche settimana fa, Giorgia Meloni e Matteo Salvini hanno utilizzato la sconfitta della nazionale di calcio contro la Svezia, che ci impedirà  di andare ai Mondiali, per rilanciare il tema principale della loro propaganda politica: l’invasione degli stranieri come elemento di minaccia al benessere degli italiani.
Se la leader di Fratelli d’Italia si era limitata a declinare in modalità  tifosa il classico “prima gli italiani”, quello della Lega era andato leggermente oltre, aggiungendo il suo cavallo di battaglia, l’hashtag #StopInvasione, e suggerendo implicitamente ai suoi l’esistenza di un legame fra la sconfitta della squadra di Ventura e gli sbarchi sulle nostre coste.
Quella volta, come emerso da commenti e reazioni, era andata male a entrambi, per manifesta insussistenza di senso.
Ma l’episodio rende l’idea di cosa ci aspetta nei prossimi mesi di campagna elettorale e di come sia saltato ogni schema, crollato ogni argine, eliminato ogni scrupolo. Sulla questione migranti vale tutto, insomma.
È sempre stato così, potrebbe obiettare qualcuno. Forse, ma di certo la prossima campagna elettorale si annuncia piuttosto complicata, con peculiarità  e singolarità  che forse meritano qualche considerazione ulteriore.
E non c’entra solo la nuova legge elettorale, ma anche il clima che si respira nel paese a tutti i livelli.
Cominciamo proprio da Salvini e Meloni, che, a dispetto di quanto si potrebbe pensare, rischiano di non arrivare all’appuntamento elettorale nel miglior modo possibile. Entrambi hanno un problema che si chiama Silvio Berlusconi, o meglio, hanno un problema con chi sta creando, cavalcando e sostenendo la ri-berlusconizzazione della scena politica italiana.
Qual è la prospettiva a breve — medio termine di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, infatti? Se è già  difficile immaginare a una maggioranza chiara e netta nel post elezioni, è assai arduo pensare a clamorosi spostamenti a destra dell’intera coalizione Salvini — Berlusconi — Meloni.
E allora l’obiettivo realistico non può che essere il completo svuotamento dell’elettorato di destra e la cristalizzazione di un’area che vale in partenza circa il 20% dei consensi, ma che potrebbe espandersi ulteriormente se la nebulosa grillina collassasse. Evenienza, quest’ultima, piuttosto improbabile, almeno in tempi rapidi.
Lo scenario più probabile resta quello di un’altra stagione di subalternità , addolcita da una folta rappresentanza parlamentare, garantita dal paracadute proporzionale, ma soprattutto dai prevedibili successi nei collegi uninominali al Nord.
Fondamentale, in tal senso sarà  capire come evolverà  il braccio di ferro con Berlusconi, forte, lo ripetiamo, più che di un reale ritorno in termini di consenso, di una incredibile campagna mediatica di riabilitazione personale, e sempre capace di sfruttare le debolezze strategiche di alleati e avversari.
Cosa si può mettere sul piatto della bilancia per convincere Berlusconi a cedere posti in Parlamento, da tradurre poi in soldatini sullo scacchiere parlamentare?
C’è una cosa che il Cavaliere vuole, più di altre: il riconoscimento della propria influenza e la legittimazione del suo progetto di costruire la nuova casa dei moderati.
E c’è un campo privilegiato su cui può avvenire questo passaggio: la politica economica e fiscale.
Non è un caso che dalla propaganda leghista stiano sparendo progressivamente la polemica anti — euro, quella contro la Bolkenstein e in generale le spinte sovraniste, mentre si stia lavorando per trovare una quadra sulla flat tax e sulle misure di sostegno ai pensionati e a ciò che resta del ceto medio.
La questione della flat tax resta un caso esemplare, perchè si tratta di uno dei punti programmatici su cui Salvini ha lavorato con più determinazione (con una proposta di tassa unica al 15%), anche per caratterizzare a destra la Lega in campo economico. Berlusconi ha però sfruttato in questi mesi tutta la sua potenza di fuoco mediatica, oltre che il suo passato da “crociato anti — tasse”, per scippare il vessillo della flat tax dalle mani del leader leghista, facendolo contemporaneamente sembrare come un “punto in comune” su cui basare l’alleanza programmatica.
Resta sul tavolo la spinosissima questione della legge Fornero, su cui Salvini è stato sempre durissimo. Berlusconi l’ha votata (Meloni pure) e non sembra poterla ripudiare così facilmente, considerando la volontà  di presentarsi come statista responsabile e affidabile.
Per quanto riguarda il contesto europeo, lasciare che sia il Cavaliere a occuparsi di tutto (e si noti il continuo richiamo al PPE, fatto nelle interviste di questo periodo), rifugiandosi magari in tecnicismi e risposte arzigogolate quando qualcuno chiederà  se la Lega intende ancora uscire dall’euro, appare invece un sacrificio accettabile.
Così come appare tutto sommato indolore lasciare che Berlusconi metta la faccia sui temi della politica estera (che poi, in fondo, parliamo sempre di un amico personale di Putin…).
Certo che da qualche parte bisognerà  andare a parare, considerando che il bacino elettorale della destra populista e sovranista ha un formidabile concorrente nel MoVimento 5 Stelle.
E c’è un grande argomento che mette tutti d’accordo, che ha generato una vera e propria isteria collettiva, sul quale Berlusconi non può esporsi più di tanto, su cui il PD balbetta (divisa tra Minniti e Bonino) e il M5s deve andare coi piedi di piombo, nonostante Di Maio. Sì, esatto: la questione immigrazione.
Fino a qualche tempo fa, la polemica anti — immigrati era uno dei tanti grimaldelli utilizzati da Salvini per penetrare in quello spazio politico in cui trovano posto insofferenza, frustrazione, ma anche confuse istanze escatologiche, rivendicazioni anticasta, polemiche antistatali e, ovviamente, rabbia e insofferenza.
La novità , come detto, è l’affollamento del campo, che lascia la questione migranti come sola caratterizzazione possibile. L’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale, dunque, ha ristretto il progetto di Salvini di ricomporre la galassia populista in un unico soggetto.
Qualche tempo fa parlavamo del processo di lepenizzazione della Lega, ovvero della definizione di una piattaforma interclassista, che puntava a far presa indifferentemente sul proletariato urbano, su ciò che resta del “ceto medio” (sempre ammesso che esista ancora, eh), tra i piccoli e medi imprenditori provati dalla crisi, tra le vittime della fine dello statalismo e tra vecchi e nuovi nostalgici della soluzione pragmatico — autoritaria.
Il depotenziamento del ruolo del leader (complice anche la nuova legge elettorale), la necessità  di tornare a negoziare con B e gli intoppi del “blocco sovranista europeo” (le scelte di Marine Le Pen, il riposizionamento oltranzista dell’Afd e dei polacchi) hanno frenato questo progetto, restringendo gli orizzonti del leader leghista, lasciandogli pochi margini.

(da “FanPage”)

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PERCHE’ IL RUBY TER RISCHIA DI COSTARE LA RIELEZIONE A BERLUSCONI

Dicembre 1st, 2017 Riccardo Fucile

LA SERIE DI RINVII A GIUDIZIO AVREBBE COME EFFETTO IL VEDERSI NEGATA LA RIABILITAZIONE

Nel traffico congestionato dei procedimenti penali che vanno e vengono da Milano per il caso Ruby ter, arriva da Siena un rinvio a giudizio che può dare qualche grattacapo al Cavaliere. Non è l’unico.
La sola esistenza di un nuovo processo potrebbe avere un effetto negativo quando i giudici dovranno valutare se concedere a Berlusconi la riabilitazione che gli consentirebbe di candidarsi alle elezioni politiche dell’anno prossimo alla guida di Forza Italia.
La situazione
La situazione è la seguente. Dopo le sentenze di primo grado dei processi Ruby uno e Ruby due una trentina di testimoni furono accusati di essere stati corrotti dal Cavaliere (e lui di averli pagati) per dire il falso oppure di aver mentito gratis.
Berlusconi fu assolto dall’accusa di aver avuto rapporti intimi con Karima El Mahroug quando lei era minorenne, ma allo stesso tempo i giudici accusarono i testimoni delle cui dichiarazioni non avevano tenuto conto proprio perchè non le ritenevano vere.
Dal processo principale (riprenderà  il 29 gennaio a Milano) si staccarono sei filoni trasmessi ai tribunali di altrettante città .
Tre tornarono indietro a Milano quando emerse che Berlusconi, secondo i pm milanesi Tiziana Siciliano e Luca Gaglio, aveva continuato a dare soldi a quattro ragazze del bunga bunga che avevano testimoniato.
È questa la vicenda che potrebbe avere il peggiore effetto per Berlusconi perchè si riferisce a fatti nuovi, a reati che, nell’ipotesi dell’accusa, sarebbero stati commessi quando non erano ancora trascorsi tre anni dall’espiazione della pena (quattro anni di reclusione, tre condonati, il resto in affidamento) che aveva subito per frode fiscale nel processo sui diritti televisivi Mediaset.
La pronuncia
Per superare l’incandidabilità  dovuta alla legga Severino, Berlusconi deve attendere che si pronunci la Corte di Strasburgo, ma questo non avverrà  prima delle elezioni, oppure di ottenere la riabilitazione.
La riabilitazione, però, prevede alcuni paletti, come l’aver tenuto una buona condotta e non aver commesso altri reati in tutto il corso dei tre anni successivi all’espiazione.
A decidere sarà  il Tribunale di sorveglianza di Milano che dovrà  verificare se i vari procedimenti sulle corruzioni di testimoni, specie quelle «nuove», possano influire negativamente.
Potrebbe anche dire di no ritenendoli tutti connessi a un’unica vecchia vicenda.
L’ultimo caso
Come quello di Siena, l’ultimo caso in ordine di tempo. Ieri l’ex presidente del Consiglio è stato rinviato a giudizio dal gup Roberta Malavasi che ha accolto la richiesta della Procura.
Il capo di imputazione riguarda i pagamenti fatti a Danilo Mariani, il pianista delle serata di Arcore che spesso ha accompagnato a suon di musica le cene e i dopocena a villa San Martino.
Per affermare il falso e negare il vero, il musicista avrebbe incassato 117 mila euro in bonifici da tremila euro al mese giustificati come rimborsi spesa.
Quello toscano «rischia di essere un processo ancora più inutile di tutti gli altri perchè già  il materiale probatorio che era all’attenzione del gup era inconsistente», dichiara l’avvocato Federico Cecconi che a Siena assiste Berlusconi con i colleghi Franco Coppi ed Enrico De Martino.
Assicura: «Quanto prima arriveremo a una sentenza di assoluzione». Ma il pensiero non è al primo febbraio 2016 quando inizierà  questo ennesimo processo.

(da “il Corriere della Sera”)

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I POTERI FORTI TORNANO DA BERLUSCONI

Novembre 29th, 2017 Riccardo Fucile

E’ RIPARTITA LA CORSA AD RIACCREDITARSI ALLA CORTE DI SILVIO

La quota del 40% sembra vicina, anche se la campagna elettorale in realtà  deve ancora cominciare.
Per questo, racconta oggi il Corriere della Sera, imprenditori e burocrati tornano a mettersi in fila alla porta del centrodestra. Come sappiamo, ci vuole un risultato ben distribuito tra collegi uninominali e quota proporzionale per vincere le elezioni con il Rosatellum e questa punteggio sembra ancora lontano.
Eppure, scrive Tommaso Labate, l’ex premier si muove come il«vincitore percepito» delle prossime elezioni. Anzi, sta fermo. Perchè sono gli altri a muoversi verso di lui.
E così una settimana fa, ai piani alti di Montecitorio, alcuni funzionari vicini al Pd si lamentavano del fatto «che la corsa della burocrazia ad accreditarsi o a riaccreditarsi con FI è una cosa che a raccontarla non ci si crederebbe».
Un ex ministro di Berlusconi, che preferisce rimanere anonimo, riferisce di analoghi movimenti in corso «nella pancia dei ministeri che contano così come, tanto per dirne una, in Cassa depositi e prestiti…».
Se alcuni ambienti finanziari internazionali guardano al centrodestra con una certa dose di sospetto , l’italica burocrazia silenziosa sembra aver capito l’orizzonte a cui guardare. E quell’orizzonte, al momento, è di nuovo Berlusconi.
Di sussurro in sussurro, di sondaggio in sondaggio, il salotto di Arcore è tornato a essere un centro di gravità  permanente.
Qualche settimana fa, a parlare di imprenditoria e di futuro del Paese, a Villa San Martino ha fatto capolino il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. Carlo Sangalli, numero uno di Confcommercio, non ha mai smesso di frequentare la casa, visto che dell’ex premier è amico personale da secoli.
Insomma, Silvio è tornato di moda. In attesa di un risultato che però non si preannuncia così scontato.

(da “NextQuiotidiano”)

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BERLUSCONI ANIMALISTA PER FINTA: MAI UNA PAROLA SULLA LOTTA AL RANDAGISMO E SUL PREZZO ESORBITANTE DEI FARMACI

Novembre 29th, 2017 Riccardo Fucile

INVECE CHE SPARARE BUFALE, SI BATTA PER LA STERILIZZAZIONE GRATUITA E PERCHE’ I VETERINARI POSSANO PRESCRIVERE FARMACI “UMANI” SE IL PRINCIPIO ATTIVO E’ LO STESSO: BASTA CON LE SPECULAZIONE DELLE AZIENDE FARMACEUTICHE CHE VENDONO GLI STESSI FARMACI A PREZZO QUATTRO VOLETE SUPERIORE

In origine furono il milione di posti di lavoro e meno tasse per tutti.
Poi il dimezzamento della pressione fiscale.
La volta successiva, ancora i posti di lavoro, nel frattempo diventati quattro milioni.
Non c’è campagna elettorale in cui Berlusconi non lanci mirabolanti promesse, di cui non esistono fondamenti e coperture.
Ecco, quella del 2018 riguarda gli animali domestici: “I veterinari saranno gratis”, garantisce. Anche in questo caso, siamo di fronte a qualcosa di impossibile. Peggio: si tratta di una vera e propria bufala sulla pelle degli animali che soffrono.
I primi a smentire il Cavaliere sono i numeri.
In Italia, infatti, si stima che gli animali domestici siano circa 60 milioni. Che moltiplicati per il costo medio di una visita, rendono l’ipotesi di un servizio veterinario gratuito uno sproposito economico.
§Dove intende trovarli, il Cavaliere, tutti questi miliardi? E anche a prescindere dall’oggettiva impossibilità  del progetto, perchè mai chi non ha animali dovrebbe essere salassato a vantaggio di chi ha un cane o un gatto, o magari cinque?
Come sempre accaduto fin qui, il problema è che le promesse di Berlusconi sono del tutto strumentali.
Se, infatti, avesse davvero a cuore la sorte degli animali e non il puro tornaconto elettorale, saprebbe bene che la prima, e più importante, battaglia da fare è quella contro il randagismo. Parliamo di un fenomeno che, ogni anno, costa allo Stato ben 7 miliardi di euro e che condanna centinaia di migliaia di cani a vivere in quei lager che sono i canili.
Berlusconi animalista sembra il sequel del presidente operaio: una sonora bufala.
Vuole fare una vera battaglia animalista? Allora sostenga la   proposta per rendere gratuita la sterilizzazione dei cani. E’ quella la chiave: evitare che i cani si moltiplichino in modo incontrollato.
In questo modo si può debellare il randagismo, si evita ai poveri animali la tortura dei canili e si fa risparmiare lo Stato.
Altra battaglia concreta in favore degli animali: i farmaci.
Il Cavaliere si batta perchè sia eliminato l’assurdo divieto per i veterinari di prescrivere farmaci umani agli animali, nel caso in cui il principio sia lo stesso.
Devono essere i medici veterinari a stabilire cosa è giusto per gli animali.
In questo modo si possono anche evitare le speculazioni delle case farmaceutiche, sia sui prezzi (anche fino a quattro volte in più per lo steso principio attivo) sia utilizzando un packaging sovradimensionato che obbliga ad acquistare molte più dosi di quelle necessarie.
Invece di lanciare sparate sui veterinari gratis, Berlusconi ci dica cosa pensa di queste proposte concrete, che vanno realmente incontro alla cura del mondo degli animali e sono sostenibili.

(da “Huffingtonpost”)

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DIETRO LE QUINTE, FABIO VOLO IMBARAZZA BERLUSCONI: “SULLO IUS SOLI MI STUPISCO DI LEI, DEVE ALLARGARE LA TESTA DEGLI ITALIANI, NON STRINGERLE PER CONVENIENZA POLITICA”

Novembre 28th, 2017 Riccardo Fucile

L’INCONTRO NEI CAMERINI DA FAZIO: “CERTI DISCORSI LI LASCI FARE ALE TESTE QUADRE COME SALVINI”… BERLUSCONI SORPRESO NON SA REPLICARE, SALUTA E SE NE VA

Il consiglio politico arriva dal partner che non ti aspetti. Non si erano mai incontrati Fabio Volo e Silvio Berlusconi, la prima volta è successo domenica dietro le quinte di «Che tempo che fa».
Berlusconi aveva appena finito l’intervista con l’altro Fabio (Fazio) quando al suo camerino si è presentato il secondo Fabio (Volo) che è tra gli ospiti fissi del programma di Rai1.
«Mi parlano bene di lei in Mondadori», sorride Berlusconi e allude al libro di Volo in testa alle classifiche.
Ma Volo non si era presentato per parlare di letteratura. Lo scrittore ma anche attore, ma anche conduttore radiofonico, ma anche conduttore televisivo, ha tirato fuori la sua ennesima anima perchè non gli era andato giù il discorso di Berlusconi sullo Ius soli.
Il leader di Forza Italia aveva detto che «alcuni extracomunitari odiano i cristiani, gli ebrei, lo Stato italiano: non si può dare loro la cittadinanza solo perchè hanno frequentato un ciclo scolastico». Volo – raccontano – è rimasto «infastidito» dall’associazione sui figli degli extracomunitari e i simpatizzanti dell’Isis.
«Non è una cosa figa quella che ha detto», l’esordio smart di Volo di fronte a un Berlusconi sorpreso.
Poi ha proseguito con il suo ragionamento che si può riassumere così: non è un discorso da lei, finchè un’associazione come questa la fa Salvini va bene, ma questi sono discorsi da teste quadre, lei invece non ha una testa piccola e chiusa. Anzi – il ragionamento si è trasformato in appello -: «Lei potrebbe trascinare la parte di italiani più restia a capire che la sofferenza dei bambini non è un tema di trattativa. Lei deve allargare le teste delle persone, non stringerle».
Un monologo senza replica: Berlusconi, tra l’impassibile e il sorpreso, ha salutato e se ne è andato.

(da agenzie)

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MEGLIO UN GALLITELLI OGGI CHE UNA FAKE NEWS DOMANI: E’ INIZIATA L’ERA DEL FAKE CANDIDATO PREMIER

Novembre 27th, 2017 Riccardo Fucile

SOLO L’INVENTORE DI BUFALE COME “LA NIPOTE DI MUBARAK” O “I RISTORANTI SONO PIENI” POTEVA REPLICARE ALLE FAKE-NEWS DI RENZI E DI MAIO

Ma chi è Gallitelli? Da dove esce Gallitelli? Tutti a chiederselo dopo l’uscita da Fazio. Lo stesso Salvini cade dal pero, la Lega si spacca e Brunetta parla di “esempio di standard”(?).
Non c’è niente da fare. Usurato, ristrutturato, forse ricandidato, Silvio Berlusconi rimane quello che è sempre stato: un gigante della comunicazione.
Solo l’inventore di bufale (nella fulgida era pre-fake-news) come “i ristoranti sono pieni” o “la nipote di Mubarak”, poteva replicare alla Leopolda contro-le-fake-news con un fake-candidato-premier.
Vedremo se l’interessato smentirà  la disponibilità , così come aveva già  fatto quando il suo nome era stato indicato per la Regione Lazio, ma ormai il più è fatto.
Spostando il dibattito pubblico reale sull’apparizione dell’uomo forte e gran lavoratore (pare che Gallitelli non faccia mai ferie, fake news?), nientedimeno che un generale dell’Arma, il Cavaliere ha centrato l’obiettivo e messo in secondo piano l’indubbio successo comunicativo del team renziano.
E pensare che era stato uno spin coi fiocchi, un report rilanciato dall’autorevole New York Times a poche ore dall’inizio della Leopolda, un’operazione che (forse) produrrà  una legge anti-bufale in Rete e in ogni caso un dibattito che difficilmente scalderà  i cuori del cosiddetto Paese reale.
Che poi, se ci sono milioni di persone disposte a credere a quello che già  volevano sentirsi dire, valli a smontare con cose difficili come le eco-chambers o domini comuni su analytics tra movimenti politici in teoria rivali.
Se quelli da decenni volevano sentirsi dire che serviva l’uomo forte e capace, ora che ne è stato evocato uno, fake o no, c’è il rischio che lo vadano a votare davvero.
Poi se esista o meno, con la legge elettorale attuale, è un’altra storia.
Potremmo anzi assistere a un nuovo reality della politica e scoprire un uomo nuovo a settimana.
L’era del fake candidato premier è appena iniziata.

(da “Huffingtonpost”)

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