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LA BUFALA DI BERLUSCONI DA FAZIO: “NO A IUS SOLI, ODIANO CRISTIANI, EBREI E LO STATO”

Novembre 27th, 2017 Riccardo Fucile

SI INFORMI, LA MAGGIORANZA DEGLI ASPIRANTI E’ CRISTIANA, LA FREQUENTAZIONE DI RAZZISTI NON GIOVA ALLA SUA MEMORIA

“No alla fiducia sullo Ius soli intanto perchè i trafficanti di uomini avrebbero un argomento forte per dire guardate che in Italia è più facile conquistare la cittadinanza”. Inoltre, “alcuni di loro odiano i cristiani, gli ebrei, lo Stato italiano, non si può dare loro la cittadinanza italiana solo perchè è hanno frequentato una scuola”.
Tra le tante dichiarazioni dell’ex Cavaliere Silvio Berlusconi durante l’intervista di Fabio Fazio a “Che tempo che fa” che hanno fatto discutere, c’è anche quella che sancisce definitivamente la bocciature della riforma della cittadinanza.
La posizione del leader di Forza Italia sul ddl che, salvo colpi di scena, rischia di non vedere la luce nemmeno in questa legislatura, non stupisce politicamente, ma contiene una serie di informazioni false che vengono smentite non appena vengono associate ai dati.
Secondo infatti lo studio della Fondazione Leone Moressa, rilanciato nei mesi scorsi più volte dai giornali, se si fa uno studio sugli alunni stranieri che hanno frequentato le nostre scuole nell’anno scolastico 2015/2016, si può vedere che la platea dei beneficiari della riforma sarebbero 815mila minorenni.
Di questi: 157mila sono romeni, 111mila albanesi, 102mila marocchini, 45mila cinesi, 26mila filippini, 25mila indiani, 25mila moldavi, 19mila ucraini, 19mila pakistani e 18mila tunisini.
E se ipotizziamo che alla nazionalità  coincida la religione prevalentemente professata nei Paesi d’origine, ne deriva che i futuri italiani saranno per la maggior parte provenienti da famiglie cristiane.
E di questi solo il 38,4 per cento sono musulmani.
I dati li ricorda sempre la Fondazione Moressa: i potenziali “nuovi italiani” professano la religione cattolica o protestante (16,1%), ortodossa (28%), islamica (38,4%), buddista (1,8%), induista (3,1%), nessuna fede (12,6%).
Per quanto riguarda la presenza sul territorio, che è però cosa diversa da chi aspira ad avere la cittadinanza con la riforma sullo Ius soli, secondo l’Istat attualmente in Italia ci sono 454mila marocchini, ma anche 441mila albanesi, 318mila cinesi, 234mila ucraini, 162mila filippini, 157mila indiani, 137mila egiziani, 132mila bengalesi, 130mila moldavi e 118mila pakistani.
Berlusconi ha detto una cosa falsa anche quando ha affermato che “non si può dare loro la cittadinanza italiana solo perchè hanno frequentato una scuola”.
Infatti, la legge che giace quasi dimenticata in Senato, in Italia sarebbe introdotto lo Ius soli temperato secondo cui la cittadinanza non si acquisisce automaticamente se si nasce in Italia, ma a determinate condizioni: uno dei due genitori deve trovarsi nel nostro Paese da almeno 5 anni e deve avere il permesso Ue per soggiornanti di lungo periodo (cittadini extra Ue) o il diritto di soggiorno permanente (cittadini Ue).

(da agenzie)

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BERLUSCONI VUOLE IL GENERALE DEI CARABINIERI COME PREMIER, ABBIAMO TOCCATO IL FONDO

Novembre 27th, 2017 Riccardo Fucile

COME NEL FILM CON TOGNAZZI: IL CENTRODESTRA VUOLE I COLONNELLI, MA UN PAESE CIVILE NON SI AFFIDA A MILITARI… ESPERTO IN ANTIDOPING, IL GENERALE INIZI A FARLO AL CAVALIERE

Il candidato premier per il centrodestra?
“Ho diversi nomi – dice Silvio Berlusconi ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa -. Ma c’è una persona molto capace, a cui non ho ancora parlato: il generale dei Carabinieri Leonardo Gallitelli”. Il leader di Forza Italia lo definisce un esempio di “qualcuno che non viene dalla politica, qualcuno che possa essere visto come una garanzia come premier”.
§Comandante generale dell’Arma dal 2009 al 2015, Gallitelli, secondo Berlusconi, risponde al profilo di “persona molto capace, qualcuno che abbia fatto cose di successo”.
Nato a Taranto 69 anni fa, laureato in giurisprudenza, il generale ha iniziato la carriera militare 50 anni fa e ha fatto esperienza di comando in diverse Compagnie del Nord-est, in particolare a Torino negli anni di piombo. Poi il passaggio allo Stato Maggiore e ancora il comando provinciale di Roma, quello regionale della Campania e la guida della scuola ufficiali dell’Arma. A indicarlo come comandante generale è stato il governo guidato proprio da Silvio Berlusconi. L’indicazione fu anvanzata dal ministro della Difesa Ignazio La Russa.
Dopo i 6 anni al vertice dei carabinieri, Gallitelli ha avuto un incarico dal Coni come responsabile dell’ufficio antidoping.
Il suo nome era stato proposto da Forza Italia anche per guidare la corsa alla Regione Lazio nelle regionali del 2018, in alternativa al sindaco di Amatrice Pirozzi.

(da agenzie)

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BERLUSCONI: “LEOPOLDA GUARDA AI GIOVANI, NOI A TUTTA ITALIA”

Novembre 26th, 2017 Riccardo Fucile

NESSUN NOTAIO CON SALVINI: TRA ALLEATI CI SI DEVE FIDARE

“Io non avevo presente che ci fosse contemporaneamente la Leopolda, che parla ai giovani, che sono il futuro e su cui bisogna intervenire in modo molto forte. Ma noi abbiamo sentito tutta l’Italia e siamo attentissimi alla voce del Paese. Abbiamo parlato con i professionisti l’Italia che procede che crea posti di lavoro benessere e ricchezza”.
Lo ha detto Silvio Berlusconi, nel suo discorso che chiude la contro Leopolda di Forza Italia a Milano.
L’ex premier ha parlato lungamente del centrodestra in vista delle prossime elezioni. Forza italia, Lega e Fratelli d’italia si vedranno a un “tavolo prossimo” con al centro il programma stilato da Berlusconi, ma “solo per la definizione precisa di alcuni punti” perchè gli alleati ai quali “l’ho già  presentato tempo fa” lo hanno “condiviso”.
Il programma è quello che il Cav ha già  annunciato, che contiene la composizione del futuro, ipotetico, governo di centrodestra con “12 ministri dalla società  civile, solo 8 dalla attuale politica”, assetto già  “sottoposto a Giorgia Meloni e Matteo Salvini, e lo hanno approvato”, precisa Berlusconi.
Anche se aggiunge che “dovremo fare spazio alla quarta componente del futuro centrodestra”.
“Il mio lavoro negli ultimi mesi è stato proprio quello di contattare tutte le confederazioni di produttori e tutte le associazioni di professionisti”, quindi con “tutti coloro che sono l’Italia che lavora, che produce, che crea posti di lavoro, benessere e ricchezza”, dice Berlusconi.
Da questo impegno “è venuto fuori il programma che ho già  presentato tempo fa ai nostri alleati della Lega e di Fdi – prosegue- che lo hanno condiviso e con i quali ci siamo dati appuntamento a un tavolo prossimo solo per la definizione precisa di alcuni punti”.
Ma Berlusconi piazza anche una stoccata a Salvini, che voleva portarlo da un notaio per fare liste pulite e prendere un impegno anti-inciucio.
“Dal notaio si portano le persone di cui non si ha fiducia. Noi non siamo concorrenti, mai, noi siamo alleati e come tali siamo contenti dei voti che prenderanno Lega e Fdi- dice Berlusconi- auguriamo loro di prendere piu voti possibili, insieme faremo vincere il centrodestra e avremo una maggioranza per governare il paese e fare l’indispensabile rivoluzione liberale”.
L’ex premier poi interviene nella polemica sulle banche, difendendo il sistema bancario. “Non credo che il sistema oggi accusato di questo e quell’altro sia da porre sotto accusa. Perchè si tratta di qualche banca e di qualche protagonista e le colpe sono personali”. Il capo di Fi ha rilevato il fenomeno delle “tante sofferenze, oggi sono 123 miliardi, dovuti magari a degli errori, acquisti troppo ambiziosi, ma anche alla crisi dell’economia che ha portato molti creditori a non poter render alle banche il prestito ricevuto. Dobbiamo dare coraggio – ha detto – alle banche pensando soprattutto alle start up, i giovani che le intraprendono possono andare avanti e trovare sostegno soltanto da privati”.
Un ultimo pensiero va poi all’amico di una vita che oggi è in carcere e con seri problemi di salute. “Marcello Dell’Utri è un prigioniero politico: è una delle persone più trasparenti, colte e al servizio del Paese che io conosca”.

(da “Huffingtonpost”)

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PROCESSO RUBY TER, CHIESTO IL RINVIO A GIUDIZIO DI BERLUSCONI

Novembre 24th, 2017 Riccardo Fucile

LA PROCURA DI TORINO COMPETENTE TERRITORIALMENTE PERCHE’ L’INCHIESTA COINVOLGE ANCHE UNA MODELLA DI NICHELINO

Una richiesta di rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi è stata depositata dalla Procura di Torino.
Il procedimento è uno dei filoni della cosiddetta inchiesta ‘Ruby ter’ ed è stato originato dalla decisione presa il 29 aprile 2016 da un gup di Milano di ‘spacchettare’ il processo principale e di trasferire gli atti a sette diverse procure per competenza territoriale. Berlusconi è indagato per corruzione in atti giudiziari insieme a Roberta Bonasia, 32 anni, di Nichelino, ex infermiera poi diventata modella
Il giudice milanese aveva ritenuto determinante il luogo in cui ha la sede l’Istituto bancario dove arrivò il bonifico. Bonasia, ora 32 anni, ex infermiera, poi modella e soubrette, ricevette del denaro da Berlusconi, secondo le accuse della Procura di Milano, per rendere dichiarazioni non veritiere nei procedimenti giudiziari sulle cene di Arcore.
E il bonifico fu fatto su una banca torinese.
Bonasia aveva vinto nel 2010 il titolo di Miss Torino e ha poi partecipato al concorso nazionale di Miss Italia.
Nelle intercettazioni si era fatto cenno a lei quale possibile “compagna” del presidente del Consiglio: una circostanza che era però stata smenttita dagli interessati.

(da “La Stampa”)

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SILVIO, L’UNTO DAL SISTEMA

Novembre 23rd, 2017 Riccardo Fucile

IL PARADOSSO DEL CAV: DA REPROBO AD ARGINE AL M5S…ORA L’ESTABLISHMENT LO GUARDA CON INDULGENZA

È accaduto: cinque lustri dopo la discesa in campo del ’94, Silvio Berlusconi è diventato, in questo finale di legislatura vissuto come un viaggio verso l’ignoto, un “populista buono”, incarnatore di una stabilità  presunta, l’argine affidabile.
Dice Paolo Mieli: “Il clima è cambiato. L’ultima volta che si eleggeva il capo dello Stato, Berlusconi stava andando ai servizi sociali senza manette e ora che i nuovi barbari sono i Cinque Stelle torna come salvatore della patria. Da qualunque parte lo guardi è un alleato di un possibile governo. Così viene vissuto”.
C’entrano certo il carattere e i vizi degli italiani, avvezzi alla comodità  di un oblio repentino più che alla fatica della memoria, grande costante della storia d’Italia: “È un classico — prosegue Mieli — di questo paese. La demonizzazione successiva comporta sempre la riabilitazione parziale o totale del demonizzato dell’ora precedente. Ricorda Cossiga? Il partito che ne chiese l’impeachment per gladio e i i servizi deviati alla fine degli anni Novanta lo portò in trionfo alla festa dell’Unità  neanche fosse un Lenin redivivo”
C’entra però molto, forse soprattutto, la politica di oggi: “Il suo ritorno — sostiene lo storico Giovanni Orsina — è il sintomo di un cambio d’epoca, ovvero della crisi di un sistema politico che non riesce a produrre nulla di nuovo e a stabilizzarsi, e che consuma soluzioni, come il renzismo disintegrato in tre anni”.
Si spiega così perchè un pezzo dell’establishment racconta un Berlusconi “potabile”, “moderato”, con i giornali del mondo dell’impresa che rimuovono il ricordo del default economico del 2011 (ricordate il “fate presto” del Sole) e gli oppositori politici che rimuovono la gigantesca anomalia democratica che ha rappresentato (e rappresenta) con un mai irrisolto conflitto di interessi, e un imbarazzante bagaglio di scandali etici e processuali.
Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl ai tempi del famoso assedio “politico-mediatico-giudiziario” non riesce a capacitarsi di cotanta benevolenza: “Parliamoci chiaro. Siamo in una situazione ultra-paradossale. Che cosa significa la frase di Scalfari “tra Berlusconi e Di Maio voterei Berlusconi”? Significa che essendo tutti terrorizzati sia dal Movimento a Cinque stelle sia da Salvini, oggi si perdona a Berlusconi anche quello che costituì la ragione della demonizzazione più totale, come il suo rapporto spregiudicato con le donne, peraltro in un momento in cui si discute solo di scandali sessuali, da Weinstein a Brizzi”.
È cambiato il clima, oltre ai rapporti di forza per cui l’ex premier non è più il dominus assoluto del paese, ma solo un attore rilevante del gioco politico.
Paradigmatica, di questo nuovo clima, anche la vicenda dell’assegno di Veronica, la grande accusatrice “politica” del “ciarpame senza pudore” e del “mio marito è un uomo malato”, revocato dalla corte d’appello di Milano.
Impensabile, solo qualche anno fa, quando la “malattia” dell’ex premier, cioè l’ossessiva dipendenza dal sesso faceva chiedere a mezza Italia se avesse la lucidità  di governare il paese e spingeva il Palazzo a costruire soluzioni di emergenza.
O anche l’udienza della Grande Chambre di Strasburgo, con i giudici che hanno preso molto sul serio il ricorso presentato dal Cavaliere sull’applicabilità  della Severino, e con le fanfare berlusconiane che si sono spente in un clima di rigore, sobrietà  e, perchè no, di moderazione per nulla evocativo delle scomposte intemerate dei questi vent’anni.
Prosegue Mieli: “È evidente che, in questo nuovo clima, lui asseconda, gioca, non è mica stupido. I suoi voti serviranno se si dovrà  fare un governo di unità  nazionale. Oggi il più grande ammiratore di Berlusconi, senza che lo dica, è Mario Draghi”.
E chissà  se è un caso che che proprio del presidente della Bce l’ex premier è assurto al ruolo di grande difensore, prima quando in Parlamento arrivò la famosa mozione del Pd per impedire il rinnovo di Visco poi in commissione banche, di fronte alla volontà  del Pd di coinvolgerlo: “Sarebbe da irresponsabili” disse.
Senza più la forza di un tempo, azzoppato dall’incandidabilità , comunque Berlusconi gode, di un vantaggio posizionale: principale azionista di un governo di destra, possibile partner di un governo di larghe intese, interlocutore “affidabile” di un certo establishment europeo: “Col senno di oggi — spiega Orsina — Berlusconi in realtà  è più establishment di altri. Così ti spieghi Scalfari e chi lo vede partner di un governo di larghe intese, perchè comunque ha un rapporto col sistema prolungato, con la politica sin dai tempi di Craxi, partecipa di una certa cultura dell’Italia repubblicana, ha un programma, la rivoluzione liberale, che sono gli anni ottanta, non il vaffa”.
Il Sistema, insomma, riconosce Berlusconi, Cavaliere non più nero, nè più Sua Emittenza o Papi, che in tv appare come un simpatico vecchietto finchè non parla di Dell’Utri o dei giudici, parole che, come una amara madeleine, fanno riemergere il tempo perduto.
E il Sistema con Berlusconi crea, già  ora, le condizioni per tutelarsi e autoriprodursi, come accaduto con la forzatura sulla legge elettorale, perfetta per escludere dalla prospettiva del governo le “turbolenze”, per la stabilità  immaginata, come i Cinque Stelle.
In questa dinamica (e in questo clima), di larghe intese già  in atto, l’attuale governo, a ben vedere, non è affatto ostile sui dossier che contano davvero per Berlusconi, anzi.
Di rottura del duopolio, per dirne una, non se ne è neanche parlato a proposito di interessi televisivi, nè di una riforma che costringesse una azienda cotta come Mediaset a investire per essere più competitiva.
Su sulla difesa di Mediaset da Vivendi il governo poi si è mobilitato più che per l’agenzia del farmaco, in nome dell’interesse nazionale. E soprattutto, con la mossa della golden power su Telecom, si è posto in una posizione terza e di garanzia, ponendo le basi per sminare dal tema del conflitto di interessi del Cavaliere il prossimo governo.
Sempre che questo schema e questo clima sopravviva a un ostacolo chiamato voto.

(da “Huffingtonpost”)

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GHEDINI: “POSSIBILE CANDIDARE BERLUSCONI CON RISERVA”

Novembre 23rd, 2017 Riccardo Fucile

IL LEGALE OTTIMISTA SULLA SENTENZA

“Siamo cautamente ottimisti sulla sentenza della Cedu, perchè la questione è stata ritenuta rilevante e seria”.
Ad affermarlo è Niccolò Ghedini, legale di Silvio Berlusconi, intervistato da Radio Anch’io, aggiungendo che “in ogni caso l’8 marzo 2018 sarà  possibile presentare un’istanza di riabilitazione in Italia per Silvio Berlusconi.
Questo estinguerebbe gli effetti della legge Severino.
È tecnicamente possibile – anticipa il senatore – anche una candidatura con riserva. La decisione la prenderà  lo stesso Berlusconi”.
Parla al Messaggero un altro del pool dei legali difensori di Berlusconi, Franco Coppi, il quale non azzarda previsioni, ma lascia trapelare fiducia nella sentenza di Strasburgo. Un ottimismo che sostanzia in punta di diritto, sostenendo che la Legge Severino non possa essere applicata al passato:
“La natura penale della norma si porta dietro a cascata tutti i principi che riguardano la sanzione, applicata retroattivamente. Lo è, ma anche se non fosse una norma penale, va detto che neppure le sanzioni amministrative possono essere retroattive. In questo caso, comunque, si tratta di una vera e propria pena accessoria, conseguente a una condanna” […] “Una sentenza favorevole cancellerebbe la decadenza e l’incandidabilità  e sarebbe immediatamente operativa nell’ambito dell’ordinamento”.
Scrive la Stampa che l’attesa di Berlusconi è all’insegna del relax, senza stress:
“Berlusconi è solo l’ultima celebrità  nel carnet del Palace Hotel di Merano, lussuosissimo albergone fuori dipinto nel tipico giallino asburgico e dentro pieno di famosi e non (ma comunque danarosi: per 6 giorni di cure detox si parte da un minimo di 3.640 euro) che deambulano da un massaggio a un check up in accappatoio e pantofole. Qui officia il mago del benessereo Henri Chenot: per lui l’attuale Silvio Berlusconi dimagrito e ringiovanito è quasi uno spot vivente”.

(da “Huffingtonpost”)

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“PERCHE’ BERLUSCONI E’ DECADUTO E MINZOLINI NO?”: LA CORTE DI STRASBURGO DECIDE SULLA CANDIDABILITA’

Novembre 22nd, 2017 Riccardo Fucile

IL FATTO CHE GRAZIE AL PD L’EX DIRETTORE DEL TG1 FU SALVATO E’ OGGETTO DI DOMANDE SU “DISCREPANZE” TRA I DUE CASI

Quando otto mesi fa il Senato salvò dalla decadenza Augusto Minzolini, ex direttore del Tg1 condannato per peculato, tra i parlamentari che votarono contro ce ne fu uno che fu più contento di altri: Niccolò Ghedini.
Lo storico avvocato di Silvio Berlusconi aveva assistito in diretta alla rottamazione — grazie ai voti di Fi e Pd — della legge Severino, norma che aveva portato all’espulsione da Palazzo Madama dell’ormai ex Cavaliere.
Una decisione quella dei parlamentati che si potrebbe trasformare nel grimaldello capace di scardinare la tanto odiata legge. “Fatti identici trattati in maniera diversa” disse il legale già  pensando a Straburgo.
E oggi diversi giudici della Corte europea dei diritti umani, dove si tiene l’unica e ultima udienza per il ricorso presentato dall’ex premier davanti a oltre 500 persone tra giornalisti, studenti e avvocati, hanno chiesto conto ai rappresentanti del governo italiano sulle “discrepanze” tra il caso di Berlusconi e quello di Minzolini.
Il giudice islandese Robert Spano ha chiesto se le regole possono spiegare “se in un particolare caso può essere esercitato un potere discrezionale” da parte del Senato.
Il magistrato portoghese Paulo Pinto de Albuquerque, ha chiesto ragione di un altro punto sottolineato dai legali di Berlusconi: “La scelta di procedere al Senato con uno scrutinio pubblico malgrado il regolamento preveda un voto segreto in tutti i casi”.
Gli avvocati del governo italiano: “Rispettata la Convenzione”
“Il governo italiano ha rispettato la Convenzione dei diritti dell’uomo, nessuna violazione può essergli attribuita — ha dichiarato il rappresentante del governo, Maria Giuliana Civinini — Il diritto è stato scrupolosamente rispettato”. La decisione della decadenza da senatore e della sua ineleggibilità  “non è stata arbitrariaè arrivata al termine di una procedura che ha rispettato tutti i diritti” del Cavaliere. Ma non solo: “L’applicazione della legge Severino non è stata nè persecutrice nè ad personam” ha aggiunto Civinini parlando davanti ai 17 giudici della Corte. Civinini ha attaccato tutti i punti della difesa, in particolare quello della presunta retroattività  nell’applicazione della legge Severino. “La legge — ha replicato — si è applicata alle elezioni di febbraio 2013, vale a dire dopo l’adozione della legge”. Civinini ha ricordato la cronologia del caso all’esame della Corte: la condanna di Berlusconi per frode fiscale a ottobre 2012, l’entrata in vigore della legge Severino a novembre, le elezioni a febbraio, la condanna in appello a maggio 2013 e il pronunciamento in Cassazione ad agosto. L’avvocato del governo ha sostenuto che la procedura seguita nei casi di Berlusconi e Minzolini “è stata esattamente la stessa” aggiungendo, secondo quanto riporta l’Ansa, l’affermazione che “la differenza è che per il primo si tratta di una non validazione del risultato elettorale, per Minzolini si tratta di decadenza. Al Senato c’è stata una discussione ampia e libera e bisogna sottolineare che molti anche nel Pd hanno votato contro la decadenza di Minzolini”, per il quale “il Parlamento ha valutato che ci fossero dubbi sull’imparzialità  del tribunale d’appello“.
Gli avvocati dell’ex premier: “Legge di natura penale e retroattiva”
Poco prima infatti il legale di Silvio Berlusconi, Edward Fitzgerald, aveva sottolineato che nel caso del Cavaliere “la legge Severino è stata applicata a fatti contestati per gli anni 1995-1998, quindici prima che la legge fosse adottata”.
Berlusconi, ha aggiunto davanti alla Corte di Strasburgo “è stato privato del suo seggio con un voto in un Senato composto a maggioranza da suoi avversari: non era giustizia ma ma un anfiteatro romano in cui una maggioranza di pollice versi o pollici in alto decidono se uno va su o giù”. Per Fitzgerald la legge Severino “è di natura penale e retroattiva”.
Ciononostante la decisione del Senato, ha aggiunto, “non è stata in seguito sottoposta ad alcuna corte”. Il legale aveva anche sottolineato la differenza di applicazione della legge nel caso Minzolini: “Se la legge non è chiara nel suo esercizio c’è ogni volta un rischio reale di abuso. Una situazione non conforme allo Stato di diritto”. Una tesi però smentita dai giuristi italiani e dalla stessa corte Costituzionale.
Il precedente: Gabetti-Ifil
In verità  a favore dell’ex Cavaliere potrebbe giocare anche una precedente sentenza della Corte europea dei diritti umani sul caso Grande Stevens, citata dal professor Franco Coppi durante la sua arringa in Cassazione per il processo Mediaset il 18 marzo del 2014.
Il verdetto della Cedu era stato emesso solo il 4 marzo e aveva esteso il principio giuridico del “ne bis in idem”   (che prevede che non si possa essere condannati due volte per lo stesso fatto), sinora limitato alle sanzioni penali, anche alle pene amministrative.
La corte di Strasburgo aveva stabilito che, istruendo un processo penale contro Franzo Grande Stevens e Gianluigi Gabetti per Ifil-Exor (poi conclusosi con l’assoluzione), l’Italia aveva commesso un abuso, perchè i due erano già  stati condannati in via amministrativa dopo una procedura promossa dalla Consob, l’organo di vigilanza della Borsa.
Di qui, per Strasburgo, la violazione dell’articolo 4 del protocollo 7 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che stabilisce che non si può essere giudicati e puniti due volte per lo stesso reato.
L’avvocato Coppi aveva sostenuto che il verdetto di Strasburgo aveva attinenza con la vicenda del Cavaliere in quanto “affronta il problema della cumulabilità  delle sanzioni penali e rileva che qualora una sanzione accessoria, non importa se di natura penale o amministrativa, incide su diritti fondamentali, allora non può essere cumulata con un’altra sanzione simile”.
La Cassazione aveva poi confermato la condanna per l’ex Cavaliere e di fatto messo in moto il meccanismo che lo portò alla decadenza.
“Sono state fatte domande molto acute dalla Corte, alle quali è stata data risposta, ora aspettiamo la decisione con una qualche fiducia” dice oggi Coppi. I tempi per la sentenza “non sono brevissimi noi avremmo tutto l’interesse a conoscere l’esito nel più breve tempo possibile ma non possiamo farci niente”. I termini della questione, ha aggiunto “erano quelli che avevamo rappresentato nei motivi scritti”.
La Commissione di Venezia: “Legge Severino rispetta diritti”
Al vaglio dei magistrati ci sarà  anche il parere della Commissione di Venezia. organo d’esperti costituzionalisti del Consiglio d’Europa. L’iter seguito in Italia per decretare la decadenza di Silvio Berlusconi da parlamentare è in linea con le condizioni minime di tutela dei diritti umani.
Un parere tutt’altro che positivo per l’ex premier. Che invece si dice fiducioso: “In queste ore sono davvero sereno e soprattutto fiducioso. Mi aspetto che la Corte di #Strasburgo accolga il mio ricorso. Il mio ruolo nella prossima campagna elettorale è comunque chiaro: sarò in campo per portare il centrodestra al governo del Paese”. Ad aspettarlo c’è Matteo Renzi che conferma di sperare che il Cavaliere possa essere candidabile e poter “fare campagna elettorale”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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IN CAMPO DA INCANDIDABILE

Novembre 21st, 2017 Riccardo Fucile

ALLA VIGILIA DI STRASBURGO, IL CAV NON SI ASPETTA NULLA, TEMPI LUNGHI PER LA SENTENZA… L’8 MARZO POTRA’ PERO’ PRESENTARE LA DOMANDA DI “RIABILITAZIONE”, CONCESSA DOPO TRE ANNI DALLA CONDANNA

L’immagine dice tutto. Quando i giudici della Corte europea si riuniranno a Strasburgo, in questo atteso 22 novembre, per discutere il caso della decadenza di Silvio Berlusconi, il Cavaliere sarà  a Merano, per un’ennesima tappa della sua remise en forme, sia pur di pochi giorni.
Strasburgo. Merano, tra tisane, saune, massaggi. Segno di distacco, anche emotivo, rispetto alle febbrili attese di ben altre camere di consiglio.
La verità  è che Silvio Berlusconi non si aspetta nulla da Strasburgo, per quanto pensi che, nel merito, la questione giuridica sia tutt’altro che scontata nell’esito, scartabellando i precedenti della giustizia europea.
E si prepara a una campagna elettorale da “incandidabile”: “Sarò in campo, comunque vada a Strasburgo”, dice a Matrix (registrato prima di andare a Merano) consapevole dell’aria che tira.
Per quando auspichi una sentenza a breve, nel giro di pochi mesi, è consapevole che, per le questioni più controverse, i tempi della Corte vanno dai nove ai dodici mesi. Certo, gli avvocati al termine della riunione della Grande Chambre saranno in grado di “annusare” il clima che si respira, diventato “politicamente” meno ostile dopo la grande riappacificazione con la Merkel a cui ha lavorato Tajani, ma è assai complicato che il “verdetto” possa arrivare prima del voto.
Il che, al netto delle dichiarazioni ufficiali, può persino tornare utile, considerata l’imprevedibilità  dell’esito finale.
Perchè consente di impostare una campagna elettorale da vittima di una persecuzione politica e giudiziaria, in attesa di un giudice a Strasburgo che gli restituisca l’onore perduto. Al contrario una sentenza sfavorevole, quella sì, sarebbe un duro colpo, che chiuderebbe per sempre la questione.
C’è un motivo, però, se al netto di Strasburgo, nei giorni scorsi, l’ex premier di fatto ha chiesto un election day che accorpi il voto politico e le amministrative a maggio: “Ci sarebbe stato bene anche aprile — dice una fonte molto vicina al Cavaliere — ma non marzo”.
E riguarda la seconda carta che gli avvocati vorrebbero giocarsi per ottenere, o provarci, la ricandidabilità . Ovvero: la “riabilitazione”.
Spieghiamo di che si tratta. L’ex premier, in conseguenza di una condanna per frode fiscale, non è solo un ex senatore decaduto dalla carica ma, in base alle legge Severino, è anche incandidabile fino al 2019, fino cioè a sei anni dopo che la pena si è estinta.
A meno che, come previsto dalla Severino, non ottenga prima la “riabilitazione”. Secondo l’articolo 179 del codice penale, trascorsi tre anni (dall’estinzione della pena) il condannato può chiedere la riabilitazione.
E può ottenerla qualora “abbia dato prove effettive e costanti di buona condotta”.
Nel caso di Berlusconi la condotta è sempre un capitolo movimentato, a giudicare da inchieste e procedimenti ancora in piedi, come la corruzione in atti giudiziari nel Ruby ter e la compravendita dei senatori a Napoli.
L’oggetto della valutazione però per ottenere la riabilitazione sarebbe la condotta, non in generale intesa come stile di vita o ipotesi di reati in altri processi, ma in merito a come è stata scontata la pena nel procedimento in questione, in questo caso la frode fiscale.
Ecco l’importanza dei tempi.
Tre anni significa che a partire dall’8 marzo 2018, Berlusconi potrà  presentare domanda al tribunale di sorveglianza per chiedere di essere riabilitato.
È un passaggio cruciale questo, a prescindere da Strasburgo, dove appunto la sentenza richiede tempi lunghi.
In questi giorni più di un ambasciatore berlusconiano ha avuto qualche colloquio col Nazareno e con qualche ufficio del Quirinale, per capire se ci sono margini rispetto all’ipotesi di un voto a marzo che, al momento, sembra essere nei Palazzi che contano quella considerata prevalente.
Uno di loro dice: “Il paradosso è che noi stiamo facendo campagna elettorale contro Grillo, Renzi invece la sta facendo contro di noi. Vuole votare tra il 4 e il 18 marzo, punto, senza concederci altro tempo. E al Colle prenderanno atto delle decisioni del governo e del partito di maggioranza relativa. Non è in atto, nè ci sarà  nessuna moral suasion per allungare i tempi”.
Il voto a marzo, evidentemente, fa franare anche questa seconda strada che gli avvocati vorrebbero tentare.
Per quanto sia allo studio qualche diavoleria, come l’ipotesi di una candidatura con riserva, in attesa del pronunciamento del tribunale sulla riabilitazione, il dato politico è che Silvio Berlusconi dovrà  affrontare una campagna elettorale da incandidabile, anche se con una forma fisica perfetta e, con essa, un grande recupero di energia e vitalità .

(da “Huffingtonpost”)

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STRASBURGO, E’ L’ORA DI BERLUSCONI, DOMANI L’UDIENZA

Novembre 21st, 2017 Riccardo Fucile

DECIDONO 17 GIUDICI, INDEFINITI I TEMPI DEL VERDETTO CHE POTREBBE ARRIVARE ANCHE TRA UN ANNO

Sarà  una professoressa tedesca di Diritto pubblico, 54 anni, già  membro della Pontificia accademia delle Scienze sociali nominata da Benedetto XVI (bavarese come lei), a presiedere l’udienza della Grande Camera della Corte europea dei diritti umani che domani discuterà  il ricorso di Silvio Berlusconi contro la decadenza da senatore.
Angelika Nussberger, componente della Cedu dal 2011, sostituisce il giudice italiano Guido Raimondi, che avrebbe dovuto guidare il collegio ma ha deciso di astenersi; probabilmente per motivi di opportunità , poichè a suo tempo fu selezionato in una terna di candidati proposta dal governo Berlusconi.
Il suo posto, per il dibattimento di domani, sarà  preso dalla professoressa Ida Caracciolo, ordinario di Diritto internazionale a Napoli.
Oltre alla presidente Nussberger e alla giudice Caracciolo, la Grande Camera conta altri 15 componenti, in rappresentanza di altrettanti Paesi europei, dalla Grecia alla Macedonia, passando per Svezia, Montenegro e altri ancora (tra le nazioni non rappresentate ci sono le vicine Spagna e Francia).
Sono loro che dovranno stabilire se l’estromissione del fondatore di Forza Italia dal Parlamento, sancita 4 anni fa dal Senato sulla base del decreto varato dal governo Monti in applicazione della cosiddetta legge Severino, abbia violato oppure no almeno tre principi della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (irretroattività  delle sanzioni punitive, proporzionalità , diritto a un giudice imparziale).
Quei 17 giudici hanno già  letto e studiato le memorie e le contromemorie scritte, con gli argomenti dei ricorrenti che contestano la decisione del Senato e quelle del governo italiano che invece la difende, nonchè il parere della «Commissione di Venezia» a sostegno della legittimità  della norma e della procedura italiana; il parere contrario dell’ex presidente della Cedu Jean Paul Costa, presentato dall’Associazione radicale Marco Pannella, è stato invece escluso dagli atti.
Alle 9.15 di domani comincerà  l’esposizione orale.
Mezz’ora di tempo per ciascuna parte, che dovranno dividersi da un lato i tre avvocati di Berlusconi (Andrea Saccucci, Bruno Nascimbene e l’inglese Edward Fitzgerald) e dall’altro gli agenti del governo, i magistrati Maria Giuliana Civinini e Paola Accardo. Poi ogni giudice potrà  chiedere chiarimenti ai rappresentanti dei due schieramenti, i quali – al termine di una breve interruzione – risponderanno avendo a disposizione, sia gli uni che gli altri, 10 minuti.
In previsione di eventuali domande sulla condanna di Berlusconi a 4 anni di carcere per frode fiscale (da cui è scaturita l’estromissione dal Parlamento) la formazione dei difensori dell’ex premier comprende anche Franco Coppi e Nicolò Ghedini, che hanno seguito i processi.
Dopo quest’ultimo passaggio, la presidente Nussberger dichiarerà  chiusa la discussione e la Corte si ritirerà  in camera di consiglio.
Che si svolgerà , a più riprese, per un tempo indeterminato. Tanto sono prefissati e rigorosamente contingentati i tempi dell’udienza, infatti, tanto sono indefiniti e aleatori quelli necessari per il verdetto.
Mediamente i giudici di Strasburgo impiegano 9 mesi, ma per le questioni più controverse e delicate possono impiegare più di un anno e oltre.
Si dice che Berlusconi auspichi la sentenza a breve (e per questo vorrebbe che la scadenza elettorale in Italia slittasse al termine ultimo di maggio), sul presupposto che il suo ricorso venga accolto; nessuno però è in grado di confermare questa previsione, e in ogni caso per farlo tornare eleggibile ci vorrebbe l’ulteriore pronuncia di un giudice italiano.
Ma considerata l’imprevedibilità  dell’esito, anche una non-decisione prima del voto potrebbe tornargli utile; resterebbe incandidabile, ma ciò non gli impedirebbe di poter denunciare, nella campagna elettorale, una presunta violazione dei propri diritti.
Al contrario di una sentenza a lui sfavorevole.

(da “il Corriere della Sera”)

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