Dicembre 9th, 2016 Riccardo Fucile
SILVIO DA MATTARELLA: APERTURA SOLO CON LA PROMESSA DEL PROPORZIONALE E UN AIUTINO A STRASBURGO… E ALLORA ADDIO A SALVINI
Un paio di giorni fa, all’aeroporto di Fiumicino, Fedele Confalonieri incrocia un gruppo di parlamentari in attesa dell’imbarco.
Ci sono Maria Stella Gelmini, Mario Mauro, Maria Rosaria Rossi, l’ex sottosegretario Luigi Casero. Fidèl è sorridente, non affranto per la fine del governo: “Ora — dice – si apre una fase molto interessante”.
Perchè per Mediaset i governi sono un po’ come i Papi per i romani, morto uno se ne fa sempre un altro. E tra gli altri nessuno spasima per un Renzi bis. Nè dalle parti dell’azienda nè ad Arcore.
E chissà se è un caso ma il telefono di Gianni Letta ha ricominciato a squillare come ai bei tempi: “Ma voi — si sente domandare – che direte al Colle? Perchè se voi non aprite il governissimo è già morto? Aprite?”. È un delicato e lungo gioco di “rimessa” quello a cui si sta preparando Silvio Berlusconi.
Il quale, a differenza dei due Mattei (Renzi e Salvini) guiderà la delegazione di Forza Italia al Quirinale sabato pomeriggio.
Anzi, per nulla al mondo ha intenzione di rinunciare a salire lo scalone del Colle, attraversare le vellutate stanze per poi concedersi a microfoni e flash. Una di quelle situazioni in cui il Cavaliere è compiaciuto di esserci, ancora una volta da leader che entra dalla porta principale dopo essere uscito, con l’onda della decadenza, da quella di Palazzo Madama.
Ne è passato di tempo da quando, sui giornali, era il Condannato.
E la guiderà , personalmente, non solo come rivendicazione di un ruolo e di uno status ma anche perchè, semplicemente, non si fida degli altri.
E sa che le trattative delicate si conducono in prima persona. Perchè di trattativa delicata si tratta.
Un ex ministro azzurro spiega, senza tante perifrasi: “Se andiamo al voto anticipato siamo morti, perchè è evidente che non siamo pronti, la coalizione è un casino con Salvini e la Meloni. Ma siamo morti anche se andiamo al governo, perchè non la reggiamo. Rompiamo con gli alleati e per cosa?”.
Ad Arcore sono convinti che andare al governo oggi significa “fare la fine di quello che raggiunge la compagnia a tavola per il caffè e paga tutto il conto”.
Dove il conto è il correttivo che ha chiesto l’Europa sulle “marchette di Renzi”. Dunque Silvio Berlusconi dirà a Sergio Mattarella non solo che è contrario, contrarissimo a un “Renzi bis” ma che non ha intenzione di fare la stampella a nessun governo, non è questione di nomi. Anche se certo è un no da “opposizione responsabile” che non farà barricate in piazza e che dice un sì, convinto, a un confronto – un “tavolo” – sulla legge elettorale. Punto.
In via informale però è stata già comunicata al Quirinale quale è l’offerta che sarebbe impossibile non prendere in considerazione.
Di fronte alla quale si potrebbe discutere anche di governo: “una legge elettorale proporzionale”. Ma, ha aggiunto l’eminenza grigia del Cavaliere, dovrebbe essere un accordo blindato.
Una fonte di Arcore dice: “È chiaro che solo una proposta di proporzionale apre la trattativa vera ovviamente con un nome diverso da Renzi. A quel punto Berlusconi può rompere con la Lega, perchè starebbe al governo oggi ma anche domani, ovvero dopo il voto, visto che col proporzionale nessuno avrebbe la maggioranza”.
Ed è chiaro che, in un percorso del genere, il Cavaliere considererebbe scontata una relazione favorevole del nuovo governo a Strasburgo, dove attende una sentenza slittata a suo giudizio per colpa del governo Renzi.
Condizioni alte, per vendicare il famoso “game over” e rientrare al Senato dalla porta principale.
Altrimenti non vale la pena rompere, ora che le urne hanno sancito il “game over” del governo.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 6th, 2016 Riccardo Fucile
LA ROAD MAP DI BERLUSCONI: MEGLIO ALLUNGARE I TEMPI DELLA LEGISLATURA
C’è un orizzonte temporale nella testa di Silvio Berlusconi: novembre. La voglia di elezioni anticipate che sta contagiando i partiti, a cominciare dai suoi alleati di centrodestra, continua a non attecchire sull’ex premier.
Che, al contrario di Matteo Salvini, ha invece una gran voglia di allungare il brodo della legislatura e andare ben oltre non solo il febbraio evocato da Angelino Alfano, ma anche scavallare l’estate. “E’ importante che non si voti almeno fino a novembre”, avrebbe confidato ad alcuni dei suoi.
Il problema è che un coinvolgimento in prima linea di Forza Italia, che pur lo alletta, spaccherebbe il partito.
Per questo dall’inner circle frenano sulla partecipazione azzurra ad un governo istituzionale. Il massimo che si possa fare — spiegano — è garantire la propria disponibilità a discutere di legge elettorale
Ed è esattamente per questa ragione che nelle ultime ore l’ex premier avrebbe riaperto i canali diplomatici con Ncd, facendo pressing perchè tengano in vita un qualsiasi esecutivo.
Il perchè è sempre legato a quella convinzione (o illusione) che entro l’estate la Corte di Strasburgo si pronunci rendendolo nuovamente candidabile.
Una data, quella di novembre, non esplicitata durante il vertice convocato ad Arcore con lo stato maggiore di Forza Italia.
D’altra parte, la linea era già stata tracciata con il comunicato post-referendario.
E, a scanso di equivoci, ribadito in una dichiarazione del fedelissimo Sestino Giacomoni, uno che alle esternazioni pubbliche è di solito allergico.
“Sedersi ad un tavolo e riscrivere tutti insieme alle forze politiche le regole del gioco, cioè la legge elettorale. Questo è il primo obiettivo”, ha detto alle telecamere che stazionavano davanti a villa San Martino.
La road map di Berlusconi, dunque prevede che prima di ogni altra cosa si proceda alle modifiche dell’Italicum e si vada verso una legge che “garantisca la governabilità e una reale corrispondenza della maggioranza parlamentare alla maggioranza popolare”. Insomma, una legge proporzionale.
L’unica che, non soltanto gli consentirebbe di giocare in proprio senza essere costretto ad aggregarsi con Salvini e Meloni, ma che in più gli garantirebbe maggiori chance di sedersi al tavolo della grosse coalition dopo.
In questo senso, la decisione della Corte costituzionale di fissare al 24 gennaio la sentenza sull’Italicum, è stata considerata come acqua provvidenziale al suo mulino.
E le ambasciate che dal Colle gli ha riferito il solito Gianni Letta lo hanno rincuorato. Non a caso va ripetendo che “il presidente della Repubblica sarà garante di questa complessa fase, con la sua saggezza e il suo scrupolo istituzionale”.
Non tutti, però, in Forza Italia condividono gli auspici del Cavaliere. Giovanni Toti, sempre più allineato ai leader di Lega e Fdi, avrebbe infatti ribadito che a suo giudizio sarebbe meglio andare a votare subito. Il governatore della Liguria avrebbe accennato anche alla necessità di primarie, ma la faccenda sarebbe stata liquidata con un tranchant “inutile parlarne prima che sia nota la legge elettorale”.
Cosa sia disposto a fare l’ex premier per tenere in vita ancora questa legislatura però non è ancora del tutto chiaro: d’altra parte, non sarebbe la prima volta che cede alle lusinghe del ritornello “tornare a essere centrale sulla scena”.
Berlusconi attende le mosse di Renzi ma allo stesso tempo vuole evitare strappi sia all’interno del suo partito che con gli alleati.
E questo spiega perchè continui a ribadire la necessità che gli italiani scelgano al più presto un governo, pur non schierandosi tra i fautori del voto anticipato. E perchè inviti la maggioranza a dare vita a un governo pur sostenendo di non volerne fare parte. Il solito gioco su più tavoli.
Ed ecco che la strada intrapresa in queste ore è quella di una sorta di pressing nei confronti del partito di Angelino Alfano.
“Dovete rimanere al governo – avrebbe detto ad alcuni esponenti di Ncd – e tenere in vita questo governo almeno fino a novembre. E dopo vi garantisco che torneremo insieme per presentarci alle elezioni”.
D’altra parte, il Cavaliere sa che il partito centrista è spaccato, che ci sono filo-renziani che sperano in un’aggregazione con il Pd e altri che invece anelano il ritorno alla casa madre.
I filoberlusconiani di Ncd avrebbero però chiesto all’ex premier di fare anche lui un passo. “Devi mandare un segnale pubblicamente. Devi sostenere esplicitamente la nascita di un governo”, è il messaggio che gli hanno inviato.
E questo spiega anche la frase pronunciata da Angelino Alfano prima di riunire i gruppi di Ncd. “Chi va cercando pretesti per proseguire la legislatura, e mi riferisco in particolare a Forza Italia, sappia che non lo avrà gratis”.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 23rd, 2016 Riccardo Fucile
A PORTA A PORTA EMERGE LA SUA STRATEGIA: PROPONE IL PROPORZIONALE E LA GRANDE COALIZIONE ALLA TEDESCA
Dichiarasi strenuamente contro la riforma Boschi facendosi però lungamente desiderare in
campagna elettorale.
Annunciare per mesi ri-discese in campo, salvo aspettare l’ultimo minuto per farlo. Chiamare Matteo Renzi “dittatore” o “affabulatore” e, allo stesso tempo, definirlo “unico leader in campo” (a parte lui, si intende).
Oscillazioni, ambiguità , evidenti anche ai suoi alleati di centrodestra. Ora, a due settimane dal voto, Silvio Berlusconi torna in televisione — da sempre suo pulpito preferito — e i tentennamenti degli ultimi tempi trovano la loro esegesi in due parole: grosse koalition.
‘Porta a porta’ è la prima di una serie di apparizioni televisive che l’ex premier ha programmato da qui al 4 dicembre.
Nel salotto di Vespa, il leader azzurro mette insieme le ragioni della politica e quelle delle aziende che spesso negli ultimi mesi sono sembrate in rotta di collisione, ma alla fine si ritrovano ad essere collimanti.
Perchè l’obiettivo del Cavaliere è sempre stato uno: tornare a contare per salvare l’uno e le altre.
In fondo è lui stesso ad ammettere quanto le due sfere siano sovrapposte.
Confalonieri e tanti dentro Mediaset voteranno sì — spiega – perchè “hanno paura della possibile ritorsione di chi è al potere” ed “essendoci dentro queste aziende una maggioranza di risparmiatori, certe dichiarazioni di Confalonieri sono attribuibili alla difesa di questi risparmiatori e investitori”.
Sul suo no si concede anche una battuta, scherzare con l’ambiguità evidentemente gli fa gioco. “Perchè lo faccio? Sa che me lo domando anch’io…”, dice prima di partire con l’elenco di “ragioni molto serie” per le quali giudica questa riforma “inefficace”.
E allora va bene anche che, pur avendo basato buona parte della sua storia politica sul bipolarismo, rimanga folgorato sulla via del proporzionale.
Adesso quel sistema da prima Repubblica sulle cui ceneri ha costruito il suo impero politico gli sembra la soluzione perfetta per superare l’Italicum, con l’aggiunta di uno sbarramento per esempio del 5% per metter “un limite ai partiti minori” e dunque “arrivare a una grosse koalition”.
Così, conferma, Forza Italia potrebbe presentarsi “da sola” ed evitare che “gioco forza, il centro moderato e la destra stiano insieme”.
A quel punto, basterà tornare a raccogliere il 15% di consensi per essere della partita. E, magari, anche ago della bilancia. Tu chiamalo se vuoi, post Nazareno.
A differenza dei suoi alleati Matteo Salvini e Giorgia Meloni, d’altra parte, Berlusconi non sembra avere tutta questa fretta di andare a votare.
Cosa accadrà se dovesse vincere il no? “Questo governo — si dice sicuro – non cade” perchè “Renzi ha una maggioranza, una maggioranza che non convince ma c’è” e poi — sottolinea — “non credo ci vorrà poco tempo per cambiare l’Italicum”.
L’ex premier mette in chiaro anche di non fidarsi affatto delle promesse di modifica della legge elettorale fatte dal presidente del Consiglio.
“Se questo accadrà benissimo, ma oggi — sottolinea – è soltanto una promessa e questo governo di promesse ne ha fatte tante e non le ha mantenute”.
Il suo messaggio a chi di dovere, intanto, lo ha mandato. Ora bisogna vedere chi e se lo raccoglierà .
(da “Huffingtonpost“)
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Novembre 17th, 2016 Riccardo Fucile
CHIEDEVA UN MILIONE DI EURO PER NON PARLARE A GIUDICI E STAMPA
Anni di richieste di soldi e alla fine la decisione di denunciarla. Vittima della presunta tentata
estorsione è Silvio Berlusconi, mentre la protagonista sarebbe Giovanna Rigato, 35 anni.
Lo riporta il Corriere della Sera.
“Dopo aver subito per anni le pressanti richieste di soldi delle ragazze delle cene di Arcore, documentate da intercettazioni a volte imbarazzanti, Silvio Berlusconi ha detto basta e per la prima volta dall’inizio nel 2010 dell’inchiesta Ruby ha denunciato una di loro. Giovanna Rigato, giornalista e showgirl, è accusata dalla Procura di Milano di tentata estorsione per aver chiesto all’ex Cavaliere un milione di euro per non rivelare alla stampa e ai pm informazioni in grado di danneggiarlo”.
Giovanna Rigato avrebbe quindi ricattato l’ex premier.
“Giovanna Rigato è imputata di corruzione in atti giudiziari a Treviso in uno dei filoni in cui è stato diviso il processo Ruby Ter.
Come le altre 20 ragazze anche lei non avrebbe detto la verità quando ha testimoniato nei processi Ruby e Ruby Bis negando di aver assistito ad Arcore ai balletti dal sapore hard. A differenza delle altre olgettine però non ha mai ricevuto soldi direttamente da Berlusconi, neppure i 2500 euro che per un lungo periodo l’ex Cavaliere ha versato ogni mese per risarcire le ragazze dei danni di immagine subiti, ha detto lui, dai processi.
Sui conti di Rigato, invece, ci sono solo bonifici di Rti, la società di produzione del gruppo Mediaset, per il suo lavoro nei programmi televisivi”.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 16th, 2016 Riccardo Fucile
RIDIMENSIONA SALVINI: “SERVE CONSENSO DI TUTTI, IL POPULISMO LASCIAMOLO AI CINQUESTELLE”… “SPERO CHE PARISI RESTI CON NOI”…SUL DOPO REFERENDUM “FORZA ITALIA SARA’ RESPONSABILE”… “IO DIVERSO DA TRUMP”
Di eredi in giro non ne vede. E questo lo si era capito. Ma di leader sì, uno solo: Matteo Renzi. 
E’ l’endorsement che non ti aspetti e arriva da Silvio Berlusconi, schierato per il No al referendum salvo riconoscere però al presidente del Consiglio l’onore delle armi.
“Io spero che ci sia il mio erede. Avevo puntato molto su qualcuno che è passato dall’altra parte. Si sono succeduti dei personaggi o che hanno deluso o che non sono stati ben visti dali altri. Nella politica di leader vero c’è solo Matteo Renzi”, dice in un intervento a Rtl 102.5, nuova tappa della sua campagna (esclusivamente mediatica) per radio e, dalla settimana prossima, in tv.
E parlando di Parisi, appena defenestrato, lancia un avvertimento indiretto a Salvini: “Per fare il leader serve il consenso di tutti. Il manager? Spero continui a collaborare con noi”.
Per la prima volta il Cavaliere affronta in pubblico l’ingresso alla Casa Bianca di Donald Trump, che tanti osservatori anche negli Stati Uniti hanno paragonato a lui, ma prendendone in parte le distanze.
“Ha detto di avere studiato il modello che avevo messo in campo io – spiega in radio l’ex premier – Ma con lui ho pochi punti in comune. Entrambi abbiamo deciso di metterci al servizio del nostro paese, ma la sua storia è molto diversa dalla mia. Lui è stato capace di ascoltare la gente che non si riconosce nei partiti, parla il linguaggio della gente comune, non dei politici. Apprezzo la sua politica sul calo delle tasse, trovo giusto il rafforzamento dei confini ma non condivido la sua politca isolazionista”.
Parla della lunga convalescenza dopo l’intervento al cuore. “Grazie a Dio sto bene. Ho passato la prova più difficile della mia vita ma poi ho recuperato e mi sono rimesso anche nei muscoli”, racconta di fare un’ora di ginnastica e di nuoto tutte le mattine.
Poi la politica, nella quale è tornato in prima fila col piglio di chi non intende delegare ad alcuno.
Ridimensiona il ruolo di Parisi, pur aprendo a una sua collaborazione, se vorrà . Quanto a Salvini, che si è già lanciato nella corsa alla leadership, il messaggio è chiaro: “In una coalizione i toni accesi non servono e i personalismi sono deleteri. Nessuno, neanche Stefano Parisi, può pensare di avere una guida se gli altri membri non lo accettano. Ha sempre detto di non considerarsi di Forza Italia, ma mi auguro che vada avanti in questo suo lavoro. Può darci una mano in questa ricerca di persone nuove. Dobbiamo rinnovarci senza rottamarci”.
Nega di aver avuto un ruolo nella partita della sfiducia al sindaco leghista di Padova e chiede al Carroccio di restare in coalizione con Forza Italia, ma niente populismi, quelli lasciateli ai Cinque stelle.
Eredi intorno a sè Berlusconi non ne vede, ammette di averli cercati e per qualche momento trovati, ma sono andati via, con chiaro riferimento ad Angelino Alfano. Oggi “l’unico leader” che vede in circolazione è Matteo Renzi, che aveva tutto il diritto – ammette – di spedire la lettera agli italiani all’estero.
La sua riforma costituzionale però non la voterà , anzi, “è pericolosa per la democrazia e apre a derive autoritarie”, attacca.
E dopo? “Non sarà il caos, come sostiene il premier: vedremo se Renzi darà le dimissioni, comunque tutto sarà nelle mani del capo dello Stato. Con senso di responsabilità noi decideremo di consequenza”.
Senso di responsabilità dunque, continua a ripetere Berlusconi. “Se vince il no si potrà avere un governo che faccia la legge elettorale e ci porti al voto. Oppure un esecutivo che faccia una riforma costituzionale con quelle cose che in questa non ci sono”.
Una chiara presa di distanza da Salvini e Meloni che invocano scioglimento immediato delle Camere e urne.
Forza Italia non farà le barricate, insomma, perchè la legislatura si chiuda prima della scadenza naturale del 2018.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Novembre 14th, 2016 Riccardo Fucile
IL SUO E’ UN NO TIEPIDO AL REFERENDUM, I SONDAGGI VERI DICONO CHE LA PARTITA E’ APERTA E LUI ASPETTA L’ULTIMA SETTIMANA
Se uno dei metri più importanti per misurare quanto Silvio Berlusconi creda nelle battaglie
politiche, anzi il metro per eccellenza, è la televisione, allora quel che è accaduto nelle ultime ore certifica il sostanziale disimpegno dell’ex premier in questa pugna referendaria.
Il suo NO così tiepido da sembrare finto e comunque innocuo alle riforme renziane.
È accaduto che sono state disdette ben quattro trasmissioni televisive in ballo per questa settimana, annunciata come la settimana del ritorno in campo.
Trasmissioni nelle quali era prevista la partecipazione dell’ex premier: faccione di Berlusconi e titolo “Il mio no alla riforma”.
A partire, à§a va sans dire, da Porta a Porta, che doveva essere registrata secondo l’agenda dell’ex premier martedì alle 18 o al massimo mercoledì alla stessa ora.
Lo stesso è accaduto per l’Arena di Giletti, per In Mezz’ora, e per Matrix.
Alcuni di quelli attorno spiegano che è stata una decisione imposta dal professor Alberto Zangrillo e dall’avvocato Niccolò Ghedini perchè tre settimane di campagna elettorale procurano “troppo stress”.
Altri, sempre di quelli che vivono con lui, raccontano che “decisivi sono gli ultimi dieci giorni, non venti, per spostare gli indecisi e che ora è presto ma l’ultima settimana andrà in tv”.
Finite le frasi di circostanza capisci che il motivo vero è un altro.
E cioè che prima di esporsi ed esporre, assieme al suo faccione in tv, interessi aziendali e questioni giudiziarie (a dicembre riprende il Ruby ter), il Cavaliere vuole capire che succede. E, soprattutto, cosa gli viene in tasca.
È chiaro che, nel suo cuore, Berlusconi tifa no, perchè tornerebbe al centro della scena, ma i sondaggi — quelli veri — dicono che la partita è tutt’altro che chiusa. Dunque, si dice il vecchio giocatore più attento agli interessi che ai valori costituzionali: aspettiamo e, nel caso in cui, grazie a due comparsate tv all’ultimo momento acquisiamo il diritto di stare al tavolo dei vincitori, vediamo che possiamo incassare.
L’altro giorno, uno che lo conosce bene come Angelino Alfano ha condiviso, in un pranzo con i suoi, qualche confidenza. E ha raccontato di come il pressing di Verdini sia sempre più insistente: “Denis dice che dobbiamo stringere su un patto, prima che Berlusconi si accordi direttamente con Renzi”.
Già , perchè in un mix di calcoli politici e di intrecci psicologici, il Cavaliere sogna un accordo di governo il minuto dopo, anche in un governo guidato proprio da quel Renzi che lui non attacca e le sue televisioni coccolano.
Senza contare le miserie di Forza Italia, fatte di una campagna elettorale squattrinata, di sale che al massimo occupano duecento persone, di Toti e Parisi che baccagliano come comari : col solito groviglio, anche psicologico, di chi non immagina una prospettiva per il suo partito dopo di sè.
Perchè in fondo il Cavaliere è anche questo, nel suo narcisismo. Si lamenta di “quel Parisi” che ha poco pathos, di Toti che, dopo aver ricevuto lo stipendio da Mediaset, si permette anche di comportarsi non come un dipendente, si lamenta anche guardando lo sfascio attorno, ma in fondo le macerie sono la conferma che dopo di lui ci sarà il diluvio e che solo con lui si vinceva: altri non avranno le sue folle e il suo potere.
(da “Huffingtonpost“)
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Novembre 12th, 2016 Riccardo Fucile
“NON CREDO CHE AGLI ITALIANI INTERESSI CONOSCERE IL LEADER DEL CENTRODESTRA: E’ INGENUO CHI PENSA DI CRESCERE POLITICAMENTE ESASPERANDO I TONI”
Presidente Berlusconi, il suo amico George W. Bush ha fatto sapere di aver votato scheda bianca alle Presidenziali. Come giudica questa sua scelta
«Capisco e rispetto le sue ragioni. Ma, conoscendolo, credo che – se servirà e gli sarà richiesto – si metterà ugualmente, con la generosità che gli è propria, a disposizione del suo Paese e del nuovo presidente».
Avrebbe votato come lui?
«Non mi sono pronunciato prima, non intendo farlo ora. E penso che Renzi abbia compiuto un grave errore a schierarsi apertamente a favore di un candidato. Al quale, peraltro, non ha portato fortuna».
La destra impersonata da Trump – che rivendica in economia una linea protezionista – è la stessa destra di cui lei da oltre venti anni si fa interprete in Italia?
«Intanto una questione terminologica, che non è affatto secondaria: io non interpreto “la destra”, rappresento un centro liberale e popolare, nel quale sono confluite le migliori tradizioni politiche del nostro Paese: da quella cattolica a quella del socialismo riformatore, da quella del liberalismo a quella della destra democratica e responsabile. Per quanto valgono queste definizioni politiche, e credo valgano sempre meno, il mio ruolo è stato e continuerà ad essere questo. Quanto alla linea economica di Trump, ci sono molte analogie ed alcune differenze fra il programma presentato dal presidente degli Stati Uniti e il nostro: è apprezzabile la politica fiscale annunciata, così come l’accento posto sul controllo dell’immigrazione e sulla legalità . Non sono invece condivisibili le scelte protezionistiche e le tentazioni isolazionistiche che ha espresso. Però la politica mi ha insegnato che i leader non si giudicano sui programmi, si giudicano sui comportamenti. Lo vedremo all’opera».
I rintocchi di un «tempo nuovo» si erano avvertiti in Europa, soprattutto con la Brexit: pensa continueranno a sentirsi?
«Sì. E questo può essere un bene o un male, a seconda della capacità delle classi dirigenti europee di cogliere il fenomeno e trarne le conseguenze, oppure di chiudersi in se stesse. La risposta può essere una nuova offerta politica liberale, contro lo statalismo, contro l’oppressione burocratica, contro l’oppressione fiscale. O può essere il populismo deteriore, che non dà soluzioni ma si limita a sfruttare le angosce per un disegno di potere. Siamo a un bivio che può portare a una nuova e più alta stagione della democrazia, oppure a un periodo molto buio, dalle conseguenze imprevedibili».
Sul referendum, in queste ore, si confrontano due scuole di pensiero: c’è chi sostiene che il voto americano alimenterà il fronte del No e chi ritiene che darà una spinta al fronte del Sì. Qual è la sua opinione?
«Gli elettori non si fanno influenzare da avvenimenti esterni nè da prese di posizioni di Stati esteri o dei cosiddetti poteri forti.
Nel frattempo Salvini usa l’effetto Trump per affermare il suo primato nel centrodestra, e chiama a raccolta pezzi di Forza Italia che sembrano aderire al suo progetto
«Non penso che Salvini creda davvero che oggi il problema che interessa gli italiani, o anche solo i nostri elettori, sia il nome del leader. Prima bisognerà verificare e capire tante cose: come andrà il referendum e con quale legge elettorale si andrà a votare. È ingenuo immaginare di crescere politicamente soltanto esasperando i toni o alimentando le polemiche. Dopo il referendum, con la vittoria del No, ci dovremo porre un solo problema: quello di far andare al più presto il Paese alle urne, con un sistema elettorale condiviso che possa funzionare davvero».
Se vincesse il No e Renzi dovesse dimettersi, sarebbe necessario un esecutivo per modificare la legge elettorale. Quale tipo di governo eventualmente chiedereste al capo dello Stato durante le consultazioni? E Forza Italia sosterrebbe questo gabinetto, magari anche solo con un appoggio esterno?
«Ora pensiamo a far vincere il No al referendum per il bene dell’Italia e degli italiani. Sarà poi il presidente della Repubblica a decidere la formula di governo più adeguata. E noi ci regoleremo di conseguenza, mettendo in campo – ancora una volta – il nostro senso dello Stato e il nostro senso di responsabilità ».
Sulla legge elettorale, lei chiede di accantonare il doppio turno dell’Italicum e di varare un sistema proporzionale a turno unico, rafforzato con un premio di maggioranza. Ma in Italia ormai ci sono tre poli, dunque sarebbe altissima la probabilità – dopo il voto – che nessuno arrivi a ottenere la maggioranza dei seggi. In quel caso, forze di due poli diversi dovrebbero allearsi in Parlamento: in quel contesto, sarebbe pronto a collaborare per garantire un governo al Paese?
«Chiedo una legge elettorale proporzionale a turno unico per una ragione che mi pare evidente: la realtà politica italiana è cambiata. Un tempo esistevano due poli, ora ne esistono tre. Vent’anni fa votava l’80% degli italiani, e allora un sistema maggioritario aiutava il polo vincitore ad avere numeri sicuri per governare. Ma il vincitore rappresentava la maggioranza degli elettori, o ci andava molto vicino. Oggi invece ognuno dei tre poli rappresenta circa un terzo dei votanti. E i votanti sono la metà degli aventi diritto al voto. Quindi un sistema come l’Italicum – nel quale chi vince piglia tutto – avrebbe come effetto che un partito o uno schieramento con il 15-20% del consenso effettivo potrebbe tenere in mano tutte le leve di governo del Paese. Questo è il vero problema della legge elettorale. Noi dobbiamo tornate ad essere una vera democrazia. E, lo ripeto, ci è necessaria – al di là delle tecnicalità – una legge che, impedendo finalmente ogni possibilità di brogli, garantisca la corrispondenza fra la maggioranza in Parlamento e la vera maggioranza degli italiani. In questo caso, noi ci candideremo a vincere. Saranno altri a doversi porre il problema di collaborare con noi».
(da “il Corriere della Sera”)
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Novembre 5th, 2016 Riccardo Fucile
SNOBBATO DAL PREMIER, IL CAVALIERE ORA VUOLE METTERE LA FACCIA SUL REFERENDUM: “POSSO SPOSTARE IL 5% DI VOTI”
Renzi non gli dà alternative. Lo snobba, pretende di fare senza di lui, si comporta come se tutto fosse dovuto e gratis.
Berlusconi ha atteso per mesi un gesto del premier, senza troppe illusioni ha perfino sperato che l’ipotesi di rinviare il voto fosse un’occasione per guardare insieme al futuro.
Invece niente: ancora una volta «è stato come parlare al muro», confidano personaggi della sua cerchia.
Per cui al Cav non resta che battersi. Controvoglia, tra dubbi e rimpianti, però con la rabbia di chi si sente stretto alle corde.
Pare che in queste ore stia preparando seriamente la riscossa. Lucido e perciò politicamente pericoloso.
«I sondaggi dicono che la mia discesa in campo può spostare dai 5 punti percentuali in su», si fa forza Silvio a Villa Gernetto davanti ai giovani della Missione Italia (gireranno la Penisola con una carovana di Cinquecento riconoscibili dal simbolo di Forza Italia).
La vera notizia è che l’ex premier sta facendo sul serio, vuole vincere a tutti i costi, sebbene la prova definitiva si avrà soltanto (fa notare scettico Calderoli) il giorno in cui darà ordine a Mediaset di sostenere il NO, smettendola con il «fair play» tenuto finora per ordine del saggio Confalonieri.
Come tutti i condottieri prima della battaglia, Berlusconi studia le mosse del nemico. Si è accorto, ad esempio, che Renzi da qualche tempo adotta una comunicazione astuta, gli esperti la definirebbero «mirata» o «per target», cioè rivolta a settori precisi anzichè a tutti senza distinzione.
Si rivolge alle categorie con temi molto concreti, cerca di soddisfarle una per una in quanto il premier ha capito che sarà la somma a fare il totale.
Berlusconi farà lo stesso: anche lui «segmenterà » il messaggio, si sforzerà di modularlo diversamente rivolgendosi un giorno agli anziani, il giorno dopo alle casalinghe e via promettendo.
«Basta copia e incolla, mai più due video-messaggi uguali tra loro», garantiscono gli strateghi del Cav, «ciascuno avrà sempre un destinatario diverso e chiaro».
Per incominciare, l’anziano leader rispolvera l’argomento tasse, cioè il suo cavallo di sempre, che lancerà al galoppo negli ultimi dieci giorni della campagna referendaria, con qualche colpo a sorpresa.
L’affluenza sarà decisiva
Berlusconi non si illude di vincere facile, tantomeno si fida dei sondaggi che premiano il NO. «Molti intervistati raccontano bugie», spegne gli entusiasmi di Brunetta. L’unico conto che si può fare adesso, secondo il Cav, è quello dei voti necessari per la vittoria. Grosso modo ne servono 15 milioni, in quanto Renzi potrebbe andarci molto vicino con l’apporto degli italiani all’estero, passati in massa dalla sua parte dopo la tournèe americana della «star» Maria Elena Boschi .
L’affluenza sarà dunque decisiva per il trionfo finale.
Sopra il 60 per cento degli aventi diritto (che corrispondono a 30 milioni di elettori), il No vincerà facile.
Se si resterà sotto la soglia, invece, potrà farcela il SI.
Questo ha calcolato l’ex premier, che di campagne elettorali ha una certa esperienza. Per cui decisivo sarà portare tutti alle urne.
«Chi non andrà a votare farà solo un favore a Renzi»: il tormentone berlusconiano è già incominciato.
Ugo Magri
(da “La Stampa”)
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Novembre 4th, 2016 Riccardo Fucile
CONTATTI IERI TRA I DUE STAFF… RENZI NON ACCETTA LE CONDIZIONI DEL CAV
Con orgoglio e sprezzo del pericolo, Renzi ha respinto quella che dalle sue parti considerano una «proposta indecente»: rimangiarsi la riforma costituzionale appena approvata, in cambio del via libera berlusconiano a un rinvio del referendum fissato tra un mese esatto.
Autorevoli fonti garantiscono che la profferta (o provocazione, dipende dai punti di vista) è stata riservatamente sottoposta ieri mattina al premier dopo un lungo conciliabolo a Palazzo Grazioli tra Berlusconi, Gianni Letta e Niccolò Ghedini, braccio destro e braccio sinistro del Cav.
Non risultano contatti diretti, tipo telefonata di Silvio a Matteo, e nemmeno mediazioni condotte dal solito Verdini.
A fare da ambasciatore si è prestato un personaggio di governo che preferisce restare lontano dai riflettori.
Anche perchè il primo «round» è andato male, d’accordo, ma ce ne potrebbe essere un secondo, e in questi casi non si sa mai.
Appello al buon senso
È convinzione berlusconiana che il referendum sia tutto sbagliato, perchè spacca l’Italia proprio mentre la politica dovrebbe unirsi per soccorrere gli sfollati.
Dei veri statisti (questo il messaggio recapitato a Palazzo Chigi) stopperebbero il referendum, darebbero ai terremotati i 300 milioni risparmiati grazie al rinvio del voto, si metterebbero tutti insieme intorno a un tavolo, rifarebbero da cima a fondo l’«Italicum» cancellando il ballottaggio, e aggiusterebbero la stessa riforma costituzionale che rappresenta il motivo dello scandalo.
Per questo a Renzi è stato chiesto di impegnarsi solennemente, con una dichiarazione pubblica, a emendare la riforma su almeno tre punti precisi: elezione diretta dei futuri senatori, maggiori poteri alle Regioni, quorum più alto per eleggere il capo dello Stato e le alte magistrature.
Temi condivisi con grillini e sinistra Pd. A quel punto verrebbe meno un motivo essenziale di scontro e sarebbe logico fermare le lancette dell’orologio, posticipando il voto.
Condizioni capestro
La risposta di Renzi è pervenuta quasi in tempo reale, ancora prima che il Cav ricevesse a pranzo Brunetta, leader indiscusso dei berlusconiani duri e puri.
Ha fatto sapere, il premier, che della riforma costituzionale non cambierà un bel nulla, perchè toccare una sola virgola sarebbe un’umiliazione troppo grande per chi, come lui, ci ha messo la faccia.
Perderla sul Senato sarebbe perfino peggio che una sconfitta alle urne.
E poi, ragionano i renziani, «chi l’ha detto che perderemo?».
I 6 principali istituti di sondaggi segnalano come, a trenta giorni dal voto, la percentuale di indecisi rimanga altissima, c’è tempo per convincere una parte della minoranza Pd, quella che fa capo a Cuperlo, col quale si stanno discutendo modifiche della legge elettorale.
Insomma, per Renzi la partita è ancora aperta, anzi apertissima.
Falchi e colombe
«Che peccato, una grande occasione persa», si lamentano le «colombe» berlusconiane che vedono chiudersi la finestra del buon senso (gli italiani all’estero cominceranno a votare tra una settimana, e a quel punto sarà troppo tardi per il rinvio).
I «falchi» invece applaudono la «faccia tosta» di Renzi e notano soddisfatti come il Cav, dopo la rispostaccia del premier, si sia messo a registrare con più lena una raffica di appelli televisivi a sostegno del NO.
Ma non è detto che, nel luna park della politica italiana, tutti i giochi siano davvero conclusi.
La certezza di votare ce l’avremo solo il giorno che andremo in cabina.
Ugo Magri
(da “La Stampa”)
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