Novembre 4th, 2016 Riccardo Fucile
LE AUTO CON IL LOGO DI FORZA ITALIA ATTRAVERSERANNO L’ITALIA PER UN MESE… MA IL 40% DEGLI ELETTORI DI FORZA ITALIA PROPENDE PER IL SI’
Parte ufficialmente oggi, da Villa Gernetto, la campagna referendaria per il No di Forza Italia. 
A dare l’avvio alla carovana delle automobili ‘500’ con il logo di Fi, che attraverseranno per un mese l’Italia, sarà il presidente del partito Silvio Berlusconi.
La decisione di dare il via alla campagna è arrivata nel corso della riunione dei coordinatori regionali di Forza Italia che si è tenuta a palazzo Grazioli alla presenza dello stesso ex premier e dell’amministratore del movimento, Alfredo Messina.
“A varare l’iniziativa – spiega una nota di Forza Italia – sarà il presidente Berlusconi in persona che farà ‘lezione’ sul referendum ad oltre 100 giovani, fra amministratori locali e militanti di Forza Italia, selezionati dall’onorevole Annagrazia Calabria (presidente di Forza Italia giovani), Alessandro Cattaneo (responsabile formazione), Simone Furlan (responsabile delle iniziative territoriali) e dai coordinatori regionali”, conclude la nota.
Chissà se il tour riuscirà a convincere quel 40% di elettori di Forza Italia che secondo i sondaggi sarebbero intenzionati a votare Si al refeendum, in disaccordo con la linea indicata dal partito.
(da agenzie)
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Novembre 1st, 2016 Riccardo Fucile
IL PIANO PER RIENTRARE AL GOVERNO E QUELLO PER ROTTAMARE I GRUPPI DI FORZA ITALIA
“La faccia in tv ce la metto solo se tra venti giorni il vantaggio del No sarà ancora consistente, e irrecuperabile, allora la vittoria sarà anche una mia vittoria”.
Se così invece non sarà – sostiene Silvio Berlusconi nelle conversazioni private coi pochi dirigenti fidati che ancora lo sentono – meglio non rischiare e dileguarsi in una prudente dissolvenza mediatica. Salvini lo sa e alza il tiro.
Anche perchè non è solo mediatica l’incertezza che lascia trapelare sul referendum costituzionale il quartier generale di Villa San Martino.
La clessidra corre veloce verso il 4 dicembre e il nodo ormai è politico. Tanto più dopo l’incontro al Quirinale con Sergio Mattarella di giovedì, nel corso del quale il leader di Forza Italia, pur ribadendo la linea del No, ha preannunciato che in ogni caso non chiederebbe le dimissioni automatiche di Renzi e che il suo partito darà comunque il suo contributo sulle riforme.
Che avrà voluto dire? Si prepara a un sostegno esterno, a nuove larghe intese?
I dirigenti da allora sono sperduti e in mezzo al guado. Mentre il Cavaliere non si decide a fare la mossa che tutti attendono, a spendersi nell’unico modo in cui sa essere ancora incisivo: comparire in tv e imprimere una linea davvero marcata anti Renzi sul referendum.
Gli annunci per il No limitati ai comunicati stampa e le accuse di Matteo Salvini alle tv Mediaset (“Peggio della Rai, schierate per il Sì”) hanno alimentato il caos nel mondo berlusconiano.
Con l’eccezione del governatore Giovanni Toti, sempre più filo leghista, di Renato Brunetta e pochi altri.
Non poco avrà pesato il fatto che Fedele Confalonieri non lascia trascorrere giorno senza invitare l’amico Silvio a “lasciar perdere la campagna per il No”, a “non mettersi sullo stesso piano di Salvini e Grillo”, perchè la vittoria del No e “l’instabilità successiva non farebbe bene alle nostre aziende”.
Tutti i presentatori di talk e i direttori di tg hanno recapitato a Villa San Martino regolare invito. Il leader per ora prende tempo.
Tutto dipenderà dai sondaggi dopo il 20 novembre. Quel che Berlusconi ha già dato per certo è che non accetterà l’invito (ancora informale) de La7 per un faccia a faccia con Matteo Renzi.
“Non cado nella trappola” è stata la spiegazione fornita dal Cavaliere in privato ai suoi collaboratori. “Tanto per cominciare, in Italia non funzionano più i talk di politica, fatta eccezione per quello della Gruber” primo elemento.
“E poi non cado nel tranello di Renzi, che cerca icone da abbattere, prima Zagrebelsky, poi il vecchio De Mita”.
Berlusconi ha guardato con attenzione proprio il confronto con lo statista dc della scorsa settimana, raccontano. E ha anche apprezzato l’efficacia del sindaco di Nusco, “ma era tutto orchestrato per contrapporre il vecchio con il nuovo”.
E lui gli abiti del “vecchio” fantoccio a beneficio del premier, spiega, non vuole proprio indossarli.
Resta il fatto che la sua mancata “discesa in campo”, tra le file forziste, è un caso. “Aggravato dal fatto che il capo per noi è diventato ormai una figura ieratica, impenetratibile, ci è finita peggio che ai tempi del cerchio magico” racconta nello sconforto un ex ministro berlusconiano.
Il problema confessato da parecchi dirigenti è che il “capo” appunto è ormai blindato dalle due fedeli “ombre” Valentino Valentini e Sestino Giacomoni, i quali su mandato dei figli impediscono l’accesso anche solo telefonico.
“Il risultato è che non sappiamo più che pesci prendere, quale sia la linea reale, cosa pensi lui” si sfoga un altro anonimo senatore forzista di lungo corso.
Preoccupazioni diffuse e ampliate tra le file parlamentari soprattutto dopo che venerdì è andata in scena a Villa Gernetto la prima di una serie di nuovi talent scouting.
Una trentina di sconosciuti e giovani volti (per lo più consiglieri e assessori under 40) selezionati per essere spediti in tv e fra 1-2 anni forse alle Camere.
Più che un campanello d’allarme, una vera e propria sirena per deputati e senatori con più legislature sul groppone.
L’astio nei confronti delle teacher convocate per tenere lezione su come si sta in tv e sul referendum, ha fatto il resto: Annamaria Bernini e Nunzia De Girolamo. Mariastella Gelmini e Mara Carfagna, assenti per impegni, recupereranno alle prossime occasioni.
Perchè la selezione continua. In settimana Berlusconi terrà invece a rapporto le “sentinelle del voto” reclutate da Simone Furlan.
È il “nuovo che avanza” dentro Fi. Spauracchio che sta facendo meditare la fuga a molti insospettabili
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 29th, 2016 Riccardo Fucile
A CACCIA DI GIOVANI ELEGANTI E DI BELLA PRESENZA DA SPEDIRE IN TELEVISIONE E IN PARLAMENTO… A FARE GLI ONORI DI CASA LA DE GIROLAMO E LA BERNINI
Volti giovani cercansi, bella presenza, eleganza, dimestichezza col mezzo televisivo, presenza sui social. 
Silvio Berlusconi ci riprova. Un evergreen: la selezione della nuova classe dirigente forzista da spedire intanto in TV e tra uno-due anni in Parlamento, al posto dei Brunetta, Gasparri, Matteoli e tutti quei volti sui quali il Cavaliere non punta più.
Il nuovo casting per una trentina di under 40 è stato “venduto” come l’apertura della Libera università della politica a Villa Gernetto.
Davanti alla platea ristretta, frutto di una preselezione di mesi, con Berlusconi, il fido Sestino Giacomini e il “selezionatore” Andrea Ruggeri, le due teacher d’eccezione: Nunzia De Girolamo e Annamaria Bernini.
Assente perchè all’estero Mara Carfagna.
“Vi parleranno loro perchè sono le più brave in TV e non solo, sono le più preparate, ci sanno fare e non a caso le ho fatte ministro”, ha esordito il padrone di casa.
E proprio di come ci si muova davanti alle telecamere hanno parlato le due parlamentari, oltre che dell”imminente referendum.
Anche se il vero protagonista della full immersion, cominciata nella villa vicino Monza alle 11 e protratta fino a sera, è stato lui, Silvio. “Ha parlato quasi sempre lui – raccontano i presenti – Di cosa? Dei suoi governi, di quanto sia importante la comunicazione in politica, del perchè voterà e occorra far votare No al referendum, di Europa, politica estera e infine del suo incontro col presidente Mattarella”.
Ripetendo anche in quella sede il giudizio positivo sul capo dello Stato, dopo il primo incontro.
Valentino Valentino, altro fedelissimo di questa nuova era post cerchio magico, si aggira in platea, sovrintende e controlla.
C’è anche Alessandro Cattaneo, capo della formazione. Seduti, in realtà non proprio giovani sprovveduti provenienti da qualche talent.
Under 40 sì, ma quasi tutti consiglieri regionali (della Puglia, della Lombardia, Veneto, Campania ), comunali, assessori, sindaci promettenti di piccoli centri, qualche laureato impegnato in master negli States.
Nuovo appuntamento con gli stessi giovani (e nuovi innesti) a breve. La pattuglia – dicono da Arcore – andrà ulteriormente selezionata, preparata, prima di essere spedita in TV e domani chissà .
È bastato che la notizia rimbalzasse in serata a Roma per far tremare e mobilitare molti parlamentari in carica da più legislature.
“È la conferma di quel che si sapeva, si sta preparando a darci il ben servito, ma non ci liquiderà così facilmente”, avverte dietro anonimato un ex uomo di governo berlusconiano.
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 22nd, 2016 Riccardo Fucile
E’ CONSIDERATO IL POSSIBILE ALLEATO ESTERNO CONTRO IL NEMICO INTERNO SIA DAI RENZIANI CHE DALLA MINORANZA PD
Berlusconi era l’ossessione del Pd, ora è l’oggetto del desiderio dei due Pd, che se lo contendono come
alleato esterno contro il nemico interno, che gli mandano messaggi pubblici e lusinghe riservate, che lo esortano a non credere e a non cedere alle promesse Perchè mentre tutti i partiti sono impegnati nel Paese con la campagna referendaria, nel Palazzo tutti continuano a discutere solo di legge elettorale, sapendo che è quello il cuore della trattativa e il nodo del contendere.
È per avere Berlusconi dalla propria parte al referendum che Renzi ha formato la commissione del Pd sulla modifica dell’Italicum.
È per avere Berlusconi dalla propria parte il 4 dicembre, che Bersani e D’Alema stanno lavorando per far fallire la mediazione sull’Italicum, proponendone un’altra al vecchio nemico, «più vantaggiosa» rispetto a quella del loro nuovo nemico
Gli uomini del Cavaliere, senza sosta, portano doni al capo sotto forma di ambasciate. Dagli accampamenti democratici in lotta si inviano segnali diversi, e sembrano tutte offerte allettanti.
Gianni Letta riferisce le intenzioni di Palazzo Chigi, che è pronto a discutere le richieste di cambiamento al modello di voto: c’è il premio di maggioranza da assegnare alla coalizione e non più alla lista, c’è la trasformazione delle preferenze in collegi, e forse si potrebbe discutere anche sul ballottaggio.
«A patto che si faccia in fretta», secondo il Gran ciambellano di Berlusconi
Per contrastare quel pezzo di Pd, l’altro Pd ricorda al Cavaliere i tempi in cui volle ascoltare le sirene e rammenta il naufragio di cui poi fu vittima.
È un martellamento da call center, non c’è telefono di dirigente del centrodestra che venga risparmiato dal messaggio.
«Mi ha chiamato D’Alema», ha raccontato a Berlusconi un Parisi per metà stupefatto, per l’altra divertito: «Mi dava del lei… Mi ha chiesto di dirti di non andare dietro le fregnacce di Renzi. Che devi mobilitare i tuoi elettori, perchè vadano tutti a votare No al referendum»
Così come ci sono due fronti democratici, ci sono anche due fronti berlusconiani. Brunetta non passa giorno senza dar voce a quanti sono contrari alla trattativa con il premier.
Al gruppo si è aggiunto pubblicamente l’ex ministro delle Riforme Quagliariello, che insieme a D’Alema è parte attiva nel Comitato per il No: «Il centrodestra resti indisponibile alla trattativa sulla riforma elettorale finchè il popolo non si sarà espresso sul referendum costituzionale».
Tali sono le tensioni, che insieme al Pd rischia di spaccarsi anche Forza Italia, dove Salvini mira a conquistare adepti alla causa: «Tra gli amici di Berlusconi c’è qualcuno nostalgico dell’inciucio».
E Berlusconi pur di mostrarsi il leader di una coalizione che non c’è più (come non c’è più il Pd) ieri si è esposto di nuovo contro le riforme, rispolverando uno slogan d’altri tempi, sostenendo che se vincesse il Sì, ci sarebbe «il rischio di dar vita a una dittatura di sinistra», edizione aggiornata rispetto al pericolo comunista, visto il pedigree di Renzi. Per giustificare la posizione, il Cavaliere ha sottolineato che è per colpa del premier se il referendum ha assunto valenza politica, «per sua scelta è anche un voto sul governo. E il nostro voto sul governo non può che essere negativo»
La strada è presa, sebbene il fondatore del centrodestra continui ad arrovellarsi sugli scenari futuri, e nelle discussioni riservate – lontano dai clientes – ascolta con attenzione le obiezioni.
Gianni Letta (e non solo lui) gli ha spiegato infatti che se vincesse il Sì e non ci fosse un’intesa preventiva, sarebbe poi difficile trattare con Renzi sulla legge elettorale.
Non c’è l’incombenza del voto anticipato, nemmeno Berlusconi lo pensa: semmai il leader del Pd potrebbe non fare concessioni a Forza Italia
Nel caso vincesse il No, il timore è che la situazione politica vada fuori controllo, con Salvini pronto a intestarsi la vittoria e prendere il sopravvento. Magari annunciando di essere favorevole al mantenimento del premio di maggioranza alla lista, che per Berlusconi è una camicia di forza della quale liberarsi.
Una linea portata avanti da Parisi, citato (non a caso) durante la direzione del Pd da Franceschini
Nessuno capì al momento la ragione di quel passaggio fatto dal ministro democratico, che è favorevole a destinare il premio di maggioranza alla coalizione, e che nel suo intervento definì «interessante il tentativo» affidato dal Cavaliere all’ex manager: «È un bene che ci sia spazio per una parte moderata nella destra. Perchè, se vincesse il No, a farla da padroni sarebbero Grillo e Salvini».
Chiaro no? È la storia che si ripete: quella di un eterno (e oggi doppio) Nazareno.
Francesco Verderami
(da “il Corriere della Sera”)
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Ottobre 19th, 2016 Riccardo Fucile
BERLUSCONI NON SI IMPEGNERA’ PIU’ DI TANTO SUL REFERENDUM… LA PAURA GIUDIZIARIA SUL RUBY TER SUGGERISCE PRUDENZA POLITICA E PROFILO BASSO
Piomba sul referendum anche il processo più infamante per Silvio Berlusconi, il Ruby ter.
Quando il rinvio a giudizio di Ruby Rubacuori, assieme alle altre Olgettine e di figure chiave del mondo berlusconiano, come Maria Rosaria Rossi era nell’aria già martedì sera, l’ex premier aveva addirittura cambiato idea sulla dichiarazione da fare per il Tg5 delle 20,00 dove ha scandito il suo no al referendum.
Impaurito, assalito da mille dubbi, voleva rimanere in silenzio e non mettere la faccia su una battaglia che non sente sua e non lo coinvolge più di tanto:
“Era terrorizzato — racconta un ex ministro azzurro — e quelli attorno l’hanno dovuto accompagnare fino al suo studio ad Arcore perchè non voleva più registrare l’intervista”.
Il problema è che, per tenere in piedi una parvenza di centrodestra, gli alleati, in particolare Salvini, lo avevano messo davanti a un aut aut: “O metti la faccia sul no, lo dici e ti fai vedere, oppure ti comincio ad attaccare”.
Si spiega così il finto vertice di stamattina a Roma, con la finta dichiarazione che attesta come il no sia una battaglia comune, per poi costruire un centrodestra unito e forte, e tante amenità di questo tipo.
“È l’ennesima volta che proviamo a dire all’esterno che c’è uno straccio di centrodestra, ma questo non si impegnerà sul no”: usciti da palazzo Grazioli, dove il Cavaliere non metteva piede da prima dell’intervento, Salvini e Meloni hanno tirato amare conclusioni.
Per carità : il Cavaliere li ha rassicurati, sul fatto che il suo no è convinto, farà video, interviste, proverà ad andare in tv, almeno così dice.
Ma la verità è che la sua testa è in procura. Perchè è vero che la sua posizione nel processo, dove è accusato di corruzione in atti giudiziari, è stata stralciata per motivi di saluti e l’udienza riprenderà il 15 dicembre.
Ma col rinvio a giudizio delle Olgettine inizia, da gennaio, il film del grande “sputtanamento”, mediatico e giudiziario.
Proprio la sua entità è questione che Berlusconi sta cercando di misurare in queste ore nella mai dismessa war room, consapevole della valanga di prove che hanno in mano i giudici: audio, video, tracce di pagamenti.
Altro che i comitati del no che non decollano. Perchè le ragazze, ora che il gioco si fa serio, sono spaventate, psicologicamente sotto la pressione: “Finora — spiegano fonti vicine al dossier — i giudici hanno seguito la pista dei soldi, provando a dimostrare che Berlusconi paga le ragazze. Ma la traccia dei soldi non basta. Devi comunque provare il nesso tra pagamento e falsa testimonianza per il Ruby ter”.
È questo nesso che in Aula può diventare un gioco da ragazzi per i pm: la confessione che le ragazze erano pagate per “mentire”.
Il che renderebbe praticamente certo il rinvio a giudizio sul Ruby ter, dove Berlusconi è indagato per corruzione in atti giudiziari e dove, secondo l’ipotesi dell’accusa, avrebbe cercato di falsare gli esiti processuali addomesticando le testimonianze di molti degli invitati alle feste.
Si capisce come il confine tra la paura giudiziaria e la prudenza politica diventi labile, in una fase in cui il vecchio leader non la ha forza di chiamare gli italiani al suo fianco, in una delle tante crociate.
Mediaset, in attesa che si risolva (sempre in tribunale) il contenzioso con Vivendi è al governo, Forza Italia è una ridotta di combattenti e reduci, e dunque si chiede il Cav: a che mi giova una campagna contro Renzi, per fare cosa poi? Aiutare questi due ragazzotti (Salvini e la Meloni) che neanche mi rispettano o piuttosto è meglio non disturbare il manovratore perchè, come si è visto sul Ruby uno, se mi disarmo lo sputtanamento è contenuto?
E si chiede ancora: se a dicembre mi serve per salute un altro legittimo impedimento, mi conviene fare il leone a ottobre e novembre sulle riforme o è meglio prolungare di fatto la lunga convalescenza?
Usciti dalla porta gli alleati, per la finta del vertice, nuovo giro di telefonate con gli avvocati. E l’agenda, al momento, prevede qualche video-messaggio da mandare in giro alle manifestazioni (poche) che farà Forza Italia.
Nessun evento nazionale, nessun bagno di folla. Come in un permanete legittimo impedimento.
(da “Huffingtnopost”)
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Ottobre 14th, 2016 Riccardo Fucile
BERLUSCONI NON VUOLE INFILARSI NELLA TRAPPOLA REFERENDUM: “SE PREVALE IL NO I VINCITORI SARANNO GRILLO E D’ALEMA, SE PREVALE IL SI’ VINCERA’ RENZI”… E INTANTO PAGA 90 MILIONI DI DEBITI DI FORZA ITALIA
Più volte, in queste settimane di assenza di Berlusconi, hanno chiesto a Confalonieri lumi su cosa accadrà . E quale sarà l’impegno del Cavaliere in politica, diventata la sua vera passione degli ultimi vent’anni.
Più volte, la risposta, col tono dell’amico, è stata l’auspicio di un ritiro definitivo dalla politica. Con l’aggiunta: per il suo bene.
E c’è da immaginare che l’auspicio, condiviso con i vertici aziendali e qualche amico, sia un consiglio ripetuto più volte in privato.
Perchè, spiega un fonte alta di Mediaset, “comunque vada questa non è la partita di Berlusconi”. Nel senso che “se vince il no è la vittoria di Grillo o di D’Alema e se vince il sì è di Renzi”.
E un buon rapporto col governo che c’è e che verrà non necessita, anzi verrebbe complicato, dalla presenza in campo del Cavaliere e della sua ormai inservibile classe dirigente se è vero, prosegue la fonte, che “i rapporti col governo attuale sono eccellenti, basta sentire Confalonieri tessere le lodi di Giacomelli”.
E se è vero che è sempre sbagliato pensare che il Cavaliere sia bollito, che altri possano decidere per lui quasi fosse interdetto, e che non fa nulla che in fondo non condivide, magari facendo finta che lo stia subendo in nome del “sai che non posso dire di no”, “lo devo a Marina”, se è vero tutto questo si può sintetizzare il suo atteggiamento verso il referendum in modo molto pragmatico, al netto degli spifferi del suo staff che parlano di lui come alla vigilia del ’94: Berlusconi vive questa storia come una trappola in cui non si vuole infilare.
Un battaglia lose lose, sia in caso di vittoria netta del sì sia in caso di vittoria netta del no, con l’aggravante che la battaglia in sè è un rischio per chi ha avuto uno scompenso cardiaco all’atterraggio a New York.
È per questo che la Meloni e Salvini, pronti a partire per Milano per un vertice, si sono sentiti dire che “il presidente è appena rientrato e vuole riposare e preferisce non vedere nessuno”.
Quelli attorno fanno di tutto per normalizzare la comunicazione, lasciando intendere che come sempre il Cavaliere farà una cosa imponente gli ultimi quindici giorni, anche se poi a domanda successiva ti accorgi che al massimo potrà registrare qualche video o una puntata addomesticata da Vespa: non scontri, niente piazze o teatri, bagni di folla o più iniziative in un giorno. Quelli attorno raccontano questo.
Ma gli auspici di Confalonieri trovano ovunque rumorose conferme di una grande dismissione della politica e di un ritiro che sembra già in atto secondo la battuta che circola nell’azienda: “Berlusconi si sta astenendo sul referendum, perchè mettere la faccia dieci giorni prima, ammesso che la metta, è come non metterla”
Una volta le battaglie erano totali.
Col Cavaliere, anche lui interpellò i consulenti americani di Bush come Renzi sta facendo con Jim Messina, che mobilitava andando tutti i giorni in tv.
E facendo propaganda in terra, in cielo — una volta mandò gli elicotteri su Gallipoli con la scritta “cacciamo D’Alema dal parlamento” — e da mare, con la famosa Nave azzurra del 2000.
Oggi la dismissione viaggia su un utilitaria, anzi l’utilitaria per eccellenza, la Fiat 500. Proprio così.
Il 22 da Milano partiranno una quindicina di Fiat500 guidate da volontari, con il simbolo di Forza Italia e la scritta No che andranno in giro fermandosi dove c’è qualche manifestazione del partito per il No.
E se le utilitarie indicano la volontà di non investire, i conti correnti di Forza Italia contengono un’altra traccia, perchè proprio nelle settimane successive all’intervento al cuore a sono stati sanati i novanta milioni di debiti.
Non è ancora un ritiro definitivo, ma quando ci sarà , i conti saranno in ordine.
Perchè i debiti non si lasciano a chi viene dopo, anche se non viene nessuno.
(da “Huffingtonpost“)
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Ottobre 13th, 2016 Riccardo Fucile
SE IL 40% DEGLI ELETTORI DI FORZA ITALIA E’ PER IL SI’, SI SPIEGA LA PRUDENZA DI SILVIO NEL METTERCI LA FACCIA
Novello Penelope, Silvio Berlusconi, appena rientrato in Italia, ricomincia a tessere la sua tela
referendaria fatta di un “No” invisibile, senza volto e bandiere, e di un sì di sostanza, affidato alle sue reti, apertamente schierate per Renzi.
Anzi “sdraiate” secondo il termine usato da Paolo Romani, in più di uno sfogo.
Se più indizi fanno una prova, si può dire che l’assenza, il lungo silenzio e nel frattempo l’intervista di Confalonieri a favore del sì, la macchina di Forza Italia ferma e senza soldi sono tutti indizi che provano il sostanziale appoggio del novello Penelope al sì, anche col “pretesto” della salute, diventata una grande operazione politica per giustificare l’assenza referendaria.
In parecchi ricordano ciò che disse Marina, subito dopo l’intervento, con l’appoggio di tutta la famiglia: “Dovete passare sul mio cadavere prima di riportarlo a fare la vita di prima”. Perchè era evidente che, da quel momento, era preclusa ogni forma di stress psico-fisico e di lavoro 18 ore al giorno.
Ed è evidente adesso anche se attorno assicurano che “sta bene”, “tornerà in tv”, “è schieratissimo sul no”, perchè il contrario significherebbe che occorre trovare qualche giovane pronto alla pugna, al posto del vecchio leone che non ce la fa.
Oggi si chiedono tutti: “La faccia quando ce la mette?
Di conferenza programmatica non si parla più. E, nei giorni scorsi, il Cavaliere chiacchierando con qualche parlamentare ha assicurato che solo gli ultimi giorni farà qualcosa.
Ecco: la salute come realtà e come pretesto per non decidere. È certo che i bagni di folla, sale e piazze sono precluse. E che, al limite, si sta parlando di qualche video, o intervista, o forse la tv in modi e termini tutti da valutare perchè le arene non sono più alla portata:
“Io non lo so — dice Gasparri — se è vero il sondaggio di Pagnoncelli sul 40 per cento dei nostri che votano sì, ma è certo che la presenza di Berlusconi è fondamentale per orientare il nostro elettorato”.
Ma la salute è anche realtà se, appena rientrato, Berlusconi dopo il vertice “starà qualche giorno a riposo”. Un riposo non solo per le ragioni del fisico, ma anche per il recupero di serenità e stabilità di umore, troppo spesso oscillante in queste settimane, tra il vitalismo di chi è sopravvissuto dopo aver visto la morte in faccia e il mood depressivo di chi sa che nulla sarà come prima.
Ed è in questo clima che, per la prima volta, la famiglia si è chiesta se i medici che lo hanno seguito, a partire da Zangrillo e dal suo staff del San Raffaele, hanno fatto il proprio dovere o se la vita di corte ha avuto l’effetto di affievolire l’occhio clinico. Chissà .
Certo, l’alone di una lunga decadenza avvolge Arcore più dell’adrenalina della battaglia, un po’ come nelle regge dove il ricordo dei fasti di un tempo è legato a tappeti polverosi. E i protagonisti di allora personaggi grotteschi nel genere di Monicelli. Ecco Ghedini, lo Stranamore delle leggi ad personam che hanno violentato il Parlamento per anni, seduto in ufficio a San Lorenzo in Lucina a costruire la sua leadership: “il segretario politico”, così lo chiamano in Parlamento.
O Renato Schifani, che dopo aver votato la riforma costituzionale in Ncd, ora guida i comitati del no. O meglio ci prova, perchè Forza Italia ha elenchi così vecchi che, contattati, parecchi iscritti hanno cambiato numero o partito.
Ed ecco Renato Brunetta che, in caso di vittoria del no, sente che il successore sarà lui. Più di un giornalista, invitandolo a confronti tv, si è sentito rispondere: “Mi confronto solo con i parigrado, cioè Renzi”.
Nella polvere è caduto anche Parisi: “deludente”, “professorale” così l’ha definito Berlusconi.
Anche perchè l’unica cosa che è riuscito a combinare è la polemica con tutta la nomenklatura azzurra. L’ultima è l’accusa di parassitismo: “Facevano la fila fuori dalla porta di Berlusconi per essere messi in lista, ma la campagna elettorale la faceva Berlusconi perchè lui ha i voti e certo non loro”.
È venuto giù il mondo: “Ora basta”, “perchè va in tv in quota Forza Italia se poi dice che non è il suo partito?”, “a nome di chi parla?”.
Cose che succedono, se a monte c’è chi non parla e tesse un no senza volto, soldi e partito e un sì di sostanza nei tg che annunciano, trionfalisticamente, la ripresa economica di Renzi.
Anche se non proprio un nuovo miracolo italiano.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 4th, 2016 Riccardo Fucile
DAL RITORNO IN CAMPO A NIENTE COMIZI, IL DISIMPEGNO DALLA CAMPAGNA REFERENDARIA
Un alone di mistero avvolge la salute di Silvio Berlusconi: “Mi pare buona cosa che non si sappia nulla — dice Sestino Giacomoni, ombra del Cavaliere assieme a Valentino Valentini — il che significa che le informazioni restano riservate”.
Gli ultimi spifferi dicono che potrebbe rimanere a New York qualche giorno in più e rientrare alla fine di questa settimana perchè ha un po’ di incontri con imprenditori e per evitare un nuovo stress da volo.
La verità è che attorno alla “salute” di Berlusconi è in atto una grande operazione politica, per giustificare la grande assenza dalla pugna referendaria.
Non è il “raffreddore” di Cernernko di cui parlava il Cremlino, ma i periodici referti delle nebbie di Arcore si spiegano più con la sapienza politica che con la scienza clinica.
Ecco che, una settimana fa, da Villa San Martino trapelava che l’ex premier sarebbe rientrato in campo a metà novembre, per la conferenza programmatica; bagni di folla, selfie, strette di mano, comizio appassionato in una sala a trenta gradi: “sta bene”, “un quarantenne”, “tornerà più forte di prima”.
Ora trapela che i medici del Presbyterian Hospital, evidentemente più appassionati al referendum nostrano che alla competizione Trump-Hillary, si sono affrettati a prescrivere cautela e riposo, vietando bagni di folla, selfie, strette di mano, comizio appassionato in una sala da trenta gradi.
Ovvero ciò che la famiglia e i medici del San Raffaele avevano detto dal primo minuto. E cioè che il Cavaliere può fare una vita da “padre nobile”, sia per la politica sia per le aziende, che indirizza, si interessa, dispensa consigli, ma non può sottoporsi a stressa psico-fisici e certo non può lavorare 18 ore al giorno.
Adesso della conferenza programmatica, ribattezzata come il terzo Predellino, già nessuno parla più.
E Stefano Parisi, che troppo presto aveva immaginato per sè il ruolo di protagonista del “dopo”, ha già toccato con mano di essere solo l’ultimo di una serie di aspiranti leader che è rimasto incastrato nelle contorsioni del prima.
Più di un parlamentare ne ha raccolto gli sfoghi amari su Berlusconi, che lo ha “buttato in mezzo”, “bruciandolo” anzitempo.
E c’è un motivo se Matteo Salvini e Giorgia Meloni, usciti da Arcore la scorsa settimana, si sono chiesti “chissà quanto dura”.
Ecco che una settimana dopo si apprende che, mentre con una mano l’ex premier vergava il comunicato della guerra a Renzi, con l’altra aveva programmato il viaggio in America, proprio nei giorni del Ruby ter, dove i suoi avvocati hanno presentato una certificazione medica, per chiedere l’istanza del rinvio dell’udienza, come effettivamente avvenuto.
Nel giro degli avvocati legati all’ex premier a microfoni spenti più di uno parla di verifiche cliniche ad arte per evitare il processo.
In Parlamento c’è qualcuno che parla chiaro, a microfoni spenti: “È tutto molto semplice. Berlusconi sta come stava una settimana fa, ha solo avuto un lieve malore all’atterraggio perchè impaurito e stressato, solo che i controlli americani sono diventati l’alibi perfetto per le due cose che gli stanno a cuore: rinviare i processi e non mettere la faccia sul referendum”.
Insomma, la salute come legittimo impedimento su tutto, come un modo onorevole per congelare la storia, all’ombra dell’ultimo capitolo del conflitto di interessi: “Berlusconi — prosegue il parlamentare — vuole stare a guardare che succede. Parliamoci chiaro: se il sì vince di tanto, la vittoria è tutta di Renzi, se vince bene il no è tutta di Grillo, lui aspetta e prova a stare in partita o con una vittoria di misura del no o del sì, quando si aprirà la trattativa sulla legge elettorale”.
La salute, appunto, come politica.
Perchè prendere atto e ammettere che non potrà fare più comizi significherebbe aprire ufficialmente il dopo, anche nel suo partito.
Prolungare il gioco di cure, verifiche di salute, promesse di ritorno in campo, è comunque un modo per giocare da leader questo passaggio, anche alla guida di un partito im cui il cuore non batte più e dove i suoi elettori, per il 40 per cento, sono orientati a votare la riforma di Renzi.
(da “Huffingtonpost“)
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Ottobre 4th, 2016 Riccardo Fucile
NIENTE CAMPAGNA PER IL NO AL REFERENDUM, IN DUBBIO LA SUA PRESENZA ANCHE ALLA CONVENTION DI META’ NOVEMBRE DI FORZA ITALIA
I medici americani che l’hanno assistito al Presbyterian Hospital di New York dopo il malore che l’ha colpito il 30 settembre e quelli italiani sono d’accordo: per Silvio Berlusconi niente comizi o bagni di folla, al massimo qualche intervista nel salotto di casa.
Secondo quanto riporta La Stampa, quindi, “il Cavaliere non potrà essere protagonista della campagna referendaria per il no: sarà lungo il recupero dopo l’intervento al cuore del 14 giugno presso il San Raffaele di Milano”.
Berlusconi forse farà rientro in Italia alla fine di questa settimana con l’indicazione di assoluto ripos
Scrive La Stamp
Potrebbe non essere presente nemmeno all’assemblea nazionale di Forza Italia, prevista per metà novembre, che da programmatica dovrebbe trasformarsi nella «Festa per il No». Nel partito c’è pure chi immagina di farla diventare un appuntamento unitario delle tre forze della coalizione, Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, aperto alla partecipazione di Stefano Parisi. Tutto per il momento è in alto mare. Si aspetta di capire cosa è in grado fare il Cavaliere. Non potrà certo dare la volata finale al no
I legali del presidente di Forza Italia, intanto, hanno presentato una certificazione medica per chiedere l’istanza di rinvio dell’udienza nell’ambito del processo Ruby ter.
Legittimo impedimento perchè il loro assistito soffre di «scompensi pressori» e «flogosi», conseguenza della sostituzione della valvola aortica.
Il gup di Milano Laura Marchiondelli è andata oltre la richiesta degli avvocati: ha stralciato la posizione di Berlusconi, rinviando l’udienza al 15 dicembre.
Mentre il 19 ottobre verrà deciso se rinviare a giudizio gli altri 23 imputati, tra i quali Karima, alcune «olgettine», la senatrice di FI Maria Rosaria Rossi e Carlo Rossella.
(da “Huffingtonpost“)
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