Settembre 29th, 2016 Riccardo Fucile
SE NE RIPARLERA’ A META’ NOVEMBRE ALLA CONVENTION DI FORZA ITALIA… INTANTO LE RETI MEDIASET SI GUARDANO BENE DALLO SCARICARE IL GOVERNO
In altri tempi un vertice pomeridiano ad Arcore con tutti i potenziali alleati, per di più preparato negli ultimi due giorni da Berlusconi in persona, si sarebbe prestato al titolo di “svolta”.
Soprattutto a leggere il comunicato congiunto con cui l’ex premier, Salvini e Meloni si impegnano – nero su bianco e tutti assieme per la prima volta — a un no senza se e senza ma al referendum, a scrivere un programma comune e, soprattutto, a non sostenere alcun governo non eletto dal popolo in caso di vittoria del no.
E questa, in altri tempi, sarebbe la notizia, dopo giorni di voci, indiscrezioni, perfidi retroscena delle solite jene dattilografe che raccontavano di una doppiezza di Berlusconi, che sostiene oggi un no tiepido per tenersi aperta la strada di larghe intese domani.
Se non che, nel lungo autunno del patriarca, di definitivo c’è assai poco, fuorchè le ottanta candeline che spegnerà in un pranzo con la famiglia.
E scommettere su un percorso che lo vedrebbe certamente di nuovo in campo a metà novembre, alla convention programmatica di Forza Italia, è un azzardo.
Nello staff più stretto spiegano, e c’è da crederci, che la voglia di combattere è la stessa di una volta, lo spirito è quello di un quarantenne che ha una gran voglia di tornare, perchè è consapevole che, finchè non c’è in campo lui, “metà dell’elettorato di Forza Italia resta indeciso e non si sposta sul no”.
Poi però trapela che la famiglia è sempre vigile, dopo la lunga era dell’imprudenza. E che ha preteso controlli seri e rigorosi prima di autorizzare il patriarca a tornare agli antichi ritmi.
Gli spifferi di Arcore indicano già in questo fine settimane l’inizio dei controlli, notizia avvolta da un comprensibile alone di mistero.
Pare infatti che saranno un po’ più complicati di una visita di routine al San Raffale e che il Cavaliere potrebbe andare a farli a Houston, o comunque negli States.
Questo non significa affatto che la riabilitazione post intervento abbia avuto degli intoppi, anzi, il Cavaliere ha risposto benissimo.
L’attività politica, però, con le sue infinite riunioni, la necessità di concentrazione per ore, i suoi stress e le sue scariche di adrenalina è tutt’altra cosa e qui la volontà deve misurarsi con la compatibilità , secondo la nuova inderogabile cornice di regole fissata dalla famiglia.
Ecco dunque come la “svolta” del vertice diventa un segnale del momento, perchè tutto torna ad avvitarsi attorno alla questione, mai sciolta.
E cioè che Berlusconi non ha mai immaginato altra leadership all’infuori di sè.
E un conto è se le forze gli consentono di esserci, altro è se non glielo consentono.
In questo quadro l’azienda — basta vedere i tg — non ha pensato un solo attimo di scaricare il governo, neanche ora che Berlusconi prova a iniettare fiducia su una nuova linea: “Dopo Renzi — ha detto nel corso del vertice — non c’è nè il diluvio nè Grillo. Dobbiamo costruire noi l’alternativa”. Chissà .
I più maliziosi sottolineano come a conti fatti, fino a metà novembre almeno, Berlusconi non metterà la faccia sulla campagna referendaria. Poi si vedrà .
A proposito, quando sono usciti da Arcore i primi a interrogarsi su quanto durerà la svolta sono stati Salvini e la Meloni.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 28th, 2016 Riccardo Fucile
IL BILANCIO POLITICO DEL LEADER CHE COMPIE 80 ANNI: “NON HO MAI SBAGLIATO UN COLPO”
Il visionario Berlusconi continua ad avere una sola e unica visione: Berlusconi.
E infatti nei giorni in cui legge con gusto misto a indignazione «la commemorazione dei nemici», lavora alla commemorazione di se stesso con un approccio programmatico e niente affatto consuntivo:
«Farò un terzo predellino», dopo quello di Casalecchio di Reno e dopo quello di Milano. Se glissa ancora sulla data c’è un motivo, lo si intuisce da un passaggio dell’intervista concessa a Libero dal suo avvocato Ghedini:
«A primavera, vogliamo sperare, davanti alla Corte europea l’ingiusta condanna del primo agosto 2013 sarà riconosciuta con tutte le sue anomalie. Il presidente risulterà doppiamente e totalmente innocente».
«Lo so che ci ridono sopra», dice il Cavaliere. È da anni che sente ridere di sè.
Fu proprio questo l’argomento con cui accolse Martino ad Arcore in una sera d’estate del 1993: «Caro professore, quando stavo nel campo dell’edilizia e spiegai ai miei collaboratori che volevo costruire una nuova città , loro risero. Quando annunciai all’avvocato Agnelli che avevo acquistato una tv per fare concorrenza alla Rai, lui rise. Quando dissi a Boniperti che avevo preso il Milan per vincere in Italia e nel mondo, lui rise. Ora la prego, se le dico che voglio fondare un partito per andare al governo, non rida».
La futura «tessera numero due» di Forza Italia faticò a restar serio, più o meno lo stesso sforzo che Berlusconi legge sui volti annoiati dei dirigenti azzurri quando – ad ogni riunione – parte con la storia del «complotto» e chiude una decina di minuti dopo con «l’assoluta certezza» che la Corte europea «mi restituirà l’onore».
Se il Cavaliere è stato sempre vissuto come un folle, è perchè a un visionario nessuno può dar mai ragione.
Perciò di quegli scherni non si cura, capace com’è stato (finora) di capovolgere il senso dello slogan sessantottino, e di seppellire gli altri sotto le loro risate.
Così, nonostante la torta di compleanno sia stracolma di candeline, Berlusconi non cambia obiettivo nè liturgia.
L’intervista a Chiè la plastica rappresentazione di ciò che non pensa davvero e nel profondo di se stesso: l’immagine del «patriarca» che guarda «in modo ancora incerto al futuro», somiglia alla foto con cui si offrì senza filtri e con le rughe per contrapporsi al giovanilismo di Renzi.
Certo è sincero quando racconta che, con l’arrivo della malattia «e soprattutto con l’operazione, ho avuto la consapevolezza di essere ormai un uomo di ottant’anni».
Ma è nel rendiconto politico, è dopo aver spiegato di esser sceso in campo «solo per impedire l’ascesa al potere dei comunisti», che Berlusconi si tradisce: «Non ho mai sbagliato un colpo».
Francesco Verderami
(da “il Corriere della Sera”)
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Settembre 25th, 2016 Riccardo Fucile
IL CENTRODESTRA CON IL MAGGIORITARIO OGGI NON ARRIVEREBBE NEPPURE AL BALLOTTAGGIO, MENTRE CON IL PROPORZIONALE FORZA ITALIA POTREBBE ESSERE DETERMINANTE
La voglia di proporzionale si st a diffondendo a macchia d’olio. Ma non è una sorpresa.
Il nostro in fondo è sempre stato un paese più proporzionale che maggioritario. L’idea che una minoranza possa diventare maggioranza attraverso il sistema elettorale fa fatica ad essere accettata a livello di massa.
E certamente non piace alla maggioranza della nostra classe politica che preferisce sistemi in cui la formazione dei governi avviene dopo il voto e non con il voto.
Il maggioritario è arrivato nel 1994 per caso. Grazie a un referendum che gli elettori non potevano capire ma che hanno utilizzato per esprimere rabbia e voglia di cambiamento.
Dietro quel voto non si è sviluppata una cultura diffusa a sostegno dell’idea che la stabilità dei governi sia tanto importante quanto la rappresentatività dei parlamenti.
Nonostante ciò, il maggioritario è sopravvissuto. Grazie soprattutto a Silvio Berlusconi. Il leader di Forza Italia lo ha sfruttato per riunire intorno a sè e al suo partito i vari pezzi di una destra frammentata e eterogenea.
Lo ha fatto prima con i collegi uninominali della legge Mattarella e la creazione di Poli e di Case.
Poi ha sostituito nel 2005 quei collegi con il premio di maggioranza del famigerato porcellum. Lo strumento era diverso ma l’obiettivo era lo stesso: l’unificazione del centrodestra.
Con il porcellum ha sfiorato la vittoria nel 2006. Ha vinto nel 2008. E ha sfiorato di nuovo la vittoria alla Camera nel 2013.
Poi è arrivata la sentenza della Consulta del gennaio 2014 che ha resuscitato il proporzionale. Ma è arrivato anche Matteo Renzi cui il proporzionale non piaceva affatto.
Il segretario del Pd ha trovato in Berlusconi un alleato per tornare al maggioritario. L’Italicum è nato così. Ed è stato approvato con i voti di Fi fino alla conclusione del suo iter parlamentare.
Oggi le convenienze sono cambiate. Berlusconi non ha più interesse ad un sistema maggioritario. Soprattutto un sistema come l’Italicum che assicura sempre e comunque una maggioranza di seggi a chi vince.
Non gli conviene più. L’Italicum è stato negoziato e approvato in un periodo in cui Berlusconi nutriva ancora la convinzione che sarebbe riuscito a fare di Fi il collante del centrodestra, come dal 1994 in avanti.
All’epoca era certo che con la sua leadership questo schieramento sarebbe tornato competitivo, tanto da potersi giocare la vittoria con il Pd di Renzi. Per questo ha accettato il ballottaggio. Ne era talmente convinto che non si è opposto alla richiesta di Renzi di assegnare il premio non alla coalizione ma alla lista.
Questa convinzione oggi è svanita. E nemmeno Stefano Parisi sembra in grado di rivitalizzarla. Nelle condizioni in cui è, e in cui presumibilmente rimarrà nel medio termine, il centrodestra non solo non ha chance di vincere ma nemmeno di arrivare al ballottaggio.
Il secondo posto al secondo turno dell’Italicum è molto probabile che vada al M5s. Berlusconi è arrivato a questa – per lui triste – conclusione.
E allora un sistema elettorale che lo relegherebbe ai margini della politica non va bene. Molto meglio un sistema proporzionale. Magari corretto. Ma non troppo.
Basta fare due conti.
Anche se il Pd di Renzi arrivasse al 35% dei seggi, con chi farebbe il governo?
C’è qualcuno ancora disposto a credere che sia possibile un governo Pd-M5s?
Beh, se c’è non è certamente l’attuale premier. Ma l’idea di un governo Renzi-Di Maio è divertente.
Più realistica è la soluzione di un governo Pd-Fi. Semprechè ci siano i numeri.
Perchè a pensar male, si corre il rischio che i due partiti non bastino. E potrebbe essere un bel problema.
Che sia Renzi a presiederlo è cosa dubbia. Ma non è questo il punto. Chiunque sia il futuro premier, Fi – anche con il 12 % dei seggi – sarebbe indispensabile per fare qualunque governo.
Ed è questo che conta per Berlusconi. Visto che non può vincere, gli va bene anche partecipare. Evviva dunque il proporzionale!
Roberto D’Alimonte
(da “il Sole24ore”)
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Settembre 23rd, 2016 Riccardo Fucile
PRANZO AD ARCORE CON I BIG… IL NUOVO PROGETTO POTREBBE CHIAMARSI “PER L’ITALIA”
«Lasciamolo lavorare. Parisi è una persona seria, ci aiuterà ad allargare i confini di Forza Italia e riportare
al voto chi ci ha voltato le spalle».
Silvio Berlusconi, che già a luglio l’avrebbe voluto coordinatore del partito, ammette che l’ex direttore di Confindustria non scalda i cuori, non ha il suo carisma, ma non è un infiltrato, una quinta colonna dei nemici.
Come invece ha cercato di sostenere ieri Renato Brunetta all’ufficio di presidenza che si è svolto ad Arcore. Sì, perchè il capogruppo dei deputati azzurri avrebbe la prova che «Mr Chili» sia una sorta di cavallo di Troia: ne parlano troppo bene quelli che Brunetta chiama «i giornaloni».
Un ragionamento che non convince il Cavaliere e contrastato da Gianfranco Miccichè, coordinatore siciliano di Fi: «Ma ce l’ha prescritto il medico che dobbiamo sempre soffrire, scomparendo dalle cronache politiche? Vogliamo rimanere al 13%?».
Anche Mariastella Gelmini, Mara Carfagna e Francesco Giro pensano che finalmente ci sia una novità , una risorsa nuova spendibile per non farsi sopravanzare dalla Lega.
Senza per questo fare tabula rasa di coloro che sono rimasti in Fi e tenuto botta.
Il progetto di Parisi non è di farsi un suo partitino. Sta facendo quello che Berlusconi gli ha chiesto e che chiama «scouting»: un lavoro di scoperta, volti e persone concrete, portatori di idee ed esperienze professionali che vogliono impegnarsi con il centrodestra. Un lavoro per un programma di governo, credibile e fattibile.
Prima o poi questo esperimento politico confluirà in una Forza Italia rinnovata, forse anche nel nome.
Berlusconi da tempo accarezza «L’Altra Italia». Un’altra ipotesi gliel’ha suggerita Parisi: «Per l’Italia», rievocando quel grande «Per» che campeggiava alla convention di Milano. Ma è ancora presto per questo passaggio che dovrà varcare le forche caudine del referendum e della legge elettorale che ne conseguirà .
L’Italicum sarebbe la peggiore di tutte perchè costringerebbe i partiti del centrodestra in un solo listone.
L’ex premier vuole differenziare la sua area moderata del centrodestra e riportarla al comando della coalizione. «Non si vince con le posizioni della Lega».
Meglio il premio di maggioranza alla coalizione, ma senza il ballottaggio che potrebbe favorire i 5 Stelle, dunque.
«E se c’è una cosa che dobbiamo evitare assolutamente è che al governo vadano i grillini. Noi possiamo tornare a essere un’alternativa credibile a Renzi che sta facendo male in economia ed è ai margini dell’Europa».
Di Italicum e come cambiarlo se ne parlerà solo dopo il referendum e l’eventuale vittoria del no. E per far vincere il no, sostiene Berlusconi, «non basta il lavoro egregio di Brunetta: tutta Forza Italia deve essere impegnata».
In Fi più di uno ha letto in queste parole un modo per dire che il no interpretato solo da Brunetta è controproducente: rischia di favorire il sì.
«È vero che ancora non ha dato prova di fedeltà al progetto e alla storia di Forza Italia, ma lasciate lavorare Parisi», ha ripetuto Berlusconi che è tornato dopo mesi a partecipare attivamente a un vertice del suo partito dopo l’intervento al cuore.
Un pranzo con i vecchi tricolore di una volta. Prima un aperitivo in giardino, poi tutti dentro Villa San Martino, con il padrone di casa in forma.
Anche se a un certo punto ha ammesso che prima viveva come un quarantenne, ora è consapevole della sua età . Serve dunque cercare un candidato premier.
Cosa che potrebbe accadere molto presto se dovesse vincere il sì al referendum, perchè Renzi vorrà andare ad elezioni nel 2017.
E allora ben venga «Energie per l’Italia» di Parisi, che per ottobre sta preparando altri cinque appuntamenti in varie regioni come quello di Milano della scorsa settimana.
Se dovesse vincere il no, Berlusconi esclude di partecipare o sostenere un governo di scopo. È un’ipotesi che esclude anche Parisi al quale Berlusconi pensa come candidato premier di un centrodestra unito e competitivo.
Sempre che riesca ad animare l’area moderata della coalizione.
Amedeo La Mattina
(da “La Stampa”)
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Settembre 19th, 2016 Riccardo Fucile
“PARISI CI PORTA PEZZI DI SOCIETA’ CIVILE CHE CI HANNO ABBANDONATO DA TEMPO”… PREVISTO INCONTRO CON SALVINI
«Le vacanze sono finite. Si ricomincia…». Il ritmo della sua domenica è scandito dal viavai di
collaboratori che raccolgono le valigie all’ingresso di Villa Certosa.
Silvio Berlusconi prepara per tutta la giornata il suo ritorno ad Arcore e, di fatto, anche quello sulla scena politica.
Che potrebbe avvenire il giorno del suo ottantesimo compleanno, il 29 settembre prossimo, o poco dopo.
Ma perchè si possa tornare sulla scena, è necessario che dietro le quinte sia tutto in ordine, tutto pronto.
E la prima pagina del canovaccio che l’ex presidente del Consiglio ha intenzione di recitare sul palcoscenico del cantiere del nuovo centrodestra sarà scritta probabilmente tra qualche ora.
Quando, forse a mo’ di omaggio rispetto agli antichi fasti dei «lunedì sera» passati con Umberto Bossi, a varcare il cancello di Villa San Martino sarà Matteo Salvini, il leader della Lega reduce dalla tradizionale adunata del Carroccio a Pontida.
A meno di colpi di scena dell’ultima ora, insomma, i due leader dei partiti pilastro del centrodestra tradizionale si ritroveranno faccia a faccia stasera.
È possibile che Salvini chieda a Berlusconi di «mettere la faccia» sulla battaglia del No al referendum, che insista perchè il leader azzurro freni la (presunta) emorragia di quegli elettori azzurri tentati dall’astensione o dal voto pro-Renzi.
Ed è altrettanto possibile che Berlusconi replichi confermando la sua inclinazione a «stare lontano dalle televisioni» ancora per un po’.
Così com’è probabile che Forza Italia e la Lega mettano sul tavolo un generico accordo «a favore dell’unità del centrodestra» lasciando sospesi tutti i dubbi su leadership e assetto.
Ma visto che ci sono nodi che non possono non essere sciolti, ecco che durante tutta la giornata di ieri Berlusconi ha iniziato a far capire come la pensa su molti di questi.
A cominciare dal ruolo di Stefano Parisi. Ad alcuni dei parlamentari azzurri che hanno passato il sabato e la domenica a intasare il centralino della sua residenza sarda, per esempio, l’ex premier ha dato della convention parisiana una lettura tra luci e ombre.
«Non so se dovevo aspettarmi qualcosa di diverso. Certo, da quello che ho visto mi è parsa un’adunata poco scintillante e un po’ troppo professorale», si è lasciato scappare con alcuni interlocutori.
E quando molti forzisti gli hanno fatto notare che «Parisi l’ha citata pochissimo, quasi come se volesse tenersi a distanza dall’eredità berlusconiana», il diretto interessato ha quasi fatto finta di non sentire. «Forse è così. Di certo, Stefano può far riavvicinare a noi un pezzo di società civile e di imprenditoria con cui Forza Italia non parla da un pezzo», ha risposto citando – tra gli altri – il presidente di Federacciai Antonio Gozzi, salito sul palco alla convention dell’ex candidato sindaco di Milano.
Come nella più inossidabile tradizione del ventennio berlusconiano di governo, quindi, tra due scuole di pensiero l’ex premier sceglierà entrambe.
Tra il «nuovo» rappresentato da Parisi e il «vecchio» difeso dai colonnelli forzisti, Berlusconi punterà – come dicono i suoi – a «tenere dentro tutto».
Alcuni dei pezzi della società civile radunati dall’ex amministratore delegato di Fastweb saranno contattati per essere avvicinati o riavvicinati a Forza Italia.
Senza che questo, e sul punto il numero uno forzista ha rassicurato Giovanni Toti la settimana scorsa, comporti l’automatico pensionamento in blocco della vecchia guardia.
Dove si sta facendo chiarezza, e molta, è nel «gruppo ristretto» dei custodi dell’ortodossia berlusconiana che prima dell’estate hanno sostituito il «cerchio magico» degli ex fedelissimi.
Una squadra ristretta, che la famiglia (Marina su tutti) e gli amici di sempre (Confalonieri su tutti), guardano dal di fuori. Ma molto molto amalgamata.
Con Valentino Valentini addetto alla «strategia», Sestino Giacomoni dedicato all’«organizzazione» e Alfredo Messina alla «tesoreria», Niccolò Ghedini potrebbe essere chiamato – nelle settimane che verranno – ad avere maggiore visibilità rispetto agli ultimi due decenni passati a lavorare nell’ombra.
Vero o falso che sia, l’intervista a tutto campo rilasciata dall’avvocato padovano qualche giorno fa al quotidiano Libero è stata letta da molti forzisti come un «segnale».
Per i segnali più importanti, che riguardano il futuro del centrodestra, bisognerà aspettare stasera. Quando, se non ci saranno imprevisti dell’ultima ora, un’auto varcherà i cancelli di Arcore. Con i vetri oscurati. E Salvini a bordo.
Tommaso Labate
(da “il Corriere della Sera“)
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Settembre 17th, 2016 Riccardo Fucile
PARISI: “BASTA ESSERE CONTRO, COSTRUIAMO UNA NUOVA ITALIA”… “LA FRASE DI SALVINI SU CIAMPI? INCREDIBILE, SI QUALIFICA DA SOLA”… LA MISSION AFFIDATAGLI DA BERLUSCONI: RIPORTARE FORZA ITALIA AL 20%, POI SE SALVINI E MELONI NON CI STANNO, OGNUNO PER LA PROPRIA STRADA”
In mattinata Silvio Berlusconi ha chiamato Stefano Parisi. «In bocca al lupo. Vai avanti, non ascoltare le
critiche che vengono da Forza Italia».
E lui ci prova con il progetto «Energie PER l’Italia». Con il «per» tutto maiuscolo, come quello enorme e azzurro che campeggi al lato del palco e del megaschermo illuminato da tre lampadine: una di colore verde, la seconda bianca, la terza rossa.
Nelle intenzioni di Parisi sono le idee per riaccendere l’Italia,partendo da questo ex stabilimento industriale scelto proprio per il nome, Megawatt.
Se riuscirà veramente in questa impresa, di rianimare l’esangue area moderata che ristagna attorno a Forza Italia, a portare nuova linfa e farla salire nei sondaggi, allora Parisi avrà dimostrato di avere quel «quid» che da anni va cercando il Cavaliere.
A quel punto gli affiderà il partito, molto probabilmente pure cambiando nome al «glorioso» brand azzurro.
Parisi non nomina mai Berlusconi, ma questo fa parte del gioco.
E’ la missione politica che conta: riportare la nuova Forza Italia (o quella che diventerà anche nel possibile nuovo nome) attorno al 20%.
Da quella posizione di forza sarà possibile trattare con Salvini e Meloni.
Se non sarà possibile un accordo, ognuno per la propria strada.
E se poi Renzi dovesse scivolare sul No al referendum, allora ok al governo di scopo per fare la legge elettorale e magari qualcos’altro. Cosa che non vogliono Salvini e Meloni, perchè sarebbe «inciucio».
Posizione che tra l’altro condivide l’altro oppositore all’«operazione Parisi», ovvero il governatore Toti.
Ed è subito chiara l’intenzione di Parisi, anni luce lontanto dal capo leghista, che definisce Ciampi un «traditore della Patria».
«Una frase incredibile – dice Parisi a margine della kermesse – che si qualifica da sola. Io, aprendo questa convention, ho invece esaltato la figura di Ciampi. E’ stato un pezzo importante della mia via. Ero capo del dipartimento economico a Palazzo Chigi con Ciampi premier. Salvò l’Italia dal crack economico.
E’ stata una persona che rimarrà nella memoria del Paese, ha dato molto all’Italia», osserva l’ex direttore della Confindustria.
Fa una pausa e poi, per sottolineare la differenza con Salvini, aggiunge: «Io difendo e stimo pure Mattarella».
In platea, non in prima fila, ci sono pochi politici di Forza Italia. Solo quelli amici come il senatore Giro, il coordinatore siciliano Micchichè, l’ex grande capo ligure Scajola («Parisi è una delle ultime cose grandiose che si è inventato Berlusconi»).
C’è pure la Gelmini, molti di Ncd e Comunione e liberazione (Lupi, Formigoni, Amicone).
Ci sono gli ex sottosegretari Catricalà , Polillo; l’ex ministro Sacconi; gli ex sindaci milanesi Pellitteri e Albertini.
Sul palco una serie di interventi che, per la verità , non hanno riscaldato i partecipanti a Megawatt. Tranne suor Anna Monia Alfieri (applauditissima).
Poi Giacomo Lev Mannheimer (figlio nel noto sondaggista), il portavoce del family day Massimo Gandolfini, l’antropologa Maryan Ismail, il filosofo Carlo Lottieri, Marco Morganti di Banca Prossima e Giancarlo Cesana di CL.
La prima giornata si è conclusa con una tavola rotonda alla quale hanno partecipato i direttori Maurizio Molinari, Lucia Annunziata, Luciano Fontana, e Maurizio Belpietro.
Parisi in prima fila prende appunti. Bacchetta la platea che chiacchiera e non segue gli interventi («un vizio dei congressi dei vecchi partiti»)
Ogni tanto si alza per scambiare qualche battuta con i giornalisti. E quando gli chiediamo di Salvini che lo accusa di camminare sul marciapiede sbagliato della Merkel, risponde: «Noi siamo saldamente nel Ppe e in Europa. Vogliamo cambiare le regole, ma questa è la parte giusta».
Poi dal palco spiega cosa significa essere «PER». Dice basta al clima di odio che allontana le persone dalle urne.
«Siamo qui per costruire una piattaforma nuova. Vogliamo cambiare il clima, vogliamo che la gente non voti più “contro” qualcosa».
Certo, se Renzi perde il referendum per coerenza dovrà dimettersi. Poi? Si vedrà .
Intanto, bisogna preparare un’alternativa credibile, perchè non ci può essere solo quella tra il leader del Pd e il caos.
Un’alternativa di governo liberale, «affidabile e forte, che sia in grado di dare soluzioni programmatiche all’Italia».
Per Parisi quello di Milano è il primo passo che deve continuare nelle prossime settimane e mesi. «Presto avremo un nuovo programma di governo».
Amedeo La Mattina
(da “La Stampa”)
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Agosto 15th, 2016 Riccardo Fucile
CON PARISI SQUADRA DI 5-6 PERSONE… NON PIU’ TOP PLAYER MA ALLENATORE… SPAZIO A TOTI E AGLI ALTRI, MA CON ALTRI COMPITI
Il dibattito estivo che infiamma il suo partito non lo appassiona, anzi.
Nella calma di Villa Certosa Silvio Berlusconi pensa a riposarsi, riprendere le forze, godersi gli affetti familiari, con occhio attento a quello che si muove attorno alle sue aziende più che alla politica.
Ma con i fedelissimi che gli filtrano i rapporti con il mondo esterno – Letta, Ghedini, l’amico Confalonieri, Valentini, Giacomoni –, con gli amici più intimi, con qualche azzurro che riesce a intercettarlo, Berlusconi ha tracciato la linea sulla quale intende muoversi nelle prossime settimane.
E l’idea che si sta facendo di quello che dovrà essere il nuovo corso del centrodestra.
Il punto di partenza dei suoi ragionamenti è un dato di fatto: nè in Forza Italia nè nel centrodestra potrà mai più esserci un nuovo Berlusconi, un top player – dicono i suoi – «alla Pelè» che domina la scena, vince praticamente da solo le partite, rappresenta con la sua stessa immagine un’intera politica.
Oggi – a meno di colpi di scena che possano arrivare dalla Corte europea di Strasburgo con un’eventuale sentenza sulla legge Severino – Berlusconi è incandidabile.
Ma il suo ruolo – ne è convinto – non può limitarsi a quello di padre nobile. Piuttosto, l’ex premier – ormai non più presidente, almeno del suo Milan – si vede come «un allenatore», che dà gli schemi vincenti alla squadra, che mette in campo nei ruoli giusti i migliori giocatori che ha. Questo servirà per competere davvero
Se poi ad indossare la fascia di capitano della squadra sarà Stefano Parisi lo si capirà nei prossimi mesi.
All’ex candidato sindaco di Milano, è una certezza, il leader azzurro ha oggi affidato un mandato pieno: recuperare «i milioni di voti che abbiamo perduto» rivolgendosi a quel mondo che guarda ormai con diffidenza ai politici di professione.
Un uomo come Parisi – apparentemente esterno alla politica, capace di mettere assieme l’intera coalizione a Milano e ottenere un buon risultato – gli è sembrato la persona più adatta per «allargare il nostro consenso» anche a quella società civile che «ci ha voltato le spalle».
E l’unico che, non essendo nemmeno iscritto a FI, non avrebbe scatenato una guerra tra correnti se fosse stato nominato ad un alto incarico.
Ora, per Berlusconi, Parisi dovrà dimostrare il suo valore. Poi si vedrà .
Ma – è il messaggio che manda l’ex premier ai suoi per rassicurarli, e che qualcuno come Brunetta pare aver già colto («Se tiene unita FI ben venga, ma non sia strumento dei poteri forti») – non si muoverà da solo.
Servirà «una squadra di almeno 5-6 persone» con lui, facce nuove e non solo, che incarnino visivamente il nuovo progetto di FI.
Secondo i suoi, insomma, serviranno «da Parisi a Toti», non ci sono veti.
«Non voglio rottamare nessuno – ripete l’ex premier – ma è chiaro che chi fa politica da tanti anni dovrà avere un ruolo diverso ormai».
Svecchiare, rinnovare, aprirsi sono le parole d’ordine, con l’obiettivo di tornare ad essere una forza del 20% perchè «se rimaniamo a questi numeri, che ci facciamo in Parlamento con 50 deputati? Non conteremmo nulla».
E perchè, se FI tornerà ad essere dominante nella coalizione, la leadership sarà espressa dagli azzurri e non ci sarebbe nemmeno bisogno di ricorrere a primarie che continuano a non piacergli e che (di coalizione) potrebbero diventare una necessità solo se i partiti del centrodestra restassero di pari forza.
In questo quadro, si capisce come Berlusconi condivida pienamente il tentativo di Parisi di dare un’immagine «rassicurante» di FI: il No al referendum deve restare fermo, ma la proposta di Costituente va benissimo perchè «non possiamo apparire come quelli che dicono solo no».
E ben venga la convention che Parisi terrà settembre, che nasce e dovrà rimanere come un evento dal quale la politica resta fuori, proprio perchè servirà per aprirsi a nuovi mondi.
C’è però un dubbio che pervade gli azzurri: Parisi non sarà tentato di giocare in proprio, superando il berlusconismo, sfruttando FI come un trampolino per farsi un suo movimento, che secondo alcuni ha già un nome, «L’altra Italia»?
Berlusconi – giurano – non se ne preoccupa: senza di lui, ne è convinto, non si va lontano, e il caso Passera insegna.
Paola Di Caro
(da “Il Corriere della Sera”)
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Agosto 11th, 2016 Riccardo Fucile
MERCOLEDI’ A VILLA CERTOSA LA SOBRIA FESTA PER MARINA… IN FORZA ITALIA L’IDEA DI UN EVENTO IL 29 SETTEMBRE
«Hai visto com’è diventato bello questo parco? Hai visto questi nuovi alberi? Là in fondo abbiamo intenzione di piantare…». I
l tono di voce è pacato, l’animo sereno, la vitalità tanta, tantissima, pari solo alla decisione che «mi sono imposto», quella di «non violare le ferree prescrizioni che mi hanno imposto i medici».
La mania del giardino non è un dettaglio malinconico, come lo era nel Pu Yi immortalato da Bernardo Bertolucci nell’Ultimo Imperatore, ch’era finito a fare il giardiniere nell’immenso orto botanico di Pechino in cui lui – ultimo imperatore Quing della Cina – giocava da bambino.
È, piuttosto, la voglia di godersi appieno Villa Certosa, che nell’ultimo ventennio è stata teatro di turbolenze politiche e non, più che buen ritiro in cui ricalibrarsi in vista della nuova stagione.
L’ennesima metamorfosi
Il Silvio Berlusconi immortalato (e postato su Instagram) da Flavio Briatore, nella seconda immagine dal giorno dell’uscita dal San Raffaele (la prima è stata quella che lo vedeva al fianco dei nuovi proprietari del Milan), celebra nell’estate del 2016 la sua ennesima metamorfosi.
Libero dalle angosce pre-campionato del Milan appena ceduto, libero (momentaneamente) dall’ennesima ricostruzione di quel centrodestra che vorrebbe affidare alle mani di Stefano Parisi, e libero anche da quella «corte» di fedelissime cancellata dall’intervento della famiglia, l’ex presidente del Consiglio si dedica a tempo pieno al lavoro di nonno.
Tra la visione dei nipotini che già circolano per casa e l’attesa (delle figlie Barbara ed Eleonora) di quelli che nasceranno.
Una nuova stagione berlusconiana
Famiglia, figli, nipoti. Nipoti, famiglia, figli. L’ennesima spia di questa nuova stagione berlusconiana sta nella pianificazione della festa per i cinquant’anni della primogenita Marina, andata in scena mercoledì.
Lista degli invitati ridotta all’osso, nessun nome del jet-set, nessun effetto speciale se si elimina la voce secondo cui per allietare la serata era stato chiamato nientemeno che Andrea Bocelli (che ieri, tra l’altro, era proprio nella vicina Corsica).
Berlusconi, insomma, fa di tutto pur di non violare i diktat dei medici che gli hanno imposto il riposo e per non forzare nessuna delle tappe che mancano al suo ritorno sulla scena.
Che non è previsto alla convention del centrodestra promossa da Stefano Parisi, in programma subito dopo l’estate.
Ma il 29 settembre, giorno del suo ottantesimo compleanno, che più d’uno – così si vocifera all’interno di Forza Italia – vorrebbe trasformare in un «Silvio Berlusconi day».
Con tanto di super-parata di ospiti, selezionati tra le centinaia di big della politica, dell’imprenditoria, dello spettacolo e del calcio che con lui, a vario titolo, hanno lavorato.
Voglia di «tornare in campo e dare le carte»
«Sarà quello il giorno del suo ritorno sulla scena», spiegano a mezza bocca dal partito. Prima ci sarà solo il tempo per prendersi cura degli amati giardini e per continuare la sua lunga pausa da telecamere e riflettori.
Già , perchè Berlusconi vuole arrivare in forma anche all’appuntamento col referendum. Escluse, per adesso, partecipazioni attive ai comitati per il No, rimane invece intatta la voglia di «tornare in campo e dare le carte» – così dicono i suoi – qualora il governo Renzi cadesse.
Ricostruendo un nuovo patto del Nazareno, come maligna qualcuno? Oppure muovendosi nella direzione diametralmente opposta? Chissà .
Di certo c’è che Berlusconi, al momento, non vede nuovi incarichi per se stesso.
La prova l’hanno avuta tempo fa i rappresentanti della «Sacra Famiglia» di Cesano Boscone, il luogo in cui l’ex premier scontò i servizi sociali, che gli avrebbero offerto la presidenza dell’ente.
Ricevendo, in cambio, due cose. Un piccolo «no» e anche un grande «grazie».
Tommaso Labate
(da “il Corriere della Sera”)
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Agosto 2nd, 2016 Riccardo Fucile
CON QUESTA MOSSA FATTI FUORI MATTEOLI, GASPARRI, ROMANI, GIORGETTI, PRESTIGIACOMO, MARTINO, CESARO, MALAN E ALTRI
Nel 2013 l’allora Pdl provò a darsi il limite di tre legislature per scegliere chi ricandidare in Parlamento: poi però, tra una richiesta e una gentilezza, le maglie delle deroghe finirono per allargarsi parecchio.
Ora, in vista del restyling del centrodestra affidato da Berlusconi al manager Stefano Parisi, ricomincia a circolare in Forza Italia l’ipotesi di mettere un paletto chiaro alle future elezioni: fuori tutti quelli che hanno più di quattro legislature sulle spalle.
Un criterio per svecchiare la classe dirigente forzista insidiata dai tanti volti giovani dem e soprattutto grillini, che però – biografie alla mano – lascerebbe fuori vari pezzi da novanta del partito.
A rischio, per esempio, sarebbe Antonio Martino, tessera numero due di Forza Italia che contribuì a fondare, oggi deputato e già ministro degli Esteri e poi della Difesa: in Parlamento dal glorioso 1994, con questo criterio la prossima volta dovrebbe rimanere a casa.
Stessa sorte per uno dei volti femminili della prima Forza Italia, la siciliana Stefania Prestigiacomo, baby deputata nel 1994, da allora sempre rieletta e per due volte ministro, delle Pari opportunità e dell’Ambiente.
O ancora un altro berlusconiano della prima ora, il milanese Paolo Romani, ex editore di tv private, che oggi guida il gruppo al Senato (e che non si è spellato le mani ad applaudire l’operazione Parisi).
Con più di quattro legislature sarebbero fuori anche il senatore Antonio D’Alì, eletto la prima volta ventidue anni fa, e il suo collega a Palazzo Madama Lucio Malan, in questi mesi tra i più strenui oppositori della legge sulle unioni civili; l’ex tesoriere ed ex sottosegretario Rocco Crimi; l’ex presidente della provincia di Napoli Luigi Cesaro e il deputato campano Paolo Russo, approdato tra gli scranni già nel 1996.
Eletto a Montecitorio ancora prima di loro, sarebbe fuori anche l’ex ministro Elio Vito. Alla Camera ci è arrivato nel 1992 con la Lista Pannella: quattro anni dopo passò però con Berlusconi e nessuno li ha più separati: ora potrebbe incappare nella forbice di Parisi.
Che potrebbe rottamare pure qualche altro nome importante oggi in Forza Italia. Altero Matteoli, per esempio, siede in Parlamento dal lontano 1983: la bellezza di nove legislature tra Camera e Senato, per due volte è stato anche ministro.
Le prime sette elezioni, però, sono arrivate sotto il simbolo del Movimento sociale prima e di An dopo, motivo per cui la regola delle quattro legislature andrà ben specificata: più di quattro dentro Forza Italia, o più di quattro in generale?
Quattro intere, o se il governo cade prima e si interrompe l’esperienza il conteggio è da ripensare?
Se il criterio fosse più di quattro legislature in assoluto, con chiunque e qualunque durata abbiano, vorrebbe dire lasciare a casa la prossima volta anche un big del partito come Maurizio Gasparri, che in Parlamento siede dal 1992, pure lui prima per l’Msi e An e poi Pdl e FI.
Stessa regola varrebbe per il collega di uguale provenienza politica Franco Cardiello e il deputato ex An Alberto Giorgetti, o ancora per Gianfranco Rotondi, che in Parlamento ci è entrato nel 1994 ma allora stava nel Ppi.
Se poi la ricerca di facce nuove e fresche per un centrodestra rigenerato dovesse portare a molti nuovi innesti, allora si potrebbero anche rendere più restrittivi i criteri, escludendo chi sta svolgendo oggi la quarta legislatura (chi, insomma, è stato eletto a partire dal 2001): a quel punto, però, rischierebbero la rottamazione altri nomi cari a Berlusconi, dal fidato avvocato Niccolò Ghedini all’ex ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma, all’ex sottosegretaria calabrese Jole Santelli.
Ma, si sa, al dunque le maglie tendono ad allargarsi più che a stringersi.
E le deroghe a moltiplicarsi.
Francesca Schianchi
(da “La Stampa”)
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